Il 9 dicembre 1955 muore a Waggeman, in Louisiana, il trombonista Joe "Kid" Avery. Ha sessantatré anni. La sua carriera musicale inizia nel 1912 quando si trasferisce a New Orleans e comincia a prendere lezione di trombone da Dave Perkins, pilastro fondamentale della celeberrima Jack Laine’s Reliance Brass e appassionato scopritore di giovani talenti. Nel 1915 il giovane Kid Avery entra a far parte della Tulane Orchestra diretta da Amos Riley. Nonostante la precarietà del rapporto, mai contrattualmente definito, ci resta, con varie interruzioni, per quasi cinque anni. Passa poi alla Black Eagle Band del cornettista Evan Thomas. All’inizio degli anni Trenta è uno dei protagonisti dello straordinario successo della Young Tuxedo Brass Band, la formazione diretta dal clarinettista John Casimir destinata a lasciare un segno importante nella storia del jazz. Successivamente si mette in proprio con una band dalla formazione variabile che avrà una vita lunghissima e che porta impresse le caratteristiche della sua concezione musicale: un suono compatto, vigoroso e aggressivo, senza abbellimenti, assoli o break. Nonostante la buona fama di cui gode ottiene soltanto nel 1949 il primo vero contratto discografico. Glielo offre la Paradox, una delle etichette più importanti di New Orleans che, nel mese di maggio di quell'anno, registra le sue prime performance insieme agli Speakeasy Boys del clarinettista Raymond Burke, con Wooden Joe Nicholas alla tromba, Johnny St. Cyr al banjo e Bob Matthews alla batteria. Da quel momento diventa un ospite fisso delle sale di registrazione di New Orleans. Memorabile resta la seduta del 13 maggio 1954 con gli Hot Five di Johnny St. Cyr che, per l'occasione, schierano, oltre a lui, Thomas Jefferson alla tromba, Willie Humphrey al clarinetto, Jeanette Kimball al pianoforte e Paul Barbarin alla batteria. La sua morte coglie di sorpresa l'ambiente del jazz di New Orleans che si sposta massicciamente a Waggeman, la sua città natale, per i funerali. Durante le esequie funebri suonano l'Eureka Brass Band al gran completo e tutti i suoi vecchi partner della Young Tuxedo Brass Band, compreso il trombonista Bob Thomas che esegue da solo una commovente versione di Oh didn’t he ramble. Anni dopo entrambi i gruppi registreranno un brano in sua memoria: Joe Avery’s piece la Young Tuxedo Brass Band e Joe Avery’s blues l’Eureka Brass Band.
30 novembre, 2006
9 dicembre 1955 – Funerali jazz per Joe Kid Avery
Il 9 dicembre 1955 muore a Waggeman, in Louisiana, il trombonista Joe "Kid" Avery. Ha sessantatré anni. La sua carriera musicale inizia nel 1912 quando si trasferisce a New Orleans e comincia a prendere lezione di trombone da Dave Perkins, pilastro fondamentale della celeberrima Jack Laine’s Reliance Brass e appassionato scopritore di giovani talenti. Nel 1915 il giovane Kid Avery entra a far parte della Tulane Orchestra diretta da Amos Riley. Nonostante la precarietà del rapporto, mai contrattualmente definito, ci resta, con varie interruzioni, per quasi cinque anni. Passa poi alla Black Eagle Band del cornettista Evan Thomas. All’inizio degli anni Trenta è uno dei protagonisti dello straordinario successo della Young Tuxedo Brass Band, la formazione diretta dal clarinettista John Casimir destinata a lasciare un segno importante nella storia del jazz. Successivamente si mette in proprio con una band dalla formazione variabile che avrà una vita lunghissima e che porta impresse le caratteristiche della sua concezione musicale: un suono compatto, vigoroso e aggressivo, senza abbellimenti, assoli o break. Nonostante la buona fama di cui gode ottiene soltanto nel 1949 il primo vero contratto discografico. Glielo offre la Paradox, una delle etichette più importanti di New Orleans che, nel mese di maggio di quell'anno, registra le sue prime performance insieme agli Speakeasy Boys del clarinettista Raymond Burke, con Wooden Joe Nicholas alla tromba, Johnny St. Cyr al banjo e Bob Matthews alla batteria. Da quel momento diventa un ospite fisso delle sale di registrazione di New Orleans. Memorabile resta la seduta del 13 maggio 1954 con gli Hot Five di Johnny St. Cyr che, per l'occasione, schierano, oltre a lui, Thomas Jefferson alla tromba, Willie Humphrey al clarinetto, Jeanette Kimball al pianoforte e Paul Barbarin alla batteria. La sua morte coglie di sorpresa l'ambiente del jazz di New Orleans che si sposta massicciamente a Waggeman, la sua città natale, per i funerali. Durante le esequie funebri suonano l'Eureka Brass Band al gran completo e tutti i suoi vecchi partner della Young Tuxedo Brass Band, compreso il trombonista Bob Thomas che esegue da solo una commovente versione di Oh didn’t he ramble. Anni dopo entrambi i gruppi registreranno un brano in sua memoria: Joe Avery’s piece la Young Tuxedo Brass Band e Joe Avery’s blues l’Eureka Brass Band.
8 dicembre 1980 - Viva Litfiba!
L'8 dicembre 1980, proprio nel giorno in cui negli USA viene assassinato John Lennon, alla Rockteca Brighton di Firenze fa il suo debutto una nuova band destinata a diventare uno dei simboli della resistenza all’omologazione sulla scena rock italiana degli anni Ottanta. Sono i Litfiba, un gruppo nato dall’incontro tra il chitarrista Federico “Ghigo” Renzulli e il bassista Gianni Maroccolo, reduci dalle esperienza con Raf e i Café Caracas, con Piero Pelù l'ex cantante dei Mulinos Rock. La formazione è completata dal tastierista Antonio Taiazzi e dal batterista Francesco Calamai. Alla loro prima uscita pubblica i Litfiba mostrano inevitabili carenze d'impostazione. La loro musica, ricca di echi dark, appare debitrice nei confronti di band come i Cure e soprattutto i Joy Division. Pochi mesi dopo daranno alle stampe il loro primo progetto su vinile, un disco realizzato dalla Materiali Sonori di S. Giovanni Valdarno che comprenderà anche l'ipnotico Guerra, destinato a diventare il primo inno della band. Sono i primi passi, un po' incerti e confusi, di un band imperniata sul trio Pelù-Maroccolo-Renzulli che, con vari cambiamenti di formazione, diventerà una delle anime sonore delle esperienze alternative italiane degli anni Ottanta. La stessa storia dei Centri Sociali, in quel periodo divenuti preziose isole di resistenza alla progressiva individualizzazione delle giovani generazioni, si intreccerà spesso con la storia del gruppo. La fine del decennio terribile degli Ottanta vedrà la loro consacrazione definitiva e insieme l'inizio della disgregazione con una progressiva commercializzazione seguita dalla fuga di tutti i componenti storici tranne Ghigo Renzulli.7 dicembre 1957 - Il Musichiere
Sabato 7 dicembre 1957 alle 21.05 da uno dei sei studi del nuovissimo centro di produzione RAI di via Teulada a Roma va in onda la prima puntata de "Il Musichiere", un programma televisivo di quiz musicali scritto da Garinei e Giovannini che originariamente doveva intitolarsi "Conosci questo motivo?", versione italiana della popolarissima trasmissione statunitense "Name this tune". Presentato come una sorta di "Lascia o raddoppia?" musicale, "Il Musichiere" è, in realtà, il primo grande varietà televisivo del sabato sera. Gran parte del suo successo è dovuta alla conduzione di Mario Riva, un comico romano garbato e intelligente. Le musiche sono tutte di Gorni Kramer, compresa la famosissima sigla di chiusura, "Domenica è sempre domenica" composta insieme a Garinei e Giovannini. I motivi da indovinare vengono cantati da una coppia di cantanti fissi composta da Nuccia Bongiovanni e Paolo Bacilieri, mentre le vallette della prima edizione sono Lorella De Luca e Alessandra Panaro che, negli anni successivi, verranno sostituite da Carla Gravina e Patrizia Della Rovere e, più tardi ancora, da Brunella Tocci e Marilù Tolo. Il programma è interamente dedicato alla musica. Gli ospiti d'onore, anche quelli non musicali, vengono costretti a cantare in diretta da Mario Riva in ossequio all'impostazione generale della trasmissione. I telespettatori italiani avranno così modo di assistere alle esibizioni canore di attori come Gary Cooper, Jack Palance e Totò, di calciatori e, soprattutto, dei due grandi rivali Fausto Coppi e Gino Bartali costretti a cimentarsi addirittura in duetto.
27 novembre, 2006
6 dicembre 1986 – Gli Europe, belli, svedesi, patinati e al vertice delle classifiche
Il 6 dicembre 1986 arriva la vertice della classifica britannica dei dischi più venduti l'album The final countdown degli Europe, una misconosciuta rockband svedese. Iniziano così le brevi fortune di un gruppo nato a tavolino, alfiere di un finto hard rock molto commerciale, ben confezionato e sostenuto dall'immagine patinata e curata dei suoi componenti, idolatrati dalle adolescenti. Il nucleo base degli Europe si forma nel 1982 quando il cantante e tastierista Joey Tempest, all'anagrafe Joakim Larsson, il chitarrista John Norum e il bassista Johnny Leven con il batterista Tony Reno danno vita ai Force, una band di hard rock il cui repertorio è composto quasi esclusivamente di cover dei brani più famosi. L'anno dopo vincono uno dei tanti concorsi per giovani talenti e diventano gli Europe, nome che diventa anche il titolo del loro primo album. Il disco non va molto bene ma attira l'attenzione di Thomas Ertman, uno dei più svegli talent scout svedesi che interviene direttamente sulla struttura del gruppo. Sostituisce Tony Reno con Ian Haugland e inserisce il tastierista Mic Micaeli per lasciare libero Tempest di dedicarsi soltanto al canto. L'album successivo Wings of tomorrow diventa un grande successo in Svezia e in Giappone. Il gruppo è ormai pronto per il grande lancio internazionale che la loro casa discografica programma nei minimi dettagli. La produzione viene affidata a Kelvin Elson, un abile manipolatore di suoni con all'attivo alcune importanti produzioni per i Kansas. Nel 1986 vede così la luce l'album The final countdown il cui successo va al di là delle più ottimistiche previsioni dei discografici e, con una sorta di "effetto domino" porta al vertice delle classifiche di tutti i paesi europei e poi degli Stati Uniti i singoli con i brani principali: The final countdown, Carrie, Rock the night e Cherockee. Quasi in concomitanza con la pubblicazione dell'album John Norum se ne va per tentare la sorte come solista e viene sostituito dal chitarrista Kee Marcello. Un'immagine impostata su abiti molto colorati, capelli lunghi e curati ondeggianti al vento e un'aggressività più simile a quella dei cartoni animati che alla ruvida scorza dei rocker affascinano il pubblico delle teen-ager, ma non bastano per restare a galla. Ben presto le copertine delle riviste adolescenziali vengono occupate da nuovi personaggi. Gli album successivi scandiranno per gli Europe un declino che sarà rapido come la conquista del successo. Si sciolgono e poi come molti altri gruppi si riuniscono sull'onda della nostalgia e delle tentazioni del business pubblicando dischi che non tolgono e non aggiungono nulla alla loro storia.26 novembre, 2006
5 dicembre 1959 - Gene Vincent a Londra
Il 5 dicembre 1959 Gene Vincent, il rocker statunitense di Be-bop-a-lula, sbarca in Gran Bretagna. Non è un buon momento per il "ribelle bianco". La sua popolarità è in calo e i media, che non gli sono mai stati amici, lo stanno distruggendo. Una forzata assenza dalle scene, dovuta a un ricovero ospedaliero a Norfolk, l'ha costretto a ricominciare praticamente da capo con un nuovo manager e con una nuova formazione della sua band, i leggendari Blue Caps, composta, oltre che dall'inseparabile batterista Dickie Harrell (l'unico che non l'ha mollato), da Paul Peek, Tommy Facenda, Bobby Lee Jones e dallo scatenato chitarrista Johnny Meeks. La violenza dei suoi concerti, la durezza dei suoi testi, la carica provocatoria dei suoi movimenti sul palco e l'ormai risaputa dipendenza dall'alcool sono i bersagli contro cui si scatena la stampa conservatrice. In più i tempi sembrano cambiare in peggio per i protagonisti del rock ribelle, cui le case discografiche e la maggior parte del pubblico sembrano preferire nuovi artisti perbene come Frankie Avalon e Ricky Nelson. Quando arriva in Gran Bretagna è intenzionato a trovare nuove strade per la sua musica. Viene accolto dal produttore televisivo Jack Good che gli suggerisce di rendere ancora più aggressiva la sua immagine con un completo di pelle nera. In breve Gene diventerà uno dei miti delle ragazze e dei ragazzi britannici. L'anno dopo un incidente automobilistico lo fermerà di nuovo ma il suo feeling con la gioventù d'oltremanica durerà fino al 1965 quando, afflitto da problemi d'alcolismo sempre più gravi, tornerà negli Stati Uniti.
4 dicembre 1928 – Louis Armstrong in “Basin Street Blues”
Basin Street è una strada di New Orleans che va da Canal Street all'attuale Beauregard Square, in passato chiamata Congo Square. Luogo di ritrovo di musicisti e perdigiorno è divenuta celebre nella storia del jazz grazie al brano Basin Street Blues composto nel 1928 dal pianista di New Orleans Spencer Williams. Il merito della sua popolarità non sta però tanto nella composizione di Williams quanto in una versione dello stesso brano entrata nella leggenda. È il 4 dicembre del 1928 e Louis Armstrong con i suoi Hot Five vive uno dei momenti migliori della sua carriera toccando vertici di creatività straordinari. In quel periodo sta costruendo il suo mito. Sono anni in cui oltre alla potenza dell’attacco e alla capacità di tenere la nota fino all'impossibile, il buon Satchmo mette in mostra una creatività e un linguaggio poetico che trovano gli accenti più alti proprio nelle versioni jazz di brani blues. Il trombettista, consapevole dello stato di grazia che sta attraversando, vive freneticamente il periodo quasi sapesse che non durerà per sempre. In questa felice situazione creativa la sera del 4 dicembre 1928 Armstrong decide di cimentarsi per la prima volta con Basin Street Blues. La performance resta nella storia e la versione diventerà una pietra miliare imitata innumerevoli volte nel corso degli ultimi settant'anni.
3 dicembre 1966 - Winchester Cathedral
Il 3 dicembre 1966 arriva al vertice della classifica statunitense dei dischi più venduti Winchester Cathedral, un brano ispirato agli anni Venti e Trenta, decisamente controcorrente per il periodo, e interpretato da un gruppo pressoché sconosciuto che si chiama New Vaudeville Band. La canzone è, in realtà, frutto della geniale creatività di Geoff Stevens, un eclettico londinese protagonista degli anni del beat, autore di pezzi di successo come Tell me when degli Applejacks e The crying game di Dave Berry nonché produttore anche dei primi tre dischi di Donovan. Il brano, nato quasi per scherzo, ripropone il clima e le sonorità dei cosiddetti "anni ruggenti" ed è stato registrato da un nutrito gruppo di musicisti ritrovatisi più per piacere che per obbligo in sala di registrazione. La canzone fa il giro del mondo e ottiene un successo incredibile. I problemi nascono quando iniziano a fioccare le richieste per comparsate in tv e qualche concerto. La band inventata deve diventare vera. Geoff non ha alcuna intenzione di sobbarcarsi le fatiche del caso e il suo posto dal vivo viene preso da Alan Klein. La band, vestita rigorosamente in stile gangster, viene composta poi, oltre che da Klein, dal Mick Wilsher, dal trombettista e sassofonista Bobby Kerr, dal trombonista Hugh Watts, dal bassista Neil Korner, dal batterista Harry Harrison e dal tastierista Stan Heywood. Il tour sarà un successo e Winchester Cathedral venderà sette milioni di dischi. L’avventura avrà un seguito con il successo dei brani Peek-a-boo e Finchley Central prima di finire.
2 dicembre 1955 – Muore Cow Cow Davenport
Il 2 dicembre 1955 a Cleveland nell’Ohio muore il bluesman Charles Davenport, conosciuto dagli appassionati con il nome di Cow Cow. Nato ad Anniston in Alabama il 23 aprile 1894 è uno dei grandi protagonisti della commistione tra il vaudeville di matrice francese e il blues. Il suo soprannome deriva dal grande successo ottenuto negli anni Trenta dal suo brano Cow Cow Blues, in cui mescola in un impasto sonoro di grande suggestione il linguaggio del ragtime con il calore delle barrelhouse, i locali dove si ritrovano i neri alla fine di una giornata di lavoro nei campi. Alla sua forza interpretativa non è estraneo il vagabondaggio dei bluesmen di quegli anni che si ritrova nei contenuti dei brani. Figlio di un pastore, impara presto a suonare il pianoforte e si esibisce giovanissimo nelle feste di Birmingham in Alabama. Successivamente se ne va al seguito del Barkoot's Show, uno spettacolo ambulante nel quale conosce il pianista Bob Davis che lo aiuta a migliorare il suo stile. All'inizio degli anni Venti si esibisce negli spettacoli per minatori e operai del Texas e nel 1924 viene scritturato dallo Star Theatre di Pittsburgh in Pennsylvania. La vita sedentaria, però, non è nelle sue corde. Per un po’ forma con la cantante Dora Carr il gruppo Davenport & Co ma il sodalizio dura poco e Cow Cow riprende i suoi vagabondaggi fra i grandi centri industriali terminali delle migrazioni nere del primo trentennio del secolo. Nel 1933 forma un gruppo itinerante, i Cow Cow's Chicago Steppers, con il quale riprende i suoi viaggi nel sud. Sono anni turbolenti e Cow Cow non sa stare lontano dai guai. Condannato a sei mesi di carcere per rissa li sconta tutti a Camp Kilby in Alabama. Al termine si stabilisce a Cleveland dove apre un negozio di musica, ma un ictus gli toglie per un po’ l’uso del braccio destro. L’infermità non lo spegne. Chiede aiuto al suo amico pianista Sammy Price e tiene fede al suo impegno contrattuale con la Decca registrando nel 1938 una serie di brani. Vagabondo per natura va poi a New York, quindi a Chicago e, infine, a Nashville, nel Tennessee, dove suona al Plantation Club. Nel 1955 è al Wheel Club in quello che è destinato a diventare il suo ultimo ingaggio. Le sue condizioni di salute, già precarie, peggiorano nuovamente e il 2 dicembre una nuova crisi lo uccide.
1 dicembre 1981 – Vince Clarke lascia i Depeche Mode
«Non capisco perché mi facciate tutte queste domande. Me ne vado e basta. Sì, lascio il gruppo, ma non mi sembra poi un fatto sorprendente. Ho voglia di fare altre cose, di inseguire nuovi progetti. Non deve esserci necessariamente un motivo particolare. Non ho litigato con nessuno e non c’è alcuna divergenza con i miei compagni che, del resto, possono continuare tranquillamente senza di me… » Scorbutico e indisponente il 1° dicembre 1981 il leader dei Depeche Mode Vince Clarke così replica alle imbarazzanti domande dei giornalisti dopo il suo annuncio di voler lasciare la band di cui è stato fondatore e anima fino a quel momento. Al di là dell’insistenza della stampa specializzata nel voler ricercare cause nascoste, la decisione suscita sorpresa perché arriva a meno di un mese dalla pubblicazione del fortunato album Speak and spell. Ci si chiede anche quale sarà il destino di una delle più geniali band del tecno-pop dopo l’abbandono di Clarke, autore dell’intero repertorio del gruppo e artefice della inusuale struttura strumentale composta soltanto da un set di sintetizzatori. La notizia sembra preludere allo scioglimento e non manca chi lo dà per scontato. Non sarà così. La leadership dei Depeche Mode passerà a Martin Gore che si mostrerà all’altezza del compito guidando il gruppo in una lunga e fortunata serie di successi. Clarke, invece, ricomincia da capo dando vita agli Yazoo insieme alla cantante Alison Moyet, che in quel periodo si fa chiamare con il curioso nomignolo di Alf. Coronata da un rapido successo, la scelta non placa la sua irrequietezza creativa e la voglia di misurarsi con sempre nuove imprese. Dopo aver piazzato tre singoli e due album nelle prime tre posizioni della classifica, il progetto Yazoo si chiude all’apice del successo nell'estate del 1983, a soli diciotto mesi di distanza dalla nascita. Clarke dà quindi vita agli Assembly insieme all’ex Undertones Feargal Sharkey, ma anche questa avventura è solo una tappa di passaggio nella sua incredibile carriera. Nel 1984 pubblica un’inserzione sulla rivista “Melody Maker" per cercare un cantante all’altezza del suo nuovo progetto. Rispondono in quarantadue. Li ascolta tutti, poi sceglie Andy Bell con il quale formerà l’ennesimo gruppo di successo: gli Erasure.
19 novembre, 2006
30 novembre 1943 – Il King Cole Trio registra "Straighten up and fly right "
Il 30 novembre 1943 il King Cole Trio, composto dal pianista e cantante Nat King Cole con Wesley Prince al contrabbasso e Oscar Moore alla chitarra, registra il brano Straighten up and fly right negli studi della neonata Capitol Records. Non è la prima esperienza discografica per il gruppo che ha già all’attivo alcune collaborazioni in sala di registrazione con Lionel Hampton e qualche brano pubblicato su disco dalla Decca. Come tanti altri nell’ambiente del jazz i tre sembrano destinati a una tranquilla carriera senza particolari scosse. Non la pensano così due dirigenti della Capitol, Glenn Wallachis e Johnny Mercer, che fanno firmare a Nat King Cole un contratto in esclusiva. Hanno ragione. Il brano registrato il 30 novembre, pubblicato su disco, attira l’attenzione del pubblico e, soprattutto, della critica che parla dell’abilità pianistica di Nat come di «una sintesi degli stili di Earl Hines, Fats Waller e Teddy Wilson, ma con maggiore semplicità e immediatezza». La formula stilistica proposta dal trio è destinata ad avere numerosi imitatori anche se nessuno riuscirà mai a eguagliarne l’efficacia. Importante è anche l’apporto di Oscar Moore, considerato, insieme a Charlie Christian, uno dei pionieri della chitarra elettrica, anticipatore di soluzioni che più tardi verranno applicate dai boppers. Il personaggio più singolare resta però Nat King Cole, l’artefice e leader del gruppo. Nonostante i giudizi lusinghieri della critica non passerà alla storia per le sue doti di pianista, ma per la sua voce. I virtuosismi al piano in campo jazzistico sono destinati a essere oscurati dallo straordinario successo ottenuto come cantante confidenziale negli anni Cinquanta. Per quasi quindici anni la sua voce farà impazzire gli americani rendendolo ricco e famoso. I soldi e gli onori della musica di consumo non gli faranno, però, dimenticare il jazz, cui torna periodicamente a dedicare parte del suo tempo, come nel 1956 quando la Capitol gli propone di aprire una nuova, importante, parentesi jazzistica nella sua carriera. Il cantante accetta e registra After midnight, un album che ancora una volta stupisce tutti, realizzato in quartetto con il chitarrista John Collins, il contrabbassista Charlie Harris e il batterista Lee Young.
14 novembre, 2006
29 novembre 1994 - Addio Hi-de-ho man
Il 29 novembre 1994 in una casa di riposo dello stato del Delaware, negli Stati Uniti, muore a ottantasei anni il grande musicista jazz Cab Calloway, uno dei protagonisti della grande stagione del Cotton Club di Harlem e dello scat, interprete di Minnie the moocher e conosciuto anche come "Hi-de-ho man". Tornato alla ribalta nel 1980 per la sua partecipazione al film “The blues brothers” di John Landis, era popolare anche presso le nuove generazioni. La morte non arriva inaspettata perché da giugno, quando era stato colpito da ictus cerebrale nella sua casa di White Plains, non si era più ripreso. Cabel Calloway, questo è il suo nome completo, nasce a Rochester, New York, nel 1907, trascorre l'infanzia a Baltimora poi si trasferisce a Chicago dove, spinto dai genitori, si dedica agli studi legali. Ai libri, però, preferisce il canto e il ballo sulle orme della sorella Blanche. Quando, per motivi economici, la famiglia rinuncia all'idea di avere un figlio avvocato, lui non si strappa i capelli. Dopo aver lavorato nei locali di Chicago, nel 1928 viene scritturato da Marion Hardy negli Alabamians con i quali suona al Savoy Ballroom di New York. Prima della fine del 1929 entra a far parte dei Missourians, un gruppo costituito da musicisti di St. Louis e Kansas City, che dopo varie stagioni al Savoy vengono scritturati dall'impresario Irving Mills per il Cotton Club dove nel 1932 sostituiscono l'orchestra di Duke Ellington. Proprio in questo club destinato a dare anche il titolo a un film nasce "Hi-de-ho man", un soprannome preso dalle sillabe più frequenti nel suo canto scat. La morte lo trasforma in una delle tante leggende del jazz.
Iscriviti a:
Post (Atom)
