23 agosto, 2007

11 settembre 1973 – Inizia il “tour senza fine” degli Inti Illimani

L’11 settembre1973 un colpo di stato militare chiude in Cile la breve parentesi del governo di Unidad Popular. Gli Inti Illimani, che in quel periodo sono impegnati in un tour europeo, ricevono notizie agghiaccianti. Le televisioni, le radio e i giornali di tutto il mondo raccontano di migliaia di persone rastrellate e ammassate negli stadi trasformati in immensi campi di concentramento. Arrivano anche le prime voci di torture e uccisioni da parte della polizia militare e degli “squadroni della morte”, gruppi paramilitari di estrema destra formati da veri e propri killer che agiscono al di fuori di qualunque regola. Il Presidente legittimo del Cile, Salvador Allende, è stato ucciso nel palazzo presidenziale della Moneda a Santiago. Il generale Augusto Pinochet, che ha assunto il potere dopo il colpo di stato, sospende le libertà costituzionali. Gli Inti Illimani scoprono di essere stati inseriti nelle liste di proscrizione compilate dal nuovo regime. In più le autorità militari hanno disposto anche il sequestro del loro più recente album Canto de pueblos andinos, che per molti anni rimarrà l’ultimo disco non clandestino pubblicato nel loro paese natale. Si rendono conto di non poter più rientrare in patria. Sono esiliati. È l’inizio di quello che qualche tempo dopo definiranno un “tour senza fine”, una diaspora destinata a durare più di quindici anni.

10 settembre 1977 – Le Emotions smentiscono i profeti di sventura

Contrariamente alle previsioni di chi le aveva giudicate una sorta di “tardivo fulmine estivo” il 10 settembre 1977 le Emotions sono per la terza settimana consecutiva al vertice delle classifiche statunitensi dei dischi più venduti con il loro brano Best of my love. Si tratta di una bella soddisfazione per Jeanette, Wanda e Sheila le tre componenti del gruppo nato più di dieci anni prima a Chicago. All’inizio della carriera le ragazze si chiamano The Hutchinson Sunbeams e accompagnano Mahalia Jackson quando nel 1968 vengono scritturate dalla Stax. Proprio la leggendaria etichetta cambia loro il nome e pubblica il primo album The Emotions, prodotto da Isaac Hayes e David Porter. Fino al 1975, anno di chiusura della Stax, le ragazze pubblicano vari album tra cui spiccano So I can love you, Songs of love, Untouched e Chronicle. Dopo la fine dell’etichetta in molti le danno ormai per spacciate. Tra i molti non c’è Maurice White, il leader degli Earth, Wind and Fire che nel 1976 porta le Emotions alla CBS e le produce nell'album Flowers, registrato insieme agli stessi Earth, Wind and Fire. Alla faccia dei profeti di sventura, nel 1977 arrivano al vertice delle classifiche statunitensi e britanniche proprio con il singolo Best of my love e con gli album Rejoice e Sunshine, il primo dei quali prodotto ancora da White. L’anno dopo insieme agli Earth, Wind and Fire registrano Boogie Wonderland, che diventa uno dei classici della disco music e che segna il punto di successo più alto raggiunto dal trio.

9 settembre 1954 – Nasce la Thunderbird

Il 9 settembre 1954 la Ford presenta una nuova vettura. Si chiama “Thunderbird” anche se i giovani la ribattezzano immediatamente “T-bird” e in brevissimo tempo diventa uno dei modelli più venduti della sua classe. La sua storia comincia qualche anno prima quando, all’inizio degli anni Cinquanta i giovani d’oltreoceano si innamorano delle vetture sportive europee da strada basse, compatte e filanti. È una vera e propria passione generazionale che secondo alcuni trova una spiegazione nella “scoperta” dell’Europa da parte di migliaia di giovani in età di leva chiamati a prestare il servizio militare nelle basi statunitensi negli anni dell'immediato dopoguerra. Altri propendono per una spiegazione più tecnica sostenendo che proprio nel dopoguerra le case automobilistiche europee si organizzano meglio e impongono gusti e stile al mercato statunitense. In ogni caso, spiegazioni a parte, resta il fatto che negli anni Cinquanta le giovani generazioni degli Stati Uniti scoprono il gusto per le vetture a due posti di scuola europea. Accade così che il mercato USA inizi a premiare le marche europee, in particolare i modelli sportivi inglesi, MG su tutti, ma anche Triumph, Austin-Healey e Jaguar. La situazione finisce per stimolare l’idea di una risposta americana. Dopo un primo momento di smarrimento la gigantesca macchina produttiva dell’immenso paese si mette al lavoro per adeguare i propri modelli alle nuove esigenze del mercato. La prima vettura aperta a due posti, dal look sportivo con meccanica derivata dalla grande serie è la Nash-Healey del 1952, seguita dalla Kaiser-Darrin e dalla Chevrolet Corvette. È proprio in questo clima che la Ford inventa un marchio destinato a durare per molti anni. Si chiama Thunderbird. Il nome viene preso in prestito dalla mitologia dei nativi (quelli che nei film western si chiamano indiani) dell'Arizona e del New Mexico. Thunderbird (cioè l'uccello del tuono) è la divinità che governa il cielo e il suo batter d'ali crea i venti e il tuono. Il primo modello con questo nome viene disegnato da Franklin Hershey e Bill Boyer della Ford Sport Car, che si ispirano ad alcune creazioni italiane, su una vettura con telaio a longheroni con traverse, un motore V8 da 4,8 litri con una potenza di 193 cv preso in prestito dalla Mercury e un cambio a tre velocità. La Thunderbird, ribattezzata quasi immediatamente "T-Bird" viene presentata al pubblico il 9 settembre 1954 e in brevissimo tempo diventa uno dei modelli più venduti della sua classe. Nel 1956 la vettura non cambia molto, salvo alcune piccole migliorie nella carrozzeria. Cambia invece il motore. L’acquirente può scegliere tra un modello “base” con il solito V8 da 4,8 litri, la cui potenza è aumentata da 193 a 202 cv, e un modello opzionale più potente con un motore V8 da 5,1 litri capace di sviluppare una potenza di 218 cv. Il prezzo base della T-Bird del 1956 è di 3.151 dollari, tanto, forse troppo per una famiglia ma non tantissimo da non consentire a chi ha un sogno di realizzarlo con qualche risparmio in più. Dopo una battuta d’arresto con il modello del 1957 il cui restyling disorganico sconcerta un po’ il pubblico, arriva la Thunderbird 1958, molto diversa dai modelli che l’hanno preceduta, più grande, potente e dalle forme meno arrotondate. Da allora il marchio Thunderbird caratterizzerà per molti anni la produzione Ford di vetture destinate a colpire l’immaginazione di un pubblico appassionato e ampio che va dai giovani californiani amanti delle scivolate sull’onda con la tavola da surf ai Presidenti degli Stati Uniti. Non è un mistero, infatti, che la Thunderbird fosse la passione di John F. Kennedy, che quando venne eletto Presidente degli Stati Uniti, inserì ben cinquanta modelli di T-Bird nella sua parata d'investitura. Si calcola che in mezzo secolo di storia, la Ford abbia venduto circa un milione e duecentomila Thunderbird.

8 settembre 1962 - I Tokens e il leone addormentato

L'8 settembre 1962, dopo aver conquistato il pubblico di mezzo mondo, i Tokens arrivano anche in Italia al vertice anche della classifica discografica con The lion sleep tonight. Il gruppo vocale nato per accompagnare Neil Sedaka ottiene così l'ennesimo premio alla sua scelta di autonomia. Nel 1956, infatti, i Tokens si chiamano Linc-Tones, e sono un trio composto da Hank Medress, Eddie Rabkin e Cynthia Zoltin. C'è chi sostiene che gran parte del successo di Neil Sedaka alla fine degli anni Cinquanta dipenda dai loro giochi vocali, ma nessuno pensa che il gruppo possa avere un futuro in proprio. I primi timidi tentativi di autonomia con dischetti di poco conto danno ragione agli scettici. La svolta inizia nel 1958 dopo la sostituzione di Rabkin con Jay Siegel. In quell'anno, infatti anche Cynthia Zoltin se ne va. Medress e Siegel invece di mollare rilanciano aggregando alla formazione altri tre membri: Joseph Venneri più i fratelli Mitch e Phil Margo. Fanno di più. Cambiano repertorio allargando l'orizzonte anche al di fuori dalla tradizione bianca americana. È la loro fortuna. Un paio d'anni dopo arrivano al successo in tutto il mondo con The lion sleeps tonight, una versione di Wimoweh un brano della tradizione mbube degli zulù, arrangiato da George Weiss, Albert Stanton, Hugo Peretti e Luigi Creatore. La canzone entrerà nella storia della musica popolare e vivrà in decine di versioni successive alcune della quali, come quelle di Robert John o degli Stylistics, torneranno ai vertici delle classifiche di vendita in periodi successivi. Verso la metà degli anni Sessanta Venneri verrà sostituito da Stephen "Brute Force" Friedland. I Tokens non riusciranno più a ripetere il grande successo di The lion sleeps tonigh, ma non perderanno mai la loro caratteristica di originali "rilettori" delle tradizioni musicali del mondo. Il gruppo si scioglierà nei primi anni Settanta, anche se non mancheranno nostalgiche riunioni negli anni successivi.

7 settembre 1960 - Carosone si ritira

Il 7 settembre 1960 alla fine della trasmissione televisiva "Serata di gala" Renato Carosone prende il microfono dalle mani della presentatrice Emma Danieli e annuncia la sua decisione di lasciare le scene. Il musicista italiano che ha saputo conquistare il mondo mescolando con intelligenza i nuovi suoni del rock, del jazz, dello swing e del be-bop con quelli della tradizione napoletana chiude la carriera all'apice del successo. La teatralità dell'evento suscita scalpore e illazioni a non finire. Qualche settimanale scandalistico titola con grande risalto: «Carosone si ritira perché ha fatto un voto alla Madonna». In realtà il geniale artista ha intuito che i tempi stanno cambiando. È stato negli Stati Uniti, ha ascoltato i Platters, ha visto all'opera i cantanti di rock and roll, ha annusato l'aria e ha sentito arrivare una grande ondata di cambiamento. Non vuole finire in un angolo a rifare per sempre la caricatura di se stesso. Per questo chiude, perché ha l'intelligenza di capire che un addio al culmine del successo può regalargli l'immortalità artistica. Lo guida, come sempre, l'istinto e la capacità di intuire i gusti del pubblico appresa a quindici anni suonando nell'Opera dei Pupi di Napoli di Don Ciro Perna detto “'o scudiero”. È lui che gli insegna a fornire la colonna sonora alle battaglie dei Paladini contro i Turchi cercando di anticipare le emozioni del pubblico. Lì scopre che la musica è la sua vita. Non lo ferma neppure la guerra, che per lui, impegnato sul fronte somalo, dura pochi mesi. Dopo l'occupazione alleata di Addis Abeba inizia a suonare con un'orchestrina jazz in un club inglese. Torna in Italia nel 1946 «povero come quando sono partito», con in più una moglie e un figlio. Sbarca il lunario come può suonicchiando dovunque lo chiamino. Nel 1949 forma un trio con il chitarrista Peter Van Wood e il batterista Gegè Di Giacomo. Il gruppo unisce i ritmi americani alla canzone napoletana ed entusiasma il pubblico. Il suo primo successo è Maruzzella del 1955, ma il suo periodo migliore nasce dall’incontro con il paroliere Nisa, pseudonimo di Nicola Salerno, padre di Mogol. Dal sodalizio nascono canzoni come Tu vuo' fa' l'americano, O’ sarracino, Caravan petrol e soprattutto Torero, tradotta in dodici lingue e cantata in trentadue versioni soltanto negli Stati Uniti. Dopo il ritiro si dedica alla pittura frequentando regolari corsi presso l'Accademia di Brera a Milano. I colpi di scena non sono, però, finiti. Quindici anni dopo, il 9 agosto 1975, con un concerto alla Bussola di Viareggio, tornerà sui suoi passi e riprenderà a esibirsi in pubblico.

6 settembre 1974 – Muore Peppino De Luca

Il 6 settembre 1974 muore il trombonista e, qualche volta, cantante Peppino De Luca. Nato a Roma il 5 gennaio 1936 a soli quindici anni debutta nei Traditional Dixielanders con il trombettista Piero Saraceni, il clarinettista Gianni Sanjust, il pianista Gianni Marchetti, il contrabbassista Antonello Branca e il batterista Roberto Trillò. Nel 1954 e nel 1955 Peppino De Luca viene anche chiamato a sostituire in qualche occasione Luciano Fineschi nella Roman New Orleans Jazz Band. Nel 1956 entra stabilmente bel gruppo che, dopo l’arrivo di Carlo Loffredo assume il nome di Seconda Roman New Orleans Jazz Band. In quel periodo la band attraversa un momento di grande successo con festival, tournée in Italia e all'estero, ma Peppino De Luca non rinuncia a esperienze diverse con gruppi come i New Orleans Jazz Senators, il Quintetto Rosa-De Luca, gli Yama Yama Men e tanti altri. Nei primi anni Sessanta Peppino De Luca inizia a comporre musica per la TV e il cinema con registi come Antonello Branca, Carlo Tuzii, Sandro Bolchi, Liliana Cavani, Gianni Serra, Mario Monicelli, Nelo Risi e molti altri. Da trombonista il suo stile viene inizialmente accostato a quello di Kid Ory, anche se successivamente il suo fraseggio si evolve in senso mainstream, avvicinandosi a quello di Vic Dickenson. Indimenticabili sono anche i suoi interventi di canto scat. Quando nel febbraio 1972 gli viene diagnosticato un tumore e asportato un rene non si arrende e continua a suonare fino alla fine.

5 settembre 1947 - La batteria nera del rock blues

Il 5 settembre 1947 nasce a Omaha, in Nebraska, il batterista (e qualche volta cantante) Buddy Miles. La storia musicale di uno dei più grandi batteristi neri di rock blues inizia quando, a quindici anni picchia sui piatti e sui tamburi degli Ink Spots, una band che gli permette di farsi notare. Suona poi con alcuni mostri sacri del rhythm and blues come Wilson Pickett e Otis Redding prima di dar vita agli Electric Flag, la prima delle sue leggendarie band. Del gruppo, che debutta al Festival Pop di Monterey nel 1967 fanno parte, oltre a lui e a una sezione fiati di quattro elementi, i chitarristi Mike Bloomfield e Nick Gravenites, il bassista Harvey Brooks e il tastierista Barry Goldberg. Un tale spreco di talenti non può durare a lungo, infatti dopo qualche mese l'esperienza si chiude. Billy forma allora i Buddy Miles Express con i quali pubblica un paio d'album interessanti prima di lanciarsi nelle più breve ed elettrizzante avventura della sua carriera. Alla fine del 1969, con il bassista Billy Cox e Jimi Hendrix dà vita alla Band of Gypsys, il gruppo che il buon Hendrix sogna da tempo e che debutta il 31 dicembre in un discusso concerto al Fillmore East, poi registrato e pubblicato nell'album live Band of Gypsys. Il trio, però, si trova a dover fare in conti con il management di Hendrix che tenta di ostacolarlo in tutti i modi. Gli esperti di marketing della casa discografica, infatti, già preoccupati dai contatti di Jimi con le Black Panthers, pensano che una band composta esclusivamente da musicisti di colore possa alienargli le simpatie del pubblico bianco. Le pressioni rendono difficili i rapporti interni al trio e la band si scioglie già nel gennaio del 1970 in un concerto al Madison Square Garden di New York interrotto dopo due canzoni dallo stesso Hendrix. Buddy andrà avanti sulla sua strada con vari gruppi a suo nome e, soprattutto, con numerose collaborazioni importanti, tra cui quelle, fortunatissime, con Carlos Santana.

4 settembre 1894 – Tace il corno di Aaron Warren Clark

Il 4 settembre 1894 a New Orleans, in Louisiana muore a soli trentasei anni Aaron Warren Clark. Nato a Louisville nel Kentucky, nel 1858 è una delle figure più leggendaria tra i musicisti che hanno dato vita alle esperienze jazz della Louisiana. Con il suo corno baritono dal 1882 al 1890 suona con la Excelsior Brass Band, una delle più prestigiose formazioni in attività a New Orleans dal 1880 e che ha avuto in organico gran parte degli strumentisti che oggi vengono considerati un po’ come i padri del jazz. Dal 1890 al 1894 entra in un altro ensemble leggendario come la Onward Brass Band che ha avuto tra i suoi musicisti personaggi come Manuel Perez, Peter Bocage, Joseph Oliver, Buddy Johnson e George Baquet. Dopo la sua morte il testimone passa al figlio trombonista e suonatore di basso tuba Red Clark.

3 settembre 1960 – Livio Berruti, miope e velocissimo

Nel 1960 la televisione trasmette in diretta nelle case degli italiani le principali gare dell'Olimpiade di Roma. Il 3 settembre le strade delle città sono deserte. Tutta Italia è davanti al televisore per assistere, nella gara dei 200 metri, all'impresa di un occhialuto studente torinese che risponde al nome di Livio Berruti. In semifinale ha eguagliato il record del mondo facendo fermare i cronometri sul tempo di 20''5 dando l'impressione di aver volutamente rallentato la sua corsa negli ultimi metri e nelle due ore che precedono la disputa della finale si rilassa leggiucchiando il libro dell'esame di chimica e bevendo lunghe sorsate di acqua e limone. Sulla linea di partenza ci sono ben quattro primatisti mondiali, tutti con lo stesso tempo: il francese Seye, lo statunitense Carney, il polacco Foyk e Berruti. La prima partenza non è valida. Uno dei due atleti scattati in anticipo è proprio l'italiano. L'incidente, però, non riesce a scalfire la sua tranquillità. Allo sparo scatta potente e, dopo aver resistito alla rimonta di Carney, è primo eguagliando ancora il record mondiale di 20''5. Non perde la calma neppure dopo la conquista dell'oro olimpico e risponde educatamente in inglese alle domande dei giornalisti. A chi gli chiede qual'è il segreto della sua corsa, così fluida ed elegante risponde: «La robustezza delle mie caviglie, temprate in ore di pattinaggio e di tennis».

2 settembre 1938 – Una culla per Ringo

Il 2 settembre 1938 nasce Giuliano Gemma, con Clint Eastwood e Franco Nero uno dei tre personaggi più amati del primo periodo del western all’italiana. Se Eastwood è il pistolero senza nome della Trilogia del dollaro e Nero è il primo indimenticato Django, Giuliano Gemma è Ringo, ribattezzato anche “faccia d’angelo” dal pubblico femminile dei magazine popolari. Il nome, preso in prestito dallo scontroso eroe che in Ombre rosse ha il volto di John Wayne, gli resta appiccicato dopo l’interpretazione dell’omonimo personaggio in Una pistola per Ringo di Duccio Tessari, il regista che, insieme a Giorgio Ferroni, per primo crede nelle possibilità di questo ex stuntman che si è fatto conoscere nell’ultimo periodo dei “peplum”, il genere fantastico-mitologico nato in Italia negli anni Cinquanta. Il futuro “Ringo faccia d’angelo” degli western all’italiana nasce a Roma, ma poco tempo dopo la sua nascita si trasferisce con la famiglia a Reggio Emilia dove trascorre parte dell'infanzia. Nel 1944 i suoi genitori tornano definitivamente a Roma e il piccolo Giuliano, giocando in un prato trova un ordigno bellico il cui scoppio accidentale gli provoca varie ferite, una delle quali resta visibile sullo zigomo sinistro e diventa un po’ la caratteristica del suo viso. Tra i sedici e i diciott'anni pratica il pugilato con buoni risultati. Dopo aver prestato il servizio militare nei Vigili del Fuoco inizia a lavorare nel mondo del cinema come controfigura per le scene pericolose o, come stuntman, secondo la definizione hollywoodiana. Dopo molte presenze sotto mentite spoglie pellicole come nel 1958 Venezia, la luna e tu di Dino Risi o nel 1959 Ben-Hur di William Wyler partecipa finalmente a un film senza travestirsi o nascondersi. Si tratta di Messalina, venere imperatrice un film del 1960 diretto da Vittorio Cottafavi. Gemma dovrebbe pugnalare Belinda Lee ma si fa disarmare da un bacio. È una piccola parte di contorno ma sufficiente a farlo notare da Duccio Tessari che in quella pellicola, oltre ad aver messo mano nella sceneggiatura, dirige la seconda unità. Proprio lui l’anno dopo gli affida il suo primo ruolo da protagonista in Arrivano i Titani, sceneggiato insieme con Ennio De Concini. Giuliano Gemma è Crios, titano liberato da Zeus per punire il re di Tebe, Cadmo. Anche Luchino Visconti resta colpito da quel giovane attore e gli affida il ruolo di un Generale dei Garibaldini nel Gattopardo. Il suo esordio nel western all’italiana sotto le mentite spoglie di Montgomery Wood, un nome d’arte in linea con la tendenza che vede i primi protagonisti del genere mascherarsi da “americani”, avviene con Un dollaro bucato, il primo film di una trilogia diretta da Giorgio Ferroni che si conclude con Wanted La sua “Faccia d’angelo” attraversa da protagonista tutta l’epopea dei western all’italiana fino a Sella d’argento, un film per famiglie girato da Lucio Fulci quando il periodo d’oro del genere è ormai alle spalle. Il suo successo nel mondo è tale che in Giappone la Suzuki lancia sul mercato due scooter con il suo nome. Tornerà a indossare i panni dell’eroe del west nel 1985 quando Duccio Tessari, incaricato di realizzare la trasposizione cinematografica di Tex Willer affiderà proprio a lui la parte dell’eroe ideato da Sergio Bonelli in Tex Willer e il Signore degli Abissi. Nella sua lunga carriera Giuliano Gemma presta il suo volto agli eroi di moltissimi generi cinematografici, dai peplum storico-mitologici alla fantascienza, dal comico alla parodia alla spy story, anche se la sua esperienza nel western all’italiana resterà per sempre nell’immaginario degli appassionati.

1 settembre 2004 - Addio alla CGD: Warner Italia cancella la storica etichetta

Ormai era soltanto un marchio, ma vederlo scomparire fa male al cuore. Nell'estate del 2004 esce di scena uno dei marchi storici della musica italiana. Warner Music ha infatti deciso di cancellare, dal 1° settembre, il “marchio” CGD per pubblicare anche il repertorio del nostro paese sotto le insegne storiche della major americana: Atlantic e Warner Brothers. I dischi di Nomadi e Paolo Conte, per esempio, dovrebbero uscire con l’etichetta Atlantic. Si chiude così per sempre la gloriosa storia della CGD (Compagnia Generale del Disco), creata da Teddy Reno nel 1948 e rilevata, negli anni ’50, dall’italo-ungherese Ladislao Sugar, uno dei protagonisti della stagione d’oro della discografia italiana. Alla sua morte, nel 1981, gli subentrarono il figlio Piero con la moglie Caterina Caselli. Nel 1989 una grave crisi finanziaria la consegnò al gruppo Warner Music. Da allora la CGD ha cessato di esistere come etichetta indipendente, diventando una divisione artistica della major statunitense. Il 1° settembre 2004 scompare del tutto.

20 agosto, 2007

31 agosto 1984 – Un film da Oscar per Prince

Il 31 agosto 1984, preceduto da una massiccia campagna pubblicitaria viene distribuito nelle sale di tutto il mondo il film “Purple rain”. Prodotto e interpretato da Prince, uno dei grandi miti neri del pop degli anni Ottanta è diretto dall'esordiente Albert Magnoli. Vista la popolarità dell'interprete c'è molta attesa per la performance cinematografica e i media sfoderano paragoni con Elvis Presley e con i Beatles. La pellicola è una sorta di lungo videoclip racconta la storia di Kid, il leader della band dei Revolution, un giovane musicista ambizioso ed egocentrico figlio di un jazzista fallito e violento. Il protagonista, interpretato da Prince, e i suoi compagni del gruppo sono in lotta perenne con un'altra band, i Time, il cui leader cerca di soffiargli anche la donna dei suoi sogni, l'amata Apollonia, interpretata da Patti Kotero, in quel periodo compagna del cantante anche nella vita. La storia, che la massiccia campagna promozionale sostiene contenga riferimenti autobiografici del cantante, si dipana tra musica, qualche colpo di scena, l'inevitabile lite nel gruppo dei Revolution e l'altrettanto inevitabile suicidio del padre di Kid. Non manca il lieto fine con il protagonista che dopo un bagno di umiltà riesce a ricostituire la band e a riconquistare l'amore della sua bella. La storia restituisce una inaspettata dignità ai "musicarelli" italiani degli anni Sessanta, con storie da fotoromanzo ispirate alle canzoni del momento. La storia di "Purple rain" è, però, davvero tutta qui, ma la risposta del pubblico è incredibile. Il film balza in testa alle classifiche dei botteghini negli Stati Uniti e in Gran Bretagna fa addirittura meglio. Qui Prince diventa il primo artista dopo i Beatles a piazzare al primo posto della relativa classifica il film, l'album della colonna sonora e il singolo della canzone d'apertura When doves cry. Non è finita qui perché proprio When doves cry vincerà anche l'Oscar per la miglior canzone da film.

30 agosto 1924 - Nasce Kenny Dorham

Il 30 agosto 1924 nasce a Fairfield in Texas Howard McKinsey, un trombettista destinato a lasciare un segno importante nell'età di mezzo del jazz con il nome d’arte di Kenny Dorham. Tra gli strumentisti più geniali e più richiesti dalle piccole formazioni che hanno vissuto l'avventura del be bop e quella immediatamente successiva del cool e dell'hard bop, si avvicina alla musica suonando e studiando il pianoforte anche se passa molto presto allo studio della tromba. La sua prima esibizione avviene nella band del Wiley College insieme a Russell Jacquet, fratello del più celebre Illinois. Nel 1945 è con Dizzy Gillespie, l’anno dopo con Billy Eckstine e nel 1947 con Lionel Hampton. Nel 1948 suona con Mercer Ellington poi si aggrega a Charlie Parker con il quale resta per due anni. Nei primi anni Cinquanta vagabonda come free lance alternando come sempre i piccoli gruppi alle band più corpose fino al 1955, anno in cui entra a far parte dei Jazz Messengers di Art Blakey e poi del gruppo di Max Roach, in sostituzione di Clifford Brown. A partire dagli anni Sessanta non disdegna puntate in ambienti più aperti al rock esprimendosi con successo su sonorità e linee melodiche vicine al Miles Davis dei tempi migliori. La sua tecnica gli consente di svariare a piacimento lungo l'intera scala melodica giocando con la scansione del fraseggio rapido e spezzato, tipico del boppers.

29 agosto 1914 – Clely Fiamma, la più giovane star dell’Olympia

Il 29 agosto 1914 nasce a Milano Clelia, la figlia dell'attore e cantante Bruno Cantalamessa destinata a diventare famosa con il nome d’arte di Clely Fiamma. Attrice, soubrette e cantante diventerà uno dei personaggi più eclettici del teatro di rivista italiano. Cresciuta nell’ambiente artistico a sette anni debutta col suo vero nome per la prima volta in palcoscenico a La Spezia al fianco del famoso chansonnier Gino Franzi. Nel 1923, quando ha soltanto nove anni, entra nella storia del teatro parigino dell’Olympia per essere la più giovane vedette mai proposta dal cartellone di quello che in Francia è considerato un vero e proprio tempio dello spettacolo. Nel 1932 debutta come soubrette accanto al celebre Totò, con il quale resta ben sette anni e poi lavora con Riccardo Billi e Tino Scotti. Nel dopoguerra entra a far parte della Compagnia del Teatro Comico Musicale di Radio Roma e non disdegna di cimentarsi anche con la prosa con Gino Cervi e Lilla Brignone. Non mancano esperienze interessanti e con buon successo nella canzone. Tra le sue interpretazioni più famose ci sono Qui fu Napoli, E tu chi si? e Quando ammore vo' filà.

28 agosto 1985 – Gli INX dall'Australia al mondo

Il 28 agosto 1985 la band australiana degli INXS parte per il primo tour mondiale della sua carriera. Il gruppo formato dal cantante Michael Hutchence, dal bassista Gary Beers, dal chitarrista Kirk Pengilli oltre che dai tre fratelli Farriss (il tastierista e chitarrista Andrew, il chitarrista Tim e il batterista Jon) si è progressivamente allontanato dal punk delle origini, quando ancora si chiamava Vegetables, per approdare a un rock più metallico non privo di qualche svolazzo di marca new wave. Soltanto un anno prima, con la pubblicazione del loro album The swing, erano ancora considerati una buona band "di nicchia". Determinante per la crescita della loro popolarità è stata la partecipazione al Live Aid, il megaconcerto benefico organizzato da Bob Geldof e trasmesso in mondovisione, che li ha portati nelle case dei telespettatori di tutto il globo. Non meno decisiva è stata, però, la scelta di MTV che ha inserito i loro video-clip nella martellante programmazione quotidiana. Il tour mondiale è dunque la consacrazione di un successo planetario per gli INXS. Tutto a posto? No, perché una parte della stampa australiana li accusa di essere troppo attenti alla loro immagine e del tutto indifferenti al ruolo di alfieri della musica del loro paese. All'attacco risponde, proprio nella conferenza stampa che precede il tour, Michael Hutchence a nome di tutti: «Cosa dovremmo fare? Vestirci con i colori della bandiera o cantare in coro che non siamo gli unici a suonare in questo continente? Il pubblico sa intuire da solo che noi siamo soltanto una delle tante band di questa parte del mondo. Possiamo raccontare che qui da noi esiste una scena musicale sottovalutata, anche se molto attiva e variegata, ma poi ci fermiamo lì. Siamo disposti a dare una mano ad altri gruppi, anzi lo stiamo già facendo, ma non chiedeteci di interpretare una parte che non ci si addice. Non siamo ambasciatori di nessuno, facciamo già fatica a rappresentare noi stessi…».

27 Agosto 1950 - La fatica di vivere uccide Cesare Pavese

Il 27 Agosto 1950 lo scrittore Cesare Pavese, uno degli autori più amati del dopoguerra, muore suicida ingoiando una forte dose di barbiturici in una camera al secondo piano dell'Hotel Roma a Torino, a due passi dalla stazione di Porta Nuova. Non lascia scritti, a parte un'annotazione, sulla prima pagina di una copia dei “Dialoghi con Leucò”, sul comodino al fianco del letto: «Perdono tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi.». Nato a Santo Stefano Belbo, un borgo delle Langhe in provincia di Cuneo, il 9 settembre 1908, dove il padre, che di mestiere fa il cancelliere del tribunale di Torino, ha un podere, resta orfano a sei anni. Dopo la morte del padre lui vive con la famiglia a Torino, ma le colline del suo paese natale restano per sempre impresse nella mente e nel cuore dello scrittore tanto da fondersi, come accaduto a Giovanni Pascoli, con la nostalgia dell’infanzia e della fanciullezza. Nel capoluogo piemontese compie l’intero ciclo di studi e al liceo ha come insegnante Augusto Monti, allievo di Gobetti e una delle figure più prestigiose della Torino antifascista. La sua figura rappresenta il primo contatto di Pavese con il mondo degli intellettuali torinese, dove spiccano personaggi come Leone Ginzburg, Vittorio Foa, Tullio Pinelli, Massimo Mila e Norberto Bobbio. La sua morte arriva proprio all’apice del successo, nell’anno in cui ha ottenuto il Premio Strega uno dei più ambìti riconoscimenti letterari italiani, per il romanzo “La bella estate”. I giornali popolari guardano con stupore alla scomparsa, per molti versi inspiegabile di questo fragile e introverso autore, tra i più amati del dopoguerra, che diviene rapidamente un simbolo dell’eterna contraddizione tra impegno politico e disagio esistenziale. Al mondo della cultura, invece, il suicidio di Pavese, pur improvviso e doloroso, non appare così inaspettato. L’autore da tempo aveva manifestato il tormento esistenziale di chi sente sempre più come l’esistenza come una fatica. Un anno dopo la sua scomparsa l’editore Einaudi pubblicherà la raccolta di liriche “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”.