Nella notte del 31 agosto 1997 perde la vita in un incidente stradale a Parigi la trentaseienne principessa del Galles Diana Spencer, moglie divorziata del principe Carlo d’Inghilterra. Insieme a lei muoiono anche il suo compagno, il miliardario egiziano Dodi Al Fayed, e l’autista Henri Paul, mentre rimane gravemente ferita la guardia del corpo Trevor Rees-Jones. L’auto sulla quale viaggiava la principessa si è schiantata a velocità elevata contro un pilone del tunnel dell’Alma, nel centro cittadino. Al Fayed ed Henri Paul muoiono sul colpo, mentre Diana spira alle quattro del mattino all’ospedale Pitié Salpetrière. Al termine della cerimonia funebre officiata dall’arcivescovo di Canterbury, che si svolge in forma solenne nell’abbazia di Westminster, il cantante e compositore Elton John esegue il suo vecchio brano Candle in the wind, originariamente dedicato a Marilyn Monroe. Incidente o cospirazione? Sulle cause della morte si discuterà per anni.30 luglio, 2009
31 agosto 1997 - Candle in the wind
Nella notte del 31 agosto 1997 perde la vita in un incidente stradale a Parigi la trentaseienne principessa del Galles Diana Spencer, moglie divorziata del principe Carlo d’Inghilterra. Insieme a lei muoiono anche il suo compagno, il miliardario egiziano Dodi Al Fayed, e l’autista Henri Paul, mentre rimane gravemente ferita la guardia del corpo Trevor Rees-Jones. L’auto sulla quale viaggiava la principessa si è schiantata a velocità elevata contro un pilone del tunnel dell’Alma, nel centro cittadino. Al Fayed ed Henri Paul muoiono sul colpo, mentre Diana spira alle quattro del mattino all’ospedale Pitié Salpetrière. Al termine della cerimonia funebre officiata dall’arcivescovo di Canterbury, che si svolge in forma solenne nell’abbazia di Westminster, il cantante e compositore Elton John esegue il suo vecchio brano Candle in the wind, originariamente dedicato a Marilyn Monroe. Incidente o cospirazione? Sulle cause della morte si discuterà per anni.30 agosto 1950 - Claudio Di Nicola, soulman made in Italy
Il 30 agosto 1950 nasce ad Atri, in provincia di Teramo, Claudio Di Nicola. In possesso si una voce particolarmente esplosiva e con un'impostazione quasi naturalmente "nera", Claudio Di Nicola inizia giovanissimo a cantare soul e rhythm and blues e nel 1969 se ne va per un anno in Germania a cantare nei club della Nato. Tornato in Italia continua instancabile a esibirsi senza mai tradire il genere. Negli anni Ottanta dà vita ai Body & Soul, la band con la quale si esibisce tutt'ora. All'International Soul Festival di Porretta Terme ha cantato in duetto con il grande Solomon Burke29 agosto 1946 - Junior Magli, tra beat e melodia
Il 29 agosto 1946 nasce a Bologna il cantante Luigi Pazzaglini, destinato a conoscere una breve ma intensa stagione di sucecssi con il nome d'arte di Junior Magli. In possesso di una voce calda e aggressiva nella prima metà degli anni Sessanta, giovanissimo, vince il Festival di Bellaria e poi si fa notare nei locali della sua zona per la sua capacità di fondere la melodia italiana con le ritmiche del beat e del rhythm and blues. Il successo arriva quasi all'improvviso nel 1968 quando vince la Gondola d'Argento alla Mostra di Venezia con La nostra favola, versione italiana di Delilah, un grande successo di Tom Jones. Nello stesso anno partecipa anche al Festivalbar con La calda estate. Nel 1969 debutta al Festival di Sanremo in coppia con i Casuals interpretando il brano Alla fine della strada la cui versione inglese, Love me tonight, diventa un successo di Tom Jones. Nello stesso anno prende parte sia al Cantagiro, dove presenta Apri la porta, versione italiana di Make me an island di Joe Dolan, e al Disco per l'Estate con Noi due. Il 1969 si chiude con il buon successo di A lei, versione italiana di One day di John Rowles, e Oh Lady Mary, versione italiana dell'omonimo brano di David Alexander Winter. Nel 1970, dopo il deludente risultato al Disco per l'Estate con Il momento dell'addio entra in una fase di appannamento. Torna nel 1972 con un nuovo contratto discografico e nel 1973 partecipa al Festival di Sanremo con Povero con il quale vince il Premio della Critica Giornalistica quale miglior interprete del Festival. Tra i riconoscimenti ottenuti nel suo periodo migliore ci sono anche l'Oscar della Canzone, la Grolla d'Oro e la Caravella d'Oro di Bari.28 agosto 1988 - Le frecce cadono sulla folla
Il 28 agosto 1988 nella base aerea statunitense di Ramstein, in Germania, migliaia di spettatori assistono con il naso all’insù alle evoluzioni dei piloti di alcune tra le migliori squadriglie acrobatiche dei paesi della NATO. Quasi in chiusura della manifestazione si esibiscono gli aerei delle Frecce Tricolori, la pattuglia acrobatica dell’aeronautica italiana. Proprio mentre stanno sorvolando il pubblico tre aerei Macchi MB 339 si scontrano in volo e precipitano sulla folla. Il bilancio è di sessantasette morti e oltre duecento feriti. L’incidente provoca aspre polemiche sui rischi connessi alle manifestazioni aeree acrobatiche e qualche voce autorevole arriva a chiederne la soppressione.27 Agosto 1950 - La fatica di vivere uccide Cesare Pavese
Il 27 Agosto 1950 lo scrittore Cesare Pavese, uno degli autori più amati del dopoguerra, muore suicida ingoiando una forte dose di barbiturici in una camera al secondo piano dell'Hotel Roma a Torino, a due passi dalla stazione di Porta Nuova. Non lascia scritti, a parte un'annotazione, sulla prima pagina di una copia dei “Dialoghi con Leucò”, sul comodino al fianco del letto: «Perdono tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi.» La morte di Pavese arriva proprio all’apice del successo, nell’anno in cui ha ottenuto il Premio Strega uno dei più ambiti riconoscimenti letterari italiani, per il romanzo “La bella estate”. I giornali popolari guardano con stupore alla scomparsa, per molti versi inspiegabile di questo fragile e introverso autore, tra i più amati del dopoguerra, che diviene rapidamente un simbolo dell’eterna contraddizione tra impegno politico e disagio esistenziale. Al mondo della cultura, invece, il suicidio di Pavese, pur improvviso e doloroso, non appare così inaspettato. L’autore da tempo aveva manifestato il tormento esistenziale di chi sente sempre più come l’esistenza come una fatica. Un anno dopo la sua scomparsa l’editore Einaudi pubblicherà la raccolta di liriche “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi26 agosto 1972 - Armando Fragna, il rivale di Barzizza e Angelini
Il 26 agosto 1972 muore a Livorno Armando Fragna, direttore d’orchestra e compositore. Nel dopoguerra è uno dei protagonisti della Radio per l’impronta delle sue musiche e dei suoi arrangiamenti che più di altri, segnavano un punto di congiunzione tra la tradizione della canzone all’italiana e le moderne sonorità delle grandi orchestre statunitensi. Per molto tempo rappresenta il terzo incomodo tra i due grandi rivali Pippo Barzizza e Cinico Angelini. Nato a Napoli il 16 dicembre del 1898, esordisce giovanissimo nel mondo del teatro, dirigendo l’orchestra della Compagnia di Tecla Scarano. Diviene poi il più stretto collaboratore di Ettore Petrolini e si occupa della parte per altre prestigiose compagnie del varietà come quella di Isa Bluette, Totò, Anna Magnani e Renato Rascel. Negli anni Trenta inizia anche a scrivere colonne sonore e motivi musicali per il cinema riscuotendo grande successo con film come “Quei due”, del 1935 con Eduardo e Peppino de Filippo, “L’allegro cantante” del 1938 e, soprattutto, tre lungometraggi diretti da Mario Matteoli: “I pompieri di Viggiù” del 1949, “I cadetti di Guascogna” dell’anno dopo e "Arrivano i nostri" del 1951. Tra le sue canzoni più importanti si ricordano Signora fortuna, portata al successo da Carlo Buti, I pompieri di Viggiù, I cadetti di Guascogna e la popolarissima Qui sotto il cielo di Capri.25 agosto 1975 - Junior Collins, il corno francese del Be Bop
Il 25 agosto 1975 muore a Dublin, nel New Hampshire, Junior Collins, suonatore di corno francese tra i protagonisti della scena del Be Bop. Registrato all'anagrafe con il nome di Addison S. Collins Jr., nasce a Shreveport, in Louisiana, nel 1922 compiendo regolari studi musicali. All'inizio della seconda guerra mondiale entra a far parte dell'orchestra di Glenn Miller a New Haven. Nel 1944, alla morte di Miller, continua a militare nella formazione sotto la guida di Tex Beneke. In seguito entra nell'orchestra di Benny Goodman ma non ci resta a lungo per l'incompatibilità che lo oppone al leader. Se ne va sbattendo la porta e dopo aver rimproverato a Goodman una serie di deficienze nell'intonazione). Nel 1948 entra a far parte della celebre Tuba Band guidata da Miles Davis con la quale si esibisce anche nel famoso concerto al Royal Roost di New York. Con la stessa formazione, il 4 settembre 1948, incide dal vivo i brani Why Do I Love You, Godchild, S'il Vous Plait, Moon Dreams e Hallucinations; il 18 settembre 1948, sempre dal vivo Darn That Dream, Move, Moon Dreams II, Hallucinations II, che vengono poi pubblicati nella collana intitolata Pre-Birth of the Cool. Fa parte anche del gruppo che incide parte del materiale poi pubblicato come Birth of the Cool. Il suo nome compare infatti nella formazione che il 21 gennaio 1949 registra Move, Jeru, Godchild e Budo mentre negli altri brani viene sostituito prima da Sandy Siegelstein e poi da Gunther Schuller. Collins fa anche parte della formazione che accompagna Charlie Parker e i Dave Lambert Singers il 22 maggio 1953 nella seduta di registrazione per la Verve di Old Folks, In The Still of the Night e If I Love Again. Inaspettatamente alla fine degli anni Cinquanta interrompe la carriera musicale per dedicarsi all'attività di assistente sociale che continuerà fino al giorno della morte. Interprete profondamente preparato e molto intelligente è uno dei pionieri dell'utilizzo del corno francese nell'ambito del linguaggio Be Bop. 24 agosto 1989 - A Villa Literno uccidono Jerry Maslo
Il 24 agosto 1989 a Villa Literno, in provincia di Caserta, un gruppo di persone incappucciate e armate assale una baracca-dormitorio che ospita molti lavoratori africani, tutti occupati nelle imprese della zona, in prevalenza agricole. Il “commando” razzista sorprende le sue vittime nel sonno e colpisce per uccidere. Gli africani cercano di sottrarsi ai colpi con la fuga ma uno di loro, il giovane sudafricano Jerry Essan Maslo viene assassinato. Militante antiapartheid era fuggito dal suo paese per non dover più affrontare problemi di discriminazione razziale.23 agosto 1963 - Glen Gray, il Presidente della leggendaria Casa Loma
Il 23 agosto 1963 muore a Plymouth, nel Massachusetts, il sassofonista Glen Gray, soprannominato Spike. Il musicista, che all'anagrafe è registrato come Glen Gray Knoblaugh nasce a Roanoke, nell'Illinois, il 7 giugno 1906 e inizia a studiare il sassofono quando ancora frequenta il Wesleyan College. Per qualche tempo la musica resta poco più di un hobby ma poi, dopo aver fatto vari mestieri, tra cui quello di cassiere di una compagnia ferroviaria, decide di mettere a frutto le sue qualità di sassofonista e raggranella numerose scritture in formazioni instabili e occasionali messe insieme per contratti brevi con locali e feste della sua zona. Intenzionato a far fortuna nel 1925 si trasferisce a Detroit, dove riesce a trovare spazio nella Orange Blossom Band in uno dei tanti gruppi che in quella città vengono organizzati e gestiti dall'impresario Jean Goldkette. Nel momento in cui l'orchestra si organizza in forma di cooperativa scegliendo come nome quello di un club canadese, Casa Loma, i musicisti che la compongono lo eleggono presidente. Nel lungo periodo di attività di questa orchestra, considerata la più nota e quotata tra le formazioni del periodo immediatamente precedente all'avvento dello swing continua a sedere tra i componenti della sezione fiati e solo nel 1937 inizia a porsi di fronte all'orchestra come fanno il leader delle grandi orchestre swing. Ritiratosi a vita privata negli anni Cinquanta, nel 1956 torna a suonare guidando un brillante complesso di studio con il quale riesce a ricreare il sound dell'orchestra Casa Loma. Nonostante il grande successo di quelle registrazioni Glen Gray considera il ritorno un evento eccezionale e si ritira definitivamente dalle scene.29 luglio, 2009
22 agosto 2003 - Gloria Gaynor a Rimini
21 agosto 1964 - Muore Togliatti
Palmiro Togliatti, il capo dei comunisti italiani, segretario generale del PCI e uno dei padri della Costituzione, muore a Jalta, in Crimea, il 21 agosto 1964 all’età di settantun anni. Dopo una lunga discussione la direzione del Partito Comunista autorizzerà la pubblicazione dei suoi ultimi scritti: il "Memoriale di Jalta", un quaderno di osservazioni sul movimento comunista internazionale ricco di spunti originali e di critiche. I suoi funerali, ai quali parteciperanno più di un milione di persone, verranno immortalati da Pier Paolo Pasolini nel film “Uccellacci e uccellini” oltre che in un celeberrimo quadro di Guttuso.20 agosto 1960 - Il tragico destino di Mario Riva
Il 20 agosto 1960 muore tragicamente Mario Riva, uno dei personaggi più popolari del teatro, del cinema e della televisione di quel periodo. Registrato all’anagrafe con il nome Mario Bonavolontà, nasce Roma il 26 febbraio 1913. Figlio del compositore Giuseppe Bonavolontà, dopo aver esordito come "rumorista" alla radio e alla società di doppiaggio Fono Roma entra nella compagnia di prosa di Radio Roma. Nel 1943 inizia a presentare spettacoli di musica leggera e l’anno successivo ottiene un buon successo al fianco di Totò e Anna Magnani. Alla fine della guerra viene scritturato dal cantante Luciano Tajoli che lo vuole nei suoi spettacoli per intrattenere il pubblico come comico e presentatore brillante. Nel 1947 incontra a Monza l’attore Riccardo Billi, con il quale ha già avuto modo di lavorare, e decide di formare con lui la coppia Billi e Riva. I due ottengono un successo travolgente tanto che, per otto anni, diventano una delle più richieste coppie comiche dello spettacolo italiano. Nel 1955 il sodalizio si rompe e Mario Riva fa il suo debutto televisivo nella rivista "Duecento al secondo". Quando Garinei e Giovannini sono incaricati di studiare un varietà a premi sulla falsariga del successo televisivo americano "Name this tune" pensano a lui come intrattenitore e presentatore. Nasce così ‘Il Musichiere’, un programma destinato a entrare nella storia della televisione e del costume italiano che fa di Mario Riva uno dei personaggi televisivi più amati d’Italia. Al culmine del successo il destino ha, però, preparato per lui un tragico epilogo. La sera del 20 agosto 1960 sul palcoscenico del Festival del Musichiere all’Arena di Verona cade in una botola riportando ferite mortali. La sua scomparsa getta nel lutto l’Italia intera e più di cinquantamila persone accompagnano il corteo funebre.19 agosto 1940 - Johnny Nash, l'idolo dei teenager
18 agosto 2000 - Nasce la legge antipirateria made in Italy
Il 18 agosto 2000, viene definitivamente approvata dal Parlamento Italiano la legge n. 248, contenente "Nuove norme di tutela del diritto d'autore" ma destinata a diventare popolare come la "legge antipirateria”. Essa dispone che la tutela delle opere intellettuali, oltre ai tradizionali ambiti di competenza, riguardi anche «l’impiego di uno dei mezzi di diffusione a distanza, quali il telegrafo, il telefono, la radiodiffusione, la televisione, … la comunicazione al pubblico via satellite e la ritrasmissione via cavo o codificata con condizioni di accesso particolari». L’obiettivo dichiarato della legge è quello di fornire adeguati strumenti di analisi e di lavoro per contrastare alla radice il fenomeno della pirateria. Per questa ragione sono previste punizioni severe, in linea con quanto la normativa comunitaria in materia. Una conferma delle novità introdotte arriva anche dalle significative sanzioni amministrative accessorie che possono essere inflitte alle emittenti radiotelevisive, nonché agli stabilimenti di sviluppo e stampa, di sincronizzazione o di postproduzione, di masterizzazione, di tipografia o affini che esercitino attività di produzione industriale connesse alla realizzazione dei supporti contraffatti, e ai centri di emissione o ricezione di programmi televisivi. In questi casi si può arrivare anche alla cessazione temporanea dell’esercizio o dell’attività per un periodo da tre mesi ad un anno.17 agosto 1951 - Sonia, quella delle le Sorelle
Il 17 agosto 1951, a Prato nasce Sonia Natali, una ragazza "canterina" destinata a diventare la leader precoce di Sonia e le Sorelle, uno dei gruppi vocali più amati dai giovanissimi alla metà degli anni Sessanta. Ha soltanto quattordici anni quando, nel 1965, insieme alle due sorelle Nadia, di diciassette anni, e Luana di ventidue, lascia il laboratorio di sartoria dove lavora per debuttare nel mondo dello spettacolo con una presenza ai microfoni di Radio Firenze e un contratto alla Voce del Padrone. Il loro pigmalione è Narciso Parigi, scopritore ed estimatore del terzetto. Nello stesso anno Sonia e le Sorelle partecipano al Festival delle Rose e al Cantagiro. Tra le loro canzoni più famose ci sono Se mi lascio baciar, Sulla sabbia c'era lei e Lo faccio per amore. Un paio d'anni dopo quando le due sorelle decidono di chiudere la loro avventura musicale lei continua da sola pur senza più ottenere i risultati del gruppo. Nel 1969 partecipa al Festival di Sanremo con Non c'è che lei. 16 agosto 1943 - Shel Shapiro, l'allampanata voce dei Rokes
Il 16 agosto 1943 nasce a Londra Shel Shapiro, la voce dei Rokes, uno dei gruppi più popolari nell'Italia degli anni Sessanta. David Norman Shapiro, questo è il suo vero nome, nasce in Inghilterra per caso, perché nel 1906 suo nonno, un ebreo russo che suonava il corno nella banda dello Zar Nicola II, era scappato nell'isola. I genitori lo vorrebbero pianista, ma lui, dopo qualche tempo passato sui tasti bianchi e neri, s'innamora di una chitarra da cinque sterline regalatagli dal padre. Il colpo di fulmine pare destinato a esaurirsi in concerti ai matrimoni e alle feste ebraiche. Studente modello vuole laurearsi e diventare un medico chirurgo. La musica resta un hobby e un modo per raggranellare qualche soldo. Il destino ha deciso diversamente. Quando la sua band, gli Shel Carson Combo, arriva in Italia per una rapida marchetta in uno spettacolo di varietà inizia una cavalcata travolgente. Il nome del gruppo cambia. Nascono i Rokes e lui prende in prestito dal vecchio marchio il nome di Shel. La loro storia si chiude il 12 agosto 1970, a Ferrara, di fronte a dodicimila persone inconsapevoli di assistere all’ultimo atto. A differenza di altri colleghi dell'epoca, ridotti all'infinito a fare il verso a se stessi, l'allampanato inglese dai capelli lunghi non gioca con la memoria per guadagnarsi una sopravvivenza patetica. La musica è la sua vita, oggi come ieri. Produttore, arrangiatore, fertile ricercatore di nuovi talenti e attento osservatore delle evoluzioni, non ha sprecato il tempo a lucidare le vecchie foto: « Non amo parlare del passato. I Rokes, un'esperienza bellissima per me, sono limitanti quando ti accorgi che per alcune persone tu inizi e finisci lì». Non parlategli di riunioni perché si arrabbia, l'idea che le emozioni possano essere mantenute nel tempo chiuse in una sorta di museo non gli appartiene: «Tornare insieme? Neanche per una foto. Sarebbe una masturbazione mentale. Abbiamo trent’anni in più, siamo cresciuti, abbiamo la nostra vita… Bisogna lasciare le belle cose com’erano e trattarle con rispetto e pudore». Se gli si chiede come si definisce oggi lui risponde «Sono uno che vive, che combatte come tutti, o quasi. Uno che cerca di far valere i propri diritti nella vita quotidiana, che lotta per vivere, come il 99% dell’umanità». 15 agosto 1969 - "Je t’aime, moi non plus" è oscena!
Il 15 agosto 1969 la commissione di censura della RAI decide di escludere la canzone Je t’aime, moi non plus interpretata da Serge Gainsbourg e Jane Birkin dalla lista dei brani che vengono diffusi nel corso della "Hit Parade" radiofonica presentata da Lelio Luttazzi. La ragione è una sola: quel brano é considerato oscena. Quella lunga sequenza di sospiri e parole suadenti che scorrono lenti su una accattivante base melodica oggi appare forse ingenuamente poetica più che sulfurea ed oscena ma per i censori italiani dell'epoca supera il cosiddetto "senso comune del pudore". Il brano verrà considerato osceno anche dalla magistratura ordinaria che disporrà il sequestro del disco su tutto il territorio italiano.14 agosto 1926 - Buddy Greco, figlio d'arte in senso largo
Il 14 agosto 1926 nasce a Philadelphia, in Pennsylvania, Armando Greco, un tipo destinato a lasciare un segno importante nel jazz come pianista con il nome d'arte di Buddy Greco. Pianista di stile moderno può essere considerato un figlio d'arte in senso largo. Suo padre è infatti un critico musicale e i suoi due fratelli sono musicisti di discreto valore. Comincia a interessarsi alla musica da giovanissimo e a soli diciotto anni guida un proprio trio che dirigerà fino al 1949. Il momento magico della sua carriera arriva tra il 1949 e il 1952 quando entra nell'orchestra di Benny Goodman come pianista e arrangiatore. Stilisticamente il suo pianismo appare ispirato da Art Tatum e solo per alcuni aspetti da George Shearing.13 agosto 1925 - Benny Bailey il trombettista innamorato dell’Europa
Il 13 agosto 1925 nasce a Cleveland, nell’Ohio, il trombettista Benny Bailey, all’anagrafe registrato con il nome di Ernest Harold Bailey. Talento precoce esordisce nel 1941 suonando in vari gruppi della sua regione. Nel 1948 è già molto popolare tra gli appassionati e consolida la sua fama partecipando a una lunga serie di concerti in Europa con Dizzy Gillespie, Lionel Hampton e Quincy Jones. Nel 1957 lascia la band di Jones per fermarsi a Stoccolma dove suona per due anni con l'orchestra della radio svedese. Innamorato dell’Europa al termine del contratto torna negli States dove viene riassunto per un breve periodo da Quincy Jones ma torna sul Vecchio Continente non appena riesce a procurarsi una serie di contratti per suonare da free-lance in Svezia e in altri paesi. Nel 1960 torna per qualche tempo negli Stati Uniti dove registra un album per la Candid e al ritorno in Europa firma un contratto di due anni con l'orchestra di Radio Berlino cui seguono cinque anni con la formazione di Max Greger a Monaco. Successivamente se ne va a Ginevra per lavorare come trombettista e flicornista alla Radio della Svizzera Romanda. Accanto a questi impegni fissi non rinuncia a varie avventure come la partecipazione alla big band costituita da Kenny Clarke e Francis Boland, attiva saltuariamente dai primi anni Sessanta al 1973, e alla Summit Big Band guidata da Slide Hampton e Dusko Gojkovic tra il 1971 e il 1972. La critica considera Benny Bailey un'eccellente prima tromba di sezione e un solista dotato di una finissima tecnica.12 agosto 1995 – Achille Togliani, il cantante dalla voce di velluto
Il 12 agosto 1995 muore a Roma il cantante Achille Togliani, uno dei personaggi della canzone italiana più amati dal pubblico del dopoguerra Negli anni Cinquanta le ragazze sono pronte a far follie per lui. Bello, elegante, con un fisico da divo del cinema, Achille Togliani non è soltanto un cantante di successo dalla voce vellutata ma uno dei personaggi più carismatici dello spettacolo italiano di quel periodo. Protagonista delle cronache rosa appassiona il pubblico interpretando fotoromanzi di successo che in quel periodo vendono centinaia di migliaia di copie. Proprio durante l’interpretazione di uno di questi racconti fotografici gli viene attribuita una relazione sentimentale con la protagonista femminile. Il suo nome d’arte è Sofia Lazzaro e di lì a qualche tempo lo cambierà in Sofia Loren. Interpellato sull’argomento anche a distanza di anni lui, da gentiluomo, non commenterà mai quelle voci. Dal punto di vista musicale il suo successo non è frutto del caso. Achille Togliani, infatti, può essere senza alcun dubbio inserito nel ristretto gruppo degli innovatori della canzone italiana. Con lui la figura del cantante melodico evolve sia dal punto di vista della gestualità sul palco che della tecnica interpretativa dal punto di vista squisitamente vocale. Uomo del suo tempo in un periodo in cui l’amplificazione della voce non è più una stranezza sperimentale, ma un pratica ormai diffusa, inizia a utilizzare il microfono come un vero e proprio strumento. A differenza degli interpreti più tradizionali che tentano di stupire il pubblico con la potenza dell’emissione la sua voce accentua le sfumature, cura i dettagli e dimostra come anche un sussurro possa essere fondamentale. Lo fa senza troppi timori reverenziali, con l’incoscienza e la voglia di avventura tipiche degli innovatori tanto che le sue riproposizioni in chiave moderna del “classici” degli anni Trenta e Quaranta restano una pietra miliare nella storia della canzone italiana. Nato il 16 gennaio 1924 a Pomponesco, in provincia di Mantova è figlio di un meccanico e appena può se ne va a Roma per cercar fortuna nel mondo del cinema. Superato brillantemente l’esame d’ammissione al Centro Sperimentale di Cinematografia partecipa ai corsi di recitazione. Nonostante l’applicazione e i buoni risultati l’incontro con Cinecittà lo delude. Nel 1944, quando sta per mollare tutto, viene scritturato da Erminio Macario per sostituire nella sua compagnia Alberto Rabagliati. I successi nel teatro di rivista gli riaprono anche le porte del cinema. Nel 1948 incontra per la prima volta il maestro Cinico Angelini che, dopo averlo ascoltato cantare, lo scrittura per una breve tournée. È l’inizio di un rapporto destinato a durare nel tempo. Nel 1951 partecipa alla prima edizione del Festival di Sanremo conquistando il secondo e il terzo posto in coppia con Nilla Pizzi con le canzoni La luna si veste d’argento e Serenata a nessuno. Da quel momento diventa un idolo delle ragazze italiane e consolida la sua popolarità con una lunga serie di fotoromanzi di successo. Partecipa a tutte le prime quattro “pioneristiche” edizioni del Festival di Sanremo conquistando il terzo posto nel 1953 con Lasciami cantare una canzone in coppia con Teddy Reno e il secondo nel 1954 con Canzone da due soldi insieme a Katyna Ranieri. Torna più volte sul palcoscenico sanremese conquistando ancora una terzo posto in coppia con Teddy Reno nel 1959 con Conoscerti. Al suo “albo d’oro” non manca neppure il Festival di Napoli vinto nel 1954 con Suonno d’ammore in coppia con Tullio Pane. Nella seconda metà degli anni Sessanta sotto l’incalzare di nuove mode riduce la sua attività ma senza ritirarsi mai completamente dalle scene. 11 agosto 1926 - Rolf Berg, l'ex impiegato diventato jazzista
L’11 agosto 1926 a Stoccolma nasce il chitarrista Rolf Berg. Fin da ragazzo coltiva la passione per la chitarra anche se per molto tempo questo strumento resta più che altro un hobby. Impiegato presso la rappresentanza diplomatica degli Stati Uniti di Stoccolma un giorno decide di cambiare la propria vita. Lascia l’impiego e scegli di dedicarsi a tempo pieno alla musica. La su prima scrittura arriva dall'orchestra diretta da Thore Swanerud. Successivamente entra nel gruppo di Andrew Burman che poi lascia per la formazione del pianista Reinhold Svensson con il vibrafonista Ulf Linde. Con Svensson rimane per circa tre anni fino al 1955 quando al suo posto arriva Rune Gustafsson. Berg passa allora nel gruppo del pianista Charles Norman, più aperto verso contaminazioni tra jazz e pop commerciale. La scelta lascia perplessi i suoi ammiratori, quegli stessi che all’epoca del sodalizio con Svensson l’avevano eletto tra i migliori chitarristi scandinavi.10 agosto 1927 - Mario Abbate, una delle voci di Napoli
Il 10 agosto 1927 nasce a Napoli il cantante Mario Abbate, il cui vero nome è Salvatore. A dodici anni viene scritturato dalla compagnia di sceneggiate Cafiero e Fumo con la quale recita piccole parti con il suo vero nome. Dopo alcune esperienze nel varietà e nel cinema, nel 1951 vince un concorso alla RAI e ha così l’opportunità di entrare a far parte dell'orchestra del maestro Giannini. In questo periodo registra centinaia di brani per la Vis Radio e quando la radio e la televisione iniziano a dare maggior spazio alla canzone napoletana il suo nome diventa popolare in tutta Italia. Oltre a essere stato presente in varie edizioni del Festival di Napoli, ha preso parte anche a due edizioni del Festival di Sanremo: nel 1962 con Vestita di rosso e nel 1963 con Vorrei fermare il tempo e Oggi non ho tempo. Tra i suoi brani più conosciuti ci sono Suonno a Marechiaro, che gli vale il terzo posto al Festival di Napoli del 1958 in coppia con Sergio Bruni, Vierno, Mare d'estate, Suspirammo e Nuttata ‘e luna con la quale si piazza di nuovo terzo al Festival di Napoli del 1962 in coppia con Cocky Mazzetti. Muore a Napoli il 6 agosto 1981.9 agosto 1951 - Juri Camisasca, da cantautore a monaco e ritorno
Il 9 agosto 1951 nasce a Melegnano, in provincia di Milano nasce il cantautore Juri Camisasca. Registrato all'anagrafe con Roberto Camisasca fa il suo debutto discografico nel 1974 con l'album La finestra dentro e nello stesso periodo collabora con Franco Battiato nei suoi esperimenti di ricerca sonora. Entra poi a far parte del Telaio Magnetico, una formazione storica dell'avanguardia italiana che, oltre a lui, comprende Franco Battiato, Mino Di Martino, Terra Di Benedetto, Roberto Mazza e Lino "Capra" Vaccina. Nel 1979 decide di ritirarsi in un monastero benedettino dove resta per una decina d'anni. Nel 1987 senza lasciare il monastero partecipa, come voce solista, all'opera di Battiato "La Genesi". Nel 1988 pubblica l'album di canti sacri Te Deum. All'inizio del 1989 interrompe, dopo dieci anni, il ritiro monastico e riprende l'attività musicale, tornando a comporre per Alice, Giuni Russo, Franco Battiato e Milva oltre a collaborare sempre con Battiato alle musiche per l'opera teatrale "I Persiani". Nel 1992 pubblica l'album Il Carmelo di Echt. Nel 2005 recita nel secondo film di Franco Battiato "Musikanten" e nel 2007 prende parte anche al terzo film dello stesso Battiato "Niente è come sembra"8 agosto 1920 - Leo Chiosso, il paroliere di Buscaglione
L’8 agosto 1920 nasce a Torino Leo Chiosso, l’uomo che ha dato le parole alle canzoni e alle storie cantate da Fred Buscaglione. La amicizia con il buon Fred risale alla fine degli anni Trenta. In quel periodo è uno studente universitario con una grande passione per i gialli mentre Buscaglione si dà da fare con le orchestre nei night. Le vicende della seconda guerra mondiale li separano interrompendo bruscamente la loro amicizia. Chiosso viene deportato in Polonia, mentre Buscaglione preso prigioniero dagli Americani viene internato in Sardegna. I due amici si ritrovano a Torino dopo la fine della guerra e iniziano a scrivere canzoni i cui testi in prevalenza traggono ispirazione dai romanzi polizieschi americani di cui Chiosso è un lettore instancabile, ma non mancano riferimenti all’attualità e alla cronaca. Il primo grande successo della coppia è Che bambola del 1956 cui seguono una lunga fila di brani funzionali al personaggio da duro che Buscaglione si sta costruendo. La loro ultima collaborazione è il film “Noi duri” del 1960 che vede oltre che quella di Buscaglione anche la presenza di Totò. Chiosso è autore del soggetto, della sceneggiatura e di parte della colonna sonora. Mentre il film è ancora in lavorazione Buscaglione muore. La carriera di Leo Chiosso, però, non finisce lì. Il paroliere firmerà una lunga serie di successi in campo musicale con canzoni come Parole, parole, parole, Torpedo blu e Montecarlo. I suoi interessi non si limiteranno alla musica ma si allargheranno alla televisione, dove lavorerà come autore in moltissimi programmi televisivi, tra cui “Canzonissima” e al cinema nel quale diventerà un apprezzato sceneggiatore e soggettista.7 agosto 1963 - Charlie Love, una cornetta dell'old jazz
Il 7 agosto 1963 muore a New Orleans, in Louisiana, Charlie Love, una delle più significative cornette del jazz delle origini. Nato a Plaquemine, in Louisiana, nel 1885. Comincia a suonare la cornetta da ragazzo sotto la guida del padre, solista di cornetta e di trombone nella Pickwick Brass Band e proprio in una orchestra diretta dal padre ottiene il suo primo ingaggio. Della stessa formazione fa parte anche Dennis Williams, fratello del più celebre Clarence. Successivamente entra nella Plaquemine Brass Band prima di trasferirsi, nel 1915, a Vera Cruz alla testa di una sua orchestra. Nel 1917 suona con la Caddo Jazz Band prima a Shreveport e poi a Chicago. Rientrato a New Orleans si esibisce con la Excelsior e con la Tuxedo Brass Band e nel 1925 viene chiamato a sostituire Andrew Kimball nell'orchestra di Robichaux al Lyric Theatre. Questo ingaggio gli consente di farsi notare dalla critica che cominci a parlare di lui come dell'erede di Edward Clem, uno dei più espressivi trombettisti blues di New Orleans. Durante gli anni della depressione suona con il batterista Henry Russ, il sassofonista Sport Young e il trombonista Boots Young. Nel dopoguerra ritorna alla ribalta con la jazz band del clarinettista Louis Nelson Delisle e negli anni Cinquanta suona all'Happy Landing alla testa di una sua formazione che comprende Joe Avery, Emile Barnes, Albert Glenny e Albert Jiles. Proprio con Albert Jiles all'inizio degli anni Sessanta forma la Love Jiles Ragtime Orchestra con la quale ripropone le vecchie partiture di Robichaux ripresentando al pubblico l'originale "ragtime orchestrale".6 agosto 1932 - Maria Rosaria Pariso, in arte Maria Paris
Il 6 agosto 1932 nasce a Napoli Maria Rosaria Pariso, destinata a diventare una delle voci più importanti della musica napoletana con il nome di Maria Paris. Bambina prodigio non ha ancora compiuto undici anni quando debutta come cantante nella compagnia di bambini Rossaldi. Dopo una lunga esperienza nel teatro di rivista, nel 1953 partecipa al Festival di Napoli portando in finale 'O core vò fa sciopero con Carla Boni e Mannaggia 'o suricillo, con Katyna Ranieri. L’anno dopo, in coppia con il duo Carla Boni-Gino Latilla vince la rassegna partenopea con 'E stelle 'e Napule. Pur essendo molto amata dal pubblico napoletano nella seconda metà degli anni Cinquanta sembra destinata a un precoce declino ma nel 1958 torna al Festival di Napoli conquistando il secondo posto con Tuppe tuppe mariscià, in coppia con Nicla di Bruno. Anche il cinema si accorge di lei e le affida ruoli importanti in film non soltanto musicali. Nel 1963 vince di nuovo il Festival di Napoli con Jammo jà, in coppia con Nicla Di Bruno e nel 1967 è terza con Pulecenella ’o core ’e Napule, insieme ad Aurelio Fierro. Tra le centinaia di canzoni interpretate, oltre alle citate sono da ricordare Viene viene ammore, Mandulinata a Napule, Cha cha cha cu’ Mariarosa, Luna ’e Marechiaro, Come facette mammeta e Ciento catene.5 agosto 1945 - Muore a ventisette anni Nat Jaffe
Il 5 agosto 1945 muore a soli ventisette anni il pianista Nat Jaffe. Il decesso avviene a New York, la città dove è nato nel 1918. Gran parte dell'infanzia la trascorre in Germania dove la sua famiglia si trasferisce pochi mesi dopo la sua nascita. Tornato a New York nel 1932, inizia la carriera musicale suonando in vari gruppi studenteschi e dilettantistici prima di debuttare professionalmente nella band di Jan Savitt. Successivamente continua da solo come free-lance nei locali e negli studi di registrazione di New York fino alla primavera del 1938 quando ottiene un breve ingaggio con la formazione diretta da Joe Marsala prima di entrare a far parte dell'orchestra di Charlie Barnet. Per buona parte del 1940 suona con il trombonista Jack Teagarden mettendo in mostra qualità di improvvisatore originale e ricco di inventiva. Dopo la collaborazione con Teagarden decide di continuare in proprio alla guida di vari gruppi che si esibiscono soprattutto nei locali della Cinquantaduesima Strada. Tra i musicisti che fanno parte dei suoi combo si sono anche Charlie Shavers e Don Byas. Colpito da una grave malattia abbandona la musica e si ritira dalle scene. Accanto a lui resta solo sua moglie, la cantante Shirley Lloyd.4 agosto 1940 - Timy Yuro, la voce bianca del rhythm and blues
Il 4 agosto 1940 nasce a Chicago la cantante Timy Yuro, all'anagrafe Rosemary Timothy Yuro. Dotata di una grande estensione vocale inizia a cantare rhythm and blues nel ristorante che i suoi genitori hanno aperto a Los Angeles. È la fine degli anni Cinquanta e pian piano la sua popolarità si allarga anche al di fuori della ristretta cerchia dei clienti del ristorante. Considerata una delle giovani rivelazioni più interessanti di quel periodo sottoscrive un contratto discografico con la Liberty Records ed esordisce nel 1961 con Hurt un ballata in stile R&B lanciata da Roy Hamilton che ottiene un grandissimo successo commerciale. La conferma arriva con l'album Make the World Go Away del 1963 e con il brano Down in the valley. Il suo successo, basato più sulla grinta, sulle capacità vocali e sulla carica interpretativa che sui risultati commerciali, si affievolìsce. Nel 1976 i Manhattans rilanciano Hurt in versione disco-music e molti disc-jockey in Gran Bretagna utilizzano la sua voce campionata per alcuni remix di successo. Sull'onda della rinnovata popolarità torna a cantare ma nei primi anni Ottanta le viene diagnosticato un tumore alle corde vocali. Viene operata, ma perde la sua potente voce. Il suo ultimo disco, Timi Yuro sings Willie Nelson, è del 1984. Nonostante le cure alla fine il cancro vince e Timi muore nella sua casa di Las Vegas il 30 marzo 2004. 3 agosto 1944 - Cambia la canzone della Brigata Garibaldi
Il 3 agosto 1944 il Comando generale dei Distaccamenti e delle Brigate d'assalto Garibaldi invia le seguenti disposizioni a tutte le proprie formazioni: «Simboli e saluto - Il simbolo delle Brigate "Garibaldi" è la stella a cinque punte, tricolore. La nostra bandiera è il tricolore italiano. Il saluto in vigore è il saluto militare in vigore nell'esercito italiano. Si eviti il saluto col pugno chiuso, si evitino i distintivi o le bandiere di partito (niente stelle rosse, niente falci e martello, niente bandiere rosse), questo non perché quei segni siano simboli ostili, ma perché deve essere chiaro anche esteriormente che la lotta che combattiamo è la lotta di tutti i patrioti uniti, indipendentemente dalle loro particolari tendenze politiche. Si controlli che anche nei confronti della popolazione questo appaia chiaro. Si facciano cantare canti patriottici, che non diano spiccato carattere di partito alle nostre manifestazioni, particolarmente in occasione delle occupazioni di centri abitati./Nomi dei distaccamenti - Oltre ai nomi dei nostri eroi del Risorgimento, si scelgano nomi di caduti delle Brigate e dei martiri di ogni partito. Segnaliamo che già si sono dati i nomi di Gramsci, Lavagnini, Matteotti, dei fratelli Rosselli, di Paolo Braccini, del Generale Perrotti, di don Pasquino. Si curi particolarmente di ricordare figure popolari nella zona dove operano le nostre formazioni. Anche nei nomi appaia l'unità che anima tutto il popolo in lotta». Queste scarne disposizioni, che rispondono al mutamento di fase della guerra di Liberazione, determinano anche cambiamenti nel testo de La Brigata Garibaldi, il canto dei partigiani garibaldini che si modifica con l'evoluzione delle operazioni belliche, con il crescere dell'unità antifascista nel paese e del coordinamento sul piano militare. Per esempio il verso «Tutto rompe tutto infrange/con la forza e con l’ardor» viene sostituito da «Siam fieri siam forti/Per cacciare l'invasor», figlio probabilmente dell'esigenza di mettere l'accento sulla liberazione dal "tedesco invasore", uno degli elementi unificanti della ritrovata unità delle forze partigiane. Un'altra modifica avviene poi nel ritornello dove l'originario «Marciamo sempre forte/ E non temiamo la morte» diventa «Marciamo sempre forte/E siamo pieni di gloria», più ottimista e meno feroce. 2 agosto 1896 - Natty Dominique, instabile eroe del jazz delle origini
Il 2 agosto 1896 nasce a New Orleans, in Louisiana, il trombettista Natty Dominique, uno dei personaggi leggendari del jazz delle origini. Il suo modo di suonare è fortemente ispirato alla linea e allo stile di trombettisti come Freddie Keppard, del quale riprende le cadenze e la ricchezza dell'eloquio. Zio di Don Albert e cugino di Barney Bigard, Natty esordisce nella sua città natale nel 1912 con l'Imperial Brass Band di Emmanuel Perez prima di trasferirsi a Chicago seguendo il flusso migratorio degli afroamericani verso i centri industriali del nord degli Stati Uniti. Nel 1914 è con Jimmie Noone. Nonostante la scarsa documentazione discografica di quel periodo le testimonianze storiche raccontano di una rapida evoluzione stilistica destinata a completarsi nel 1923 quando entra nel gruppo di Jelly Roll Morton, l'artista che si è autodefinito l'inventore del jazz. Chiusa nel 1924 l'esperienza con Morton, dopo un breve periodo di permanenza nell'orchestra di Carroll Dickerson, Natty Dominique si unisce al clarinettista Johnny Dodds con il quale vive certamente l'esperienza più esaltante e positiva della sua carriera di musicista. Gli assoli realizzati utilizzando come base di lancio il forte potenziale lirico che Dodds sa sprigionare dal blues, risultano fra gli esempi più significativi dello stile New Orleans per tromba. Vari problemi psichici perseguitano la sua carriera e ne rendono difficoltoso il cammino artistico. Per larga parte degli anni Trenta, infatti, scompare dalla scena jazzistica finendo dopo varie traversie a lavorare come facchino all'aeroporto di Chicago. Torna a suonare nel 1940 per un breve periodo e poi scompare fino al 1952 quando lo si vede di nuovo in scena nella formazione di Baby Dodds. Non ci resta per molto. Ancora una volta scompare nel nulla senza lasciare tracce consistenti. Molte sono le storie che si raccontano sulla sua vicenda artistica, ma diventa difficile distinguere tra verità, leggenda e pura fantasia. 1° agosto 1976 - Niky Lauda tra le fiamme
Il 1° agosto si corre al Nürburgring il Gran Premio di Germania. Al secondo giro, pochi metri dopo la curva di Adenau, la Ferrari di Niki Lauda sale sul cordolo di cemento, sbanda, va in testacoda e, dopo aver urtato con la parte posteriore contro un terrapieno, rimbalza in mezzo alla pista. Mentre si sprigionano le fiamme, l’auto viene urtata da altre due vetture che sopraggiungono. Lauda viene estratto a fatica dall’abitacolo, ormai avvolto dalle fiamme. Trasportato in elicottero a Mannheim resta per cinque giorni tra la vita e la morte e solo il 6 agosto i medici lo dichiarano fuori pericolo. L’incidente ha lasciato segni terribili sul suo volto e sul suo corpo, ma il pilota dopo poco più di un mese si presenta a Monza per le prove del Gran Premo d’Italia intenzionato a difendere il suo titolo mondiale dagli assalti dell’inglese Hunt su McLaren. Finisce quarto, ma il suo rivale non riesce a terminare la corsa. Hunt si rifà in Nordamerica con due vittorie, mentre l’austriaco può capitalizzare solo un terzo posto. Decisivo diventa, a questo punto, il Gran Premio del Giappone. Con la pista allagata, in una giornata di pioggia e scarsa visibilità, Lauda decide che la sua vita è più importante del titolo e dopo due giri si ferma ai box. I meccanici capiscono il suo dramma e gli propongono di dare la colpa a un cedimento della vettura, ma il pilota rifiuta. Il suo rivale si piazza al quarto posto e diventa campione mondiale per un solo punto. L’anno dopo Lauda riconquista il titolo mondiale, ma il suo rapporto con la Ferrari è finito. La frattura avviene il 29 agosto 1977 nello studio di Enzo Ferrari al termine di un aspro e burrascoso confronto.31 luglio 1887 - Peter Bocage dal violino alla tromba
Il 31 luglio 1887 nasce ad Algiers, in Louisiana, Peter Bocage, uno dei personaggi più significati della storia del jazz. Fratello maggiore del banjoista Charles che suonerà anche al suo fianco nell'orchestra di Armand J. Piron, inizia la sua attività professionale a New Orleans intorno al 1909 come violinista della Superior Orchestra di Billy Marrero e della Bob Frank's Peerless Orchestra, affermandosi come uno dei migliori violinisti di New Orleans. Qualche tempo dopo studia la cornetta sotto la guida del professor Brookhaven e, proprio nella nuova veste di cornettista, viene ingaggiato dalla Onward Brass Band e dalla Tuxedo dove ha al suo fianco le prime cornette Manuel Perez e Oscar Celestin. Lavora quindi con Joe Oliver al Lala's e al Club 25 prima di raggiungere la SS Capitol Orchestra di Fats Marable nell'estate del 1918 nella quale diventa prima cornetta. Pochi mesi dopo entra a far parte dell'appena formata orchestra di Armand Piron, ingaggiata dal Trachina's Restaurant di Spanish Fort sul lago Ponchartrain. Con questa formazione suona ininterrottamente per nove anni esibendosi saltuariamente anche come trombonista e partecipando a diverse sedute di incisione per la Victor e la Columbia a New York nel 1923 e nel 1924. Negli anni successivi rientra a New Orleans dove suona con varie brass band, compresa anche la Zenith Brass Band con cui registra dei dischi per la Circle. Nel 1944 viene chiamato a sostituire Bunk Johnson al Savoy di Boston per lavorare a fianco di Bechet. Tra il 1949 e il 1954 è al Mama Lou's, un noto ristorante di New Orleans, nel 1955 con il fratello Charlie al Jefferson City Buzzard's Hall, uno dei dancing più rinomati della città. All'inizio degli anni Sessanta forma i Creole Serenaders, un gruppo di cui fanno parte Louis Cottrell, Paul Barnes, Manuel Sayles, Charlie Love, Joe Robichaux e altri ottimi elementi.30 luglio 1936 - Buddy Guy, un blues aggressivo tra passato e presente
Il 30 luglio 1936 nasce a Lettsworth, in Louisiana, Buddy Guy, uno dei migliori rappresentanti del blues moderno di Chicago. Il suo stile, ricco di richiami e citazioni prese dal classico blues degli stati del Sud da cui proviene, fa di lui uno del "campioni" di quell’aggressività verbale tipica della scuola sudista. Passa l'infanzia a Baton Rouge, nei pressi di New Orleans e impara a suonare la chitarra giovanissimo poi si sposta nell'Illinois e per un po' si stabilisce a Chicago seguendo il percorso classico dei grandi bluesmen provenienti dal sud profondo e razzista. Proprio a Chicago viene notato da Magic Sam che lo aiuta a registrare i primi dischi grazie alla stima e soprattutto gli apre le porte dei maggiori club della città come il Theresa's, il Curley's Bar, il Big John's e l’Apex Club. Alla fine degli anni Sessanta è ormai popolarissimo e vive da protagonista il rinnovato interesse per il blues dei giovani europei suonando anche al fianco dei Rolling Stones.24 luglio, 2009
29 luglio 1900 - Gaetano Bresci, il vendicatore dell’eccidio di Bava Beccaris.
Il 29 luglio 1900 un tessitore anarchico nato a Prato, Gaetano Bresci, uccide il Re d'Italia Umberto I a Monza. Catturato dopo l'attentato morirà un anno dopo, in circostanze misteriose nel carcere per ergastolani di S. Stefano. Il suo è un gesto simbolico (si proclama "vendicatore" di Bava Beccaris) che chiude un'epoca tormentata iniziata il 1° marzo 1896 ad Abbà Garimà presso Adua, quando un contingente di 15.000 uomini delle truppe coloniali italiane viene sconfitto in battaglia dalle forze abissine lasciando oltre seimila morti sul terreno. Quel disastro militare chiude per sempre la carriera politica del primo ministro più legato all'avventura coloniale, Francesco Crispi. La sua uscita di scena, se da un lato ferma l'espansione africana del Regno d'Italia, dall'altro, contrariamente alle previsioni, non segna l'inizio di una svolta democratica nella politica interna italiana. L'eterogeneo arco di forze sociali che sosteneva Crispi, formato dagli industriali beneficiari delle commesse militari, dagli agrari del Mezzogiorno e dallo stesso re Umberto I erano favorevoli a una svolta sostanzialmente autoritaria. Il 1° gennaio 1897 Sidney Sonnino, parlamentare della Destra, pubblica sulla “Nuova Antologia” un articolo intitolato "Torniamo allo Statuto" sostenendo la necessità di far ritorno allo spirito e alla lettera dello Statuto albertino per rafforzare l’esecutivo e l’istituto monarchico, in aperta contraddizione con l’opera di Cavour, Lanza e Depretis, che avevano trasformato in parlamentare il sistema costituzionale del ’48. Il successore di Crispi, Di Rudinì, all'inizio del suo mandato sembra in grado di controllare le tensioni che agitano in quel periodo l'Italia, sempre più inquieta per la scarsezza di pane e il suo insostenibile rincaro provocato da una cattiva annata agricola e dalla contrazione delle importazioni del grano d'oltreoceano per la guerra ispano-americana. Tumulti e sommosse si diffondono ovunque nel paese al grido di “pane e lavoro”. Il governo Di Rudinì, come scriverà più tardi Ivanoe Bonomi, «si mantenne inerte di fronte alle cause economiche del movimento. Poteva, come gli veniva consigliato da molte parti, sospendere il dazio interno sulle farine; ma per timore di offendere interessi di ceti numerosi e potenti, esso si astenne dal prendere subito quei provvedimenti che avrebbero temperato l’insopportabile rincaro». Di fronte al dilagare della protesta non gli resta che adottare provvedimenti di natura repressiva. La prova di forza è a Milano quando il governo affida i pieni poteri all’esercito. Per tre intere giornate, dal 6 al 9 maggio 1898 divampano a Milano tumulti, repressi con mano di ferro dal generale Bava Beccaris che impiega il cannone contro una folla inerme. Il bilancio ufficiale è di ottanta morti e quattrocentocinquanta feriti, ma in realtà le vittime sono molte di più e comprendono donne e bambini. Nei giorni successivi vengono eseguiti centinaia di arresti di esponenti dell'opposizione. L'elenco comprende, oltre a una lunga lista di repubblicani, anarchici e socialisti, anche don Albertario, direttore dell’“Osservatore cattolico”. Quasi a sfidare le ire della piazza, Umberto I decide di insignire il Bava Beccaris della più alta decorazione del regno, la Gran Croce dell’Ordine militare di Savoia, per i “servizi” resi al paese. Di questi fatti si dichiara "vendicatore" Gaetano Bresci il 29 luglio 1900 quando, recuperando quella sorta di sacralità del gesto individuale che caratterizza l'anarchia di quel periodo, compie l'omicidio "purificatore". Uccide Umberto I ma il suo gesto, invece di dare il via alla rivoluzione, faciliterà alla monarchia l'uscita dalla crisi. Il successore di Umberto, Vittorio Emanuele III, consapevole delle profonde trasformazioni intervenute nel paese, deciderà che per mantenere l’ordine non serve più il cannone, ma le riforme proposte dalla sinistra liberale giolittiana. Il 7 febbraio 1901 affiderà l’incarico di formare il governo al più autorevole esponente della Sinistra costituzionale, Giuseppe Zanardelli.28 luglio 1924 - Corky Corcoran, un sax di lusso per Harry James
Il 28 luglio 1924 nasce a Tacoma, Washington, il sassofonista Corky Corcoran. Il suo vero nome è Eugene Patrick Corcoran e la musica lo appassiona quando è ancora un bambino. Il suo primo strumento è il sassofono contralto che comincia a suonare appena tredicenne. Più tardi passa al sassofono tenore e si trasferisce nel 1940 in California dove si esibisce con vari gruppi locali. Nel 1940-1941 è con l'orchestra di Sonny Dunham e nel 1942 con quella di Harry James dove si fa notare anche come solista. Lasciato James nel 1947, si unisce a Tommy Dorsey con il quale resta circa un anno. Nel 1949 tenta la strada dell'attività indipendente dirigendo un proprio gruppo, ma l'anno dopo torna con l'orchestra di Harry James con la quale resta, pur non rinunciando a qualche esperienza in proprio, fino al 1957. dal 1958 si trasferisce sulla costa occidentale dove alla testa di un proprio gruppo ottiene un buon successo e tantissime scritture. Negli anni Sessanta continuò a svolgere attività in proprio alternandole a frequenti permanenze con l'orchestra di Harry James finché non decide di diventarne un elemento fisso.27 luglio 1962 - Cesare Faras, un protagonista della stagione del caffé concerto
Il 27 luglio 1962 muore a Forte dei Marmi, in provincia di Lucca, Cesare Faras che nei primi anni del Novecento è stato uno dei grandi protagonisti della stagione dei "caffé concerto". Nato a Napoli il 25 agosto 1886 è registrato all'anagrafe con il nome di Cesare Linguiti e a vent’anni è già uno dei più popolari cantanti dei "caffé concerto" della sua città. Dotato di una notevole verve comica e macchiettistica, nel 1913 partecipa alla realizzazione dello spettacolo “Fregolineide”. Dopo aver cantato spesso in duetto anche con la moglie Rosina, nella seconda metà degli anni Dieci forma, con Gigi Pisano il duo Lui e l’Altro, alternando canzoni a macchiette e battute comiche scritte da Raffaele Viviani, alla cui compagnia resta contrattualmente legato dal 1918 al 1921. Nel 1922 sempre con Pisano e con Mario Mari, forma la compagnia Rosca e nel 1924 torna al varietà con una “prima” di lusso al Miramar di Tripoli. Nel 1932 abbandona definitivamente le scene.21 luglio, 2009
26 luglio 1956 – L’Andrea Doria e la leggenda delle Lancia Aurelia affondate
La notte del 26 luglio 1956 mentre si sta avvicinando al porto di New York il transatlantico Andrea Doria, simbolo della navigazione civile italiana, entra in rotta di collisione con un’altra nave. Le segnalazioni non impediscono il contatto. La nave italiana cozza contro il rompighiaccio Stockholm e affonda. Nella tragedia muiono cinquantun persone. La leggenda racconta che a bordo ci siano alcune decine di Lancia Aurelia B24 Spider e che oggi le vetture riposino in fondo al mare con i resti del transatlantico. In realtà nei documenti di carico non c’è alcun dato che confermi l’evento. L’unica certezza riguarda l’affondamento con la nave di un prototipo preparato da Ghia per la Chrysler. Il resto appartiene al campo della fantasia e dei miti del mare.25 luglio 2003 – Tornano gli E’ Zezi
Nel 2003 tornano gli operai nelle piazze d’Italia e anche loro si ritrovano dopo un po’ di tempo. Il 25 luglio presentano il loro nuovo album. Sono gli E Zézi, il Gruppo Operaio per eccellenza, nati nel 1974 dal fecondo incontro tra la cultura popolare figlia della tradizione e la realtà di fabbrica di Pomigliano d’Arco, sede di quella che un tempo si chiamava Alfasud, poi Alfa-Fiat e poi chissà... La realtà che li circonda non è più quella delle origini ma non mollano. Del resto neanche la loro, di realtà, non è più quella dei tempi eroici. Litigi, cambiamenti d’organico e, soprattutto, una dolorosa scissione con la nascita di una nuova realtà musicale più “aperta al mercato”, sembravano averne segnato definitivamente la storia. Invece, a dispetto dei profeti di sventure, tornano con un nuovo album che promette, fin dal titolo, di fare il Diàvule a quatto. La formazione mescola il passato e il presente aprendosi a un futuro possibile. Basta scorrere i nomi della “banda” per capire che l’ensemble di Pomigliano d’Arco sta gettando un piccolo ponte verso l’eternità senza rinunciare alle radici. Accanto ad Angelo De Falco, infatti, ci sono Matteo D’Onofrio, Sebastiano Ciccarelli, Gaetano Caliendo, Massimo D’Avanzo, Claudio Marino, Gianni Mantice, Gloria Ettari, Vincenzo Salerno, Gerardo Balestrieri, Enzo Ciccarelli e Riccardo Veno. Le venti tracce del disco, come in un caleidoscopico gioco di rifrazioni e rimandi presentano un gruppo capace di mettersi maschere diverse senza perdere le caratteristiche fondamentali. C’è anche un aggancio riuscito tra i suoni antichi della taranta e la graffiante liturgia del rap in Ballo re’ pezzienti, un inno alla voglia di riscatto dell’umanità emarginata e dolente cui partecipano Luca Zulu e Papa J. L’apporto di questi ultimi non è l’unica contaminazione di un disco che vede le collaborazioni fiorire come i fiori di pesco a primavera. Ai brani, infatti, regalano il loro apporto personaggi come Daniele Sepe, la Contrabbanda di Luciano Russo, Antonello Paliotti, Lello Settembre, Peppe Bellobuono, Marzia del Giudice, Massimo Mollo, Marco Limatola e i Suoni di Terranova del Pollino. Tra le perle di questo lavoro c’è anche l’ennesima, ma non per questo ripetitiva, versione di Sole sulillo, un esempio della capacità comunicativa della tradizione espressiva popolare che apre e chiude l’album. Non mancano espressioni live pulsanti e travolgenti. Diàvule a quatto riporta alla ribalta un gruppo musicale che sa essere, insieme, un'entità politica e un agglomerato etnico. 24 luglio 1927 - Ronny Lang, il sax di Les Brown
Il 24 luglio 1927 nasce a Chicago, nell’Illinois, il sassofonista Ronny Lane, registrato all’anagrafe con il nome di Ronald Langinger. Dopo varie esperienze in gruppi minori debutta professionalmente con la Hoagy Carmichael Teenagers Band nel 1946. L'anno dopo suona con le formazioni di Earle Spencer, Ike Carpenter e Skinnay Ennis. Nel 1949 entra a far parte in modo stabile dell'orchestra di Les Brown, una delle big band più popolari di quell'epoca non solo negli Stati Uniti ma in tutto il mondo. Proprio con questa orchestra registra una nutrita serie di brani per la Coral, in molti dei quali ha modo di emergere anche come solista, mettendo in mostra uno stile che con qualche plateale concessione al pubblico meno smaliziato, si dimostra molto efficace e perfettamente in armonia con l’esaltante suono dell’ensemble orchestrale. Dopo aver lasciato l'orchestra di Brown, forma un suo sestetto avvalendosi della collaborazione di Dave Pell dando così vita a un lungo sodalizio documentato da moltissime incisioni. A partire dagli anni Sessanta sceglie di lavorare prevalentemente come musicista di studio. 23 luglio 1964 - Il topless è scandaloso. Proibiamolo!
Il 23 luglio 1964 la Francia proibisce il topless, un costume da bagno femminile che lascia scoperto il seno ideato quello stesso anno dallo stilista californiano Rudi Gernreich. Fin dal primo momento la scelta scandalizza ma non arriva inaspettata. Soltanto l'anno prima, infatti, il sarto Emilio Pucci, uno dei più ascoltati maestri di moda del periodo, aveva annunciato che, secondo le sue previsioni, in un futuro non troppo lontano le donne sarebbero andate al mare a seno nudo. All'inizio il topless non ha vita facile. Lo stesso Rudi Gernreich fatica a trovare una modella disponibile a posare indossando quell'indumento. Non volendo ripiegare su una spogliarellista prima di buttare la spugna riesce a convincere la modella Peggy Moffett la quale accetta a condizione che a scattare le foto sia suo marito William Claxton. Anche le foto però faticano a trovare un editore disposto a pubblicarle. Emblematico è il caso della rivista Life Magazine, che così motiva il suo rifiuto: «Il nostro è un settimanale destinato alle famiglie e le uniche foto di donne a seno nudo che possiamo pubblicare sono quelle delle aborigene in costume tradizionale». La prima esibizione in pubblico di un topless avviene invece sul lago Michigan, dove la modella diciannovenne Toni Lee Shelley indossa un costumino nero sostenuto da due bretelline quasi invisibili. La moda arriva anche in Europa e sulla Costa Azzurra, complice l'esuberante Brigitte Bardot, il topless diventa un fenomeno molto diffuso al punto che il 23 luglio, il Ministro degli Interni francese adotta un provvedimento specifico per vietarne l'uso in pubblico. 22 luglio 1953 - Paolo Frescura, per Rino Gaetano un "caposcuola"
Il 22 luglio 1953, nasce Roma Paolo Frescura, un cantautore che nel 1975 si piazza inaspettatamente nel classifica dei singoli più venduti il suo brano Bella dentro, che arriva fino al secondo posto. Nel 1976 partecipa al Festival di Sanremo con Due anelli e centra un nuovo successo discografico con Tu cielo tu poesia. Nonostante i buoni risultati, poco tempo dopo preferisce ritirarsi. In un'intervista a "Ciao 2001" il suo amico e compagno d'etichetta Rino Gaetano prendendosi gioco di una certa critica specializzata per la quale ogni successo commerciale diventava un fenomeno parla di lui come di un "caposcuola" ancora tutto da scoprire. In realtà Frescura è tutt'altro che un caposcuola. Cantautore di genere melodico moderno sulla strada tracciata da Baglioni e Cocciante gode di un brevissimo periodo di popolarità grazie anche alla decisione dell'RCA di lanciare un personaggio che possa compensare eventuali defezioni di Baglioni. Per la stessa casa discografica realizza tre album prima di chiudere con le esibizioni per dedicarsi all'attività di editore musicale. 20 luglio, 2009
21 luglio 1920 - Constance Dowling, verrà la morte e avrà i tuoi occhi
Il 21 luglio 1920 (secondo alcune fonti il 24 luglio) nasce a New York Constance Dowling, la donna che, secondo alcuni cronisti dell’epoca, è stata la causa scatenante della tempesta interiore che ha portato Cesare Pavese alla morte. Comincia a muovere i primi passi nel mondo dello spettacolo come prima modella e poi come cantante e ballerina e nel 1943 viene scritturata dalla Metro Goldwin Mayer. Se ne va quindi a Hollywood e l’anno dopo fa il suo debutto su grande schermo nel film “Così vinsi la guerra” al fianco di Danny Kaye. Nei primi anni del dopoguerra come molti protagonisti dello star system statunitense si trasferisce a Roma dove gira una serie di lungometraggi di buon successo. Ci resta fino all’inizio del 1950 quando torna a Hollywood per girare un film di fantascienza. È una donna decisamente bella, anche se di una bellezza particolare, con il viso cosparso da efelidi rosse e uno sguardo profondo che, nelle foto, appare più da ragazza timida e un po’ sfuggente che da sensuale seduttrice. Cesare Pavese si innamora perdutamente di lei e ne viene ricambiato anche se, forse, non con la stessa intensità. Quando se ne va le dedica dieci poesie, otto in italiano e due in inglese, che verranno trovate dopo la morte dello scrittore chiuse nel cassetto della sua scrivania negli uffici della casa editrice Einaudi. Sono dattiloscritte, ma la data e il titolo di ciascuna sono stati annotati a mano da Pavese che ha anche scritto sul frontespizio “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi/11 marzo – 11 aprile 1950”. Il destino non sarà poi così generoso neppure con lei. Constance Dowling infatti dopo aver lasciato le scene per sposare il produttore Ivan Tors morirà nel 1969 a soli quarantanove anni. 17 luglio, 2009
20 luglio 1911 - Bill Dillard, alias Spike Hughes, alias Dicky Wells e altri...
Il 20 luglio 1911 a Philadelphia, in Pennsylvania, nasce il trombettista e cantante William Dillard detto Bill. Fin da quando frequenta l'equivalente delle scuole medie suona in vari gruppi della sua zona. Crescendo decide di tentare la fortuna. Nel 1929 si trasferisce a New York e dopo una lunga serie di ingaggi in locali di vario genere viene scritturato da Jelly Roll Morton per un giro in Pennsylvania e alcune registrazioni. L'anno dopo entra a far parte dell'orchestra del sassofonista Bingie Madison con la cui orchestra partecipa a varie registrazioni per il pianista Clarence Williams e King Oliver. Nel 1931 sempre con l'orchestra di Madison suona nelle ultime registrazioni per l'etichetta Okeh della cantante blues Mamie Smith. Successivamente passa con Bennie Carter con il quale registra alcuni dischi con lo pseudonimo di Spike Hughes, per la Decca. Dopo yìuna nutrita serie di esperienze in varie formazioni tra cui quella di Lucky Millinder nell'autunno del 1934 Dillard entra nell'orchestra di Teddy Hill con la quale resta fino alla fine del 1938. Proprio Hill registra alcuni dischi a Parigi sotto il nome di Dicky Wells per la Swing. Chiusa questa esperienza passa all'orchestra di Coleman Hawkins e nel 1940 entra nella formazione di Louis Armstrong. La sua carriera come strumentista si conclude tra il 1942 e il 1943 nel gruppo del vibrafonista Red Norvo. Da quel momento inizia con successo un'intensa attività come cantante e attore con rari e occasionali interventi di tromba sui palcoscenici di Broadway in moltissime commedie musicali di successo. 19 luglio 1932 - Buster Benton, il bluesman dalla voce potente
Il 19 luglio 1932 a Texarkana in Arkansas nasce Arley Benton, destinato a lasciare un segno importante nella storia del blues con il nome di Buster Benton. Bluesman dalla voce potente e particolarmente espressiva debutta come cantante nel 1957 all'Hines's Arm di Toledo nell'Ohio. Solo successivamente comincia a suonare la chitarra. L'incontro con lo strumento e i primi accordi nascono quando si trasferisce a Chicago nel quartiere di South-Side. Proprio in quello che è considerato il cuore nero della città nel 1962 forma un proprio gruppo, senza rinunciare a occasionali collaborazioni con Buddy Guy; Junior Wells e Johnny Shines. Nei primi anni Settanta, dopo aver suonato con Joe Tex, entra a far parte dei Chicago Blues All Stars di Willie Dixon con i quali resta fino al 1975.15 luglio, 2009
18 luglio 1914 - Nasce "Ginettaccio"
Il 18 luglio 1914 a Ponte a Ema in provincia di Firenze nasce Gino Bartali, il rivale di Coppi nell'Italia del dopoguerra divenuto per molto tempo l’emblema dell’Italia più bigotta. Iscritto all’Azione Cattolica, di cui porta con orgoglio l’emblema sulla giacca, è chiamato ‘il pio’ per la sua religiosità. Nel 1935 vince la sua prima gara da professionista, la Portocivitanova-L’Aquila, incrementando rapidamente il suo palmarès. Formidabile scalatore e temibile velocista, si difende, pur non eccellendo, nelle corse a cronometro. Il Tour del 1948 nel quale, a trentaquattro anni, stritola uno dopo l’altro i suoi avversari e doma le montagne, entra nella leggenda del ciclismo di tutti i tempi. Per la sua vittoria l’Italia, sull’orlo della guerra civile dopo l’attentato al segretario del Partito Comunista Palmiro Togliatti, si ferma e la notizia interrompe addirittura una seduta del parlamento. Esuberante, battagliero e polemico diventa famoso per il suo motto: “È tutto sbagliato, è tutto da rifare”. Per giornalisti e tifosi, è stato, senza ombra di dubbio la prima vera “vedette” del ciclismo italiano più in generale. Anticipatore dei moderni protagonisti, Bartali ha interpretato per tutta la sua carriera il ruolo del campione capace di far notizia anche fuori dall’ambito ristretto del ciclismo.17 luglio 1925 - Carla Boni, voce moderna e tanto talento
Il 17 luglio 1925 nasce a Ferrara Carla Boni, all’anagrafe Carla Gaiano, la cantante che negli anni Cinquanta contende a Nilla Pizzi il ruolo di “primadonna della canzone italiana”. La loro rivalità, costantemente alimentata dai rotocalchi dell’epoca, divide e appassiona il pubblico e le “imprese” di ciascuna vengono vissute dai sostenitori come se le due cantanti fossero impegnate sempre in una infinita gara sportiva. Quando la Boni vince il Festival di Sanremo del 1953 con Viale d’autunno, in coppia con Flo Sandon’s davanti a Nilla Pizzi i giornali scandalistici escono con titoli di scatola parlando di “vittoria sul filo di lana”. I pettegolezzi e le polemiche mediatiche toccano l’apice quando diventa pubblica la relazione amorosa di Carla Boni con il cantante Gino Latilla, che da tempo i cronisti di rosa indicano come “sentimentalmente legato” a Nilla Pizzi. In realtà, come sempre accade nel mondo dello spettacolo, non tutto ciò che appare è vero. Se è ragionevole immaginare che ci sia un po’ di rivalità tra le due donne più popolari della scena musicale italiana degli anni Cinquanta c’è però da considerare atto che entrambe fanno parte della stessa “ditta”, cioè l’orchestra del maestro Cinico Angelini, uno dei potenti creatori di successi di quel periodo. Per questa ragione viene il sospetto che le polemiche giornalistiche sui loro burrascosi rapporti invece di danneggiarle finiscano per incrementare la popolarità di entrambe. Pettegolezzi a parte il successo di Carla Boni è sostenuto da un solido e robusto talento oltre che da una discreta conoscenza delle lingue che le consente spesso di cantare i brani nelle versioni originali. La sua voce esuberante e moderna sa districarsi con disinvoltura tra le innovazioni stilistiche di quel periodo e dimostra di poter passare senza troppi problemi dalle canzoni ritmiche in chiave swing alle melodie tradizionali. A soli dieci anni è una bambina prodigio che canta in una compagnia ferrarese di operette. Nel 1937 dodicenne va a Torino accompagnata dalla madre per sostenere un provino come all’EIAR. Qui viene notata dal maestro Pippo Barzizza che per qualche tempo pensa di sfruttare il suo talento per farne una sorta di Shirley Temple italiana ma poi non ne fa nulla. La bambina torna a Ferrara dove continua gli studi intenzionata a frequentare il Liceo Musicale e a diventare una cantante lirica. Lo scoppio della guerra cambia radicalmente i suoi progetti. Inizia a cantare nei locali della sua zona e si appassiona allo swing. Nel 1948 vince un concorso della RAI e inizia a pubblicare i primi dischi proprio con l'orchestra di Pippo Barzizza. Nel 1950 ottiene il suo primo grande successo con la canzone Il mago Baku. Nel 1952 entra a far parte dell’orchestra di Cinico Angelini e nel 1953 vince il Festival di Sanremo in coppia con Flo Sandon's, con la canzone Viale d'autunno. Nasce in quel periodo la sua “rivalità” con Nilla Pizzi. Nel 1956 porta al successo Mambo italiano e nel 1958 sposa il cantante Gino Latilla che i cronisti di quel periodo considerano il fidanzato della stessa Pizzi, alimentando ulteriormente la sua immagine di rivale della “regina” della canzone italiana. A partire dagli anni Sessanta sotto l’incalzare delle nuove mode abbandona progressivamente la scena. Torna alla ribalta negli anni Ottanta quando con l’ex marito Gino Latilla, l’ex rivale Nilla Pizzi e Giorgio Consolini, forma il gruppo Quelli di Sanremo. Nel 1999 ottiene un inaspettato successo discografico reinterpretando Mambo italiano con Flabby. Nel 2007 pubblica l’album Aeroplani ed angeli per festeggiare sessant’anni di carriera.16 luglio 1969 - Inizia l’avventura dell’Apollo 11
La grande avventura destinata a portare per la prima volta un uomo sulla luna inizia il 16 luglio 1969 sulla rampa 39° di Cape Kennedy, la base spaziale collocata su una lingua di terra che dalla costa orientale della Florida si protende nell’Oceano Atlantico. Alle 9.32 locali, le 15.32 in Italia, il “Go” dell’italoamericano Rocco Petrone direttore delle operazioni di lancio dà il via al grande balzo. Una gigantesca fiammata accompagna l’accensione dei razzi che spingono verso l’alto il gigantesco missile vettore Saturno 5. In cima al grande cilindro lucente sono collocati, uno agganciato all’altro, i tre moduli progettati per rendere possibile la discesa e lo sbarco sul satellite terrestre: il LEM o modulo lunare, cioè il veicolo da sbarco battezzato “Eagle” per l’occasione, il modulo di servizio, con i sistemi di propulsione, guida, telecomunicazione ecc e il modulo di comando, chiamato Columbia, nel quale sono gli astronauti. I tre protagonisti della missione si chiamano Neil Armstrong, comandante della missione, Edwin “Buzz” Aldrin e Michel Collins, l’unico che alla partenza sa già di non poter mettere piede sul suolo lunare visto che dovrà occuparsi di mantenere il Columbia nella sua orbita in attesa del rientro dei compagni. Nessuno di loro è proprio un novellino. Neil Armstrong è stato protagonista, insieme a David Scott, nel 1966 del fallito aggancio della Gemini 8 con l’ultimo stadio del missile Agena lanciato senza pilota. “Buzz” Aldrin ha volato insieme a James Lovell sulla Gemini 12 uscendo dalla capsula per una “passeggiata spaziale” di 129 minuti, in quel momento un record! Michel Collins, il terzo uomo della missione, ha volato nel 1966 con John Young, sulla Gemini 10, la capsula che ha effettuato con successo il rendez vous con l’Agena fallito da Armstrong pochi mesi prima. Pure lui ha “camminato” nello spazio per una mezz’oretta. Il trio è apparso rilassato e assolutamente impenetrabile alle emozioni nei concitati instanti che precedono la partenza. Il Saturno si alza da terra con successo. Nei primi minuti della missione il primo e il secondo stadio del razzo si staccano, spingendo l’Apollo 11 su un’orbita di parcheggio a poco meno di duecento chilometri dalla Terra. Dopo un’accurata verifica della strumentazione e vari test, due ore e quarantaquattro minuti dopo la partenza, il motore del terzo stadio riprende a ruggire per vincere l’attrazione terrestre e iniziare l’ultimo salto verso la Luna. I tre impiegano settantasei ore per percorrere i 388.000 chilometri che li separano dall’inizio dell’orbita lunare. Il viaggio è senza scosse. Una sola volta si rende necessaria una correzione di rotta. Quando la navicella entra nell’orbita lunare in Italia sono le 19.30 del 20 luglio 1969. Sono passate cento ore dal lancio quando Armstrong e Aldrin entrano nel modulo lunare e, dopo essersi separati dal modulo di comando, iniziano la discesa verso il Mare della Tranquillità, il luogo prescelto per atterrare, o meglio, per “allunare” secondo il neologismo coniato dai media di quel periodo. Ci impiegano tre ore e non va proprio tutto liscio. Un guasto fa accendere a ripetizione il segnale d’allarme e il carburante si consuma un po’ troppo velocemente. Quando le zampe del modulo si appoggiano sul suolo ne resta solo per poco meno d’un minuto. Il programma prevede un’attesa di dieci ore tra allunaggio e sbarco, ma i due astronauti non ce la fanno a resistere. Qualche ora per preparare il modulo a un eventuale decollo anticipato, il tempo di indossare le tute, poi Aldrin sblocca lo sportello, impugna la telecamera e cede l’onore al suo comandante. Armstrong scende sul suolo lunare e pronuncia la fatidica frase destinata a entrare nei libri di storia: «È un piccolo passo per l’uomo, ma un balzo gigantesco per l’umanità». È il 21 luglio 1969. In Italia sono le 4.56. 13 luglio, 2009
15 luglio - Il Festival del Meréngue, vida amor y baile
Se è vero che quasi tutta la vita degli abitanti della Repubblica Dominicana si svolge a ritmo del meréngue diffuso dagli immancabili apparecchi radiofonici che si trovano ovunque, è altrettanto vero che questa sorta di fiesta ininterrotta trova il suo culmine il 15 luglio di ogni anno con il classico Festival del Meréngue. In quel giorno tutta la nazione sembra fermarsi e convergere sul lungomare di Santo Domingo, mentre centinaia di gruppi improvvisati riempiono ogni vicolo e ogni spazio della città con le loro note. È una grande manifestazione di “vida, amor y baile” (vita amore e ballo) che si riversa in ogni angolo della nazione: dagli aeroporti agli alberghi, dai mezzi pubblici, ai bar, fino alle case delle periferie. Per i turisti il Carnaval con la sua musica, il rhum e una moltitudine di corpi che ballano in libertà, è una folgorazione, un'esperienza unica nel suo genere. 14 luglio 2003 - Se ne va André Claveau, il Principe della “Chanson de charme”
Il 14 luglio 2003 muore André Claveau, un artista che ha attraversato da protagonista nel bene e nel male oltre cinquant’anni di storia dello spettacolo francese. Amato per la sua voce, ma soprattutto per le sue straordinarie performances radiofoniche, quando i nazisti occupano la Francia abbozza e diventa uno degli animatori della principale radio di propaganda degli occupanti e del governo da loro insediato. Processato e condannato per collaborazionismo, dopo aver scontato la pena di un periodo di interdizione dall’attività artistica, torna a esibirsi e, a differenza di altri artisti di quel periodo, viene perdonato dal pubblico che l’accoglie con l’affetto di sempre. La sua voce fa innamorare più di una generazione e il fascino delle sue interpretazioni conquista anche il cinema, soprattutto negli anni Cinquanta, pervasi dell’entusiasmo, dalle speranze di ricostruzione e soprattutto dalla voglia di lasciarsi alle spalle la dura eredità della guerra. Claveau capisce questi sentimenti, li annusa quasi istintivamente e riesce a rimettersi in carreggiata dopo il non breve periodo d’assenza forzata dalle scene che per altri artisti è stato fatale. In Italia il grande pubblico si accorge di lui relativamente tardi, nel 1958, quando con la canzone Dors, mon amour, vince inaspettatamente l’Eurofestival o, se lo si vuole chiamare con il suo nome completo, il Festival della Canzone Europea al quale partecipano gli artisti dei vari paesi dell’Europa televisiva collegata dall’Eurovisione. André Claveau nasce a Parigi il 17 dicembre 1911, anche se qualche biografia corretta da uffici stampa un po’ compiacenti sposta la sua nascita al 1915. Figlio di un tappezziere viene presto indirizzato verso studi attinenti alla professione del padre. Quando porta ancora i pantaloni corti viene ammesso nella scuola della Compagnie des Arts Français in rue du Faubourg Saint-Honoré, un luogo prestigioso dal quale si dice escano gli scenografi e i decoratori di scena “più bravi del mondo”. Vero o no, il giovane André Claveau dimostra di avere un certo talento e cerca di trarne subito qualche vantaggio disegnando gioielli, scenografie teatrali e manifesti di personaggi dello spettacolo. La sua passione segreta è, però, il canto. Con la sua voce da baritono leggero si cimenta in canzoni e brani d’opera per gli amici o quando gli capita. Per molto tempo l’idea che la canzone possa diventare l’unica professione della sua vita non lo sfiora nemmeno per sbaglio nemmeno nei sogni. Sono gli amici a insistere perché cominci a pensare alla possibilità di farne una professione, magari affinando con lo studio e la pratica le già notevoli tecniche vocali. Alla fine, come spesso succede, è il caso a decidere per lui. L’elemento decisivo è rappresentato da “Premières chances”un concorso per cantanti dilettanti organizzato dalle poste parigine nel 1936 al quale partecipa più per gioco che per ambizione. Canta la canzone Chez moi, il pubblico l’applaude calorosamente e la vittoria è sua. Da quel momento inizia la sua carriera musicale e la sua corsa verso il successo che, come lui stesso ha raccontato, non è arrivato improvvisamente, ma si è costruito passo dopo passo. Per un paio d’anni si esibisce nei locali notturni accompagnato dal suo amico pianista Alec Siniavine mentre il suo nome pian piano cresce d’importanza sui manifesti che annunciano i protagonisti della serata. Nel 1938 fa anche il suo debutto nel cinema con il film “Champions de France”. Alla fine del decennio il suo stile personalissimo che si colloca a metà tra quello dei crooners d’oltreoceano e quello dei baritoni d’operetta, gli vale il soprannome di “Principe della Chanson de Charme”. Tra i protagonisti della notte parigina con all’attivo récital nei locali più prestigiosi e conosciuti come il Mogador, il Pacra e l’Européen, quando la capitale viene invasa dalle truppe d’occupazione con la croce uncinata sugli stendardi non cambia le sue abitudini. Non è tra le persone che si accalcano ai bordi delle strade per applaudire i nuovi padroni, ma non è neppure tra coloro che sono disposti a rinunciare alla carriera pur di non essere complice. Come una parte degli artisti della sua generazione fa finta di non occuparsi di politica e continua a lavorare come se niente fosse. Non ha particolare simpatia per gli occupanti e i loro manutengoli francesi, ma non per questo pensa sia un suo dovere opporsi. A partire dal 1940 diventa il conduttore e l’animatore di una trasmissione musicale su Radio-Paris, l’emittente controllata dagli occupanti nazisti, che lo fa diventare popolarissimo in particolare tra il pubblico femminile. In quel periodo centra un successo dopo l’altro con canzoni come Tout en flânant, J’ai pleuré sur tes pas, Évangeline e, soprattutto la versione maschile di quell’Attends-moi mon amour che appartiene anche al repertorio di Léo Mariane e nella quale si percepisce la malinconia di chi vive in un paese dove i destini delle persone sfuggono al loro controllo e sono in balia degli eventi. Con la Liberazione Parigi si libera di un incubo e comincia a fare i conti con se stessa e con coloro i quali hanno collaborato con l’occupante tedesco. C’è chi si è macchiato di crimini anche feroci, chi ha collaborato senza partecipare materialmente ad alcun crimine ma li ha tollerati quando non coperti e chi, come André Claveau, non si è proprio curato di ciò che accadeva, come se l’artista potesse vivere in una sorta di mondo separato da quello in cui vivono i comuni mortali. La sua unica difesa è l’ammissione di una colpa inconsapevole. La corte incaricata di giudicarlo prende per buona questa impostazione e decide di non infierire. Alla fine del procedimento che lo riguarda non c’è né la condanna a morte né il carcere ma, some accade per Léo Marjane e altri protagonisti della breve stagione di Radio-Paris in mano tedesca, un decreto che gli impedisce di esibirsi in locali pubblici, alla radio o davanti alla cinepresa fino ai primi mesi del 1946. Per altri artisti questa decisione finisce per essere la pietra tombale di una carriera, ma per Claveau no. Quando torna l pubblico non l’ha dimenticato e, soprattutto, è disposto ad accettarlo per quello che è. Come agli inizi della sua carriera ricomincia senza fretta passando dall’operetta ai locali e infine a Radio Luxembourg dove ritrova il pubblico sempre entusiasta delle sue ammiratrici. Alla fine degli anni Quaranta André Claveau è di nuovo uno degli artisti di maggior successo della scena musicale francese. A conferma di questo fatto c’è il contratto siglato nel 1949 con la casa discografica Polydor, per la quale inciderà brani destinati a restare nella storia e nell’immaginario della generazione del dopoguerra come Étoile des neiges, Cerisier roses et pommier blanc, Gigi, Fou de vous, Domino, Sous une ombrelle à Chantilly e tanti altri tra i quali spicca La petit diligence con cui vince il Gran prix du Disque del 1951. Per tutti gli anni Cinquanta i successi si susseguono a ritmo costante mentre anche il cinema si avvale della sua popolarità e della sua simpatia affidandogli ruoli in linea con il suo personaggio in vari film. Nel 1958 vince il già citato Eurofestival e poi comincia a capire che i tempi stanno cambiando. All’alba degli anni Sessanta anche in Francia arrivano gli echi della rivoluzione del rock and roll mentre una nuova generazione di chansonniers sta approdando al successo. A differenza di altri artisti che tentano di adeguare il proprio stile, André Claveau preferisce diminuire il suo impegno fino a ritirarsi definitivamente dalle scene. Lui, che è stato accusato di aver saputo adattarsi quasi con indifferenza a ogni mutamento, di fronte al tempo che passa preferisce evitare riciclaggi stilistici che non gli appartengono. «Io credo di essere soltanto il cantante della mia generazione». Si ritira e se ne va in campagna a ritemprare lo spirito e il fisico. Non torna più sulle scene fino alla morte che lo coglie a novantun anni in quel di Brassac il 14 luglio 2003.
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