24 dicembre, 2009

8 gennaio 1935 – Elvis, il re bianco del rock and roll

l’8 gennaio 1935 a Tupelo, nel Mississippi nasce Elvis Aaron Presley. Insieme a lui nasce anche un altro piccolo Presley, il suo gemello Jesse Garon che però quando viene alla luce è già morto. C’è chi ha scritto che si è trattato di un fatto premonitore, quasi che l’intervento della natura volesse impedire l'esistenza di un duplicato del cantante più popolare di tutti i tempi. Fin da bambino Elvis canta nel coro della chiesa e a dieci anni si fa notare in un concorso per voci nuove. Nel 1948 i suoi genitori si trasferiscono a Memphis in cerca di lavoro e gli regalano la prima chitarra. In questo periodo il ragazzo incontra la musica nera attraverso l’espressività corporale dei cori gospel e la vocalità graffiante dei dischi di rhythm and blues. L’inizio della sua scalata al successo inizia un sabato pomeriggio del mese d'aprile del 1953 quando Elvis entra nella Memphis Recording Service, la sala di registrazione della Sun Records, al n. 706 di Union Street, per registrare un disco da regalare a sua madre per il compleanno. La sua voce attira l'attenzione dell'impiegata Marion Keisker che parla di lui al proprietario della Sun Sam Phillips. Pochi mesi dopo il ragazzone è già stato scritturato dalla Sun che nel 1954 pubblica il suo primo disco. Si intitola That's all right, mama ed è la versione, nata quasi per gioco, di un brano degli anni Quaranta di Arthur Crudup. Dopo vari dischi e una lunga fila di concerti proprio alla fine di un’esibizione in Arkansas incontra Tom Parker, detto “il colonnello”, che diventa suo manager. Nel mese di novembre del 1955 la Sun Records vende il contratto di Presley alla RCA Victor per una somma superiore ai 35.000 dollari, ai quali vanno aggiunti almeno cinquemila dollari finti nelle tasche del cantante e poche settimane dopo ripubblica tutti i singoli già pubblicati dalla Sun. Il 10 gennaio 1956 Elvis registra Heartbreak Hotel e il 28 gennaio arriva per la prima volta in televisione con Tommy e Jimmy Dorsey. Il 9 settembre 1956 partecipa all'Ed Sullivan Show e totalizza più di sessanta milioni di telespettatori. È esplosa la Presleymania. Debutta anche nel cinema con il film "Love me tender", uscito in italia con il titolo "Fratelli rivali", che arrivato nelle sale il 16 novembre 1956, copre le spese di produzione con gli incassi dei primi tre giorni. Poche settimane dopo Elvis si presenta alla visita medica per prestare il servizio militare convinto da Parker che la scelta di prestare il servizio militare pur potendo evitarlo avrebbe rafforzato la sua posizione di buon americano e consolidato il suo successo di massa. Destinato alla base NATO di Bremerhaven, in Germania, il 24 marzo 1958 presta giuramento di fedeltà alla nazione. Proprio in Germania Elvis conosce Priscilla Beaulieu, la figlia di un ufficiale americano, che qualche anno dopo diventa sua moglie. L’idea di Parker è quella di cambiare il personaggio sovrapponendo all'immagine del “re del rock and roll” quella di un artista ormai maturo e perbene. Terminato il servizio militare, quindi, il cantante comincia a cimentarsi con un repertorio meno aggressivo, dove prevalgono ballate melodiche e brani standard riarrangiati con una modesta accentuazione ritmica. All’inizio degli anni Sessanta, tiene due concerti a Memphis e a Honolulu, devolvendone l'incasso all'Arizona War Memorial e annuncia la sua intenzione di non esibirsi più dal vivo. Un po’ in crisi di fronte all'esplodere del beat con lo sbarco dei Beatles negli Stati Uniti torna al successo nel 1968 con un nuovo show televisivo e il singolo If I can dream che vende più di un milione di copie. In breve tempo ritorna ai vertici della popolarità e riprende anche a esibirsi dal vivo. Il suo fisico, però, non è più quello di un tempo. Tra il 1973 e il 1974 viene ricoverato per ben cinque volte in ospedale e il 10 aprile 1977 a Baltimora, nel Maryland, venne colto da collasso in scena. Nella notte tra il 15 e il 16 agosto dello stesso anno muore per un attacco cardiaco sull'ambulanza che lo trasporta all'ospedale.

7 gennaio 1916 – “Bobo” Jenkins, il bluesman che canta la politica

Il 7 gennaio 1916 a Folkland, in Alabama, nasce John Pickens Jenkins, cantante e chitarrista blues più conosciuto come “Bobo” Jenkins. Talento precoce a cinque anni canta nella chiesa del suo quartiere e nel 1925, a nove anni, entra a far parte di un gruppo gospel. Nel 1928 lascia la famiglia e si trasferisce a Memphis. Dopo il servizio militare, nel settembre del 1942, si stabilisce a Detroit, nel Michigan dove cerca e trova lavoro pur non rinunciando a coltivare nel tempo libero la sua passione per la musica. Nel 1954 debutta in un club di St. Louis. Il suo nome comincia a dibvantare popolare anche per la capacità di mettere in musica concetti complessi che appartengono alla sfera politica. Proprio nel 1954 il suo Democrat blues gli vale un contratto discografico e di edizioni con la Chess. La strada è aperta. La sua intensa attività culmina nel 1964 nella costruzione di una propria casa discografica, la Big Star con cui realizza vari album compresi i fondamentali The life of Bobo Jenkins e Here I am a fool in love again. Tra le sue catteristiche più rilevanti c’è quella di adattare il repertorio tradizionale al sound moderno del blues di Detroit. Muore il 14 agosto 1984 in quella Detroit che da tempo è diventata la sua città

6 gennaio 1938 – Adriano Celentano, il ragazzo della Via Gluck

Il 6 gennaio 1938 nasce a Milano Adriano Celentano. Figlio di immigrati pugliesi, negli anni Cinquanta abita a Milano in quella Via Cristoforo Gluck che è diventata la sua Abbey Road. Fa l’apprendista orologiaio e arrotonda le entrate imitando Jerry Lewis in coppia con il suo amico Elio Cesari che in quel periodo imita Dean Martin e poi diventerà Tony Renis. Sono anni frizzanti. Finite le giornate del boogie woogie arrivato sui tank degli americani in Italia cominciano ad arrivare sulle onde del passaparola e dei primi dischi “rubati” gli echi di nuovi ritmi. Nell’aprile del 1954 è uscito nelle sale statunitensi il film “Rock around the clock”. I giornali raccontano che il brano omonimo, interpretato da Bill Haley, sta suscitando l’entusiasmo dei ragazzi d’oltreoceano e parlano di un nuovo ballo chiamato rock and roll.. Con la preveggenza che spesso contraddistingue parte della critica italiana c’è chi sostiene che non potrà mai avere successo da noi perché «troppo lontano dai nostri gusti musicali». Se per i benpensanti il rock and roll è il diavolo, un segno evidente della corruzione dei costumi, per i giovani è invece il profumo della libertà. Quello che si muove in Italia non è ancora un vento, ma un sottile e appena percettibile refolo. Timidamente emergono i primi imitatori delle tecniche d'oltreoceano. Anche se non c’è l'urlo rabbioso e liberatorio del rock più aspro e “nero” alcuni iniziano a cantare fuori dai gorgheggi e dalle voci impostate della tradizione. Il giovane Celentano è uno dei più esagerati. Canta in un inglese approssimativo i brani imparati dal giradischi e rielabora il ritmo con il corpo prima ancora che con la voce muovendosi come una marionetta senza fili. Le sue esibizioni nelle balere milanesi gli valgono il titolo onorifico di Molleggiato e ne fanno un mito per quel tessuto complesso di adolescenti apprendisti, lavoratori, studenti e disoccupati delle periferie milanesi che anni dopo qualcuno chiamerà proletariato giovanile. La sua carica fa esplodere anche il Santa Tecla, il tempio del jazz e della musica alternativa milanese dell’epoca, ma l’occasione della vita arriva con il Festival del Rock and roll di Milano. Il 18 maggio 1957 la sua esibizione scatena il finimondo. Adriano in maglietta rossa e blue jeans sale sul palco insieme ai Rocky Boys e fa esplodere gli oltre diecimila spettatori stipati come sardine nel Palazzo del Ghiaccio con sedie divelte, ragazzine che urlano, mentre un centinaio di ragazzi rimasti fuori si scontra con la polizia. Lì nascono il mito di Adriano Celentano e il rock and roll italiano, che non può essere considerato una semplice e pura “moda” d’importazione. Quasi tutti i rocker della prima generazione infatti sono degli innovatori, non degli scimmiottatori. Essi innestano le caratteristiche del genere proveniente dall’altra parte dell’Oceano sull’impianto della canzone ritmica italiana elaborando così una strada autonoma, una sorta di “via italiana al rock and roll” che influenzerà in maniera profonda la stessa struttura della musica popolare del nostro paese. Un mese dopo l’incendio del Palazzo del Ghiaccio l’eroe dei giovani milanesi pubblica il suo primo disco. Nel 1958 centra il suo primo successo commerciale con Buonasera signorina. Nel 1959 vince il Festival di Ancona con Il tuo bacio è come un rock. La svolta della sua carriera porta la data 26 gennaio 1961 quando il rock and roll sbarca al Festival di Sanremo con la canzone 24 mila baci. Adriano si presenta sul "sacro" palcoscenico del Festival in modo strafottente e fuori dagli schemi. Durante l'esibizione si contorce e si permette di voltare la schiena al pubblico dimenando i glutei in diretta televisiva. Con quell'esibizione a Sanremo non sbarca soltanto il rock and roll, ma anche la carica sessuale che l'accompagna. La diretta televisiva amplia a dismisura l'impatto. Il successo del brano è straordinario e oltre un milione di copie del disco verranno bruciate in poche settimane. La nicchia è diventata un fenomeno di massa. Il refolo è diventato un tornado e Celentano un profeta indiscusso. L’uomo prende fin troppo sul serio questo ruolo e non smetterà più di recitare la parte. Raduna gli amici di sempre in una factory alla quale da il nome di Clan, scopre la religione attraverso una crisi mistica, diventa una star del cinema e soprattutto prende posizione sempre e comunque in modo esagerato, anche quando non è dalla parte giusta. Si schiera contro il divorzio, contro l’aborto e quando esplodono le lotte operaie dell’autunno caldo predica la pace sociale con Chi non lavora non fa l’amore. Non si fa però in tempo a dargli del reazionario che lui apre una dura critica al modello di sviluppo consumista e si lancia in campagne ecologiste, pacifiste e antirazziste. Nonostante il passare del tempo, pur lontano dal "molleggiato" rocker degli inizi, continua a mantenere inalterato il suo carisma sul pubblico che gli perdona volentieri anche i periodici deliri autocelebrativi. Comunque la si pensi su di lui, contraddittorio, arruffone, incendiario, pompiere, pacifista, baciapile, ecologista, furbone, rivoluzionario, reazionario o conservatore l’arzillo ex Ragazzo della Via Gluck riesce sempre a far parlare di sé.

5 gennaio 1980 – Chiude il Casino de Paris, ma non per sempre

Il 5 gennaio 1980 chiude i battenti per una lunga serie di problemi economici il Casino de Paris. Sembra così arrivata alla fine la lunga storia del locale situato al numero 16 di rue de Clichè, nel nono Arrondissement di Parigi, una delle tante “sale da spettacolo e da concerti” fondamentali per l’evoluzione della canzone e dello spettacolo moderno non soltanto in Francia. La sua storia comincia nel 1730 quando a parigi regna Luigi XV e a palazzo reale ci sono due uomini molto potenti come il duca di Richelieu e il maresciallo Louis François Armand de Vignerot du Plessis. Proprio loro tra un affare di Stato e l’altro, individuano in una larga spianata di terreno alberato un luogo attrezzato e parzialmente coperto dove poter organizzare e ospitare spettacoli di loro gradimento. Nel 1779 il Barone d’Ogny acquista quel luogo e, dopo averlo ribattezzato Folie-Richelieu, ne affida la direzione artistica a Fortunée Hamelin, una giovane donna molto carina e molto addentro alla Parigi mondana di quel periodo. Nel 1811 la Folie-Richelieu viene trasformata in un grande parco d’attrazioni destinato a durare per una quarantina d’anni. Nel 1851, infatti, l’intero complesso viene demolito in un impeto moralizzatore e al suo posto viene edificata la Chiesa della Santa Trinità. Fine della storia? Tutt’altro. Un altro barone, che si chiama Haussmann, infatti, riprende il filo del discorso, smonta e ricostruisce più in basso la chiesa e al suo posto insedia un locale destinato allo svago e al tempo libero che ospita anche una pista di pattinaggio destinata a ottenere un grande successo di pubblico. Proprio su una parte di questa pista nel 1880 viene eretto il fastoso Palace Théâtre con una grande sala in stile rococò costellata da piante esotiche, velluti e da venti colonne che sorreggono altrettante statue di donne nude e alate ciascuna della quali porta nella mano destra un lampadario. Nel 1914 il Palace Théâtre viene acquistato da Raphaël Beretta, che la trasforma in una sala destinata a ospitare spettacoli cinematografici e music-hall. Si chiama già Casino de Paris quando, nel 1917, ospita per la prima volta uno spettacolo di rivista la cui vedette è Gaby Desly, considerata la prima grande stella del music hall francese. Le repliche proseguono per qualche mese fino al 1918 quando un bombardamento ne interrompe forzosamente l’attività. Finita la prima guerra mondiale il locale riapre sul suo palcoscenico si alternano grandi stelle, da Mistinguett e Maurice Chevalier, da Line Renaud a Zizi Jeanmarie. Il 5 gennaio 1980, travolto da vari problemi economici, il locale sembra destinato a chiudere per sempre i battenti. Riaprirà nel 1982.

4 gennaio 1959 – La regina Nilla Pizzi batte il reuccio

Il 4 gennaio 1959 si conclude la prima edizione di “Canzonissima”, una sfida musicale collegata a una lotteria nazionale che in quel momento si chiama ancora Lotteria di Capodanno e che è destinata a cambiare nome qualche anno dopo diventando Lotteria Italia. La prima puntata ha avuto luogo il 22 ottobre 1958 e, per selezioni successive, si è arrivati alla serata finale, nella quale quelli che erano considerati i due favoriti, cioè il “reuccio” della canzone Claudio Villa e “la regina” Nilla Pizzi, si confrontano direttamente l'un contro l'altro. Alla fine vince la regina che ha la meglio sul rivale grazie a una intensissima interpretazione de L’edera, il brano con il quale si è piazzata al secondo posto nel Festival di Sanremo dell’anno prima. Claudio Villa, che ha interpretato Arrivederci Roma deve accontentarsi della piazza d’onore.

3 gennaio 1989 – L’AIDS? Per l’Italia l’unico rimedio è la castità

Mentre da più parti si moltiplicano le critiche nei confronti del governo italiano e del ministro della sanità Carlo Donat Cattin, accusati di sottovalutare il pericolo dell’AIDS, il 3 gennaio 1989 le famiglie italiane ricevono una lettera firmata dal ministro stesso nella quale si consiglia la "castità" come unico rimedio sicuro alla terribile malattia. Le associazioni degli omosessuali e quelle impegnate nella lotta all’AIDS, che giudicano l’iniziativa inutile, pericolosa e condizionata dalle pressioni della chiesa cattolica più che dalla preoccupazione di condurre una lotta efficace alla malattia, lanciano una grande campagna per la diffusione dell’uso dei profilattici.

2 gennaio 1991 – Renato Rascel, un omino candido e sognatore

Il 2 gennaio 1991 muore Renato Rascel, uno dei pilastri della storia del teatro leggero in Italia. Cantante, autore, attore e capace di misurarsi con quasi tutti i ruoli dello spettacolo moderno non si adagia mai sugli allori del successo raggiunto ma cerca sempre nuovi stimoli, nuove fonti d’ispirazione per il suo talento artistico. Il suo percorso artistico è straordinario. Dall’operetta passa sempre da protagonista all’avanspettacolo degli anni difficili della guerra e dell’occupazione tedesca. Chiusa la parentesi bellica dopo la Liberazione è uno dei principali artefici del successo della grande rivista e della commedia musicale. La sua grande duttilità artistica gli consente di passare con uguale successo dal teatro al cinema, alla radio, alla commedia musicale e anche alla televisione. A volte segue il filo della corrente delle mode altre volte si muove in direzione contraria come alla fine degli anni Cinquanta quando gli appassionati della canzone italiana impazziscono per gli “urlatori” e lui sceglie di andare controcorrente: «…tutti urlavano e io sussurravo, tutti si agitavano e io mi presentavo con la mia figura esile a dichiararmi l'ultimo poeta che sospira alla luna…». Il suo rapporto con la musica è tutt’altro che casuale visto che fin da giovane frequenta regolari lezioni di armonia e contrappunto appassionandosi poi alla batteria a cimentandosi in una lunga serie di strumenti dalle percussioni alla chitarra, all'organetto al corno inglese. Nel suo repertorio di cantante e compositore passa senza troppi problemi dai ritmi sincopati di derivazione jazz alle melodie dolcissime, ariose e ricche di poesia. Gorni Kramer ha detto di lui: «… è il cantante che ogni direttore d'orchestra vorrebbe avere. Orecchio finissimo, timbro di voce estremamente personale, duttilità a qualsiasi genere, grande accuratezza nelle esecuzioni…» Figlio del cantante d’operetta Cesare Ranucci e della ballerina classica Paola Massa, Renato Rascel, all’anagrafe Renato Ranucci, nasce il 27 aprile 1912 a Torino. Le sue origini “piemontesi” sono un caso visto che i genitori sono romani ma si trovano nel capoluogo sabaudo perché impegnati in tournée. La sua infanzia trascorre a Roma dove cresce affidato alle cure di nonna Margherita quando i genitori sono in viaggio per lavoro. Bambino prodigio fin dalla più tenera età nel 1925, a tredici anni, esordisce in una sala da ballo come batterista per un compenso di 20 lire alla settimana. Nel 1928 entra a far parte di una compagnia d’avanspettacolo, ricoprendo i ruoli di fantasista e ballerino di tip-tap. Il suo nome diventa rapidamente popolare nel teatro di varietà grazie a una galleria di figure caricaturali che si adattano perfettamente al suo fisico gracile e minuto e delineano il personaggio di un omino candido e sognatore. Negli anni Cinquanta fonda una propria compagnia e diventa uno dei grandi protagonisti delle commedie musicali, soprattutto di quelle scritte dal duo Garinei e Giovannini. Da quel momento il successo non lo abbandona più. Innumerevoli gli spettacoli a cui lega la sua fama. Nel 1955 scrive la famosissima Arrivederci Roma e nel 1960 vince il Festival di Sanremo con Romantica, in coppia con Tony Dallara. Torna ancora sul palcoscenico sanremese nel 1970 per presentare Nevicava a Roma in coppia con Pio. A partire dagli anni Ottanta riduce progressivamente i suoi impegni senza abbandonare mai del tutto le scene fino alla morte che lo coglie, non troppo, inaspettata nella sua Roma il 2 gennaio 1991.

1° gennaio 1972 – Maurice Chevalier, ottimista a oltranza

Il 1° gennaio 1972 muore Maurice Chevalier. Cantante, attore, intrattenitore è uno dei simboli dello spettacolo francese. Maurice Chevalier è un simpatico ottimista, con la voce calda e il cuore in mano, sempre pronto a regalare un sorriso, una smorfia buffa o una speranza. «Non abbiate paura, il futuro sarà migliore del presente…» Basta dare un’occhiata al sorriso da eterno ragazzo stampato sul suo volto per intuire il segreto del successo di questo figlio del popolo diventato un gigante della canzone, del teatro e del cinema. Il buonumore è la sua maschera artistica e lo trasforma nella prova vivente del fatto che con l’ottimismo si può cambiare la realtà. Oltre che figlio del popolo è anche figlio di un’epoca complessa e drammatica, segnata da due guerre devastanti che lasciano ferite profonde nei rapporti sociali e nella vita delle persone. Il mondo sembra sull’orlo del disastro e lui lo attraversa sorridente quasi a voler dispensare serenità. Sono anche gli anni nei quali la poesia e il teatro incontrano la canzone nei caffè concerto e insieme salgono sui palchi dei teatri dando vita, vigore e fortuna a quello che verrà chiamato music-hall. Di questa realtà Maurice Chevalier è l’espressione maschile più conosciuta e più amata. Se ne accorgono anche gli americani che lo portano a Hollywood e gli danno addirittura un Oscar per la sua interpretazione in “Gigi” di Vincente Minnelli. Il mondo, soprattutto gli statunitensi, vede in lui il francese tipo, galante e sicuro di sé al limite della goffaggine, simpatico e divertente senza mai sfociare nella volgarità, eternamente in bilico tra adolescenza e maturità. Quanto questa maschera corrisponda davvero all’uomo e non soltanto al personaggio nessuno può dirlo. Maurice Chevalier è stato un uomo contraddittorio come l’epoca nella quale è vissuto e nella sua vita ha attraversato momenti drammatici trovando ogni volta un aiuto prezioso per cavarsi dai guai. Di lui ci restano le incomparabili interpretazioni, il sorriso e la bonaria gioia di vivere. Nasce il 12 settembre 1888 a Ménilmontant, un quartiere popolare di Parigi. Suo padre Charles Victor fa l’imbianchino e qualche anno dopo se ne va a cercar fortuna altrove lasciando sola la moglie d’origini belghe Joséphine Van der Bosche con i tre figli Paul, Charles e, appunto, Maurice. Proprio quest’ultimo quando il padre se ne va, seguito ben presto dal fratello maggiore, lascia la scuola per trovare qualche lavoro che possa aiutare la famiglia a tirare avanti. Ha dieci anni ma non è più un bambino. Si ingegna a trovare lavoretti ma sogna di essere un artista. Prima guarda con interesse agli acrobati da circo, poi decide di diventare un cantante. Convinto di non avere un grandissimo talento vocale orienta il suo repertorio alle parodie e ai brani comici in genere. Nel 1900 ha dodici anni ma è già una piccola stella nei caffè-concerto e nei locali parigini dove imita soprattutto il cantante Dranem, uno dei più applauditi di quel periodo. Non è tutto oro quel che riluce e il giovane Chevalier lo impara a sue spese quando dai piccoli locali passa a palcoscenici più impegnativo. Un fiasco al Petit Casino nel 1902 gli insegna che non si può puntare soltanto sulla sorte. Il ragazzo non s’arrende. Si impegna nello studio del canto, impara a ballare e pratica la boxe. Dopo aver ottenuto una parte in una rivista al Parisiana lascia la capitale e va a farsi le ossa nei teatri di provincia. Il primo, vero, grande successo arriva nel 1905 quando all’Alcazar di Marsiglia la gente fa la fila per assistere a una sua interpretazione. Qualche piccola esperienza cinematografica in cortometraggi muti precede il grande ritorno a Parigi nel 1909 alle Folies Bergères, uno dei templi della rivista musicale parigina. In breve diventa uno degli artisti più amati della capitale. Nelle sue braccia cadono prima la cantante Fréhel e poi la star delle star, quella Mistinguett che ha fatto innamorare con la sua voce e il suo corpo magnati, ufficiali, principi e re. L’aiuto della donna, che ha tredici anni più di lui e una notevole esperienza nel mondo dello spettacolo, si rivela determinante e non solo dal punto di vista artistico. Quando Chevalier, spedito al fronte durante la prima guerra mondiale, viene ferito, catturato dai tedeschi e rinchiuso nel campo di prigionia d’Alten Grabow, Mistinguett telefona alla nobiltà di mezza Europa e alla fine riesce a farlo liberare. Gli anni Venti e Trenta vedono il trionfo definitivo del suo personaggio di dandy frivolo che parla con un curioso accento popolare. La sua maschera funziona sia in francese che in inglese, una lingua che ha imparato rapidamente e nella quale si esprime con assoluta naturalezza. Novello re Mida sembra trasformare in oro tutto quello che tocca, dal teatro di rivista al cinema, alla canzone. All’inizio degli anni Venti la gente si spella le mani quando lui intona brani come Valentine e Dans la vie faut pas s’en faire. In breve la sua popolarità scavalca l’oceano. Nel 1928 lo chiamano a Hollywood. Ci va e interpreta una serie di film non destinati all’immortalità come “L’allegro tenente”, “Amami stanotte” o “La vedova allegra”. Nel 1935 stanco della vita frenetica della Mecca del cinema decide di rompere il contratto con la Metro Goldwin Mayer e di tornare in Francia. In quel periodo scrive e interpreta brani entrati nella storia della canzone francese come Prosper, Ma pomme, Marche de Ménilmontant, dedicata agli anni della sua infanzia o Y a d’la joie che regala a Charles Trenet, un giovane interprete destinato a suo parere a fare molta strada nel mondo dello spettacolo. Sono gli anni della maturità e della consapevolezza delle proprie qualità. Dal punto di vista artistico sono forse i migliori della sua lunghissima carriera, ma dal punto di vista umano sono anche quelli maggiormente ricchi di problemi. Essere un cantante che dispensa ottimismo, gioia di vivere e speranza nel futuro può diventare un problema quando il paese in cui si vive è occupato dai nazisti. Maurice Chevalier si ritrova così nel 1942 a essere inserito da Radio Londra nell’elenco dei francesi accusati di collaborazionismo con l’occupante. Tutto nasce dal fatto che il cantante, pur rifiutandosi di cantare a Berlino e di animare una trasmissione della collaborazionista Radio-Paris ha accettato di esibirsi per i prigionieri del campo d’Alten Grabow, dove lui stesso era stato rinchiuso nella guerra 1915-18. In cambio non chiede denaro ma la liberazione di dieci prigionieri provenienti dalla sua Ménilmontant. L’accusa infamante di “collaborazionista” significa la condanna a morte dopo la Liberazione. Arrestato nel 1944 trova insperati difensori nella stampa comunista e nel poeta Louis Aragon che chiedono la cancellazione dell’accusa perché infondata. Alla fine la spuntano. Pochi mesi dopo Chevalier è libero e torna in teatro con grande successo. Nel 1956 l’Alhambra viene ribattezzato con il suo nome e diventa Alhambra-Maurice Chevalier. Mentre la Francia lo osanna, però, nascono nuovi problemi oltreoceano. Dopo una sua presa di posizione contro la proliferazione nucleare nel 1951 gli Stati Uniti lo dichiarano persona non gradita e gli vietano l’ingresso nel paese. La limitazione all’accesso in territorio yankee è abolita nel 1955, giusto in tempo per girare due film come “Arianna” e soprattutto “Gigi” di Vincente Minnelli che nel 1958 spopola agli Oscar. Nel 1967 festeggia i suoi settant’anni con una tournée in mezzo mondo e il 1° ottobre 1968 dà il suo addio ufficiale alle scene sul palcoscenico del Teatro degli Champs-Elysées. È stanco. L’età si fa sentire. Nel 1970 presta la sua voce alla versione francese del tema del film “Gli Aristogatti” della Walt Disney. Dopo l’ennesimo viaggio negli Stati Uniti il 12 settembre 1971 festeggia con un pugno di giornalisti e d’amici il suo ottantatreesimo anniversario. Poi inizia a stare male. Ricoverato in ospedale chiude per sempre gli occhi il 1° gennaio 1972.

20 dicembre, 2009

31 dicembre 1968 – George Lewis, un alfiere della New Orleans Renaissance

Il 31 dicembre 1968 scompare il clarinettista e sassofonista George Lewis. La sua morte avviene a New Orleans, la città dove era nato il 13 luglio di un anno che lui cambiava spesso, anche se quasi sicuramente era il 1900. Il suo nome completo era George Louis Francis Zeno. Con lui muore uno degli artefici del movimento musicale chiamato New Orleans Renaissance. Autodidatta e troppo pigro per imparare davvero a leggere la musica sviluppa inizia a suonare giovanissimo e la prima espreienza orchestrale la vive con la Black Eagle Band. Suona poi con Leonard Parker, Chris Kelly, Kid Rena, la Black and Tan Band di Buddy Petit e l'orchestra di Earl Humphrey prima di dar vita a una propria orchestra con il trombettista Red Allen. Durante gli anni Trenta decide di chiudere con la musica e si guadagna da vivere come scaricatore al porto di New Orleans. A farlo tornare sui suoi passi è Gene Williams che nel 1942 lo convince a riprendere a suonare. Proprio in quegli anni diventa uno dei maggiori esponenti di quella New Orleans Renaissance che rivoluziona il mondo del jazz. In quel periodo suona nella formazione di Bunk Johnson senza rinunciare però a esibirsi con proprie formazioni e con altri musicisti. Nel 1943 forma la George Lewis New Orleans Strompers con Avery "Kid” Howard alla tromba, Jim Robinson al trombone, Lawrence Marrero al banjo, Chester Zardis al contrabbasso e Edgar Mosley alla batteria. Nel 1946 forma un nuovo gruppo e decide di non muoversi più dalla sua New Orleans. Il proposito resta solo una dichiarazione d’intenti visto che nel 1953 accetta di suonare sulla West Coast e nel 1957 è addirittura in Gran Bretagna con l'orchestra di Ken Colyer;. Torna in Europa nel 1959 e poi va anche in Giappone. La sua attività continua fino alla morte.

30 dicembre 1997 – Danilo Dolci, un tenace pacifista contro la mafia

Il 30 dicembre 1997 muore a Partinico, in provincia di Palermo, Danilo Dolci una delle figure più grandi del movimento non violento mondiale. Animatore sociale e poeta nasce il 28 giugno 1924 a Sesana, un paese di confine tra Italia e Slovenia in cui le identità culturali rischiano di essere elemento di divisione. Dopo aver partecipato attivamente alla lotta antifascista negli anni Cinquanta abbandonare gli studi universitari per aderire all'esperienza di Nomadelfia, la comunità nata dall’iniziativa di don Zeno Saltini, un intraprendente prete cattolico. Dopo un periodo passato a Fossoli di Carpi si trasferisce nella Sicilia occidentale dove inizia a promuovere numerose iniziative di lotta nonviolenta contro la mafia, le povertà e il sottosviluppo rivendicando dignità, diritti e lavoro per la popolazione di quelle zone. Nel corso degli anni indaga approfonditamente sul fenomeno mafioso e sui suoi rapporti col sistema politico incurante delle persecuzioni e delle minacce.

29 dicembre 1947 – Didi Balboni, un’eclettica protagonista degli anni Sessanta

Il 29 dicembre 1947 nasce a Cento, in provincia di Ferrara la cantante Didi Balboni. Scoperta quasi per caso dall’annunciatrice Gabriella Farinon si ritrova in breve tempo catapultata dalle esibizioni scherzose nelle feste con gli amici alla ribalta televisiva. Come cantante fa il suo debutto sul piccolo schermo cantando Tuffiamoci, nel programma di canzoni “Follie d’estate”. Il brano, firmato da Cioffi e Pagano, ottiene un buon successo ma il grande pubblico televisivo fa di lei una sua beniamina quando diventa “valletta” di Mike Bongiorno nel programma "La Fiera dei sogni". In quegli anni è anche la “ragazza immagine” del Cornetto Algida sulle riviste destinate al pubblico giovanile. Tra le sue canzoni di quel periodo ci sono Cara fatina, Piano piano, Hully gully triste e Ma-mandolino, sigla della trasmissione “Stasera canzoni”.

28 dicembre 1905 – Earl Hines, il padre del pianismo moderno

Il 28 dicembre 1905 nasce a Pittsburg, un sobborgo di Duquesne, in Pennsylvania, Earl Hines, uno dei grandi pianisti della storia del jazz. Il suo nome completo è Earl Kenneth Hines e il bambino comincia presto a respirare musica visto che suo padre Joseph suona la cornetta nelle brass bands della sua città, sua madre Mary è organista e la sorella Nancy, pianista, dirige una sua orchestra a Pittsburg. Per il piccolo Earl gli studi musicali sono quasi una strada obbligata. Il suo primo strumento è la cornetta, imparata da bambino, il cui suono continuerà ad affascinarlo anche negli anni seguenti al punto da spingerlo a inventare il cosiddetto “trumpet-piano style”, uno stile pianistico impostato sul fraseggio della tromba. A dieci anni comincia a suonare il pianoforte perfezionandosi nello studio rima con l'aiuto di vari maestri di Pittsburg e, successivamente, alla Schenley High School. Dopo alcune esperienze fatte in vari club di Pittsburg alla testa di un suo trio all'inizio degli anni Venti, viene ingaggiato dal cantante Lois B. Deppe con il quale si esibisce nel 1922 alla Lieder House di Pittsburg. L'anno seguente entra a far parte dei Deppe's Serenaders con i quali effettua un lungo tour attraverso gli Stati Uniti. Successivamente si trasferisce a Chicago per suonare prima al Club Elite n. 2 con il violinista Vernie Robinson e poi all'Entertainers' Club come solista. Viene quindi ingaggiato dalla orchestra di Carroll Dickerson, con la quale effettua una tournée per il Pantages Circuit. Rientrato a Chicago oltre che con Dickerson suona con Erskine Tate e Sammy Stewart. Nel 1926 Louis Armstrong lo ingaggia come direttore musicale degli Stompers, la sua formazione con la quale debutta al Sunset riscuotendo un enorme successo. Sempre con Armstrong e Zutty Singleton, Hines suona alla Warwick Hall di Chicago, prima di essere ingaggiato verso la fine del 1927 dal grande clarinettista Jimmie Noone per suonare all'Apex Club. Nell'estate del 1928 Armstrong lo chiama a far parte dei suoi nuovi Hot Five, formati dal nucleo base dell'orchestra di Dickerson. La nuova formazione, anche per l'apporto di Zutty Singleton consente a Earl e a Louis di sfoggiare un linguaggio jazzistico di altissimo livello. Proprio la presenza di Hines determina un profondo mutamento nella classica impostazione dell’improvvisazione collettiva degli Hot Five. La ricchezza armonica della sua tastiera rivoluziona così il jazz di New Orleans e porterà la critica a considerarlo come il padre del pianismo moderno. Nello stesso periodo da vita alla big band del Grand Terrace di Chicago, un’orchestra che manterrà unita per quasi vent'anni consecutivi, metà dei quali trascorsi nel locale che le dà il nome. Nel 1940 partecipa a una seduta di registrazione di Sidney Bechet, registrando tra l'altro il brano Blues in thirds nel quale il suo assolo fa introduzione a una superba improvvisazione del clarinetto di Bechet. Nel 1943 l'orchestra di Hines diventa la culla della scuola bop, accogliendo nelle sue fila Dizzy Gillespie, Charlie Parker, Benny Green e Oscar Pettiford. Hines entra poi negli All Stars di Louis Armstrong, con Jack Teagarden e Barney Bigard restando per molti anni. Quando i rapporti con i suoi compagni si fanno più tesi si ritira in California dove si esibisce per molto tempo all'Hangover Club di San Francisco sia come solista sia alla testa di una dixieland band. Proprio a San Francisco ottiene un ingaggio “a vita” al The Cannery, uno dei più famosi cabaret della città. Torna a esibirsi a New York soltanto nella primavera del 1964 per prendere parte a un concerto organizzato appositamente per lui al Little Theatre dal critico Stanley Dance. L'anno successivo suona al Village Vanguard insieme a Coleman Hawkins, Roy Eldridge, George Tucker e Oliver Jackson e partecipa al festival pianistico di Pittsburg dove suona con Duke Ellington, Mary Lou Williams, Willie “The Lion" Smith, Billy Taylor e altri. Nel 1966 effettua una storica tournée in Russia per conto del dipartimento di stato americano. Alla fine degli anni Sessanta la sua attività si fa frenetica e Hines continua praticamente a suonare finché la salute glielo consente. Muore il 22 aprile 1983 a Oakland, in California.

27 dicembre 1936 - Tony Del Monaco, cantante e autore

Il 27 dicembre 1936 nasce a Sulmona, in provincia de L'Aquila, il cantante e autore Tony Del Monaco. Dotato di una voce melodica molto potente, dopo alcuni anni passati a esibirsi nei locali notturni di tutta Italia, nel 1961 debutta come attore nella commedia musicale "L'adorabile Giulio", con Carlo Dapporto e Delia Scala e nel 1965 presenta allo spettacolo televisivo "Campioni a Campione" il brano Vita mia, che entra subito in classifica. L'anno dopo si ripete con Se la vita è così partecipando a "Un disco per l'estate" e al Cantagiro. Da autore scrive varie canzoni di successo come L'ultima occasione, che diventa molto popolare nell'interpretazione di Mina e viene ripresa in inglese da Tom Jones. Nel 1967 partecipa al Festival di Sanremo con È più forte di me in coppia con Betty Curtis, cui segue un nuovo brano d'alta classifica come Una spina e una rosa. Torna ancora a Sanremo nel 1968 con La voce del silenzio in coppia con Dionne Warwick, nel 1969 con Un'ora fa insieme a Fausto Leali e nel 1970 interpretando Serenata con Claudio Villa. Successivamente riduce l'attività di cantante per dedicarsi maggiormente all'attività di autore. Muore ad Ancona nel 1993.

26 dicembre 1965 - Niente nozze riparatrici per Franca Viola

Il 26 dicembre 1965 la diciottenne Franca Viola di Alcamo, rompendo la tradizione siciliana che vuole che la donna “disonorata” chieda le “nozze riparatrici”, denuncia Filippo Melodia, lo spasimante che l’ha rapita, violentata e infine liberata. Denunciato dalla ragazza il rapitore finisce in carcere. Per la prima volta una ragazza siciliana rifiuta di sposare l’uomo che l’ha rapita "per amore". Nel 1966 Filippo Melodia viene condannato a 11 anni di carcere ridotti poi a 10. Nel 1968 Franca Viola sposa Giuseppe Ruisi. Melodia invece, uscito dal carcere nel 1976, finirà ucciso a colpi di lupara il 13 aprile 1978. Franca diventa così un simbolo dei tempi che stanno cambiando e della voglia delle donne di non sottostare più alle regole della vecchia società patriarcale. La sua vicenda nel 1970 ispira un film del regista Damiano Damiani intitolato “La moglie più bella”. Protagonista femminile nei panni di Franca è Ornella Muti.

25 dicembre 1908 - Eddie Gibbs, banjo, chitarra e contrabbasso

Il 25 dicembre 1908 a New Haven, nel Connecticut, nasce Eddie Gibbs, all'anagrafe registrato con il nome di Edward Leroy Gibbs. Comincia a suonare il banjo quando è ancora un ragazzo, perfezionandosi poi in varie scuole specializzate. A partire dal 1932 inizia a suonare anche la chitarra sotto la guida di Elmer Snowden ma ottiene il suo primo importante ingaggio come banjoista con il trio del clarinettista Wilbur Sweatman con cui incide a New York i suoi primi dischi per la Victor. Suona poi con Billy Fowler, Charlie Johnson, Eubie Blake e Alex Hill. Nel 1937 entra a far parte dell'orchestra di Edgar Hayes.. Nel 1940 viene ingaggiato dal violinista Eddie South con il quale si esibisce nei più noti locali della 52a Strada. Nello stesso anno suona anche con l'orchestra di Teddy Wilson insieme a musicisti come Bill Coleman, Benny Morton e Jimmy Hamilton. Nel corso degli anni Quaranta si unisce via via alle orchestre di Dave Martin, Luis Russell e Claude Hopkins e poi suona con un trio a suon nome al Village Vanguard. Tra la fine degli anni Quaranta e l'inizio degli anni Cinquanta si esibisce a Broadway in vari show, tra cui “The pirate” e “Beggars are coming to town”, poi si aggrega al trio di Cedric Wallace prima di entrare a far parte nel 1952 della jazz band di Wilbur De Paris con la quale si esibisce regolarmente, in veste di banjoista, al Jimmy Ryan's. Verso la fine degli anni Cinquanta decide di cimentarsi anche nel contrabbasso e si rimette a studiare seriamente sotto la guida di Bass Hill. Tra i suoi ingaggi più importanti figurano anche quelli con le formazioni di Henry Goodwin e di Cecil Scott.

17 dicembre, 2009

24 dicembre 1914 - Ralph Marterie, il trombettista nato ad Acerra

Il 24 dicembre 1914 ad Acella, in provincia di Napoli, nasce Raffaele Marterie, il futuro trombettista Ralph Marterie. Emigrato negli Stati Uniti con i suoi genitori, all'inizio degli anni Venti è a Chicago dove a soli quattordici anni suona la tromba in una formazione locale. Chicago resta la sede principale della sua attività anche negli anni seguenti quando si esibisce con vari gruppi e alla radio. Si racconta che la prima formazione a suo nome sia nata nel periodo in cui presta il servizio militare in marina. Tornato alla vita civile prosegue poi l'esperienza dando vita a una nuova orchestra con la quale lavora soprattutto per la ABC. Nel 1951 nel corso di una lunga tournée di successo comincia a cambiare stile passando dallo swing ad una musica pop di più facile e largo consumo. Muore a Dayton, nell'Ohio, il 10 ottobre 1978.

23 dicembre 1966 - Apre l'UFO Club, il tempio dell'underground londinese

Il 23 dicembre del 1966 John Hopkins, seguendo un suggerimento di Steve Stoliman, proprietario dell'etichetta underground ESP di New York, inaugura l'UFO Club, un'organizzazione destinata a restare nella storia dell'underground londinese. Il club inizialmente utilizza per le sue attività il Barney Club, una sala da ballo poco frequentata. Le prime due serate vengono intitolate "Ufo presents night tripper" (Ufo presenta il viaggiatore della notte). Poi non serve più il titolo perché basta il marchio UFO. Il locale diventa il ritrovo di un sacco di persone che suonano, recitano poesie o tengono conferenze su vari argomenti. Ogni domenica pomeriggio ci sono gli "Spontaneous Underground", uno spazio con palco, teatro, sala di proiezione e discoteca dove si esibiscono liberamente i gruppi del fertile tessuto underground. Proprio all'UFO la Purple Gang compone e interpreta Granny takes a trip, una canzone il cui titolo è ispirato al negozio di abbigliamento underground di Kings Road, che diventa l'inno ufficiale del movimento. Gli artisti fanno a gara per aiutare il locale e anche il giornale autogestito nato per supportare il movimento underground. Si racconta dei Beatles seduti tranquilli ad ascoltare Pink Floyd e Soft Machine mentre Pete Townshend degli Who chiede di pagare due volte il biglietto per sostenere il giornale e Kimi Hendrix sale sul palco per unire la chitarra ai Soft Machine. Le iniziative dell’UFO diventano il fulcro della vita artistica alternativa di Londra e nell'autunno del 1967 si trasferiranno nella più capiente Roundhouse, che però verrà quasi subito chiuso dalla polizia. Ma il seme ormai è gettato e la pianta crescerà da sola. Racconta Roger Water dei Pink Floyd: «La prima volta che suonammo ci saranno state venti persone, la settimana dopo un centinaio, poi tre, quattrocento e alla fine non si poteva più entrare. L'UFO iniziò cosi...»

22 dicembre 1927 - Ronnie Ball, l'inglese allievo di Tristano

Il 22 dicembre 1927 nasce a Birmingham, in Gran Bretagna, il pianista Ronald "Ronnie" Ball. Il ragazzo inizia prestissimo gli studi musicali e a soli quattordici anni è già apprezzato come pianista in varie orchestrine che si esibiscono nei locali della sua città natale. A ventun anni, nel 1948, entra per la prima volta in sala di registrazione dove suona con musicisti come Ronnie Scott, Vic Feldman, Tony Kinsey. Nel 1952 decide di fare il grande salto e si trasferisce negli Stati Uniti dove entra a far parte del ristretto gruppo di allievi di Lennie Tristano. Tra le sue esperienze più importanti ci sono quella in trio con il chitarrista Chuck Wayne, quella in quintetto con Lee Konitz. Nel febbraio 1956 entra anche a far parte del quintetto di J.J. Johnson e Kai Winding. Muore nel 1984.

21 dicembre 1963 - Clifford Gibson muore in miseria

Il 21 dicembre 1963 a St. Louis, nel Missouri, muore in miseria il bluesman Clifford Gibson. Nato nel Kentucky il 17 aprile 1901 proprio a St. Louis per alcuni anni è stato un popolarissimo e acclamato protagonista della scena musicale. Al momento della morte però il pubblico gli ha da tempo voltato le spalle e la moglie è costretta a venderne il corpo alla facoltà di medicina per poter pagare le spese del funerale. Il palcoscenico preferito da Gibson, come da quasi tutti i grandi bluesmen della sua epoca sono le strade dove il pubblico impara a conoscerlo e ad apprezzarlo gli inusuali acuti lunghi e prolungati che trae dalle corde della sua chitarra e per il cane ammaestrato che lo accompagna nelle esibizioni. Il primo ad accorgersi delle sue qualità è Jesse Johnson, proprietario di un magazzino di dischi, organizzatore di spettacoli e artefice fondamentale della diffusione del blues di St. Louis. Grazie al suo interessamento Gibson registra tra il 1929 e il 1935 una quarantina di brani che negli anni Settanta vengono in gran parte inseriti e nell'album Beat you doing it.

20 dicembre 1933 - Sam Falzone, un sax da big band

Il 20 dicembre 1933 nasce a Buffalo, New York, il saxoclarinettista Sam Falzone, all'anagrafe registrato con il nome di Salvatore Joseph Falzone. Inizia a studiare clarinetto all'età di quattordici anni prosegue ininterrottamente fino al 1951. Nel 1952, chiamato alle armi, presta il servizio militare nell'aviazione ed entra a far parte della Air Force Band. Congedatosi nel 1955 riprende a lavorare con vari gruppi. Nel 1964 incontra il trombettista Don Ellis che lo scrittura per la sua big band. Quattro anni dopo lascia Ellis per entrare nella big band del batterista Buddy Rich. Chiusa anche questa esperienza riduce progressivamente le esibizioni dal vivo per dedicarsi quasi esclusivamente all'attività di studio. Il suo stile, fortemente influenzato dal linguaggio dell'hard bop, è sostenuto da una forte espressività e da una voce strumentale molto potente che si esprime in fraseggi tesi e nervosi.

19 dicembre 1935 - Silvia Guidi, dalle navi da crociera al festival

Il 19 dicembre 1935 nasce a Cento, in provincia di Ferrara, la cantante Silvia Guidi, all'anagrafe Ersilia Guidetti. Pur avendo cominciato a lavorare fin dalla più tenera età coltiva la passione per la musica nel tempo libero studiando canto e fisarmonica. Nel 1950, appena quindicenne, inizia a esibirsi come cantante nelle sale da ballo della sua zona facendosi apprezzare particolarmente nel genere melodico moderno. Viene poi scritturata per cantare sulle navi da crociera e mentre la sua popolarità si allarga ottiene il primo contratto discografico con l'etichetta Fontana Records. Nel 1961 partecipa al Festival di Sanremo interpretando Notturno senza luna in coppia con Aura D’Angelo, ma viene eliminata. Ci riprova, con la stessa sfortuna, l’anno dopo cantando Fiori sull’acqua in coppia con Wanda Romanelli. In quegli anni gode anche di una discreta popolarità grazie alla costante presenza in trasmissioni radiofoniche e televisive di successo interpretando brani come Amami di più, Gelosia, La verità, Fantastico, Dammi la mano e corri, È vero, Qualcuno mi ama e Quando c’è la luna piena.

18 dicembre 1965 - Per qualche dollaro in più

Il 18 dicembre 1965 al Supercinema di Roma viene proiettato per la prima volta il secondo western all'italiana di Sergio Leone. Si intitola "Per qualche dollaro in più" e la leggenda vuole che il titolo sia nato il giorno stesso della rottura con la Jolly Film, la casa di produzione di Giorgio Papi e Arrigo Colombo per la quale aveva girato "Per un pugno di dollari". È lo stesso Leone ad avvalorare la tesi sostenendo di esserselo inventato per ripicca proprio nel momento in cui dava loro l’addio senza avere la minima idea di quale sarebbe stato il soggetto. Il regista trova poi un nuovo produttore nell’avvocato Alberto Grimaldi che gli fa un’offerta di tutto rispetto: un compenso, la copertura delle spese e il 50% dei profitti. Con questa garanzia si mette al lavoro iniziando a tratteggiare il soggetto di massima con Duccio Tessari e Fernando Di Leo. Al momento della prima scrittura Tessari esce dall’impresa mentre Di Leo continua insieme a Enzo Dell'Aquila. Alla fine è lo stesso Sergio Leone, coadiuvato dal cognato Fulvio Morsella, a trasformare la bozza in un soggetto più dettagliato. Ai due si unisce poi lo sceneggiatore Luciano Vincenzoni, che in nove giorni scrive la sceneggiatura. Il film viene proiettato per la prima volta il 18 dicembre 1965 al Supercinema di Roma. Le reazioni entusiastiche del pubblico impressionano gli emissari della United Artists invitati da Luciano Vincenzoni ad assistere alla proiezione e convincono Ilya Ropert, il vicepresidente della società statunitense a comprare a scatola chiusa i diritti di distribuzione sul successivo film di Leone. Per il suo secondo western all’italiana Sergio Leone decide di puntare su una figura dalla quale il western classico di Hollywood si è sempre tenuto un po’ distante: il bounty killer. Se l’ambigua personalità di chi uccide per soldi cozza contro l’etica che caratterizza gli eroi statunitensi, costretti a essere moralmente edificanti in quanto elementi fondamentali di quella che viene chiamata “epica della frontiera” a lui non importa, anzi ne prende esplicitamente le distanze. «Gli Americani hanno sempre dipinto il West in termini romantici, con cavalli che corrono al fischio del padrone. Non hanno mai trattato il West seriamente, come noi non abbiamo mai trattato l'antica Roma seriamente. Forse il più serio dibattito sull'argomento è stato fatto da Kubrick in "Spartacus": gli altri film sono sempre stati favole di cartone. È stata questa superficialità che mi ha colpito e interessato». Per questa ragione quando si tratta di rimettere in sella il suo “uomo senza nome” dopo il successo di "Per un pugno di dollari" sceglie di farne un cacciatore di taglie. Con lo stesso cappello, lo stesso poncho e lo stesso, identico sigaro del film precedente Clint Eastwood diventa il Monco, un professionista dell’assassinio pagato dalla legge che fa tutto con la mano sinistra come se fosse un mancino ma spara con la destra. Ad affiancarlo c’è il Colonnello Mortimer, cacciatore di taglie più per necessità che per scelta se si dà retta alle osservazioni del profeta («...era un gran militare e ora s’è ridotto a fare il bounty killer) o, come si scopre alla fine, in qualche caso anche per vendetta. E proprio per sottolineare l’importanza assoluta del denaro il conteggio finale dei cadaveri viene effettuato utilizzando come unità di misura il valore in dollari delle taglie.

14 dicembre, 2009

17 dicembre 2004 - Bob Marley eroe nazionale giamaicano?

Il 17 dicembre 2004 vari giornali riportano la notizia di una singolare iniziativa nata in Giamaica. «In qualsiasi parte del mondo uno si trovi, quando sente pronunciare la parola Giamaica si accorge che viene inevitabilmente accostata a un nome solo, quello di Bob Marley». La dichiarazione è di Jacqueline Knight-Campbell, la donna che ha presentato l’iniziativa della “Bob Marley Foundation” per chiedere alle autorità del paese caraibico che il Profeta del Reggae venga proclamato Eroe Nazionale e che il giorno della sua nascita venga considerato Festa Nazionale. La mobilitazione da qualche tempo si sta intensificando e comincia a prendere forma la possibilità che possa avere successo. Se accadesse Bob Marley diventerebbe l’ottavo Eroe Nazionale di un paese decisamente restio a elargire con facilità questo tipo di onorificenza. Non mancano le resistenze da parte di chi sostiene che Bob ha avuto un rapporto spesso contrastato con l’isola che gli ha dato i natali, ma è possibile che la pressione popolare possa alla fine risultare decisiva.

16 dicembre 1945 - Jack Jenney, il trombonista vagabondo

Il 16 dicembre 1945 a Los Angeles, in California, muore il trombonista Jack Jenney, il cui vero nome è Truman Elliott Jenney. Figlio d'arte, nato a Mason City, nell'Iowa, il 12 maggio 1910 muove i primi passi nella musica a otto anni quando inizia a studiare la tromba. Poco tempo dopo però passa al trombone e a undici anni già suona nell'orchestra paterna. La sua carriera in proprio inizia nel 1928 quando viene scritturato da Austin Wylie. Successivamente passa con le orchestre di Mal Hallett nel 1933 e di Isham Jones nel 1934. Nella seconda metà degli anni Trenta lavora come musicista di studio per le Reti radiofoniche NBC e CBS di New York e si esibosce con le formazioni di Victor Young, Freddy Rich, Lennie Hayton e molti altri. Tra il 1938 e il 1940 dirige una propria big band allo scioglimento della quale entra nella formazione di Artie Shaw. Nel 1942 forma un trio a suo nome e appare nella sequenza della jam session nel film “Una stella nel cielo" di William Dieterle. L'anno dopo entra nell'orchestra di Benny Goodman e per qualche tempo dirige anche l'orchestra di Bobby Byrne chiamato alle armi. Dopo aver prestato il servizio militare alla fine del 1944 cerca di tornare nel giro ma viene colpito da una serie di gravi problemi renali che lo portano alla morte.

15 dicembre 1897 - Ed Allen, una cornetta nata a Nashville

Il 15 dicembre 1897 nasce a Nashville, nel Tennessee, Ed Allen, all'anagrafe Edward Clifton Allen, una delle cornette più famose dei primi anni del jazz. Ricostruire fedelmente i primi periodi della sua carriera artistica non è impresa facile, anche perché inizia a suonare a dieci anni e come molti strumentisti dell'epoca registra vari dischi per molte etichette e sotto diversi nomi. Di certo si sa che nel 1922 suona con la Whispering Gold Band, a bordo del S.S. Capitol, un battello di linea che percorre il Mississippi. Nel 1925 lo si ritrova al fianco di Earl Hines all'Elite n° 2, un club di Chicago molto popolare. A partire dal 1927 suona a New York con Willie "The Lion" Smith, James "P." Johnson e soprattutto con Clarence Williams, con il quale resta poi per diversi anni. Tra le sue incisioni degne di nota ci sono due straordinari blues registrati con Bessie Smith per la Columbia nel 1929: Nobody knows you when you're down and out e I've got what it takes. Negli anni Trenta suona con la Earle Howard's Band e poi continua quasi esclusivamente come free lance.

03 dicembre, 2009

14 dicembre 1944 - Radio Libertà inizia le trasmissioni

Il 14 dicembre 1944 iniziano le trasmissioni dell'emittente partigiana "Radio Libertà" protagonista di una delle storie più affascinanti della Resistenza. L’emittente nasce nell'estate 1944 nel biellese quando al Comando zona, grazie alla complicità del conte Filippo Maria Trossi, arriva un apparecchio radiotrasmittente proveniente dall'aeroporto di Cameri. I primi a metterci mano sono Sam, nome di battaglia del chimico liberale Sandro Berruto appartenente alla 2a brigata "Garibaldi", Gamma, cioè il panettiere Giovanni Passaglia di Miagliano, il suo compaesano Grifo, un filatore che all’anagrafe si chiama Alfio Re e Gibo, nome di battaglia del ferroviere Luigi Galleis di Biella. Questo gruppo, dopo mesi di prove, il 14 dicembre 1944 riesce a mandare in onda la prima trasmissione dalle Case Trabbia di Callabiana nelle vicinanze di Biella. Sam è il programmista, Gibo lo speaker, Grifo il chitarrista, Gamma il tecnico. A pochi giorni dalla sua nascita Radio Libertà deve spostarsi. Interrotte le trasmissioni per evitare di essere intercettati da un rastrellamento in corso gli ingegnosi partigiani spostano l’attrezzatura dalle Case Trabbia di Callabiana a Sala Biellese. Gli impianti vengono revisionati e potenziati e maggior cura bviene dedicata alla programmazione. Anche la strumentazione musicale si arricchisce con l’arrivo di un altro chitarrista, una fisarmonica e una mandola, oltre al coro. Il responsabile della programmazione è Hans Striecher un garibaldino d’origini austriache maestro di musica il cui nome di battaglia è “Scat”, come il termine che definisce il canto ritmico del be-bop. Radio Libertà trasmette prima sulle lunghezze d'onda di 42,5 e di 21,5 metri e poi solo sulla lunghezza di metri 21. Le trasmissioni durano una mezz’oretta e iniziano alle 21.30. La sigla d’inizio trasmissione è rappresentata dalle prime dieci note di Fischia il vento, seguite dall’annuncio: «Radio Libertà, libera voce dei volontari della libertà. Non abbiano dubbi coloro che ci ascoltano, siamo partigiani, veri partigiani. Lo dice la nostra bandiera: Italia e libertà. Lo dice il nostro grido di battaglia: “Fuori i tedeschi, fuori i traditori fascisti”. Ecco chi siamo: null'altro che veri italiani. Le nostre parole giungeranno, valicando pianure e montagne, a tutti i compagni patrioti della Liguria, della Toscana, del Piemonte, della Lombardia, dell'Emilia, del Veneto, a tutti coloro che combattono per la nostra stessa causa. Viva l'Italia! Viva la libertà!» Questo è il testo dell’annuncio con il quale iniziano le trasmissioni. L’emittente trasmette fino a pochi giorni prima della Liberazione perché i fascisti riusciranno a danneggiarla nel corso della loro ultima offensiva iniziata il 19 aprile.

13 dicembre 1903 - Sonny Greer, il primo batterista di Ellington

Il 13 dicembre 1903 nasce a Long Branch, nel New Jersey il batterista Sonny Greer, registrato all'anagrafe con il nome di William Alexander Jersey. Batterista molto versatile, nella seconda metà degli anni Dieci con Harry Yerek e successivamente suona anche con Fats Waller. L'incontro decisivo della sua vita però avviene nel 1919 a Washington quando conosce Duke Ellington dando inizio a una collaborazione destinata a durare vari anni. Proprio Greer convince il sassofonista Otto Hardwich e lo stesso Ellington ad andare a New York per suonare nell'orchestra di Wilbur Sweatman. L'esperienza però non è soddisfacente e si conclude con il ritorno dei tre amici a Washington dove nel 1923 Greer e Hardwich decidono di unirsi a Fats Waller e tornare a New York. Con loro ci sono anche il trombettista Arthur Whetsol il banjoista Elmer Snodwen mentre Ellington inizialmente rifiuta ma poi cede e raggiunge gli amici. Anche questa storia sembra nascere sotto una cattiva stella. All'inizio le cose si mettono male ma poi il quintetto, prima diretto da Snodwen e poi da Ellington, comincia a farsi conoscere e ottiene il definitivo successo all’Hollywood Café. Con l'orchestra di Ellington, Greer rimane fino al 1951 quando viene sostituito dal batterista bianco Louis Bellson. Suona poi Johnny Hodges e quindi come free-lance in alcuni famosi club di New York come lo Stuyvesant Casino o il Metropole, per lo più con band di jazz tradizionale. Muore il 23 marzo 1982

12 dicembre 1981 - Nicolas Vaporidis, dal nonno la passione per il cinema

Il 12 dicembre 1981 nasce a Roma l'attore Nicolas Vaporidis. È il nonno a fargli conoscere il mondo del cinema e ad affascinarlo quando è ancora un bambino. Nicolas Vaporidis, padre greco e madre romana, dopo la separazione dei suoi genitori resta a Roma con la madre, la sorella e un nonno speciale, direttore di produzione per la Maura Film. L’uomo, un amante del cinema che da più di quarant'anni è riuscito a trasformare la passione in un lavoro, diventa un punto di riferimento importante per il nipote e, giorno dopo giorno, lo contagia e gli trasmette il suo amore per il cinema. Il piccolo Nicolas non ha ancora undici anni quando spinto dal nonno nel 1992, partecipa senza fortuna al suo primo provino per il film "Ci hai rotto papà" di Castellano e Pipolo. Ha soltanto sedici anni quando l’adorato nonno muore lasciando a Nicolas l’eredità di un sacco di sogni da realizzare. Il ragazzo dopo la maturità, se ne va a Londra da solo per frequentare i seminari di recitazione del Lee Strasberg Theatre Institute mantenendosi grazie al lavoro di cameriere. Dopo un anno di vita londinese torna a Roma dove riesce trovare qualche lavoretto nell’ambiente del cinema e frequenta i corsi di recitazione del Teatro Azione sotto la guida di Isabella Del Bianco e Cristiano Censi, partecipando alla messa in scena di vari spettacoli. Nel 2003 fa il suo debutto sul grande schermo al fianco di Greta Scacchi ne "Il ronzio delle mosche" di Dario D’Ambrosi. L'anno dopo è tra i protagonisti di "13dici a tavola" di Enrico Oldoini e nel 2005 Pieraccioni lo scrittura per il suo "Ti amo in tutte le lingue del mondo". Nel 2006 arriva il grande successo con l’interpretazione del liceale Luca Molinari in "Notte prima degli esami" che trasforma Nicolas Vaporidis in uno dei nuovi divi del cinema italiano più amati dal pubblico femminile.

11 dicembre 1944 - Brenda Lee, Little Miss Dynamite

L'11 dicembre 1944 a Lithonia, Atlanta, in Georgia nasce Brenda Mae Tarpley, destinata a diventare una delle cantanti più popolari tra i teenager alla fine degli anni Cinquanta con il nome d'arte di Brenda Lee. Vincitrice di un concorso per giovani talenti all'età di sei anni, a soli undici anni venne lanciata da Red Foley, una delle star del country, che la ospita nel suo show televisivo. Il 31 marzo 1956 si esibisce nell'Ozark Jubilee Show e due mesi dopo pubblica il suo primo singolo con Jambalaya, versione di un brano di Hank Williams. Il successo è rapido e travolgente e i giornali cominciano a soprannominarla "Little Miss Dynamite. In quel periodo debutta anche nel cinema con il film fantastico "The two little bears" diretto da Randall Hood. Eletta "la miglior cantante pop del mondo" nel 1962, 1963 e 1964 vede la sua popolarità andare in crisi con l'irrompere del beat sulla scena musicale. Dopo un lungo periodo di silenzio, negli anni Settanta si stabilisce a Nashville e torna prepotentemente alla ribalta come interprete country. Tra i brani di maggior successo del suo periodo d'oro ci sono Sweet nothin's, I'm sorry, That's all you gotta do, I want to be wanted, Let's jump the broomstick, Emotions, Dum Dum, Fool number one, Break it to me gently, Speak to me pretty, Here comes that feeling, It started all over again, Rockin' around the Christmas tree, All alone am I, Losing you, I wonder, Sweet impossible you, As usual, Think, Thanks a lot e Too many rivers.

10 dicembre 1971 - Marino Barreto jr, l’ex legionario dalla voce confidenziale

Il 10 dicembre 1971 muore di cirrosi epatica Marino Barreto jr. Nato l'8 dicembre 1925 a Jovellanos, un borgo della regione di Matanzas, in Cuba, fin dalla più tenera età è costretto ad adattarsi a una vita vagabonda a causa delle alterne fortune politiche del padre, José Marino Barreto Lopez, sostenitore del presidente cubano Menocal. A quattordici anni si trasferisce definitivamente in Spagna con la famiglia, ma il suo carattere insofferente e rissoso è destinato a complicargli la vita. Qualche anno dopo scappa di casa e si arruola nella Legione Straniera. Ferito in combattimento si ritrova a far parte della banda musicale della Legione. L’esperienza lo appassiona e gli fa prendere la decisione di iscriversi ai corsi del conservatorio di Tetuan, dove si diploma in contrabbasso. Nel 1948, congedatosi dalla Legione, decide di tentare la fortuna come musicista e l’anno dopo arriva in Italia con l’orchestra di Roque Carabajo. Una sera a Viareggio è costretto a sostituire il cantante, colpito da una leggera forma influenzale. La risposta del pubblico lo convince a continuare. Dopo un primo periodo come cantante nel gruppo di Gigi Stock si mette in proprio dando inizio a un'avventura ricca di soddisfazioni e successo. In poco tempo diventa il caposcuola dello stile “confidenziale” che per gran parte degli anni Cinquanta vive momenti di grande splendore nella musica leggera italiana. Il suo primo grande successo discografico è La più bella del mondo un brano scritto da Marino Marini che vende oltre centomila copie e gli vale il Disco d’argento. Tra i suoi successi ci sono poi Hasta la vista señora, un brano di sua composizione per lungo tempo utilizzato come sigla dalla sua orchestra, e, soprattutto, Arrivederci, una delicata canzone di Umberto Bindi e Giorgio Calabrese destinata a vendere più di un milione di dischi. I puristi del bel canto all'italiana sostengono che senza amplificazione. non avrebbe mai potuto cantare perché... senza voce. La critica, pur se comprensibile, è del tutto infondata nel merito. Don Marino Barreto jr. arriva al canto un po' per caso e utilizza una tecnica vocale decisamente innovativa per la scena italiana. Canta con la voce sottile caratterizzata da un'alternanza di timbri e colori irrispettosa delle regole ma funzionale all'espressività dell'interpretazione. Il pubblico resta affascinato dal suo strano modo di cantare con un filo esile di voce che si fa rauco nei passaggi sussurrati, quasi gli si strozzassero in gola le note. Non corregge la sua leggera pronuncia esotica e gioca a spostare gli accenti delle parole e ad allungare le sillabe. La sua genialità si esprime anche nell'uso del microfono, visto dai detrattori come un difetto. Non è il primo interprete della scena musicale italiana di quell'epoca che canta usufruendo dell’amplificazione, ma è sicuramente uno dei primi a trattare il microfono come un vero e proprio strumento. Tutto ciò avviene in un periodo in cui gli interpreti del bel canto dalla voce possente e impostata guardano a quello strano aggeggio elettrico con diffidenza quando non con aperta ostilità visto che la potenza e la capacità d’emissione sono stati per lungo tempo l’elemento principale per giudicare un cantante: Don Marino Barreto jr. dimostra che un sussurro può essere fondamentale nell’interpretazione di una canzone alla pari di un acuto. Il pubblico gli tributa un successo straordinario. Non è un caso che quando la classifica dei dischi più venduti, quella che gli americani chiamano “Hit Parade”, fa la sua prima apparizione nel nostro paese nel 1959, per iniziativa del settimanale di musica e canzoni “Il Musichiere” il primo dominatore delle classifiche sia proprio lui che con la sua Arrivederci resiste al primo posto per ben due mesi, da settembre a ottobre.

9 dicembre 1950 - Wolfgang Engstfeld, il John Coltrane tedesco

Il 9 dicembre 1950 nasce a Düsseldorf, in Germania, il sassofonista Wolfgang Engstfeld. Dopo gli studi musicali compiuti sia all'università di Musica e Arti dello Spettacolo di Graz in Austria che al conservatorio Robert Schumann a Düsseldorf ottiene la prima importante scrittura con il gruppo Jazztrack. Nel 1978 insieme a Uli Beckerhoff forma i Changes, una formazione dedicata soprattutto a moderne forme di hard bop. Tra le sue esperienze più interessanti spicca quella del Wolfang Engstfeld Quartet e del quartetto con Michel Herr, Palle Danielsson e Leroy Lowe. Definito dalla critica come "il John Coltrane tedesco" in realtà nel suo stile mostra di aver subito anche l'influenza delle esperienze di Rollins, Garbarek e molti altri.

8 dicembre 1925 - Jimmy Smith, the incredible

L'8 dicembre 1925 a Norristown, in Pennsylvania, nasce il tastierista Jimmy Smith. Il suo nome completo è James Oscar Smith, ma nel mondo del jazz lo si conosce con il soprannome di 'The Incredibile" per la sua tecnica straordinaria. Resta nella storia per essere stato il primo musicista a utilizzare l'organo elettronico, un Hammond B3 nel jazz. Dotato di uno stile molto personale, con un fraseggio fluido e la continua ripetizione del riff orchestrale è anche affascinato dalle possibilità espressive offerte dal rhythm and blues. Curioso sperimentatore sviluppa la sua ricerca musicale in varie direzioni e a partire dal 1962, diventa popolarissimo anche al di fuori della ristretta cerchia del jazz pubblicando brani come Walk on the wild side, Hobo flats, Who's afraid of Virginia Wolf, Home cookin', Prayer meeting, Back at the Chicken Shack, Got my mojo working e Hoochie Coochie man. Muore il 5 febbraio 2005.

7 dicembre 1967 - (Sittin’ on) The dock of the bay

Il 7 dicembre 1967 Otis Redding registra (Sittin’ on) The dock of the bay, un brano da lui composto insieme al chitarrista Steve Cropper. Si tratta di una ballata soul carezzevole e leggermente ipnotica che si presta a infinite variazioni interpretative. Nelle sue intenzioni quella prima versione non dovrebbe essere la definitiva e si ripromette di lavorarci ancora con calma più avanti appena possibile. Lo aspetta, infatti, un breve tour nel Mid-West che avrebbe preferito evitare. Gli piace poco l’idea di spostarsi ogni giorno volando da una città all’altra come un pacco postale senza avere neppure il tempo di pensare. Non finirà mai la tournée perché il 10 dicembre 1967 l’aereo che lo sta trasportando a Madison, nel Wisconsin precipita nelle fredde acque del Lago Monoma. Con lui perdono la vita anche quattro componenti dei Bar-Kays, il gruppo che l’accompagna nei concerti: Jimmy King, Ron Caldwell, Phalm Jones e Carl Cunningham.

6 dicembre 1947 - Uli Beckerhoff, una tromba del nuovo jazz tedesco

Il 6 dicembre 1947 nasce a Münster, in Germania, il trombettista Uli Beckerhoff. Inizia a suonare un po' per gioco negli anni in cui frequenta le scuole superiori, perfezionandosi in seguito a Colonia, dove, verso la fine degli anni Sessanta, entra in contatto con Manfred Schoof e gli a1tri esponenti del nuovo jazz tedesco. Per lungo tempo suona nella sezione fiati di molte grandi orchestre finché nel 1972 decide di sperimentare nuove strade ed entra nella formazione del Jazztrack Quintet. È l'inizio di una straordinaria carriera che fa di lui una delle trombe più significative del nuovo jazz tedesco. Tra le sue esperienze più interessanti ci sono quelle con il pianista Joachim Kuhn, con la Globe Unity Orchestra diretta dal pianista Alexander Von Sclippenbach e dal bassista Peter Kowald e con i Riot, un quintetto più influenzato dal jazz-rock.

02 dicembre, 2009

5 dicembre 1915 - Kansas Fields, il batterista conquistato dall'Europa

Il 5 dicembre 1915 nasce a Chapman, in Kansas, il batterista Kansas Fields, all'anagrafe Carl Donnell Fields. Nel 1928 si trasferisce a Chicago dove inizia a suonare in vari club della città conquistandosi una buona popolarità. Negli anni Trenta suona con personaggi come Jimmy Noone, King Kolax, Walter Fuller, Johnny Long e molti altri. Nel 1940 entra nella formazione di Roy Eldridge con la quale rimane qualche mese per tornare nuovamente con Johnny Long. In seguito dà vita a un proprio gruppo. Nel 1942 suona nella band di Ella Fitzgerald e poi con strumentisti di primo piano quali Benny Carter, Edgard Hayes, Charlie Barnet e Roger Kay. Chiamato alle armi, al suo rientro, nel 1945 suona prima con Cab Calloway successivamente con Claude Hopkins. Negli anni fra il 1946 e il 1953 lavora con Sidney Bechet, poi con Dizzy Gillespie, Eddie Condon e Roy Eldridge. Dopo un breve periodo con un proprio gruppo nel gennaio del 1953 viene scritturato per il tour europeo della band di Milton Mezzrow. Arrivato in Europa saluta i suoi compagni e si stabilisce in Francia, prestando il suo talento a varie formazioni europee e ai musicisti americani che si esibiscono sul suolo europeo come Albert Nicholas, Herb Flemming, Peanuts Holland, Bill Coleman e molti altri. Nel 1965 ritorna a Chicago dove inizia a suonare come prevalentemente come musicista di studio, a parte una breve parentesi con Dizzy Gillespie. Muore a Chicago il 3 agosto 1995.

4 dicembre 2003 - L'ultimo tour degli Suede

Il 4 dicembre 2003 inizia l'ultimo tour della storia degli Suede. Da tempo la decisione era nell'aria. L'avventura di uno dei gruppi più significativi dell'ondata britpop degli anni Novanta sta per finire. Il flop dell'album A new morning accelera la fine della band che ha annunciato ufficialmente il proprio scioglimento due settimane dopo la pubblicazione della raccolta Singles. L'evento, se lo si può chiamare così, non è drammatico. Il tour che parte il 4 dicembre da Dublino e si concluderà a Londra il 13 dello stesso mese sarà l'ultimo del gruppo formato dal cantante Brett Anderson, dal chitarrista Bernard Butler, dal bassista Matt Osman e dal batterista Simon Gilbert. Poi ciascuno seguirà la propria strada. Senza drammi né ripensamenti, almeno così dicono.

3 dicembre 1938 - Angela Luce, bella come la faccia vera di Napoli

Il 3 dicembre 1938 nasce a Napoli Angela Savino, destinata a diventare una popolarissima attrice e cantante con il nome d'arte di Angela Luce. Il suo debutto ufficiale come cantante avviene nel 1954 alla Piedigrotta Bideri con il brano Zi' Carmilì. I biografi ufficiali sostengono che suo il nome d’arte, registrato con atto notarile, volesse essere un esplicito omaggio a Clara Booth Luce l’ambasciatrice statunitense in Italia dal 1953 al 1957. Dotata di una bellezza definita da Giuseppe Patroni Griffi “aggressiva e imbarazzante come la faccia vera di Napoli”, si dedica al teatro recitando sotto la guida di personaggi di primo piano come, tra gli altri, Eduardo De Filippo, Franco Zeffirelli e Garinei e Giovannini. Anche il cinema si accorge della sua personalità affidandole parti in più di cinquanta film con registi importanti come Luchino Visconti, Patroni Griffi, Pier Paolo Pasolini, Salvatore Samperi, Luigi Zampa, Dino Risi e altri. Nel 1970 arriva al secondo posto al Festival di Napoli cantando 'O divorzio, in coppia con l’attore Franco Franchi. Nel 1975 partecipa al Festival di Sanremo con Ipocrisia, una canzone che si piazza ancora al secondo posto a pari merito con Va speranza va interpretata da Rosanna Fratello. Nel dicembre 2008 pubblica la sua prima raccolta di poesie dal titolo "Momenti di.. Luce" per l'Editore Guida di Napoli, con presentazione curata dal regista Pupi Avati. Alcune poesie inserite nel libro sono poi divenute canzoni grazie alle musiche da Leonardo Barbareschi, e con questo libro ha vinto il Premio Speciale del Presidente (unitamente a Sergio Zavoli e Guido Ceronetti), assegnato nell'ambito del Premio Letterario Camaiore 2009. Tra le innumerevoli canzoni portate al successo sono da ricordare Bammenella ‘e coppa ‘o quartiere, Che vvuò cchiù, Senza frontiere, Per una notte, Te ne vaie, Chitarra nera, Popolo vesuviano, Nu poco 'e sentimento, Sunate manduline, Anema nera ed E a Napule ce sta.

01 dicembre, 2009

2 dicembre 1933- Fiorella Bini, una cantante dal padre ingombrante

Il 2 dicembre 1933 nasce a Milano la cantante Fiorella Bini. Il suo nome d'arte nasconde un nome piuttosto ingombrante per la scena musicale dell'epoca, cioè Fiorella Cherubini. La ragazza infatti è figlia del famoso Bixio Cherubini, uno dei più prolifici autori e una delle personalità più influenti della musica di quell'epoca. Fiorella inizia a cantare nel 1953 con l'orchestra di Pippo Barzizza, passando poi in quella di Angelini. Dotata di una voce ariosa con ampia estensione, canta anche in coppia con Adriano Valle brani come Piccolo usignolo e Canto nella valle e nel 1955 vince la Maschera d'oro. Nel 1957 partecipa al Festival di Sanremo con Estasi in coppia con Flo Sandon’s e con il blues Raggio nella nebbia. Tra i suoi successi sono da ricordare Sorrisi e lacrime e una personale versione di My prayer. Muore a Roma, dopo una lunga malattia, il 15 febbraio 2004.

1° dicembre 1970 - Approvata la legge sul divorzio

Nonostante la ferma opposizione della Chiesa e di gran parte delle organizzazioni d’ispirazione cattolica il 1° dicembre 1970 viene definitivamente approvata la legge sul divorzio, che ha già ottenuto, il 9 ottobre in Senato. Anche in Italia è possibile, come accade in quasi tutti i paesi europei, sciogliere legalmente il vincolo matrimoniale. Vasti settori dello schieramento contrario all’approvazione della legge annunciano la loro intenzione di raccogliere le firme per un referendum che porti alla sua cancellazione. Il 19 giugno 1971 consegneranno alla Corte di Cassazione la richiesta di abrogazione della legge sul divorzio, sottoscritta da 1.379.314 elettori.