21 dicembre, 2011

6 gennaio 2010 - L'epifania si porta via Alberto Cesa

Il 6 gennaio 2010 muore Alberto Cesa, maestro riconosciuto della musica popolare italiana, fondatore e componente dei Cantovivo, uno dei gruppi più emblematici della ricca e intensa stagione di quel genere che gli anglofili chiamano folk revival e che in realtà è una sorta di fusione musicale tra poesia, impegno, tradizione e innovazione. Alberto lascia in eredità un enorme lavoro di ricerca e studio condotto con la passione e il rigore di chi si conquista sul campo il titolo di "maestro" riuscendo a stabilire un rapporto importante con il pubblico pur senza curarsi troppo delle regole del mercato. Non sempre ciò che fa è destinato a essere eseguito su un palco, inciso nei solchi di un disco o fissato in una traccia digitale e in ogni caso non è il destino finale che lo preoccupa. Nel suo lavoro non si fa condizionare da altri che non siano la sua passione e i suoi convincimenti. Non è prigioniero neppure dei Cantovivo, l'amata creatura messa in piedi con Donata Pinti nel 1974 e tenuta in vita fino all'ultimo sia pur con vari cambiamenti d'organico. Il successo internazionale del gruppo lo riempie di soddisfazione ma non lo condiziona. Alberto evita di fossilizzarsi in una formula anche se essa si dimostra vincente. È quel che accade per esempio nel 1979, quando l'album Leva la gamba vince il prestigioso Grand Prix International du Disque di Montreux. Alberto ne prende atto con soddisfazione ma si guarda bene dal cadere nella tentazione di riproporre all'infinito e senza troppi rischi la stessa proposta. Il suo interesse è nei confronti della musica e non nell'eventuale prodotto finale. Curioso osservatore di ciò che accade nel mondo a volte prende in prestito le parole e le musiche di altri sia pur piegandole al proprio stile o anche soltanto alle esigenze di unificarle in una particolare proposta spettacolare. Dai canti più conosciuti della tradizione popolare come "Partono gli emigranti" o "Bella ciao", alle canzoni che accompagnano o hanno accompagnato le lotte dei popoli del mondo "El ejercito del Ebro", "Grandola Villa Morena" o "Palestina", alle canzoni di Ivan Della Mea, Victor Jara e molti altri protagonisti della canzone politica del mondo, il genio musicale di Alberto Cesa tutto recupera, rielabora e ripropone. Amatissimi all'estero i Cantovivo hanno goduto di alterne fortune in un paese come il nostro, più disponibile a lasciarsi catturare dalle mode del momento. I tour in Portogallo, a Cuba o in Germania hanno suscitato grandi entusiasmi così come gli oltre duemila concerti tenuti in Italia in situazioni spesso molto diverse tra loro: dai grandi palchi degli stadi alle esibizioni per i presidi davanti alle fabbriche occupate. Ora Alberto non c'è più ma il suo lavoro potrà garantirgli un pezzettino d'immortalità. È questo in fondo l'impegno assunto dagli amici, i compagni e i semplici estimatori che il 9 gennaio partecipano a Grugliasco all'ultimo saluto.

5 gennaio 1948 - Peppino Impastato e il sogno di cambiare il mondo

Il 5 gennaio 1948 da Felicia Bartolotta e Luigi Impastato nasce a Cinisi Giuseppe Impastato, detto Peppino. La sua famiglia è bene inserita negli ambienti mafiosi. Una sorella del padre ha sposato il capomafia Cesare Manzella, assassinato nel 1963 e considerato uno dei primi boss a intuire che i traffici di droga potevano essere il nuovo terreno di accumulazione di denaro. Peppino frequenta il Liceo Classico di Partinico e proprio in quel periodo rompe con il padre che gli rimprovera le sue iniziative politico-culturali antimafiose e inizia a occuparsi di politica Nel 1965 insieme ad altri giovani fonda un giornale un giornale di denuncia che si intitola “L'idea socialista” e aderisce al PSIUP (Partito Socialista di Unità Proletaria), una formazione politica nata dopo l'ingresso del Partito Socialista Italiano nei governi di centro-sinistra. A partire dal 1968 partecipa, con un ruolo dirigente, alle attività dei gruppi della sinistra extraparlamentare. Vive da protagonista le lotte dei contadini espropriati per la costruzione della terza pista dell'aeroporto di Palermo, in territorio di Cinisi, degli edili e dei disoccupati. Nel 1975 organizza il Circolo "Musica e Cultura", e l’anno dopo fonda Radio Aut, una radio libera autofinanziata dai cui microfoni denuncia il ruolo di primo piano nei traffici internazionali di droga assunto dai mafiosi di Cinisi e Terrasini attraverso il controllo dell'aeroporto. Nel 1978 si candida nella lista di Democrazia Proletaria alle elezioni comunali ma nella notte tra l'8 e il 9 maggio il suo corpo viene dilaniato da una carica di tritolo posta sui binari della linea ferroviaria Palermo-Trapani.  Le indagini sulla morte di Giuseppe Impastato, in un primo tempo orientate all'ipotesi di un attentato terroristico fallito vengono chiuse con la motivazione ufficiale di suicidio. Dopo l’archiviazione il fratello Giovanni e la madre Felicia Bartolotta Impastato non s’arrendono e con l’aiuto del “Centro siciliano di documentazione” di Palermo (che nel 1980 prende il nome di Giuseppe Impastato) raccolgono la documentazione necessaria a far riaprire l’inchiesta. Nel maggio del 1984 l'Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo emette una sentenza, firmata dal Consigliere Istruttore Antonino Caponnetto, che riconosce la matrice mafiosa del delitto ma lo attribuisce a ignoti. Negli anni successivi il Centro Impastato dimostra che il mandante dell’assassinio di Peppino è Gaetano Badalamenti, nel frattempo condannato per traffico di droga negli Stati Uniti. Il Tribunale di Palermo però nel maggio del 1992 decide di archiviare la pratica relativa all’assassinio di Impastato escludendo la possibilità di individuare con certezza i colpevoli. Nel maggio del 1994 il Centro Impastato presenta un'istanza per la riapertura dell'inchiesta, accompagnata da una petizione popolare e nel marzo del 1996 la madre, il fratello e il Centro Impastato presentano un esposto in cui chiedono di indagare su episodi non chiariti, riguardanti in particolare il comportamento dei carabinieri subito dopo il delitto. Nel giugno del 1996 l'inchiesta viene riaperta. Tano Badalamenti e il suo vice Vito Palazzolo vengono incriminati per il delitto.

4 gennaio 1922 - Frank Wellington Wess tra sax e flauto

Il 4 gennaio 1922 nasce a Kansas City, nel Missouri, il sassofonista e flautista Frank Wellington Wess. All'inizio della su carriera suona il sassofono contralto esibendosi prima in Oklahoma e poi a Washington con la formazione di Bill Baldwin. Dopo aver fatto parte dell'orchestra di Blanche Calloway e quattro anni di servizio militare, dal 1944 al 1945 suona nella big band di Billy Eckstine. Negli anni successivi si esibisce nelle formazioni di vari musicisti come Lucky Millinder, Eddie Heywood e Bull Moose Jackson, prima di stabilirsi a Washington dove si dedica easclusivamente allo studio del flauto. Nel 1953 entra a far parte della big band di Count Basie con la quale resta per ben undici anni. Wess è uno dei primi jazzisti moderni a fare un uso sistematico del flauto e la disinvoltura con cui lo sa inserire in una macchina da swing come l'orchestra di Basie contribuisce non poco alla sua diffusione. Lasciata la big band di Count Basie, nella quale negli ultimi tempi aveva occupato il ruolo di sassofonista contralto dopo l'arrivo di Eddie Lockjaw Davis, si dedicato all'attività free-lance anche al di fuori dell'ambiente jazzistico al fianco di personaggi come Sammy Davis jr. Judy Garland, Ella Fitzgerald, Frank Sinatra e tanti altri. In campo jazzistico tra le collaborazioni più significative si sono quelle  con Billy Taylor, Benny Carter, Clark Terry, Lena Horne, New York Jazz Quartet, Thad Jones, Sarah Vaughan, Joe Newman, Tony Scott, Buddy Rich e moltissimi altri.

3 gennaio 1974 - Per Bob Dylan un tour da record

Il 3 gennaio 1974 a Chicago si tiene un concerto di Bob Dylan. È il primo di un lungo tour per Dylan e arriva dopo otto anni dall'ultimo giro musicale del cantautore. È anche il tour dei record visto che già al momento della sua presentazione sono arrivate da 651.000 località diverse richieste per sei milioni di biglietti per i trentanove concerti annunciati. Gli organizzatori, non sapendo che pesci pigliare, decidono di assegnare i preziosi tagliandi indispensabili per assistere al concerto con l'unico sistema accettabile: il sorteggio. Oltre ai sei milioni di cittadini che richiedono un biglietto, viene calcolato che ci siano altri quattordici milioni di spettatori che, pur desiderosi di rivedere Bob, hanno rinunciato alla richiesta. L'entusiasmo della gente porterà nelle tasche del cantautore circa novantadue milioni di dollari. Ogni tappa è un successo e nelle due date del 30 e 31 gennaio al Madison di New York fa registrare l'incasso più alto di tutto l'anno in tutto il paese: 538.765 dollari. Molti concerti vengono registrati dal vivo e il materiale raccolto sarà poi pubblicato a giugno nel doppio album live Before the flood.

2 gennaio 2009 - Addio Valentina

Il 2 gennaio 2009 al Policlinico Le Scotte di Siena nonostante un disperato intervento chirurgico muore Valentina Giovagnini, uno dei più talentuosi e promettenti personaggi della scena pop italiana. La cantante ha ventiquattro anni ed è stata ricoverata in gravissime condizioni nel pomeriggio dopo essere uscita di strada con la sua vettura schiantandosi contro un albero a lato della carreggiata. Nata ad Arezzo il 6 aprile 1980 Valentina studia canto, pianoforte e flauto e frequenta il liceo musicale della sua città. Nel 2002 partecipa al Festival di Sanremo con la canzone Il passo silenzioso della neve, piazzandosi al secondo posto con un grande consenso di pubblico e critica. A distanza di un mese dalla manifestazione Valentina viene premiata a Sanremo Top come l'artista più venduta della categoria giovani. A marzo dello stesso anno pubblica il suo primo album Creatura nuda. Migliaia di persone partecipano ai suoi funerali che si svolgono il 4 gennaio 2009 presso la chiesa parrocchiale di Pozzo della Chiana. Il 15 maggio 2009 esce, postumo, il suo secondo album intitolato L'amore non ha fine.

1° gennaio 1977 - Chiude Carosello

La sera di venerdì 1° gennaio 1977, sul palcoscenico del teatrino che fa da sigla a Carosello, il più antico e popolare programma pubblicitario della televisione italiana, cala definitivamente il sipario. Messa sotto accusa dalla contestazione perché considerata un simbolo del più deteriore consumismo, la rassegna di mini-filmati corredati da un breve messaggio pubblicitario se ne va per sempre in soffitta. Quello della contestazione è, in realtà, solo un pretesto, perché nell’ambiente pubblicitario sono in molti a considerare un “inutile spreco” la parte spettacolare che precede il breve messaggio commerciale.

06 dicembre, 2011

31 dicembre 1983 - Pertini, un Presidente pacifista...

Suscita scandalo e provoca forti polemiche la sera del 31 dicembre 1983 il messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica Sandro Pertini che dichiara di comprendere e appoggiare i giovani che hanno manifestato per la pace. Il pacifismo della più alta carica dello stato si spinge anche a chiedere il ritiro del contingente italiano in Libano, inviato nell’ambito di una missione multinazionale di pace, qualora la situazione libanese degenerasse in guerra aperta tra le fazioni in lotta. Il messaggio si conclude con l'invito esplicito ai giovani: « io ai giovani questo dico: battetevi sempre per la libertà , per la pace e per la giustizia sociale. la libertà senza la giustizia sociale non è che una conquista fragile che si risolve per molti nella libertà di morire di fame. Bisogna che alla libertà sia unita la giustizia sociale. sono un binomio inscindibile. lottate quindi con fermezza, giovani che mi ascoltate, perché lotterete così per il vostro domani, per il vostro avvenire. ma siate sempre tolleranti. Sì lottate con la passione con cui ho lottato io, e lotto ancora oggi nonostante gli anni; lottate per la fede che arde nei vostri cuori...»

30 dicembre 1970 - Io Paul McCartney con i Beatles non c'entro nulla!

Il 30 dicembre 1970 Paul McCartney inizia una causa, destinata a durare anni, contro i suoi tre ex compagni della straordinaria avventura dei Beatles. L'obiettivo dell'azione legale è quello di "separare a tutti gli effetti il suo nome dalle eventuali attività del gruppo". Entra così nei tribunali la vicenda della dissoluzione tutt'altro che amichevole dei Fab Four. Da tempo i rapporti tra i quattro non erano dei migliori, ma le polemiche si erano fatte più aspre quando Paul McCartney aveva deciso di pubblicare il suo primo album da solista "McCartney" il 17 aprile 1970, cioè due settimane prima della pubblicazione di "Let it be" dei Beatles. I compagni non l'avevano presa bene e il fatto aveva alimentato le voci sulle responsabilità di Paul nella rottura dei rapporti interni al gruppo. La polemica con John Lennon, visto come la faccia impegnata del dopo Beatles, in contrapposizione alla più leggera vena musicale di Paul, aveva fatto il resto. L'inizio della causa chiude malamente una bella storia.

29 dicembre 1920 - Irving Ashby, una chitarra per il nascente rock and roll

Il 29 dicembre 1920 a Somerville, nel Massachusetts, nasce il chitarrista Irving Ashby. Il suo primo strumento è l'ukulele. Passato alla chitarra compie regolari studi classici presso il New England Conservatory di Boston. Il primo a intuire le sue potenzialità è Lionel Hampton che nel 1940 lo scrittura per la propria orchestra. Curioso e instancabile sperimentatore Ashby non resta a lungo in un luogo fisso ma si diverte a suonarte dove e come può. Dopo aver partecipato con Fats Waller al film “Stormy Weather” nel 1947 sostituisce Oscar Moore nel trio di King Cole, con il quale resta per molto tempo. Norman Granz che lo inserisce poi nel gruppo del Jazz At The Philarmonic e, all'interno di questo gruppo, fa parte del trio di Oscar Peterson. Considerato fra gli innovatori dello stile chitarristico nel jazz, alla fine degli anni Cinquanta si entusiasma anche per il nascente rock and roll. La sua chitarra accompagna in sala di registrazione gran parte dei protagonisti del nascente movimento. Muore a Perris, in California, il 22 aprile 1987.

28 dicembre 1895 - Signori, ecco il Cinema!

Il 28 dicembre 1895 nasce ufficialmente il cinema. È un sabato sera quando nel Salon Indien del Gran Café sul Boulevard des Capucines a Parigi, Clément Maurice organizza una serata di presentazione pubblica e ufficiale del “cinematographe Lumière”. Il successo della serata convince gli organizzatori a programmare in modo continuativo la proiezione di brevi film che ottengono un crescente successo: nasce così la prima sala cinematografica. Nel 1896 il cinématographe Lumière viene presentato in quasi tutte le capitali europee. Gli statunitensi, che mal digeriscono il successo francese cercano di contrastarlo brevettando sistemi diversi, ma inutilmente. Pago della sua fama di inventore Louis Lumière si disinteressa presto della produzione di film per lavorare su quello che gli sembra il problema più importante: lo studio della realizzazione delle fotografia a colori. C’è chi sostiene che l’ipotesi del cinema stereoscopico o tridimensionale sia nata quasi casualmente proprio mentre nei laboratori Lumière si studiavano varie sovrapposizioni e scomposizioni di colori. Chissà come è andata davvero? Quel che resta certo è che sessant’anni or sono uno dei due inventori del cinema, allora arzillo ultrasettantantenne, indicava alla sua creatura una nuova strada. I suoi eredi, dotati di tecniche straordinarie e di ingenti capitali, sono oggi fermi più o meno a quel lontano 1937.

27 dicembre 1969 - Le Supremes per l'ultima volta al vertice

Il 27 dicembre 1969 le Supremes arrivano al vertice della classifica statunitense dei dischi più venduti con Someday we’ll be together. È l'ultima posizione di vertice del gruppo prima del debutto di Diana Ross come solista. L'addio tra Diana e il gruppo è stato annunciato già a ottobre e Someday we'll be together, il singolo d'addio, sembra scritto proprio per l'occasione. Il 14 gennaio del 1970 al Frontier Hotel di Las Vegas Diana Ross terrà l'ultimo concerto con le Supremes. Il posto della Ross verrà preso da Jean Terrell, sorella del pugile e cantante Ernie Terrell. Per qualche anno il trio continuerà a collezionare successi, soprattutto in Gran Bretagna, ma a partire dal 1972 la crisi, già latente dopo l'abbandono della Ross, si accentuerà. Al fianco della veterana Mary Wilson si succederanno varie cantanti che non salveranno la situazione. La fiamma delle Supremes si spegne progressivamente proprio mentre la carriera di Diana Ross decolla verso il grande successo internazionale.

04 dicembre, 2011

26 dicembre 1918 - Butch Ballard, un batterista d’accompagnamento

Il 26 dicembre 1918 nasce a Camden, nel New Jersey, Butch Ballard, all’anagrafe George Ballard, uno dei batteristi più stimati della sua epoca per la versatilità e per il talento nel lavoro degli studi di registrazione. La prima scrittura importante della sua carriera arriva nel 1942 quando entra far parte dell’orchestra di Cootie Williams con la quale incide alcuni brani per la Capitol. Quattro anni dopo si unisce al gruppo di Louis Armstrong. Tra il 1947 e il 1948 suona con Eddie Davis al Minton's di New York e guida una propria formazione a Philadelphia. Entra poi nell'orchestra di Mercer Ellington e nel 1949 diventa il batterista di Count Basie. L'anno seguente viene chiamato da Duke Ellington che per un giro di concerti in Europa aveva bisogno di un secondo batterista da affiancare a Sonny Greer. È ancora con Duke nel 1953 e prende parte a una lunga serie di incisioni per la Capitol compresa la prima versione orchestrale di Satin Doll. Muore il 1° ottobre 2011.

25 dicembre 1905 - Wayman Carver, l’uomo che ha portato il flauto nel jazz

Il 25 dicembre 1905 nasce a Portsmouth, in Virginia, Wayman Carver o, come risulta dai registri dell’anagrafe, Wayman Alexander Carver. La sua è una famiglia di musicisti. Il padre suona il clarinetto e  lo zio il flauto nella banda municipale della quale è anche il direttore musicale. Wayman Carver comincia a suonare il flauto all'età di quattordici anni e ottiene la prima scrittura dai Collegiate Ramblers di J. Neal Montgomery, una formazione nella quale resta per qualche anno formando poi una propria orchestra destinata ad avere vita breve. Nel 1930 va a New York a cercar fortuna ed entra a far parte dell’ensemble di Dave Nelson, il nipote di King Oliver, con cui registra i suoi primi dischi per la Victor nel gennaio del 1931. Passa poi alle orchestre di Elmer Snowden e di Benny Carter. Proprio con quest'ultima formazione trova spazio come solista di flauto e il suo assolo in Devil's Holiday resta nella storia del jazz per la tecnica estremamente moderna e innovativa. A consacrarlo definitivamente come il primo grande flautista della storia del jazz è comunque il lavoro con Chick Webb e in particolare i suoi magistrali interventi in Sweet Sue, I Got Rhythm, Down Home Rag e Hallelujah destinati a rappresentare dei modelli e dei precisi punti di riferimento per tutti i flautisti delle successive generazioni. Con Carver il flauto inizia progressivamente e “rubare” il posto all’allora imperante clarinetto aprendo nuove prospettive alla stessa evoluzione della musica jazz. Dopo aver fatto parte dell'orchestra di Ella Fitzgerald, Wayman Carver si ritira dalle scene jazzistiche lavorando come insegnante di musica e come arrangiatore. Muore ad Atlanta il 6 maggio 1967.

24 dicembre 1965 – Nasce “Complete Communion”, uno dei capolavori di Don Cherry

Il 24 dicembre 1965 Don Cherry registra per la Blue Note uno dei suoi capolavori. Si tratta dell'album Complete Communion. Al suo fianco ci sono Gato Barbieri, Henry Grimes ed Eddie Blackwell. Il giudizio della critica è entusiastico e c’è chi scrive che nel disco la genialità di Cherry «...crea una musica senza fiati né frontiere, abbattendo barriere e creando una miriade di colori musicali profondamente spontanei e colmi di vitalità...». Subito dopo Natale il gruppo si esibisce con successo al Village Vanguard di New York, sciogliendosi con la partenza di Barbieri per l'Europa. Il trombettista allora suona nei primi giorni del 1966, insieme al sassofonista Archie Shepp che è stato scritturato al Village Vanguard con il gruppo del trombettista Miles Davis. Proprio Davis al termine dell'esperienza, avrà parole profondamente critiche nei confronti delle teorie e del modo di suonare di Don Cherry. Il buon Cherry non si cura troppo delle critiche di un brontolone un po’ invidioso come Miles e va avanti sulla sua strada. Alla fine di gennaio torna Barbieri e il gruppo si esibisce a New York prima di partire per una tournée europea che durerà tutto il mese di febbraio.

23 dicembre 1920 - Mario Pezzotta, un trombone da jazz

Il 23 dicembre 1920 nasce ad Alzano Lombardo, in provincia di Bergamo, il trombonista Mario Pezzotta. A otto anni suona il bombardino nella banda del suo paese natale e nel giro di pochi anni si afferma come una sorta di bambino prodigio capace di virtuosismi inusuali per l’età. A diciassette anni inizia a suonare in vari complessi da ballo. Dopo lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale veste la divisa militare ed entra nella Banda Presidiaria di Milano. L’8 settembre del 1943 si libera della divisa e ripara in Svizzera dove in un campo di internati costituisce e dirige una orchestra. Dopo la Liberazione rientra a Milano e trova un posto stabile nella Orchestra del Momento diretta da Aldo Rossi che lascia quando incontra Gorni Kramer, con il quale più o meno stabilmente avrà rapporti per circa un ventennio. Negli anni Cinquanta suona spesso all'Arethusa di Milano con propri gruppi e partecipa con i propri musicisti o come trombone solista nell'orchestra di Kramer a vari programmi jazzistici radiofonici e televisivi. A partire dagli anni  Sessanta si esibisce spesso con un proprio sestetto ad assetto variabile ma nel quale militano soprattutto Emilio Soana, Enzo Nardini, Ettore Righello, Carlo Milano e Luigi Campioni. Alla fine del 1969 entra stabilmente nell'Orchestra Sinfonica della Rai dove rimane fino al 1980. Colpito dal morbo di Alzeihmer nel 1990 si ritira dall’attività. Muore a Bollate il 9 febbraio 2004

22 dicembre 1978 – I Dire Straits finiscono il secondo album, ma lo congelano

Il 22 dicembre 1978 i Dire Straits finiscono le registrazioni del loro secondo album nei Compass Point Studios, di Nassau, alle Bahamas. Sono iniziate il 28 novembre e nel loro lavoro i ragazzi hanno potuti contare sulla guida esperta di due esperti abitatori del music business come Jerry Wexler e Barry Beckett. La loro produzione modifica l’impronta dei Dire Straits verso un suono più sofisticato, molto cristallino, ricco di sensazioni emotive. Anche i servizi fotografici realizzati in quei giorni sono lo specchio fedele di un’aria sognante e tranquilla tanto che alcuni cronisti rilevano come i componenti della band sembrino più «...ricchi turisti in vacanza, piuttosto a musicisti con l'obbligo di produrre un nuovo disco». In questo clima anche le diffidenze tra Mark Knopfler e Jerry Wexler si sciolgono come neva al sole. Terminate le registrazioni inizia il lavoro di post produzione. Remixato ai Muscle Shoals Studios, in Alabama, il 12 gennaio l’album è pronto ma si decide di tenerlo in un cassetto. La ragione di quella decisione è dovuta alla necessità di sfruttare fino all’ultima goccia il primo album “Dire Straits”, che staziona stabilmente al vertice delle classifiche di vendita. Non secondaria è anche la disputa tra il gruppo e Wexler sul titolo del disco. Wexler lo vorrebbe intitolare “News” mentre i Dire Straits preferirebbero intitolarlo “Communiqué”. Alla fine la spunteranno loro. All’inizio dell’estate il disco uscirà con questo titolo.

21 dicembre 1984 – Peckinpah addio!

Il 21 dicembre 1984 muore il regista Sam Peckinpah. Nato a Fresno, in California, il 21 febbraio 1925 David Samuel Peckinpah è un dei più controversi e discussi registi del cinema statunitense. Pessimista sul destino del “sogno americano” nei suoi film esalta la capacità distruttiva dell’uomo e spesso ipotizza la disgregazione della società per iniziativa individuale e violenta. Definito come un “anarchico di destra” coltiva una grande nostalgia per un passato che nelle condizioni in cui l’immagina forse non è mai esistito, virile e regolato dalla forza bruta. Il suo cinema sovverte le consolatorie mitologie delle produzioni hollywoodiane proponendo storie nelle quali non esiste una scala di valori morali e dove spesso la morte è appare come l’unico elemento capace di annullare le differenze. Il western è una delle dimensioni preferite per mettere in scena le sue convinzioni. Qui, in quelli che sono stati ribattezzati “dirty western”, la sua narrazione abbandona i codici dettati da John Ford e si fa sporca e brutale raccontando il degrado e il disfacimento di un mondo e di una frontiera dove non esiste alcun futuro né per vincitori né per i vinti. Tra i più importanti film di questo genere ci sono Il mucchio selvaggio del 1969 e Pat Garrett & Billy The Kid del 1973. Fuori dalle strutture del western lascia tracce importanti e un capolavoro assoluto come Cane di paglia del 1971. Tra le curiosità è da annoverare la sua partecipazione nei panni di uno scribacchino ad Amore piombo e furore, un film western all'italiana, genere che ammirava molto. Muore d’infarto il 21 dicembre 1984 a soli cinquantanove anni senza essere riuscito a girare un film a cui teneva molto: Cukoos progress, la versione cinematografica di un romanzo dello scrittore svedese Sture Dahlström, che parla di un uomo la cui unica ambizione è ingravidare tutte le donne della terra. Le sue ceneri, per espressa volontà, vengono sparse sulle acque dell’Oceano Pacifico al largo di Malibu.

20 dicembre 1864 - Vicienzo ‘o giornalista, una stella della musica napoletana

Il 20 dicembre 1864 nasce a Napoli Vincenzo Esposito. Soprannominato “Vicienzo ‘o giornalista” perchè ha lavorato in gioventù alla rivista “Il Pungolo”, nel 1885 decide di dedicarsi a tempo pieno alla canzone, diventando uno dei principali esponenti del genere comico. Le sue prime esibizioni avvengono prevalentemente in Campania, ma ben presto la sua fama travalica i confini regionali tanto da farlo diventare uno dei cantanti più richiesti dai Caffè Concerto di tutta la penisola. All’inizio del Novecento, accompagnato dal chitarrista e mandolinista Giovanni Della Rosa parte per una lunga tournée in Inghilterra, Francia, Germania e Russia, paesi dove si conquista una notevole popolarità. Di fronte alle offerte di impresari e locali che vorrebbero trattenerlo all'estero rifiuta perchè lontano dalla sua città ancge le sue canzoni finirebbero per morire. Tornato a Napoli continua a esibirsi con successo fino al 1934, anno in cui decide di ritirarsi a vita privata. Il brano più amato del suo nutrito repertorio, resta la macchietta ‘O nduratore, vero cavallo di battaglia delle sue esibizioni. Muore a Napoli il 22 marzo 1942.

19 dicembre 2009 – Muore Kim Peek, l’ispiratore del film “Rain man”

Il 19 dicembre 2009 muore Kim Peek, l’ispiratore del protagonista del film “Rain man” interpretato da Dustin Hoffman. Non sono molti tra i milioni di spettatori del film a sapere che il personaggio di Raymond Babbit è ispirato a una persona realmente esistita e incontrata prima dall’autore e co-sceneggiatore Barry Morrow e poi anche dallo stesso Dustin Hoffman. Si chiama Kim Peek ed è nato a Salt Lake City l’11 novembre 1951. Fin dalla nascita è affetto da quella che comunemente viene definita “sindrome dell'idiota sapiente” con una straordinaria memoria eidetica (una variante della memoria fotografica o visiva che consente l’assimilazione immediata di un’immagine appena percepita) e una serie di disturbi dello sviluppo psicologico dovuti a una congenita deformazione del cervello. Peek riesce a leggere un libro in un'ora circa ed è in grado di ricordare immediatamente una percentuale pari al 98% di tutto ciò che legge. Si calcola che nell’arco della sua vita abbia imparato a memoria circa 12.000 libri. Ha anche la possibilità di fare rapidamente calcoli complessi e per qualche anno lavora anche a stilare buste-paga. Nel 1984 ad Arlington, in Texas, incontra per la prima volta l’autore e sceneggiatore Barry Morrow. Da quell’incontro inizia a prendere corpo l’idea del film “Rain man – L’uomo della pioggia”. Quando il ruolo di Raymond Babbit, il personaggio ispirato a Peek, viene affidato a Dustin Hoffman, l’attore chiede e ottiene di incontrare lo stesso Peek e altre persone affetta dalla “sindrome dell'idiota sapiente” per comprendere meglio e più a fondo la loro natura e dare alla sua recitazione una maggiore aderenza. Dopo il successo Kim Peek viene invitato a partecipare a incontri, conferenze e iniziative varie in ogni parte degli Stati Uniti e anche all’estero. Barry Morrow gli consegna il proprio Oscar perché lo porti con sé. Quella statuetta viene soprannominata "l'Oscar più amato" perché si calcola che nella storia del cinema sia stato l’Oscar toccato, soppesato e accarezzato dal maggior numero di persone. Peek appare anche in televisione. Discovery Channel dedica alla sua vita uno speciale di un'ora intitolato “Inside the Rain Man” mentre uno spettacolo a lui dedicato, “The Real Rain Man” va in onda su Discovery Health il 26 novembre 2006. La vita di Kim Peek si interrompe il 19 dicembre 2009 quando a cinquantotto anni muore nella sua Salt Lake City per un attacco cardiaco

18 dicembre 1919 - Anita O'Day, una voce da brividi

Il 18 dicembre 1919 nasce a Chicago, nell’Illinois, Anita O’Day. Nel 1933 (o nel 1934 perchè lei stessa dice di non ricordare l’anno preciso) si esibisce per la prima volta in pubblico insieme a Frankie Laine. Allieva della Schurz High School nel 1939 viene ascoltata da Carl Cons, all’epoca direttore della rivista Down Beat che la convince a trasferirsi all'Off Beat Club, un locale adiacente al Three Deuces. Proprio in quel locale la O'Day, che dai critici dell'epoca viene definita come una cantante a metà strada tra Mildred Bailey e Billie Holiday, conosce Gene Krupa da poco ha formato una grande orchestra. Nel 1941 Krupa la invita a sostituire la cantante Irene Daye ritiratasi per sposarsi. Il suo debutto avviene il giorno di San Valentino a Minneapolis e per due anni il suo apporto alla formazione del batterista è determinante. La sua voce dà i brividi al pubblico e la cantante ammette di dover molto a Martha Raye la cui maniera di cantare le ha suggerito la strada da seguire. Nonostante il successo la sua paga resta ferma a cinquanta dollari la settimana. Quando lascia l’orchestra viene arrestata per possesso di marijuana e poi costretta agli arresti domiciliari. Lei non ha mai digerito questa storia e sostiene di essersi addossata colpe non sue proprio per salvare Gene Krupa. Nel 1944, mentre è ancora coinvolta dalle vicende giudiziarie viene scritturata da Stan Kenton su segnalazione di Vido Musso. Anita però non sopporta la vita nella grande orchestra e chiede a Kenton di lasciarla libera. Il buon  Stan la prega di restare fino a quando non avrà trovato una sostituta. È proprio la O'Day a scoprire al Three Deuces una giovane cantante di nome Shirley Luster e a offrirle il posto nell'orchestra di Kenton. La Luster, cambiato il nome in June Christy, diventerà una stella. Anita nel frattempo torna per qualche tempo con Krupa giusto per sbarcare il lunario visto che le grandi orchestre l’hanno stancata. Ripresa la sua libertà canta nei club, pur limitando parecchio la sua attività che soltanto verso la fine degli anni 1950 riprende vigore, particolarmente nel corso della edizione 1958 del festival di Newport da cui viene tratto il lungometraggio “Jazz On A Summer's Day”. Nel 1959 arriva in Europa con Goodman  e partecipa al film “Gene Krupa Story”. Negli anni Settanta è ancora tra le più apprezzate cantanti del mondo. Considerata per lungo tempo la migliore cantante bianca di jazz, ha influenzato cantanti famose. Muore a Los Angeles il 23 novembre 2006

17 dicembre 1975 - Hound Dog Taylor, un personaggio emblematico nella storia del blues

Il 17 dicembre 1975 a Chicago, nell’Illinois, muore il bluesman Hound Dog Taylor. Il suo vero nome è Theodore Roosvelt Taylor ed è nato a Natchez, nel Mississippi, il 12 aprile 1917. Personaggio emblematico della storia del blues, ha vissuto in prima persona quasi tutte le fasi di sviluppo di questa musica. Inizia giovanissimo al pianoforte e poco dopo passa alla chitarra. Verso i diciotto anni è uno dei mille bluesmen itineranti della regione del Delta, dove incrocia e conosce Sonny Boy Williamson ed Elmore James. Soprattutto quest’ultimo lo impressiona profondamente. Nel 1942 si trasferisce a Chicago dove inizia a suonare nella celebre Maxwell Street. Negli anni 1950 diventa un protagonista del rhythma and blues e in seguito evolve verso una mescola tra rock e blues che esercita una forte influenza su Jimi Hendrix. Maestro nei glissati, soprattutto sui tempi lenti, ai riff d'ossessionante puntualità ritmica predilige la tessitura che consente alla sua voce alta e penetrante di scavare suggestivi intarsi.

16 dicembre 1983 – Gli Who si sciolgono, ma non è troppo vero...

Il 16 dicembre 1983 gli Who, che dopo la morte di Keith Moon hanno alla batteria Kenny Jones, annunciano ufficialmente la loro separazione. Resta ancora un tour, l’ultimo a detta loro, nel corso del quale viene registrato quello che dovrebbe essere l'album d'addio Who's last pubblicato nel 1984. Non è, però, l'ultimo atto della storia della band. Non passa un anno dalla pubblicazione dell’ultimo disco che gli Who si riuniscono. Accade nel 1985 e la scusa è che devono suonare nel Live Aid. Si riuniscono ancora  nel 1988 per festeggiare la consegna di un premio alla carriera e per sponsorizzare l’uscita di una raccolta di vecchi brani, Who's better, Who's best, accompagnata da un video. Nel 1989, per celebrare degnamente i venticinque anni dalla nascita della band, partono addirittura per un tour mondiale con Simon Phillips alla batteria al posto di Kenny Jones e nel 1990 registrano l'album Join together. Nello stesso anno vengono inseriti nella Rock and Roll Hall of Fame.

01 dicembre, 2011

15 dicembre 1924 - Euclide Zoffoli, fedele allo swing

Il 15 dicembre 1924 nasce a Cesenatico Euclide Zoffoli, un talentuoso clarinettista e sassofonista che non disdegnerà di passare dal jazz alla musica da ballo e viceversa con un solo punto di riferimento: lo swing. Nasce in una famiglia di musicisti e a soli cinque anni già gli vengono impartite lezioni di clarinetto. Dai dieci ai sedici anni frequenta il Liceo Musicale di Cesena e nel tempo non occupato dallo studio si diletta a suonare in vari gruppi da ballo. Dopo la seconda guerra mondiale insieme al pianista Giovanni Fenati dà vita a un quintetto swing di cui fanno parte anche Carlo Saporetti alla chitarra, il fratello Osvaldo al contrabbasso e Gino Manzecchi alla batteria. Nel 1947 Umberto Cesari lo convince a trasferirsi a Roma e l'anno dopo partecipa al I Festival Nazionale del Jazz di Firenze con i Sette della 013, la formazione a organico ridotto dell'orchestra diretta da Piero Piccioni, suonando il sassofono contralto. Nei club romani sviluppa anche un'intensa attività di jam sessions con Umberto Cesari, Armando Trovajoli, Bruno Martino e Nunzio Rotondo (con i quali partecipa al festival nazionale di Milano) oltre a Carletto Loffredo, Enzo Grillini e altri. Per alcuni anni fa parte della band di Tino Fornai e nel 1954-55 in quella del contrabbassista Peppe Carta. Nei primi anni Cinquanta però inizia a ridurre l'impegno nel jazz a favore dell'attività da ballo con proprie formazioni nelle quali però non manca mai un repertorio swing. Muore nella sua Cesenatico il 12 febbraio 1976

14 dicembre 1968 - Pierre Allier, uno dei primi jazzisti francesi

Il 14 dicembre 1968 muore a Parigi il trombettista Pierre Allier. Ha poco più di sessant'anni. È nato, infatti, il 25 febbraio 1908 a Grénoble. Considerato uno dei primi musicisti a "militare" nelle file del jazz francese, ha fatto parte soprattutto di gruppi di grandi dimensioni come quello di Gregor e i suoi Gregoriens, dal 1930 al 1935, o quello di Fred Adison. Successivamente ha suonato in varie orchestre parigine, fra le quali quella di Alix Combelle, prima di dar vita a un proprio gruppo agli inizi degli anni Quaranta. Entra poi nell'orchestra di. Ray Ventura, con la quale effettua la "famosa" lunga tournée nell’America del Sud che dura dal 1941 al 1944, cioè il perodo dell'occupazione nazista in Francia. Pur ispirandosi a Louis Armstrong, Pierre Allier suonava tuttavia in uno stile che molto doveva alla seconda generazione dei trombettisti di jazz.

13 dicembre 1961 - Epstein diventa il manager dei Beatles

Il 23 dicembre 1961 Brian Epstein fa il grande salto: da titolare di un negozio di dischi si tramuta in manager dei quasi sconosciuti Beatles. Fin dall'inizio la relazione fra lui e la band non è un normale rapporto manager-cliente. Lui fondamentalmente è un fans dei Beatles. Pur non sapendo nulla del funzionamento del mercato discografico si impegna nel nuovo ruolo con un'intensità non comune. Pochi giorni dopo la stipula del contratto convence Mike Smith della Decca a fare un salto a Liverpool per ascoltarli. Contemporaneamente inizia a compilare una lunga serie di regole per migliorare soprattutto la qualità scenica dei suoi "ragazzi". Nella famosa audizione per la Decca i Beatles si esibiscono in una selezione di classici (tra cui 'Till there was you e The sheikh of Araby), con l'aggiunta di tre brani composti da loro. Mike Smith non si sbottona anche se, messo sotto pressione da Epstein, esprime una certa soddisfazione. In realtà i quattro non lo hanno convinto. Alla fine vengono la Decca deciderà che i Beatles non le interessano. Lo stesso fanno anche la Pye, la Philips, la Columbia e la HMV. Proprio in quei primi mesi del 1962 ricchi di delusioni Epstein metterà le basi per una storia incredibile.

12 dicembre 1980 - L’ultima sfida delle Brigate Rosse

Intorno alle 20.30 del 12 dicembre 1980 un nucleo armato delle Brigate Rosse rapisce Giovanni D'Urso, il direttore dell'Ufficio III della Direzione generale degli Istituti di prevenzione e pena. Inizia così l’ultima grande sfida allo Stato dell’organizzazione armata che, provata dagli arresti e dalla crescita delle dissociazioni, è investita anche da un aspro dibattito interno con la separazione organizzativa della Colonna Walter Alasia. Tra le richieste avanzate per il rilascio del sequestrato D’Urso c’è la chiusura della sezione speciale del carcere dell’Asinara che, dopo la rivolta del 2 novembre 1979 ospita un gruppo ridotto di detenuti brigatisti. Come accaduto per il sequestro di Aldo Moro in Italia si apre un aspro dibattito sulla possibilità di aprire una trattativa. In questa situazione il 28 dicembre scoppia una rivolta dei detenuti nel carcere di Trani. I rivoltosi, dopo aver preso in ostaggio diciannove agenti di custodia, diffondono un comunicato in sintonia con le richieste delle Brigate Rosse che a loro volta scrivono: «da questo momento in poi la nostra battaglia e quella dei prigionieri di Trani sono indissolubilmente unite». Nella notte tra il 29 e il 30 dicembre le teste di cuoio del neocostituito GIS, il Gruppo di Intervento Speciale dei Carabinieri, riprendono il controllo del carcere di Trani. Per tutta risposta il 31 dicembre le Brigate Rosse uccidono a Roma il generale dei carabinieri Enrico Galvaligi, responsabile del coordinamento delle misure di sicurezza nelle carceri speciali. Annunciano poi l’intenzione di uccidere l’ostaggio. Proprio nel momento più drammatico del confronto tra Stato e Brigate Rosse, quando sembra che il sequestro D’Urso sia destinato a una conclusione drammatica, accadono una serie di eventi che, rompendo la logica del “muro contro muro”, finiranno per cambiare il finale della vicenda. La prima è un documento con il quale un gruppo di detenuti politici, autorevoli esponenti dell’area dell’Autonomia, pur criticando le condizioni e il sistema carcerario si dissociano dall’azione delle Brigate Rosse. La seconda è una serie di prese di posizione nel mondo della politica e della cultura per il miglioramento del sistema di detenzione con la chiusura delle carceri inadeguate a garantire la dignità dei detenuti. Un gruppo di intellettuali, da Sabino Acquaviva a Gianni Baget Bozzo, da Marco Boato a Cesare Cases, da Oreste del Buono a Franco Fortini, sottoscrivono un appello perché «si proceda subito alla chiusura del carcere dell'Asinara, nella serena consapevolezza, non di cedere a un ricatto, ma di attuare quanto riconosciuto giusto e opportuno in piena libertà». Il governo decide quindi di dare seguito alla decisione, già presa il 25 dicembre, cioè prima della rivolta di Trani, di chiudere la Sezione Speciale dell’Asinara. Il 15 gennaio 1981 Giovanni D’Urso viene liberato.

11 dicembre 1975 - Lee Wiley, una voce "eroticamente morbita"

L'11 dicembre 1975 muore a New York la cantante e compositrice Lee Wiley. Nata a Fort Gibson, in Oklahoma, il 9 ottobre 1915 diventa popolarissima a New York nel 1931 per le sue esibizioni al Central Park Casino con l'orchestra di Leo Reisman, la stessa con la quale incide i suoi primi dischi per la Victor. Canta poi con Paul Whiteman, Willard Robinson, la Casaloma Band e, soprattutto, con Victor Young, il leader che più e meglio sa esaltare le qualità della suo voce che un critico definisce "eroticamente morbida e vellutata". A partire dal 1933 comincia pubblicare dischi con il proprio nome, accompagnata dalla Dorsey Brothers Orchestra, dall'ensemble di Victor Young e di solisti quali Bunny Berigan, Glenn Miller, Tommy e Jimmy Dorsey e Joe Venuti. Nel 1939 canta con le orchestre di Max Kaminsky e Joe Bushkin e l'anno successivo con Bunny Berigan, Paul Weston e con un trio comprendente Muggsy Spanier e Jess Stacy. Proprio Stacy diventa suo marito nel 1943. Attorno alla metà degli anni Quaranta si esibisce con varie formazioni dirette da Eddie Condon e quindi con la big band di Jess Stacy. Nel corso degli anni Cinquanta continua a esibirsi con successo. Una delle sue canzoni più famose, Anytime Anyday Anywhere, è destinata a resistere nel tempo e a regalare successo ad altre interpreti.

10 dicembre 1949 – The Fat Man

Il 10 dicembre 1949 Antoine Domino, soprannominato “Fats” (cicciottello) per la sua costituzione imponente inizia la prima seduta di registrazione per la Imperial Records nei leggendari J&M Studios di Cosimo Matassa. Tra le canzoni messe su nastro c'era The fat man, il primo disco di Domino e il suo primo successo da un milione di copie. Trascinante blues a otto battute, The fat man è una specie di autopresentazione spiritosa. Comincia così: "They call, they call me the fat man/'Cos I weight two hundred pounds" (Mi chiamano ciccione perché peso 200 libbre). La simpatia e il successo di questo brano spingeranno Domino a riptere allegramente queste spiritosaggini su se stesso in vane registrazioni durante l’intero periodo nel quale resterà all'Imperial Records. The fat man è una canzone adattata da Junker's blues, un brano sulla dipendenza dalle droghe, che era stato nel repertorio di Domino durante il suo periodo allo Hideaway Club. Proprio Junker's blues sarà il secondo brano inciso negli studi di Matassa, Una sala originale ma antiquata. Ricorda Dave Bartholomew, che curava gli arrangiamenti: «Il pianoforte era molto più alto di ogni altra cosa. Non lo volevamo davvero in quel modo, ma a quei tempi non potevamo farci niente». Parte del problema era l'insistenza di Matassa nel lasciare la regolazione stabilita, giusta o sbagliata che fosse, per tutta la registrazione.

9 dicembre 1976 – Ecco gli Stiff Kittens. Da loro nasceranno i Joy Division

Il 9 dicembre 1976 all'Electric Circus di Manchester fanno il loro debutto in concerto gli Stiff Kittens, un gruppo formato da Bernard Dickin alla chitarra, Peter Hook al basso e Terry Mason alla batteria. Pochi mesi dopo alla band si aggrega Ian Curtis, un giovane assistente sociale del National Health Service, proveniente dalla vicina Macclesfield. Lo stile vocale e le liriche di lan Curtis si dimostrano subito indispensabili per gli Stiff Kittens che cominciano così a farsi notare in una scena musicale come quella di Manchester che può contare anche su band come Drones, Fall, V 2, Panik e Slaughter and The Dogs. Nel maggio del 1977, i quattro decidono di cambiare nome e, colpiti dalla bellezza di Warszawa, una composizione strumentale inserita da David Bowie nel suo album “Low”, si ribattezzano Warsaw. Con questa nuova denominazione, dopo l'incisione di un primo demo-tape e l’arrivo alla batteria di Steve Morris, proveniente da Macclesfield come Ian Curtis, il quartetto suona per la prima volta in pubblico il 27 agosto 1977 all'Eric's Club di Liverpool come gruppo di supporto degli X-Ray Spex. Le esibizioni culminano nell’ultimo concerto con il loro nome all’Electric Circus al quale partecipano anche altre storiche band come i Buzzcocks, i Fall e il gruppo reggae degli Steel Pulse. Alla fine del 1977, infatti, i Warsaw si trasformano in Joy Division, anche perché proprio in quel periodo è uscito l'album d'esordio dei londinesi Warsaw Pakt. Per la scelta del nuovo nome, Curtis e company si ispirano a "La casa delle bambole", un romanzo ambientato nei campi di concentramento nazisti in cui l'autore chiama "joy divisions" gli spazi nei quali le donne detenute si prostituivano. La line-up dei Joy Division, ormai definitiva, vede lan Curtis affiancato da Peter Hook al basso, Bernard Sumner, alias Dickin, alias Albrecht, alla chitarra e Steve Morris alla batteria.

8 dicembre 1945 - Richard M. Jones, il più bravo pianista blues da bordello

L’8 dicembre 1945 muore a Chicago, in Illinois, Il pianista Richard Myknee Jones, più conosciuto come Richard M. Jones. Nato a Donaldsonville in Louisiana, il 13 giugno 1889 muove giovanissimo i primi passi nel mondo della musica. Non debutta però come pianista. I suoi primi strumenti sono infatti la cornetta e l'alto-horn con i quali debutta a a New Orleans nei primi anni del Novecento con la Eureka Brass Band. Negli anni immediatamente successivi comincia a dedicarsi al pianoforte che diventa il suo strumento definitivo e come pianista-solista si conquista rapidamente una grande reputazione nei più eleganti bordelli della città. Per lui quello di “miglior pianista da bordello” è un titolo di cui andare orgoglioso perchè conquistato in locali prestigiosi  a cominciare dalla celeberrima Mahogany Hall di Lulu White. Nel 1910 dirige una sua band al Tent Cabaret e nel 1912 al Fewclothes Cabaret. In seguito suona con le orchestre di John Robichaux, Armand Piron e Oscar Celestin, tre dei più prestigiosi leaders di New Orleans. Nel 1918 si trasferisce a Chicago dove inizia a darsi da fare anche come impresario entrando in società con Clarence Williams, titolare di una delle più importanti agenzie musicali della città. A partire dal 1925 alterna l’attività di accompagnatore di cantanti di blues con quella di leadder dei suoi Jazz Wizards un gruppo molto attivo nel South Side con il quale prende parte a un nutrito numero di sedute di redistrazione che lo rendono popolarissimo sia come band leader, che come solista di pianoforte dallo stile elegante e raffinato nonché come compositore. Suoi sono brani come Jazzin Babies Blues, Riverside Blues, Trouble In Mind, 29th And Dearborn. All'inizio degli anni Trenta rientra a New Orleans dove si esibisce per qualche anno alla testa di una sua formazione. Nel 1934 ritorna a Chicago per formare una vera e propria All Stars chiamata Chicago Cosmopolitans di cui fanno parte elementi di primo piano come Louis Metcalf, Albert Wynn, Herschel Evans, Artie Starks e Dave Peyton. Alla fine della seconda guerra mondiale dà vita a una formazione strardinaria con Bob Shoffner, Preston Jackson, Darnell Howard, John Lindsay e Baby Dodds. La morte lo sorprende dopo poche sedute di registrazione.

27 novembre, 2011

7 dicembre 1901 - Irene Scruggs, alias Chocolate Brown, Little Sister, Dixie Nolan...

Il 7 dicembre 1901 nasce nel Mississippi la cantante di country blues Irene Scruggs. Conosciuta anche con i nomi di Chocolate Brown, Little Sister, Dixie Nolan e forse altri ancora nel 1924 vince a St. Louis un torneo per dilettanti. Notata dagli impresari comincia a cantare in moltissimi locali del Sud degli Stati Uniti. In questo girovagare incontra anche King Oliver, con la cui orchestra incide nel 1926. L’anno dopo è in sala di registrazione insieme a Lonnie Johnson. Canta con quasi tutti i gruppi e le orchestre più popolari di quel periodo. Grazie all’uso di pseudonimi può pubblicare dischi in contemporanea con orchestre diverse. Nel 1932 si fa affiancare sulle scene da suo figlio, un bambino prodigio che con il nome di Baby Scruggs si esibisce in evoluzioni di tip tap. Nel 1934 canta al Kelly's Stable di Chicago e successivamente si ritira a vita privata. Riappare sulle scene negli anni Cinquanta per una tournée con suo figlio in Europa. Verso la metà degli anni Cinquanta si stabilisce a Parigi e negli anni Settanta in Germania.. Muore il 20 luglio 1981.

6 dicembre 1921 - Dave Brubeck, il veterinario mancato

Il 6 dicembre 1920 a Concord, in California, nasce il pianista e compositore Dave Brubeck, all’anagrafe David W. Brubeck. Sua madre è una pianista mentre il padre è amministratore d'una grande azienda agro-zootecnica. Quando ha soltanto quattro anni la madre lo accompagna nel mondo della musica insegnandogli a suonare pianoforte e violoncello. Il giovane Dave pare però più intenzionato a seguire le orme del padre e intraprende gli studi di veterinaria, coltivando la musica come hobby. Negli anni del college inaspettatamente cambia programma: abbandona la scienza veterinaria, si iscrive ai corsi musicali del College of Pacific, a Stockton, e comincia a suonare con alcune orchestrine, assumendo poi la direzione d'un gruppo di dodici elementi. Successivamente passa al Mills College di Oakland e prende lezioni di teoria musicale da Darius Milhaud. Nel 1942 viene chiamato alle armi e nel 1944 combatte in Normandia. Non rinuncia però alla musica e ottiene la direzione di un'orchestra destinata a dare per le forze alleate. Congedato nel 1946 torna a San Francisco dove riprende gli studi con Milhaud che l'incoraggia a dedicarsi al jazz. È cosi che, insieme a Dave Van Kriedt e altri allievi di Milhaud, fonda un ottetto sperimentale. L’esperienza dell’ottetto lo fa progressivamente conoscere nell’ambiente e Brubeck comincia anche a suonare come solista nella zona di San Francisco. Nel 1951 costituì un quartetto con Paul Desmond che ottiene un buon successo anche dal punto di vista commerciale. È  dai tempi d'oro di Benny Goodman che una formazione di jazz incrocia fortune commerciali. Per questa ragione la rivista Time dedica a Brubeck una copertina e Life un ampio fotoservizio. Il suo pianismo greve, ricco di improvvisazioni  e di citazioni unito alla voce seducente del sax contralto di Paul Desmond diventa di gran moda, specialmente tra i giovani. Il buon momento del quartetto continua negli anni Sessanta con lunghi tour in giro per il mondo. Nel 1967 Desmond se ne va e al suo posto subentra per qualche tempo Gerry Mulligan. Nel 1972 dà vita al gruppo Two Generations of Brubeck con i figli di Dan, Chris e Darius e le occasionali collaborazioni di Desmond e Mulligan. Ormai lontano dal periodo d’oro della sua carriera si dedica maggiormante alla composizione e alla collaborazione col cinema e con la televisione pur senza rinunciare a esibirsi in concerto e a incidere dischi.

5 dicembre 1958 - Danny Alvin, il batterista gestore di locali

Il 5 dicembre 1958 il batterista Danny Alvin muore a New York, la città dov’era nato il 29 novembre 1902. Figlio di genitori italiani all’anagrafe è registrato con il nome di Daniele Viniello. Il suo debutto sulle scene avviene nel 1918 a soli sedici anni nel gruppo che accompagna la cantante Sophie Tucker, l'ultima delle Red-Hot Mamas. Nel 1922 se ne va a Chicago dove sbarca il lunario con vari gruppi da ballo come quelli di Frankie Quartell e di Charlie Straight. La sua tecnica sicura e solida ne fa un punto di riferimento proprio per il jazz più danzereccio e morbido. Dopo un periodo trascorso con orchestre da ballo popolarissime come quelle di Wayne King e dell’italo americano Ted Fio Rito nel 1930 si mette in proprio formando un gruppo a suo nome. Successivamente si unisce al pianista Art Hodes con cui resta quasi continuativamente per tre anni. Nel 1936 torna a New York dove suona con il gruppo di Wingy Manone e poi con quello di Georg Brunis al Nick's. Proprio il Nick’s lo scrittura come musicista fisso e nel locale ha occasione di suonare con Brad Gowans, Mezz Mezzrow e con Eddie Condon. Successivamente suona a Chicago col cornettista Doc Evans e con il pianista George Zack. Negli anni Cinquanta forma una propria orchestra cui dà il nome di The Kings of Dixieland. Dal 1955 fino alla morte all’attività di strumentista affianca quella di gestore di locali aprendo un club di jazz che ottiene un notevole successo.

4 dicembre 1945 - Doug Riley , alias Dr. Music, tra jazz ed etnomusicologia

Il 4 dicembre 1945 nasce a Toronto, in Canada, il tastierista Douglas Brian Riley, più come Doug Riley e più tardi soprannominato Dr. Music. Inizia presto a pigiare sui tasti bianchi e neri del pianoforte. A cinque anni frequenta già regolari corsi per imparare a suonare. Da quel momento la sua formazione prevede una lunga e completa serie di studi accademici. I genitori vedono in lui un grande concertista di musica classica ma il ragazzo ha altre idee per la testa. Le sue due passioni più grandi sono il il jazz e l'etnomusicologia. Fondamentali restano i suoi studi sulla musica dei nativi americani condotti attraverso rigorosi approfondimenti che lo portano a vivere per molto tempo nelle riserve. Lascia un segno anche nel jazz soprattutto quando, alla metà degli anni Settanta, si esibisce con un trio che porta il nome di Dr. Music. Nel corso della sua carriera collabora tra gli altri con Boss Brass e Sonny Greenwich e fa parte a lungo del quintetto di Moe Koffman. Lega anche il suo nome e colonne sonore per il cinema e la tv. Muore d’infarto il 27 agosto 2007.

3 dicembre 1960 – L’autostrada attraversa l’Appennino

Il 3 dicembre 1960 viene inaugurato il tratto tra Bologna e Firenze dell’Autostrada del Sole. Si conclude così la parte più impegnativa dal punto di vista realizzativo, cioè il superamento degli Appennini. È un’opera titanica per l’epoca che ha posto ai progettisti e ai realizzatori problemi molto complessi, viste le caratteristiche geografiche e geologiche dei terreni attraversati. L’attraversamento degli Appennini ha avuto come presupposto poi la realizzazione di un tipo di infrastruttura completamente nuova per l’Europa. È proprio in questa fase che è emerso l’ingegno degli uomini chiamati a lavorare sui progetti. Le soluzioni tecniche adottate sono d’avanguardia e otterranno riconoscimenti in Italia e all’estero. L’intera opera richiede uno sforzo progettuale titanico. Per rendersene conto basta ricordare che il progetto originario prevede 304 manufatti fra ponti e viadotti, 3795 opere d’arte minori, 63 gallerie per un totale di più di 11 km e 58 stazioni di accesso.

2 dicembre 1935 - Ronnie Mathews, il pianista della Jazz Mobile

Il 2 dicembre 1935 nasce a Brooklyn, New York,, il pianista Ronnie Mathews, all’anagrafe Ronald Albert Mathews. Allievo del compositore Hall Overton si diploma nel 1959 presso la Manhattan School of Music. Dopo alcuni ingaggi di scarsa rilevanza, nel 1963 inizia a collaborare con il batterista Max Roach, con il quale partecipa anche ad alcune incisioni e a una tournee in Giappone. Lasciato Roach, suona con Roy Haynes e con Freddie Hubbard. In seguito, pur continuando la sua attività di esecutore, si è dedica prevalentemente alla composizione e all'attività didattica e pedagogica, e soprattutto a fianco della istituzione della Jazz Mobile. All'inizio degli anni Settanta riprende a esibirsi più continuativamente in pubblico aggiornando e affinando le proprie capacità stilistiche in un gruppo che comprende il trombettista Woody Shaw, il sassofonista Junior Cook, il contrabbassista Stafford James e il batterista Louis Hayes. In sala di registrazione collabora con Shaw, con il sassofonista Franck Strozier e con il contrabbassista Sam Jones. In quel periodo non mancano insicioni a suo nome nelle quali e affiancato da Franck Foster, Tex Allen, Jimmy Cobb e Walter Booke. Il suo lavoro più interessante resta quello compositivo con brani che rappresentano un aggiornamento del linguaggio hardboppistico. Eccellente strumentista, dotato di ottimo tocco e di notevole senso del ritmo, utilizza il lessico boppistico arricchendolo si sonorità nuove attinte alla scuola di McCoy Tyner. Muore il 28 giugno 2008 a Brooklyn.

1° dicembre 1969 – Magic Sam uno dei principali innovatori del blues di Chicago

Il 1° dicembre 1969 muore Magic Sam, all’anagrafe Samuel Maghett, un personaggio leggendario della storia del blues. Nato a Grenada, nel Mississippi il 14 febbraio 1937, insieme a Buddy Guy e Otis Rush viene considerato uno dei principali innovatori del blues di Chicago alla fine degli anni Cinquanta. Il primo successo di una certa rilevanza lo ottiene all'età di vent’anni anni quando incide All your love per la Cobra, accompagnato da Little Brother Montgomery al piano, Mack Thompson al basso e Billie Stepney alla batteria. Dopo il servizio militare non riesce a replicare il successo iniziale e così si adatta a suonare in piccoli club che a stento gli consentono di sopravvivere. Nella seconda metà degli anni Sessanta però la sua tenacia sembra finalmente premiarlo. Di lui infatti comincia a occuparsi il produttore Bob Koester che, nel 1968, gli fa registrare due buoni album per la Delmark. Il 1969 si annuncia particolarmente felice per Magic Sam che dopo una eccellente prestazione al festival di Ann Arbor ottiene nuovi contratti per partecipare a numerosi concerti e la proposta di John Mayall intenzionato a scritturarlo per la sua etichetta Crusade. L’anno è caratterizzato anche da una felice tournée in Europa, nel corso della quale, durante un concerto alla Royal Albert Hall di Londra tenutosi il 3 ottobre, si registra il materiale per un album dal vivo pubblicato dalla Scout. Quando tutto sembra andare per il meglio il destino ci mette lo zampino. Il 1° dicembre di quello stesso straordinario 1969, Magic Sam muore a Chicago per una crisi cardiaca.

30 novembre 1947 – Gli All Stars di Louis Armstrong, una straordinaria macchina da musica

Il 30 novembre 1947 alla Symphony Hall di Boston Louis Armstrong e i suoi All Stars tengono un concerto che cambierà la loro storia. Da quel giorno infatti quell’ensemble casuale e precario si trasformerà in una straordinaria macchina da musica malgrado l'alternarsi dei musicisti che il senso di supremazia di Louis e le circostanze imponevano. In quel lungo concerto alla Symphony Hall di Boston si assiste a un’evoluzione definitiva. Dopo anni in cui il disequilibrio interno ai gruppi che l’accompagnavano finiva per danneggiare lo stesso Armstrong, per la prima volta il grande Satchmo concretizza l’idea di avere quella base di lancio nuova che nessuno era stato in grado di garantirgli dopo gli anni Venti. Gli spettatori assistono a una sorta di miracolo. La nuova logica che governa la musica degli All Stars è quella della sfilata dei solisti su un tappeto musicale collettivo dominato dalla tecnica del dixieland. Fondamentale è il contributo di Barney Bigard e Jack Teagarden con il sottile lavoro di contrappunto che i due conoscono molto bene, provenendo da due scuole molto simili come quelle di Chicago e New Orleans. Il gioco delle parti è perfetto perchè ciascuno conosce a memoria pregi e difetti dell'altro e sa calcolare le entrate e le uscite in assolo con il massimo tempismo riempiendo poi i vuoti lasciati dalla tromba di Louis con splendidi arabeschi timbrici. Le caratteristiche della scuola creola da cui proviene vengono utilizzate da Bigard in modo più netto di quanto non facesse nell’orchestra di Ellington. A fargli da contrasto c’è la pacatezza di Teagarden che riesce alla perfezione a frenare i tempi nei quali Bigard dà impulso all'accelerazione. Armstrong può così inserirsi nel gioco dei contrappunti e se negli anni precedenti non era mai molto propenso a improvvisare negli assoli, da quel momento si lascia andare più liberamente, sicuro dalla validità dei partner. Dietro ai tre uomini della front-line, schierati secondo la formazione classica dello stile di New Orleans, il pianista Earl Hines realizza un prezioso lavoro di raccordo con tocchi rapidi e quando può esce in assolo con il sostegno del basso di Arwell Shaw e della batteria di Big Sid Catlett. In quella sera di Boston nasce una leggenda.

29 novembre 1889 - Richie Brunies, il leader della Reliance

Il 29 novembre 1889 a New Orleans, in Louisiana, nasce Richard Brunies. Fratello di Henry, Abbie, Merritt e George, inizia a suonare da professionista con la Reliance Brass Band, il gruppo fondato nel 1892 da Jack "Papa” Laine che ospiterà tra le sue file l'intero clan dei Brunies. Proprio Richie Brunies alla vigilia dello scoppio della prima guerra mondiale, diventa il leader della Reliance. La sua popolarità in quegli anni è vastissima. La straordinaria potenza di suono della sua cornetta ne fa il principale antagonista del leggendario Buddy Bolden. Richard Brunies fa poi parte, assieme ai fratelli Henry e Merritt, della Fischer's Brass Band diretta dal clarinettista Johnny Fischer, nonché dell'orchestra del trombonista Happy Schilling, una formazione da ballo non molto nota che annovera nelle sue file elementi di tutto rispetto come Johnny Wiggs, Monk Hazel, Achille Baquet, Freddie Loyacano e lo stesso Fischer. Dei cinque fratelli Brunies, Richard è l'unico che non ha registrato dischi né negli anni Venti né durante il New Orleans Revival del dopoguerra. Muore il 28 marzo 1961.

20 novembre, 2011

28 novembre 1889 – Ray Lopez, la cornetta del jazz commerciale

Il 28 novembre 1889 nasce a New Orleans, in Louisiana, il cornettista Ray Lopez, uno degli esponenti più originali del "lato melodico" e più commerciale del jazz. Delle sue origini musicali non si sa molto. Il suo nome comincia a circolare insistentemente nell'ambiente alla fine del primo decennio del Novecento quando suona nella Reliance Brass Band di Jack Papa Laine, considerata un po' la culla dei più importanti dixielanders bianchi di New Orleans. Lì son passati tutti: da La Rocca a George Brunis, da Tom Brown a Leon Roppolo, da Larry Shields a Tony Sbarbaro. Ray si fa apprezzare per la morbidezza del suono e la capacità di adattarsi alle esigenze dell'orchestra senza rinunciare a sprazzi di intelligente iniziativa. Quando chiude con la Reliance entra a far parte della Tom Brown's Band From Dixieland, la jazz band fondata dal trombonista Tom Brown. Questo gruppo, di cui fanno parte, oltre a Brown e a lui, Larry Shields, Deacon Loyacono e Billy Lambert, nel 1915 se ne va a Chicago e trova la gloria. Il successo è tale che il gruppo si sdoppia per partecipare anche agli spettacoli di vaudeville senza pagare penali alle sale da ballo da cui è stato scritturato. Negli spettacoli si chiamano The Five Rubes, mentre nelle serate in sala riprendono il loro nome originale. Alla fine del decennio Ray se ne va e nei primi anni Venti è sulla West Coast, al California Ambassador Hotel di Los Angeles con l'orchestra di Abe Lyman, un'altra famosa formazione da ballo. In questo periodo incide anche qualche disco, ma negli anni successivi le sue tracce diventeranno sempre più confuse.

27 novembre 1970 - Dimenticate i Beatles, ascoltate George!

Il 27 novembre 1970 George Harrison pubblica All thing must pass, un triplo album prodotto dallo stesso Harrison con Phil Spector. Se si eccettua la deludente colonna sonora del film “Wonderwall” composta nel 1968, si tratta del primo vero lavoro da solista dell’ex Beatle. I commenti della critica sono entusiastici. «Dimenticate i Beatles, ascoltate George!» scrive Melody Maker. La foto di copertina è uno sberleffo per i suoi ex compagni. Harrison appare seduto in mezzo a un prato circondato da quattro gnomi di gesso (i Beatles?) che lo guardano. Nei primi due dei tre dischi contenuti nell'album è raccolta la produzione accumulata negli ultimi anni di contrastata vita dei Beatles. Il terzo invece è interamente dedicato a una narcisistica session con vari musicisti, da Eric Clapton a Dave Mason, a Ringo Starr e Jim Gordon che la leggenda vuole si sia svolta sotto l’effetto di droghe. È una sorta di bonus di cui non si sentiva il bisogno anche se nessuno ha il coraggio di dirlo apertamente. Gli altri due dischi del triplo album, però, sono davvero una sorta di parco delle meraviglie, a partire dal brano d'apertura, I'd have you anytime, il cui testo è stato scritto da Bob Dylan. Canzoni dolenti e colme d'emozione come Isn't it a pity si alternano ad altre scanzonate e ricche di allegria come Wah wah, che sempre la leggenda vuole sia stata scritta per sbeffeggiare Paul McCartney. Nell'album c'è anche la famosa My sweet Lord, che verrà pubblicata anche in singolo, conquisterà le classifiche di tutto il mondo, ma regalerà a George Harrison una condanna per plagio.

26 novembre 1955 – Lascia o raddoppia? L’Italia è un quiz

Dopo una puntata di prova trasmessa il sabato precedente, giovedì 26 novembre 1955 alle ore 21.05 va in onda sugli schermi televisivi di tutt’Italia la prima puntata di “Lascia o raddoppia?”, telequiz settimanale liberamente ispirato al programma televisivo statunitense “The 64 thousand dollar question”, presentato da Mike Bongiorno e destinato a durare fino al 1959. La regia è di Romolo Siena e la valletta è Maria Giovannini, Miss Roma, che verrà sostituita dopo qualche puntata da Edy Campagnoli. Il notaio, che sovrintende alla regolarità del gioco si chiama Niccolò Livreri. Ogni concorrente parte da una quota di duemila e cinquecento lire e la cifra può salire, attraverso un meccanismo di progressivi “raddoppi” fino al premio massimo di cinque milioni e centoventimila lire. I concorrenti hanno trenta secondi per rispondere alle domande di Mike Bongiorno e i più sfortunati vengono ricompensati con un premio di consolazione di quarantamila lire. Il programma, seguitissimo, entrerà nella storia della televisione e i partecipanti acquisteranno, grazie alle loro performance sul teleschermo, grande notorietà. Il suo successo cambia le abitudini degli italiani e porta la televisione al centro della vita sociale al punto che anche nelle sale cinematografiche il giovedì sera si sceglie di sospendere le proiezioni e di allestire speciali salette con la televisione per consentire agli spettatori di guardarsi “Lascia o raddoppia?”. È l’inizio di una vera e propria rivoluzione. Il quiz televisivo diventa un punto d’incontro per dialoghi, discussioni e anche liti. Le domande, le risposte, le gaffe di Mike Bongiorno e lo stesso atteggiamento dei protagonisti vengono vivisezionati, analizzati e commentati nelle chiacchiere nei bar, nei quartieri, nei caseggiati e sui mezzi pubblici.

25 novembre 1976 – L’ultimo valzer della Band

Il 25 novembre 1976 la Band di Robbie Robertson tiene al Winterland di San Francisco il suo concerto d’addio. Per l’occasione il gruppo decide di fare le cose in grande. Mentre l’impresario Bill Graham offre tacchino e pane azzimo agli spettatori, quasi si trattasse di una veglia religiosa, davanti alla cinepresa di Martin Scorsese si svolge un avvenimento eccezionale, immortalato dal film “The last waltz” e dall’album omonimo. Con la Band si alternano sul palco, nel corso di un lunghissimo concerto, Paul Butterfield, Bobby Charles, Eric Clapton, Neil Diamond, Bob Dylan, Ronnie Hawkins, Dr. John, Muddy Waters, Stephen Stills, Joni Mitchell, Van Morrison, Ringo Starr, Ron Wood e Neil Young. È il saluto del mondo del rock a uno dei gruppi più significativi di quel periodo. Affermatisi come gruppo d’accompagnamento di Bob Dylan, riescono successivamente a emanciparsi e a costruirsi una posizione autonoma circondati da un rispetto inusuale per l’ambiente. Greil Marcus così parla di loro nel suo libro “Mistery train”: «…contro le tendenze e gli stili degli anni Sessanta loro cercano le tradizioni… la loro posizione è quella di un gruppo che rifiuta la scena pop fatta di mode effimere. Sono solidi lavoratori con anni di gavetta alle spalle». Parole che vengono confermate dalla polemica innescata dal leader del gruppo Robbie Robertson nei confronti di un giornalista che accusa la Band di rincorrere sonorità più adatte ai cantautori che a un gruppo: «Vedi, amico, io sono fatto a modo mio. Voglio scrivere e cantare soltanto cose vere e che hanno un peso reale. Per questo preferisco rifarmi ai contadini che si univano ai sindacati durante la depressione che a te che vai a San Francisco a metterti un fiore fra i capelli». Le loro canzoni raccontano storie, sensazioni, paesaggi e sentimenti filtrati attraverso gli occhi delle classi subalterne, della gente semplice. La serata al Winterland sarà davvero l’ultima del gruppo. I componenti prendono strade diverse e non torneranno più sui loro passi anche se non mancheranno riunioni occasionali come quella del 1990, senza Robertson, in “The wall” nella Potzdamer Platz di Berlino.

24 novembre 1928 – Giuseppe Sboto, il romano innamorato del jazz

Il 24 novembre 1928 nasce a Roma il vibrafonista e pianista Giuseppe "Puccio" Sboto, una delle più singolari figure del jazz italiano, irregolare nell'impegno, ma fondamentale nella formazione di una lunga serie di giovani musicisti come, tra gli altri, Bruno Biriaco, Riccardo Del Fra, Nicola Stilo, Danilo Rea e Francesco Puglisi. Nel 1934, quando non ha ancora compiuto sei anni, inizia studiare pianoforte classico incoraggiato dai genitori. Che la carriera del concertista non faccia per lui appare evidente quando, a quattordici anni, dopo aver ascoltato Gorni Kramer decide di passare provvisoriamente a un'altra tastiera, quella della fisarmonica. Nell'immediato dopoguerra è uno dei protagonisti del grande fermento jazzistico della capitale. Memorabili restano le sue jam session con Carletto Loffredo, Enzo Grillini, Umberto Cesari, Franco Mingrino e i fratelli Letteri. Volubile e poco incline a lasciarsi coinvolgere da "impegni fissi" soltanto nel 1956 accetta di entrare in pianta stabile nella Roman New Orleans Jazz Band con la quale partecipa anche a due edizioni del Festival Mondiale della Gioventù (Mosca e Vienna). Dal 1960 al 1963 è uno dei componenti della Modern Jazz Gang. Successivamente il suo nome ricompare qua e là accanto a personaggi come Gato Barbieri, Don Byas e tanti altri, pur senza cercare riferimenti fissi. Per tutta la sua vita si comporta come un musicista innamorato più del jazz che della carriera. Le apparizioni discografiche, tutte di altissima qualità, sono discontinue e irregolari. Tracce del suo lavoro appaiono, oltre che nei dischi delle orchestre già citate, anche in varie incisioni del quartetto di Mario Cantini o di musicisti come Gianni Sanjust, Marcello Riccio, Carletto Loffredo, Mario Schiano e molti altri. In più sembra divertirsi a spaziare tra i generi, dal mainstream moderno all'hard bop, senza curarsi troppo di seguire un percorso logico. Negli anni Settanta, quando tutti lo danno per scomparso, riemerge improvvisamente a capo di varie formazioni di giovanissimi musicisti. Lo fa per scelta perché crede nelle possibilità di liberare il jazz italiano dalle ruggini del periodo semiclandestino degli anni del fascismo e da un dopoguerra un po' troppo condizionato dagli influssi d'oltreoceano. Esemplare in questo senso resta il suo apporto, non solo musicale, a un gruppo di svolta come quello formato da Mauro Zazzerini, Danilo Rea, Piero Cardarelli e Lucio Turco.

23 novembre 1950 - Richard Raux: la musica non è solo l'America

Il 23 novembre 1950 nasce il sassofonista Richard Raux. Creolo, passa l'infanzia nel Madagascar, un luogo dove la musica si abbevera alle tradizioni africane, indiane e cinesi. Questa ricchezza sonora dominata dal ritmo influenzerà tutta la sua ispirazione come e più dei dischi di Parker e di Coltrane. A tredici anni è il batterista della migliore orchestra malgascia di jazz, diretta da Jeannot Rabéson, ma il suo sogno è quello di imparare a suonare il sassofono. Si mette di impegno e ce la fa. Frequenta per due anni i corsi di sassofono e composizione al conservatorio (anche se in epoche successive si farà passare per un autodidatta) e alla fine degli anni Sessanta è a Parigi dove si esibisce in un trio al Gill's Club e successivamente suona nei Magma, la formazione di Christian Vander. Non rinuncia, però, a qualche esperienza in proprio come gli Stuff, una band di cui fanno parte, oltre a Vander, Paco Charleri e Claude Engel. Entrerà poi nel progetto Faarmadin poi negli Hamsa e poi in tanti altri progetti che si muoveranno verso il suo obiettivo: liberare la musica jazz dal peccato originale dell'influenza statunitense. Negli anni Settanta così spiega i suoi progetti: «Vorrei dare al pubblico l'equivalente della soul music, ma nel senso più universale, non solo ristretta all'anima nera americana». Nel suo sogno musicale c'è spazio per l'Africa e l'oriente e soprattutto per le suggestioni della musica indiana che si sforza di rendere comprensibile al grande pubblico. Ecco perché ama Shepp ma esprime riserve sul free jazz il cui tempo irregolare non lo convince affatto.

22 novembre 1950 – Per Miami Little Steven il rock è motivazione più che intrattenimento

Il 22 novembre 1950 nasce a New York "Miami" Little Steven, all'anagrafe Steven Van Zandt, il chitarrista considerato per anni la spalla ideale del Boss Bruce Springsteen. Nonostante sia stato fondamentale per l'allargamento della sua popolarità, il rapporto professionale con Springsteen ha finito, però, per condizionare, non sempre positivamente, la sua carriera. Little Steven muove i primi passi musicali sotto la guida del nonno, l'italoamericano Sam Lento, che gli insegna i segreti della chitarra sulle note dei ritornelli popolari calabresi. La sua formazione musicale si alimenta al calore del rhythm and blues di Gary Davis e Robert Johnson oltre che al jazz tradizionale di Louis Armstrong. A soli quindici anni diventa il cantante e chitarrista degli Shadows, un gruppo del New Jersey da non confondere con la più illustre e omonima band britannica. Un anno d'esperienza gli basta per sentirsi finalmente pronto a formare un proprio gruppo, The Source. Sono gli anni della grande mobilitazione contro la guerra nel Vietnam e Little Steven con la sua band è tra i protagonisti di lunghe kermesse musicali sull'argomento. Suona dovunque, anche se la sua tana è lo Stone Pony, un locale di Asbury Park. Nel 1974 entra a far parte dei Southside Johnny & The Asbury Jukes il gruppo di "Southside" Johnny Lyon. L'anno dopo incontra Bruce Springsteen, artista che ammira da tempo, che lo chiama a far parte della sua E Street Band, in quel periodo impegnata a completare la registrazione dell'album Born to run. Resterà con il Boss per nove anni consecutivi, senza rinunciare però a qualche esperienza per conto suo, prima con gli Asbury Dukes e poi con i Disciples of Soul. Il suo impegno sociale e, soprattutto, la voglia di sperimentarsi senza l'ingombrante presenza di Springsteen lo portano a separarsi amichevolmente dal Boss nel 1984. «Il rock non è intrattenimento, è motivazione». Per questo lui farà sul serio. Pubblicherà album come Freedom no compromise, caratterizzato da un deciso impegno sociale in difesa delle popolazioni oppresse del Sud America e del Sud Africa, ma si mobiliterà anche in progetti più ampi come la registrazione, con decine di stars tra cui lo stesso Springsteen, di Sun City, un brano contro l'apartheid sudafricano. La separazione dal Boss non sarà definitiva. Dopo una lunga serie di "incontri casuali" alla fine degli anni Novanta i due torneranno a esibirsi insieme.