20 novembre, 2011

24 novembre 1928 – Giuseppe Sboto, il romano innamorato del jazz

Il 24 novembre 1928 nasce a Roma il vibrafonista e pianista Giuseppe "Puccio" Sboto, una delle più singolari figure del jazz italiano, irregolare nell'impegno, ma fondamentale nella formazione di una lunga serie di giovani musicisti come, tra gli altri, Bruno Biriaco, Riccardo Del Fra, Nicola Stilo, Danilo Rea e Francesco Puglisi. Nel 1934, quando non ha ancora compiuto sei anni, inizia studiare pianoforte classico incoraggiato dai genitori. Che la carriera del concertista non faccia per lui appare evidente quando, a quattordici anni, dopo aver ascoltato Gorni Kramer decide di passare provvisoriamente a un'altra tastiera, quella della fisarmonica. Nell'immediato dopoguerra è uno dei protagonisti del grande fermento jazzistico della capitale. Memorabili restano le sue jam session con Carletto Loffredo, Enzo Grillini, Umberto Cesari, Franco Mingrino e i fratelli Letteri. Volubile e poco incline a lasciarsi coinvolgere da "impegni fissi" soltanto nel 1956 accetta di entrare in pianta stabile nella Roman New Orleans Jazz Band con la quale partecipa anche a due edizioni del Festival Mondiale della Gioventù (Mosca e Vienna). Dal 1960 al 1963 è uno dei componenti della Modern Jazz Gang. Successivamente il suo nome ricompare qua e là accanto a personaggi come Gato Barbieri, Don Byas e tanti altri, pur senza cercare riferimenti fissi. Per tutta la sua vita si comporta come un musicista innamorato più del jazz che della carriera. Le apparizioni discografiche, tutte di altissima qualità, sono discontinue e irregolari. Tracce del suo lavoro appaiono, oltre che nei dischi delle orchestre già citate, anche in varie incisioni del quartetto di Mario Cantini o di musicisti come Gianni Sanjust, Marcello Riccio, Carletto Loffredo, Mario Schiano e molti altri. In più sembra divertirsi a spaziare tra i generi, dal mainstream moderno all'hard bop, senza curarsi troppo di seguire un percorso logico. Negli anni Settanta, quando tutti lo danno per scomparso, riemerge improvvisamente a capo di varie formazioni di giovanissimi musicisti. Lo fa per scelta perché crede nelle possibilità di liberare il jazz italiano dalle ruggini del periodo semiclandestino degli anni del fascismo e da un dopoguerra un po' troppo condizionato dagli influssi d'oltreoceano. Esemplare in questo senso resta il suo apporto, non solo musicale, a un gruppo di svolta come quello formato da Mauro Zazzerini, Danilo Rea, Piero Cardarelli e Lucio Turco.

1 commento:

paperagialla ha detto...

Vorrei fare una considerazione pubblica, anche se oramai da parecchio tempo uso questo strumento solo per tenermi in contatto con gli amici, seguire i concerti e gli eventi che mi piacciono, qualche volta pubblicare qualche frase ben scritta che mi è piaciuta ma soprattutto evito dibattiti e nuovi profeti. Vorrei parlare della morte di Puccio Sboto famoso vibrafonista romano http://www.rockemartello.com/…/24-novembre-1928-giuseppe-sb… Leggo un post sulla bacheca di Mauro Verrone con l'annuncio della morte di Puccio Sboto che non conoscevo personalmente e leggo tutti i commenti di dispiacere dei jazzisti romani e non. Poi leggo un secondo post che specifica: "...ora la storiaccia è questa: la salma di Puccio è al policlinico Umberto I ma nessuno con legami di parentela si è presentato a reclamarla. Scaduti i termini di legge potremo organizzare il funerale ma (temo) necessiterà una colletta. Vi terrò aggiornati..." E da qui è partita una attenta organizzazione da parte di Mauro Verrone per raggiungere l'obiettivo funerale/sepoltura. Penso che questa situazione abbia un valore enorme anche superiore al suo specifico intento. Penso che con questa organizzazione Mauro Verrone musicista e maestro straordinario sia andato a toccare trame sottilissime e non visibili di un concreto "movimento jazz" che si fa carico di un suo elemento/parente rimasto solo. In un periodo storico così triste, così vuoto di ideali, così pieno di atroce individualismo, penso sia importante assaporare vicende come queste.