21 dicembre, 2011

5 gennaio 1948 - Peppino Impastato e il sogno di cambiare il mondo

Il 5 gennaio 1948 da Felicia Bartolotta e Luigi Impastato nasce a Cinisi Giuseppe Impastato, detto Peppino. La sua famiglia è bene inserita negli ambienti mafiosi. Una sorella del padre ha sposato il capomafia Cesare Manzella, assassinato nel 1963 e considerato uno dei primi boss a intuire che i traffici di droga potevano essere il nuovo terreno di accumulazione di denaro. Peppino frequenta il Liceo Classico di Partinico e proprio in quel periodo rompe con il padre che gli rimprovera le sue iniziative politico-culturali antimafiose e inizia a occuparsi di politica Nel 1965 insieme ad altri giovani fonda un giornale un giornale di denuncia che si intitola “L'idea socialista” e aderisce al PSIUP (Partito Socialista di Unità Proletaria), una formazione politica nata dopo l'ingresso del Partito Socialista Italiano nei governi di centro-sinistra. A partire dal 1968 partecipa, con un ruolo dirigente, alle attività dei gruppi della sinistra extraparlamentare. Vive da protagonista le lotte dei contadini espropriati per la costruzione della terza pista dell'aeroporto di Palermo, in territorio di Cinisi, degli edili e dei disoccupati. Nel 1975 organizza il Circolo "Musica e Cultura", e l’anno dopo fonda Radio Aut, una radio libera autofinanziata dai cui microfoni denuncia il ruolo di primo piano nei traffici internazionali di droga assunto dai mafiosi di Cinisi e Terrasini attraverso il controllo dell'aeroporto. Nel 1978 si candida nella lista di Democrazia Proletaria alle elezioni comunali ma nella notte tra l'8 e il 9 maggio il suo corpo viene dilaniato da una carica di tritolo posta sui binari della linea ferroviaria Palermo-Trapani.  Le indagini sulla morte di Giuseppe Impastato, in un primo tempo orientate all'ipotesi di un attentato terroristico fallito vengono chiuse con la motivazione ufficiale di suicidio. Dopo l’archiviazione il fratello Giovanni e la madre Felicia Bartolotta Impastato non s’arrendono e con l’aiuto del “Centro siciliano di documentazione” di Palermo (che nel 1980 prende il nome di Giuseppe Impastato) raccolgono la documentazione necessaria a far riaprire l’inchiesta. Nel maggio del 1984 l'Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo emette una sentenza, firmata dal Consigliere Istruttore Antonino Caponnetto, che riconosce la matrice mafiosa del delitto ma lo attribuisce a ignoti. Negli anni successivi il Centro Impastato dimostra che il mandante dell’assassinio di Peppino è Gaetano Badalamenti, nel frattempo condannato per traffico di droga negli Stati Uniti. Il Tribunale di Palermo però nel maggio del 1992 decide di archiviare la pratica relativa all’assassinio di Impastato escludendo la possibilità di individuare con certezza i colpevoli. Nel maggio del 1994 il Centro Impastato presenta un'istanza per la riapertura dell'inchiesta, accompagnata da una petizione popolare e nel marzo del 1996 la madre, il fratello e il Centro Impastato presentano un esposto in cui chiedono di indagare su episodi non chiariti, riguardanti in particolare il comportamento dei carabinieri subito dopo il delitto. Nel giugno del 1996 l'inchiesta viene riaperta. Tano Badalamenti e il suo vice Vito Palazzolo vengono incriminati per il delitto.

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