10 gennaio, 2012

11 gennaio 2003 - I So Solid Crew accusati di fomentare la violenza

L'11 gennaio 2003 i giornali danno conto di un'insolita polemica. In linea con le posizioni guerrafondaie e disattente sul piano sociale del suo governo, la ministra della cultura della Gran Bretagna, Kim Howells, interpellata in un’intervista radiofonica per commentare l’assassinio di due ragazze a Birmingham durante lo scontro con armi da fuoco tra due gang rivali, non ha trovato di meglio che puntare l'indice contro la black music. Il degrado delle periferie? La crisi dei rapporti sociali? Il crescente razzismo? La violenza? Tutta colpa della musica e dei So Solid Crew. «Gli eventi di Birmingham sono il sintomo preoccupante di un degrado serio» Ha dichiarato il ministro che per evitare di essere frainteso (casomai qualcuno pensasse che la colpa sia della politica sociale del governo Blair) ha immediatamente additato i responsabili esprimendo grave preoccupazione per «…i testi pieni d’odio che questi macho idioti cantano. Idioti come i So Solid Crew glorificano la cultura della pistola e della violenza. È un fatto preoccupante e dobbiamo renderlo noto». Dunque, per risolvere il problema delle periferie delle metropoli e le frange violente che abitano il disagio giovanile l'unica soluzione è spegnere la radio. Questa curiosa teoria aveva già avuto un sostenitore nel commissario della polizia metropolitana Tarique Ghaffur per il quale la musica dei So Solid Crew è alla base dell'alienazione dei giovani perché «li incoraggia a usare le armi». Presi in mezzo i So Solid Crew negano qualsiasi legame tra la loro musica e l’aumento di violenza in un’intervista al quotidiano The Guardian: «La povertà, il crimine e l’abuso di cocaina aumentano. Nella loro musica i So Solid Crew descrivono soltanto quello che vedono». Più pesanti ancora le reazioni di Conor McNicholas, editore del prestigioso New Musical Express, che definisce le dichiarazioni del ministro “profondamente razziste” e nate dall'ignoranza. «Occorre essere chiari - ha spiegato il giornalista - La "gun culture" è una conseguenza della povertà urbana, non una causa e la musica riflette l’esperienza dei ragazzi che vivono questi problemi».

1 commento:

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