26 settembre, 2014

26 settembre 1983 – Addio a Tino Rossi, lo chansonnier corso

Il 26 settembre 1983 muore Tino Rossi. Più di mille canzoni registrate e oltre trecento milioni di dischi venduti in tutto il mondo. Queste cifre, pur notevoli, non riescono però a definire compiutamente il fenomeno di Tino Rossi, uno dei primi personaggi dello spettacolo a suscitare forme di ammirazione di massa che in qualche modo anticipano il fervore fanatico che in epoca diversa circonderà personaggi come Elvis Presley o i Beatles. La sua popolarità è stata indubbiamente agevolata dalla cassa di risonanza della radio che negli anni Trenta arriva porta le voci degli interpreti musicali nelle case francesi, ma la longevità e l’intensità del successo non possono essere giustificate banalmente dall’avvento della radiodiffusione. Secondo la leggenda il suo ingresso nel mondo della canzone sarebbe avvenuto per caso con la registrazione a sue spese di un disco da regalare alla madre, anticipando di vent’anni Elvis Presley la cui carriera inizia nello stesso identico modo. Impossibile capire se sia vero o se si tratti soltanto di una delle tante storie che costellano la vita di personaggi entrati nel mito e, in fondo, non è poi così importante. La caratteristica dei miti è proprio quella di essere collocati in uno spazio particolare dove il tempo e la realtà si confondono. Se non fosse così che miti sarebbero? Per mezzo secolo Tino Rossi attraversa da protagonista la scena musicale francese incurante dello scorrere del tempo o, meglio, consapevole dei cambiamenti determinati dall’incedere del tempo. Se la sua voce sensuale e i suoi modi da sciupafemmine regalano sogni romantici alla Parigi degli anni Trenta, con lo scorrere di giorni, mesi e anni, modifica il suo modo di proporsi al pubblico fino a diventare, nel dopoguerra, il simbolo per antonomasia del cosiddetto “spettacolo per famiglie”. Re dell’operetta, ineguagliabile interprete di brani come Petit Papa Noël, un inno da cantare in famiglia ogni notte di Natale, Tino Rossi aggira il tempo e si fa amare anche dalle generazioni che l’hanno conosciuto tardi. Di lui, oltre alle canzoni, resta anche un buon numero di film. Sono poco meno di una trentina, girati in gran parte nel primo periodo della sua carriera anche se il più citato è “Si Versailles m’était conté”, una vera e propria parata di stelle con, tra gli altri, Orson Welles, Edith Piaf e Brigitte Bardot diretto e interpretato da Sacha Guitry e uscito in Italia con il titolo semplificato in “Versailles”.C’è chi ha scritto con una suggestiva similitudine che Tino Rossi è un corso che ha avuto successo nel mondo come Napoleone Bonaparte. Lo chansonnier, infatti, nasce il 29 aprile 1907 ad Ajaccio, in Corsica, dove viene registrato all’anagrafe con il nome di Costantino Rossi. Sua madre si chiama Eugénie e suo padre Laurent. Quest’ultimo fa il sarto e spera che il piccolo Costantino, anzi Tintin come viene soprannominato nei primi anni d’età o Tino come lo chiamano i suoi compagni di scuola, rappresenti la continuità dell’azienda famigliare. Il giovane, però, non pensa proprio di finire i suoi giorni tra aghi, metri e tessuti e coltiva la passione del canto sostenuto dalla sicurezza di possedere una voce di grande qualità come gli ripete ogni giorno il maestro del coro della chiesa in cui canta accompagnando le funzioni religiose. Appena può scappa via dalla famiglia e se ne va in Costa Azzurra dove alterna partecipazioni a vari concorsi per esordienti con le esibizioni nei locali notturni e il lavoro da impiegato all’Ufficio Ipoteche di Nizza. Per qualche tempo torna ad Ajaccio dove i suoi genitori gli hanno trovato un lavoro al Casinò, ma ben presto riprende una nave per il porto di Marsiglia e da lì se ne va a lavorare al Casinò di Aix-en-Provence come cambiavalute. Il canto resterebbe quasi un hobby da praticare in qualche locale nelle sere libere se il destino non ci mettesse lo zampino. La fortuna per Tino Rossi ha il nome di P’tit Louis, un impresario che, dopo aver assistito a una sua esibizione, resta colpito dalla voce e soprattutto dalla sua personalità in scena. Convinto di avere per le mani un personaggio destinato al successo e alla conquista del pubblico femminile gli propone una scrittura. Tino Rossi accetta. È il 1929 e da quel momento il palcoscenico sarà la parte più importante della sua esistenza fino all’ultimo giorno della sua vita. Locale dopo locale la popolarità di Tino Rossi cresce con il crescere delle sue esibizioni dal vivo. La prima etichetta a pensare di sfruttare anche dal punto di vista discografico le potenzialità del giovane chansonnier è la Parlophone che all’inizio degli anni trenta gli sottopone una proposta per la registrazione di qualche brano. Tino Rossi sbarca così a Parigi per realizzare il suo primo disco. È un 78 giri che contiene i brani O ciuciariello e Ninna nanna e viene pubblicato nel 1932 senza particolare successo. L’esperienza più il soggiorno parigino, opportunamente utilizzate dal suo impresario, sono utili per aprirgli le porte dei più prestigiosi locali del meridione della Francia, in particolare dell’Alcazar di Marsiglia considerato un po’ il tempio della nuova generazione di chansonnier. Nel 1933 gli arriva la proposta di un nuovo contratto discografico. A muoversi questa volta è la Columbia, una delle etichette più prestigiose dell’epoca, convinta che il suo profilo da attore hollywoodiano e la sua voce da galante conquistatore possono spopolare sulla scena musicale francese. Tino Rossi firma e in breve tempo diventa una vedette del music-hall parigino. In quel periodo incontra anche il compositore provenzale Vincent Scotto. Tra i due nasce un’intesa artistica destinata a durare anni e benedetta dal pubblico il 14 ottobre 1934 quando lo chansonnier interpreta per la prima volta dal vivo le canzoni del suo amico arrivato a Parigi dalla Provenza. Gli anni Trenta scorrono veloci e costellati da successi come Adieu Hawaii, un brano inciso su disco nel 1935 che vende oltre mezzo milione di copie. Il fascino esercitato sul pubblico femminile non sfugge al mondo del cinema che, dopo una serie di ruoli secondari, gli affida il ruolo da protagonista nel film “Marinella” di Pierre Caron. Il pubblico fa la fila davanti ai botteghini per assistere alla proiezione della pellicola mentre la canzone con lo stesso titolo che fa da tema musicale al film si trasforma in un successo discografico con pochi precedenti. L’occupazione nazista e la seconda guerra mondiale non fermano l’attività di Tino Rossi. Il suo attivismo artistico in quegli anni tristi rischia di costargli caro nel 1944 quando, dopo la Liberazione di Parigi, viene incarcerato con l’infamante sospetto aver collaborato con gli invasori nazisti. In pochi giorni le accuse contro di lui cadono nel nulla e viene liberato. Nel 1946 centra quello che è considerato il suo più grande successo del dopoguerra con la canzone Petit Papa Noël interpretata per la prima volta nel film “Destin” di Richard Pottier. Proprio con quel brano nasce un nuovo Tino Rossi. L’affascinante conquistatore dallo sguardo assassino e dal volto simile a quello di Rodolfo Valentino lascia spazio a un cantante che sta entrando nel pieno della maturità artistica, consapevole delle proprie qualità e capace di mettere a frutto l’esperienza. Nel 1970 decide di chiudere definitivamente con il cinema e di ridurre quella canora al minimo indispensabile. Nel 1976 Parigi gli tributa un il suo omaggio e tutto il suo amore affollando all’inverosimile una serie di recital tenuti sotto il tendone del Circo Jean-Richard nel giardino de Les Tuileries. Nel 1982 il recital messo in scena per festeggiare i cinquant’anni di carriera resta in cartellone per ben tre mesi. In rinnovato successo spinge la Pathé Marconi a offrirgli un contratto discografico della durata di cinque anni. Tino Rossi lo firma ma non lo rispetterà perché il 26 settembre 1983 muore nella sua casa di Neuilly-sur-Seine nelle vicinanze di Parigi arrendendosi al cancro che da tempo l’ha aggredito.

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