07 agosto, 2015

16 agosto 1943 - Shel Shapiro, l'allampanata voce dei Rokes

Il 16 agosto 1943 nasce a Londra Shel Shapiro, la voce dei Rokes, uno dei gruppi più popolari nell'Italia degli anni Sessanta. David Norman Shapiro, questo è il suo vero nome, nasce in Inghilterra per caso, perché nel 1906 suo nonno, un ebreo russo che suonava il corno nella banda dello Zar Nicola II, era scappato nell'isola. I genitori lo vorrebbero pianista, ma lui, dopo qualche tempo passato sui tasti bianchi e neri, s'innamora di una chitarra da cinque sterline regalatagli dal padre. Il colpo di fulmine pare destinato a esaurirsi in concerti ai matrimoni e alle feste ebraiche. Studente modello vuole laurearsi e diventare un medico chirurgo. La musica resta un hobby e un modo per raggranellare qualche soldo. Il destino ha deciso diversamente. Quando la sua band, gli Shel Carson Combo, arriva in Italia per una rapida marchetta in uno spettacolo di varietà inizia una cavalcata travolgente. Il nome del gruppo cambia. Nascono i Rokes e lui prende in prestito dal vecchio marchio il nome di Shel. La loro storia si chiude il 12 agosto 1970, a Ferrara, di fronte a dodicimila persone inconsapevoli di assistere all’ultimo atto. A differenza di altri colleghi dell'epoca, ridotti all'infinito a fare il verso a se stessi, l'allampanato inglese dai capelli lunghi non gioca con la memoria per guadagnarsi una sopravvivenza patetica. La musica è la sua vita, oggi come ieri. Produttore, arrangiatore, fertile ricercatore di nuovi talenti e attento osservatore delle evoluzioni, non ha sprecato il tempo a lucidare le vecchie foto: « Non amo parlare del passato. I Rokes, un'esperienza bellissima per me, sono limitanti quando ti accorgi che per alcune persone tu inizi e finisci lì». Non parlategli di riunioni perché si arrabbia, l'idea che le emozioni possano essere mantenute nel tempo chiuse in una sorta di museo non gli appartiene: «Tornare insieme? Neanche per una foto. Sarebbe una masturbazione mentale. Abbiamo trent’anni in più, siamo cresciuti, abbiamo la nostra vita… Bisogna lasciare le belle cose com’erano e trattarle con rispetto e pudore». Se gli si chiede come si definisce oggi lui risponde «Sono uno che vive, che combatte come tutti, o quasi. Uno che cerca di far valere i propri diritti nella vita quotidiana, che lotta per vivere, come il 99% dell’umanità».

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