09 dicembre, 2015

10 dicembre 1971 - Marino Barreto jr, l’ex legionario dalla voce confidenziale

Il 10 dicembre 1971 muore di cirrosi epatica Marino Barreto jr. Nato l'8 dicembre 1925 a Jovellanos, un borgo della regione di Matanzas, in Cuba, fin dalla più tenera età è costretto ad adattarsi a una vita vagabonda a causa delle alterne fortune politiche del padre, José Marino Barreto Lopez, sostenitore del presidente cubano Menocal. A quattordici anni si trasferisce definitivamente in Spagna con la famiglia, ma il suo carattere insofferente e rissoso è destinato a complicargli la vita. Qualche anno dopo scappa di casa e si arruola nella Legione Straniera. Ferito in combattimento si ritrova a far parte della banda musicale della Legione. L’esperienza lo appassiona e gli fa prendere la decisione di iscriversi ai corsi del conservatorio di Tetuan, dove si diploma in contrabbasso. Nel 1948, congedatosi dalla Legione, decide di tentare la fortuna come musicista e l’anno dopo arriva in Italia con l’orchestra di Roque Carabajo. Una sera a Viareggio è costretto a sostituire il cantante, colpito da una leggera forma influenzale. La risposta del pubblico lo convince a continuare. Dopo un primo periodo come cantante nel gruppo di Gigi Stock si mette in proprio dando inizio a un'avventura ricca di soddisfazioni e successo. In poco tempo diventa il caposcuola dello stile “confidenziale” che per gran parte degli anni Cinquanta vive momenti di grande splendore nella musica leggera italiana. Il suo primo grande successo discografico è La più bella del mondo un brano scritto da Marino Marini che vende oltre centomila copie e gli vale il Disco d’argento. Tra i suoi successi ci sono poi Hasta la vista señora, un brano di sua composizione per lungo tempo utilizzato come sigla dalla sua orchestra, e, soprattutto, Arrivederci, una delicata canzone di Umberto Bindi e Giorgio Calabrese destinata a vendere più di un milione di dischi. I puristi del bel canto all'italiana sostengono che senza amplificazione. non avrebbe mai potuto cantare perché... senza voce. La critica, pur se comprensibile, è del tutto infondata nel merito. Don Marino Barreto jr. arriva al canto un po' per caso e utilizza una tecnica vocale decisamente innovativa per la scena italiana. Canta con la voce sottile caratterizzata da un'alternanza di timbri e colori irrispettosa delle regole ma funzionale all'espressività dell'interpretazione. Il pubblico resta affascinato dal suo strano modo di cantare con un filo esile di voce che si fa rauco nei passaggi sussurrati, quasi gli si strozzassero in gola le note. Non corregge la sua leggera pronuncia esotica e gioca a spostare gli accenti delle parole e ad allungare le sillabe. La sua genialità si esprime anche nell'uso del microfono, visto dai detrattori come un difetto. Non è il primo interprete della scena musicale italiana di quell'epoca che canta usufruendo dell’amplificazione, ma è sicuramente uno dei primi a trattare il microfono come un vero e proprio strumento. Tutto ciò avviene in un periodo in cui gli interpreti del bel canto dalla voce possente e impostata guardano a quello strano aggeggio elettrico con diffidenza quando non con aperta ostilità visto che la potenza e la capacità d’emissione sono stati per lungo tempo l’elemento principale per giudicare un cantante: Don Marino Barreto jr. dimostra che un sussurro può essere fondamentale nell’interpretazione di una canzone alla pari di un acuto. Il pubblico gli tributa un successo straordinario. Non è un caso che quando la classifica dei dischi più venduti, quella che gli americani chiamano “Hit Parade”, fa la sua prima apparizione nel nostro paese nel 1959, per iniziativa del settimanale di musica e canzoni “Il Musichiere” il primo dominatore delle classifiche sia proprio lui che con la sua Arrivederci resiste al primo posto per ben due mesi, da settembre a ottobre.

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