18 marzo, 2016

18 marzo 1986 - Luciano Virgili, la voce del rinnovamento della melodia

Il 18 marzo 1986 muore a Prato il cantante Luciano Virgili. Nato il 25 gennaio 1922 ad Ardenza, in provincia di Livorno, fin da bambino capisce che le condizioni economiche della sua famiglia non gli consentono troppi sogni e ben presto si vede costretto a lasciare la scuola per cercare un lavoro. Dapprima lavora come scaricatore al porto di Livorno e poi come autista di piazza. L’unico svago che si concede è quello della musica. Incoraggiato dal tenore Galliano Masini, amico e parente, prende lezioni di canto lirico. Dopo aver vinto una borsa di studio inizia a frequentare regolarmente il Conservatorio “Luigi Cherubini” di Firenze. Allo scoppio della guerra nel 1940, viene chiamato sotto le armi e interrompe gli studi. Dopo la Liberazione e la fine del conflitto rientra nella sua città indeciso se continuare con il canto lirico o passare alla musica leggera. Un intervento chirurgico alle corde vocali decide per lui. Abbandonata la lirica nel 1946 canta nei locali della Versilia. Nel 1948 ottiene il suo primo contratto discografico con l’etichetta Fonit. Successivamente, scoperto dal maestro Dino Olivieri, destinato a restare per lungo tempo al suo fianco, passa prima alla Columbia Records e poi a La Voce del Padrone, con la quale resterà fino agli anni Sessanta. Grazie alla radio, dove riprende e reinterpreta i classici della canzone del periodo precedente la guerra mondiale, diviene uno dei cantanti più popolari degli anni Cinquanta. Dotato di una bella voce baritonale classica, dalle tinte cupe e con una buona estensione, Luciano Virgili passa dalla lirica alla musica leggera nel primo dopoguerra diventando uno dei grandi protagonisti della modernizzazione della melodia italiana. Alla fine degli anni Quaranta le sue reinterpretazioni dei grandi classici del repertorio canzonettistico italiano lo fanno diventare uno dei più popolari cantanti radiofonici dell’epoca. Canzoni nate negli anni Trenta per il cabaret e rese popolari dalla compagnie di giro dell’avanspettacolo come Vipera, Ladra o Signora fortuna rinascono a nuova vita nella sua interpretazione. La sua voce regala nuovi colori e suggestioni a brani nati in un’altra epoca, molto amati dalle generazioni precedenti, che nel clima febbrile del dopoguerra e nel fervore della ricostruzione sembravano aver perduto gran parte del loro fascino. Il segreto della riuscita di una straordinaria operazione di recupero e insieme di modernizzazione di una parte importante del patrimonio canzonettistico italiano sta proprio nel talento vocale di Luciano Virgili. La sua tecnica d’esecuzione è severa, sobria ed essenziale nello stile tipico di chi ha imparato a cantare con il duro lavoro delle scuole di canto lirico, ma evita la trappola della fredda esibizione di virtuosismi e si fa duttile come creta per esaltare il lavoro d’orchestrazione e d’arrangiamento dei grandi maestri di quel periodo. Sono sempre le sue qualità vocali e la sua intelligenza nella scelta del repertorio a consentirgli di restare sulla cresta dell’onda anche negli anni Cinquanta nonostante l’irrompere di nuovi protagonisti e nuove mode sulla scena musicale italiana. Nel 1957 partecipa al Festival di Sanremo con quattro brani, uno dei quali, Venezia mia, si piazza al secondo posto nella serata dedicata agli indipendenti. Nel 1960 è terzo al Festival di Napoli con Segretamente. Nel 1966 si stabilisce negli Stati Uniti dove resta fino al 1971. Tornato in Italia non riesce più a ripetersi ai livelli migliori anche perché tormentato da vari problemi di salute

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