15 maggio, 2016

16 maggio 1955 - Salvatore Carnevale, un uomo da bruciare

Lunedì 16 maggio 1955, nel giorno che segue la festa patronale di Sciara, un comune della provincia di Palermo, il giovane sindacalista della CGIL Salvatore Carnevale, detto Turiddu, viene brutalmente assassinato mentre sta percorrendo il sentiero che conduce alla cava di pietra situata poco fuori dalla città. È il trentottesimo esponente del movimento contadino siciliano a cadere vittima delle violenze mafiose in difesa degli interessi dei vari potentati economici dell’isola. Il suo assassinio desta molto scalpore non solo per la gravità del fatto, ma anche perché si verifica in un momento in cui la Sicilia sembrava essere attraversata da una relativa calma nello stillicidio di omicidi su commissione di sindacalisti, dirigenti politici e lavoratori per opera della mafia. Nato a Galati Mamertino, un paese in provincia di Messina, il 25 settembre 1925 Salvatore Carnevale si trasferisce a Sciara ancora piccolissimo quando la madre si separa dal marito. L’esperienza scolastica dura poco per lui che sta sui banchi di scuola soltanto fino alla terza elementare perchè poi è costretto ad andarsene nei campi a lavorare a giornata. Non se ne va, però, la voglia di studiare tanto che prende il diploma di quinta elementare prima di partire per il servizio di leva. Sotto le armi scopre anche nuove idee e quando torna al paese contribuisce alla nascita della sezione socialista e della Camera del Lavoro di Sciara. Nel 1951 organizza l’occupazione simbolica del feudo chiamato “della Principessa”. Viene arrestato insieme a tre compagni e rinchiuso nel carcere di Termini per una decina di giorni. Rinviati a giudizio devono aspettare l’estate del 1954 prima che la vicenda giudiziaria si concluda con l’assoluzione. Il movimento contadino ottiene però i primi successi con alcune assegnazioni di terre. Nell’agosto del 1952 Salvatore se ne va via dalla Sicilia dopo che la mafia, il 7 agosto 1952, ha ucciso a colpi d’accetta il militante comunista e suo amico Filippo Intile. Arriva in Toscana, nel paese di Montevarchi in provincia d’Arezzo dove trova da lavorare. Il 14 agosto 1954 torna a Sciara e dà vita a una serie di iniziative per l’accelerazione delle procedure di assegnazione della terra ai contadini. Guida anche una nuova occupazione del feudo Notarbartolo e viene condannato a due mesi di carcere con la sospensione condizionale. Rimasto disoccupato nel 1955 comincia a lavorare nel cantiere edile della ditta De Blasi. Due mesi dopo viene di nuovo licenziato. Inaspettatamente riceve un’offerta dalla ditta Lambertini di Bologna, che per i lavori di costruzione del doppio binario ferroviario sfrutta una cava di proprietà dei Notarbartolo, sotto il controllo dei mafiosi locali. Salvatore accetta ma continua nella sua attività sindacale. Organizza gli operai e chiede l'applicazione della giornata lavorativa di otto ore. Nella sera tra il 10 e l’11 maggio un emissario della mafia lo minaccia esplicitamente di morte. Per tutta risposta Salvatore il 12 maggio organizza uno sciopero dei lavoratori della cava. Quattro giorni dopo viene assassinato. Sulla vicenda Valentino Orsini e i due fratelli Paolo e Vittorio Taviani girano il film "Un uomo da bruciare" interpretato da Gianmaria Volonté.

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