23 giugno, 2016

24 giugno 2002 - L'antirazzismo del Festival Musicale del Mediterraneo

Da lunedì 24 giugno 2002 fino alla prima metà d'agosto a Genova s'accende il faro della contaminazione, della conoscenza e dello scambio culturale. In quei brutti tempi d'intolleranza e di chiusura nei confronti dei popoli della terra, che trovano nella legge Bossi-Fini uno degli esempi più significativi, nel capoluogo ligure si apre un lungo, importante spazio di libertà, scambio di culture e contaminazione tra popoli del Mediterraneo e del mondo. L'occasione è offerta dalla quarta edizione del Festival delle Arti e dall'undicesima del Festival Musicale del Mediterraneo, organizzati dall'associazione Echo Art con il sostegno del Comune di Genova. I linguaggi scelti per la comunicazione tra le culture sono quelli, universali, del teatro, della danza e della musica. Quasi a rendere più esplicita la direzione in cui si muovono le iniziative, il tema del Festival Musicale del Mediterraneo è "Migrazioni", una parola difficile persino da pronunciare in un epoca in cui si stanno innalzando nuove barriere al movimento dei popoli. Nella presentazione gli organizzatori non hanno paura di denunciare la loro ispirazione: «…come un paesaggio in un viaggio, la musica si sposta, narra, evoca e muta, fa vibrare quei luoghi interiori e preziosi di ogni individuo. Insieme all'uomo, nei secoli, la musica ha oltrepassato i confini, viaggiato per i continenti, incontrato altri popoli e suoni ed insieme sono ripartiti per altre mete vicine e lontane. Trasformazioni e scambi, sincretismi e conflitti, oralità e scrittura. Da Nord a Sud da Oriente a Occidente…». Proprio per rafforzare il concetto di scambio, anche le barriere tra artisti e pubblico verranno abbattute con momenti di sperimentazione aperti al pubblico per imparare, capire e conoscersi. Si comincia con il Festival delle Arti, che nell'affascinante scenario del Porto Antico propone il teatro degli italiani Motus, che presentano "Twins rooms". Martedì si prosegue con la magica e misteriosa Kamellia, la "Princesse de la Danse Orientale", principessa della danza dell'Oriente, la danzatrice nippo-coreana che ha conquistato il mondo arabo con una danza del ventre nella quale si ritrovano, mescolate, la tradizione egiziana, nord Africana, turca e libanese. Mercoledì 26 arriva dal Brasile la "carovana" della compagnia Andarilho, con il suo mondo di mille colori nato dal lavoro quotidiano di educatori e artisti tra gli adolescenti della città di Recife. Giovedì la scena è tutta per l'inusuale interazione tra il Teatro sperimentale dei Cantieri Koreja e il dub dei Sud Sound System, in uno dei "cult" della passata stagione teatrale: Acido Fenico, ballata per Mimmo Carunchio, camorrista. Venerdì la scena si sposta sull'acqua con gli attori di Çàjka -Teatridimare, la prima compagnia teatrale italiana di girovaghi del mare, che sulla loro barca propongono una originale versione de “Le Furberie di Scapino” di Moliére. Sabato si entra direttamente nell'acqua con il corpo dei dieci "danzacquatori" protagonisti de "Il corpo Acqueo". Domenica 30 la rassegna di teatro e danza si chiude con "Frère sans Stèles", la danza contemporanea di Ouagadougou, nel cuore dell'Africa Nera, proposta dai Kongo Ba Teria, l'unica compagnia di danza della regione. Nemmeno il tempo di respirare ed è già tempo di "Migrazioni" con il Festival Musicale del mediterraneo, che apre il 1° luglio con "Le vie dei Gitani", un suggestivo incontro con le popolazioni nomadi del mondo. La serata presenta i suoni degli indiani Maharaja, con gli echi delle musiche e della danze dei popoli erranti del deserto Rajasthan, seguiti, in una sorta di ideale passaggio di consegne tra oriente e occidente dalla leggendaria chitarra manouche di Tchavolo Schmitt, accompagnato da un gruppo gitano nella cui formazione milita anche Mandino Reinhardt nipote di Django, uno dei monumenti della storia del jazz. L'emozione non finisce qui, perché a chiudere la serata c'è il flamenco zingaro della spagnola La Tolea, al secolo Rosa Martin La Tolea, tra le più amate interpreti della tradizione di questa musica nella quale gioia e dolore viaggiano appaiate e in continuo divenire. Il 2 luglio tocca ai "Suoni della diaspora africana" con gli Argile, la band multietnica della guineana Sona Diabatè, una delle artiste maggiormente impegnate nella lotta contro tutti i razzismi, amica e compagna d'avventura di Miriam Makeba e voce delle Amazzoni di Guinea. A farle compagnia sul palco salgono, poi, gli esplosivi Yelemba, provenienti della Costa d'Avorio. Il 3 luglio in "Da Genova a Buenos Aires" il linguaggio della migrazione diventa latino con "Traversata" di Beppe Gambetta, Carlo Aonzo e Martino Coppo e la struggente nostalgia dei Buenos Aires Tango. "Africa, deserto, metropoli" è il tema del 4 luglio, che presenta le musiche del deserto dei Tuareg Tinariwen e quelle delle grandi periferie delle metropoli africane con Omar Pène & le Super Diamono de Dakar. Il 5 luglio la scena è per le "Donne d'Oriente", con le suggestive voci della tibetana Yungchen Lhamo, della nepalese Ani Choying Drolma e dell'indiana Anushka Shankar. Il tema del 6 luglio, "Le vie della pace", riassume il senso di tutto il Festival. Sul palco, porteranno il loro contributo per un mondo senza disuguaglianze, barriere e guerre la afghana Mahwash accompagnata dall'Ensemble Kabul, gli italiani Klezroym, alfieri della musica klezmer e singolare vocalità mediorientale del palestinese Faisal Taher e dei suoi Dounia. A completare il programma ci sono le musiche stradaiole della trance musica africana con Gnawa Sidi Mimoun e le esibizioni agostane in quel di Camogli dei ghanesi Adesa e dei brasiliani della Banda do Pelò.

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