28 luglio, 2016

29 luglio 1938 – Enzo G. Castellari, un maestro del film di genere

Il 29 luglio 1938 nasce a Roma Enzo G. Castellari. Mentre tutto il mondo lo omaggia come uno dei più grandi maestri del “film di genere” Enzo G. Castellari, al secolo Enzo Girolami, da sempre contesta addirittura la definizione sostenendo che il cinema “di genere” non esiste perché si tratta di una categoria inventata da chi non ha altro da fare che cercare di catalogare tutto quello che vede. Si definisce un “innamorato del cinema” a tutto tondo e senza altro aggettivo, anche se è chiaro che per lui un film deve prima di tutto affascinare, far sognare e se possibile aiutare a dimenticare i problemi giornalieri. Figlio del regista Marino Girolami, respira l’aria del set fin da quando muove i primi passi e prima di passare dietro alla macchina da presa si fa le ossa lavorando in quasi tutte le fasi della produzione, dalla sceneggiatura al montaggio, da attore ad aiuto regista. Per non restare prigioniero dell’ingombrante eredità paterna sceglie di lavorare sempre sotto un nome d’arte. Prima di diventare Enzo G. Castellari diventa E. G. Rowland e Stephen Andrews. Enzo G. Castellari fa il suo debutto alla regia nel 1966 nel western all’italiana dirigendo senza comparire sul manifesto il film “Pochi dollari per Django” ufficialmente firmato da Léon Klimovsky per ragioni legate alla co-produzione spagnola. L’anno dopo firma con lo pseudonimo H. G. Rowland l’interessante “7 winchester per un massacro”, un film ispirato alla storia vera del Reggimento Nero del Colonnello Shaw, una banda di sudisti che non accettò la resa e continuò la Guerra di Secessione per proprio conto. Sempre nel 1967 realizza, finalmente con lo pseudonimo di Enzo G. Castellari, “Vado, l’ammazzo e torno” che supera il miliardo di lire d’incasso e ne fa uno dei protagonisti del boom commerciale del western all’italiana. Seguono poi nel 1968 “Quella sporca storia del West”, una sorta di trasposizione western dell’Amleto di Shakespeare, “I tre che sconvolsero il West (Vado, vedo e sparo)” e “Ammazzali tutti e torna solo”. Il successo lo stimola a cercare nuove strade e a misurarsi con generi diversi dal western all’italiana. Arrivano così i successi de “La battaglia d’Inghilterra”, “Ettore Lo Fusto” e, soprattutto, “La polizia incrimina, la legge assolve” e “Il cittadino si ribella” che all’inizio degli anni Settanta segnano la nascita del genere poliziesco all’italiano o “poliziottesco”, un altro filone d’oro del nostro cinema di quel periodo. Le sue incursioni nel western all’italiana riprendono nel 1972 con “Tedeum” e nel 1975 con “Cipolla Colt”, due film che si inseriscono in modo originale nel filone satirico che caratterizza l’ultimo periodo del genere. L’omaggio più prezioso, la gemma della sua produzione western resta, però, Keoma, entrato nella storia del cinema come il film che chiude l’epopea iniziata con “Un pugno di dollari” di Sergio Leone. Inaspettatamente tornerà a far cavalcare Franco Nero sulle polverose strade della frontiera nel 1993 realizzando “Jonathan degli orsi”, un bellissimo omaggio postumo al western all’italiana che esce in Italia soltanto nel 1995 dopo il successo ottenuto nelle sale cinematografiche statunitensi.

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