03 ottobre, 2016

3 ottobre 1967 – Una chitarra che uccide i fascisti


Il 3 ottobre 1967 dopo un calvario durato tredici anni di ricoveri, guarigioni e speranze muore al Queen Hospital di New York, consumato dal morbo di Hutchinson, il folksinger Woody Guthrie. Il padre della moderna canzone di protesta statunitense ha da pochi mesi compiuto cinquantacinque anni. Registrato all’anagrafe con il nome di Woodrow Wilson Guthrie, nasce, infatti, il 12 luglio 1912 nella cittadina di Okemah in Oklahoma e a dieci anni già si guadagna da vivere come manovale e impara a strimpellare la chitarra. Quando esplode la crisi della Grande Depressione, cerca fortuna vagabondando con gli "hobos", i disoccupati costretti a spostarsi da un lato all'altro degli Stati Uniti alla ricerca di lavori precari. Le esperienze vissute in quel periodo e le storie delle persone che incontra diventano canzoni. La sua vicenda personale di artista “on the road” si intreccia però anche con le grandi lotte operaie, con i movimenti dei disoccupati e con i tentativi della sinistra americana degli anni Trenta e Quaranta di organizzare e offrire prospettive credibili alle grandi masse di quell’immenso paese. Woody non è al di sopra delle parti e, prima da solo, poi con gli Almanac Singers, garantisce presenza, sostegno e solidarietà alle azioni di lotta. Per non lasciare dubbi sul suo modo di pensare incide sulla cassa armonica della sua chitarra la frase “this machine kills fascists” (Questa macchina uccide i fascisti). Dopo la seconda guerra mondiale, deluso dalla litigiosità interna della sinistra statunitense e perseguitato dalla caccia ai comunisti, cerca di sopravvivere come può, ma inizia a fare i conti con un nemico invisibile: la paralisi progressiva provocata dalla malattia che l’ha colpito. Nel 1954 entra per la prima volta in ospedale e fino alla morte non avrà più una vita normale. Non per questo rinuncerà a lavorare nei giorni in cui la malattia allenta la presa. Quando il suo cuore cessa di battere lascia in eredità al mondo un patrimonio musicale di enormi proporzioni. La sua produzione musicale, infatti, ha spaziato su molti fronti: dalle canzoni per bambini a quelle di lotta, alle ballate, alle canzoni di protesta. Si calcola che siano più di un migliaio i brani da lui composti e destinati a influenzare le generazioni successive di folksinger nordamericani. Sulla sua esperienza ha scritto nel 1943 il libro autobiografico “Bound for glory”, da cui nel 1976 è stato tratto un film uscito in Italia con il titolo “Questa terra è la mia terra".

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