08 ottobre, 2016

9 ottobre 1964 – Per gli Stones l’apartheid è una vergogna

«Ci hanno detto di fottercene della politica, di tirare diritti per la nostra strada perché la musica è un linguaggio universale e non può essere al servizio di una bandiera. In questi giorni ci hanno tirato in tanti per la giacca. Abbiamo ascoltato tante belle parole e concetti importanti da persone che fino a qualche tempo fa stimavamo. Ci hanno telefonato in tanti, amici vecchi e nuovi. Tutta questa agitazione aveva, però, un solo scopo: quello di convincerci a confermare la nostra tournée sudafricana. C’è anche chi ci ha proposto di farlo inserendo in scaletta una canzone per la fratellanza tra le razze. Noi vogliamo farvi sapere, invece, che non ci andremo. Non andremo in un paese che discrimina gli uomini sulla base del colore della pelle. Consideriamo l’apartheid una vergogna per tutto il genere umano al quale, fino a prova contraria, appartengono anche i musicisti». Così il 9 ottobre 1964 i Rolling Stones comunicano la loro intenzione di annullare tutti i concerti della loro tournée in Sudafrica già previsti e annunciati da tempo. Contemporaneamente alla decisione della band il sindacato dei musicisti britannici diffonde un appello ai cantanti e ai gruppi musicali del Regno Unito perché seguano l’esempio degli Stones e annullino i tour sudafricani per protestare contro l’apartheid. Molti sono gli artisti che si associano alla presa di posizione, ma pochi quelli che aggiungeranno all’adesione atti concreti. Le case discografiche britanniche considerano il mercato sudafricano troppo importante per poter accettare con leggerezza una decisione del genere. Iniziano quindi le pressioni sugli artisti perché «assumano una posizione più realistica di fronte a un problema che la musica da sola non può risolvere». Sono parole di apparente buon senso che hanno però un solo scopo: isolare la posizione dei Rolling Stones e mantenere aperto il canale commerciale con il Sudafrica. Ci cascheranno in molti. Qualcuno, forse per sopire i sensi di colpa, o, più probabilmente per non perdere la faccia, pretenderà di potersi esibire anche per il “pubblico nero”: La maggioranza alzerà le spalle e farà quello che gli diranno gli impresari perché «in fondo i musicisti non possono cambiare il mondo» e perché i soldi, a differenza delle persone, non hanno colore.

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