23 gennaio, 2017

23 gennaio 1973 – Neil Young: good bye Vietnam!

Il 23 gennaio 1973 a New York Neil Young si sta esibendo in concerto davanti a una platea nutrita. Il cantautore ripercorre la propria storia musicale centrando l'attenzione sui brani dell'album Harvest, ricchi di richiami sociali. Una dopo l'altra scorrono le sue canzoni: Old man, Alabama, Heart of gold, The needle and the damage e molte altre, compresi alcuni inediti destinati a finire nell'album Time fades away. C'è, però, una strana atmosfera. Neil Young appare teso, distratto, meno disposto del solito a interagire con il pubblico. Limita all'essenziale le parole e si perde in lunghi assoli di chitarra come se stesse inseguendo i suoi pensieri lontano da lì. Fedele alla scaletta l'esibizione scorre via in modo meccanico. Mentre sta eseguendo l'ennesimo brano guarda verso la sua sinistra, annuisce, sorride e si ferma. Posa per terra la chitarra e s'avvicina di più al microfono con l'aria visibilmente emozionata. Sul concerto è sceso il silenzio. Neil Young annuncia: «È finita! Mi hanno detto ora che il signor Kissinger e il signor Le Duc Tho hanno siglato un accordo per il "cessate il fuoco". Ce ne andiamo dal Vietnam!» Il silenzio si trasforma in un boato. Una gigantesca esplosione di gioia accoglie le sue parole. C'è chi canta, chi balla, chi si abbraccia per festeggiare un accordo che segna la fine dell’impegno statunitense nel Vietnam. Qualcuno sventola una grande bandiera rossa e blu con la stella gialla del Fronte di Liberazione del Vietnam del Sud, molti applaudono. Neil Young alza le mani per chiedere nuovamente silenzio. Con gli occhi lucidi ricorda che l'accordo è frutto anche dell'impegno del gigantesco movimento giovanile per la pace che si è sviluppato in tutti gli Stati Uniti. Chiede ai presenti di rivolgere un pensiero a tutte le vittime della "sporca" guerra e ai ragazzi che hanno perso la vita nelle manifestazioni pacifiste. Poi riprende a suonare. Il pubblico si accalca sotto il palco per fare posto ai ragazzi che arrivano da ogni parte della città. La festa non si ferma a New York. In tutti gli Stati Uniti esplodono grandi manifestazioni di gioia che hanno il loro epicentro nei campus universitari, dove la notizia viene accolta come una vittoria del movimento pacifista. Ci sono cortei improvvisati, preghiere di ringraziamento, ma non mancano iniziative diverse come a Philadelphia, dove una stazione radio saluta la notizia trasmettendo per dodici minuti consecutivi un suono di campane: un minuto per ogni anno di guerra

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