27 gennaio, 2017

27 gennaio 1967 – Luigi Tenco, una morte inutile

Alle 2:30 del 27 gennaio 1967 sul pavimento della camera n° 219 dell’Hotel Savoy di Sanremo viene ritrovato il corpo senza vita del cantautore Luigi Tenco. Indossa ancora i vestiti con i quali si è esibito qualche ora prima sul palcoscenico del Festival cantando il suo brano Ciao amore ciao dedicato alla problematica dell'emigrazione interna italiana ed è immerso in un lago di sangue. La prima ad accorgersi di quanto accaduto è la cantante italofrancese Dalida, sua compagna nell’avventura festivaliera che, in preda al panico, chiede aiuto. Il più lesto ad arrivare è Lucio Dalla, che alloggia alla camera 215 dello stesso albergo. Arriva anche un medico, il dottor Franco Borelli, ma non c’è più niente da fare. Secondo la ricostruzione effettuata dalla polizia Tenco si sarebbe sparato un colpo di pistola alla tempia destra con una Walker PPK calibro 7.65 di sua proprietà. Poche ore prima la giuria del Festival di Sanremo aveva escluso dalla finale la sua canzone. Viene anche diffuso il testo di una lettera trovata accanto al corpo nel quale sarebbero spiegate le ragioni del gesto: «Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda Io, tu e le rose in finale e una commissione che seleziona La rivoluzione. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi». Il suo sarebbe, quindi, un gesto di protesta contro l'esclusione dalle finali e di delusione per non essere stato compreso dal pubblico italiano. Tutto chiaro? Tutt’altro. L'episodio, ricco di lati oscuri, non sarà mai interamente chiarito e molti metteranno in dubbio la versione del suicidio. Tra questi uno dei più appassionati sostenitori della necessità di rivedere un’inchiesta che appare affrettata e in alcuni passaggi poco credibile è il cronista radiotelevisivo Sandro Ciotti, grande amico di Tenco. Il Festival, però, ha fretta di seppellire l’ingombrante cantautore. Anche a nome di altri colleghi Tata Giacobetti del Quartetto Cetra chiede con un telegramma al ministro del Turismo e dello Spettacolo la sospensione del Festival di Sanremo perché la morte di Tenco sarebbe «...un’evidente conseguenza della drammatizzazione di un ambiente contagiato da fini esclusivamente commerciali». Il ministro non risponde. Non succederà niente. Il Festival continuerà come se nulla fosse accaduto.

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