15 febbraio, 2017

15 febbraio 1981 – La misteriosa fine di Mike Bloomfield

È la mattina del 15 febbraio 1981, domenica. Nella zona di Forest Hills, a San Francisco, è parcheggiata una Mercury beige del 1971. Uno dei rari passanti nota che sul sedile posteriore c'è il corpo d'un uomo apparentemente addormentato. I vetri limpidi e non appannati fanno pensare all'assenza di respirazione. Preoccupato, il passante picchia sui vetri nel tentativo di richiamare l'attenzione dello sconosciuto, ma non ottiene alcuna risposta. Dà l'allarme e in breve tempo, come nella scena di un film, arriva un'auto della polizia, un'ambulanza e un mezzo dei vigili del fuoco. Dopo aver forzato la serratura i soccorritori scoprono che l'uomo sul sedile posteriore è morto. Accanto al cadavere c’è una boccetta di barbiturici, quasi a indicare un riuscito tentativo di suicidio. Lo sconosciuto ha un volto noto. È quello del bluesman Mike Bloomfield, uno dei chitarristi più rappresentativi del blues bianco di Chicago. La notizia della sua morte, battuta dalle agenzie di stampa, fa il giro del mondo. La tesi del suicidio, a prima vista considerata inequivocabile, viene progressivamente messa in dubbio. L'autopsia attribuisce la morte del chitarrista a un micidiale cocktail di alcool, barbiturici e sostanze varie. Restano i dubbi sulla dinamica e sulle circostanze, ma l'indagine ufficiale si chiude rapidamente non sciogliendo il dilemma tra suicidio e fatalità. Ben presto emerge, però, un'altra più inquietante ipotesi. Un'inchiesta giornalistica, meno disposta a cedere alle pressioni dello show business, mette in dubbio che il cantante sia morto nella sua auto. Chi si sarebbe preso la briga, però, di costruire la messinscena del suicidio? E per coprire chi? Tra pressioni, minacce e pentimenti vari le ricerche dei cronisti finiscono per far trapelare uno scenario completamente diverso da quello descritto nelle versioni ufficiali. In sostanza, Mike Bloomfield sarebbe morto all’alba in una villa privata durante una festa cui avrebbero partecipato musicisti, discografici e varie "persone importanti" del mondo politico ed economico di San Francisco. Preoccupati dal coinvolgimento in uno scandalo degli illustri partecipanti al party, gli organizzatori avrebbero provveduto a trasportarne il corpo a Forest Hills imbastendo poi il finto suicidio. La ricostruzione farà scalpore, ma di fronte al muro di gomma delle autorità, non avrà seguito mentre i personaggi citati si guarderanno bene dallo sporgere querela contro i giornalisti.

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