Palmiro Togliatti, il capo dei comunisti italiani, segretario generale del PCI e uno dei padri della Costituzione, muore a Jalta, in Crimea, il 21 agosto 1964 all’età di settantun anni. Dopo una lunga discussione la direzione del Partito Comunista autorizzerà la pubblicazione dei suoi ultimi scritti: il "Memoriale di Jalta", un quaderno di osservazioni sul movimento comunista internazionale ricco di spunti originali e di critiche. I suoi funerali, ai quali parteciperanno più di un milione di persone, verranno immortalati da Pier Paolo Pasolini nel film “Uccellacci e uccellini” oltre che in un celeberrimo quadro di Guttuso.Quello che viene chiamato "rock" non è soltanto un genere musicale. È uno stato d'animo, un modo d'essere che incrocia la musica, il cinema, la letteratura, il teatro e la creatività in genere compresa quella destinata alla produzione industriale. Per chi è nato negli anni Cinquanta e Sessanta è un sottofondo, una colonna sonora di ogni momento della vita, di pensieri e ricordi. Esiste da sempre e aiuta a vivere meglio...
21 agosto, 2021
21 agosto 1964 - Muore Togliatti
Palmiro Togliatti, il capo dei comunisti italiani, segretario generale del PCI e uno dei padri della Costituzione, muore a Jalta, in Crimea, il 21 agosto 1964 all’età di settantun anni. Dopo una lunga discussione la direzione del Partito Comunista autorizzerà la pubblicazione dei suoi ultimi scritti: il "Memoriale di Jalta", un quaderno di osservazioni sul movimento comunista internazionale ricco di spunti originali e di critiche. I suoi funerali, ai quali parteciperanno più di un milione di persone, verranno immortalati da Pier Paolo Pasolini nel film “Uccellacci e uccellini” oltre che in un celeberrimo quadro di Guttuso.18 agosto, 2021
18 agosto 2000 - Nasce la prima legge antipirateria made in Italy
Il 18 agosto 2000, viene definitivamente approvata dal Parlamento Italiano la legge n. 248, contenente "Nuove norme di tutela del diritto d'autore" ma destinata a diventare popolare come la "legge antipirateria”. Essa dispone che la tutela delle opere intellettuali, oltre ai tradizionali ambiti di competenza, riguardi anche «l’impiego di uno dei mezzi di diffusione a distanza, quali il telegrafo, il telefono, la radiodiffusione, la televisione, … la comunicazione al pubblico via satellite e la ritrasmissione via cavo o codificata con condizioni di accesso particolari». L’obiettivo dichiarato della legge è quello di fornire adeguati strumenti di analisi e di lavoro per contrastare alla radice il fenomeno della pirateria. Per questa ragione sono previste punizioni severe, in linea con quanto la normativa comunitaria in materia. Una conferma delle novità introdotte arriva anche dalle significative sanzioni amministrative accessorie che possono essere inflitte alle emittenti radiotelevisive, nonché agli stabilimenti di sviluppo e stampa, di sincronizzazione o di postproduzione, di masterizzazione, di tipografia o affini che esercitino attività di produzione industriale connesse alla realizzazione dei supporti contraffatti, e ai centri di emissione o ricezione di programmi televisivi. In questi casi si può arrivare anche alla cessazione temporanea dell’esercizio o dell’attività per un periodo da tre mesi ad un anno.17 agosto, 2021
17 agosto 1951 - Sonia, quella delle Sorelle
Il 17 agosto 1951 a Prato nasce Sonia Natali, una ragazza "canterina" destinata a diventare la leader precoce di Sonia e le Sorelle, uno dei gruppi vocali più amati dai giovanissimi alla metà degli anni Sessanta. Ha soltanto quattordici anni quando, nel 1965, insieme alle due sorelle Nadia, di diciassette anni, e Luana di ventidue, lascia il laboratorio di sartoria dove lavora per debuttare nel mondo dello spettacolo con una presenza ai microfoni di Radio Firenze e un contratto alla Voce del Padrone. Il loro pigmalione è Narciso Parigi, scopritore ed estimatore del terzetto. Nello stesso anno Sonia e le Sorelle partecipano al Festival delle Rose e al Cantagiro. Tra le loro canzoni più famose ci sono Se mi lascio baciar, Sulla sabbia c'era lei e Lo faccio per amore. Un paio d'anni dopo quando le due sorelle decidono di chiudere la loro avventura musicale lei continua da sola pur senza più ottenere i risultati del gruppo. Nel 1969 partecipa al Festival di Sanremo con Non c'è che lei.15 agosto, 2021
15 agosto 1969 - In Italia "Je t’aime, moi non plus" è oscena
Il 15 agosto 1969 la commissione di censura della RAI decide di escludere la canzone Je t’aime, moi non plus interpretata da Serge Gainsbourg e Jane Birkin dalla lista dei brani che vengono diffusi nel corso della "Hit Parade" radiofonica presentata da Lelio Luttazzi. La ragione è una sola: quel brano é considerato oscena. Quella lunga sequenza di sospiri e parole suadenti che scorrono lenti su una accattivante base melodica oggi appare forse ingenuamente poetica più che sulfurea ed oscena ma per i censori italiani dell'epoca supera il cosiddetto "senso comune del pudore". Il brano verrà considerato osceno anche dalla magistratura ordinaria che disporrà il sequestro del disco su tutto il territorio italiano.13 agosto, 2021
13 agosto 1925 - Benny Bailey il trombettista innamorato dell’Europa
Il 13 agosto 1925 nasce a Cleveland, nell’Ohio, il trombettista Benny Bailey, all’anagrafe registrato con il nome di Ernest Harold Bailey. Talento precoce esordisce nel 1941 suonando in vari gruppi della sua regione. Nel 1948 è già molto popolare tra gli appassionati e consolida la sua fama partecipando a una lunga serie di concerti in Europa con Dizzy Gillespie, Lionel Hampton e Quincy Jones. Nel 1957 lascia la band di Jones per fermarsi a Stoccolma dove suona per due anni con l'orchestra della radio svedese. Innamorato dell’Europa al termine del contratto torna negli States dove viene riassunto per un breve periodo da Quincy Jones ma torna sul Vecchio Continente non appena riesce a procurarsi una serie di contratti per suonare da free-lance in Svezia e in altri paesi. Nel 1960 torna per qualche tempo negli Stati Uniti dove registra un album per la Candid e al ritorno in Europa firma un contratto di due anni con l'orchestra di Radio Berlino cui seguono cinque anni con la formazione di Max Greger a Monaco. Successivamente se ne va a Ginevra per lavorare come trombettista e flicornista alla Radio della Svizzera Romanda. Accanto a questi impegni fissi non rinuncia a varie avventure come la partecipazione alla big band costituita da Kenny Clarke e Francis Boland, attiva saltuariamente dai primi anni Sessanta al 1973, e alla Summit Big Band guidata da Slide Hampton e Dusko Gojkovic tra il 1971 e il 1972. La critica considera Benny Bailey un'eccellente prima tromba di sezione e un solista dotato di una finissima tecnica. Muore ad Amsterdam il 14 aprile 2005.11 agosto, 2021
11 agosto 1926 - Rolf Berg, l'ex impiegato diventato jazzista
L’11 agosto 1926 a Stoccolma nasce il chitarrista Rolf Berg. Fin da ragazzo coltiva la passione per la chitarra anche se per molto tempo questo strumento resta più che altro un hobby. Impiegato presso la rappresentanza diplomatica degli Stati Uniti di Stoccolma un giorno decide di cambiare la propria vita. Lascia l’impiego e scegli di dedicarsi a tempo pieno alla musica. La sua prima scrittura arriva dall'orchestra diretta da Thore Swanerud. Successivamente entra nel gruppo di Andrew Burman che poi lascia per la formazione del pianista Reinhold Svensson con il vibrafonista Ulf Linde. Con Svensson rimane per circa tre anni fino al 1955 quando al suo posto arriva Rune Gustafsson. Berg passa allora nel gruppo del pianista Charles Norman, più aperto verso contaminazioni tra jazz e pop commerciale. La scelta lascia perplessi i suoi ammiratori, quegli stessi che all’epoca del sodalizio con Svensson l’avevano eletto tra i migliori chitarristi scandinavi. Muore a Stoccolma il 15 aprile 2002.03 agosto, 2021
3 agosto 1944 - Il testo della canzone della Brigata Garibaldi va cambiato!
Il 3 agosto 1944 il Comando generale dei Distaccamenti e delle Brigate d'assalto Garibaldi invia le seguenti disposizioni a tutte le proprie formazioni: «Simboli e saluto - Il simbolo delle Brigate "Garibaldi" è la stella a cinque punte, tricolore. La nostra bandiera è il tricolore italiano. Il saluto in vigore è il saluto militare in vigore nell'esercito italiano. Si eviti il saluto col pugno chiuso, si evitino i distintivi o le bandiere di partito (niente stelle rosse, niente falci e martello, niente bandiere rosse), questo non perché quei segni siano simboli ostili, ma perché deve essere chiaro anche esteriormente che la lotta che combattiamo è la lotta di tutti i patrioti uniti, indipendentemente dalle loro particolari tendenze politiche. Si controlli che anche nei confronti della popolazione questo appaia chiaro. Si facciano cantare canti patriottici, che non diano spiccato carattere di partito alle nostre manifestazioni, particolarmente in occasione delle occupazioni di centri abitati.Nomi dei distaccamenti - Oltre ai nomi dei nostri eroi del Risorgimento, si scelgano nomi di caduti delle Brigate e dei martiri di ogni partito. Segnaliamo che già si sono dati i nomi di Gramsci, Lavagnini, Matteotti, dei fratelli Rosselli, di Paolo Braccini, del Generale Perrotti, di don Pasquino. Si curi particolarmente di ricordare figure popolari nella zona dove operano le nostre formazioni. Anche nei nomi appaia l'unità che anima tutto il popolo in lotta». Queste scarne disposizioni, che rispondono al mutamento di fase della guerra di Liberazione, determinano anche cambiamenti nel testo de La Brigata Garibaldi, il canto dei partigiani garibaldini che si modifica con l'evoluzione delle operazioni belliche, con il crescere dell'unità antifascista nel paese e del coordinamento sul piano militare. Per esempio il verso «Tutto rompe tutto infrange/con la forza e con l’ardor» viene sostituito da «Siam fieri siam forti/Per cacciare l'invasor», figlio probabilmente dell'esigenza di mettere l'accento sulla liberazione dal "tedesco invasore", uno degli elementi unificanti della ritrovata unità delle forze partigiane. Un'altra modifica avviene poi nel ritornello dove l'originario «Marciamo sempre forte/E non temiamo la morte» diventa «Marciamo sempre forte/E siamo pieni di gloria», più ottimista e meno feroce.
01 agosto, 2021
1° agosto 1976 - Niky Lauda tra le fiamme
Il 1° agosto si corre al Nürburgring il Gran Premio di Germania. Al secondo giro, pochi metri dopo la curva di Adenau, la Ferrari di Niki Lauda sale sul cordolo di cemento, sbanda, va in testacoda e, dopo aver urtato con la parte posteriore contro un terrapieno, rimbalza in mezzo alla pista. Mentre si sprigionano le fiamme, l’auto viene urtata da altre due vetture che sopraggiungono. Lauda viene estratto a fatica dall’abitacolo, ormai avvolto dalle fiamme. Trasportato in elicottero a Mannheim resta per cinque giorni tra la vita e la morte e solo il 6 agosto i medici lo dichiarano fuori pericolo. L’incidente ha lasciato segni terribili sul suo volto e sul suo corpo, ma il pilota dopo poco più di un mese si presenta a Monza per le prove del Gran Premo d’Italia intenzionato a difendere il suo titolo mondiale dagli assalti dell’inglese Hunt su McLaren. Finisce quarto, ma il suo rivale non riesce a terminare la corsa. Hunt si rifà in Nordamerica con due vittorie, mentre l’austriaco può capitalizzare solo un terzo posto. Decisivo diventa, a questo punto, il Gran Premio del Giappone. Con la pista allagata, in una giornata di pioggia e scarsa visibilità, Lauda decide che la sua vita è più importante del titolo e dopo due giri si ferma ai box. I meccanici capiscono il suo dramma e gli propongono di dare la colpa a un cedimento della vettura, ma il pilota rifiuta. Il suo rivale si piazza al quarto posto e diventa campione mondiale per un solo punto. L’anno dopo Lauda riconquista il titolo mondiale, ma il suo rapporto con la Ferrari è finito. La frattura avviene il 29 agosto 1977 nello studio di Enzo Ferrari al termine di un aspro e burrascoso confronto.31 luglio, 2021
31 luglio 1887 - Peter Bocage dal violino alla tromba
Il 31 luglio 1887 nasce ad Algiers, in Louisiana, Peter Bocage, uno dei personaggi più significati della storia del jazz. Fratello maggiore del banjoista Charles che suonerà anche al suo fianco nell'orchestra di Armand J. Piron, inizia la sua attività professionale a New Orleans intorno al 1909 come violinista della Superior Orchestra di Billy Marrero e della Bob Frank's Peerless Orchestra, affermandosi come uno dei migliori violinisti di New Orleans. Qualche tempo dopo studia la cornetta sotto la guida del professor Brookhaven e, proprio nella nuova veste di cornettista, viene ingaggiato dalla Onward Brass Band e dalla Tuxedo dove ha al suo fianco le prime cornette Manuel Perez e Oscar Celestin. Lavora quindi con Joe Oliver al Lala's e al Club 25 prima di raggiungere la SS Capitol Orchestra di Fats Marable nell'estate del 1918 nella quale diventa prima cornetta. Pochi mesi dopo entra a far parte dell'appena formata orchestra di Armand Piron, ingaggiata dal Trachina's Restaurant di Spanish Fort sul lago Ponchartrain. Con questa formazione suona ininterrottamente per nove anni esibendosi saltuariamente anche come trombonista e partecipando a diverse sedute di incisione per la Victor e la Columbia a New York nel 1923 e nel 1924. Negli anni successivi rientra a New Orleans dove suona con varie brass band, compresa anche la Zenith Brass Band con cui registra dei dischi per la Circle. Nel 1944 viene chiamato a sostituire Bunk Johnson al Savoy di Boston per lavorare a fianco di Bechet. Tra il 1949 e il 1954 è al Mama Lou's, un noto ristorante di New Orleans, nel 1955 con il fratello Charlie al Jefferson City Buzzard's Hall, uno dei dancing più rinomati della città. All'inizio degli anni Sessanta forma i Creole Serenaders, un gruppo di cui fanno parte Louis Cottrell, Paul Barnes, Manuel Sayles, Charlie Love, Joe Robichaux e altri ottimi elementi. Muore il 3 dicembre 1967.29 luglio, 2021
29 luglio 1900 - Gaetano Bresci, il vendicatore dell’eccidio di Bava Beccaris
Il 29 luglio 1900 un tessitore anarchico nato a Prato, Gaetano Bresci, uccide il Re d'Italia Umberto I a Monza. Catturato dopo l'attentato morirà un anno dopo, in circostanze misteriose nel carcere per ergastolani di S. Stefano. Il suo è un gesto simbolico (si proclama "vendicatore" di Bava Beccaris) che chiude un'epoca tormentata iniziata il 1° marzo 1896 ad Abbà Garimà presso Adua, quando un contingente di 15.000 uomini delle truppe coloniali italiane viene sconfitto in battaglia dalle forze abissine lasciando oltre seimila morti sul terreno. Quel disastro militare chiude per sempre la carriera politica del primo ministro più legato all'avventura coloniale, Francesco Crispi. La sua uscita di scena, se da un lato ferma l'espansione africana del Regno d'Italia, dall'altro, contrariamente alle previsioni, non segna l'inizio di una svolta democratica nella politica interna italiana. L'eterogeneo arco di forze sociali che sosteneva Crispi, formato dagli industriali beneficiari delle commesse militari, dagli agrari del Mezzogiorno e dallo stesso re Umberto I erano favorevoli a una svolta sostanzialmente autoritaria. Il 1° gennaio 1897 Sidney Sonnino, parlamentare della Destra, pubblica sulla “Nuova Antologia” un articolo intitolato "Torniamo allo Statuto" sostenendo la necessità di far ritorno allo spirito e alla lettera dello Statuto albertino per rafforzare l’esecutivo e l’istituto monarchico, in aperta contraddizione con l’opera di Cavour, Lanza e Depretis, che avevano trasformato in parlamentare il sistema costituzionale del ’48. Il successore di Crispi, Di Rudinì, all'inizio del suo mandato sembra in grado di controllare le tensioni che agitano in quel periodo l'Italia, sempre più inquieta per la scarsezza di pane e il suo insostenibile rincaro provocato da una cattiva annata agricola e dalla contrazione delle importazioni del grano d'oltreoceano per la guerra ispano-americana. Tumulti e sommosse si diffondono ovunque nel paese al grido di “pane e lavoro”. Il governo Di Rudinì, come scriverà più tardi Ivanoe Bonomi, «si mantenne inerte di fronte alle cause economiche del movimento. Poteva, come gli veniva consigliato da molte parti, sospendere il dazio interno sulle farine; ma per timore di offendere interessi di ceti numerosi e potenti, esso si astenne dal prendere subito quei provvedimenti che avrebbero temperato l’insopportabile rincaro». Di fronte al dilagare della protesta non gli resta che adottare provvedimenti di natura repressiva. La prova di forza è a Milano quando il governo affida i pieni poteri all’esercito. Per tre intere giornate, dal 6 al 9 maggio 1898 divampano a Milano tumulti, repressi con mano di ferro dal generale Bava Beccaris che impiega il cannone contro una folla inerme. Il bilancio ufficiale è di ottanta morti e quattrocentocinquanta feriti, ma in realtà le vittime sono molte di più e comprendono donne e bambini. Nei giorni successivi vengono eseguiti centinaia di arresti di esponenti dell'opposizione. L'elenco comprende, oltre a una lunga lista di repubblicani, anarchici e socialisti, anche don Albertario, direttore dell’“Osservatore cattolico”. Quasi a sfidare le ire della piazza, Umberto I decide di insignire il Bava Beccaris della più alta decorazione del regno, la Gran Croce dell’Ordine militare di Savoia, per i “servizi” resi al paese. Di questi fatti si dichiara "vendicatore" Gaetano Bresci il 29 luglio 1900 quando, recuperando quella sorta di sacralità del gesto individuale che caratterizza l'anarchia di quel periodo, compie l'omicidio "purificatore". Uccide Umberto I ma il suo gesto, invece di dare il via alla rivoluzione, faciliterà alla monarchia l'uscita dalla crisi. Il successore di Umberto, Vittorio Emanuele III, consapevole delle profonde trasformazioni intervenute nel paese, deciderà che per mantenere l’ordine non serve più il cannone, ma le riforme proposte dalla sinistra liberale giolittiana. Il 7 febbraio 1901 affiderà l’incarico di formare il governo al più autorevole esponente della Sinistra costituzionale, Giuseppe Zanardelli.28 luglio, 2021
28 luglio 1924 - Corky Corcoran, un sax di lusso per Harry James
Il 28 luglio 1924 nasce a Tacoma, Washington, il sassofonista Corky Corcoran. Il suo vero nome è Eugene Patrick Corcoran e la musica lo appassiona quando è ancora un bambino. Il suo primo strumento è il sassofono contralto che comincia a suonare appena tredicenne. Più tardi passa al sassofono tenore e si trasferisce nel 1940 in California dove si esibisce con vari gruppi locali. Nel 1940-1941 è con l'orchestra di Sonny Dunham e nel 1942 con quella di Harry James dove si fa notare anche come solista. Lasciato James nel 1947, si unisce a Tommy Dorsey con il quale resta circa un anno. Nel 1949 tenta la strada dell'attività indipendente dirigendo un proprio gruppo, ma l'anno dopo torna con l'orchestra di Harry James con la quale resta, pur non rinunciando a qualche esperienza in proprio, fino al 1957. dal 1958 si trasferisce sulla costa occidentale dove alla testa di un proprio gruppo ottiene un buon successo e tantissime scritture. Negli anni Sessanta continuò a svolgere attività in proprio alternandole a frequenti permanenze con l'orchestra di Harry James finché non decide di diventarne un elemento fisso. Muore il 3 ottobre 1979 nella sua città natale.27 luglio, 2021
27 luglio 1962 - Cesare Faras, un grande protagonista della stagione dei Caffé Concerto
Il 27 luglio 1962 muore a Forte dei Marmi, in provincia di Lucca, Cesare Faras che nei primi anni del Novecento è stato uno dei grandi protagonisti della stagione dei "caffé concerto". Nato a Napoli il 25 agosto 1886 è registrato all'anagrafe con il nome di Cesare Linguiti e a vent’anni è già uno dei più popolari cantanti dei "caffé concerto" della sua città. Dotato di una notevole verve comica e macchiettistica, nel 1913 partecipa alla realizzazione dello spettacolo “Fregolineide”. Dopo aver cantato spesso in duetto anche con la moglie Rosina, nella seconda metà degli anni Dieci forma, con Gigi Pisano il duo Lui e l’Altro, alternando canzoni a macchiette e battute comiche scritte da Raffaele Viviani, alla cui compagnia resta contrattualmente legato dal 1918 al 1921. Nel 1922 sempre con Pisano e con Mario Mari, forma la compagnia Rosca e nel 1924 torna al varietà con una “prima” di lusso al Miramar di Tripoli. Nel 1932 abbandona definitivamente le scene.25 luglio, 2021
25 luglio 2003 – Tornano gli E’ Zezi
Nel 2003 tornano gli operai nelle piazze d’Italia e anche loro si ritrovano dopo un po’ di tempo. Il 25 luglio presentano il loro nuovo album. Sono gli E Zézi, il Gruppo Operaio per eccellenza, nati nel 1974 dal fecondo incontro tra la cultura popolare figlia della tradizione e la realtà di fabbrica di Pomigliano d’Arco, sede di quella che un tempo si chiamava Alfasud, poi Alfa-Fiat e poi chissà... La realtà che li circonda non è più quella delle origini ma non mollano. Del resto neanche la loro, di realtà, non è più quella dei tempi eroici. Litigi, cambiamenti d’organico e, soprattutto, una dolorosa scissione con la nascita di una nuova realtà musicale più “aperta al mercato”, sembravano averne segnato definitivamente la storia. Invece, a dispetto dei profeti di sventure, tornano con un nuovo album che promette, fin dal titolo, di fare il Diàvule a quatto. La formazione mescola il passato e il presente aprendosi a un futuro possibile. Basta scorrere i nomi della “banda” per capire che l’ensemble di Pomigliano d’Arco sta gettando un piccolo ponte verso l’eternità senza rinunciare alle radici. Accanto ad Angelo De Falco, infatti, ci sono Matteo D’Onofrio, Sebastiano Ciccarelli, Gaetano Caliendo, Massimo D’Avanzo, Claudio Marino, Gianni Mantice, Gloria Ettari, Vincenzo Salerno, Gerardo Balestrieri, Enzo Ciccarelli e Riccardo Veno. Le venti tracce del disco, come in un caleidoscopico gioco di rifrazioni e rimandi presentano un gruppo capace di mettersi maschere diverse senza perdere le caratteristiche fondamentali. C’è anche un aggancio riuscito tra i suoni antichi della taranta e la graffiante liturgia del rap in Ballo re’ pezzienti, un inno alla voglia di riscatto dell’umanità emarginata e dolente cui partecipano Luca Zulu e Papa J. L’apporto di questi ultimi non è l’unica contaminazione di un disco che vede le collaborazioni fiorire come i fiori di pesco a primavera. Ai brani, infatti, regalano il loro apporto personaggi come Daniele Sepe, la Contrabbanda di Luciano Russo, Antonello Paliotti, Lello Settembre, Peppe Bellobuono, Marzia del Giudice, Massimo Mollo, Marco Limatola e i Suoni di Terranova del Pollino. Tra le perle di questo lavoro c’è anche l’ennesima, ma non per questo ripetitiva, versione di Sole sulillo, un esempio della capacità comunicativa della tradizione espressiva popolare che apre e chiude l’album. Non mancano espressioni live pulsanti e travolgenti. Diàvule a quatto riporta alla ribalta un gruppo musicale che sa essere, insieme, un'entità politica e un agglomerato etnico. 23 luglio, 2021
23 luglio 1964 - Il topless è scandaloso. Proibiamolo!
Il 23 luglio 1964 la Francia proibisce il topless, un costume da bagno femminile che lascia scoperto il seno ideato quello stesso anno dallo stilista californiano Rudi Gernreich. Fin dal primo momento la scelta scandalizza ma non arriva inaspettata. Soltanto l'anno prima, infatti, il sarto Emilio Pucci, uno dei più ascoltati maestri di moda del periodo, aveva annunciato che, secondo le sue previsioni, in un futuro non troppo lontano le donne sarebbero andate al mare a seno nudo. All'inizio il topless non ha vita facile. Lo stesso Rudi Gernreich fatica a trovare una modella disponibile a posare indossando quell'indumento. Non volendo ripiegare su una spogliarellista prima di buttare la spugna riesce a convincere la modella Peggy Moffett la quale accetta a condizione che a scattare le foto sia suo marito William Claxton. Anche le foto però faticano a trovare un editore disposto a pubblicarle. Emblematico è il caso della rivista Life Magazine, che così motiva il suo rifiuto: «Il nostro è un settimanale destinato alle famiglie e le uniche foto di donne a seno nudo che possiamo pubblicare sono quelle delle aborigene in costume tradizionale». La prima esibizione in pubblico di un topless avviene invece sul lago Michigan, dove la modella diciannovenne Toni Lee Shelley indossa un costumino nero sostenuto da due bretelline quasi invisibili. La moda arriva anche in Europa e sulla Costa Azzurra, complice l'esuberante Brigitte Bardot, il topless diventa un fenomeno molto diffuso al punto che il 23 luglio, il Ministro degli Interni francese adotta un provvedimento specifico per vietarne l'uso in pubblico.
22 luglio, 2021
22 luglio 1953 - Paolo Frescura, per Rino Gaetano un "caposcuola"
Il 22 luglio 1953, nasce Roma Paolo Frescura, un cantautore che nel 1975 piazza inaspettatamente nel classifica dei singoli più venduti il suo brano Bella dentro, che arriva fino al secondo posto. Nel 1976 partecipa al Festival di Sanremo con Due anelli e centra un nuovo successo discografico con Tu cielo tu poesia. Nonostante i buoni risultati, poco tempo dopo preferisce ritirarsi. In un'intervista a "Ciao 2001" il suo amico e compagno d'etichetta Rino Gaetano prendendosi gioco di una certa critica specializzata per la quale ogni successo commerciale diventava un fenomeno parla di lui come di un "caposcuola" ancora tutto da scoprire. In realtà Frescura è tutt'altro che un caposcuola. Cantautore di genere melodico moderno sulla strada tracciata da Baglioni e Cocciante gode di un brevissimo periodo di popolarità grazie anche alla decisione dell'RCA di lanciare un personaggio che possa compensare eventuali defezioni di Baglioni. Per la stessa casa discografica realizza tre album prima di chiudere con le esibizioni per dedicarsi all'attività di editore musicale. 16 luglio, 2021
16 luglio 1969 - Inizia l’avventura dell’Apollo 11
La grande avventura destinata a portare per la prima volta un uomo sulla luna inizia il 16 luglio 1969 sulla rampa 39° di Cape Kennedy, la base spaziale collocata su una lingua di terra che dalla costa orientale della Florida si protende nell’Oceano Atlantico. Alle 9.32 locali, le 15.32 in Italia, il “Go” dell’italoamericano Rocco Petrone direttore delle operazioni di lancio dà il via al grande balzo. Una gigantesca fiammata accompagna l’accensione dei razzi che spingono verso l’alto il gigantesco missile vettore Saturno 5. In cima al grande cilindro lucente sono collocati, uno agganciato all’altro, i tre moduli progettati per rendere possibile la discesa e lo sbarco sul satellite terrestre: il LEM o modulo lunare, cioè il veicolo da sbarco battezzato “Eagle” per l’occasione, il modulo di servizio, con i sistemi di propulsione, guida, telecomunicazione ecc e il modulo di comando, chiamato Columbia, nel quale sono gli astronauti. I tre protagonisti della missione si chiamano Neil Armstrong, comandante, Edwin “Buzz” Aldrin e Michel Collins, l’unico che alla partenza sa già di non poter mettere piede sul suolo lunare visto che dovrà occuparsi di mantenere il Columbia nella sua orbita in attesa del rientro dei compagni. Nessuno di loro è proprio un novellino. Neil Armstrong è stato protagonista, insieme a David Scott, nel 1966 del fallito aggancio della Gemini 8 con l’ultimo stadio del missile Agena lanciato senza pilota. “Buzz” Aldrin ha volato insieme a James Lovell sulla Gemini 12 uscendo dalla capsula per una “passeggiata spaziale” di 129 minuti, in quel momento un record! Michel Collins, il terzo uomo della missione, ha volato nel 1966 con John Young, sulla Gemini 10, la capsula che ha effettuato con successo il rendez vous con l’Agena fallito da Armstrong pochi mesi prima. Pure lui ha “camminato” nello spazio per una mezz’oretta. Il trio è apparso rilassato e assolutamente impenetrabile alle emozioni nei concitati instanti che precedono la partenza. Il Saturno si alza da terra con successo. Nei primi minuti della missione il primo e il secondo stadio del razzo si staccano, spingendo l’Apollo 11 su un’orbita di parcheggio a poco meno di duecento chilometri dalla Terra. Dopo un’accurata verifica della strumentazione e vari test, due ore e quarantaquattro minuti dopo la partenza, il motore del terzo stadio riprende a ruggire per vincere l’attrazione terrestre e iniziare l’ultimo salto verso la Luna. I tre impiegano settantasei ore per percorrere i 388.000 chilometri che li separano dall’inizio dell’orbita lunare. Il viaggio è senza scosse. Una sola volta si rende necessaria una correzione di rotta. Quando la navicella entra nell’orbita lunare in Italia sono le 19.30 del 20 luglio 1969. Sono passate cento ore dal lancio quando Armstrong e Aldrin entrano nel modulo lunare e, dopo essersi separati dal modulo di comando, iniziano la discesa verso il Mare della Tranquillità, il luogo prescelto per atterrare, o meglio, per “allunare” secondo il neologismo coniato dai media di quel periodo. Ci impiegano tre ore e non va proprio tutto liscio. Un guasto fa accendere a ripetizione il segnale d’allarme e il carburante si consuma un po’ troppo velocemente. Quando le zampe del modulo si appoggiano sul suolo ne resta solo per poco meno d’un minuto. Il programma prevede un’attesa di dieci ore tra allunaggio e sbarco, ma i due astronauti non ce la fanno a resistere. Qualche ora per preparare il modulo a un eventuale decollo anticipato, il tempo di indossare le tute, poi Aldrin sblocca lo sportello, impugna la telecamera e cede l’onore al suo comandante. Armstrong scende sul suolo lunare e pronuncia la fatidica frase destinata a entrare nei libri di storia: «È un piccolo passo per l’uomo, ma un balzo gigantesco per l’umanità». È il 21 luglio 1969. In Italia sono le 4.56. 13 luglio, 2021
13 luglio 1841 – Otto Wagner, ovvero “Artis sola domina necessitas"
Il 13 luglio 1841 nasce Otto Wagner. Molte città nelle quali lo spazio è stato, in particolari periodi storici, plasmato da un architetto o da un costruttore legano il nome dello stesso al periodo, così è per la Firenze rinascimentale con il grande architetto Brunelleschi, oppure per la Roma barocca del Bernini. La città di Vienna tra l'800 e il 900 si lega al nome di Otto Wagner. Otto Wagner nasce il 13 luglio 1841 in una famiglia della media borghesia austriaca. Dopo aver frequentato il Politecnico di Vienna, perfeziona gli studi universitari a Berlino dal 1860 al 1861, quindi inizia a lavorare nello studio di Ludwing von Forster, il progettista della celeberrima Ringstrasse (la più importante e lussuosa "circonvallazione" d'Europa). Inizia la libera professione a Vienna dove le proprie condizioni economiche gli consentono di acquistare appezzamenti di terreno, su cui realizza ciò che progetta, per venderli successivamente. Nel 1884 il prestigio raggiunto nella professione gli apre le porte dell'Università di Vienna. E' a questo punto che l'agiato professionista, incontrastato interprete delle aspirazioni della locale borghesia conservatrice, opera una rivoluzione. Nella prolusione al momento dell'assegnazione della cattedra universitaria, infatti scandalizza l'uditorio e l'opinione pubblica benpensante asserendo che "l'arte deve nascere dalla vita moderna... le sue forme devono armonizzarsi con le esigenze del tempo... ciò che è pratico è bello". È una rivoluzione per una società in cui si era convinti che le chiese dovessero essere in stile gotico per favorire la preghiera, che le università dovessero assomigliare a templi greci per spronare gli studenti nello studio, che le abitazioni fossero l'imitazione dei grandi palazzi fiorentini del '500 per onorare adeguatamente i proprietari. Wagner ribadisce le sue eretiche tesi nel libro "Moderne Architektur" del 1885. Da questo momento nel suo modo di costruire appaiono i nuovi materiali da facciata usati dagli altri pionieri dell'architettura moderna, quali la maiolica, le lastre di marmo appese alle facciate, l'alluminio negli elementi decorativi metallici e, soprattutto, il ferro nelle strutture portanti dei fabbricati. Il suo credo diventa: "Artis sola domina necessitas" (Necessità, sola padrona dell'arte). Una cosa ovvia oggi, ma non così in un periodo in cui sotto le gonne delle donne esistevano pesanti incastellature di sostegno! Gran parte della committenza privata, che gli imponeva paccottiglie sulle facciate, lo abbandona. Sono, quindi, le commesse pubbliche a caratterizzare la sua attività, prima fra tutte la grande metropolitana viennese (terminata nel 1900), in parte sotterranea in parte sopraelevata, con ponti in ferro, viadotti e 25 stazioni. Segue la banca postale di Vienna nel 1905, e la chiesa del complesso ospedaliero Am Steinhof, terminata nel 1913. Wagner realizza dopo il 1885 pochi edifici residenziali, ma di qualità eccelsa, come le due case di Linke Winzeile e la sua seconda villa. Le due case precedentemente citate, e soprattutto la Majolikhaus, sono considerate fra i più eleganti modelli del Liberty viennese. Attorno a lui nasce una delle più importanti "scuole" di architettura dell'epoca (la Wagnerschule appunto) che avrà un ruolo fondamentale nella costruzione dell'architettura moderna in tutta Europa, Italia compresa. Nella scuola si formano i collaboratori di Wagner nell'insegnamento: Josef Hoffmann, Joseph Maria Olbrich e Joze Plecnik, che domineranno la scena viennese ed europea per molti anni. Dalla scuola hanno origine molte delle grandi "scuole" regionali, che si sviluppano in tutto l'impero asburgico; la scuola cecoslovacca con Kotera, Janàk, Chochol, e le scuole nazionali slovena, croata e ungherese che intraprendono l'attività nel primo dopoguerra. Architetti come Max Fabiani che operò a Trieste, Gorizia e Lubiana, gli italiani Annibale Rigotti, R. D'Aronco, Antonio Sant'Elia, il catalano Puig y Cadafalch devono a questa scuola la loro formazione.10 luglio, 2021
10 luglio 1916 - Dick Cary, un musicista sottovalutato
Il 10 luglio 1916 nasce ad Hartfort, nel Connecticut, il polistrumentista e arrangiatore Dick Cary, all’anagrafe Richard Durant Cary. Musicista completo ed estremamente versatile, con una solida preparazione classica alle spalle, ha dato al jazz più di quanto abbia avuto e non ha mai goduto di una fama adeguata ai suoi meriti. In particolare non sempre è stata riconosciuta l’importanza della sua attività di arrangiatore, costantemente tesa alla ricerca e alla sperimentazione di formule alternative agli schemi classici nel tentativo di regalare nuove evoluzioni al dixieland e al jazz tradizionale in genere. Il suo primo strumento è il violino che suona nel periodo scolastico entrando anche a far parte della Hartfort Symphony Orchestra. Successivamente suona il pianoforte. Proprio come pianista ottiene la sua prima importante scrittura al Nick's di New York nel 1942. L'anno dopo lavora come arrangiatore per Benny Goodman e suona con la famosa Casaloma Orchestra. Alla fine della seconda guerra mondiale entra nella formazione di Billy Butterfield, ma ci resta poco perchè ben presto dà vita a una propria orchestra con la quale suona regolarmente a Meridan nel Connecticut. Nel 1947 viene chiamato a far parte degli All Stars di Louis Armstrong con i quali prende parte a una nutrita serie di concerti, compreso quello leggendario alla Symphony Hall di Boston nel novembre del 1947. Lasciato Armstrong dopo l’arrivo di Earl Hines, ritorna al Nick's, come solista di pianoforte. Si unisce poi all'orchestra di Jimmy Dorsey come pianista e arrangiatore e successivamente entra a far parte della formazione di Tony Parentgi lasciando il pianoforte per la tromba. Negli anni Cinquanta la sua attività si fa intensa e tutti i più famosi dixielander se lo contendono. Da Eddie Condon a Bobby Hackett, da Muggsy Spanier a Max Kaminsky, da Jimmy Mc Partland a Edmond Hall, a molti altri leader cercano di accaparrarsi le sue doti di arrangiatore. In quel periodo cambia ancora strumento dedicandosi al cosiddetto “alto-horn” (corno alto), un tipo di corno che lui adatta magistralmente al linguaggio jazzistico. Verso la fine degli anni Cinquanta formava una nuova orchestra a suo nome che schiera alcuni tra i migliori musicisti di quel periodo di formazione sia tradizionale che moderna come Urbie Green, Al Cohn, Bob Wilber, Kenny Davern, Ernie Caceres, Dick Wellstood e tanti altri. Negli anni Sessanta si trasferisce sulla West Coast lavorando intensamente come arrangiatore per Bob Crosby, Red Nichols e Ben Pollack e continuando anche a suonare il pianoforte, la tromba e l'alto-horn in seno al "clan” dei dixielander di stanza in California. Negli anni Settanta lavora molto spesso con Jimmy McPartland. In quel periodo arriva anche in Italia per una tournée durante la quale registra anche un disco a Milano con la Milan College Orchestra. Muore a Sunland, in California, il 6 aprile 1994.09 luglio, 2021
9 luglio 2002 – Ci vediamo, Rod Steiger!
Il 9 luglio 2002 muore a settantasette anni l’attore Rod Steiger. Nasce il 14 aprile 1925 a Westhampton, New York e siccome la sua famiglia non naviga nell’oro, lui a sedici anni lascia la scuola per cercare fortuna sotto le armi. Si arruola in marina dove resta fino alla fine della seconda guerra mondiale. Alla fine del conflitto, poco più che ventenne, trova un impiego statale e inizia a frequentare corsi di teatro al Dramatic Workshop della New School for Social Research e al New York Theatre Wing, per poi passare all'Actors' Studio, dove si dimostra uno dei migliori allievi dei corsi di recitazione con il metodo Stanislavsky. Dopo alcune esperienze teatrali debutta nel cinema nel 1951 interpretando il personaggio di Frank in "Teresa" di Fred Zinnemann. È il primo di una lunga carriera nella quale la sua straordinaria capacità di lavorare sui caratteri finisce per farlo specializzare in personaggi negativi come Charley Malloy, il fratello di Marlon Brando in "Fronte del porto" di Elia Kazan, il cinico produttore in "Il grande coltello" di Robert Aldrich o il subdolo e amorale sceriffo de "L'uomo del banco dei pegni" di Sidney Lumet per il quale vince l’Oscar. In Italia oltre lavora con registi come Sergio Leone, Ermanno Olmi, Franco Zeffirelli, Carlo Lizzani, Pasquale Festa Campanile, Duccio Tessari, Francesco Rosi e Andrea Barzini. Muore il 9 luglio 2002 a settantasette anni. Lui stesso ha dettato la scritta per la sua lapide: «See you later» (ci vediamo!).08 luglio, 2021
8 luglio 1961 - Il rock’n’roll sbarca a Roma
L’8 luglio 1961 tutti protagonisti del giovane movimento rock italiano si danno appuntamento per il 1° Festival del romano Rock and Roll al Cinema “Maestoso” della capitale. Di fronte a una folla impressionante di persone scatenate si esibiscono i migliori esponenti del genere. Adriano Celentano è la star della giornata insieme a Little Tony, Ghigo e Guidone, ma non mancano exploit anche tra gli artisti meno conosciuti. La sedicenne Lidia La Gatta, una delle esponenti più underground del movimento, alla fine della sua esibizione si lancia direttamente sul pubblico. Il refolo è diventato un tornado e Celentano ne sta diventando il profeta indiscusso.
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