Il 5 novembre 2004 esce anche in Italia Classikhan, un nuovo album di Chaka Kahn dopo molto tempo. «A volte mi chiedo chi me lo fa fare di continuare a lavorare. Questo mondo assomiglia sempre di più a un circo in cui emergono i furbi o quelli che fanno comodo alle case discografiche. Il talento musicale non serve, solo se hai una bella immagine sei funzionale al music business». Così Yvette Marie Stevens, in arte Chaka Khan, la voce femminile che, insieme ad Aretha Franklin, ha portato la musica soul nel mondo, si era sfogata in una recente conferenza stampa. L’antica militante delle Pantere Nere, però, non è un tipo da singhiozzi, rimpianti e fazzoletti umidi. Preso atto che, salvo rarissime eccezioni, le major non hanno alcuna intenzione di investire su donne che hanno superato i cinquant’anni ha deciso di fare da sola. Grazie a una piccola etichetta, la Agu-Earthsong, ha pubblicato un album considerato tra i più belli della sua lunga carriera. Accompagnata dalla London Symphony Orchestra e con un lussuoso stuolo di collaboratori tra i quali spiccano Joe Sample al piano e Sheila E. alle percussioni, Chaka Khan rilegge una serie di standard del pop e del jazz mettendo in mostra una voce e una grinta da far paura. Continua così la leggenda di Yvette Marie, una ragazza nera di Great Lakes che dopo aver iniziato prestissimo a cantare con gruppi vocali come le Crystalettes o le Shades Of Black, a sedici anni incontra il Black Panthers Movement e ne resta affascinata. La timida Yvette Marie diventa una pantera e quando viene inserita nella struttura organizzativa del movimento prende il nome di battaglia di Chaka Khan che le resterà appiccicato per tutta la vita. Nel 1972 diviene la cantante dei Rufus, sostituendo Paulette McWilliams. Ben presto la sua personalità si impone anche all'interno del gruppo che nel 1978 inizia a chiamarsi Rufus & Chaka Khan. Nello stesso anno pubblica "Chaka", il suo primo album da solista e l'esplosivo singolo "I'm every woman" che la trasforma in una star della Black Music. Il successo non le fa abbandonare la militanza nelle Pantere Nere, anzi, con una strategia decisa insieme al movimento sfrutta la popolarità per diffonderne le idee e per promuovere le campagne di aiuto e di assistenza agli emarginati dei quartieri neri. Alla fine degli anni Ottanta arriva quello che da molti è considerato il suo insuperato capolavoro: "CK", un album coprodotto da Prince, per il quale lavorano alcuni giganti della musica nera come Stevie Wonder, Bobby McFerrin e Dave Grusin. Le "Pantere nere" sono ormai un ricordo del passato, ma l'impegno di Chaka Khan contro la discriminazione e l'emarginazione non cambia. A chi la interroga sull'argomento risponde: «Ci sono idee e speranze che porti nel cuore per tutta la vita, perché esistevano prima di te e continueranno a esistere anche dopo. È forse per questa ragione che vale la pena di vivere per un'ideale».Quello che viene chiamato "rock" non è soltanto un genere musicale. È uno stato d'animo, un modo d'essere che incrocia la musica, il cinema, la letteratura, il teatro e la creatività in genere compresa quella destinata alla produzione industriale. Per chi è nato negli anni Cinquanta e Sessanta è un sottofondo, una colonna sonora di ogni momento della vita, di pensieri e ricordi. Esiste da sempre e aiuta a vivere meglio...
05 novembre, 2021
5 novembre 2004 – Chaka Kahn, la stella delle Pantere
Il 5 novembre 2004 esce anche in Italia Classikhan, un nuovo album di Chaka Kahn dopo molto tempo. «A volte mi chiedo chi me lo fa fare di continuare a lavorare. Questo mondo assomiglia sempre di più a un circo in cui emergono i furbi o quelli che fanno comodo alle case discografiche. Il talento musicale non serve, solo se hai una bella immagine sei funzionale al music business». Così Yvette Marie Stevens, in arte Chaka Khan, la voce femminile che, insieme ad Aretha Franklin, ha portato la musica soul nel mondo, si era sfogata in una recente conferenza stampa. L’antica militante delle Pantere Nere, però, non è un tipo da singhiozzi, rimpianti e fazzoletti umidi. Preso atto che, salvo rarissime eccezioni, le major non hanno alcuna intenzione di investire su donne che hanno superato i cinquant’anni ha deciso di fare da sola. Grazie a una piccola etichetta, la Agu-Earthsong, ha pubblicato un album considerato tra i più belli della sua lunga carriera. Accompagnata dalla London Symphony Orchestra e con un lussuoso stuolo di collaboratori tra i quali spiccano Joe Sample al piano e Sheila E. alle percussioni, Chaka Khan rilegge una serie di standard del pop e del jazz mettendo in mostra una voce e una grinta da far paura. Continua così la leggenda di Yvette Marie, una ragazza nera di Great Lakes che dopo aver iniziato prestissimo a cantare con gruppi vocali come le Crystalettes o le Shades Of Black, a sedici anni incontra il Black Panthers Movement e ne resta affascinata. La timida Yvette Marie diventa una pantera e quando viene inserita nella struttura organizzativa del movimento prende il nome di battaglia di Chaka Khan che le resterà appiccicato per tutta la vita. Nel 1972 diviene la cantante dei Rufus, sostituendo Paulette McWilliams. Ben presto la sua personalità si impone anche all'interno del gruppo che nel 1978 inizia a chiamarsi Rufus & Chaka Khan. Nello stesso anno pubblica "Chaka", il suo primo album da solista e l'esplosivo singolo "I'm every woman" che la trasforma in una star della Black Music. Il successo non le fa abbandonare la militanza nelle Pantere Nere, anzi, con una strategia decisa insieme al movimento sfrutta la popolarità per diffonderne le idee e per promuovere le campagne di aiuto e di assistenza agli emarginati dei quartieri neri. Alla fine degli anni Ottanta arriva quello che da molti è considerato il suo insuperato capolavoro: "CK", un album coprodotto da Prince, per il quale lavorano alcuni giganti della musica nera come Stevie Wonder, Bobby McFerrin e Dave Grusin. Le "Pantere nere" sono ormai un ricordo del passato, ma l'impegno di Chaka Khan contro la discriminazione e l'emarginazione non cambia. A chi la interroga sull'argomento risponde: «Ci sono idee e speranze che porti nel cuore per tutta la vita, perché esistevano prima di te e continueranno a esistere anche dopo. È forse per questa ragione che vale la pena di vivere per un'ideale».02 novembre, 2021
2 novembre 1951 - Alberto Cheli, quello degli Schola Cantorum

Il 2 novembre 1951 nasce a Firenze il cantante e autore Alberto Cheli. Molto attivo sulla scena musicale, quella romana in particolare, alla fine degli anni Sessanta partecipa all'avventura del gruppo Le Madri insieme al chitarrista Tony Sidney destinato poi a partecipare all'esperienza dei Perigeo. Negli anni Settanta Cheli entra a far parte degli Schola Cantorum, un gruppo vocale che ottiene un buon successo e ottimi risultati. Nel 1978, chiusa anche quella esperienza tenta la carriera solistica ottenendo un discreto successo con il brano Cavalli alati, sui segue nel 1980 la partecipazione al Festival di Sanremo con Passerà. Continua più come autore che come interprete fino al 1986 quando accetta di rientrare nel vecchio gruppo e partecipa alla formazione dei Nova Schola Cantorum.
01 novembre, 2021
1° novembre 1945 - La breve vita del New Orleans Club di Saint-Germain des Prés
Il 1° novembre 1945 in piazza Saint-Germain des Prés a Parigi apre i battenti il New Orleans Club, uno dei tanti locali che caratterizzano l'euforia del primo dopoguerra nella capitale francese. Sono antri fumosi, del tutto privi della pur minima licenza e realizzati a volte in spazi angusti. Sono però il cuore pulsante della città, quello che alimenta una straordinaria crescita di interesse e passione per ogni tipo di arte. Il New Orleans Club raduna una nutrita schiera di appassionati di jazz. Il gruppo fisso è costituito da personaggi destinati a lasciare un segno importante nella storia stessa del jazz europeo. La sua formazione base vede Claude Luter al clarinetto e al sax, Boris Vian alla cornetta, Jean Gruyer al trombone, Raymond Fol al pianoforte, Jacques Wilfrid al contrabbasso e Claude Marty alla batteria. Naturalmente ogni sera la band si arricchisce con gli apporti di altri musicisti in scatenate jam session. Come molti altri club di questo tipo, però, anche il New Orleans Club ha vita breve. Le autorità cittadine non possono tollerare il proliferare di ritrovi illegali e usano il pugno di ferro. Il locale viene chiuso dalla polizia undici giorni dopo la sua inaugurazione.31 ottobre, 2021
31 ottobre 1984 - Indira Gandhi uccisa dalle sue guardie del corpo
Il 31 ottobre 1984 Indira Gandhi viene uccisa in un attentato messo in atto da Beant Singh e Satwant Singh due delle sue guardie del corpo di etnia sikh, una delle quali, il quarantenne Beant Singh era al suo servizio da tempo. I due attentatori si vendicano così della repressione subita da un gruppo di estremisti della comunità sikh snidati dall’esercito dopo essersi asseragliati nel Tempio d’Oro, uno dei luoghi simbolo della loro religione. Solo il giorno prima la leader indiana, più volte messa in guardia sulla possibilità di attentati nei suoi confronti, aveva dichiarato: «Non ho l'ambizione di vivere a lungo, ma sono fiera di mettere la mia vita al servizio della nazione. Se dovessi morire oggi, ogni goccia del mio sangue fortificherebbe l'India».28 ottobre, 2021
28 ottobre 1925 - Isa Landi, l'erede di Gilda Mignonette
Il 28 ottobre 1925 nasce a Napoli la cantante Isa Landi, il cui vero nome è Concetta Polidoro. Fin da piccola coltiva la passione per il canto insieme alla sorella Giustina che diventerà una popolare attrice di sceneggiate con il nome d'arte di Nina Landi. Nel 1942, dopo aver superato un provino con il Maestro Giuseppe Cioffi partecipa per la prima volta alla Piedigrotta cantando E stesse rrose, un brano composto da Gigi Pisano e dallo stesso Cioffi di E.A. Mario. Nella seconda metà degli anni Quaranta canta alla radio e partecipa a numerosi spettacoli di rivista. Nel 1957 parte per gli Stati Uniti dove, con la sua voce estesa e ben modulata e con la sua interpretazione di ‘A cartulina ‘e Napule, viene acclamata come l’erede della mitica Gilda Mignonette. Tornata in Italia nei primi anni Sessanta canta ancora fino al 1965, anno in cui inizia a rallentare l'attività per occuparsi delle figlie Angela e Nunzia. Passa quindi al teatro prima nella compagnia di prosa diretta da Vittorio Viviani e nel 1980, convinta dalla sorella Giustina, alla sceneggiata napoletana. 26 ottobre, 2021
26 ottobre 1940 - Gary Lee Bartz: non chiamatemi jazzista...
Il 26 ottobre 1940 nasce a Baltimora, nel Maryland, il sassofonista e clarinettista con qualche esperienza anche al pianoforte Gary Lee Bartz. Fin dall'infanzia si appassiona al jazz ascoltando le prime incisioni di Charlie Parker e Dizzy Gillespie. A undici anni si fa regalare dai genitori un sassofono contralto e dopo qualche anno di studio inizia a esibirsi in diverse sale da ballo. Trasferitosi a New York all'età di diciassette anni frequenta la Juilliard School Of Music e suona in jam session con Lee Morgan, Freddy Hubbard e altri. Torna poi nella sua città natale per frequentare i corsi del Peabody Conservatory Professional. All'inizio degli anni Sessanta diventa popolarissimo tra gli appassionati di jazz suonando prima con Max Roach e poi con Art Blakey. Nel 1967 registra con Jimmy Owens, Albert Dailey, Richard Davis e Billy Higgins, Libra, il primo album pubblicato con il suo nome. L'anno dopo torna con Roach, pur non disdegnando varie collaborazioni con McCoy Tyner e Blue Mitchell. Nell'agosto del 1970 viene chiamato da Miles Davis a far parte del suo gruppo in sostituzione di Wayne Shorter. Bartz è il fondatore del "Ntu Troop", un gruppo che negli anni Settanta ottiene un buon successo internazionale il cui nome è tratto dalla filosofia bantù e indica l'unione di tutte le forze appartenenti al mondo spirituale e a quello sensibile. Influenzato da Sonny Rollins e, per il modo di suonare il sassofono soprano, da John Coltrane, è dalle sonorità elettriche e si muove tra i generi senza preoccuparsi troppo del rispetto della tradizione. Per molti anni ha rifiutato di farsi chiamare "jazzista" ritenendo il termine "jazz" troppo restrittivo per definire compiutamente la sua musica. 25 ottobre, 2021
25 ottobre 1909 - Kas Malone dai fiati al contrabbasso
Il 25 ottobre 1909 nasce a Paducah, nel Kentucky, il polistrumentista Kasper Delmar Malone detto Kas. Negli anni Venti milita soprattutto in orchestre teatrali e in gruppi che accompagnano spettacoli di vaudeville cimentandosi con vari strumenti, mentre nel decennio successivo opera nelle band di varie stazioni radio del Mid-West. Forte di una eccellente preparazione musicale di base suona il clarinetto, il flauto e il corno francese prima di dedicarsi quasi completamente alla sua vera passione: il contrabbasso. Il suo stile si rifà esplicitamente a quello di Slam Stewart, uno dei più validi contrabbassisti che il jazz abbia avuto. Il pubblico del jazz comincia a conoscerlo all'inizio degli anni Cinquanta quando suona nell'orchestra di Jack Teagarden prima in California e quindi a New York. Successivamente si trasferisce a Las Vegas dove forma un proprio gruppo con cui si esibisce in vari locali dell'Arizona e del Nevada. Muore il 30 maggio 2005 a Rome, in Georgia.23 ottobre, 2021
23 ottobre 1959 - Tace la batteria di Ram Hall
Il 23 ottobre 1959 muore in California il batterista Ram Hall. Nato a Sellers, in Louisiana, il 2 marzo 1897 si chiama in realtà Minor Hall ed è il fratello più piccolo del batterista Tubby Hall. Nei primi anni del Novecento si trasferisce con la famiglia a New Orleans. Qui nel 1914 ottiene il suo primo importante ingaggio nella jazz band di Kid Ory dove prende il posto proprio del fratello. Suona poi con il contrabbassista Oke Gaspard e con la Superior Band. Nel 1918 è a Chicago dove sostituisce ancora una volta il fratello Tubby nell'orchestra del clarinettista Lawrence Duhè che si esibisce al De Luxe Café. Nel 1921 è a San Francisco con l’orchestra di King Oliver, ma poco tempo dopo torna a Chicago ingaggiato da Jimmie Noone. Verso il 1927 si trasferisce definitivamente in California dove lavora per parecchi anni con l'orchestra di Mutt Carey e quindi con quella di Winslow Allen. Nel dopoguerra torna a far parte dell'orchestra di Kid Ory con la quale resta praticamente fino quasi alla morte.
21 ottobre, 2021
21 ottobre 1978 - Charly Knegtel, un trombettista che ha lasciato il segno
Il 21 ottobre 1978 il grande trombettista, direttore d'orchestra e arrangiatore Charles Knegtel detto Charly muore a Duffel, la cittadina nei pressi di Anversa, in Belgio, dove è nato il 14 agosto 1926. Nel 1941 inizia i suoi studi musicali al conservatorio di Bruxelles. Il primo strumento oggetto dei suoi studi è il pianoforte. Due anni dopo passa ai corsi di tromba e di armonia. Nel 1946, al termine della seconda guerra mondiale, dà vita alla sua prima esperienza orchestrale formando la Welfare Band insieme all'altro trombettista Jan Mertens. Nel 1950 è in tournée con Willy Rockin e nel 1954 suona con l'orchestra di Leo Souris. Nel 1955 entra a far parte per qualche tempo di un sestetto diretto da Ivon Debie. Parallelamente all'attività come strumentista dal 1953 al 1956 lascia un segno importante come direttore dell'orchestra stabile della casa discografica Ronnex della quale fanno parte Freddy Sunder, Nelly Wysbeck, Johnny Ray e altri. Nel 1956 entra a far parte delle orchestre stabili della Radio e della Televisione belga dirette da Fernand Terby, Francis Bay, Etienne Verschueren e anche da lui stesso. Alla fine degli anni Sessanta si ritira a vita privata.19 ottobre, 2021
19 ottobre 1967 - Billy Banks, la voce del jazz orchestrale
Il 19 ottobre 1967 muore a Tokyo Billy Banks, uno dei cantanti più amati dai direttori delle grandi orchestre jazz. Nato ad Alton, in Illinois, nel 1908 viene scoperto per caso dal celebre impresario Irving Mills nel 1932 che lo ascolta mentre si sta esibendo in un night club di Cleveland nell'Ohio. Mills lo scrittura e lo inserisce in una lunga serie di registrazioni discografiche di numerosi jazzisti di primo piano. La sua voce entra così in leggendarie incisioni di Henry “Red” Allen, Pee Wee Russell, Joe Sullivan, Eddie Condon, Zutty Singleton, Thomas "Fats” Waller e George “Pops” Foster ancora oggi considerate tra le migliori testimonianze dell'epoca. Approfittando dell'improvvisa popolarità in quello stesso 1932 forma una propria orchestra con la quale suona al “Connie's Inn” di New York. Tornato l'anno dopo a Cleveland, canta in vari gruppi locali. Nel 1934 viene ingaggiato da Noble Sissle con il quale rimane per alcuni anni. Dal 1938 al 1950 si esibisce quasi ininterrottamente al "Diamond Horseshoe", un locale di Billy Rose. Negli anni Cinquanta si stabilisce in Giappone dopo lunghi periodi di permanenza in Asia e in Australia. Ottimo cantante, dotato di notevoli doti jazzistiche è particolarmente adatto per il jazz orchestrale grazie al suo stile vocale che ricorda quello di Cab Calloway.17 ottobre, 2021
17 ottobre 1923 - Barney Kessel un talentuoso e testardo chitarrista
Il 17 ottobre 1923 nasce a Muskogee, in Oklahoma, il chitarrista Barney Kessel. La sua passione per la chitarra nasce quando porta ancora i calzoni corti ma in casa non ci sono soldi per cui, non avendo perenti musicisti, studia da solo dopo essersi comprato uno strumento con i soldi guadagnati vendendo i giornali. Nel programma scolastico c’è mlo studio di uno strumento e lui cerca di far tesoro anche di quelle obiettivanete scarse lezioni. Cocciuto più che mai a quattordici anni è già un musicista di buon livello, tanto da essere l’unico musicista bianco in una jazz band di Muskogee formata esclusivamente da afroamericani. Nel 1939 il nome di Kessel è già così famoso nell’ambiente del jazz che Charlie Christian va ad ascoltarlo nel locale in cui suona e poi si unisce a lui per una jam session entrata nella storia del jazz. L'incontro è determinante per il giovane chitarrista che decide di dedicarsi a tempo pieno alla musica. Nel 1942 lascia anche la città natale e si trasferisce a Hollywood in cerca di fortuna pur pur non avendo alcun contratto. Sopravvivere non è facile e Barney Kessel si adatta come può. Fa il lavapiatti e dedica il tempo libero allo studio della chitarra, approfittando di ogni occasione per suonare in jam con tutti i musicisti disponibili per mettere in mostra il suo straordinario talento. Finalmente nel 1943 ottiene una scrittura dall'orchestra di Chico Marx, all'epoca diretta dal batterista Ben Pollack, con la quale resta per più di un un anno. L'anno successivo viene ingaggiato dal celebre produttore Norman Grantz che lo inserisce nel gruppo creato appositamente per il cortometraggio “Jammin' the Blues” di Gjon Mili. Kessel è l’unico bianco di una formazione che comprende Harry Edison, Dickie Wells, Lester Young, Illinois Jacquet, Marlow Morris, John Simmons e Jo Jones. Nel 1945 suona nelle orchestre di Charlie Barnet, di Artie Shaw, di Hal McIntyre e successivamente in quelle di Benny Goodman e di Shorty Rogers. Ormai la sua notorietà è grandissima e Kessel esprime una concezione chitarristica evolutiva rispetto a tutti i predecessori, compreso Charlie Christian. Lavora poi come musicista indipendente a Los Angeles ma Granz che non lo ha perso di vista lo vuole nei Jazz At The Philharmonic per un concerto alla Carnegie Hall nel novembre 1947. Nel 1952 e 1953 suona nel trio di Oscar Peterson e nell'agosto del 1957 suona in Venezuela in occasione di un festival del jazz che lo vede impegnato con due grandi orchestre e due altri gruppi. Negli anni Sessanta torna a Los Angeles dove suona con quasi tutti i grandi personaggi che si esibiscono nei locali della città, da Kid Ory a Lionel Hampton, a Billie Holiday, a Gene Autrey, a Mahalia Jackson. Verso la fine del decennio ricomincia a viaggiare suonando ovunque lo chiamino. Muore a San Diego il 6 maggio 2004.15 ottobre, 2021
15 ottobre 2000 – Memè Bianchi, la voce radiofonica di Greta Garbo
14 ottobre, 2021
14 ottobre 1972 – La prima volta di "Ultimo tango" di Bertolucci
Il 14 ottobre 1972 a New York viene proiettato per la prima volta il film "Ultimo tango a Parigi" diretto da Bernardo Bertolucci e interpretato da Marlon Brando con Maria Schneider, destinato a suscitare non poche polemiche e discussioni. Nelle sale italiane arriva il 15 dicembre 1972 e la settimana dopo viene sequestrato perché con il suo "esasperato pansessualismo fine a se stesso" offende il "comune senso del pudore". Verrà condannato al rogo e solo nel 1987 finalmente riabilitato tornerà in circolazione. “Ultimo Tango a Parigi” è uno dei film che maggiormente hanno fatto discutere nella storia del cinema italiano del dopoguerra. È la storia di un uomo solo, di una solitudine tipicamente “tanghista” in cui il protagonista non riesce a costruire un vero rapporto umano con nessuno. Indimenticabile è la scena del ballo d’addio, alla presenza di vecchi e squallidi frequentatori di una decadente sala da ballo. La musica del sassofonista argentino Gato Barbieri accompagna tutto lo svolgersi di un film ricco di richiami malinconici e nostalgici mentre il tango, in una versione “colta” e integrata da frequenti scomposizioni di stampo jazzistico, la fa da padrone non solo nel titolo.
11 ottobre, 2021
11 ottobre 1926 - Duccio Tessari, il regista che amava le citazioni
L'11 ottobre 1926 nasce a Genova il regista Amedeo Tessari detto Duccio. Una delle sue frasi più celebri è un invito ai colleghi perché non si prendano troppo sul serio, non si montino la testa per i successi e non si deprimano alla prima difficoltà. «Nessuno di noi inventa niente, hanno inventato tutto Omero e Tolstoj». Fedele a questa dichiarazione affronta il cinema con il gusto intellettuale della citazione e del rimando. A volte lo fa per burla, come accade in "Arrivano i Titani", il suo primo film da regista del 1961, quando gli spettatori che hanno la pazienza di assistere anche allo scorrere dei titoli di coda possono vedere i protagonisti che si complimentano tra loro esclamando «Abbiamo realizzato un'impresa titanica!». In altri casi l’operazione è più elaborata e presuppone il gusto della trascrizione non calligrafica di storie attinte altrove. Il suo rapporto con il western all’italiana è caratterizzato da questo approccio fin da quando, insieme a Sergio Leone, ricolloca nella cittadina di San Miguel tra gli Stati Uniti e il Messico la storia del samurai Sanjuro raccontata nel film giapponese "Yojimbo-La sfida del samurai" di Akira Kurosawa. Se per "Una pistola per Ringo" ambienta in chiave western un thriller come "Ore disperate" per il successivo "Il ritorno di Ringo" va oltre e s’ispira agli ultimi libri dell’Odissea, quelli che descrivono la resa dei conti tra Ulisse e i Proci affidando a Giuliano Gemma il ruolo di Ulisse e ad Hally Hammond, cioè sua moglie Lorella De Luca, quello di Penelope. Le sue prime esperienze cinematografiche avvengono a Genova. Proprio nella sua città natale, quando è ancora studente universitario, si diletta a girare i primi documentari. Dopo essersi laureato in Chimica e aver così soddisfatto le ambizioni della famiglia decide di tentare a trasformare la passione per il cinema in qualcosa di più. Negli anni Cinquanta si trasferisce a Roma dove riesce a fare un po’ d’esperienza in particolare come assistente dei registi Carmine Gallone e Vittorio Cottafavi. Pian piano si specializza come sceneggiatore di “peplum”, i film d'ambientazione storico-mitologica popolarissimi in quel periodo. Il suo primo western "Una pistola per Ringo", nel 1964 incassa oltre due miliardi di lire e ne fa uno dei più illustri protagonisti del nascente western all’italiana. In realtà le incursioni western di Tessari saranno limitate e molto diverse tra loro. Dopo "Il ritorno di Ringo" del 1965 si cimenterà in altri generi tornando a raccontare storie di pistoleri solo raramente. Nel 1985 dopo la realizzazione di vari sceneggiati televisivi, gli viene proposto un ritorno al western in grande stile con "Tex e il signore degli abissi" la trasposizione cinematografica di Tex Willer, l'eroe dei fumetti creato da Gian Luigi Bonelli. È la sua ultima cavalcata sui territori della frontiera. Muore nel 1994.08 ottobre, 2021
8 ottobre 1923 - Sonny Igoe, un solido batterista di scuola classica
L’8 ottobre 1923 nasce a Jersey City, nel New Jersey, il batterista Sonny Igoe, registrato all’anagrafe con il nome di Owen Joseph Igoe. Impara da solo a battere tamburi e piatti e nel 1940 si fa notare vincendo un concorso per giovani batteristi promosso da Gene Krupa. L'anno dopo studia con Bill West e nel 1942 presta servizio militare in marina. Nel 1947 entra a far parte di una curiosa orchestra diretta da Tommy Reed e composta esclusivamente da strumentisti che hanno prestato il servizio militare nei marines. Tra la fine degli anni Quaranta e l'inizio dei Cinquanta svolge un'intensa attività collaborando tra gli altri con Les Elgart, Ina Ray Hutton, Benny Goodman, Woody Herman, Chuck Wayne e Charlie Ventura. Considerato un eccellente batterista di scuola classica, resta nella storia del jazz per il suo assolo registrato con l'orchestra di Woody Herman nel brano New Golden Wedding. Muore il 28 marzo 2012 a Emerson, nel New Jersey.06 ottobre, 2021
6 ottobre 2004 - Le CocoRosie in tour con Devendra Banhart
Il 6 ottobre 2004 inizia in Italia quello che negli ambienti dell’indie rock è considerato un po’ il tour dell’anno. Ci si riferisce all’accoppiata tra la genialità stralunata di Devendra Banhart e i giochi sonori sottili e metafisici delle sorelle Casady, in arte CocoRosie. La notizia non è tanto il fatto che arrivino nel nostro paese (sia Banhart che le CocoRosie hanno già fatto più di una capatina da queste parti), ma l’idea di accoppiarli, di farli salire uno dopo le altre sullo stesso palco in un momento felice della loro carriera. La critica in quel periodo ha definito, senza aggettivi o filtri di moderazione, “un genio” Devendra Banhart, una sorta di meticciato naturale in cui si incrociano Venezuela, India e Stati Uniti. Alchimista dei sentimenti sta regalando al mondo emozioni fortissime che affondano le loro radici nelle atmosfere degli anni Settanta e nei colori di un mondo che non esiste più se non nei sogni e nella nostalgia. I suoi tempi non sono quelli del marketing. Non si è ancora raffreddato il successo dell’album Rejoicing in the hands che già incalza un nuovissimo lavoro in studio, Niño rojo, un disco capace di incarnare fino in fondo l’acid folk dei grandi concerti a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta. La strada su cui si muove è quella dei grandi cantautori americani, fatta di canzoni leggere in cui basta il suono della chitarra acustica per ritrovarsi nella scena finale di “Zabriskie Point”. Sembra non curarsi dell’essere diventato un caso discografico. In ogni situazione il suo atteggiamento è quello di chi si è trovato per caso in un posto lontanissimo da quello in cui avrebbe voluto essere. La leggerezza e la semplicità sono il risultato di un lavoro compositivo che sembra quasi giocare con la memoria e le emozioni di chi ascolta. Nei suoi brani, di volta in volta, si possono ritrovare l’essenzialità del deserto, i colori della psichedelia, gli echi del glam, ma anche del blues targato Robert Johnson o delle menate solitarie di Tim Buckley. Dal vivo queste caratteristiche vengono amplificate dal personaggio. È come se Tom Waits al posto di pestare i tasti nei bar fumosi, avesse imbracciato la chitarra e si fosse lasciato conquistare dalle comuni hippie. Sul palco appare indifferente, quasi fosse sospeso per aria. Imbraccia la chitarra e senza alzare mai il volume della voce inizia a raccontare le sue storie seduto nella posizione del loto. A complicare e rendere più stuzzicante il tour che sta per partire c’è, poi, il duo femminile delle Coco Rosie, formato da Sierra e Bianca Casady, due sorelle americane cittadine del mondo, una “brava” e una “cattiva” ragazza legate da un intricato rapporto artistico più solido della comunione di sangue. Sierra, la brava ragazza senza grilli per la testa, ha nel suo bagaglio esperienze gospel e lunghi studi da cantante lirica. Bianca, invece, è irrequieta fin da bambina. Si fa affascinare dalla politica, dai tatuaggi, dalle pulsioni sociali e per lungo tempo vive sgolandosi a un angolo di strada con un cappello rivolto ai passanti. La vita finisce per riunirle lontane da casa in un appartamento parigino nel 18° distretto dove decidono di dare vita alle CocoRosie e pubblicano La maison de mon rêve, un album secondo loro ispirato «…alle finestre appannate, agli infiniti giorni di pioggia, al constante sibilo del bollitore e al suono lontano di un'ambulanza».05 ottobre, 2021
5 ottobre 1919 - La Ferrari, una costola dell’Alfa
La storia della Ferrari comincia il 5 ottobre 1919 quando il mondo dell’automobilismo conosce per la prima volta il nome di Enzo Ferrari, un pilota che fa il suo debutto nella Parma-Poggio di Berceto arrivando quarto. Resterà al volante per una decina d’anni senza infamia né lode, ma, come dirà più tardi: “La mia grande passione non è mai stata guidare le macchine, ma farle nascere”. Nel 1929, abbandonata l’attività di pilota, organizza una scuderia alla quale dà il suo nome. Ne faranno parte, tra gli altri, Nuvolari, Varzi, Campari, Fagioli, Chiron. Corrono con le Alfa Romeo e mietono successi ovunque. La scuderia Ferrari durerà per nove anni fino a quando, nel 1938 Enzo Ferrari verrà nominato direttore sportivo della casa milanese. L’avventura dell’ex pilota modenese all’Alfa durerà, però, pochissimo. Torna a Modena e nel 1939 fonda la Auto Avio Costruzioni sulla base di un accordo con l’Alfa che gli impedisce per quattro anni di costruire automobili. Progetta, assembla e vende motori per aerei da esercitazione, per macchine utensili, ma non auto. L’ex pilota, però, a dispetto degli accordi, realizza la 815, utilizzando parti meccaniche della Fiat. Partecipa con due esemplari alla Mille Miglia del 1940, poi la guerra cancella tutto. Se ne va a Maranello e, passata la bufera, pone le basi a una nuova leggenda sportiva. “Ruba” all’Alfa Gioacchino Colombo, il progettista della 158. Nasce così la Ferrari. La nuova vettura, denominata 125-GT, fa il suo debutto nel maggio del 1947 sul circuito di Piacenza. Al volante c’è Franco Cortesi, che si ritira a due giri dal termine.03 ottobre, 2021
3 ottobre 1992 - Il Papa è il tuo nemico
Desta stupore la provocazione messa in atto dalla cantante Sinead O’Connor che il 3 ottobre 1992 nel corso del programma televisivo statunitense “Saturday night live” strappa una foto del papa dicendo «Combatti il tuo vero nemico». Alle reazioni indignate di gran parte delle comunità cattoliche di tutto il mondo replicano il 25 ottobre i giovani fans della cantante i quali, riuniti nella "Sinead Brigade", con la faccia coperta da una maschera che riproduce le sembianze della stessa O’Connor, si riuniscono di fronte alla cattedrale di St. Patrick di New York e strappano allegramente un gran numero di foto del papa.02 ottobre, 2021
2 ottobre 1932 - Roland Hanna, un maestro e un esempio per i giovani africani
Il 2 ottobre 1932 nasce a Detroit, nel Michigan, il pianista e compositore Roland Hanna. Pianista molto versatile sia in piccoli gruppi che in grandi orchestre inizia la propria attività nel 1967di maggior significato con la big band di Thad Jones e Mel Lewis, offrendo subito un contributo importante al gruppo che stava elaborando un tipo di arrangiamenti molto particolari e densi di swing nei quali le parti solistiche esplodevano dopo una lunga preparazione del sound orchestrale. Proprio in questa logica il pianismo di Hanna regala piccole perle anche sul piano della composizione musicale la Midtown Suite, la Sonata for Cello and Piano, e Song of the Black Knight. Parallelamente all'attività nell'orchestra comincia a insegnare musica ai giovani africani. Nel 1970 questo lavoro ottiene la collaborazione del presidente della Liberia, William Tubman, che gli mette a disposizione le risorse economiche di cui necessita. Nel 1974 lascia l'orchestra di Thad Jones e Mel Lewis e decide di continuare il suo cammino di ricerca come free-lance, esibendosi con gruppi di varia estrazione, fra i quali quello del sassofonista Zoot Sims cui presta anche la sua collaborazione negli arrangiamenti. Muore il 13 novembre 2002 ad Hackensack nel New Jersey.01 ottobre, 2021
1° ottobre 1955 - Tony Dumas, un bassista di buon dito
Il 1° ottobre 1955 nasce a Los Angeles, in California, il contrabbassista e bassista elettrico Anthony Dumas, detto Tony. A soli dieci anni sa già suonare il pianoforte a orecchio e cinque anni dopo inizia seriamente a studiare il contrabbasso. Dopo aver approfondito le tecniche della musica colta arriva al jazz perché attratto dalle esperienze di musica improvvisata. Tra i suoi punti di riferimento ci sono Ray Brown, Ron Carter Reggie Johnson. Esordisce professionalmente nel 1974 al fianco dell'organista Johnny Hammond. Lavora poi con il chitarrista Kenny Burrell, con il sassofonista Art Pepper e il pianista John Wood. Nel 1977 va in tournée in Giappone con J.J. Johnson, Nat Adderley e Billy Childes, registrando anche dal vivo. In seguito riprende la collaborazione, anche discografica, con Hubbard. È strumentista molto dotato tecnicamente e con un solido bagaglio di conoscenze musicali anche se i critici lo considerano il più tradizionale tra i contrabbassisti della sua generazione. Molto interessante appare il suo lavoro di accompagnamento ne quale mette in luce non solo la pregevolissima tecnica, una diteggiatura agile e insieme, ma anche un’ampia, bella e potente cavata. In più si avvale di un particolare tipo di contrabbasso, il cosiddetto blitz bass, cui viene aggiunta un’estensione al manico che permette, all’esecutore, di ottenere il mi-b, il re, il re-b e il do al di sotto del mi grave.
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