25 gennaio, 2022

25 gennaio 1937 - La prima volta di “Sentieri”

“Sentieri”, il cui titolo originale in inglese è “Guilding light” (Luce guida), è la più longeva soap opera della storia dello spettacolo mondiale. È il 25 gennaio 1937 quando dalle frequenze della NBC va in onda la prima puntata di quello che è ancora soltanto uno sceneggiato radiofonico sponsorizzato da un’azienda produttrice di detersivi (da qui il nome di “soap-opera”). Nel corso degli anni il programma cambierà più volte pelle talvolta smentendo anche le proprie originali impostazioni. Se alla fine degli anni Trenta è caratterizzata da un intento sostanzialmente moralista con il passare del tempo è destinata a diventare sempre più intrigante e peccaminosa. Il 30 giugno 1952 sbarca in televisione. La soap arriva in Italia il 25 gennaio 1982 su Canale 5 passando poi a partire dal 1988 a Rete 4. Nel 2007, per festeggiare i settant’anni del programma la CBS ha realizzato una puntata speciale, andata in onda sugli schermi televisivi statunitensi il 14 febbraio, nella quale gli interpreti più recenti hanno prestato voce e volto a quelli di ieri consentendo così al pubblico di ripercorrere la storia dagli inizi.


24 gennaio, 2022

24 gennaio 1937 - Jeff Clyne, uno dei più dotati bassisti del jazz britannico

Il 24 gennaio 1937 nasce a Londra, in Gran Bretagna, il bassista Jeff Clyne, registrato all'anagrafe con il nome di Jeffrey Clyne. Strumentista e improvvisatore di buon livello lascia un segno importante nel jazz britannico a partire dal 1958 quando entra a far parte dei Jazz Couriers di Ronnie Scott e di Tubby Hayes. Con quest'ultimo condivide anche l'esperienza successiva del quartetto. Strumentista molto apprezzato nella sua carriera suona con Tony Oxley, Alan Skidmore, Gordon Beck, Dudley Moore e Roy Budd, con gli SMEe di John Stevens, gli Amalgam di Trevor Watts, i Centipede di Keith Tippett, i Nucleus di Ian Carr, gli Isotope di Gay Boyle, la London Jazz Composers Orchestra di Barry Guy, gli Open Music di Bob Dovnes e molti altri. È anche stato un componente dei Gilgamesh. Muore d'infarto il 16 novembre 2009.



22 gennaio, 2022

22 gennaio 1965 - Muore Papa John Joseph


Il 22 gennaio 1965 a New Orleans, in Louisiana, muore il contrabbassista John Joseph, detto Papa John Joseph. Nato a St. James Parish, in Louisiana, il 27 novembre 1877 si trasferisce a New Orleans intorno al 1906. Autodidatta e polistrumentista ha modo di mettersi subito in evidenza soprattutto come contrabbassista esibendosi nei più noti cabaret della città al fianco di alcuni dei più noti leader di quel periodo come Edward Clem, Lawrence Duhè, Louis Dumaine, Shots Madison, Manuel Manetta e Buddy Petit. Parallelamente suona con alcune tra le brass band compresa la leggendaria Original Tuxedo Brass Band di Papa Celestin. Nel 1913 lascia New Orleans per stabilirsi a Lutcher dove suona con la Holmes Band diretta dal cornettista Anthony Holmes. Si dice che proprio con la band di Holmes impari finalmente a leggere il rigo musicale. Trasferitosi a Donaldsonville entra nella formazione di Claiborne Williams e conosce il contrabbassista Henry Baltimore destinato a diventare uno dei principali riferimenti del suo stile. Dopo la seconda guerra mondiale entra a far parte della Ragtime Jazz Band di George Lewis con la quale resta a lungo. Negli ultimi anni della sua vita suona anche con Punch Miller, Kid Sheik, Louis Nelson e altri esponenti della nuova generazione di leader nata nel dopoguerra.

21 gennaio, 2022

21 gennaio 2008 - L’arma migliore del cinema? La spada laser!

Il 21 gennaio 2008 la casa di produzione 20th Century Fox pubblica i risultati di un singolare sondaggio condotto tra qualche migliaio di cinefili. Alla domanda quale su quale fosse la “migliore arma” utilizzata nella storia del cinema hanno risposto incoronando la spada laser della saga di “Guerre stellari” seguita dalla celeberrima 44 Magnum dell’ispettore Callaghan. Sul terzo gradino del podio compare la frusta di Indiana Jones. Nelle posizioni immediatamente di rincalzo c’è la spada da samurai usata da Uma Thurman nella saga di “Kill Bill” ideata e diretta da Quentin Tarantino, seguita dalla motosega di “Non aprite quella porta”, la pistola dorata de “L’uomo con la pistola d’oro”, l’arco di Robin Hood, la mitragliatrice di Al Pacino in “Scarface”, la Morte Nera di “Guerre Stellari” e la bombetta-killer utilizzata da Oddjob nel film “Goldfinger”.



20 gennaio, 2022

20 Gennaio 1922 - Ray Anthony, l'italiano di Bentleyville

Il 20 gennaio 1922 nasce a Bentleyville, in Pennsylvania, Raymond Antonini, destinato a diventare con il nome di Ray Anthony, un trombettista famoso, direttore di una delle più popolari orchestre da ballo degli anni Cinquanta, caratterizzata da uno stile molto incisivo sul modello di quelle di Harry James e di Glenn Miller. A cinque anni si trasferisce con la famiglia a Cleveland dove inizia a studiare la tromba. Il suo primo maestro è il padre Guerrino Antonini, un immigrato italiano originario di San Demetrio ne' Vestini, in provincia de L’Aquila) arrivato negli Stati Uniti nel 1914. Ricco di talento, il giovane Ray si fa notare negli ambienti delle orchestre da ballo e nel 1940 entra a far parte dell’orchestra di Glenn Miller con la quale resta fino al 1941 quando viene arruolato in marina e parte per la Seconda Guerra Mondiale. Dopo la guerra dà vita alla Ray Anthony Orchestra, una formazione che diventa una delle più popolari degli anni Cinquanta. Nel 1955, dopo aver sposato l’attrice Mamie Van Doren affianca a quella di musicista anche la carriera di attore e intrattenitore televisivo. Hollywood l'ha onorato con una stella nella Walk of Fame.


19 gennaio, 2022

19 gennaio 1990 - Marina Pagano, tra teatro e musica

Il 19 gennaio 1990 muore a Roma la cantante e attrice Marina Pagano. Nata il 16 febbraio 1939 nel rione Stella di Napoli a diciannove anni lascia la sua città natale per trasferirsi a Roma dove lavora al fianco di Eduardo De Filippo. Il suo debutto discografico avviene nel 1973 quando, già famosa come attrice per aver recitato nei teatri di tutto il mondo, pubblica l'album Jesce sole che contiene vari canti popolari napoletani. Nel 1974 partecipa a Canzonissima e nel 1975 pubblica Io vi racconto, un album con dieci canzoni d'amore di autori italiani e stranieri, cui fa seguito l'anno successivo il recital teatrale "A modo mio". Nel 1980 è la protagonista dello spettacolo televisivo "Una voce una donna", nel quale interpreta di volta in volta canzoni e momenti biografici di Edith Piaf, Judy Garland, Gilda Mignonette e Anna Fougez.


18 gennaio, 2022

18 gennaio 1941 – Iva Zanicchi, una voce da soul

Il 18 gennaio 1941 nasce a Ligonchio, in provincia di Reggio Emilia, la cantante Iva Zanicchi, soprannominata “l’aquila di Ligonchio”. Dotata di una voce ricca di sonorità blues per lungo tempo viene considerata una delle cantanti italiane vocalmente più dotate Il suo primo successo discografico arriva nel 1964 con la canzone Come ti vorrei, versione italiana di Cry to me. L’anno dopo presenta al Festival di Sanremo I tuoi anni più belli, con Gene Pitney. Torna sulla ribalta sanremese nel 1966 con La notte dell'addio, in coppia con Vic Dana e nello stesso anno ottiene un buon successo con i singoli Ci amiamo troppo e Fra noi, oltre a partecipare al Festival di Napoli con Ma pecchè e Tu saie 'a verità. Nel 1967, con Claudio Villa, vince il Festival di Sanremo presentando Non pensare a me, un brano che vende oltre due milioni di copie nel mondo. Due anni dopo vince ancora la manifestazione sanremese con Zingara, in coppia con Bobby Solo e nel 1970 si piazza al terzo posto con L'arca di Noè, insieme a Sergio Endrigo. Da quel momento si dedica a operazioni musicali e culturali di più largo respiro, come gli album Caro Theodorakis (1970), Caro Aznavour (1971) e Shalom (1972). Innumerevoli sono i suoi successi tra cui La riva bianca la riva nera, Coraggio e paura, Mi ha stregato il viso tuo, La mia sera, Le stagioni dell'amore e Ciao cara come stai, con cui vince per la terza volta il Festival di Sanremo nel 1974. Nel 1984 è di nuovo al Festival di Sanremo con Chi mi darà. Qualche tempo dopo lascia la musica per dedicarsi principalmente all’attività di presentatrice televisiva.




17 gennaio, 2022

17 gennaio 1933 – Dalida, artista inquieta, triste e sola

Il 17 gennaio 1933 al Cairo, in Egitto, nasce Dalida registrata all’anagrafe con il nome di Jolanda Gigliotti. È cittadina francese, ma i suoi genitori sono italiani o, meglio, calabresi. Dotata di una voce particolare, dai toni scuri, inizia giovanissima a cantare nei club di Parigi la versione francese di celebri brani napoletani. Proprio uno di questi le regala il primo grande successo discografico. È Bambino, versione francese di Guaglione. Il brano, pubblicato quasi per gioco arriva al vertice delle classifica di molti paesi europei. Anche l’Italia si accorge di lei e la accoglie con calore portando ai vertici delle classifiche le sue versioni di brani come Bang Bang, Milord, Come prima, Quelli erano giorni o L'ultimo valzer. Nel 1967 Dalida partecipa al suo unico Festival di Sanremo. La ragazza canta sul palcoscenico dei fiori Ciao amore ciao in coppia con l’autore Luigi Tenco verso il quale è legata da un grande affetto, ricambiato. L’esperienza si conclude tragicamente. Proprio nei giorni della manifestazione sanremese, infatti, Tenco viene ritrovato nelle sua camera d’albergo senza vita, ucciso da un colpo di pistola. Le indagini, frettolose e sommarie, parlano di suicidio. L’episodio segna una svolta nella vita di Dalida che tenterà più volte di farla finita negli anni successivi. Il pubblico italiano non l’abbandona. Nel 1968 vince "Canzonissima" con Dan dan dan e, pur lontana dei grandi successi degli anni Sessanta, continua a essere amata da un robusto gruppo di fedeli ammiratori che non la lasceranno mai sola neppure negli anni successivi. All'inizio del 1987 si esibisce in un grande concerto in Turchia davanti al presidente Kenan Evren. È un buon periodo per la cantante. Si parla di un suo nuovo album e di un serial televisivo, ma il 3 maggio dello stesso anno, in preda a una crisi depressiva, si toglie la vita con una dose eccessiva di barbiturici.


16 gennaio, 2022

16 gennaio 1924 - Ernesto Bonino, Mister Swing

Il 16 gennaio 1924 nasce a Torino Ernesto Bonino, uno dei più acclamati esponenti di quel genere che viene chiamato "canzone sincopata", una sorta di italianizzazione di uno stile mutuato dalle grandi orchestre jazz d'oltreoceano e che tende a unire la melodia della tradizione italiana alle suggestioni ritmiche dello "swing". Proprio nei locali della sua città natale muove i primi passi come cantante nella seconda metà degli anni Trenta. Alla fine del 1940 viene scritturato dall'EIAR dopo un'audizione ottenuta grazie a un geniale scopritore di talenti come il maestro Carlo Prato, lo stesso cui si deve la scoperta e il lancio del Trio Lescano. Il 5 gennaio 1941 debutta ai microfoni radiofonici interpretando Tango argentino. Nello stesso anno ottiene il primo grande successo con Se fossi milionario, un brano composto da Calzia e Cram e registrato con l'accompagnamento dell'orchestra di Pippo Barzizza. Seguono poi molti altri brani tra cui la popolarissima Maria Gilberta, Bambola, La famiglia canterina con il Trio Lescano e soprattutto Un giovanotto matto, il brano nato dal talento di Lelio Luttazzi e destinato a diventare una sorta di carta d'identità musicale del cantante. In quegli anni critici e pubblico gli regalano l'appellativo di "Mister Swing". La sua capacità di muoversi con grande naturalezza nel territorio della "musica ritmica", sempre sospeso tra jazz e tradizione non entusiasma solo il pubblico, ma gli vale la stima di quasi tutti i grandi maestri e i direttori delle orchestre più alla moda del periodo. Da Pippo Barzizza a Carlo Prato, da Gorni Kramer ad Alberto Semprini tutti apprezzano quel giovanotto capace di far divertire il pubblico con una voce che sembra nata per dare vigore alla struttura ritmica delle canzoni. L'apparente naturalezza del suo modo di cantare rischia di far sottovalutare lo studio e la passione che ne hanno accompagnato l'intera carriera. Alla base della notevole qualità delle sue interpretazioni, infatti, c'è il desiderio costante di migliorarsi e l'amore per il jazz che l'accompagneranno in tutto il suo percorso musicale. Il suo successo è tale che nel 1942 può permettersi di rinunciare allo stipendio fisso dell'EIAR, per curare meglio la sua carriera di cantante. Per lungo tempo è accompagnato dall’orchestra di Alberto Semprini, anche se successivamente preferisce affidarsi alle cure di Pippo Barzizza. All'inizio degli anni Cinquanta si trasferisce negli Stati Uniti dove resta, con varie interruzioni, fino al 1958 affermandosi come interprete dei "classici" del jazz esibendosi nei più importanti locali di New York, Chicago e Miami. Nel 1962 si piazza al terzo posto al Festival di Sanremo interpretando Gondolì gondolà in coppia con Sergio Bruni. Gli ultimi anni della sua vita lo vedono in estrema difficoltà. Persa la voce in seguito a un'operazione, riesce a sopravvivere grazie a un vitalizio concesso dopo molte richieste dallo stato italiano. Muore il 28 aprile 2008 a Milano.


15 gennaio, 2022

15 gennaio 1955 – La Lancia Aurelia B24 Spider, l’auto de “Il sorpasso”

Un gioiellino dalla linea sportiva incredibilmente raffinata. Così viene definita il 15 gennaio 1955 al suo apparire al Salone di Bruxelles la Lancia Aurelia B 24 Spider, considerata uno dei capolavori del carrozziere torinese Battista Pinin Farina. La sua base meccanica è l’autotelaio della B 20 IV serie, ma le forme e le prestazioni sono da sogno per l’epoca. Anche il prezzo non scherza, visto che l’auto viene messa in vendita a tre milioni di lire, una cifra che, calcolata a spanne, corrisponde a circa 50.000 Euro di oggi. Questo giustifica in parte la limitata diffusione del modello. Ne vengono prodotte, infatti, soltanto 240 in poco più di un anno cui vanno aggiunte, per onor di verità, le 521 auto dell’Aurelia Convertibile, una sorta di modello più evoluto costruito a partire dal 1956 seguendo le indicazioni dei consumatori americani. Il numero limitato di vetture prodotto non dipende soltanto dal prezzo. In realtà la Lancia manca di una vera e propria rete di commercializzazione adeguata ai tempi e diffusa sia in Italia che all’estero. La struttura commerciale necessiterebbe di ulteriori investimenti, ma le fortune della famiglia Lancia sono alla vigilia del declino e la casa automobilistica sta per imboccare il lungo e periglioso cammino del cambiamento di assetto proprietario. L’Aurelia B 24 Spider è il lampo lucente della supernova, il più brillante guizzo della genialità e del gusto per la bellezza. Il gioiello diventa, prima di tutto, l’orgoglio di chi l’ha costruito. «È impossibile resistere alla tentazione. Quando vedi un’Aurelia B 24 lo sguardo non ti basta, ti viene un impulso irrefrenabile di toccarla». Non sono le parole di un fanatico lancista, ma quelle di Franco Martinengo, per cinquant’anni direttore del Centro Stile Pininfarina, uno che nella sua lunga carriera di auto belle ne ha viste a bizzeffe. Lo stesso Battista Pinin Farina per anni ne ha gelosamente custodita una per sé con il tettuccio rigido in plexiglas azzurro cielo. Quest’automobile che fa innamorare a prima vista nasce nel 1954 quando dai capannoni della Lancia esce un prototipo derivato dalla B 20. Ha dei grossi rostri sui paraurti e fa la sua prima uscita in una gara di regolarità a Cortemaggiore guidata dal famoso Gigi Villoresi. Poi non se ne sa più niente o, meglio, viene letteralmente sequestrata da Gianni Lancia, figlio di Vincenzo, il fondatore della casa, che la usa per muoversi sulle non ancora intasate strade della città di Torino. Per qualche tempo l’idea sembra destinata a finire così, ma in realtà i progettisti stanno lavorando all’Aurelia B24 Spider, un modello nato con un occhio alle possibilità el mercato statunitense. La presentazione ufficiale avviene al Salone di Bruxelles il 15 gennaio 1955. Il nuovo modello è ancora più elegante del prototipo. Gli aggressivi rostri sono sostituiti da quattro piccoli paraurti che guardano vezzosamente all’insù mentre il parabrezza panoramico ispirato ai modelli nautici sembra fatto apposta per conquistare il pubblico nordamericano. «Decappottabile e supercompressa», così Bruno Cortona, il protagonista del film “Il sorpasso” di Dino Risi definisce la sua Aurelia B 24. Cortona ha il volto di Vittorio Gasmann ed è l’emblema dell’euforia eccessiva che domina gli anni del boom. La vettura, insieme a Jean-Louis Trintignant, è una sorta di terza protagonista della vicenda destinata a finire distrutta nella tragica conclusione dell’avventura estiva in fondo al burrone di Calafuria a Castiglioncello. Quello che pochi sanno, però, è che l’auto che precipita nel burrone non è un’Aurelia B24, ma una Siata 1400 Cabriolet nell’inusuale veste di controfigura.


14 gennaio, 2022

14 gennaio 1929 – Leo Cancellieri, il pianista di Sulmona

Il 14 gennaio 1929 nasce a Sulmona il pianista Leo Cancellieri. Inizia la sua attività musicale suonando il piano con il gruppo di Nunzio Rotondo e successivamente entra a far parte della Junior Dixieland Gang, formata a Roma nel 1953 da Sandro Brugnolini, sostituendovi il pianista Gino Tagliati. La formazione, verso il 1956, cambia nome e stile divetando la Modern Jazz Gang con Cicci Santucci alla tromba, Enzo Scoppa al sax tenore, Carlo Metallo al sax baritono, Sergio Biseo al contrabbasso e Roberto Podio alla batteria oltre a Brugnolini e Alberto Collatina già vecchi componenti della Junior Dixieland. In quel periodo la critica parla di Cancellieri come di uno dei migliori pianisti moderni in attività a Roma. Nel 1959 e 1960, parallelamente al lavoro con il gruppo partecipa anche a varie incisioni con diverse formazioni dirette da Nunzio Rotondo. Negli anni successivi riduce poi l’attività musicale fino ad abbandonare quasi definitivamente le scene.

13 gennaio, 2022

13 gennaio 1986 – Un nuovo inno per l’Italia? Vorrei cantarlo io...

Alla metà degli anni Ottanta si apre in Italia un dibattito sulla opportunità di cambiare l’inno nazionale. In molti ritengono che L’inno di Mameli, la marcetta nota anche come Fratelli d’Italia, abbia fatto il suo tempo. Gli stessi padri della Repubblica, del resto, l’avevano adottata in via provvisoria al momento della redazione della nuova Costituzione. In concomitanza con la riscoperta e la rivalorizzazione della bandiera nazionale c’è chi propone di scrivere, ex novo, un Inno del Tricolore, più moderno e più “in sintonia con il nuovo ruolo che l’Italia vuole avere nel mondo”. In un’intervista pubblicata da Stampa Sera il 13 gennaio 1986 Claudio Villa confessa al giornalista Lamberto Antonelli il suo desiderio di essere il primo interprete del nuovo inno: “Ho rappresentato e rappresento la canzone italiana nel mondo, sono una specie di bandiera dell’italianità... So che si sta scrivendo anche l’Inno del Tricolore e penso che avrei diritto a cantarlo io per la prima volta.”

12 gennaio, 2022

12 gennaio 1927 - Guy Lafitte, il saxoclarinettista tolosano

Il 12 gennaio 1927 nasce a Saint-Gaudens, in Francia, il sassofonista e clarinettista Guy Lafitte. Cresciuto a Tolosa impara da solo a suonare il clarinetto agli inizi degli anni Quaranta debuttando in pubblico con Gene Baptiste. Dopo aver suonato con un gruppo di gitani del sud-ovest della Francia lavora con quasi tutti i migliori giovani solisti del periodo, da Jimmy Rena ad André Persiany, a Jean Bonal, al violinista Michel Warlop incontrato poco tempo prima della sua morte. Dal 1947 abbandona il clarinetto per consacrarsi al sassofono tenore, strumento che lo consacrerà come uno dei personaggi più affascinanti del jazz francese grazie alla superba sonorità, ampia e generosa. Nel 1951 con Georges Hadjo e Andre Persiany accompagna il bluesman Big Bill Broonzy in tournée e successivamente entra nell’orchestra di Mezz Mezzrow poi in quella di Bill Coleman, e nel 1952 si unisce a Dicky Wells. Dal 1954 al 1958 suona al Trois Mailletzcon una propria orchestra alla quale si uniscono occasionalmente vari jazzisti statunitensi di passaggio in Francia come Lionel Hampton, Duke Ellington, Louis Armstrong, Bill Coleman, Wallace Davenport, Oliver Jackson, Bobby Durham, Eddie Locke, Arnett Cobb, Jimmy Woode e tanti altri. Nel 1954 l'Accademia del Jazz gli conferisce il premio Django Reinhardt. A partire dal 1972 divide il suo tempo fra l'allevamento delle pecore sulle colline della Guascogna, i concerti e le tournée in Francia e all'estero. Muore il 10 giugno 1998.


11 gennaio, 2022

11 gennaio 1939 – Nascono i Metronome All Stars

L’11 gennaio 1939 si svolge la prima seduta di registrazione dei Metronome All Stars, cioè il gruppo composto dai migliori musicisti jazz scelti sulla base dei risultati dei referendum indetti annualmente da “Metronome”, una delle maggiori riviste specializzate del settore. L’idea di organizzare sedute di registrazione di quelle che avrebbero potuto essere le formazioni ideali è dell’editore George T. Simon che, superata la comprensibile diffidenza iniziale, ottiene alla fine la collaborazione degli artisti. Alla seduta dell'11 gennaio 1939 partecipano, tra gli altri, Benny Goodman, Adrian Rollini, Bunny Berigan, Tommy Dorsey e Jack Teagarden. L’anno dopo la formazione è simile, ma con l'aggiunta di Charlie Christian e Gene Krupa.


10 gennaio 1945 – Rod, the mod

Il 10 gennaio 1945 a Highgate, Londra, nasce Roderick David Stewart, destinato a diventare con il nome abbreviato in Rod Stewart uno dei più discussi personaggi della scena pop per il suo rendimento altalenante e per la sua storia. Amante degli eccessi, dell'alcool, del football e delle donne, soprannominato “Rod the Mod” per la sua personale concezione dell'eleganza, Rod sarebbe nato due ore dopo l'esplosione di una V2 tedesca sulla sua casa. Irrequieto nel 1956, alla William Grimshaw Secondary School di Hornsey, si fa notare più per le sue doti calcistiche che per la sua applicazione allo studio. Tra il 1960 e il 1961 si iscrive a una scuola d'arte dove conosce Ray e Dave Davies e Pete Quaife, i futuri fondatori dei Kinks. Nel 1961 diventa un calciatore professionista dopo essere stato ingaggiato dal Brentford Football Club, una squadra di seconda divisione. La passione per la musica però è più forte di quella per il calcio. Nella primavera del 1962 inizia a cantare e a suonare l'armonica con il cantante folk Wizz Jones poi lascia l’Inghilterra e vagabonda per qualche mese sul contuinente europeo in autostop. Nell'autunno dello stesso anno lascia il calcio e si adatta a lavorare con i fratelli nel negozio di vernici della famiglia, ma la vita normale non fa per lui. Nel 1963, affascinato dal nascente rhythm and blues britannico, si unisce come armonicista alla band di Jimmy Powell and The Five Dimensions. Secondo la leggenda, poco tempo dopo, mentre, ubriaco, canta nella stazione di Twickenham, viene notato da Long John Baldry degli All Star di Cyril Davies che, nel gennaio 1964, lo chiama a far parte del suo nuovo gruppo, gli Hoochie Coochie Men. Il suo duetto con Baldry, nel brano Up above my head I hear music, lato B del singolo You'll be mine degli Hoochie Coochie Men, diventa il primo disco della sua lunghissima carriera seguito, a dicembre dello stesso anno, dal suo primo singolo da solista, Good morning little school girl, versione di un vecchio brano di Sonny Williamson, nel quale venne accompagnato da Brian Dally alla chitarra, Rod Guest al piano, Bobby Graham alla batteria e dal futuro Led Zeppelin John Paul Jones al basso. Nell'aprile del 1965, dopo una breve esperienza con i Soul Agents, forma gli Steampacket con Baldry, il tastierista Brian Auger, la vocalist Julie Driscoll, il chitarrista Vic Briggs, il batterista Mickey Waller e il bassista Rick Brown. Nel mese di novembre dello stesso anno, dopo la pubblicazione del suo secondo singolo da solista, The day will come, la televisione gli dedica uno special intitolato "Rod the Mod" mentre nella primavera del 1966 gli Steampacket si separano senza aver pubblicato alcun disco. Nel mese di aprile dello stesso anno Stewart entra a far parte degli Shotgun Express, un gruppo formato dal futuro leader dei Camel Peter Bardens, dai futuri Bluesbreakers di John Mayall, nonché futuri Fleetwood Mac Mick Fleetwood e Peter Green, da Dave Ambrose e da Beryl Marsden, con cui pubblica un solo singolo, I could feel the whole world turn round. Il 10 dicembre 1966, Jeff Beck, da poco orfano degli Yardbirds, lo chiama per offrirgli il posto di cantante del Jeff Beck Group. L’attività della band non gli impedisce di continuare anche come solista. Nel 1967 pubblica il singolo Little Miss Understood e registra, con la produzione di Mick Jagger, altri brani che verranno pubblicati soltanto dieci anni dopo nell'album A shot of R&B. Nell'estate del 1969 Jeff Beck decide di sciogliere il suo gruppo per cambiarne radicalmente la formazione e Rod segue Ron Wood negli Small Faces, da poco orfani di Steve Marriott, andatosene per formare gli Humble Pie. Nel mese di novembre Rod firma un contratto discografico come solista con la Mercury, mentre gli Small Faces nella nuova formazione, dopo aver cambiato nome nel più semplice Faces, vengono scritturati dalla Warner Brothers. Nel mese di febbraio del 1970 il primo album da solista di Stewart, And old raincoat won't ever let you down (pubblicato negli Stati Uniti come The Rod Stewart album) e il singolo Handbags and gladrags precedono di pochi giorni la pubblicazione del primo album dei Faces First step. Sei mesi dopo pubblica il suo secondo album Gasoline alley che conferma la sua costante ascesa. Il fenomeno Rod Stewart esplode definitivamente nel 1971 con l'album Every picture tells a story che oscura anche il buon successo di A nod's as good as a wink... to a blind horse, l'album dei Faces. La sua popolarità inizia a incrinare il rapporto con il gruppo, anche se vengono smentite le voci di un'imminente rottura. Il 12 dicembre 1972 Stewart partecipa alla rappresentazione londinese di "Tommy", l'opera rock dei Who, cantando Pinball wizard, un brano che interpreta anche nella versione orchestrale della stessa opera realizzata dalla London Symphony Orchestra. Nel 1973 i Faces iniziano a sfaldarsi. Rod dichiara alla stampa di sentirsi limitato dai compagni e Ronnie Lane se ne va sostituito da un ex Free, il giapponese Tetsu Yamauchi. Nel 1974 Stewart chiede ai compagni di inserire nei concerti dal vivo, accanto alla tradizionale formazione della band, anche una sezione di fiati, per proporsi al pubblico in una versione più vicina a quella dei suoi dischi da solista. I Faces accettano finendo per diventare esclusivamente la band di supporto del loro cantante che nel frattempo ha deciso di trasferirsi negli Stati Uniti. Rod Stewart è ormai una star del pop internazionale.

10 gennaio, 2022

9 gennaio 1944 - Oscar Prudente, cantautore, compositore e produttore

Il 9 gennaio 1944 nasce a Rossiglione, Genova, il cantautore, compositore e produttore Oscar Prudente. Dopo aver studiato chitarra, pianoforte e batteria, nel 1959, a soli quindici anni diventa il batterista del gruppo di Colin Hicks. Negli anni seguenti suona poi la batteria nella formazione che accompagna Luigi Tenco. Nel 1964 pubblica per la ARC il suo primo 45 giri Vola con la spider e nel 1966 firma un contratto con la casa discografica Jolly. In quel periodo collabora con Dario Fo scrivendo le musiche per vari lavori teatrali e prestando anche la sua voce nelle versioni discografiche dei brani. Passato alla Ricordi pubblica un paio di dischi con il gruppo Le Mani Pesanti e nel 1968 partecipa al Cantagiro con Benvenuto fortunato. Nel 1971 partecipa a Un disco per l'estate con la canzone Rose bianche rose gialle i colori le farfalle e nel mese di gennaio del 1973 dà alle stampe il suo primo album Un essere umano, seguito l’anno dopo da Poco prima dell'aurora, in coppia con Ivano Fossati. Nel 1974 registra l’album Infinite Fortune e nel 1975 scrive tutte le canzoni tranne una del disco Un mondo di frutta candita di Gianni Morandi. La sua popolarità come interprete non è pari al suo successo come autore. Si calcola abbia scritto quasi ottocento brani per tutti i più importanti cantanti italiani.


09 gennaio, 2022

8 gennaio 1935 – Elvis, il re bianco del rock and roll

L’8 gennaio 1935 a Tupelo, nel Mississippi nasce Elvis Aaron Presley. Insieme a lui nasce anche un altro piccolo Presley, il suo gemello Jesse Garon che però quando viene alla luce è già morto. C’è chi ha scritto che si è trattato di un fatto premonitore, quasi che l’intervento della natura volesse impedire l'esistenza di un duplicato del cantante più popolare di tutti i tempi. Fin da bambino Elvis canta nel coro della chiesa e a dieci anni si fa notare in un concorso per voci nuove. Nel 1948 i suoi genitori si trasferiscono a Memphis in cerca di lavoro e gli regalano la prima chitarra. In questo periodo il ragazzo incontra la musica nera attraverso l’espressività corporale dei cori gospel e la vocalità graffiante dei dischi di rhythm and blues. L’inizio della sua scalata al successo inizia un sabato pomeriggio del mese d'aprile del 1953 quando Elvis entra nella Memphis Recording Service, la sala di registrazione della Sun Records, al n. 706 di Union Street, per registrare un disco da regalare a sua madre per il compleanno. La sua voce attira l'attenzione dell'impiegata Marion Keisker che parla di lui al proprietario della Sun Sam Phillips. Pochi mesi dopo il ragazzone è già stato scritturato dalla Sun che nel 1954 pubblica il suo primo disco. Si intitola That's all right, mama ed è la versione, nata quasi per gioco, di un brano degli anni Quaranta di Arthur Crudup. Dopo vari dischi e una lunga fila di concerti proprio alla fine di un’esibizione in Arkansas incontra Tom Parker, detto “il colonnello”, che diventa suo manager. Nel mese di novembre del 1955 la Sun Records vende il contratto di Presley alla RCA Victor per una somma superiore ai 35.000 dollari, ai quali vanno aggiunti almeno cinquemila dollari finti nelle tasche del cantante e poche settimane dopo ripubblica tutti i singoli già pubblicati dalla Sun. Il 10 gennaio 1956 Elvis registra Heartbreak Hotel e il 28 gennaio arriva per la prima volta in televisione con Tommy e Jimmy Dorsey. Il 9 settembre 1956 partecipa all'Ed Sullivan Show e totalizza più di sessanta milioni di telespettatori. È esplosa la Presleymania. Debutta anche nel cinema con il film "Love me tender", uscito in italia con il titolo "Fratelli rivali", che arrivato nelle sale il 16 novembre 1956, copre le spese di produzione con gli incassi dei primi tre giorni. Poche settimane dopo Elvis si presenta alla visita medica per prestare il servizio militare convinto da Parker che la scelta di prestare il servizio militare pur potendo evitarlo avrebbe rafforzato la sua posizione di buon americano e consolidato il suo successo di massa. Destinato alla base NATO di Bremerhaven, in Germania, il 24 marzo 1958 presta giuramento di fedeltà alla nazione. Proprio in Germania Elvis conosce Priscilla Beaulieu, la figlia di un ufficiale americano, che qualche anno dopo diventa sua moglie. L’idea di Parker è quella di cambiare il personaggio sovrapponendo all'immagine del “re del rock and roll” quella di un artista ormai maturo e perbene. Terminato il servizio militare, quindi, il cantante comincia a cimentarsi con un repertorio meno aggressivo, dove prevalgono ballate melodiche e brani standard riarrangiati con una modesta accentuazione ritmica. All’inizio degli anni Sessanta, tiene due concerti a Memphis e a Honolulu, devolvendone l'incasso all'Arizona War Memorial e annuncia la sua intenzione di non esibirsi più dal vivo. Un po’ in crisi di fronte all'esplodere del beat con lo sbarco dei Beatles negli Stati Uniti torna al successo nel 1968 con un nuovo show televisivo e il singolo If I can dream che vende più di un milione di copie. In breve tempo ritorna ai vertici della popolarità e riprende anche a esibirsi dal vivo. Il suo fisico, però, non è più quello di un tempo. Tra il 1973 e il 1974 viene ricoverato per ben cinque volte in ospedale e il 10 aprile 1977 a Baltimora, nel Maryland, venne colto da collasso in scena. Nella notte tra il 15 e il 16 agosto dello stesso anno muore per un attacco cardiaco sull'ambulanza che lo trasporta all'ospedale.


07 gennaio, 2022

7 gennaio 1916 – “Bo Bo” Jenkins, il bluesman che cantava la politica

Il 7 gennaio 1916 a Folkland, in Alabama, nasce John Pickens Jenkins, cantante e chitarrista blues più conosciuto come “Bo Bo” Jenkins. Talento precoce a cinque anni canta nella chiesa del suo quartiere e nel 1925, a nove anni, entra a far parte di un gruppo gospel. Nel 1928 lascia la famiglia e si trasferisce a Memphis. Dopo il servizio militare, nel settembre del 1942, si stabilisce a Detroit, nel Michigan dove cerca e trova lavoro pur non rinunciando a coltivare nel tempo libero la sua passione per la musica. Nel 1954 debutta in un club di St. Louis. Il suo nome comincia a dibvantare popolare anche per la capacità di mettere in musica concetti complessi che appartengono alla sfera politica. Proprio nel 1954 il suo Democrat blues gli vale un contratto discografico e di edizioni con la Chess. La strada è aperta. La sua intensa attività culmina nel 1964 nella costruzione di una propria casa discografica, la Big Star con cui realizza vari album compresi i fondamentaliThe life of Bo Bo Jenkins e Here I am a fool in love again. Tra le sue catteristiche più rilevanti c’è quella di adattare il repertorio tradizionale al sound moderno del blues di Detroit. Muore il 14 agosto 1984 in quella Detroit che da tempo è diventata la sua città


06 gennaio, 2022

6 gennaio 1938 – Adriano Celentano, il ragazzo della Via Gluck

Il 6 gennaio 1938 nasce a Milano Adriano Celentano. Figlio di immigrati pugliesi, negli anni Cinquanta abita a Milano in quella Via Cristoforo Gluck che è diventata la sua Abbey Road. Fa l’apprendista orologiaio e arrotonda le entrate imitando Jerry Lewis in coppia con il suo amico Elio Cesari che in quel periodo imita Dean Martin e poi diventerà Tony Renis. Sono anni frizzanti. Finite le giornate del boogie woogie arrivato sui tank degli americani in Italia cominciano ad arrivare sulle onde del passaparola e dei primi dischi “rubati” gli echi di nuovi ritmi. Nell’aprile del 1954 è uscito nelle sale statunitensi il film “Rock around the clock”. I giornali raccontano che il brano omonimo, interpretato da Bill Haley, sta suscitando l’entusiasmo dei ragazzi d’oltreoceano e parlano di un nuovo ballo chiamato rock and roll.. Con la preveggenza che spesso contraddistingue parte della critica italiana c’è chi sostiene che non potrà mai avere successo da noi perché «troppo lontano dai nostri gusti musicali». Se per i benpensanti il rock and roll è il diavolo, un segno evidente della corruzione dei costumi, per i giovani è invece il profumo della libertà. Quello che si muove in Italia non è ancora un vento, ma un sottile e appena percettibile refolo. Timidamente emergono i primi imitatori delle tecniche d'oltreoceano. Anche se non c’è l'urlo rabbioso e liberatorio del rock più aspro e “nero” alcuni iniziano a cantare fuori dai gorgheggi e dalle voci impostate della tradizione. Il giovane Celentano è uno dei più esagerati. Canta in un inglese approssimativo i brani imparati dal giradischi e rielabora il ritmo con il corpo prima ancora che con la voce muovendosi come una marionetta senza fili. Le sue esibizioni nelle balere milanesi gli valgono il titolo onorifico di Molleggiato e ne fanno un mito per quel tessuto complesso di adolescenti apprendisti, lavoratori, studenti e disoccupati delle periferie milanesi che anni dopo qualcuno chiamerà proletariato giovanile. La sua carica fa esplodere anche il Santa Tecla, il tempio del jazz e della musica alternativa milanese dell’epoca, ma l’occasione della vita arriva con il Festival del Rock and roll di Milano. Il 18 maggio 1957 la sua esibizione scatena il finimondo. Adriano in maglietta rossa e blue jeans sale sul palco insieme ai Rocky Boys e fa esplodere gli oltre diecimila spettatori stipati come sardine nel Palazzo del Ghiaccio con sedie divelte, ragazzine che urlano, mentre un centinaio di ragazzi rimasti fuori si scontra con la polizia. Lì nascono il mito di Adriano Celentano e il rock and roll italiano, che non può essere considerato una semplice e pura “moda” d’importazione. Quasi tutti i rocker della prima generazione infatti sono degli innovatori, non degli scimmiottatori. Essi innestano le caratteristiche del genere proveniente dall’altra parte dell’Oceano sull’impianto della canzone ritmica italiana elaborando così una strada autonoma, una sorta di “via italiana al rock and roll” che influenzerà in maniera profonda la stessa struttura della musica popolare del nostro paese. Un mese dopo l’incendio del Palazzo del Ghiaccio l’eroe dei giovani milanesi pubblica il suo primo disco. Nel 1958 centra il suo primo successo commerciale con Buonasera signorina. Nel 1959 vince il Festival di Ancona con Il tuo bacio è come un rock. La svolta della sua carriera porta la data 26 gennaio 1961 quando il rock and roll sbarca al Festival di Sanremo con la canzone 24 mila baci. Adriano si presenta sul "sacro" palcoscenico del Festival in modo strafottente e fuori dagli schemi. Durante l'esibizione si contorce e si permette di voltare la schiena al pubblico dimenando i glutei in diretta televisiva. Con quell'esibizione a Sanremo non sbarca soltanto il rock and roll, ma anche la carica sessuale che l'accompagna. La diretta televisiva amplia a dismisura l'impatto. Il successo del brano è straordinario e oltre un milione di copie del disco verranno bruciate in poche settimane. La nicchia è diventata un fenomeno di massa. Il refolo è diventato un tornado e Celentano un profeta indiscusso. L’uomo prende fin troppo sul serio questo ruolo e non smetterà più di recitare la parte. Raduna gli amici di sempre in una factory alla quale da il nome di Clan, scopre la religione attraverso una crisi mistica, diventa una star del cinema e soprattutto prende posizione sempre e comunque in modo esagerato, anche quando non è dalla parte giusta. Si schiera contro il divorzio, contro l’aborto e quando esplodono le lotte operaie dell’autunno caldo predica la pace sociale con Chi non lavora non fa l’amore. Non si fa però in tempo a dargli del reazionario che lui apre una dura critica al modello di sviluppo consumista e si lancia in campagne ecologiste, pacifiste e antirazziste. Nonostante il passare del tempo, pur lontano dal "molleggiato" rocker degli inizi, continua a mantenere inalterato il suo carisma sul pubblico che gli perdona volentieri anche i periodici deliri autocelebrativi. Comunque la si pensi su di lui, contraddittorio, arruffone, incendiario, pompiere, pacifista, baciapile, ecologista, furbone, rivoluzionario, reazionario o conservatore l’arzillo ex Ragazzo della Via Gluck riesce sempre a far parlare di sé.


05 gennaio, 2022

5 gennaio 1980 – Chiude il Casino de Paris, ma non per sempre

Il 5 gennaio 1980 chiude i battenti per una lunga serie di problemi economici il Casino de Paris. Sembra così arrivata alla fine la lunga storia del locale situato al numero 16 di rue de Clichè, nel nono Arrondissement di Parigi, una delle tante “sale da spettacolo e da concerti” fondamentali per l’evoluzione della canzone e dello spettacolo moderno non soltanto in Francia. La sua storia comincia nel 1730 quando a parigi regna Luigi XV e a palazzo reale c'è un uomo molto potente come il duca di Richelieu, al secolo Louis François Armand de Vignerot du Plessis. Proprio lui tra un affare di Stato e l’altro, individua in una larga spianata di terreno alberato un luogo attrezzato e parzialmente coperto dove poter organizzare e ospitare spettacoli di suo gradimento. Nel 1779 il Barone d’Ogny acquista quel luogo e, dopo averlo ribattezzato Folie-Richelieu, ne affida la direzione artistica a Fortunée Hamelin, una giovane donna molto carina e molto addentro alla Parigi mondana di quel periodo. Nel 1811 la Folie-Richelieu viene trasformata in un grande parco d’attrazioni destinato a durare per una quarantina d’anni. Nel 1851, infatti, l’intero complesso viene demolito in un impeto moralizzatore e al suo posto viene edificata la Chiesa della Santa Trinità. Fine della storia? Tutt’altro. Un altro barone, che si chiama Haussmann, infatti, riprende il filo del discorso, smonta e ricostruisce più in basso la chiesa e al suo posto insedia un locale destinato allo svago e al tempo libero che ospita anche una pista di pattinaggio destinata a ottenere un grande successo di pubblico. Proprio su una parte di questa pista nel 1880 viene eretto il fastoso Palace Théâtre con una grande sala in stile rococò costellata da piante esotiche, velluti e da venti colonne che sorreggono altrettante statue di donne nude e alate ciascuna della quali porta nella mano destra un lampadario. Nel 1914 il Palace Théâtre viene acquistato da Raphaël Beretta, che la trasforma in una sala destinata a ospitare spettacoli cinematografici e music-hall. Si chiama già Casino de Paris quando, nel 1917, ospita per la prima volta uno spettacolo di rivista la cui vedette è Gaby Desly, considerata la prima grande stella del music hall francese. Le repliche proseguono per qualche mese fino al 1918 quando un bombardamento ne interrompe forzosamente l’attività. Finita la prima guerra mondiale il locale riapre sul suo palcoscenico si alternano grandi stelle, da Mistinguett e Maurice Chevalier, da Line Renaud a Zizi Jeanmarie. Il 5 gennaio 1980, travolto da vari problemi economici, il locale sembra destinato a chiudere per sempre i battenti. Riaprirà nel 1982.