Il 16 ottobre 2006 centinaia di ragazzi e ragazze si denudano tutti insieme sul ponte di Castel Sant’Angelo in pieno centro di Roma e ballano sulle note di Let the sunshine. Non si tratta di un happening improvvisato ma delle riprese di "Notte prima degli esami – Oggi", il film ispirato al fortunatissimo "Notte prima degli esami" e diretto dallo stesso regista Fausto Brizzi. La scena, girata con trecento comparse divertitissime, riprende e trasferisce nella capitale italiana un evento accaduto davvero alcuni mesi prima a New York dove in Times Square centinaia di giovani organizzatisi via Internet si sono radunati con le radio sintonizzate sulla stessa emittente radiofonica e a un segnale dello speaker si sono spogliati e hanno ballato completamente nudi un intero brano mandato in onda dalla stessa emittente. Alla fine della musica si sono rivestiti rapidamente e ciascuno se n’è andato per al sua strada prima che le forze dell’ordine potessero intervenire. Rock e Martello, ogni giorno una storia in musica
Quello che viene chiamato "rock" non è soltanto un genere musicale. È uno stato d'animo, un modo d'essere che incrocia la musica, il cinema, la letteratura, il teatro e la creatività in genere compresa quella destinata alla produzione industriale. Per chi è nato negli anni Cinquanta e Sessanta è un sottofondo, una colonna sonora di ogni momento della vita, di pensieri e ricordi. Esiste da sempre e aiuta a vivere meglio...
16 ottobre, 2026
16 ottobre 2006 - Tutti nudi sul ponte di Castel Sant'Angelo
Il 16 ottobre 2006 centinaia di ragazzi e ragazze si denudano tutti insieme sul ponte di Castel Sant’Angelo in pieno centro di Roma e ballano sulle note di Let the sunshine. Non si tratta di un happening improvvisato ma delle riprese di "Notte prima degli esami – Oggi", il film ispirato al fortunatissimo "Notte prima degli esami" e diretto dallo stesso regista Fausto Brizzi. La scena, girata con trecento comparse divertitissime, riprende e trasferisce nella capitale italiana un evento accaduto davvero alcuni mesi prima a New York dove in Times Square centinaia di giovani organizzatisi via Internet si sono radunati con le radio sintonizzate sulla stessa emittente radiofonica e a un segnale dello speaker si sono spogliati e hanno ballato completamente nudi un intero brano mandato in onda dalla stessa emittente. Alla fine della musica si sono rivestiti rapidamente e ciascuno se n’è andato per al sua strada prima che le forze dell’ordine potessero intervenire. 15 ottobre, 2026
15 ottobre 1935 - Sugar Pie DeSanto canta il blues
Il 15 ottobre 1935 a Brooklyn, New York, nasce Peylia Balinton, destinata a lasciare un segno importante nella storia del blues con il nome d’arte di Sugar Pie DeSanto. A due anni la sua famiglia lascia New York per trasferirsi a San Francisco, in California. Qui la bambina inizia a cantare nel coro della sua chiesa e frequenta corsi di danza classica. Affascinata dal blues inizia a modulare la sua voce sui brani della tradizione. Nel 1952 vince alcune rassegne per voci nuovi organizzate all'Ellis Theatre e trova così le prime vere scritture. Nel 1954 viene notata a Los Angeles da Johnny Otis, che le apre le porte della casa discografica Federal e, con il nome d’arte di Little Miss Sugar Pie la fa partecipare al proprio spettacolo viaggiante. Dopo una lunga serie di tournée nel “Johnny Otis Show” medita di mettersi in proprio. Nel 1957, dopo essersi esibita al Lincoln Club di Stockton, sposa il chitarrista e cantante Pee Wee Kingsley, con il quale registra vari dischi. Il notevole successo ottenuto con il brano I Want To Know le vale un ingaggio al prestigioso Apollo Theatre di New York, dove arriva in cartellone al fianco di James Brown, con il quale effettua poi varie tournée. All’inizio degli anni Sessanta si stabilisce a Chicago, dove registra vari dischi per la Chess, ottenendo un buon successo soprattutto con Slip In Mules del 1964. Nell'ottobre dello stesso anno viene in Europa al seguito dell'American Folk Blues Festival. Dalla fine degli anni Sessanta si esibisce soprattutto a San Francisco allo Sportsman Inn e al Continental Club. All’inizio del decennio successivo si ritira per qualche tempo dalle scene a causa di una malattia. Riapparsa in gran forma alla metà degli anni Settanta non lascia più il palcoscenico.14 ottobre, 2026
14 ottobre 1953 - Michele Ascolese una delle chitarre di De André
Il 14 ottobre 1953 nasce a Salerno il chitarrista Michele Ascolese. È ancora molto giovane quando inizia a suonare la chitarra da autodidatta facendone poi pian piano la sua occupazione esclusiva. A ventun anni è già un professionista del mondo delle sette note. Dopo aver fatto parte del gruppo del percussionista brasiliano Mandrake, nel 1978 suona con la cantante Lilian Terry e l’anno dopo vola in Giappone in tournée con la band del trombettista Nini Rosso. Negli anni successivi partecipa a vari progetti tra i quali spiccano la big band di Tommaso Vittorini e la nascita di un trio a suo nome con il fratello Gian Paolo ed Enzo Pietropaoli. Sempre alla fine degli anni Settanta partecipa all'album di Enrico Rava Pupa o Crisalide. Chitarrista versatile ed eclettico dichiara una grande passione per la musica brasiliana, pur accumulando nel suo repertorio molti suoni diversi. Nel 1985 entra nel gruppo che accompagna la tournée “Insieme” di Ornella Vanoni con Gino Paoli. Considerato uno dei più completi e apprezzati session man del panorama musicale italiano ha accompagnato i progetti artistici di un gran numero di artisti. Oltre ai già citati Gino Paoli e Ornella Vanoni si sono “appoggiati” alla sua chitarra Sergio Caputo, Roberto Vecchioni, la PFM, Teresa De Sio, Angelo Branduardi, Fabio Concato, Eduardo De Crescenzo, Renato Zero, Eros Ramazzotti, Tullio De Piscopo, e molti altri. Per anni è stato collaboratore stretto di Fabrizio De Andrè13 ottobre, 2026
13 ottobre 1927 - Eddie Baker un pianista cui piace sperimentarsi
Il 13 ottobre 1927 (in qualche biografia lo fanno nascere nel 1930) nasce a Chicago, nell’Illinois, il pianista Edward Baker jr., conosciuto dagli appassionati del jazz con il nome di Eddie Baker. A soli dieci anni riesce a farsi ammettere all'American Conservatory dove inizia a frequntare i corsi di pianoforte e composizione. All’epoca, pur essendo ancora molto giovane, resta affascinato e coinvolto dalle prime esperienze del be pop. Nel 1948, proseguendo gli studi incontra il coetaneo trombonista e compositore Bill Russo che proprio in quel periodo è leader di Experiment in Jazz, un originale e sperimentale gruppo nato a Chicago. Grazie all’inflenza di Russo comincia a prestare attenzione alle nuove proposte stilistiche che stanno emergendo nel jazz. Nel 1950 suona con Miles Davis, e l'anno successivo è al fianco di Illinois Jacquet. Successivamente il suo pianoforte accompagna le esperienze di musicisti come Paul Bascomb, Wilbur Ware e Sonny Stitt. Negli anni Cinquanta vive un buon momento di popolarità tanto che nel 1955, al ritorno, da una tournée europea con Bill Russo viene scritturato per accompagnare Billie Holiday nel famoso viaggio concerto che la celebre cantante fa a Honolulu nel 1956. Muore nel 2001.12 ottobre, 2026
12 ottobre 1990 – Torna la musica nello stadio insanguinato di Santiago del Cile
11 ottobre, 2026
11 ottobre 1976 - L'anima delle Boswell Sister
10 ottobre, 2026
10 ottobre 1918 - Mario Bertolazzi, un chimico al pianoforte
Il 10 ottobre 1918 nasce a Bologna il pianista e compositore Mario Bertolazzi. Inizia lo studio del pianoforte prima con lezioni private e poi frequenta i corsi del conservatorio di Bologna dove ottiene il diploma in composizione. Parallelamente, seguendo il consiglio dei genitori, si dedica con profitto anche agli studi universitari conseguendo la laurea in chimica. Alla fine degli anni Trenta si appassiona al jazz e nel 1938 partecipa alle serate organizzate dagli Hot Club di Bologna e Milano. Nello stesso anno registra quattro brani, Ciribiribin, Sogno d'Amore, Sera e Tiger Rag, per la casa discografica La Voce del Padrone mettendo in mostra una particolare abilità a mescolare le atmosfere jazz con la canzone. Il suo stile pianistico richiama quello di Bix Beiderbecke. Con l'intensificarsi delle proibizioni del regime nei confronti delle sonorità che arrivano d'oltreoceano gioca a mascherare l'ispirazione jazz nello swing e nella canzone ritmica in genere. Dirige in seguito vari gruppi a suo nome che alternano musica leggera e jazz, e nel 1948 prende parte alla registrazione di due un paio di dischi per la serie Jazzisti Italiani della Odeon, curata da Roberto Nicolosi, insieme a un gruppo di musicisti bolognesi (Corrado Bezzi alla tromba, Cesare Bergonzi al clarinetto e al sax tenore, Sergio Nardi alla chitarra, Filippo Francesconi al contrabbasso e Vincenzo Greci alla batteria). Negli anni successivi l'attività di Mario Bertolazzi si orienta soprattutto alla composizione di colonne sonore per la rivista e il cinema, oltre che alla musica leggera. Muore a Roma l'8 ottobre 1986. 09 ottobre, 2026
9 ottobre 1963 - La tragedia del Vajont
Nella notte del 9 ottobre 1963, alle 23.45, una frana si stacca dal monte Toc, in Friuli, e precipita nel lago artificiale formato dalla diga del Vajont. L’impatto della pietra con l’acqua provoca un’onda di fango e acqua con un fronte di quattro chilometri che si abbatte sul paese di Longarone e sugli abitati a valle della diga, seppellendo tutto. I morti sono più di duemila. Non può essere considerata una catastrofe naturale, visto che chi ha costruito la diga sapeva che la montagna era friabile. A riprova di ciò l’8 ottobre, il giorno prima della tragedia, su un cartello nella frazione Pineda era stato scritto: «Si segnala l’instabilità delle falde del monte Toc e pertanto è prudente allontanarsi dalla zona...». 08 ottobre, 2026
8 ottobre 1923 - Sonny Igoe, un solido batterista di scuola classica
L’8 ottobre 1923 nasce a Jersey City, nel New Jersey, il batterista Sonny Igoe, registrato all’anagrafe con il nome di Owen Joseph Igoe. Impara da solo a battere tamburi e piatti e nel 1940 si fa notare vincendo un concorso per giovani batteristi promosso da Gene Krupa. L'anno dopo studia con Bill West e nel 1942 presta servizio militare in marina. Nel 1947 entra a far parte di una curiosa orchestra diretta da Tommy Reed e composta esclusivamente da strumentisti che hanno prestato il servizio militare nei marines. Tra la fine degli anni Quaranta e l'inizio dei Cinquanta svolge un'intensa attività collaborando tra gli altri con Les Elgart, Ina Ray Hutton, Benny Goodman, Woody Herman, Chuck Wayne e Charlie Ventura. Considerato un eccellente batterista di scuola classica, resta nella storia del jazz per il suo assolo registrato con l'orchestra di Woody Herman nel brano New Golden Wedding. Muore il 28 marzo 2012 a Emerson, nel New Jersey.07 ottobre, 2026
7 ottobre 1948 – Quattro ruote sotto un ombrello, nasce la Citroën 2Cv
Il 7 ottobre 1948 la Citroën 2 Cv viene presentata per la prima volta al Presidente della Repubblica Francese. “Quatre rues sous un parapluie”, quattro ruote sotto un ombrello, così nella casa d’oltralpe avevano definito negli anni Trenta l’idea di un’utilitaria ridotta all’essenziale per quel che riguarda gli accessori, ma robusta, capiente ed economica. Nel 1935, l’anno della scomparsa di André Citroën, il fondatore della casa automobilistica tocca a Pierre Boulanger dettare le caratteristiche di un’auto destinata a favorire una rapida motorizzazione di massa della Francia. Il suo nome provvisorio era TPV, acronimo di Toute Petite Voiture (Vettura piccola in tutto), e le linee progettuali dovevano garantire due posti a sedere, una capacità di carico tale da consentire il trasposto di 50 kg. di patate o una damigiana di vino, una struttura robusta per poter percorrere le strade sterrate del tempo, grande facilità di guida, economicità nei consumi (non più di tre litri ogni cento chilometri) e una velocità massima di almeno sessanta chilometri orari. La TPV è pronta per il pubblico nel 1939 in occasione del Salone dell’Automobile francese di quell’anno, ma lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale sembra spegnere per sempre il sogno di Boulanger. La TPV resta un segreto ben custodito dallo staff della Citroën fino al 7 ottobre 1948 quando la 2 Cv viene presentata per la prima volta al Presidente della Repubblica Francese. Il modello è praticamente lo stesso ideato nel 1935 dallo stesso Boulanger, nel frattempo divenuto amministratore delegato della Citroën e realizzato dall’ingegnere meccanico André Lefevre su una carrozzeria dello stilista meccanico Flaminio Bertoni che la leggenda vuole sia stata disegnata in una sola notte. Rispetto al progetto della TPV i cambiamenti sono modesti ma sostanziali. Il raffreddamento ad aria viene preferito all’originario radiatore ad acqua, mentre le strutture della carrozzeria sono in acciaio e non in una mescola di magnesio e alluminio. Per la verità ci sono anche due tergicristalli invece di uno e un cambio a quattro marce invece di tre, ma questi piccoli cambiamenti sono una sorta di aggiornamento tecnico di un progetto che ha avuto origine più di dieci anni prima. In quel Salone diventa realtà il sogno di un’auto capace di affascinare milioni di uomini e donne in tutto il mondo con il disegno buffo della sua carrozzeria, la sua economicità e la sua praticità. Al suo primo apparire la 2 Cv non viene accolta con grande entusiasmo dalla stampa specializzata e dai critici. In molti ne criticano la linea, giudicata un po’ azzardata e goffa, e lo scarto apparentemente eccessivo tra le grandi dimensioni della carrozzeria e la piccola cilindrata del motore. Non mancano i burloni dediti a inventare storie inventate di sana pianta, come quella che la lamiera ondulata utilizzata per rendere più forte la grande carrozzeria era stata recuperata dalla rottamazione delle saracinesche dei negozi francesi danneggiate dalle vicende belliche. Questi atteggiamenti, però, non durano a lungo. Bastano alcune prove su strada per far cessare ironie e motteggi. I giudizi superficiali si tramutano in consensi e in pochi mesi le prenotazioni della vettura salgono vertiginosamente. Nel 1951, tre anni dopo la sua prima presentazione, chi vuole acquistare una 2 Cv deve rassegnarsi a un tempo di consegna non inferiore ai diciotto mesi. Senza cambiare mai forma esteriore se non in qualche dettaglio non sostanziale, la vettura ideata nel lontano 1935 attraverserà da protagonista più di quarant’anni di storia e la sua produzione cesserà definitivamente soltanto nel 1990. 06 ottobre, 2026
6 ottobre 1967 - Il funerale degli hippies

Il 6 ottobre 1967 tutte le comuni hippie situate nel circondario di San Francisco si radunano in città. Una moltitudine di ragazzi e ragazze vestiti a lutto si avvia in un lungo e silenzioso corteo che percorre le vie principali. Ai bordi delle strade percorse dalla singolare processione altri ragazzi distribuiscono volantini che spiegano ai passanti come tutte le comuni abbiano deciso di celebrare “la morte degli hippie”. Il movimento hippie fa il funerale a se stesso per protestare contro lo sfruttamento commerciale della sua immagine, delle sue idee e della sua stessa esistenza. «Questo mondo non ci piace. Siamo nati per cambiarlo e il consumismo ha scoperto che anche la nostra voglia di cambiamento può diventare merce. Per questo il movimento è morto e oggi lo accompagnamo nel suo ultimo viaggio». Basta guardarsi intorno per capire quali siano i fenomeni cui fanno riferimento i ragazzi delle comuni. Le vetrine di San Francisco, i bar, i ritrovi, tutto è stato colorato da fiori. La scritta "Peace and love" campeggia su un numero impressionante di oggetti e capi di vestiario in vendita. A partire dall'aprile di quell'anno la Greyhound, la più famosa compagnia statunitense di pullman, ha addirittura inaugurato un singolare giro turistico tra le varie comuni hippie di S. Francisco. «Adesso basta, non si possono vendere le idee». Un movimento culturale ed esistenziale nato dalla ribellione al consumismo sta diventando esso stesso oggetto di consumo. Al di là del gesto simbolico, il funerale segnerà davvero la fine di una fase nella storia degli hippies. Di lì a poco il movimento si spezzerà in due tronconi. Uno, sull'onda del "flower power", finirà per rifugiarsi sempre più in una sorta di individualismo di massa finalizzato alla felicità interiore e lontano dalle questioni sociali. L'altra scoprirà la politica e affiancherà l'impegno alle esperienze di vita comunitaria finendo poi per confluire nelle grandi battaglie pacifiste e per i diritti civili che di lì a poco infiammeranno gli States.
05 ottobre, 2026
5 ottobre 1919 - La Ferrari, una costola dell’Alfa
La storia della Ferrari comincia il 5 ottobre 1919 quando il mondo dell’automobilismo conosce per la prima volta il nome di Enzo Ferrari, un pilota che fa il suo debutto nella Parma-Poggio di Berceto arrivando quarto. Resterà al volante per una decina d’anni senza infamia né lode, ma, come dirà più tardi: “La mia grande passione non è mai stata guidare le macchine, ma farle nascere”. Nel 1929, abbandonata l’attività di pilota, organizza una scuderia alla quale dà il suo nome. Ne faranno parte, tra gli altri, Nuvolari, Varzi, Campari, Fagioli, Chiron. Corrono con le Alfa Romeo e mietono successi ovunque. La scuderia Ferrari durerà per nove anni fino a quando, nel 1938 Enzo Ferrari verrà nominato direttore sportivo della casa milanese. L’avventura dell’ex pilota modenese all’Alfa durerà, però, pochissimo. Torna a Modena e nel 1939 fonda la Auto Avio Costruzioni sulla base di un accordo con l’Alfa che gli impedisce per quattro anni di costruire automobili. Progetta, assembla e vende motori per aerei da esercitazione, per macchine utensili, ma non auto. L’ex pilota, però, a dispetto degli accordi, realizza la 815, utilizzando parti meccaniche della Fiat. Partecipa con due esemplari alla Mille Miglia del 1940, poi la guerra cancella tutto. Se ne va a Maranello e, passata la bufera, pone le basi a una nuova leggenda sportiva. “Ruba” all’Alfa Gioacchino Colombo, il progettista della 158. Nasce così la Ferrari. La nuova vettura, denominata 125-GT, fa il suo debutto nel maggio del 1947 sul circuito di Piacenza. Al volante c’è Franco Cortesi, che si ritira a due giri dal termine.04 ottobre, 2026
4 ottobre 1875 – Le Olimpiadi? Ma quale leggenda, quella è storia...
Il 4 ottobre 1875 il professor Ernst Curtius, originario di Lubecca, inizia a scavare tra le macerie di quella che veniva indicata come l'antica Olimpia. Il suo scopo è quello di dimostrare che le Olimpiadi non sono un mito. Il cocciuto studioso ci riesce. Il 20 marzo 1881 conclude la sua opera di scavo consegnando agli allibiti contemporanei i ruderi dell'antico stadio olimpico e un'ampia relazione sull'argomento contenuta in ben sei volumi. Sulla base dei suoi studi diventa così certo che il fatto che, a partire dal 776 a.C. al 393 d.C., ogni quattro anni Olimpia diventava sede di giochi in onore di Zeus, durante i quali anche le guerre tra le litigiose nazionalità greche si fermavano. La leggenda più diffusa e pretenziosa attribuisce la prima organizzazione dei giochi nientemeno che a Ercole, mentre un'altra, meno nobile, ma certamente più vicina alla realtà elegge a padre dei giochi un certo Pelope, figlio di Tantalo, che avrebbe voluto, in questo modo, celebrare la sua vittoria, ottenuta corrompendo un cocchiere, su Enomao re di Olimpia, che aveva messo in palio la mano della figlia Ippodamia. Gli storici, invece, ritengono che varie siano state le ragioni per la nascita delle Olimpiadi: l'aspirazione a ingraziarsi gli dei in un periodo di stragi ed epidemie in tutto il Peloponneso, la possibilità di mimare senza spargimenti di sangue la lotta per il potere, l'esaltazione dell'individualità (non c'erano prove di gruppo) per stemperare le tensioni tra città ed etnìe e, in qualche modo, anche per incrementare il commercio e il turismo nell'Elide con l'arrivo di migliaia di spettatori e pellegrini. Fino alla trentaseiesima edizione i Giochi Olimpici vennero riservati soltanto ai giovani rigorosamente "di buona discendenza Greca", vale a dire agli aristocratici che avevano così occasione di mostrare al popolo la loro bellezza, la loro bravura e la loro forza. I giochi furono sempre vietati alle donne, ammesse solo negli accampamenti degli atleti e degli spettatori, anche se nel 396 la spartana Kiniska riesce a figurare tra i vincitori perchè proprietaria dei cavalli che avevano trionfato nella corsa. Accanto alle manifestazioni sportive si tenevano poi concorsi di poesia e di eloquenza, oltre a numerosissime celebrazioni religiose. Con il passare del tempo però lo spirito delle Olimpiadi si inquinò. Nonostante l'individualità delle gare, riaffiorarono le competizioni tra le etnìe e le città iniziarono ad accaparrarsi con ingaggi sempre più alti gli atleti migliori, trasformandoli, in professionisti ben pagati. Questo fatto portò, alla fine del secolo scorso, il buon De Coubertin a sostenere che il professionismo fosse il vero nemico delle Olimpiadi perchè le aveva già corrotte nel passato. In realtà non fu questa la causa del progressivo declino dei giochi. Altri furono gli elementi che lo determinarono: la progressiva decadenza della Grecia, il programma delle gare dilatato a dismisura e la concorrenza di altri centri, che, in anni diversi, organizzavano gare simili per attirare turisti furono gli indici più evidenti della decadenza e della perdita d'importanza dell'avvenimento. La fine venne decretata nel 393 d.C., quando i cristiani, che avevano ormai un enorme peso politico, dopo una rivolta seguita da un eccidio in un circo di Tessalonica (l'odierna Salonicco) chiesero e ottennero dall'imperatore Teodosio la soppressione dei Giochi Olimpici. Quello degli incidenti di Tessalonica fu, in realtà, un pretesto, perchè da tempo i cristiani meditavano la soppressione di una cerimonia che, al di là del fatto sportivo, rinnovava ogni quattro anni feste religiose antagoniste e legate agli antichi culti. La richiesta di soppressione venne avanzata da Ambrogio, vescovo di Milano e a Teodosio non restò che adeguarsi. Si chiuse così il sipario sui più famosi giochi dell'antichità. La storia ha tramandato solo il nome dell'atleta più popolare dell'ultima edizione: un pugile armeno di nome Varasdate. 03 ottobre, 2026
3 ottobre 1967 – Una chitarra che uccide i fascisti
Il 3 ottobre 1967 dopo un calvario durato tredici anni di ricoveri, guarigioni e speranze muore al Queen Hospital di New York, consumato dal morbo di Hutchinson, il folksinger Woody Guthrie. Il padre della moderna canzone di protesta statunitense ha da pochi mesi compiuto cinquantacinque anni. Registrato all’anagrafe con il nome di Woodrow Wilson Guthrie, nasce, infatti, il 12 luglio 1912 nella cittadina di Okemah in Oklahoma e a dieci anni già si guadagna da vivere come manovale e impara a strimpellare la chitarra. Quando esplode la crisi della Grande Depressione, cerca fortuna vagabondando con gli "hobos", i disoccupati costretti a spostarsi da un lato all'altro degli Stati Uniti alla ricerca di lavori precari. Le esperienze vissute in quel periodo e le storie delle persone che incontra diventano canzoni. La sua vicenda personale di artista “on the road” si intreccia però anche con le grandi lotte operaie, con i movimenti dei disoccupati e con i tentativi della sinistra americana degli anni Trenta e Quaranta di organizzare e offrire prospettive credibili alle grandi masse di quell’immenso paese. Woody non è al di sopra delle parti e, prima da solo, poi con gli Almanac Singers, garantisce presenza, sostegno e solidarietà alle azioni di lotta. Per non lasciare dubbi sul suo modo di pensare incide sulla cassa armonica della sua chitarra la frase “this machine kills fascists” (Questa macchina uccide i fascisti). Dopo la seconda guerra mondiale, deluso dalla litigiosità interna della sinistra statunitense e perseguitato dalla caccia ai comunisti, cerca di sopravvivere come può, ma inizia a fare i conti con un nemico invisibile: la paralisi progressiva provocata dalla malattia che l’ha colpito. Nel 1954 entra per la prima volta in ospedale e fino alla morte non avrà più una vita normale. Non per questo rinuncerà a lavorare nei giorni in cui la malattia allenta la presa. Quando il suo cuore cessa di battere lascia in eredità al mondo un patrimonio musicale di enormi proporzioni. La sua produzione musicale, infatti, ha spaziato su molti fronti: dalle canzoni per bambini a quelle di lotta, alle ballate, alle canzoni di protesta. Si calcola che siano più di un migliaio i brani da lui composti e destinati a influenzare le generazioni successive di folksinger nordamericani. Sulla sua esperienza ha scritto nel 1943 il libro autobiografico “Bound for glory”, da cui nel 1976 è stato tratto un film uscito in Italia con il titolo “Questa terra è la mia terra".
02 ottobre, 2026
2 ottobre 2002 – Il Mediterraneo di pace di Eugenio Bennato
Il 2 ottobre 2002, mentre qualcuno conia nuove medaglie per gli eroi della Santa Crociata dell'occidente contro il nemico della fede e della civiltà che arriva dal mare, c'è anche chi ricorda a tutti che il Mediterraneo è una grande madre per un crogiolo di culture i cui crediti e debiti si confondono. È il caso di Eugenio Bennato che quel giorno pubblica l’album Che il Mediterraneo sia. L'artista napoletano non vuole sentire parlare di "scontro di civiltà. «Le radici del nostro sud ci portano direttamente all'idea di un Mediterraneo della pace e degli scambi. Quando ho suonato ad Algeri ho visto cadere in un attimo la diffidenza di un pubblico arroccato su posizioni di sospetto verso l’europeo privilegiato e colonizzatore: dopo i primi colpi di tamburello e di chitarra battente i ragazzi algerini si sono sentiti partecipi e protagonisti di una musica che appartiene anche a loro». Il disco, nato dai viaggi e dalle esperienze maturate in questi ultimi anni dal musicista partenopeo, continua il discorso iniziato con Taranta power incrociando le suggestioni di una mescola culturale che abbraccia senza stritolare una serie straordinaria di forme musicali e poetiche. Gli echi della lunga ricerca storica e musicale di Eugenio Bennato arricchiscono un lavoro che pur attualizzandone le sonorità, continua un discorso rigoroso iniziato negli anni Settanta con la Nuova Compagnia di Canto Popolare. È intero il fascino di un Sud che cessa di essere una imprecisa definizione geografica per diventare un luogo della fantasia. Ci sono (e come potrebbero non esserci?) le danze, le donne, il mare, i navigatori, i mercanti e i contadini, protagonisti di leggende antiche e nuove, ma c'è anche la realtà di oggi con la sua cupa disperazione e con le nuove emigrazioni. In Ninna nanna 2002, per esempio, è esplicito l'omaggio ai profughi che inseguono un sogno che spesso è di morte e non di vita. Affascinante, infine, è l'incrocio tra l'Africa, il Maghreb e il Salento che apre Taranta sound, uno dei brani più suggestivi e danzabili di un album che fa bene all'anima e alla mente. 01 ottobre, 2026
1° ottobre 1964 – Con l'arresto di Jack Weinberg nasce il movimento studentesco statunitense
Il 1° ottobre 1964, sulla Sproul Plaza del campus di Berkeley, lo studente Jack Weinberg viene arrestato senza troppe giustificazioni mentre sta distribuendo volantini politici. Quel giorno e quell’evento segnano la nascita del Movimento Studentesco statunitense. Nello spazio di pochi, frenetici minuti, gli studenti capitanati da Mario Savio e Jackie Goldberg mettono in stato d'assedio l'università, bloccando per ben trentadue ore l'auto della polizia sulla quale è stato caricato Weinberg. In quelle ore concitate viene fondato il Free Speech Movement. Sono i primi passi di un movimento destinato a crescere nel movimento pacifista la cui azione culminerà nella marcia sul Pentagono del 21 ottobre 1968. Quello statunitense è un movimento singolare che, salvo sporadiche fiammate, non metterà mai davvero in discussione il sistema politico del paese ma contribuirà a determinare un poderoso rinnovamento generazionale nelle strutture stesse del potere.30 settembre, 2026
30 settembre 1928 - Jon Eardley, una tromba americana in Europa
Il 30 settembre 1928 ad Altoona, in Pennsylvania, nasce il trombettista Jon Eardley. Figlio d'arte assorbe dal padre, trombettista nelle orchestre di Paul Whiteman e Isham Jones, sia la passione per il jazz che quella per la tromba. A quindici anni inizia a suonare in pubblico esibendosi ovunque gliene lascino la possibilità: dalle fiere di paese ai circhi all'aperto alle feste private. Il salto di qualità coincide con il trasferimento a Washington dove, a partire dal 1946 va a prestare il servizio militare. Qui inizia a suonare nell'orchestra di Buddy Rich. Nel 1949, dopo il congedo, si sposta a New York dove viene ingaggiato da Gene Williams con il quale resta per quasi due anni. Successivamente torna ad Altoona per alcuni anni. Riappare sulla scena newyorkese nel 1954 quando lo si vede spesso prendere parte alle jam session ce si svolgono all'Open Door nel Greenwich Village. Verso la fine di quell'anno suonare con Gerry Mulligan che ha appena chiuso la collaborazione con Chet Baker. Gerry ingaggia Eardley per una tournée europea e poi lo tiene con sé fino al 1956. Più apprezzato in Europa di quanto non lo sia in patria decide di trasferirsi nel vecchio continente dove continua l'attività fino ai primi anni Ottanta. Muore il 1° aprile 1991 a Lambermon, un paesino nelle vicinanze di Verviers in Belgio.29 settembre, 2026
29 settembre 1975 – La caduta di Jackie Wilson
Il 29 settembre 1975 il Latin Casino di Cherry Hill nel New Jersey è affollato da un pubblico entusiasta e attento. Sul palco c’è il soulman Jackie Wilson, un artista che sa bene come affascinare l’uditorio con il suo passo dinoccolato, le sigarette che si susseguono una dopo l’altra e le canzoni cantate con voce potente e inframmezzate da battute. Improvvisamente il cantante barcolla, come se avesse incontrato un ostacolo invisibile, e cade a terra battendo violentemente la testa contro il cordolo che delimita l’esterno del palco. Il suo corpo non si muove più. Arriva un’ambulanza che lo trasporta rapidamente al più vicino ospedale. I medici del Pronto Soccorso accertano che è stato colpito da un lieve attacco cardiaco. Quello che li preoccupa, però, non è il cuore, ma la testa. Nella caduta il cantante ha, infatti, riportato gravissime lesioni al cervello. Riusciranno a risvegliarlo dal coma, ma non a ridargli una vita. Passerà nove anni in uno stato vegetativo, senza più comunicare con il mondo, prima di morire il 21 gennaio 1984. Si consuma così la triste fine di uno dei più esplosivi interpreti del soul statunitense, amato alla follia dal suo pubblico che gli perdona tutto: gli eccessi, la passione per le donne e per la droga e gli inevitabili e frequenti guai con la giustizia. Ex pugile di successo, vincitore del Golden Glove nella categoria dei pesi welters ed ex cantante dei Dominoes, è tra i protagonisti dell’esplosione del soul ‘n’ roll nero. Al momento dell’incidente ha trentanove anni e non è la prima volta che rischia la vita su un palcoscenico. La leggendaria esuberanza delle sue ammiratrici per poco non gli è fatale nel 1961 quando una fan, in preda a una violenta crisi isterica, gli spara a bruciapelo e lo ferisce gravemente. Dopo una lunga degenza in ospedale ricomincia. Negli anni Settanta fa storcere il naso ai puristi e ai critici bianchi con le sue dissacranti e violente incursioni nella musica classica e lirica come Alone at last, (una riscrittura ritmata di Ciaikovskij) e My empty arms (versione “nera” di un brano di Leoncavallo). Lui non si cura delle critiche. «Se i bianchi rubano la nostra musica perché io non posso migliorare la loro?» racconta tra una sigaretta e l’altra al pubblico in adorazione. I suoi programmi si fermano, però, sul palco di Camdem, in quella dannata sera di settembre in cui il suo cervello smette di funzionare per sempre. 28 settembre, 2026
28 settembre 1970 - L’ultima volta delle Renault 8 Gordini
Il 28 settembre 1970 scendono per l’ultima volta in pista le Renault 8 Gordini dopo aver dominato per anni nei Rally europei. Tutto comincia sei anni prima. «La Renault 8 Gordini nasce per consentire a tutti gli appassionati di guida sportiva di soddisfare la propria passione senza dover sborsare il costo spropositato di un prototipo o di una vettura di lusso». Queste parole sono stampate a lettere cubitali sul foglio che apre la cartella stampa con la quale la Renault annuncia nell’autunno del 1964 la nascita della R8 Gordini, un’auto destinata a sostituire la leggendaria Dauphine nei rally e a infiammare il cuore degli appassionati. Visto dal di fuori non si tratta di un modello nuovo, ma di una sorta di aggiustamento di una vettura già esistente. La Renault 8, infatti, gira sulle strade e sui circuiti di tutta Europa da un paio d’annetti, con un motore derivato direttamente da quello della già citata Dauphine, di cui rappresenta un po’ la naturale evoluzione. I risultati sportivi, però, sembrano non sostenere il confronto con la vettura che l’ha preceduta. Abituata a dominare o, quantomeno, a lasciare il segno, la Renault non può accontentarsi delle scarse performance della R8. Infatti non s’accontenta. Accade così che, mentre gli ambienti sportivi s’interrogano sulle reali potenzialità di quel modello e i più esigenti iniziano a storcere il naso, il progettista Amédé Gordini stia già lavorando nel suo laboratorio di Boulevard Victor Hugo a Parigi a un motore di nuova concezione destinato a trasformare quella che sembra la pallida erede della Dauphine in una velocissima bomba. Il geniale mago della meccanica decide di accantonare la motorizzazione in essere. Recupera un motore a 4 cilindri da 956 cmc originariamente montato sulle Estafette e sulle Caravelle e comincia a modificarlo e a ridisegnarne alcune componenti per aumentarne la potenza e la duttilità. I risultati non si fanno attendere e in breve tempo la cilindrata passa da 956 a 1.108 cmc. Il nuovo motore, che sui registri Renault porta la sigla R1134, montato sulla R8 dimostra di avere potenzialità e performance decisamente inusuali per le vetture da turismo sportivo all’epoca. Quando, in prova, tocca i 170 kmh la casa francese capisce di avere tra le mani un gioiello. Nel 1964 sono pochissime le berline in grado di competere con un veicolo che abbia una velocità massima di 170 kmh. Per fare un paragone basti pensare che la leggendaria DS19 della Citroën non supera i 160 kmh mentre la Peugeot 404 fatica a raggiungere i 140! L’arrivo sulla scena automobilistica della Renault 8 Gordini ha, quindi, l’effetto di un fulmine a ciel sereno, una sorta di tornado che si abbatte sulle certezze degli addetti ai lavori e sconvolge pronostici e gerarchie. Un mese dopo la presentazione ufficiale la vettura trionfa al Rally di Corsica, dove si ripeterà anche nel 1965 e nel 1966, superando le Alfa Romeo GTA e le Porsche 911. I risultati stimolano la creatività. L’entusiasmo degli sportivi e della stampa specializzata spingono la Renault a non accontentarsi dei positivi risultati raggiunti e a lavorare ancora sulla competitività della vettura. Nel 1966 viene presentata la R8 Gordini 1300. Distinguibile dalla prima serie per la calandra a quattro fari, l’auto monta un motore da 1255 cmc che accresce la potenza delle frecce blu sui circuiti da Rally di tutto il mondo. Nonostante tutto, però, Renault mantiene la caratteristica fondamentale della prima R8 Gordini: il prezzo contenuto rispetto agli altri modelli in circolazione. Questa scelta, unitamente alla solida maneggevolezza dell’auto, saranno una delle componenti fondamentali della leggenda targata Gordini. Nascerà anche un circuito di gare riservate a questa vettura e moltissimi giovani talenti sceglieranno di iniziare così la loro carriera. Dopo la 1300 Gordini comincia a ritenere decisamente finito il lavoro di miglioramento della vettura. L’unico cambiamento sostanziale riguarda il colore della carrozzeria che, fin dagli inizi, è stato unico e quasi intoccabile: blu con due bande verticali bianche che la attraversano verticalmente. Nel 1968, non senza proteste e indignazioni, la gamma dei colori disponibili si allarga a ben quattro tinte diverse, tutte rigorosamente corredate dalle due bande verticali. Nello stesso anno si comincia a parlare di un nuovo misterioso progetto che prende corpo nel 1970 con l’annuncio della fine della produzione delle Renault 8 Gordini. A giugno la catena di montaggio si ferma per sempre mentre il 18 e 19 luglio sul Circuito Paul Ricard di Le Castellet vengono presentate per la prima volta le nuovissime Renault 12 Gordini, auto diversissime per concezione e per meccanica con trazione e motore anteriori. Nonostante tutto, però, la R8 Gordini resta nel cuore della gente e sono migliaia le persone che accorrono il 28 settembre a salutare per l’ultima volta in pista le vetture blu e bianche. Quando la bandiera a scacchi chiude l’ultima corsa della squadra ufficiale delle R8 l’ovazione del pubblico fa capire che l’eredità di quest’auto sarà difficile da raccogliere.27 settembre, 2026
27 settembre 1997 - Quando Dylan cantò per Wojtyla

Il 27 settembre 1997 Bob Dylan partecipa a Bologna a un concerto nell'ambito del Congresso Eucaristico. L'evento è caratterizzato dalla presenza del Papa al quale alcuni ragazzi leggono i testi di Forever young e Blowin' in the wind prima dell'esibizione del cantautore. Quando Bob Dylan sale sul palco, forse perché è reduce da una serie di cure per problemi cardiaci appare gonfio e dà l'impressione di essere sofferente. La canzone d'apertura del suo breve concerto è Knockin' on heaven's door. La band che l'accompagna è composta da Dave Kemper alla batteria, Larry Campbell alla chitarra, Bucky Baxter al dobro e ai cori e Tony Garnier al basso. Il Papa assiste al concerto seduto su una specie di scranno collocato lateralmente al palco. La seconda canzone è A hard rain's a-gonna fall. Al termine del brano Tony Garnier si avvicina a Dylan e gli annuncia che può andare a salutare il Papa. Il cantautore si toglie il cappello e lo raggiunge. Dopo il breve omaggio torna sul palco e chiude l'esibizione con Forever young, un esplicito omaggio a Wojtyla.
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