04 dicembre, 2020

4 dicembre 2005 – Gloria Lasso, il simbolo della chanson exotique

Il 4 dicembre 2005 muore d’infarto a Cuernavaca, in Messico, l’ottantatreenne cantante e attrice Gloria Lasso, la spagnola che negli anni Cinquanta ha ammaliato i francesi con la sua voce sensuale. «Eccessi? Forse nel matrimonio, visto che mi sono sposata sei volte. Il resto sono invenzioni dei media...». Così nel 2003 l’ottantenne Gloria Lasso dalle colonne di “France Soir” risponde a chi la vuole espressione dell’anticonformismo eccessivo del dopoguerra. Nata in Spagna, o meglio in Catalogna, ma francese d’adozione negli anni Cinquanta ammalia i francesi con la sua voce e con la sua sensualità diventando una delle stelle più luminose del firmamento musicale di quel periodo. È anche la prima cantante di music hall a vendere più di un milione di dischi. Per lungo tempo con il suo delicato accento “straniero” da spagnola è la voce e il simbolo della “chanson exotique”, un genere in cui la melodia degli chansonnier si mescola con le suggestioni sensuali dei profumi di paesi immaginari e lontani. Gran parte delle sue canzoni, adorate dal pubblico, vengono maltrattate dalla critica dell’epoca che le definisce «paccottiglia pseudoesotica buona per gli allocchi». Questi giudizi non la sfiorano neppure. Le basta l’amore del pubblico per farsi scivolare addosso la ferocia dei critici suoi contemporanei. Ha ragione lei. È ormai dimostrato che soprattutto di fronte a fenomeni di massa la critica che li vive “in diretta” fatica a separare il successo commerciale dai contenuti artistici. Paradossalmente si fa abbagliare dai lustrini e dagli eccessi legati alla commercializzazione e non riesce a guardare oltre. In genere accade che qualche anno dopo, esauritasi la spinta commerciale, il fenomeno venga analizzato con un occhio meno legato alle passioni del contingente e spesso recuperato anche dalla critica. Gloria Lasso non sfugge alla regola. Rivalutata dai critici a partire dagli anni Ottanta diventa un’icona della comunità gay che vede negli eccessi kitsch del periodo della “chanson exotique” un simbolo di ribellione al perbenismo della società francese del dopoguerra. Rosa Maria Coscolin, la futura Gloria Lasso, nasce il 22 dicembre 1922 a Barcellona. Il racconto della sua infanzia è complicato da ricostruzioni spesso fantasiose di cui la stessa cantante si è fatta talvolta complice non curandosi di smentirle o lasciando cadere allusioni che sembravano confermarle. La piccola Rosa Maria non conoscerà mai la donna che l’ha data alla luce. Di lei non si sa niente. Muore nel parto? Se ne va? Chissà... Di certo si sa che dopo la nascita della bambina la madre non c’è più visto che di lei si occupa la seconda moglie di suo padre. Molti anni dopo la stessa Gloria non sarà tenera nella descrizione di quel periodo e non risparmierà quasi nessuna delle persone che hanno popolato la sua infanzia, nemmeno il padre, un maestro elementare descritto come un despota violento che la costringeva a mendicare. Del resto non è facile la sopravvivenza per chi è costretto ad abitare nella Spagna di quel periodo, attraversata per tre lunghi anni dal 1936 al 1939 da una crudele, sanguinaria e devastante Guerra Civile tra le forze fedeli al governo repubblicano e i seguaci del fascista Francisco Franco. All’inizio della guerra Rosa Maria Coscolin ha quattordici anni. Racconta che in quel periodo si è nutrita di carne di topo e ha subito abusi «…da parte di molti uomini prima ancora di diventare donna». Quando finisce la bufera della Guerra Civile ciascuno, dopo aver seppellito i propri morti, cerca di continuare a vivere. Per l’adolescente Gloria arriva anche il primo lavoro come assistente in un gabinetto medico. Il suo compito è quello di raccogliere le prenotazioni, accogliere e mettere a proprio agio i pazienti in attesa. È una tappa di passaggio. Qualche anno dopo grazie alla sua facilità nelle relazioni, al suo linguaggio sciolto e fluente e alla sua innata simpatia viene assunta come presentatrice alla radio spagnola. Rosa Maria Coscolin adora le canzoni. Guarda le cantanti che arrivano negli studi radiofonici dove lavora e un po’ le invidia. Vede in loro delle privilegiate che hanno maggior possibilità di esprimersi di quanta non ne abbia lei. Più il tempo passa e più si sente come una sorta di pappagallo che ripete parole a comando. A volte, per rompere la noia, canta a squarciagola le canzoni più ascoltate in quel frizzante inizio degli anni Cinquanta. Per interrompere la monotonia di una vita nella quale ogni giorno è uguale all’altro ci vorrebbe un colpo di fortuna. La svolta arriva quando una cantante che dovrebbe esibirsi dai microfoni della radio dove la ragazza lavora viene bloccata da un contrattempo. La produzione, disperata, non sa con chi sostituirla. Con una buona dose di faccia tosta Rosa Maria, che conosce tutto le canzoni in voga in quel periodo, si propone come sostituta. Non avendo altre scelte la produzione accetta. La sua esibizione conquista il cuore del pubblico. Da quel giorno Rosa Maria Coscolin diventa per sempre Gloria Lasso, la bellissima cantante dalla voce sensuale capace di far perdere la testa a un numero incalcolabile di uomini. Ben presto, nonostante il successo, comincia a sentirsi un po’ soffocata dalle censure e dalle limitazioni che le vengono imposte nella Spagna grigia e conservatrice della dittatura franchista. Per questa ragione nel 1954 coglie al volo l’offerta di una breve tournée parigina. Arrivata a Parigi con un contratto che prevede alcune esibizioni nei cabaret spagnoli viene notata a “La Puerta del Sol” dal produttore Maurice Tézé e convinta a non tornare in patria. Se Maurice Tézé è l’uomo che convince Gloria Lasso a restare in Francia, dietro ai suoi primi successi c’è la mano esperta del compositore basco Francis Lopez, uno dei protagonisti del periodo di maggior splendore dell’Operetta parigina. Ben presto grazie al suo accento spagnoleggiante e a una serie di astuti brani costruiti appositamente per le sue caratteristiche contende a Rina Ketty lo scettro di regina della “chanson exotique”. Brani come Hola que tal, Amour, castagnettes et tango, Le pauvre muletier o Le valse mexicaine ne accompagnano la scalata al successo. Nel 1956 la sua versione di Étranger au Paradis, un adattamento di un brano del compositore russo Alexander Borodin con un testo di Francis Blanche fa di Gloria Lasso la prima cantante di music hall capace di vendere un milione di dischi. Al grande successo non è estraneo l’aiuto di Lucien Morisse, il direttore artistico della nuova e ascoltatissima emittente radiofonica Europe 1. Proprio con la sua canzone, infatti, il geniale produttore sperimenta per la prima volta quello che i francesi chiamano “matraquage”, cioè la trasmissione ripetuta di un brano nel corso della programmazione giornaliera. Fino alla fine degli anni Cinquanta il suo successo è scandito da brani come La cuillette du coton, Toi, mon démon, Bon voyage, Muchas gracias o Buenas noches mi amor, ripresa anche da Henri Salvador in un’esilarante versione umoristica. Con l’inizio degli anni Sessanta la popolarità di Gloria Lasso deve fare i conti con le nuove stelle emergenti della “chanson exotique”, soprattutto l’italo-egiziana Dalida, la nuova pupilla di Lucien Morisse che con la sua Bambino, versione francese dell’italiana Guaglione, ha ottenuto un successo maggiore di quello che a suo tempo aveva benedetto la sua Étranger au Paradis. Gloria capisce che i temi stanno cambiando e cerca di reagire. Trova nuovi autori in Serge Gainsbourg e Gilbert Bécaud, modifica gli arrangiamenti e nel 1962 si ripropone con grande successo sul palcoscenico dell’ABC. Poi lascia la Francia e si trasferisce in Messico da dove parte alla conquista del Sudamerica. Il suo non è un addio definitivo al paese che più l’ha amata e che per primo ha saputo valorizzare le sue doti. Gloria Lasso torna più volte in Francia e nel 1985 si esibsce ancora sul palcoscenico de l’Olympia. Non si ritira mai dalle scene fino alla morte per infarto che arriva all’improvviso alle ore 16 di domenica 4 dicembre 2005 mentre la cantante è nella sua casa di Cuernavaca, in Messico. Gloria Lasso ha ottantatre anni e soltanto quindici giorni prima si è esibita in concerto proprio a Cuernavaca.



03 dicembre, 2020

3 dicembre 1965 – Hank D'Amico, dal violino al clarino

Il 3 dicembre 1965 a Queen's, New York, muore il sassoclarinettista Hank D’Amico, registrato all’anagrafe come Henry D'Amico. Nato a New York il 21 marzo 1915 muove i primi passi nel mondo della musica suonando in un'orchestra scolastica, dapprima come violinista, e poi come clarinettista. Il suo primo ingaggio professionale è su una battello di linea che fa la spola tra i due porti lacustri di Buffalo e Chicago. Nel 1936 suona con l'orchestra di Paul Specht e l’anno dopo entra a far parte del complesso del vibrafonista-xilofonista Red Norvo. Dal 1939 all'aprile 1940 è con Richard Timber e quindi con Bob Crosby con cui resta un annetto scarso prima di dare vita a una propria orchestra che non avrà però vita lunga. Nell'estate del 1942 suona con la band di Les Brown prima di tornare con quella di Red Norvo e successivamente, per un breve periodo, entra nella formazione di Benny Goodman. Nel 1943 è musicista di studio alla C.B.S. lavorando con vari jazzisti prima di una breve esperienza con l'orchestra di Tommy Dorsey. Dal 1944 al 1954 si dedica stabilmente al lavoro di musicista di studio alla A.B.C.. Nel 1954 suona per un breve periodo con Jack Teagarden e fra la fine degli anni Cinquanta e l'inizio degli anni Sessanta lavora in piccoli gruppi, in qualche caso messi in piedi da lui stesso. Nel 1964 è uno dei componenti del trio capitanato dal batterista Morey Feld. Colpito da un cancro lascia l’attività per sottoporsi a cure specifiche ma in pochi mesi la malattia lo porta alla morte.


02 dicembre, 2020

2 dicembre 1959 – Maurizio Colonna, il primo chitarrista classico al Festival di Sanremo

Il 2 dicembre 1959 nasce a Torino Maurizio Colonna, considerato uno dei più dotati chitarristi classici di questa epoca. Eclettico e geniale non disprezza di cimentarsi su terreni diversi da quelli più tradizionali misurandosi con linguaggi e stili di confine tra i vari generi. Dopo aver debuttato come chitarrista classico, suonando ad Alessandria la chitarra classica nel brano Concerto di Aranjuez di Joaquim Rodrigo alla presenza del compositore, nel 1978 pubblica Colonna, un album ricco di spunti classici cui collaborano musicisti come Alberto Radius, Tullio De Piscopo, Ares Tavolazzi e Bernardo Lanzetti. Autore di libri storico-musicali e di tecnica chitarristica, di numerose opere discografiche e di musiche da film realizzate in veste di compositore ed interprete principale, è stato più volte insignito di riconoscimenti prestigiosi quali il Premio Speciale, conferito dall’Ente Nazionale dello Spettacolo, in occasione del IX Festival Colonna Sonora e il Premio Internazionale dello Spettacolo, entrambi nel 1991. Nel 1996 è il primo chitarrista classico chiamato in qualità di ospite al Festival di Sanremo. Per l’occasione esegue Panarea, una sua composizione virtuosistica per chitarra sola. Torna ancora a Sanremo nel 2005 con Antonella Ruggiero e Frank Gambale. Nel 2007 ha pubblicato Bon Voyage in duo con Frank Gambale. Oggi è considerato tra i migliori dieci chitarristi classici al mondo viventi.


01 dicembre, 2020

1° dicembre 1947 - Leo Cuypers, un intelligente sperimentatore

Il 1° dicembre 1947 nasce a Heemstede, in Olanda il pianista e compositore Leo Cuypers. Proprio nella sua città natale si diploma al liceo musicale di Heemstede passando poi al Conservatorium di Maastricht . Nel 1968 ottiene le prime scritture importanti suonando con i gruppi Pierre Courbois, John Engels e Han Bennink. L’anno dopo forma un proprio trio e nel 1970 incontra il sassofonista e compositore Willem Breuker con in quale istaura un rapporto di collaborazione destinato a durare nel tempo. Nel 1969 ottiene il primo premio come pianista solista al festival di Loosdrecht. Dal 1971 al 1974 suona prevalentemente con il Theo Loevendie Consort pur senza rinunciare alla formazione di propri gruppi e alla collaborazione, soprattutto discografica, con Breuker. Pianista molto dotato è un compositore geniale i cui interessi vanno ben al di là di una semplice esecuzione jazzistica. La critica scrive che «…Se Breuker è l'anima del celebre Willem Breuker Kollektief, certo Cuypers sa ben esserne l'alter ego, rappresentando forse la parte più spiccatamente sardonica e ambigua. Certo, per qualcuno potrà persino sembrare che, nella propria ambiguità, egli rappresenti il lato più volgare, più pesantemente allusivo dello ensemble: diciamo, piuttosto, che g1i interessi di Cuypers e Breuker coincidono e si completano a vicenda, contribuendo così a creare un quadro multiforme, vario, mutevole, in costante movimento, oscillante tra volgarità, ambiguità, allusività, denuncia, ironia, sarcasmo, teatro, cabaret, café-chantant, jazz, improvvisazione, citazioni, trasgressioni, Brecht, Eisler, Weiss, Toller, musica colta ed extra-colta…». Muore a Maastricht il 5 settembre 2027.


30 novembre, 2020

30 novembre 2002 – Mike Francis con i Mystic Diversions

Il 30 novembre 2002 arriva nei negozi un nuovo album dei Mystic Diversions. Si intitola
Beneath another sky e, a distanza di un anno dall'album del debutto Crossing the Liquid Mirror, conferma la bontà di un progetto che esce dai canoni un po' stanchi della world music standardizzata e si mostra capace di emozionare. Le influenze latine, brasiliane, afro, R&B e ambient sono percepibili e dichiarate ma, allo stesso tempo vanno via leggere senza appesantimenti in una contaminazione riuscita e nuova. Una buona prova, dunque, del progetto ideato da Francesko e realizzato, oltre che con i fidi Mari-One e Aidan Zammit, con una lunga serie di artisti tra i quali spiccano i nomi di Maya Fiennes, Dhany, Wendy Lewis, Giovanni Imparato, Marco Rinalduzzi, Vittorio Cosma, Natalio Luis Mangalavite, Michele Ascolese, Pieraja e Ingo Schwartz. La notizia non finisce qui perché nasconde una sorpresa. Dietro al nome d'arte di Francesko, infatti, c’è una vecchia conoscenza della scena discografica come Mike Francis, uno dei protagonisti della stagione disco degli anni Ottanta che, con Survivor e Friends aveva fatto sfracelli in classifica e in discoteca confermandosi l'anno dopo con Together, in coppia con Amii Stewart. Fiorentino e registrato all'anagrafe come Francesco Puccioni, Francesko è proprio la stessa persona .

29 novembre, 2020

29 novembre 1932 - Ed Bickert, il chitarrista delicato che arriva dal Canada

Il 29 novembre 1932 a Manitoba, in Canada, nasce il chitarrista Ed Bickert, un solista e accompagnatore delicato e sofisticato. Registrato all’anagrafe con il nome di Edward Isaac Bickert inizia a studiare la chitarra e già a undici anni suona nelle feste da ballo insieme al padre violinista e alla madre pianista. Più tardi si trasferisce a Toronto dove entra a far parte di vari gruppi locali, tra i quali spiccano l'ottetto di Norman Symonds e il quintetto di Ron Collier con cui partecipa alle edizioni del 1956 e del 1957 del festival di Stratford. Nel novembre del 1956 se ne va per un po’ negli Stati Uniti dove conosce il sassofonista Paul Desmond con il quale allaccia un intenso e ricco rapporto musicale. Profondamente influenzato da Jim Hall Tal Farlow e dalle concezioni cameristiche del Jimmy Giuffrè Trio, negli anni successivi lavora intensamente in Canada sia come improvvisatore sia come musicista di studio nonché apparendo diverse volte nelle trasmissioni della Canadian Broadcasting Corporation (CBC). In quel periodo suona con quasi tutti i migliori musicisti jazz canadesi, da Moe Koffman a Phil Simmons, a Ron Collier e Rob McConnell. È anche uno dei chitarristi preferiti dagli artisti statunitensi in tournée sul suolo canadese. Tra loro ci sono il suo amico Paul Desmond, il trombonista Frank Rosolino e il sassofonista Charles McPherson. Se la sua popolarità tra il pubblico degli appassionati è più che altro circoscritta al Canada, Bickert gode di particolare apprezzamento e stima da parte dei musicisti che suonano con lui. A metà degli anni Novanta colpito da gravi problemi di salute riduce l'attività fino a cessarla del tutto nel nuovo millennio dopo la morte della moglie Madeline.


28 novembre, 2020

28 novembre 1925 – Con la WSM nasce il mito di Nashville

Il 28 novembre 1925 al quinto piano dell'edificio all'incrocio fra la 7th Avenue e Union Street di Nashville inizia le sue emissioni la WSM, la prima stazione radiofonica della città. Nessuno può immaginare che in quel giorno prende inizio il mito di Nashville e del country sudista. Proprio il suo programma di punta "Grand Ole Opry" diventa l'intrattenimento musicale per antonomasia del Sud degli Stati Uniti, conservatore e razzista, e nel decennio successivo cominci ad attirare nella cittadina un numero sempre maggiore di musicisti country. Fra le prime star della radio c’è Roy Acuff, un tipetto vispo che si esibisce accompagnato da una string band in perfetto stile mountain che vende una trentina di milioni di dischi con brani come Precious Jewel o Wreck on the highway, una delle prime canzoni dedicate a un viaggio automobilistico. Acuff, che può essere considerato il primo vero personaggio del country di Nashville, nel 1942 fonda, insieme a Fred Rose, la prima società di autori di canzoni country, segnando una tappa importante nella crescita del business musicale di Nashville. Nel frattempo il "Grand Ole Opry" è ormai diventato un programma fisso rilanciato dalle emittenti radiofoniche a diffusione nazionale e si è trasferito al Ryman Auditorium, una chiesa cattolica sconsacrata che resterà la sua sede per oltre trent'anni. Nashville è ormai l’indiscussa capitale del country. A partire dagli anni Cinquanta, quando nasce la Country Music Disc Jockey’s Association, l’intera economia della città si regge sulla musica grazie a decine di etichette discografiche, edizioni musicali, agenzie d’artisti, tutti rigorosamente country.


27 novembre, 2020

27 novembre 1938 - Elsa Quarta, la leccese melodico moderna

Il 27 novembre 1938 nasce a Lecce la cantante Elsa Quarta. Nella seconda metà degli anni Cinquanta comincia a muovere i primi timidi passi nel mondo della musica prendendo lezioni di canto e partecipando a vari concorsi per voci nuove. Nel 1958 ottiene i primi contratti con vari locali notturni e il suo nome inizia a circolare tra gli addetti ai lavori. Cantante melodica in possesso di notevoli capacità interpretative e di un forte temperamento drammatico, dopo aver partecipato con buon successo al festival di Roma vince il Festival della canzone di Palermo. Ad allargare la sua popolarità contribuiscono anche una lunga serie di partecipazioni a spettacoli teatrali, radiofonici e televisivi. Nel 1964 partecipa a "Un disco per l'estate" con Prego non piangere. Nello stesso anno debutta anche al festival di Napoli con Cerco e Doce è 'o silenzio. Negli anni seguenti si esibisce soprattutto all’estero in vari paesi europei, Stati Uniti e Venezuela. Tra i suoi brani di maggior successo ci sono Quattro chitarre, Esta noche, Ero la più felice delle donne e Se ti parlo di lui. Muore a Motta Visconti il 17 agosto 2020.


26 novembre, 2020

26 novembre 1975 – Vittoria Mongardi, la cantante che iniziò per gioco

Il 26 novembre 1975 muore a Bologna, la città dove è nata quarantanove anni prima, il 26 febbraio 1926, la cantante Vittoria Mongardi. Dotata di una bellezza che i periodici dell’epoca definiscono “statuaria” Vittoria Mongardi debutta come cantante a vent’anni nel 1946 dopo essersi trasferita a Trieste. L’inizio avviene per gioco nel corso di una festa che si svolge al locale Circolo Ufficiali dell’esercito statunitense. La sua bellezza e la sua personalità colpiscono il maestro Guido Cergoli che le propone di cantare con la sua orchestra. Nel 1948 Vittoria Mongardi debutta con successo ai microfoni di Radio Trieste e due anni dopo ottiene uno straordinario successo con il brano Sapevi di mentire. Nel 1954, chiamata dal maestro Cinico Angelini per sostituire Nilla Pizzi, partecipa al Festival di Sanremo con quattro canzoni: Notturno per chi non ha nessuno, in coppia con Natalino Otto, Angeli senza cielo con Flo Sandon’s, Rose con Katyna Ranieri e Aveva un bavero, insieme al Duo Fasano e abbinata al Quartetto Cetra. Nello stesso anno entra a far parte dell’orchestra di Armando Fragna, con cui resterà fino allo scioglimento della formazione romana. Nel 1957 vince il Festival della canzone italiana a Toronto insieme al Duo Fasano con la canzone Casetta in Canadà. All’inizio degli anni Sessanta, mentre la sua popolarità in patria inizia a declinare, decide di andare all’estero. Continua a esibirsi nei locali di tutto il mondo fino a pochi mesi prima della morte. Tra i suoi successi sono da ricordare L'uomo della mia vita, Cicocì, Il mambo del trenino, Arriva la corriera, Mambo cileno, Mi manca un venerdì, Piccolo brigante, Io vendo baci, Il festival del mambo, Alle terme di Caracalla, Vent’anni in cuore, Batti batti dattilografa, Ritroviamoci, Boccuccia di rosa e Quando vien la sera.


25 novembre, 2020

25 novembre 1930 - Gianni Bedori, alias Johnny Sax

Il 25 novembre 1930 nasce a Mantova il sassofonista Gianni Bedori. Studia clarinetto al conservatorio di Bologna e contemporaneamente suona vari tipi di sassofoni e il flauto in molti gruppi jazz ispirandosi prima allo stile di Charlie Parker, in seguito a quello di John Coltrane. Nel 1963 incontra il pianista Giorgio Gaslini con il quale inizia una collaborazione destinata a durare a lungo. Il sax di Bedori suona in gran parte degli album realizzati da Gaslini negli anni Sessanta e Settanta. Nel 1973 compone la suite Dedicated To Picasso, in cui esplora l'intera gamma degli strumenti ad ancia. Nel campo della musica leggera ottiene un grande successo commerciale con particolari rielaborazioni dei successi più ascoltati sotto lo pseudonimo di Johnny Sax. Muore a Milano il 21 gennaio 2005.




24 novembre, 2020

24 novembre 1945 - Lee Michaels, uno dei Sentinels

Il 24 novembre 1945 nasce a Los Angeles, in California, Lee Michaels destinato a diventare, intorno alla metà degli anni Sessanta, il cantante e pianista dei Sentinels, uno dei gruppi seminali del rock californiano. Sciolti i Sentinels, lui e il batterista John Barbata si uniscono più tardi ai Joel Scott Hill. Nel 1966 Lee forma una propria band mentre Barbata segue una strada diversa che lo porterà qualche anno dopo a suonare con i Jefferson Airplane. Nel 1968 Michaels viene scritturato dalla A&M di Herb Alpert per la quale pubblica nel 1968 con scarso successo gli album Carnival of life e Recital. L’anno dopo, inaspettatamente entra per la prima volta nella classifica dei dischi più venduti con Lee Michaels riuscendo poi a ripetersi nel 1970 con gli album Live e Barrel e nel 1971 con 5th. Nel 1972 piazza ancora in classifica i singoli Do you know what I mean? e Can I get a witness? estratti dal suo album Space and first takes, ma è l’ultimo sussulto. Da quel momento la sua carriera entra in una fase discendente sottolineata dagli album Nice day for something del 1973, Tailface del 1974 e Saturn rings del 1975.




23 novembre, 2020

23 novembre 1961 – Maurice Durand se ne va

Il 23 novembre 1961 muore in California il trombettista Maurice Durand, uno dei grandi trombettisti del jazz delle origini. Nato a New Orleans, in Louisiana, il 4 luglio 1893 comincia a suonare quando è ancora ragazzo con varie brass band mettendosi in evidenza per la notevole tecnica strumentale di cui è in possesso. All'inizio degli anni Venti entra a far parte della Onward Brass Band e della Tuxedo Brass Band, due delle più prestigiose bande di New Orleans, diventando in breve tempo molto popolare. Verso la metà degli anni Venti forma una sua orchestra da ballo, che ha tra i componenti il giovanissimo ma già validissimo clarinettista Willie Humphrey destinato a diventare uno dei protagonisti del New Orleans revival. Con questa formazione Maurice Durand suona per parecchio tempo al Pythian Temple Roof Garden, uno dei locali più in voge di quel periodo. Durante la crisi economica Durand decide di chiudere con la musica e si ritira in California, abbandonando la professione.

22 novembre, 2020

22 novembre 1963 - L’assassinio di Kennedy

Il 22 novembre 1963 John Fitzgerald Kennedy, Presidente degli Stati Uniti, è in visita ufficiale a Dallas, una città del Texas. Mentre sta percorrendo una via della città su una macchina scoperta con al suo fianco la moglie Jaqueline e il governatore Connaly, viene colpito mortalmente da tre proiettili d’arma da fuoco. Le prime indagini individuano in Lee Harvey Oswald l’assassino, ma la vicenda è solo all’inizio. Lo stesso Oswald verrà ucciso e tra verità, menzogne, coperture e supposizioni il responsabile della morte di Kennedy e gli eventuali mandanti resteranno per i più un mistero. Il gruppo britannico dei Renegades dedicherà allo scomparso presidente il brano John Fitzgerald Kennedy, cantato interamente in italiano.

21 novembre, 2020

21 novembre 1936 - Jimmy De Preist, dal piano alla batteria

Il 21 novembre 1936 nasce a Philadelphia, in Pennsylvania, il batterista Jimmy De Preist, registrato all’anagrafe come James Anderson De Preist. Nipote della cantante Marian Anderson muove i primi passi nella musica pigiando sui tasti bianche e neri del pianoforte all'età di dieci anni, passando poi alla batteria che studia anche con un maestro come Jules Benner. Nel periodo in cui i suoi compagni si accontentano di suonare con l’orchestra scolastica, lui è già il leader di una band da ballo. Negli anni dell’università, colpito dall'ascolto di alcuni dischi incisi da Shelly Manne, scopre il jazz e se ne innamora. Il risultato è la formazione di un quintetto che ottiene da parte della Music Society Of America il riconoscimento di miglior gruppo universitario operante nell'est degli Stati Uniti. Nel 1956 a soli vent’anni riveste i ruoli di direttore d'orchestra e di arrangiatore in occasione della prima edizione del Modern Music Festival tenutosi all'università della Pennsylvania. Neppure il servizio militare di leva lo ferma. Nonostante la divisa chiede e ottiene il permesso necessario per partecipare all’edizione del 1959 del Festival del jazz di Philadelphia. L’anno dopo diventa direttore della Contemporary Music Guild e scrive la partitura musicale per un balletto, rappresentato per la prima volta nel febbraio de1 1960 alla Academy of Music di Philadelphia. Muore l'8 febbraio 2013.

20 novembre, 2020

20 novembre 2004 - Hakim, il leone d’Egitto

Il 20 novembre 2004 arriva in Italia Hakim, “Il leone d’Egitto”, un mito per i giovani arabi e un personaggio di spicco della scena pop internazionale con più di otto milioni di dischi venduti. L’artista si esibisce al Palaghiaccio di Marino, in provincia di Roma nel primo di due concerti già esauriti da giorni (il secondo si svolge due giorni dopo al Palamazda di Milano). I concerti sono l’occasione per vedere e ascoltare dal vivo uno dei fenomeni dell’incontro tra pop e tradizione mediorientale. Nato a Maghnagha, un centro del meridione egiziano, Hakim ha fatto conoscere a tutto il mondo la sua mescola tra lo “sha’bi”, il suono della musica popolare da strada del nordafrica, e le nuove ritmiche del pop. Scoperto da Hamid El Shaeri arriva al successo nel 1991 con l’album Nazra, il primo di una lunga serie giunta nel 2004 all’ottava tappa con Lela, un disco in cui duetta con Stevie Wonder e James Brown. La sua popolarità è rafforzata anche da un costante impegno sociale a favore dei popoli dei paesi del nordafrica che negli anni gli è valso una lunga serie di riconoscimenti ufficiali.


19 novembre, 2020

19 novembre 1964 – Little Johnny Jones, dall'armonica al piano

Il 19 novembre 1964 a Chicago, nell’Illinois, muore il pianista e cantante Little Johnny Jones. Nato a Jackson nel Mississippi, il 1° novembre 1924 in una famiglia di musicisti muove ancor piccolo i primi passi nella musica. Il suo primo strumento è l’armonica a bocca, ma alla fine degli anni Trenta l’incontro con Otis Spann lo stimola a dedicarsi allo studio del pianoforte. Definito dalla critica come un «…pianista dalla vigorosa mano sinistra e dallo stile ricco di contrasti…» Jones debutta professionalmente intorno al 1943 e un anno più tardi si trasferisce a Chicago dove continua a studiare piano pur suonando come armonicista nel complesso di Eddie Boyd. Nel 1947 inizia a collaborare con Tampa Red con il quale rimane fino al 1951. Suona poi per qualche tempo con L. C. McKinley e nel 1952 entra a far parte del gruppo di Elmore Jones dove resta fino fino al 1960. In quel periodo lavora in concerti e in session discografiche con Muddy Waters, Jimmy Rogers, Dusty Brown, Homer Harris, Jyl Johnson, Magic Sam, Big Maceo, Tampa Red, Big Joe Turner, Albert King e J.B. Hutto. Nel 1961 dà vita a un proprio gruppo e nel 1963 suona con Billy Boy Arnold, continuando parallelamente la propria attività in studio di incisione. Lavora fino all’ultimo giorno quando, poco dopo il compimento del quarantesimo anno, un tumore ai polmoni se lo porta via per sempre.






18 novembre, 2020

18 novembre 1939 - Lia Scutari, cantante da Juke Box

Il 18 novembre 1939 nasce a Cavarzere, in provincia di Venezia, la cantante Lia Scutari. Terminate le scuole medie frequenta i corsi d’economia domestica a Padova. Tornata in famiglia lavora nel mulino paterno ma non rinuncia alla passione del canto, spinta anche dal padre che ogni sera al termine del duro lavoro si esibisce come basso in una corale. La ragazza a diciott’anni partecipa ai vari concorsi canori della sua zona e diventa in breve popolarissima. Nel mese di gennaio del 1959 si trasferisce a Milano per studiare canto con il maestro Federico Bergamini e pochi mesi dopo si fa notare al Festival del Juke Box di Rimini. Nel 1960 dopo aver partecipato al Festival di Villa Olmo e alla Sei Giorni della Canzone di Milano ottiene una sorprendente affermazione al Burlamacco d'oro di Viareggio con Briciole di baci. Vince poi il Festival di Pesaro con È ritornato il sole, in coppia con Flo Sandon's. Prosegue poi l’attività con alterna fortuna per qualche anno. Tra i brani di maggior successo si ricordano Tu sei simile a me, Notte mia, Il corsaro, Ruby Baby, Cerasella rock e Faro di Bahia. Muore ad Agliano Terme il 15 agosto 2011.


17 novembre, 2020

17 novembre 2004 – Il ritorno di Archie Sheep

Mercoledì 17 novembre 2004 l’Auditorium del Parco della Musica di Roma ospita un vero e proprio evento con il ritorno sulle scene italiane di Archie Sheep, uno dei più interessanti personaggi della storia del jazz del Novecento. Il sessantasettenne sassofonista statunitense alfiere del free jazz è da sempre impegnato in dure battaglie contro il sistema capitalista, il razzismo e l’imperialismo del suo paese. Sul palco romano è affiancato dal Roswell Budd Quartet e da un vecchio compagno di lotta e impegno come il poeta e scrittore Amiri Baraka, che scandisce i suoi versi sulla musica. Per il pubblico che affolla la sala è un piacere rivedere e riascoltare un grande strumentista che ha dedicato una vita all’impegno sociale e ha collaborato con i migliori jazzisti americani, da Cecil Taylor a John Coltrane, da Don Cherry a Bill Dixon, a Max Roach, solo per citarne alcuni. Fin dallo shock provocato dalla sua performance in chiave free a Lecco nel 1967 di fronte a un pubblico impreparato ai nuovi suoni, i suoi concerti italiani non sono mai passati inosservati, anche se il raduno di oltre diecimila persone all’Arena di Milano per ascoltarlo insieme all’Art Ensemble of Chicago alla fine degli anni Settanta sembra ormai appartenere a un’altra epoca. Il suo impegno artistico non è mai stato disgiunto da quello politico. Negli anni Sessanta fonda con il batterista Max Roach e con Abdullah Ibrahim, un collettivo di jazz d'avanguardia visto come uno strumento di emancipazione sociale dei neri. Nella sua concezione il jazz, e in particolare il free jazz, potevano diventare un’arma importante per il recupero dell’identità afroamericana e per la lotta contro il razzismo. Come si può immaginare, in quegli anni passa parecchi guai, soprattutto quando, oltre a suonare decide si mettersi a parlare e, soprattutto a scrivere. Acceso sostenitore del black power, rischia la completa emarginazione dichiarando in un articolo il suo appoggio alle lotte antimperialiste di Ho Chi Minh e di Fidel Castro. Messo al bando dalle case discografiche americane trova nuovi amici e nuovi spazi prima in Europa e poi in Africa. Tra i suoi dischi africani rimane insuperato Live at the Pan African Festival registrato ad Algeri nel 1969. Il 17 novembre 2004 il buon vecchio Archie chiude il Roma Jazz Festival e non sono pochi a emozionarsi rivedendolo al fianco di Amiri Baraka.

16 novembre, 2020

16 novembre 1906 - Wallace Jones, la prima tromba del Duca

Il 16 novembre 1906 nasce Baltimora, in Maryland, il trombettista Wallace Leon Jones. Cugino di Chick Webb debutta professionalmente nel 1928 con gli Harmony Birds di Ike Dixon. All'inizio degli anni Trenta si stabilisce a New York dove lavora per un certo periodo proprio con il cugino Webb, prima di essere ingaggiato dall'orchestra di Willie Bryant. Nel 1936 dopo una breve permanenza nel complesso di Putney Dandridge, entra a far parte stabile dell'orchestra di Duke Ellington, prendendo il posto di Arthur Whetsel, e con il Duca suonerà ininterrottamente sino al 1944, svolgendo prevalentemente il ruolo importante, anche se non molto prestigioso, di prima tromba, essendo chiuso, come solista, dai due mostri sacri Cootie Williams e Rex Stewart. Nel 1945 si aggrega all'orchestra di Benny Carter e negli anni immediatamente successivi si esibisce a New York con le formazioni di Snub Mosely e di John Kirby, prima di ritirarsi dalle scene musicali. Muore nel 1983.


15 novembre, 2020

15 novembre 2005 - Il primo vero tour italiano di Scout Nibblet

Con la sua testa bionda, l’aria dissociata da adolescente imprigionata in un corpo adulto, la geniale e scostante presenza scenica e una voce capace di arrampicarsi in pericolose evoluzioni senza farsi male torna il 15 novembre 2005 torna in Italia Scout Nibblet. La cantante, batterista e chitarrista britannica con la sua disarmante follia e i suoi brani dalle atmosfere scarne e aggressive ha conquistato anche un personaggio difficile come lo scontroso Steve Albini, uno dei guru del rock indipendente statunitense. Proprio lui, già produttore di gruppi come i Pixies o i Nirvana, ha prodotto il suo terzo album Kidnapped by Neptune arrivato nei negozi nei primi mesi del 2005, due anni dopo il buon successo di I Am. L’irrequieta artista è attesa da un tour italiano che inizia il 15 novembre a Bologna e prosegue il 16 a Roma, il 17 a Napoli, il 19 a Cavriago e il 20 a Milano. Non è la prima volta che la ragazza arriva dalle nostre parti, visto che pochi mesi prima fa ha aperto le date del tour dei Kills ma quello era solo un assaggio, una specie di anteprima, una scusa per mettere in mostra la merce senza concedere troppo ai potenziali acquirenti. Questa volta arriva in proprio con una spalla d’eccezione come Todd Trainer, il batterista degli Shellac. Ogni concerto fa storia a sé, come un’opera unica, perché da sempre Scout Nibblet è abituata a seguire l’ispirazione del momento senza ripetersi mai. È il suo stile, una linea da cui non ha derogato mai, neppure nella produzione discografica dove dopo il successo di I Am invece di ripetersi ha preferito spostare più in là la sua ricerca camminando su nuove strade ricche di sensualità e di allusioni sonore attraversando territori inesplorati dove il lirismo del rock fa l’amore con la poesia. Come talvolta succede di fronte alla genialità la critica si è divisa di fronte a questa «…bambina isterica in un corpo di donna che… guarda fisso nel vuoto e urla, percuotendo un grosso tamburo oppure sussurra con un filo di voce delle minimali e molto poetiche ninne-nanne…» e, alla fine un po’ «…affascina, e un po’ fa paura». Chi guarda al di là delle apparenze scopre che sotto quella parrucca bionda c’è un’artista geniale che si inserisce a pieno titolo allo stesso filone cui appartengono Cat Power o le CocoRosie e non lascia mai indifferenti. Chi non l’ama ne è spaventato. Il suo stile e i suoi brani intimoriscono soltanto chi non sa accettare la follia creativa in un’epoca in cui la musica di plastica sembra obnubilare le coscienze. Chi non si ferma alla superficie si innamora perdutamente di questa giovane autrice dai mille talenti dotata di una voce che rapisce e di grandi performance strumentali. Batteria, pianoforte, chitarra, basso e altre diavolerie sonore non hanno segreti per questa ragazza capace di suonare ogni cosa ritenga indispensabile alla sua espressione artistica. C’è una band al completo nascosta in quella figura piccola, da fatina, che ammicca allusiva nascosta dalla sua inseparabile parrucca bionda. Ogni suo concerto è un’avventura sonora e sensoriale. La forza del suo stile nelle esibizioni dal vivo è in un’apparente semplicità che prima cattura l’attenzione e poi si snoda progressivamente passando dalla più nuda linearità alla distorsione più intricata, accarezzando, mordendo, graffiando l’anima di chi ascolta. Ogni concerto è un camaleontico mosaico di suoni ed emozioni in cui Scout Nibblet si muove come un serpentello nella stagione della muta, cambiando pelle, colore e atteggiamento. È anche un gioco di potere crudele e affascinante al tempo stesso in cui l’artista è la predatrice e lo spettatore la preda. Il viso angelico e la voce magnetica hanno la stessa funzione del canto delle sirene nella mitologia greca. Servono a disarmare l’anima di chi ascolta, sgretolarne le difese, ripulirla dal sedime dell’abitudine per consentire l’ingresso in universo artistico ricco di contraddizioni e distonie che si muove sull’onda di un rock graffiante, irrequieto, incapace di restare tranquillo nella sua definizione. È come specchiarsi in uno stagno apparentemente tranquillo e scoprire che l’immagine rimandata è confusa, alterata, quasi distorta e proprio nella sua diversità dal reale trova una nuova sublimazione.