05 agosto, 2020

5 agosto 1941 – Airto, un brasiliano con Miles Davis

Il 5 agosto 1941 nasce a Itaiopolis, in Brasile, il percussionista Airto, il cui nome completo è Airto Guimorvă Moreira. Da bambino studia chitarra e pianoforte, partecipando per la prima volta a un programma radiofonico quando ha soltanto di sei anni. A sedici anni inizia a suonare in vari locali brasiliani. Nel 1953 forma un proprio gruppo che schiera nella formazione anche il polistrumentista Hermeto Pascoal. Sempre con Pascoal forma il Quarteto Novo prima di trasferirsi a Los Angeles, dove studia con Moacir Santos. Nel 1970, trasferitosi a New York, comincia a suonare e incidere con Miles Davis, guadagnandosi in breve tempo una notevole reputazione come percussionista. Nel 1972 Chick Corea lo inserisce come batterista nella prima formazione dei suoi Return To Forever la cui cantante è Flora Purim, moglie dello stesso Airto e sua collaboratrice fin dai tempi del Quarteto Novo. Tra i molti jazzisti che hanno richiesto la sua collaborazione vanno citati anche Gato Barbieri, Stan Getz, “Cannonball” Adderley e Keith Jarrett. Dopo aver costituito un trio di scarso successo con Don Friedman e Reggie Workman, Airto ha formato dal 1973 vari gruppi sotto il proprio nome, collaborando anche nei dischi di sua moglie. Per tutti gli anni Settanta la totalità dei referendum indetti dalle riviste specializzate lo indica come il miglior percussionista jazz.

04 agosto, 2020

4 agosto 1979 - Insieme per ricordare Lowell George

Il 4 agosto 1979 più di ventimila persone affollano il Great Western Forum di Inglewood. Sono attratti da un cast di tutto rispetto, ma anche dal richiamo della solidarietà. Il concerto, infatti, è destinato a raccogliere fondi per aiutare la famiglia di Lowell George, il leader dei Little Feat morto pochi mesi prima in un motel di Arlington. L’autopsia ha accertato che la causa meccanica della morte è da attribuire a una crisi cardiaca, ma la vera responsabilità della sua fine è da ricercare nell’eccessiva confidenza con sostanze stupefacenti di varia natura. Al momento della sua morte i Little Feat non esistono più. Egli stesso ha annunciato la dissoluzione della band da lui formata alla fine del 1969 a Burbank, in California, una delle più originali degli anni Settanta con la sua mescola di rock, blues e funk supportata da testi ironici, graffianti e surreali. Litigioso e perennemente alle prese con i problemi derivati dalla sua passione per qualunque tipo di droga, Lowell George è una delle figure più emblematiche del fermento creativo dell’epoca. Quando muore non ha più un soldo e la famiglia rischia di pagare un prezzo molto alto alla sua vita surreale e sregolata. Per qualche tempo vari artisti cercano di aiutare come possono la vedova a tirare avanti, ma i debiti lasciati in eredità da George non possono essere saldati solo con la buona volontà. L’idea di chiamare a raccolta i fans è dei suoi ex compagni d’avventura dei Little Feat. Si scatena una gara di solidarietà alla quale aderiscono altri artisti e il 4 agosto in clima di forte emozione si esibiscono Jackson Browne, Linda Ronstadt, Bonnie Raitt, Emmylou Harris, Michael McDonald e Nicolette Larson. La parte del leone tocca, però, ai cinque componenti superstiti dei Little Feat, Paul Barrère, Billy Payne, Kenny Gradney, Sam Clayton e Richie Hayward che, al termine del lungo brano che conclude la manifestazione annunciano di poter consegnare alla vedova del loro ex compagno la somma di duecentotrentamila dollari.

03 agosto, 2020

3 agosto 1963 – L’ultima volta dei Beatles al Cavern

Il 3 agosto 1963, in una confusione indescrivibile di corpi sudati e con l'accompagnamento continuo delle urla assordanti dei ragazzi che accompagnano ogni loro brano, i Beatles si esibiscono nel locale che li ha visti nascere, crescere e diventare grandi: il Cavern Club di Liverpool. «Con questa fanno duecentosettantaquattro!» urla Paul McCartney aprendo le danze. I quattro ragazzi sono ormai popolarissimi in tutto il Regno Unito e la loro fama si sta allargando a macchia d’olio anche fuori dai confini britannici. A corroborare il loro buon umore c’è anche la notizia, arrivata poche ore prima dell’esibizione al Cavern del primo, timido, ingresso della loro From me to you nella classifica statunitense. Una folla indescrivibile li aspetta dalle prime ore del pomeriggio. Si può dire che tutta la popolazione di Liverpool al di sotto dei vent’anni occupi da ore le vie che portano al locale. L’affollamento crea non pochi problemi ai responsabili dell’ordine pubblico che temono incidenti e malori, anche perché il Cavern può contenere al massimo delle sua capienza reale, poco più di un centinaio di persone. In realtà la manifestazione di massa è molto diversa da quelle che stanno caratterizzando le esibizioni dei Beatles in tutto il territorio britannico. Più che uno dei tanti episodi di “Beatlemania”, in questo caso si può parlare di un entusiastico omaggio da parte dei giovani di Liverpool a quattro ragazzi come loro che ce l’hanno fatta a diventare famosi. Lo si vede fin dall’arrivo di George, Ringo, John e Paul. La folla li riconosce, li chiama per nome, scambia impressioni, ma non li soffoca. La stretta del pubblico è amichevole, rispettosa e affettuosa al tempo stesso, piena di ricordi e, per molti, di episodi di vita vissuta. Quando i Beatles iniziano a suonare tutti sanno di assistere a un evento che non si ripeterà più: troppo piccolo il Cavern per i quattro, troppo pericoloso sfidare oltre la sorte. Quello che si compie sotto gli occhi dei pochi fortunati che sono riusciti a entrare nel locale è una sorta di rito. I Beatles tornano per l’ultima volta nel locale da cui è partita la loro storia e i giovani della loro città li salutano per l'ultima volta perché sanno che le vicende dei quattro sono destinate a portarli lontano per sempre. È una cerimonia di ringraziamento e, insieme, di commiato, quella che si svolge al Cavern Club il 3 agosto 1963. Se ne rendono conto tutti, primi fra tutti i Beatles che, al termine della loro esibizione non sprecano tante parole. Si inchinano e salutano: «Ciao ragazzi. Ci vediamo!»

02 agosto, 2020

2 agosto 1941 – Fabio Testi, da controfigura a protagonista

Il 2 agosto 1941 nasce a Peschiera del Garda, in provincia di Verona, Fabio Testi. Dopo essere stato scelto per interpretare una serie di filmati pubblicitari per una bibita popolarissima frequenta l’Accademia d’Arte Drammatica e inizia a lavorare nel cinema come controfigura e acrobata. In questo ruolo partecipa nel 1966 a “Il buono, il brutto e il cattivo”. È la prima esperienza nel western all’italiana, il genere nel quale ottiene le prime soddisfazioni come attore a partire dal 1967. Nel 1970 interpreta un giovane borghese della comunità ebraica innamorato di Micòl ne “Il giardino dei Finzi Contini” di Vittorio De Sica, trasposizione cinematografica del romanzo di Giorgio Bassani premiato con l'Oscar come miglior film straniero. L’anno dopo fa scalpore recitando alcune scene di nudo integrale in “Addio fratello crudele” di Giuseppe Patroni Griffi. Negli anni Settanta lavora con registi di primo piano come Pasquale Squitieri, Enzo G. Castellari, Lucio Fulci e Claude Chabrol che gli affida l’emblematico ruolo dell’anarchico Bonaventura Diaz in “Sterminate Gruppo Zero”. Negli anni Ottanta dopo la partecipazione a “Scemo di guerra” di Dino Risi e “Io e il duce” di Alberto Negrin riduce la presenza sul grande schermo alternandola a impegni nella fiction televisiva e in teatro.

01 agosto, 2020

1° agosto 1987 - Il ritorno al vertice di Bob Seger

Il 1 agosto 1987 Shakedown, tema conduttore del film "Beverly Hills Cop II" riporta al vertice della classifica il quarantaduenne Bob Seger, uno dei più grandi talenti del rock statunitense. L'exploit è del tutto casuale. Il brano, infatti, è stato scritto per Glenn Frey che, però, colpito da una laringite, si è fatto sostituire dal vecchio leone, reduce dal buon successo dell'album Like a rock. Il primo posto in classifica, al di là del valore reale del brano, premia un artista spesso messo ai margini del music business per le sue idee politiche radicali e per l'eccessiva passione per l'alcool e sostanze varie. Fin da giovanissimo inizia a frequentare l'ambiente del rock and roll con garage-bands come i Town ed i Decibel, diventando poi il tastierista degli Omens di Doug Brown. Il suo primo exploit risale alla metà degli anni Sessanta quando con lo pseudonimo di Beach Bumps regala agli hippie una dissacrante versione del brano militarista Ballad of the green berets. Forma quindi i Last Heard con gli ex componenti degli Omens, impegnandosi a fondo nel movimento pacifista. In questo, che è il periodo più fertile e interessante della sua carriera, pubblica brani come la famosa 2+2, una canzone contro la guerra del Vietnam, e Ramblin' gamblin' man, entrambe inserite nel suo primo album. Considerato uno scomodo e poco manovrabile rompiscatole fatica a trovare spazio sulla scena musicale. Più volte decide di abbandonare la musica, ma fortunatamente si fa sempre convincere a tornare sui suoi passi. Negli anni Settanta vive il periodo smagliante con la Silver Bullet Band, testimoniato da splendidi album come Live Bullet, Night moves e Stranger in town. Nel 1980 pubblica Against the wind, probabilmente il suo miglior album in assoluto. Tra alti e bassi resiste al passare del tempo anche grazie alla stima di artisti come Bruce Springsteen che gli danno una mano a sopravvivere. Il successo di Shakedown lo aiuta a continuare.