15 aprile, 2024

15 aprile 1928 - Il jazz milanese alla radio

Il 15 aprile 1928 dalla stazione radio di Milano Vigentino va in onda per la prima volta un programma con la jazz band del Ristorante Cova destinato ripetersi ogni domenica dalle 17.30 alle 18.30. Il successo è tale che la stessa band suonerà poi ai microfoni dell'emittente radiofonica anche ogni sabato dalle 17.30 alle 18.30 e la domenica e il mercoledì dalle 23.00 alle 23.30. Nei mesi successivi le orchestre diventano due. Si aggiunge infatti la jazz band del ristorante Diana che occupa la fascia del mercoledì dalle 22.30 alle 24.00 in sostituzione di quella del Cova. L'anno dopo la situazione si consolida ed esce dalla fase sperimentale con una serie di programmi, che sotto la denominazione "Eiar Jazz" vanno in onda per tutto l'anno giornalmente da Milano dalle 17.00 alle 18.30, dalle 19.00 alle 19.55 e dalle 23.00 alle 24.00.

14 aprile, 2024

14 aprile 1989 - Per Gainsbourg iniziano i giorni dell’addio

Alla fine degli anni Ottanta Serge Gainsbourg comincia ad avere i primi problemi di salute. Il cuore fa le bizze ma è soprattutto il fegato a mostrare i segni di un precoce degrado. Nel 1988 festeggia i suoi sessant’anni lavorando a un album per Bambou, la sua compagna di quegli anni, partecipando a qualche festival ma più che altro affrontando i problemi che gli derivano dalle sue condizioni di salute. Il 14 aprile 1989 viene operato al fegato. Nonostante le difficoltà crescenti non smette di lavorare. Regala le ultime perle della sua creatività a Vanessa Paradis, scrive per Joëlle Ursull la canzone White and black blues che si piazza seconda all’Eurofestival e, soprattutto, firma Amours des feintes, un nuovo album per Jane Birkin. L’ultimo della sua vita. Il 2 marzo 1991 Bambou trova il corpo senza vita del suo compagno. È stato ucciso dall’ennesima crisi cardiaca. Viene seppellito Parigi, nel Cimitero di Montparnasse, nel corso di una cerimonia in cui Catherine Deneuve legge il testo della sua canzone Fuir le bonheur de peur qu’il ne se sauve.



13 aprile, 2024

13 aprile 1980 - Via “Grease” dal cartellone!

Il 13 aprile 1980, dopo otto anni di ininterrotte rappresentazioni, sparisce dal cartellone di Broadway il musical "Grease". Quando è stato presentato per la prima volta il 12 febbraio 1972 nessuno si immagina che quella mielosa favoletta in puro stile anni Cinquanta è destinata a battere ogni record di longevità. Verrà rappresentata ininterrottamente per 3.388 serate fino al 13 aprile 1980 quando, non senza rimpianti, verrà tolta definitivamente dal cartellone. L’operina in chiave rock and roll segna anche la nascita di un fenomeno musicale battezzato dalla critica con i nomi di “rock and roll revival” o anche “nostalgic rock”. Al di là delle sigle si tratta della riproposizione di classici del passato da parte di artisti specializzatisi in una sorta di archeologia musicale. La moda prende piede nei club di Manhattan nei primi anni Settanta. Tra i primi esponenti ci sono i Manhattan Transfer che si ispirano ai gruppi vocali del passato dal doo-wop al be-bop e gli Sha Na Na che puntano più sulle parodie. Proprio alle loro parodie è ispirata anche la serie televisiva "Happy days", e. Sulla linea dei Manhattan Transfer ci sono anche i Persuasions che rispolverano il canto a cappella, adattandola al soul e al pop mentre Leon Redbone riscopre gli standard di blues e jazz degli anni Trenta e Quaranta e i Colorblind James Experience rinnovano la tradizione delle armonie da "barbiere". I più originali sono i New Rhythm And Blues Quartet (NRBQ) che propongono anche le colonne sonore di “Bonanza” e “North to Alaska” in versione free jazz.


12 aprile, 2024

12 aprile 1910 - Luciana Dolliver, signora illusione

Il 12 aprile 1910 nasce a Catania la cantante Luciana Dolliver. Il suo vero nome è Angela Alecci. Ancora adolescente, inizia a esibirsi come ballerina e cantante. A partire dal 1929 inizia a cantare alla radio prima con l'orchestra di Pippo Barzizza e successivamente con quelle di Angelini, Petralia, Segurini, Semprini e Ferrari. Durante la seconda guerra mondiale diventa popolarissima tra i soldati italiani sui fronti di Grecia, Jugoslavia e Albania per la sua disponibilità a cantare per loro in varie occasioni. Nel primo dopoguerra è ancora una delle cantanti fisse della radio, anche se progressivamente, di fronte all’incalzare delle nuove mode, la sua popolarità va scemando. Nel 1953 un trauma provocato da un incidente tramviario nel quale resta coinvolta le fa perdere la voce. Torna alla ribalta delle cronache qualche tempo dopo quando ottiene di essere risarcita con la cifra, all’epoca considerevole, di quaranta milioni di lire. I suoi successi più conosciuti sono Passa la diligenza, ‘O mese d’ ‘e rrose, Una notte a Madera e Signora illusione. Muore a Roma il 1° settembre 1982.

11 aprile, 2024

11 aprile 1902 - Enzo De Muro-Lomanto, tra opera e canzone napoletana

L’11 aprile 1902 a Canosa, in provincia di Bari, nasce Enzo De Muro-Lomanto, uno dei cantanti lirici più popolari nel mondo degli anni Trenta e Quaranta. Compie gli studi di canto nel conservatorio di Napoli con Agostino Roche e fa il suo debutto come tenore nell’opera “Manon” di Massenet. Nel 1928, in Australia, sposa la famosa soprano Toti Del Monte con la quale costituisce una coppia artistica destinata a suscitare grande entusiasmo in tutto il mondo. Tra i suoi successi discografici ci sono molti classici della canzone che, spesso, vengono inseriti anche nella scaletta dei suoi concerti, come Voce e’ notte, Core ’ngrato, Guapparia, Silenzio cantatore, Piscatore ‘e Pusilleco e Passione. Muore a Milano il 15 marzo 1952.

10 aprile, 2024

10 aprile 2003 - Al-Mukawama: Bassora chiama e Roma risponde

È un robusto ponte di solidarietà quello che il 10 aprile 2003, per iniziativa de "Un ponte per…" e del quotidiano “il manifesto”, lega il Villaggio Globale di Roma con Bassora, una città del sud dell'Iraq sottoposta a un'incessante e massiccio bombardamento fin dall'inizio della guerra voluta da Bush e dal suo amico Tony Blair. Alle ore 21 del 10 aprile, infatti, ha inizio una serata destinata a raccogliere fondi per aiutare il dispensario di Bassora per la diagnostica e la cura delle malattie gastrointestinali infantili, messo in piedi negli anni precedenti dall’associazione “Un Ponte per …..”. Il programma ha al centro un concerto degli Al Mukawama, la band nata dall’incontro fra Luca “Zulù” e Papa J dei 99 Posse con Neil “Perch”, dubmaster e anima ritmica dei britannici Zion Train che, nelle settimane immediatamente precedenti l'inizio dell'offensiva angloastatunitense, era in Iraq. Nel corso della serata viene presentata anche una testimonianza su questa iniziativa con il video "Al Mukawama in Iraq" realizzato dall’associazione Libera Informazione di Napoli. La serata prevede anche vari momenti di riflessione e approfondimento sulla realtà del conflitto in corso attraverso le testimonianze dirette per telefono di Giuliana Sgrena, inviata del manifesto a Baghdad, e di Simona Torretta del coordinamento aiuti umanitari di un "Ponte per..". Infine tocca a Fabio Alberti raccontare i vari progetti che "Un ponte per…" ha attivato in Iraq sia nel campo sanitario, della depurazione delle acque e nel campo educativo, in collaborazione con la Mezza Luna Rossa Irachena (IRCS) e varie agenzie dell'ONU. È singolare e, per usare un eufemismo, curioso notare come due delle protagoniste della serata, Giuliana Sgrena e Simona Torretta, saranno poi oggetto di due rapimenti i cui contorni non sono mai stati completamente chiariti...

09 aprile, 2024

9 aprile 1920 – Gianni Ravera, già Lenin, il padrone dei festival

Il 9 aprile 1920 nasce a Chiaravalle, in provincia di Ancona Gianni Ravera, forse il più importante organizzatore di eventi musicali dell’Italia della seconda metà del Novecento. Registrato originariamente all'anagrafe con il nome di Lenin si trova poi con l'avvento del fascismo a fare i conti con un nome diverso da quello assegnatogli dai suoi genitori. Debutta come cantante di musica leggera in un concorso dell’Eiar nel 1943 e nel dopoguerra si esibisce con le orchestre di Angelini, Barzizza, Trovajoli e Savina. Tipico esponente della canzone all’italiana, partecipa, senza particolare successo a tre Festival di Sanremo: nel 1954 con Gioia di vivere, nel 1955 con Non penserò che a te, in coppia con Tullio Pane e nel 1957 con Un certo sorriso, insieme a Natalino Otto. Negli anni Cinquanta chiude la carriera di cantante e inizia a darsi da fare come impresario, organizzando manifestazioni musicali in varie città d’Italia. Nel 1962 ottiene l’organizzazione del Festival di Sanremo, la prima di una lunga serie che lo vede portare sul palcoscenico della rassegna sanremese personaggi come Louis Armstrong, Stevie Wonder, Dionne Warwick, Paul Anka e Wilson Pickett e lanciare cantanti come Iva Zanicchi, Bobby Solo, Gigliola Cinquetti, Vasco Rossi e Zucchero. Negli anni Sessanta e Settanta è uno dei personaggi più potenti del mondo della musica leggera italiana. Quasi tutte le manifestazioni più importanti portano la sua firma, dal Concorso per voci nuove di Castrocaro alla Mostra Internazionale della musica leggera di Venezia, dalla Vela d’oro di Riva del Garda al Disco per l’estate di Saint Vincent. Più volte viene accusato di essere un “padrone senza scrupoli” della canzone italiana e nelle polemiche di quegli anni viene addirittura definito come «uno dei principali responsabili della diseducazione musicale del pubblico italiano». In realtà le doti che contraddistinguono il suo lavoro sono soprattutto la competenza e la tenacia. A chi si lamenta del livello musicale delle sue manifestazioni risponde: «Io sono soltanto un cuoco, se i discografici mi danno ingredienti di prima scelta faccio un pranzo di gala, ma se sono modesti viene fuori solo una discreta cena casereccia». Muore a Roma il 14 maggio 1986.

08 aprile, 2024

8 aprile 1975 - L'ultimo spettacolo di Josephine Baker

L’8 aprile 1975 Joséphine Baker celebra i cinquant’anni dal suo debutto in Francia al Bobino. Non sta molto bene. Negli anni Cinquanta ha cominciato ad avere vari problemi di salute. Costretta a ridurre un po’ la sua attività artistica nel tempo libero si è dedicata agli altri impegnandosi anche nella lotta contro la segregazione razziale e per la pace in un modo singolare e unico. Nel suo castello di Milandes, in Dordogna, infatti ospita dodici bambini adottati, ciascuno appartenente a una razza e una religione diversa per dare un esempio di fraternità universale. Gli spettacoli, però, non bastano a mantenere economicamente tutte queste attività e, all’inizio degli anni Sessanta, Josephine, quasi sul lastrico, decide di vendere Milandes. Nel febbraio 1964 alla vigilia del giorno fissato per la vendita Brigitte Bardot, in quel periodo al culmine della sua popolarità, lancia un appello per aiutare la Venere Nera. La vendita viene sospesa, ma i debiti e i problemi non scompaiono per magia. Passato l’effetto Bardot Josephine si ritrova sola nella sua battaglia quotidiana e comincia ad avere problemi di cuore sempre più frequenti. Non manca chi l’aiuta a far fronte ai debiti. Nel 1968 il suo amico Bruno Coquatrix le organizza un concerto all’Olympia mentre la Pathé Marconi si impegna a pubblicare un album speciale per l’occasione. Nonostante i generosi tentativi la battaglia contro i debiti finisce male. Nel 1969, mentre i suoi ragazzi sono rifugiati a Parigi da amici, tenta di resistere alla sfratto ma nella notte viene presa e buttata fuori da Milandes. La sua vita riprende a muoversi tra tournée e ricoveri in ospedale. L’8 aprile 1975 al Bobino per la celebrazione dei cinquant’anni dal suo debutto in Francia mette in scena uno straordinario spettacolo di fronte a un parterre colmo di personalità. Nessuno lo sa ma quello è il suo ultimo saluto alla città. Due giorni dopo si addormenta per un sonnellino pomeridiano e non si sveglia più.

07 aprile, 2024

7 aprile 1994 – Addio a Cobain, fragile e timido profeta del Grunge

Il 7 aprile 1994 un elettricista entrato casualmente nella villa di Kurt Cobain a Seattle, scopre il cadavere del leader dei Nirvana. Le indagini appurano che il musicista si è ucciso nella notte tra il 5 e il 6 aprile sparandosi alla testa con un fucile da caccia comprato da pochi giorni. Accanto al suo corpo viene ritrovata una lettera indirizzata alla moglie Courtney Love e al figlio Frances Bean nella quale dice, tra l’altro, «Frances Bean, Courtney, vi amo, vi amo con tutto il mio cuore, ma odio me stesso e odio la vita. Desidero solo di morire. Ho bisogno di staccarmi dalla realtà per ritrovare l’entusiasmo che avevo da bambino. Perdonatemi». La morte di Kurt segna anche la fine dei Nirvana, fino a quel momento considerati uno dei fenomeni musicali degli anni Novanta. Arrivata al successo improvvisamente nel 1991 anche grazie alla massiccia programmazione dei loro brani da parte di MTV la band sperimenta sulla propria pelle gli aspetti negativi della popolarità improvvisa. La vita di Cobain viene scandagliata fin nei più minuti dettagli e diventa uno degli argomenti preferiti dalle riviste scandalistiche, soprattutto dopo il suo matrimonio con Courtney Love, l'eccentrica cantante delle Hole, avvenuto il 24 febbraio 1992. Nell'estate dello stesso anno la rivista Vanity Fair pubblica un lungo servizio sulla ragazza sostenendo che i suoi problemi di tossicodipendenza la costringono ad assumere regolarmente eroina anche durante la gravidanza. Non è un'accusa da poco perché le leggi della California, stato di residenza della coppia, prevedono la possibilità di sottrarre un figlio alla madre qualora la stessa abbia assunto droghe durante la gravidanza. Cobain costringe i compagni ad annullare alcuni concerti per poter rintracciare l'autore dell'articolo e convincerlo a correggere quanto ha scritto. Da quel momento vive nel terrore dei media che ne fanno una sorta di diabolico profeta del rock. Poche settimane prima di uccidersi, aveva già tentato il suicidio in un albergo romano. La notizia della sua morte fa il giro del mondo mentre centinaia di fans si raccolgono sotto la sua casa per la veglia funebre. Il biondo chitarrista e cantante, il timido e fragile esponente di un genere, come il Grunge, in gran parte inventato dai media degli anni Novanta, finisce per diventare, suo malgrado, uno dei tanti miti tragici che hanno costellato la storia del rock.

06 aprile, 2024

6 aprile 1983 – Reagan contro i Beach Boys

Il 6 aprile 1983 la principale emittente radiofonica di Washington è subissata da telefonate che invitano l'amministrazione Reagan ad andare… a quel paese. Un'intera generazione sembra scuotersi dall'ovattato torpore dell'era reaganiana e si mobilita contro «l'ottusa e reazionaria concezione della cultura di un'intera classe dirigente». Che cosa è successo? Il giorno prima James Watt, Segretario agli Interni del governo statunitense, rispondendo ad alcune domande dei giornalisti sul rapporto tra cultura e mondo giovanile, si è lasciato andare a giudizi pesanti nei confronti del rock, visto come una sorta di corruttore degli ideali sui quali si fonda la civile convivenza negli Stati Uniti. Accortosi di essersi spinto troppo in là, ha poi modificato il giudizio sostenendo di non voler mettere sotto accusa un genere musicale, ma soltanto alcuni esponenti rei, a suo parere, di catalizzare "vibrazioni negative". Ha quindi candidamente annunciato che alcune rock band «come i Beach Boys e i Grass Roots» dovranno essere escluse dal programma dell’annuale celebrazione a Washington del 4 luglio, festa dell’Indipendenza degli Stati Uniti perché hanno la caratteristica di «attirare ai loro concerti i peggiori elementi della società». Diffuse dalle agenzie le dichiarazioni di Watt fanno il giro del paese e suscitano reazioni indignate. Le dichiarazioni delle sue band interessate sono laconiche. I Beach Boys le giudicano «incredibili», mentre Rob Grill dei Grass Roots dichiara di essere stato «gravemente offeso». Meno diplomatiche le risposte delle riviste specializzate e del pubblico che parlano di "nuovo maccartismo". Travolta dall'ondata di sdegno, l'amministrazione Reagan cerca di correre ai ripari. Il Vice Presidente George Bush e Nancy, la moglie del presidente, si affrettano a dichiarare alla stampa che loro sono «ammiratori dei Beach Boys» e che si sentono «irritati» per le dichiarazioni di Watt. Il giorno dopo, 7 aprile, scenderà in campo addirittura il presidente Reagan in persona invitando i Beach Boys a suonare a Washington in occasione dei festeggiamenti per il 4 luglio. Prima ancora che l'invito ufficiale venga inviato formalmente, la band fa sapere di avere già un impegno per quel giorno. La mobilitazione non finisce qui. Il 4 luglio i Beach Boys festeggeranno a modo loro la festa dell'indipendenza con un concerto contro l'oscurantismo culturale ad Atlantic City di fronte a oltre duecentomila persone.

05 aprile, 2024

5 aprile 1968 – James Brown: «È morto Martin Luther King ma nessuno ci potrà fermare»

«Hanno ucciso Martin Luther King!» Nella notte tra il 4 e il 5 aprile 1968 il popolo nero degli Stati Uniti grida la sua ribellione e la sua rabbia contro l'assassino che ha colpito a Memphis l'apostolo della non-violenza leader del movimento per i diritti civili. La rivolta è generale. A nulla servono gli inviti alla calma rivolti attraverso tutte le stazioni radiofoniche e televisive del paese da parte dei più stretti collaboratori di Martin Luther King. Trenta città degli States sono in fiamme e nelle prime ore del 5 aprile sono già trentanove le vittime cadute negli scontri con la polizia. La disperazione e la rabbia cieca della popolazione nera stanno fornendo all'apparato repressivo statunitense l'occasione per una generale resa dei conti. I leader del movimento per i diritti civili sono consapevoli della necessità di fermare quello che rischia di trasformarsi in un massacro ma non hanno né la forza né la capacità di persuasione necessarie. La scomparsa di un capo carismatico come Martin Luther King ha lasciato un pericoloso vuoto. I giovani coloured delle periferie urbane danno l'assalto ai quartieri residenziali delle città solo per gridare la loro rabbia al cielo. Si muovono in piccoli gruppi, senza organizzazione e senza alcun obiettivo finendo travolti dagli apparati repressivi. La situazione è disperata quando sugli schermi televisivi di tutti gli Stati Uniti appare la faccia tesa di James Brown, l'esplosivo interprete di rhythm and blues idolatrato dai giovani della comunità nera. La sua voce è calma e tesa: «Fratelli. Ieri hanno ucciso un uomo che ci stava guidando alla conquista dei nostri diritti e aveva fatto della non violenza la sua bandiera. Ora sperano che l'immenso fiume che lo seguiva si disperda in mille rivoli, magari più turbolenti, ma privi della forza che solo la calma e implacabile massa d'acqua del fiume possiede. Abbiamo il dovere di continuare la battaglia di Martin Luther King. Lo faremo se non cadremo nel tranello di vuole scegliere il terreno della violenza. Io vi invito alla calma e alla resistenza passiva. Siamo un grande fiume e nessuno ci potrà fermare…». L'appello, rilanciato anche dalle emittenti radiofoniche, riesce a produrre il miracolo: gli scontri cessano in quasi tutte le città. Non è l'unico artista rock a mobilitarsi. A New York, infatti, Jimi Hendrix, B.B. King e Buddy Guy raccolgono fondi da destinare al movimento, mentre i bianchi Beach Boys, Buffalo Springfield e Strawberry Alarm Clock cancellano, in segno di lutto i loro concerti.



04 aprile, 2024

4 aprile 1943 - Tiny Parham, il medico mancato

Il 4 aprile 1943 muore a Milwaukee, nel Wisconsin il pianista Tiny Parham. Nato a Kansas City, in Kansas il 25 febbraio 1900 all'anagrafe si chiama Hartzell Strathdene Parham. Da giovane pensa alla musica solo come hobby, ma dopo aver frequentato per qualche anno la facoltà di Medicina decide di farne un mestiere. Talentuoso e geniale nei primi anni Venti si conquista rapidamente una buona popolarità nel South Side di Chicago. Nel 1926 assieme al violinista Leroy Pickett forma il primo gruppo della sua carriera. Il grande successo arriva con i Musicians la band di cui fa parte anche il cornettista Punch Miller. Con questa formazione Parham si esibisce al Dreamland e poi al Sunset Café, i due più prestigiosi cabaret di Chicago, e registra una lunga serie di dischi per la Victor annoverabili tra i migliori prodotti del jazz nero di Chicago. Negli anni Trenta Parham, pur senza rinunciare a esibirsi in pubblico, lavora prevalentemente come arrangiatore per vari leader tra cui King Oliver ed Earl Hines nonché come compositore. Quasi tutte le musiche dei floor-show del Royal Frolic Club sono opera sua. Nel 1940 suona e registra a Chicago, con un suo quartetto comprendente il clarinettista Darnell Howard. Parte poi per una lunga serie di tour. Proprio durante un'esibizione a Milwaukee muore per un collasso cardiaco.

03 aprile, 2024

3 aprile 1975 – Emmylou Harris continua da sola

Il 3 aprile 1975 alla Boarding House di San Francisco Emmylou Harris torna a esibirsi in pubblico a quasi due anni dalla morte del suo compagno Gram Parsons. Per stare al suo fianco aveva abbandonato le scene del country dove, alla fine degli anni Sessanta, era considerata una delle più promettenti nuove voci femminili. L'incontro, avvenuto quando i discografici l'avevano convinta a lasciare Nashville per New York aveva sconvolto la sua vita, sacrificando una promettente carriera al carisma del suo compagno, il geniale ex componente della Flying Burrito Brothers Band e dei Byrds. La star nascente del country aveva finito così per prestargli la sua voce, sia nelle sale di registrazione che dal vivo. La morte di Gram l'annichilisce. Per qualche tempo gli amici temono che la sua mente abbia preso il volo per sempre. In preda a una profonda depressione ritrova a poco a poco se stessa. Paradossalmente l'evento che ha sconvolto e segnato la sua vita finisce per liberare la sua creatività artistica. A Washington, dove si è rifugiata per sfuggire ai ricordi dolorosi, riprende a suonare con un gruppo di amici. Il passo successivo è la formazione di un gruppo fisso, la Angel Band, di cui fanno parte anche il virtuoso di pedal steel Hank De Vito e due componenti della band di Elvis Presley: il chitarrista James Burton e il tastierista Glen H. Hardin. È con loro che, dopo vari ripensamenti, accetta di tornare davanti al pubblico. Il concerto del 3 aprile alla Boarding House di San Francisco non resterà un episodio isolato. Pochi giorni dopo verrà scritturata dalla Reprise, un'etichetta del gruppo Warner Brothers e pubblicherà l'album Pieces of the sky destinato a scalare le classifiche dei dischi più venduti. Non si fermerà più. Accanto all'attività in proprio svilupperà un numero infinito di collaborazioni con artisti come Bob Dylan, Linda Ronstadt e John B. Sebastian. Nel 1980 parteciperà all'opera country "The legend of Jesse James" di Paul Kennerly, insieme a una schiera di personaggi come Levon Helm, Charlie Daniels della Charlie Daniels Band e Johnny Cash. Nel 1987 con Dolly Parton e Linda Ronstadt darà vita a un provvisorio quanto straordinario gruppo vocale femminile il cui album Trio otterrà un grandissimo successo commerciale e di critica vincendo anche un Grammy. Nonostante il successo ottenuto dalle collaborazioni non rinuncerà mai alla voglia di continuare a volare da sola.



02 aprile, 2024

2 aprile 1937 - Mario Rusca, un pianoforte senza tempo

Il 2 aprile 1937 nasce a Torino il pianista Mario Rusca. A dodici anni inizia a pigiare i tasti bianche neri del pianoforte sotto la guida di un insegnante. La sua passione per la musica lo porta a suonare ovunque possa e senza troppo guardare per il sottile i generi anche se nel futuro sarà il jazz che gli regalerà la maggior popolarità e grandi soddisfazioni. Nel 1957 tiene una serie di concerti in trio con Nando Amedeo al contrabbasso e Giancarlo Coriasso alla batteria poi si dedica quasi esclusivamente alla cosiddetta "musica leggera" fino al 1969 quando si trasferisce a Milano. Qui approfondisce gli studi di armonia e riprende l'attività jazzistica nell'appena inaugurato Capolinea. È un periodo ricco di stimoli e di lavoro visto che il suo tocco viene particolarmente apprezzato anche negli studi di registrazione. Fino al 1977 è una presenza fissa al Capolinea. Nel 1971 collabora con Joe Venuti sia in sala che nei concerti e nel 1972 è uno dei componenti della band di Gil Cuppini. Nel 1974 incide il primo album a proprio nome, Reaction, con Stefano Cerri al basso elettrico e Gianni Cazzola alla batteria. Da quel momento non contano più le incisioni nè le collaborazioni sia in studio che in concerto con i più grandi jazzisti italiani e internazionali. Tra i personaggi con i quali ha suonato spiccano i nomi di Bruno Tommaso, Tullio De Piscopo, Gerry Mulligan, Larry Nocella, Paolo Tomelleri, Mauricio Chiappeta e Paolo Pellegatti, Roberto Haliffi, Julius Farmer, Giancarlo Pillot, Gianni Basso, Gianni Bedori , Chet Baker, Lee Konitz, Don Byas, Kenny Clarke, Tony Scott, Dizzy Reece, Billy Higgins, Marty Morell, Eddie Gomez, Thad Jones, Mel Lewis, Art Farmer e molti altri.

01 aprile, 2024

1° aprile 1936 – Frank Duson, il trombonista che non leggeva la musica

Il 1° aprile 1936 a New Orleans muore dimenticato e quasi in miseria Frank Duson, gran suonatore di trombone a pistoni nato ad Algiers in Louisiana cinquantacinque anni prima. Come per altri vecchi musicisti di New Orleans anche sul suo cognome sussistono tuttora dei dubbi dal momento che nelle fonti di riferimento consultate il mitico trombonista viene indicato alternativamente con il nome di Duson o di Dusen. In ogni caso tutti gli storici del jazz concordano nel definirlo un fuoriclasse tra i trombonisti della prima generazione, restìo a leggere la musica ma dotato di un notevole orecchio e una grande musicalità. Il primo importante ingaggio lo ottiene nel 1905 quando viene chiamato a sostituire Willie Cornish nel gruppo del leggendario Buddy Bolden. Due anni dopo, quando Bolden viene ricoverato in manicomio, Duson assume la direzione della band che oltre a lui schiera il clarinettista Frank Lewis, il chitarrista Brock Munford, il bassista Bob Lyons e il batterista Cato. A sostituire Buddy chiama Tig Chambers e con questa formazione spopola in tutti i locali più famosi di New Orleans, dal Franklin & Gravin al Lincoln Park, mantenendo sostanzialmente invariato sia lo stile sia il repertorio di Bolden, la cui fama era stata tale da assicurargli l'immortalità, almeno tra i suoi concittadini. Nel 1911 l'orchestra fa un ulteriore salto di qualità con l'ingresso del cornettista Bunk Johnson, del clarinettista Sidney Bechet e del batterista Henry Zeno. Negli anni della prima guerra mondiale Duson dirige un suo gruppo al Jim Tom's, un cabaret del West End, e, successivamente, trova un buon ingaggio nella S.S. Capitol Orchestra del pianista Fate Marable. Nel corso degli anni Venti suona più volte con l'orchestra di Louis Dumaine, ma non prende parte alle celebri sedute di incisione realizzate dal bravo trombettista nel corso del 1927. Negli anni della depressione economica cerca di lavorare ancora con Dumaine nella W.P.A. Brass Band per la misera cifra di 25 dollari al mese. Con il passare degli anni, però, fatica sempre più a trovare ingaggi. In più la non conoscenza della musica gli impedisce di trovare un lavoro stabile e finisce per trascorrere i suoi ultimi anni di vita in povertà.


31 marzo, 2024

31 marzo 1967 – Brucia la chitarra di Hendrix

Che cos'è un "package tour"? È una sorta di "offerta speciale" per il pubblico che mette insieme artisti diversi sullo stesso palco. Il 31 marzo 1967 all'Astoria Theatre di Londra, in Finsbury Park fa il suo debutto un "package tour" con un pacchetto di artisti che sembra compilato appositamente per attrarre spettatori di ogni tipo e gusto. In una sorta di azzardata compilation, infatti, si alternano sul palco i Walker Brothers, il re del pop melodico Engelbert Humperdinck, il cantautore Cat Stevens non ancora convertitosi all'Islam e Jimi Hendrix con gli Experience. Una tale mescola di stili e generi musicali oggi farebbe accapponare la pelle, ma in quel periodo non è dissimile da altri "package". È comunque certo che nessuno ricorderebbe quello spettacolo se Hendrix non l'avesse marchiato a fuoco, non solo per modo di dire. Fin dalle prime battute il chitarrista, da pochi mesi trasferitosi in Gran Bretagna alla corte di Chas Chandler, l'ex chitarrista degli Animals suo scopritore, estimatore e manager, fatica a reprimere la noia per quanto accade sul palco. Jimi detesta i tempi contingentati di quel genere di spettacolo e, ancor di più, non sopporta la superficialità con la quale il pubblico digerisce tutto. Quando sale sul palco è teso come un elastico. Mentre il basso di Noel Redding e la batteria di Mitch Mitchell pompano blues a tutta forza, Hendrix impressiona per il suo modo di trattare la chitarra. Spinge al massimo il volume degli amplificatori, lavora sulla distorsione del suono e introduce cacofonie mai ascoltate prima. Di fronte a tanta forza gli spettatori sono divisi. C'è chi si lascia catturare dal suo carisma trascinante e chi manifesta a gran voce il suo disappunto. Jimi, sul palco, non si cura di nulla. La sua attenzione principale è concentrata sulla chitarra. Ne sfrega le corde contro l'asta del microfono, la stimola, la maltratta, la avvicina alla bocca e inizia a suonarla con i denti. Quando l'ultimo brano sta per finire appoggia la chitarra per terra, si inginocchia e le dà fuoco. La fiammata sembra avvolgerlo. Jimi si alza e guarda emozionato il suo strumento che brucia mentre gli amplificatori ne rimandano l'ultima lancinante distorsione. Poi si alza e se ne va. Il pubblico non s'è accorto, ma le sue mani sono state investite dalla prima fiammata. Rientrato tra le quinte dovrà essere accompagnato all'ospedale per essere medicato. Il "numero" della chitarra bruciata diventerà un classico delle sue esibizioni.

30 marzo, 2024

30 marzo 1962 – Jack Purvis, il trombettista rapinatore

Il 30 marzo 1962 muore a San Francisco, in California, il cinquantacinquenne trombettista Jack Purvis, uno dei personaggi più eccentrici della storia del jazz. Nato a Kokomo, nell'Indiana, impara a suonare la tromba fin da bambino e a quindici anni si esibisce con varie band della sua zona. Successivamente se ne va a Lexington, nel Kentucky dove viene ingaggiato dalla Original Kentucky Night Hawks. A soli vent'anni fa parte dell'organico della big band di Walter Kaufman e, dopo una breve esperienza con gli ensemble di George Cahart e Hal Kemp, nel 1930 entra nella formazione dei California Ramblers. Irrequieto come tutti i grandi strumentisti gira tra i vari gruppi e occasionalmente si esibisce come quarta tromba nella grande orchestra di Fletcher Henderson. A partire dal 1933 sembra aver trovato finalmente un approdo stabile con la band di Charlie Barnet e un lavoro fisso negli studi della Warner Bros, ma è soltanto un'illusione. Due anni dopo, tentato dall'idea di mettersi in proprio, forma un quartetto con il quale si esibisce a lungo al Club 18 di New York. Chiusa anche questa parentesi torna a vagabondare tra varie orchestre, tra cui quella di Joe Hymes e John Wynn. Si incarica la sorte di frenare la sua irrequietezza. Nel 1937 viene arrestato per rapina a El Paso, nel Texas, e condannato a dieci anni di carcere senza alcuna attenuante. Li sconta tutti, ma non smette di suonare, anzi il periodo carcerario finisce per rappresentare la più lunga esperienza artistica della sua vita. Forma un'orchestra di detenuti, i Rhythm Swingsters, di cui è direttore, arrangiatore, pianista e trombettista e a partire dal 1938 ottiene l'autorizzazione a trasmettere con regolarità i propri concerti dalla prigione sui canali di una emittente radiofonica. Quando, nel 1947, torna libero decide di chiudere con la musica. Se ne va in Florida e trova un impiego come pilota civile in una piccola compagnia aerea. Da quel momento se ne perdono le tracce. Le sue vicende di quegli anni, compresa la data della morte, sono state ricostruite dagli storici in un periodo successivo. Nel 1949, perso l'impiego come pilota, si adatta a fare il carpentiere a Pittsburg prima di imbarcarsi, come cuoco di bordo, su una nave in partenza da Baltimora. Sulla sua vita non mancano le leggende. La più suggestiva è quella di un hawaiano che giura di averlo visto suonare il Volo del calabrone alternando tromba e trombone in un locale di Honolulu.

29 marzo, 2024

29 marzo 1952 – Franco Raffaelli in trionfo a Parigi


Il 29 marzo 1952 nell'ambito della seconda edizione del Salon du Jazz di Parigi è in programma l'esibizione di un sestetto nato dall'allargamento della formazione dell'Hot Club di Roma. La band, composta da Nunzio Rotondo, Ettore Crisostomi, Carletto Loffredo, Carlo Pes, Gil Cuppini e Franco Raffaelli è considerata uno dei più promettenti gruppi europei dell'epoca. Da poco è diventata un sestetto sostituendo Rodolfo Bonetto con Cuppini alla batteria e inserendo in formazione il chitarrista Carlo Pes. Il gruppo ha attirato l'attenzione anche dei discografici e soltanto un paio di giorni prima dell'esibizione parigina ha terminato di registrare ben otto brani per la Columbia. Il concerto del gruppo è molto atteso anche per il momento straordinario che sta attraversando il sassofonista Franco Raffaelli, piazzatosi sorprendentemente al secondo posto dietro Marcello Boschi nel referendum indetto dalla rivista Musica Jazz. Nonostante tutto, però, la loro musica, che si inserisce in quell'area sperimentale che verrà chiamata "cool jazz" fatica a farsi largo in un ambiente difficile e piuttosto conservatore come quello italiano. In una sala affollata e attenta il concerto parigino del 29 marzo inizia quasi in sordina, crescendo poi progressivamente fino a liberare la grinta e la solidità stilistica e tecnica dei suoi strumentisti. Il pubblico francese è affascinato in particolare dal sassofono di Franco Raffaelli che, come se fosse in preda a una sorta di possessione magica, vola ad altezze impossibili, ma tutta la formazione è straordinariamente efficace. Alla fine del concerto in sala esplode l'entusiasmo. I sei musicisti vengono chiamati ripetutamente in scena dalle urla e dagli applausi degli spettatori intenzionati a prolungare all'infinito la magia di quel momento. Il giorno dopo anche la critica francese, solitamente scettica e parca di lodi quando si tratta di gruppi italiani, parla senza mezzi termini di "trionfo". L'esibizione segna anche l'affermazione personale di Franco Raffaelli, la cui abilità al sassofono è paragonata a quella dei grandi protagonisti americani del cool e c'è chi arriva a chiamarlo "le petit Konitz", con un evidente richiamo a Lee Konitz, uno dei giganti di quel periodo. Gli echi di quella serata parigina accompagneranno per lungo tempo il sassofonista che, a dispetto, delle previsioni, dopo qualche anno preferirà abbandonare l'attività concertistica limitandosi a qualche ritorno saltuario per puro diletto.



28 marzo, 2024

28 marzo 1964 – Mods contro Rockers

Il 28 marzo 1964 inizia a Clayton, in Gran Bretagna, uno dei più accesi e violenti confronti tra bande giovanili che la storia ricordi. Da tempo i Mods e i Rockers, i due gruppi principali nei quali si dividono i ragazzi britannici, si sono dati appuntamento nella cittadina balneare per regolare definitivamente la lunga lista di conti aperti. La polizia non ha dato gran peso alla notizia e si è limitata a raccomandare prudenza e vigilanza ai propri agenti in servizio nella zona. Già nella serata del 27 marzo la località scelta per la resa dei conti assiste all'arrivo, con ogni mezzo, di gruppi di giovani attribuibili fin dal primo colpo d'occhio a uno dei due gruppi. I Mods e i Rockers, infatti, sono bande giovanili che vivono e si vestono in modo estremamente differente tra loro. I Mods, pur essendo in gran parte composti da giovani studenti e operai, arrivano da zone dove si respira un clima di benessere piccolo borghese, soprattutto da Londra e dal meridione dell’Inghilterra. Amano la “pillola blu”, come viene chiamata in gergo l'amfetamina e sono vestiti in modo inappuntabile con parka, giacche di velluto a coste, camicie e pantaloni larghi. La cura dell'abbigliamento si accompagna a una ostentata cura della persona, con capelli corti o moderatamente lunghi e ben curati. Si muovono in gruppo guidando scooter, soprattutto Lambrette, personalizzate con un numero incredibile di fari. Detestano il vecchio rock and roll, al quale preferiscono il soul della Motown e il rhythm and blues. Tra i gruppi britannici preferiti dai Mods ci sono gli Who e gli Small Faces, per il loro rock accelerato e amfetaminico. I Rockers, invece, provengono dai quartieri poveri della capitale e dall'Inghilterra settentrionale. Girano su rumorose e antiquate motociclette, hanno i capelli lunghi e incolti o corti e impomatati di brillantina e indossano jeans con giubbotti di pelle. Amano il rock and roll delle origini, i Kinks di You really got me e, soprattutto, i Beatles che considerano «sporchi rocker di un rumoroso porto industriale» come scrive il cantante e giornalista Mick Farren. I primi scontri tra le due bande avvengono nel primo pomeriggio del 28 marzo e sono violentissimi, mentre la polizia, vista la gravità della situazione, chiede rinforzi. Per due giorni i giovani combatteranno su due fronti: da un lato Mods contro Rockers e dall'altro le due bande insieme per liberare i giovani fermati e rinchiusi nei cellulari. Il bilancio finale sarà di un numero incalcolabile di contusi e feriti e di centinaia di fermati.

27 marzo, 2024

27 marzo 1905 - Hal Kemp dal pianoforte alle ance

Il 27 marzo 1905 nasce a Marion, in Alabama, il sassofonista e clarinettista Hal Kemp. Registrato all'anagrafe con il nome James Harold Kemp, inizia gli studi musicali sui tasti bianco e neri di un pianoforte. Solo nel 1917, quando si trasferisce con la famiglia a Charlotte, nel North Carolina, comincia lo studio del clarinetto. Ha talento e in breve si ritrova a dirigere una delle orchestra studentesche dell'Università del suo stato. Completati gli studi universitari nel 1926, si dedica a tempoo pieno all'attività musicale con una propria formazione da ballo nella quale suonano spesso strumentisti jazz di grande valore come accade con Bunny Berigan nel 1930. Incide un gran numero di dischi, alcuni a suo nome e altri sotto la sigla Carolina Club Orchestra. All'apice del successo muore in un incidente automobilistico il 21 dicembre 1940.

26 marzo, 2024

26 marzo 1932 - Joe Venuti aggredisce il chirurgo che ha operato Eddie Lang

Il 26 marzo 1932 muore il chitarrista Eddie Lang. Sembra che la morte sia stata provocata da complicazioni sopravvenute a una tonsillectomia. La causa della morte è una forte emorragia e la versione ufficiale attribuisce a fatalità l'evento. Il violinista Joe Venuti, suo inseparabile amico, non crede a una parola di quello che gli viene raccontato. Siccome Lang soffriva di emofilia accusa il chirurgo di non aver sottoposto il chitarrista alle necessarie analisi. Alterato e sconvolto, insoddisfatto delle risposte formali che gli vengono date, passa alle maniere forti malmenando pesantemente il chirurgo. Arrestato è costretto a subire un processo e una condanna. Per Joe Venuti sembra l'inizio di un rapido declino. Quello che era considerato "il miglior violinista jazz del mondo appare in difficoltà a trovare ingaggi. Non sono soltanto i contraccolpi dei guai giudiziari a minarlo, ma anche la sua situazione personale. Con la morte di Lang, infatti, entra in una fase depressiva fortissima. I due oltre che affiatati un'affiatata coppia di musicisti erano anche molto uniti nella vita tanto che avevano sposato due ex ballerine delle Ziegfeld Follies, conosciute in uno dei tanti spettacoli di Broadway. Quando Lang muore Venuti decide di continuare a versare alla vedova del suo grande amico una quota-parte dei suoi guadagni. Negli anni Cinquanta la sua stella ricomincerà a splendere.

25 marzo, 2024

25 marzo 1940 - Mina, la più grande voce femminile del pop italiano

Il 25 marzo 1940, a Busto Arsizio, in provincia di Varese nasce Mina Anna Mazzini (e non Anna Maria come spesso viene chiamata), una cantante la cui storia attraversa più di mezzo secolo di storia della musica italiana. La sua evoluzione artistica si muove su strade imprevedibili, spesso prescindendo dalle regole e dalle consuetudini che da sempre muovono la scena musicale italiana. Alla fine degli anni Cinquanta la sua voce potente, aspra e aggressiva irrompe sulla scena musicale del nostro paese, capovolge le regole auree della melodia tradizionale, ne spezza il delicato fraseggio e ne rivoluziona i canoni interpretativi portando in primo piano le parti fino a quel momento considerate marginali nella stesura. Nei suoi acuti c’è la lezione del rock and roll, dei juke box, della ventata innovatrice che arriva d’oltreoceano. La scelta dei colori del rock and roll non è, però, definitiva perché Mina non vuole rischiare di diventare prigioniera di un genere. Negli anni Sessanta inizia a misurarsi con interpretazioni sempre più impegnative. Più il gioco è difficile e più Mina prova gusto a giocare. Sperimenta i limiti della propria vocalità operando scelte di repertorio tra loro contrastanti. L'urlatrice degli inizi diventa così un’interprete sofisticata capace di misurarsi con generi e stili diversi, dalla canzone italiana più tradizionale alla musica brasiliana, alla ballata, al soul e al blues. Utilizza la sua voce come uno strumento, scavalcando, se necessario, anche i limiti imposti dal testo, dalla dizione o dalla pronuncia. E se nei primi tempi la voce è solo un elemento, pur se fondamentale, delle sue scelte artistiche, con il passare degli anni è destinata a diventare l’unico mezzo di comunicazione con il pubblico. La decisione di ridurre ai minimi termini la propria presenza pubblica e di non apparire più né in concerto, né in televisione è perfettamente in linea con il personaggio che ha scelto di essere: se stessa, sulla scena come nella vita. Poco dopo la nascita la sua famiglia si trasferisce nel cremonese. Dopo aver cantato per la prima volta in pubblico nell'estate del 1958 quasi per scherzo la ragazza forma la sua prima band, gli Happy Boys e pubblica i primi singoli con il nome d'arte di Baby Gate. Alla fine dell'anno partecipa alla Sei giorni della Canzone e nel 1959 debutta in televisione con una personalissima versione di Nessuno, la canzone presentata da Wilma De Angelis al Festival di Sanremo. Nel 1960 partecipa per la prima volta alla manifestazione sanremese senza troppa fortuna. L'anno dopo fa la sua seconda e ultima apparizione al Festival di Sanremo con Io amo tu ami e Le mille bolle blu. Sempre nel 1961 è tra i protagonisti fissi dello show televisivo "Studio Uno", esperienza che ripete nel 1965 e nel 1966. Nel 1967 fonda la PDU, una sua etichetta discografica e l'anno dopo presenta "Canzonissima" con Paolo Panelli e Walter Chiari. Nel 1972 scrive, insieme ad Augusto Martelli, il brano Il conformista per il film "La strategia del ragno" di Bernardo Bertolucci. Nel 1978 appare per l'ultima volta in televisione nel programma "Milleluci" e fa la sua ultima esibizione dal vivo a Bussoladomani. Da quel momento si ritira nella sua casa di Lugano regalando al suo pubblico una lunga serie di album di grande successo. Oggi Mina è soprattutto una grande voce che sembra uscire dal nulla. Nessuna altra interprete ha avuto il coraggio, come lei, di entrare nel mito annullando del tutto la sua fisicità proprio nel momento in cui l’immagine si stava affermando come elemento centrale in ogni settore dello spettacolo e della comunicazione.

24 marzo, 2024

24 marzo 1952 – Big Sid Catlett e la tecnica del rullante

Il 24 marzo 1951, colpito da una sincope, muore improvvisamente a Chicago, nell’Illinois, il quarantunenne Big Sid Catlett, all'anagrafe Sidney Catlett, uno dei più grandi batteristi della storia del jazz. Nato a Evansville, nell'Indiana, si avvicina alla musica studiando pianoforte. È ancora adolescente quando scopre la batteria. Se ne innamora e non la lascerà più. Nel 1930, a vent'anni, va a New York per suonare con l'orchestra di Sammy Stewart, e nei cinque anni successivi, fa parte di alcuni fra i gruppi degli strumentisti più importanti dello swing: Elmer Snowden, Benny Carter, i Mc Kinney's Cotton Pickers e, soprattutto, Fletcher Henderson e Don Redman che gli consentono si affinare e rinnovare il suo stile. Sia Henderson che Redman sono, infatti, artefici di arrangiamenti carichi di swing, ma, nello stesso tempo, moderni per le novità di linguaggio e per i grandi solisti presenti nei loro gruppi. Quando, nel 1938, Big Sid entra nell'organico dell'orchestra di Louis Armstrong è già considerato una delle stelle più brillanti del firmamento jazzistico dell'epoca. Ci resta fino al 1943, poi, dopo una breve parentesi con Benny Goodman tenta di mettersi in proprio costituendo un gruppo a suo nome. In quel periodo le grandi orchestre sono ormai arrivate al capolinea. Tra i primi ad accorgersene c'è Louis Armstrong, che inventa la formula degli All Stars, una sorta di band ad assetto variabile nella quale si incontrano grandi personaggi della storia del jazz. Big Sid Catlett, con Barney Bigard, Jack Teagarden ed Earl Hines ne rappresenta uno dei quattro punti di forza. La sua morte lascerà un vuoto difficilmente colmabile, testimoniato dalla lunga serie di concerti al fianco di Armstrong. Pochi batteristi sapevano "lanciare" i solisti come lui, con una pausa impercettibile nel suo straordinario gioco di piatti e di tamburi nella quale personaggi come Teagarden e Hines trovavano l'appoggio per far volare alta la loro improvvisazione. Nei suoi relativamente pochi anni d'attività ha contribuito in modo fondamentale al passaggio dal jazz classico al jazz moderno. Pur prendendo a modello il pulsare severo e cronometrico di due grandi batteristi di New Orleans come Zutty Singleton e Baby Dodds, Big Sid ha sviluppato fin dagli esordi una tecnica personalissima che non si limitava ad "uscire" negli spazi a lui riservati, ma svolgeva un lavorio preparatorio di estrema efficacia, fondato sull'uso del rullante.


23 marzo, 2024

23 marzo 1969 – Ehi Gregg, vuoi fare l’organista del mio gruppo?

Il 23 marzo 1969 Gregg Allman è a Los Angeles mentre suo fratello Duane è, teoricamente, impegnato nella registrazione del suo primo disco da solista. In realtà Duan Allman non è soddisfatto del gruppo che l’accompagna in sala di registrazione, il lavoro non procede e lui pensa che ci sia bisogno di qualcosa in più. Intenzionato a risolvere rapidamente la questione prende il telefono e chiama Gregg. «Ehi, fratello, ti va di entrare nella mia band come organista?» Gregg rimane sconcertato perché oltre a essere un ottimo cantante suona la chitarra da ben quattordici anni ma non si sente troppo a suo agio con le tastiere. Nonostante tutto decide di accettare la proposta del fratello. Nasce così la Allman Brothers Band. Il primo disco, The Allman Brothers Band, esce nel novembre del 1969 ricevendo immediatamente larghi consensi. Le due chitarre di Duane Allman e Dickey Betts costituiscono il punto focale di una formazione che, nel suo insieme, appare molto influenzata dalla musica nera e in particolare dal blues, una band con enormi potenzialità, già molto affiatata come dimostra il secondo Lp, Idlewild South, contenente la strumentale Revival e la splendida In memory of Elizabeth Reed, entrambe scritte da Dickey Betts e ancora Leave my blues at home e Midnight rider.

22 marzo, 2024

22 marzo 1943 – George Benson, tra jazz, rock e pop

Il 22 marzo 1943 nasce a Pittsburgh George Benson. Inizia a studiare chitarra all'età di otto anni e, dopo cinque anni, già si esibisce regolarmente con gruppi di rhythm and blues della sua città. I suoi idoli non sono comunque i grandi maestri del blues: Benson si forma alla scuola jazz di chitarristi come Charlie Christian e Wes Montgomery. Nel 1963 Benson arriva a New York ed entra nel gruppo dell'organista Brother Jack McDuff. Questa esperienza, durata due anni, affina lo stile del chitarrista e gli consente di prendere confidenza con il pubblico dei concerti: un'abitudine al palcoscenico che, in seguito, lo aiuterà a conquistare un enorme successo. Nel 1966 incide il primo album solista per la Columbia Records, It's uptown, ma è una specie di fiasco commerciale: il contratto viene stracciato e Benson approda alla neonata etichetta di Creed Taylor, la CTI. L'intento di questo nuovo marchio è quello di proporre la "fusion-music" nella sua accezione più leggera e disimpegnata, la chitarra di Benson si adatta perfettamente a queste esigenze, tanto che diventa ospite fissa di tutti i prodotti CTI, oltre che protagonista negli album solisti di Benson. Tra questi ultimi il meglio riuscito è White rabbit del 1973. Ma il vero successo di Benson arriva a metà degli anni settanta quando, lasciata la CTI per la Warner Bros., il chitarrista inizia la sua collaborazione con il produttore Tommy LiPuma. Il primo grande risultato è l'album del 1976 Breezin' dove, per la prima volta, Benson si cimenta anche nelle vesti di cantante. La musica è morbida, con toni decisamente popolari, da classifica: il singolo This masquerade entra, infatti, nella Top ten americana, fatto inusitato per un artista ancora etichettato come jazzista. Il successo non è comunque casuale e viene ripetuto l'anno seguente con l'album In flight. La vera esplosione del fenomeno Benson arriva però nel 1978 con il doppio album dal vivo Weekend in L.A. dove il chitarrista si cimenta in una poderosa versione del "classico" di Leiber e Stoller, On Broadway. Ad accompagnare Benson in questa straordinaria tournée c'è un gruppo di splendidi musicisti: Phil Upchurch (già chitarrista di Ramsey Lewis), Ralph McDonald alle percussioni, Stanley Banks al basso, Ronnie Foster alle tastiere e Jorge Dalto al pianoforte. È questo il segreto del successo di Benson: ottimi musicisti nel gruppo, un impasto sonoro a cavallo tra jazz. rock e soul, una voce suadente e sporadiche incursioni in un solismo chitarristico da virtuoso dello strumento. Con le sue chitarre Ibanez G310 e Gibson Super 400CES, Benson torna nuovamente al grande successo nel 1980, aiutato dal produttore Quincy Jones. L’album è Give me the night e l'omonimo singolo raggiunge la posizione più alta in classifica mai conquistata da Benson: il quarto posto. Da quel momento il successo di Benson viene ampiamente ridimensionato a livello internazionale, anche se in patria i suoi concerti registrano sempre il tutto esaurito. Il merito, ancora una volta, è nella formula senza tempo inventata dal chitarrista: una musica ben costruita che abbina la raffinatezza del jazz alla concretezza della musica pop senza pretendere dì lanciare messaggi.

21 marzo, 2024

21 marzo 1978 – Roxanne, una canzone offensiva per la BBC

Il 21 marzo 1978 i Police, una band composta da Sting, Stewart Copeland e Andy Summers, che da poco ha sostituito il chitarrista Henry Padovani, fanno ascoltare per la prima volta Roxanne, un brano in cui credono molto, a quello che considerano un po' il loro grande protettore: Miles Copeland, proprietario dell'etichetta Illegal Records, che ha pubblicato, senza grande fortuna, il loro primo singolo Fall out. Copeland ascolta in silenzio quella strana mescola di reggae, punk e funky e alla fine s'accende d'entusiasmo: «Ragazzi, questa non è musica, è dinamite pura! Un distillato di nitroglicerina! Fatemi fare un paio di telefonate, ci risentiamo domani». Il giorno dopo i Police si ritrovano tra le mani un'allettante proposta contrattuale pronta da sottoscrivere con la A&M Records, una delle major più disponibili a lanciare nuovi artisti. Miles si è reso conto di non poter sostenere con la sua piccola etichetta un gruppo dalle grandi potenzialità e si è dato da fare, autonominandosi "manager" del trio. In una sola notte ha convinto i dirigenti della A&M e ora alla band non resta che accettare. Il contratto è vantaggioso e prevede un forte impegno promozionale, oltre al lancio della band anche sul mercato statunitense. I Police firmano e il singolo viene registrato a tempo di record. Il 7 aprile è pronto per essere distribuito. Tutto a posto? No. A spegnere gli entusiasmi arriva un'improvvisa doccia fredda: la BBC decide di non dare il nulla osta alla diffusione radiofonica e televisiva di Roxanne perché il testo «rischia di offendere la sensibilità degli ascoltatori». Di fronte a questo atto di censura i Police cercano di difendersi e Sting arriva addirittura a scrivere una lettera all'emittente britannica cercando di spiegare il testo ai cocciuti censori e chiedendo di poter difendersi in contraddittorio. Gli sforzi risultano tutti vani: la BBC non cambia decisione. Roxanne diventa così un fenomeno "underground" e non riesce ad andare oltre la ristretta cerchia degli appassionati cercatori di novità. Il timore della band è che l'incidente provochi la rescissione del contratto con la A&M, come tutte le major non troppo disposta a coinvolgere il proprio marchio in situazioni del genere. Nonostante le preoccupazioni, però, non succede niente. L'etichetta non molla un gruppo che considera una "gallina dalle uova d'oro" e sei mesi dopo, passata la bufera, immetterà sul mercato l'album Outlandos d'amour, il primo grande successo internazionale dei Police.

20 marzo, 2024

20 marzo 1993 – Snow, un disco d'oro in carcere

Il 20 marzo 1993 arriva al vertice della classifica dei singoli più venduti negli Stati Uniti Informer, un brano esplosivo interpretato dal rapper bianco Snow. L'evento viene accolto con sorpresa perché, dopo l'exploit di Vanilla Ice, Snow è il secondo rapper bianco che negli anni Novanta si dimostra capace di conquistare ampi consensi anche tra il pubblico nero. Di lui non si sa molto, se non che sarebbe nato in Canada e avrebbe avuto un'adolescenza burrascosa con una scheda personale ricca di aggressioni, risse e carcere. È tutto troppo perfetto per essere vero. Scottati dalla vicenda di Vanilla Ice, tranquillo figlio di una famiglia della middle class texana trasformato dagli uffici stampa, per esigenze di ruolo, in una sorta di teppistello con un passato turbolento in bande assolutamente inventate, i giornalisti non ci cascano più. C'è anzi chi accoglie con ironia la nascita di un nuovo "pericoloso" rapper dalla faccia pallida. Nel caso di Snow ci sono poi elementi ancora più sospetti. Nonostante la conquista del vertice delle classifiche di vendita l'ufficio stampa della sua casa discografica ne dichiara l'indisponibilità a incontri, interviste e dichiarazioni dirette. L'unica prova della sua esistenza sembra affidata a qualche foto e un mazzetto di fogli contenenti varie banalità. È inevitabile che cominci a circolare il sospetto di un personaggio inesistente, una sorta di clone creato a tavolino con voce e immagine appartenenti a due persone diverse. Non è la prima volta che accade. Quando l'idea che sia una sorta di "fantasma mediatico" sta prendendo consistenza, emerge la verità. Snow esiste davvero, si chiama Darrin O' Brien, è nato in Canada ed è rinchiuso in un carcere dove sta scontando una condanna per aggressione. Essendo recidivo, dopo una prima esperienza carceraria parzialmente condonata per rissa, non può godere di alcuna agevolazione nel regime carcerario e, quindi, non può rilasciare interviste. Scoperto a New York nel 1991 da D J Prince, ha iniziato a lavorare in sala di registrazione con il produttore M.C. Shan. Il suo nome d'arte è un acronimo di "Super Notorious Outrageous Whiteboy", datogli proprio da Prince.Quando Informer è ormai pronto per la distribuzione arriva la condanna per aggressione e la fine della libertà. Mentre il disco scala le classifiche di tutto il mondo Snow passa così le giornate in cella. Quando tornerà libero, si ritroverà ricco e confermerà il suo momento d'oro con l'album 1 2 inches of Snow e il singolo Lonely monday morning.



19 marzo, 2024

19 marzo 1937 - Jože Privšek, un gigante del jazz sloveno

Il 19 marzo 1937 nasce a Lubiana il pianista e compositore Jože Privšek. Terminati gli studi superiori di musica a Lubiana, studia privatamente composizione con il professor L. M. Skerjanec e completa la sua formazione musicale alla Berklee School of Music di Boston. Nella città statunitense suona anche nell'orchestra di Herb Pomeroy e scrive arrangiamenti. A partire dai sedici anni si dedica al jazz formando propri gruppi: un quartetto, con il quale inciderà il suo primo disco suonando sia il vibrafono che il piano e si esibirà in occasione del primo festival jazz di Bled nel 1960, e i Seven Dixies. Non ha ancora vent'anni  anni quando entra come pianista nella big band di Radio Lubiana di cui diventerà poi direttore sostituendo Bojan Adamovic. Con questa big band si esibiscono anche famosi solisti come Leo Wright, Jim Whigham, Johnny Griffin. Nei suoi dischi usa spesso i nomi d'arte di Jeff Conway e Simon Gale. Muore l'11 giugno 1998.

18 marzo, 2024

18 marzo 1977 – Inizia l’avventura dei Clash

Il 18 marzo 1977 la CBS pubblica il primo singolo di una band sconosciuta. Il gruppo si chiama Clash (Scontro) e il disco è White riot (rivolta bianca). Ispirato ai disordini scoppiati in occasione del carnevale giamaicano di Notthing Hill quando i giovani di colore avevano reagito alle provocazioni della polizia, il brano si rivolge esplicitamente ai giovani londinesi bianchi invitandoli a dare un senso alla loro rabbia: «Il nero ha un casino di problemi/ma non si fa menate se deve tirare un mattone… Tutto il potere è nelle mani/di chi è abbastanza ricco da comprarlo/mentre noi camminiamo per le strade/troppo stupidi per sfidarlo/… nessuno vuol finire in galera». La musica, tirata e travolgente, è in linea con la semplicità dei due-accordi-due di quel periodo. In piena era punk i Clash lanciano così una sfida al ribellismo più esistenziale che sociale di gruppi come i Sex Pistols e i Damned. «Non siamo ribelli, siamo rivoluzionari!» è il loro grido di rivolta e il disegno è chiaro: trasformare un movimento musicale anarchico e spontaneo in qualcosa di organizzato e politicamente più incisivo. Il loro lavoro si muove su piani diversi. Uno è quello musicale. Saldano l'esperienza del punk ad altre culture generando nuovi suoni e ponendo le basi a quella contaminazione che diventerà quasi una regola negli anni successivi. L'altro è quello politico. I Clash fanno politica non soltanto con le canzoni, ma partecipando attivamente alla costruzione di movimenti contro il razzismo e di solidarietà nei confronti delle grandi lotte sociali. Utilizzano poi la loro popolarità per far filtrare messaggi orientati alla costruzione di un'opposizione radicale e di massa (un esempio su tutti sono le migliaia di magliette con la scritta "sicurezza sociale" in un'epoca in cui altri gruppi privilegiavano slogan come "distruzione" o "suicidio"). Negli anni successivi vanno oltre. Sfruttando il grande potere contrattuale che deriva dalla loro popolarità impongono limiti ai costi dei biglietti e accettano di rinunciare a parte delle royalties pur di pubblicare il triplo album Sandinista a prezzo ridotto. Lo slang operaio di Joe Strummer, volgare e provocante, dà parole e musica alla voglia di cambiare il mondo di un'intera generazione. Chi ha avuto la fortuna di assistere al loro concerto milanese del 1981 ha ancora negli occhi lo striscione appeso dai ragazzi arrivati da tutta Italia: "Milano calling - Clash is coming". Con White riot iniziava l’avventura di una band il cui rock operaio resta una lezione, per molti versi insuperata, di come sia possibile coniugare politica e impegno musicale.

17 marzo, 2024

17 marzo 1979 – Caro Costello, ai razzisti spacchiamo la faccia!

La scena si svolge nella hall dell'Holiday Inn di Columbus, nell’Ohio. È il 17 marzo 1979. Elvis Costello, impegnato in un lungo tour statunitense insieme a Stephen Stills sta intrattenendo un nutrito stuolo di ammiratori. Un po' alticcio e sopra le righe inizia una scombinata arringa contro la musica statunitense colpevole, a suo dire, di essere noiosa e ripetitiva, senza la fantasia e l'originalità del rock britannico. I suoi interlocutori gli fanno notare che il suo è un discorso senza senso e che su entrambe le sponde dell'oceano ci sono episodi noiosi e ripetitivi. Nella concitata discussione si alza una voce di forte dissenso: «Tutto il rock è debitore alla musica nera, al soul e al blues in particolare. Le tue sono storie! Come puoi ignorare la genialità interpretativa di un Ray Charles o una forza della natura come James Brown?»: Elvis Costello reagisce con violenza alla dichiarazione: «Ray Charles? Tu mi parli di Ray Charles? Quello è un negro cieco e ignorante! E James Brown è un altro stupido negro!» Le frasi urlate rimbombano nella hall e attirano l'attenzione degli strumentisti della band di Stephen Stills che si alzano e con aria minacciosa si dirigono verso il capannello che circonda il cantante inglese. «Tu sei un razzista, un verme bianco e razzista. Con gli animali come te è inutile perdere tempo a parlare. L'unica soluzione è quella di spaccarti la faccia!» Detto questo si lanciano verso il cantante e ingaggiano una rissa furibonda con le sue guardie del corpo prontamente accorse. Costello, spaventato e protetto dagli agenti in servizio nella hall dell'Holiday Inn riesce a guadagnare il più vicino ascensore e a dileguarsi. La fuga non seda la rissa tra le guardie del corpo del cantante e i componenti della band di Stills, cui si sono aggiunti fonici e addetti al palco. Solo l'arrivo di rinforzi, chiamati tempestivamente dagli agenti in servizio presso l'albergo, riesce a placare gli animi e a chiudere, almeno per il momento l'incidente. Il tour è, però, a rischio, perché i musicisti non intendono dividere più il palcoscenico con Elvis Costello. «Se quel signorino ci ricapita tra le mani finiremo il lavoro lasciato a metà questa notte!» La tensione è destinata a stemperarsi definitivamente il giorno dopo quando, in un'improvvisata conferenza stampa, il cantante inglese chiederà scusa a tutti e minimizzerà l'incidente sostenendo di non essere razzista, ma di aver pronunciato, senza pensare, alcune frasi provocatorie così per il gusto di esagerare. La sua carriera confermerà che si è trattato soltanto di una stupida fanfaronata.

16 marzo, 2024

16 marzo 1978 - Il rapimento di Aldo Moro

La mattina del 16 marzo 1978 Aldo Moro, uno dei leader della Democrazia Cristiana, viene catturato da un commando e i cinque uomini della sua scorta restano uccisi nello scontro a fuoco. Nato a Maglie, in Provincia di Lecce, il 23 settembre 1916 Aldo Moro è uno dei protagonisti della politica italiana del Novecento. Cinque volte Presidente del Consiglio dei Ministri nei primi mesi del 1978 da presidente della Democrazia Cristiana, cioè il partito che detiene la maggioranza relativa in entrambi i rami del Parlamento italiano, è uno dei principali artefici di un accordo di governo tra il suo partito e il Partito Comunista Italiano uscito molto rafforzato dalle elezioni. In un’epoca in cui il mondo è caratterizzato dalla cosiddetta “guerra fredda” tra URSS e USA non tutti vedono di buon occhio l’arrivo del più grande partito comunista dell’occidente al governo di un paese alleato degli Stati Uniti. Il 16 marzo 1978 il lungo lavoro di Moro sembra chiudersi con successo con la presentazione alle Camere di un esecutivo guidato da Giulio Andreotti che, per la prima volta nella storia italiana, conta su un appoggio esterno e diretto del PCI. Alle 9,15 di quello stesso giorno l'auto che lo sta trasportando alla Camera dei Deputati cade in un’imboscata delle Brigate Rosse all’altezza di via Fani. In pochi istanti vengono assassinati i carabinieri Domenico Ricci e Oreste Leonardi che sono a bordo dell'auto di Moro e i tre poliziotti Raffaele Jozzino, Giulio Rivera e Francesco Zizzi sull'auto di scorta. Aldo Moro viene sequestrato. Si apre un drammatico confronto tra chi vorrebbe trattare con i brigatisti per il suo rilascio e chi invece sostiene la “linea della fermezza”: nessuna trattativa tra lo Stato e i gruppi eversivi. Dopo un alternarsi di polemiche, speranze e misteri, il 9 maggio 1978 il corpo senza vita di Aldo Moro viene ritrovato all’interno di una Renault rossa collocata in via Caetani, esattamente a metà strada tra le sede del Partito Comunista e della Democrazia Cristiana. Poche ore dopo il ministro degli Interni Francesco Cossiga rassegna le sue dimissioni dalla carica.

15 marzo, 2024

15 marzo 1940 - Concerto for Cootie, un capolavoro

Il 15 marzo 1940 Duke Ellington registra il suo famoso Concerto for Cootie dedicato al trombettista Cootie William, uno dei pilastri di quel periodo considerato uno dei migliori dell'opera ellingtoniana. A questa registrazione il  musicologo e musicista francese André Hodeir ha dedicato un lungo saggio nel quale, tra l'altro, si dice che  «Concerto For Cootie è un capolavoro perché lo strumentatore e il solista hanno rinunciato ad ogni seduzione di effetto facile, e perché la sostanza musicale è così ricca, che mai, neanche per un istante, suscita nell'ascoltatore monotonia. Concerto For Cootie è un capolavoro perché in esso i giochi sono scoperti, senza trucchi, e tutti vincenti: ci troviamo di fronte a un vero concerto nel quale l'orchestra non fa da semplice sfondo e nel quale il solista non perde tempo in acrobazie tecniche di effetto gratuito. L'uno e l'altra hanno qualcosa da dire, lo dicono bene, e ciò che dicono è bello. Infine Concerto For Cootie è un capolavoro perché ciò che dice l'orchestra è il complemento indispensabile di ciò che dice il solista, niente vi è di troppo o di fuori posto, e l'opera raggiunge una perfetta unità...». Il sodalizio tra Ellington e Williams sembra essere indistruttibile e invece proprio il Concerto For Cootie verrà considerato una sorta di canto del cigno della collaborazione e anche dell'amicizia.

14 marzo, 2024

14 marzo 1944 – Sergio Bruni dalle barricate al palcoscenico

Il 14 marzo 1944 il Cinema Teatro Reale di Napoli ospita la prima esibizione di un giovane cantante. I manifesti lo indicano come Sergio Bruni, ma il suo vero nome è Guglielmo Chianese. Non ha neppure ventitrè anni e alle spalle ha una storia da raccontare. Nato a Valricca, un borgo agricolo dell'Hinterland napoletano, porta ancora i calzoni corti quando incontra per la prima volta il lavoro. Sono lavori umili, pagati male, ma servono a mantenere la famiglia. L'unica fuga da quella realtà dura è la musica. A dodici anni suona il clarinetto nella banda musicale e arrotonda le entrate con le mance che gli arrivano quando si esibisce nelle feste per i battesimi e i matrimoni. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale viene chiamato alle armi. Proprio mentre veste la divisa grigioverde a Torino nel 1942 canta per divertimento in uno spettacolino organizzato dai suoi commilitoni. I complimenti dei compagni non lasciano segni anche perché il periodo non è fecondo per chi vuole coltivare sogni. L'8 settembre 1943 butta alle ortiche la divisa e torna a Napoli, dove l'intera città è insorta contro i tedeschi. Si combatte nei vicoli e nelle strade con tutti i mezzi, dai sassi alle tegole, a qualche moschetto recuperato chissà dove e con le armi strappate ai tedeschi. L'insurrezione, che passerà alla storia come "le quattro giornate di Napoli", vede in prima fila vari gruppi di ragazzi che, avendo prestato il servizio militare, se la cavano meglio degli altri con le armi. Tra questi c'è anche Chianese che viene ferito alla gamba e ricoverato in ospedale. È autunno inoltrato quando il cantante Vittorio Parisi e il maestro Anepeta si esibiscono per i feriti ancora ricoverati in uno spazio improvvisato all'interno delle mura ospedaliere. Il futuro Sergio Bruni, reggendosi al bastone, approfitta dell'occasione e canta una canzone. Parisi l'ascolta e intuisce che il ragazzo ha talento. Quando viene dimesso gli dà lezioni di canto e suggerimenti utili per la carriera. Il 14 marzo 1944 inizia così al Cinema Teatro Reale di Napoli la straordinaria carriera di Sergio Bruni, il cantante amato anche dagli intellettuali che lo definiranno "la voce di Napoli". Con uno stile che richiama quello dei cantori popolari e con modulazioni vibrate direttamente mutuate dagli influssi della tradizione araba e spagnola, insieme a Roberto Murolo, verrà considerato uno dei principali artefici della rivitalizzazione della canzone napoletana nella seconda metà del Novecento.




13 marzo, 2024

13 marzo 1916 - Ina Ray Hutton, la bomba bionda del ritmo

Il 13 marzo 1916 nasce a Chicago, in Illinois, la pianista, cantante e ballerina Ina Ray Hutton, registrata all'anagrafe con il nome di Odessa Cowan. Bellissima e affascinante è soprannominata The Blonde Bombshell of Rhythm (la bomba bionda del ritmo). Nel 1934 viene scritturata dall'impresario Irving Mills che la propone in un modo decisamente singolare. Di fronte a un'orchestra di sole donne dirige balla e canta mandando in vibilio gli spettatori. Il direttore musicale e l'arrangiatore della formazione che si chiama Ina Ray Hutton and Her Melodears, è Alex Hill. L'orchestra ottiene un grande successo, partecipa a vari film e nel 1935 conquista con una leggendaria tourné anche l'Europa. Dal 1937 al 1939 Ina Ray Hutton dirige un'altra orchestra con sua sorella June Hutton nel ruolo di cantante solista. Nel 1939 dà vita a una terza formazione, questa volta maschile. Nel 1945 sposa il trombettista Randy Brooks e per qualche tempo si ritira dalle scene. Alla fine degli anni Quaranta torna a esibirsi e per tutti gli anni Cinquanta la sua orchestra composta da sole donne è richiestissima ovunque. Negli anni Sessanta inizia il declino. Muore il 19 febbraio 1984.

12 marzo, 2024

12 marzo 1977 – Stigwood chiede ai Bee Gees le musiche per Travolta

Il 12 marzo 1977 i fratelli Gibb, meglio conosciuti come i Bee Gees sono in Francia per i fatti loro. Non è un bel momento per la carriera del gruppo che cerca di sopravvivere come può alla crisi del pop melodico. La giornata riserva, però, una sorpresa inaspettata e decisiva per il seguito della loro storia. Proprio in quel 12 marzo, infatti, vengono raggiunti dal produttore Robert Stigwood che chiede loro alcuni brani fortemente ritmati per la colonna sonora di un film di cui racconta sommariamente la trama. Si tratta di “Saturday night fever” interpretato dall’emergente John Travolta. Senza neppure leggere la sceneggiatura i tre musicisti si mettono al lavoro nelle sale di registrazione dei francesi Chateau d’Heronville Studios e in breve tempo realizzano i brani richiesti. Nonostante la perfetta aderenza allo spirito del film, quindi, le canzoni che compongono la colonna sonora di “Saturday night fever” non sono state costruite direttamente sulle immagini, ma nel chiuso degli studi di registrazione dopo un sommario racconto della storia cinematografica. La colonna sonora del film, pubblicata nel 1977, diventerà uno dei dischi più venduti di ogni tempo rilanciando i Bee Gees dopo un periodo piuttosto oscuro. In particolare Fever night è destinato a restare, più di altri, il brano simbolo di quegli anni scanditi dal ritmo della dance e dalle prime avvisaglie di un disimpegno che negli anni Ottanta sarebbe diventato una caratteristica generazionale. Nonostante la frettolosa realizzazione tanto il film quanto la colonna sonora sembreranno costruiti l’una sull’immagine dell’altra e viceversa e sono destinati a entrare nella storia del costume degli anni Settanta.




11 marzo, 2024

11 marzo 1955 – Nina Hagen, la punk di Berlino Est

L’11 marzo 1955 nasce a Berlino Est, in quella che all'epoca è la Repubblica Democratica Tedesca, Katherina Hagen, detta Nina. Fin da bambina partecipa alle attività di animazione delle organizzazioni giovanili comuniste del suo paese frequentando regolari corsi di canto e recitazione. Per un po’ resta indecisa sulla strada da prendere, ma poi il destino decide per lei. Nel 1972 non riesce a superare gli esami della Berliner Oberschoneweide, l'accademia di recitazione statale, e si convince a lasciare il teatro per la musica. Forma così il suo primo gruppo rock con il quale compie una lunga tournée nei vari locali della gioventù comunista polacca. Non smette però di frequentare i corsi di canto e nel 1974 entra a far parte dell’orchestra di Alfons Wonnenberg, garantendosi uno stipendio fisso che le consente di dedicarsi senza problemi, in una sorta di carriera parallela, alle vivaci esperienze di gruppi rock come gli Automobil e la Fritzens Dampferband. Quando, nel 1976, il suo patrigno Wolf Biermann, un cantautore comunista critico nei confronti del gruppo dirigente della RDT, se ne va all’Ovest, Nina parte con lui e, in piena esplosione punk, comincia a farsi conoscere esibendosi nel Club SO36 e in altri locali d'avanguardia di Berlino Ovest. Ribelle e critica nei confronti del sistema capitalista, viene più volte sospettata di essere una spia al soldo dell’RDT. Nonostante le sue qualità non ha vita facile nel music business occidentale. Nel 1977 forma la Nina Hagen Band, con il chitarrista Bernhard Potschka, il bassista Manfred Praeker, il batterista Herwig Mitteregger e il tastierista Reinhold Heil. L’anno dopo pubblica il suo primo album Nina Hagen Band. Collabora con la band britannica delle Slits e sviluppa un intenso rapporto con Herman Brood, elemento di spicco della new wave olandese. Alla fine del 1979 pubblica l’album Unbehagen che rivela al mondo la sua aggressività e una non comune capacità scenica. È il successo. Gli anni Ottanta la consacreranno definitivamente tra le grandi protagoniste della scena rock internazionale. Non si lascerà, però, rinchiudere nel ristretto recinto della musica, ma darà buone prove anche nel cinema, nel teatro e nella pittura. Memorabili restano le sue partecipazioni al film “Cha-Cha" e al documentario su Berlino "Bildnis eine trinkerin". Pubblicherà anche una problematica e divertente autobiografia intitolata "I'm a berliner" (Sono una berlinese).



10 marzo, 2024

10 marzo 1973 - Siodmak dalla nomination all’Oscar alle persecuzioni maccartiste

Il 10 marzo 1973 muore a Locarno, in Svizzera, il regista Robert Siodmak. Nato l’8 agosto 1900 a Dresda in Germania, insieme al fratello Curt si appassiona alla nascente arte cinematografica. Nel 1925 inizia a lavorare nell’ambiente adattandosi a svolgere vari ruoli, dal compilatore di didascalie all’aiuto-regista, dal montaggista all’attore. Nel 1929 debutta alla regia con il film sperimentale Uomini di domenica, cui segue due anni dopo L’uomo che cerca il suo assassino, un nero ricco di spunti umoristici. Il buon successo di critica dei film successivi non gli evita le persecuzioni naziste per le sue origini ebree. Nel 1932 se ne va in Francia dove gira film come Viva la gioia!, Mister Flow e il drammatico L'imboscata. L’occupazione tedesca della Francia lo spinge a emigrare negli Stati Uniti. Qui ottiene grandi successi di pubblico e critica con film come La donna fantasma, La scala a chiocciola e soprattutto I gangsters del 1946, ispirato a un racconto di Hemingway che gli vale la nomination all’Oscar. Negli anni Cinquanta dopo il successo de Il Corsaro dell'Isola Verde, cade nella rete della campagna maccartista e, accusato di simpatie comuniste, viene messo al bando. Trasferitosi in Europa continua a girare film di buon successo commerciale fino alla morte.