Il 21 febbraio muore Marie Dubas, la prima cantante “moderna” della storia della canzone francese per la sua capacità di rifuggire dagli schemi e di alternare, nelle sue esibizioni dal vivo, drammatiche citazioni prese in prestito dalla “chanson réaliste”, brani tradizionali, pezzi comici ed escursioni romantiche nella melodia più classica. Nonostante il successo il destino non è generoso con lei. Persecuzioni, malattie e qualche incomprensione di troppo ne hanno costellato l’intera carriera caratterizzata da grandi momenti di successo alternati a difficoltà quasi sempre non dipendenti dalla sua volontà. La sua personalità sulla scena, il suo modo di cantare, la sua capacità di fondere la teatralità dei gesti con una voce unica per drammaticità e coloriture hanno influenzato negli anni successivi moltissime altre cantanti francesi. A lei si sono in vario modo ispirate Anny Cordy, Mathé Althéry, Suzy Delayr, Juliette Gréco, Patachou, Anne Sylvestre, Sylvie Vartan e tante altre. A lei si è ispirata soprattutto la grande Edith Piaf, l’Usignolo di Francia che ha finito per assomigliarle non soltanto sul palcoscenico ma anche per il faticoso e sfortunato approccio alla vita. Marie Dubas nasce a Parigi il 3 settembre 1894. Suo padre è un sarto polacco d’origini ebree che ha dovuto lasciare il paese d’origine e trasferirsi nella capitale francese per sfuggire alle ricorrenti persecuzioni antisemite di quella terra. A differenza di molte altre protagoniste dello spettacolo francese dei primi anni del Novecento la sua infanzia non è costellata da stenti e privazioni. Pur non navigando nell’oro la famiglia Dubas può “regalare” alla figlia un’istruzione decente e soddisfare anche la sua passione per il palcoscenico consentendole di frequentare i corsi di recitazione tenuti da Paul Mounet al Conservatorio d’arte Drammatica di Parigi. Qui si fa notare per le sue capacità sceniche e, soprattutto, per la facilità con la quale riesce a gestire la propria gestualità in funzione della rappresentazione. Nel 1908, quando ha soltanto quattordici anni, viene reclutata dal teatro di Grenelle per vestire i panni di un personaggio di contorno del lavoro teatrale “Esmeralda”. Le frequentazioni assidue del palcoscenico non le impediscono però di continuare a seguire con buon profitto i corsi di teatro e, soprattutto, i corsi di canto che ha scoperto da poco e dai quali è rimasta affascinata. Non è facile ricostruire il momento preciso in cui nel destino di Marie Dubas la cantante ha definitivamente preso il posto dell’attrice. Con certezza si sa che nel 1917 il suo nome figura già con un buon rilievo sui manifesti che annunciano le esibizioni canore del cabaret Le Perchoir. Nel 1920 Marie Dubas viene scritturata dal Théâtre Cluny, uno dei templi dell’operetta francese. Qui trova modo di mettere a frutto contemporaneamente le qualità d’attrice e quelle di cantante. L’anno dopo, nel mese di luglio del 1921 il suo nome fa bella mostra di sé al fianco di Maurice Chevalier sul cartellone della rivista musicale “Dans un fateuil” in programmazione al Casino de Paris, locale in cui resta anche l’autunno seguente quando va in scena una nuova rivista con Mistinguett. In quel periodo la rivista le consente di farsi conoscere ma la sua vera passione restano le commedie musicali e l’operetta. Nel 1923 insieme a Yvonne Printemps è una delle due protagoniste de “L’amour masqué”, una commedia musicale scritta da Sacha Guitry e nel mese di marzo del 1924 è una straordinaria Tutù nell’operetta “La danza delle libellule” di Franz Léhar. La ragazza stupisce la critica, entusiasma il pubblico e non si risparmia. Proprio le intense sollecitazioni alle quali sottopone le corde vocali le provocano un grave abbassamento della voce. Se la cava con molto riposo e un grande spavento, ma i medici le consigliano di limitare lo sfruttamento dell’apparato vocale se non vuole ritrovarsi per sempre afona. Con qualche rimpianto decide di abbandonare gli eccessi richiesti dall’impostazione lirica dell’operetta e reimposta la sua voce in modo da far coincidere l’abbassamento della tonalità con nuovi colori e nuove scelte interpretative. Nella primavera del 1927 è pronta per tornare ad affrontare il pubblico con un nuovo repertorio. Dopo una lunga tournée di rodaggio che la porta a esibirsi per tutta l’estate in un gran numero di teatri e cabaret della provincia francese, il 23 settembre 1927, canta per la prima volta davanti al pubblico competente ed esigente dell’Olympia. Nonostante le paure della vigilia ottiene un successo straordinario. Proprio quella sera esegue per la prima volta Pedro! un brano di Jean Rodor e Joseph Grey che sembra fatto apposta per esaltare le sue straordinarie capacità interpretative e che è destinato a restare uno dei grandi cavalli di battaglia della sua carriera. Il successo dell’Olympia segna una svolta decisiva nella carriera di Marie Dubas, il cui nome appare ormai a caratteri cubitali nei locali più importanti della Parigi notturna. Nel 1928 è una delle stelle fisse del Folies-Wagram e l’anno dopo torna al Casino du Paris e 25 al 29 novembre all’Empire. Nel 1930 si esibisce prima al Concert-Mayol con Lucienne Boyer e poi al Moulin de la Chanson. L’anno dopo il pubblico dell’Empire ascolta per la prima volta la sua esecuzione di Le doux caboulot, un altro dei suoi brani destinati a diventare immortali. Intelligente e accorta nelle sue scelte, Marie Dubas capisce che è tempo di offrire al pubblico qualcosa di più di una più o meno lunga sequenza di canzoni. Il 20 marzo 1933 sul palcoscenico del Théâtre des Champs-Elysées presenta per la prima volta una nuova forma di récital alternando brani musicali di generi diversi con la lettura e la recitazione di poesie e di brani letterari. Inizia un periodo trionfi straordinari che sembrano destinati a non finire mai mentre molti brani del suo repertorio diventano un punto di riferimento per altre interpreti. Nel mese di giugno del 1939 Marie Dubas si imbarca su un transatlantico che deve portarla in Sudamerica dove è attesa da una lunga tournée. Proprio mentre è dall’altra parte del mondo in Europa i venti di guerra si trasformano in realtà. Nel mese di settembre la Francia è coinvolta in quella che i posteri chiameranno la seconda guerra mondiale e rapidamente occupata dalle truppe della Germania nazista. Mentre il conflitto s’allarga, lei preoccupata dalla mancanza di notizie dei suoi cari tenta di rientrare in patria con molta difficoltà. Nel 1940 approda in Portogallo da dove scopre che in Francia per gli ebrei non sono tempi facili. Il 3 ottobre di quello stesso 1940 il governo collaborazionista di Vichy proclama il primo decreto contro tutte le persone d’origine ebrea residenti sul suolo francese. Il nome di Marie Dubas viene inserito in una lunga lista di artisti cui non è più consentito esibirsi né in pubblico né alla radio. La cantante non si dà per vinta e alterna concerti in Nordafrica con brevi incursioni canore nelle zone libere di Francia. Con il passare del tempo la sua situazione si fa sempre più difficile e nel mese di luglio del 1942, dopo essere scampata per un soffio a una retata di nazisti e collaborazionisti si rifugia in Svizzera dove ritrova la sua amica Renée Lebas. Proprio dai microfoni dell’emittente radiofonica di Ginevra canta per la prima volta il triste brano autobiografico Ce soir je pense à mon pays scritto da Philippe Gérard su un testo di François Reichenbach. Alla sconfitta dei nazisti ritorna a Parigi e scopre che sua sorella è stata fucilata e suo nipote è stato deportato. Il 19 gennaio 1945 torna in scena all’ABC e nel mese di marzo del 1946 si esibisce nuovamente sul palcoscenico de l’Etoile. Per una decina d’anni continua a cantare anche se la sua vena è sempre più malinconica Provata dai drammi e dalle fatiche viene anche colpita dal morbo di Parkinson. Nel 1958 lascia le scene con una frase che oggi è divenuta celebre: «Ho pagato troppo cara la mia popolarità. Questo mestiere mi sta uccidendo...». Muore il 21 febbraio 1972 e il suo corpo viene inumato al Père Lachaise, uno dei cimiteri degli artisti dell’ospitale Parigi.
Quello che viene chiamato "rock" non è soltanto un genere musicale. È uno stato d'animo, un modo d'essere che incrocia la musica, il cinema, la letteratura, il teatro e la creatività in genere compresa quella destinata alla produzione industriale. Per chi è nato negli anni Cinquanta e Sessanta è un sottofondo, una colonna sonora di ogni momento della vita, di pensieri e ricordi. Esiste da sempre e aiuta a vivere meglio...
21 febbraio, 2020
14 febbraio, 2020
14 febbraio 1965 – È un bel giovane moro, si chiama Lucio Battisti
Il 14 febbraio 1965 Lucio Battisti, alla ricerca di un contratto discografico, entra per la prima volta alla Ricordi di Milano per un provino. Con questo semplice gesto prende il via l’avventura solistica di Lucio Battisti, il figlio di Dea e Alfiero Battisti che ha imparato da solo a suonare la chitarra. Prima di bussare alla Ricordi ha fatto una lunga gavetta iniziata dopo aver conseguito il diploma di elettrotecnico quando ottiene dai genitori il permesso di dedicarsi seriamente alla musica. Non si sente un cantante. La sua passione è la chitarra e il primo gruppo in cui suona si chiama i Mattatori ed è di Napoli. Poi vengono i Satiri e, infine, i Campioni di Roby Matano, l'ex gruppo di Tony Dallara, con i quali pubblica anche un singolo che contiene i brani Tu non ridi più, cover di Look through any window degli Hollies, e Non farla piangere, cover di Don't make my baby blue degli Shadows. Proprio in quel periodo Lucio compone brani come Se rimani con me che verrà poi inciso dai Dik Dik e Non chiederò la carità, destinato a restare nella storia della produzione battistiana con un nuovo testo scritto da Mogol e con il titolo di Mi ritorni in mente. Quando arriva in Ricordi viene notato da Christine Leroux, contitolare delle edizioni Musicali El & Chris e cacciatrice di talenti per conto della stessa casa discografica milanese. È proprio lei la prima a credere nel talento del giovane di Poggio Bustone e a farlo incontrare con Mogol. Il primo disco non sarà un evento discografico anche se i due brani conosceranno un buon successo interpretati da altri. Per una lira diventerà una hit dei Ribelli e Dolce di giorno scalerà le classifiche con i Dik Dik. «Un bel giovane, alto e moro dallo sguardo penetrante». Così il cantante viene descritto dalla scheda biografica diffusa dalla sua casa discografica, la Ricordi, in occasione della pubblicazione di Dolce di giorno/Per una lira, il suo primo disco a 45 giri come solista. Nella stessa scheda c’è anche una presentazione artistica che recita «Le sue composizioni sono strane, anticonformiste, eppure trattano essenzialmente dei problemi dei giovani. Lucio parla ai giovani usando il loro linguaggio».12 febbraio, 2020
12 febbraio 1944 - Claudia Mori, una donna di talento
Il 12 febbraio 1944 nasce a Roma Claudia Moroni destinata a diventare famosa con il nome d’arte di Claudia Mori. Nel 1959 a soli quindici anni è la protagonista del film “Cerasella” ispirato all’omonima canzone cui seguono varie esperienze cinematografiche alcune decisamente di rilievo come la partecipazione a “Rocco e i suoi fratelli” di Luchino Visconti. Nel 1961 debutta anche come cantante pubblicando il suo primo disco Non guardarmi. Nel 1963 sul set del film "Uno strano tipo" diretto da Lucio Fulci incontra Adriano Celentano, destinato a diventare suo marito. La sua attività di cantante da quel momento si fa più intensa e ricca di soddisfazioni. Spesso si esibisce in coppia con il marito, come nel caso de La coppia più bella del mondo nel 1967 e di Chi non lavora non fa l'amore, il discusso brano con il quale i due vincono il Festival di Sanremo nel 1970. Nel 1975 arriva al vertice della classifica dei dischi più venduti con Buona sera dottore. Oltre a quelle citate, fra le canzoni interpretate da lei sono da ricordare anche Trenta donne nel West, Che scherzo mi fai e Un'altra volta chiudi la porta. Oggi è divenuta una manager discografica di talento. 09 febbraio, 2020
9 febbraio 1942 – Barbara Donald, la trombettista che suona con Coltrane

Il 9 febbraio 1942 a Minneapolis, nel Minnesota, nasce Barbara Kay Donald. A nove anni inizia a studiare la cornetta e poi passa alla tromba. Trasferitasi a Los Angeles prosegue la sua formazione musicale perfezionandosi in vari ottoni e nel canto. Tra i suoi maestri figura anche Little Benny Harris. A partire dal 1960, a soli diciotto anni, si dedica a tempo pieno alla musica dando inizio a una carriera destinata a regalarle numerose soddisfazioni sia come leader di propri gruppi che come strumentista in orchestre jazz come quella di Chuck Cabot e in vari gruppi di rock & roll. Negli anni Sessanta suona al fianco di solisti come Dexter Gordon, Gene Russell, Stan Cowell e Burt Wilson. Nel 1962 sposa il pianista norvegese Ole Calmeyer da cui divorzia nel 1965 per unirsi al sassofonista Sonny Simmons. Da quel momento lavora quasi esclusivamente con il marito con il quale suona e incidere con musicisti come Michael White, Clifford Jordan, Richard Davis, Cecil McBee, Billy Higgins, Charles Moffett, Prince Lasha, Roland Kirk, Lonnie Liston Smith, John Hicks e tanti altri. Nel 1965 la trombettista lavora anche con John Coltrane. Muore il 23 marzo 2013 a Olympia, nello stato di Washington.
06 febbraio, 2020
6 febbraio 1965 – La prima volta dei Righteous Brothers
Il 6 febbraio 1965 sia in Gran Bretagna che negli Stati Uniti al vertice delle classifiche dei dischi più venduti c’è il brano You've lost that lovin' feelin' dei Righteous Brothers. È il primo grande successo del duo formato da Bill Medley e Bobby Hatfield, due ragazzoti che, dopo aver iniziato in band diverse, hanno unito i loro destini in un’unica ditta nel 1962. Considerati i successori degli Everly Brothers, fanno il loro debutto discografico nel 1963 con l'album Righteous Brothers e con il singolo Little latin lupe lu catturando l'attenzione del pubblico per l'impasto e la pulizia delle loro voci. Tra il 1963 e il 1964 i Righteous Brothers portano in classifica brani come Fanny Mae, Koko Joe e Try and find yourself another man, ma è solo nel 1965 che, sotto l'abile guida di Phil Spector centrano il grande successo internazionale con You've lost that lovin' feelin' e Unchained melody, divenuti poi due classici degli anni Sessanta. Il loro successo viene poi confermato da singoli come Just once in my life e Soul and inspiration. Nel 1967 i due fondatori si separano. Medley prosegue come solista mentre Bobby Hatfield tiene vivo il nome dei Righteous Brothers con Jimmy Walker come nuovo socio. Non è però la fine del sodalizio originale. Nel 1974, infatti, Medley e Hatfield tornano insieme come Righteous Brothers ottenendo un notevole successo con l'album Give it to the people e con il singolo Rock 'n' Roll heaven. È la prima di una lunga serie di riunificazioni occasionali del duo grazie al periodico recupero dei loro brani di successo.
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