31 marzo, 2020

31 marzo 1921 - Lowell Fulson, un duttile bluesman

Il 31 marzo 1921 nasce a Tulsa, in Oklahoma Lowell Fulson, uno dei più duttili cantanti e chitarristi della storia del blues. Negli oltre cinquant’anni di registrazioni realizzate con diversi gruppi e varie etichette discografiche, Lowell Fulson è in grado di modificare costantemente il proprio stile adattandolo via via a quelle che erano le tendenze delle nuove generazioni. Inizialmente viene influenzato dai vecchi interpreti del blues rurale, come Blind Lemon Jefferson e soprattutto Texas Alexander con il quale lavora alla fine degli anni Trenta. Da quest'ultimo impara numerose canzoni del repertorio classico del blues rurale texano, compresa quella Penitentiary Blues che più tardi registra in due versioni sotto il titolo di River Blues. Durante gli anni Quaranta, dopo aver suonato a lungo la chitarra acustica passa alla chitarra elettrica e si avvicina con entusiasmo alle nuove esperienze musicali che stanno emergendo sulla West Coast. Nel decennio successivo arriva al grande successo discografico con brani come Every Day I Have The Blues, Blue Shadows, Lonely Christmas e I’m A Night Owl. In quegli anni si esibisce al fianco di Charles Brown, Johnny Moore e soprattutto T. Bone Walker, forse l’artista che più di ogni altro ne influenza l’impostazione di quel periodo. Collabora poi con Ray Charles e Stanley Turrentine. Muore il 6 marzo 1999.

30 marzo, 2020

30 marzo 1981 - In migliaia a Milano per Tajoli

Sono migliaia le persone che la sera del 30 marzo 1981 affollano l’ingresso del Teatro Nazionale di Milano in piazza Piemonte per festeggiare il ritorno in concerto di Luciano Tajoli nel capoluogo lombardo. Arrivano da ogni parte d'Italia e non possono entrare tutti ma hanno comunque voluto esserci per festeggiare uno dei grandi protagonisti della musica leggera italiana del Novecento. Il palco, coperto di fiori, ha sullo sfondo le avveniristiche scenografie di “Flowers”, il musical di Lindsay Kemp in cartellone in quel periodo. Luciano è emozionato come un debuttante. Il pubblico lo chiama a gran voce e quando arriva sul palco viene accolto da un’ovazione lunghissima. Non ha lasciato niente al caso. Nel corso della serata lo accompagnano il gruppo del maestro Carlo Cordaro, la jazz band di Sante Palumbo e il Trio vocale di Paola Orlandi. Due ore filate di canzoni non bastano al suo pubblico che prende d’assedio l’uscita dei camerini per abbracciarlo. A fatica i giornalisti riescono ad arrivare fino a lui. Stanco, sudato e felice Tajoli parla chiaro: “Come vedete sono amato dal pubblico, in Italia e all’estero, ma mamma televisione non si accorge neppure che esisto... Non sono gradito perché poliomielitico, ormai ci sono abituato...”.

29 marzo 1979 – Ray Ventura, la risposta francese alle big band americane

Il 29 marzo 1979 in un piccolo albergo di Palma di Majorca muore Ray Ventura, uno dei protagonisti di primo piano dell’epoca d’oro del music hall francese, l’artefice della saldatura in chiave swing del grande jazz orchestrale degli anni Trenta con le seduzioni e lo spirito degli chansonniers. Il suo modello sono le formazioni d’oltreoceano ma lo spirito è quello più ironico e meno incline a prendersi troppo sul serio del Vecchio Continente. Talentuoso musicista, buon compositore e impeccabile direttore d’orchestra Ray Ventura nella sua lunga carriera cerca sempre di unire la limpidezza del suono e la cura negli arrangiamenti al gusto per il divertimento e per il colpo di scena che sorprenda il pubblico. Il suo stile unico che mescola jazz, canzoni, brevi sketches e momenti di surreale improvvisazione scenica viene preso a riferimento da molti altri protagonisti della musica orchestrale francese ed europea negli anni successivi al suo grande successo. Nessuno però riuscirà a ripeterne i risultati e non soltanto perché il clima culturale in cui nasce, cresce e si sviluppa è unico e irripetibile. L’elemento che fa la differenza rispetto ai suoi successori è proprio il suo genio musicale che gli permette di essere un fantasioso elaboratore di ritmi, armonie e melodie ma anche e soprattutto abile scopritore di talenti. Forse nessuno come lui in Francia ha saputo scoprire, utilizzare e portare al successo tanti strumentisti destinati a lasciare un segno importante nella storia della musica. La capacità di trovarli e di metterli insieme esaltandone le qualità è, in fondo, il vero segreto del successo e forse dell’immortalità dell’esperienza musicale di Ray Ventura et Ses Collégiens. Raymond Ventura detto Ray nasce a Parigi il 16 aprile 1908. A differenza di molti protagonisti della scena musicale francese di quegli anni lui non ha alle spalle né la sofferenza di una famiglia di misere condizioni né l’esperienza della strada. I suoi genitori sono benestanti e possono permettersi di regalare al figlio un’infanzia e un’adolescenza tranquilla. Il giovane Ray scopre il jazz quando ancora porta i calzoni corti ascoltando le prime incisioni un po’ gracchianti che arrivano in Francia dagli Stati Uniti. Nel 1924 ha sedici anni, frequenta il liceo “Jeanson De Sailly” e se la cava egregiamente al pianoforte. Proprio tra le mura di quella scuola nasce l’idea di dare vita a un gruppo musicale insieme a un pugno di compagni di scuola. La piccola orchestra che in onore del luogo dove è nata e della condizione sociale dei suoi componenti prende il nome di Collégiens (Collegiali) inizia ad animare le notti del quartiere. Più passa il tempo e più quella che sembrava un’esperienza nata per gioco prende una consistenza artistica interessante grazie al talento artistico di strumentisti come Ray Binder, Robert De Gaille, Robert Vaz, Paul Misraki, Henri Guesde e i fratelli Aslanian. In questi primi anni d’attività Ray dimostra di essere istintivamente un leader riuscendo a dare a un gruppo così giovane una personalità tale da attrarre le attenzioni della nascente scena jazz francese. Nel 1928 l’orchestra registra i primi brani per la casa discografica Columbia. La popolarità di Ray e dei suoi compagni è tale che tra il 1927 e il 1930 sono molti i musicisti professionisti che si divertono a unire i loro strumenti ai Collégiens sia negli spettacoli dal vivo che nelle sedute di registrazione. Tra questi nomi ci sono personaggi storici del jazz come i francesi Philippe Brun, Gaston Lapeyronie, Alex Renard, Léon Vauchant e gli statunitensi Dany Polo, Babe Russin, Spencer Clark, Eddie Ritten e Jack O’ Brien. Alla fine del 1930 Ray Ventura decide di dedicarsi esclusivamente alla musica. Con l’arrivo di nuovi musicisti come René Weiss, Russell Goudey, Georges Effrosse, Louis Gasté e Raymond Legrand dà ai suoi Collégiens una nuova dimensione sul modello delle grandi orchestre statunitensi di Paul Whiteman e Jack Hilton. Il suo non è però un semplice lavoro a ricalco di esperienze altrui. Il grande successo di Ray Ventura et Ses Collégiens è legato a scelte innovative che riguardano l’impianto scenografico, l’impostazione musicale e la scelta del repertorio. L’orchestra non si limita a proporre i brani più famosi del jazz orchestrale statunitense, come fanno più o meno tutti i gruppi di quel periodo, ma allarga il proprio repertorio con brani della tradizione sinfonica, canzoni popolari o successi del momento, riarrangiando tutto in chiave jazzistica. Il valore dei solisti, la qualità degli arrangiamenti, la scelta dei brani e lo humor che caratterizza le esibizioni fanno il resto. La popolarità del gruppo si allarga anche al di fuori dei confini francesi, soprattutto in Gran Bretagna dove ottiene un successo simile a quello ottenuto in paria. Nella seconda metà degli anni Trenta le loro canzoni, soprattutto Tout va très bien madame la marquise, accompagnano le speranze e i timori della Francia durante l’esperienza del Fronte Popolare. Per Ray Ventura et Ses Collégiens si aprono anche le porte del cinema mentre le case discografiche se li contendono a peso d’oro. Dopo l’esperienza con la Columbia l’orchestra passa con la Decca dal 1931 al 1935 e con la Pathé dal 1935 al 1940. Proprio nel periodo di maggior successo dell’orchestra la Francia viene invasa dalle truppe della Germania nazista. Di fronte alle prime scelte antisemite del governo collaborazionista francese Ray Ventura, che ha un organico molti musicisti d’origine ebrea, decide di lasciare la Francia e di trasferirsi in Svizzera. Qui lo raggiungono alcuni dei suoi Collégiens, ma non tutti. Lui, come sempre, non si fa spaventare dalle difficoltà. Abbozza e ricomincia da capo. Nel 1941, quando se ne vanno in Sudamerica per una lunga tournée Ray Ventura et Ses Collégiens hanno una formazione in parte nuova nella quale si fa notare uno sconosciuto chitarrista che risponde al nome di Henri Salvador. L’orchestra diventa popolarissima in Brasile e Argentina dove registra anche una serie di album importanti che mostrano interessanti aperture verso le strutture ritmiche del samba. Nel 1944 con l’inizio della Liberazione della Francia finisce anche l’esilio di Ray Ventura che dopo aver sciolto l’orchestra torna in patria. Il ritorno in Francia di Ray Ventura non coincide con l’immediata ripresa delle attività della sua orchestra. Indeciso sul da farsi per qualche tempo pensa davvero di lasciar perdere tutto. Quando oramai tutti pensano che sia un’esperienza chiusa Ray Ventura et Ses Collégiens tornano in attività con una serie di concerti alla Salle Pleyeil di Parigi affollati all’inverosimile. Non è più la formazione storica. Accanto al leader ci sono musicisti eccellenti pur se meno conosciuti dei predecessori. Tra loro c’è anche il chitarrista Sacha Distel, nipote di Ventura, un ragazzo che a partire dagli anni Sessanta sarà uno dei protagonisti di un ulteriore rinnovamento della canzone francese. Il nome del gruppo è lo stesso ma la musica è diversa, meno jazzata e più aperta alle esperienze delle orchestre da ballo del dopoguerra. I gusti del pubblico stanno, però, rapidamente cambiando e per sfuggire al destino di ripetersi all’infinito sull’onda della nostalgia all’inizio degli anni Cinquanta Ray Ventura chiude l’esperienza e scioglie l’orchestra dopo una lunga tournée d’addio. Da quel momento si occupa prevalentemente della sua casa di edizioni musicali e delle attività connesse. Fonda anche una casa di produzione cinematografica e una casa discografica, la Versailles, con la cui etichetta vede la luce in Francia il primo disco di Ray Charles. Ray Ventura opera nella produzione con lo stesso gusto e talento musicale che gli hanno regalato la gloria negli anni precedenti. Non a caso è proprio lui il primo ad aprire le porte delle sue edizioni musicali a uno sconosciuto e un po’ scontroso chansonnier che risponde al nome di Georges Brassens. Ray Ventura muore in un piccolo albergo di Palma di Majorca il 29 marzo 1979.

27 marzo, 2020

27 marzo 1934 - Jenny Luna, tra jazz e pop

Il 27 marzo 1934 nasce a Roma Maria Clotilde Troili destinata a lasciare un segno nella storia del jazz e della musica pop italiana con il nome di Jenny Luna. Maestra nella borgata romana di Ponte Mammolo, nel 1953 canta per hobby nei locali della zona. La sua interpretazione di On the sunny side of the street colpisce i componenti della Roman New Orleans Jazz Band che le propongono di diventare la cantante del gruppo. Successivamente entra a far parte del Quartetto Armonia, che accompagna l'orchestra del maestro Angelini. Nel 1955 debutta come solista con lo pseudonimo di Tilde Natil. Due anni dopo cambia repertorio e, assunto il nome d’arte definitivo di Jenny Luna, diventa una delle prime ‘urlatrici’ interpretando il brano Carnevalito. Nel 1959 ottiene un buon successo con il cha-cha-cha Alzo la vela e viene indicata come la “rivale di Mina” dopo la sua personalissima interpretazione di Tintarella di luna. Nel 1960 vince il Festival di Velletri con Firulirulin, in coppia con Joe Sentieri e l'anno dopo partecipa al Festival di Sanremo interpretando Le mille bolle blu in coppia con Mina. Torna a Sanremo nel 1962 interpretando due canzoni: Conta le stelle con Germana Caroli e Cose inutili con Fausto Cigliano, un brano scritto da Ugo Tognazzi e musicato da Gianni Meccia. Nel 1966 ottiene l’ultimo grande successo discografico con Chiodo scaccia chiodo e negli anni Settanta si ritira dalle scene. Tra le molte canzoni portate al successo nella sua carriera, oltre a quelle citate, sono da ricordare Tu iste a Surriento, Riksciò, Ai confini del cielo, Bionda, L’ultima volta, A chi darai i tuoi baci, Stupid Cupid, Baby lover, Conga Maje, Ave Maria no morro e Piante di cocco.

25 marzo, 2020

25 marzo 1958 - Tom "Red” Brown, tra contrabbasso e trombone

Il 25 marzo 1958 muore il contrabbassista e trombonista Tom Brown, detto Red. Nato a New Orleans, in Louisiana, il 3 giugno 1888 è fratello del contrabbassista Steve Brown. Studia musica da bambino e indossa ancora i pantaloni corti quando entra a far parte di una delle Reliance Brass Band di Jack “Papa” Laine. Nel 1914 forma un proprio gruppo che si esibisce l'anno dopo al Lamb's Café di Chicago e tra il 1915 e il 1916 è molto attivo nei circuiti di vaudeville. Il gruppo ha due nomi, The Kings of Ragtime e The Ragtime Rubes, intercambiabili a scelta dei proprietari del locale che li ha scritturati. Dopo un breve periodo trascorso a New York per una serie di esibizioni al Century Theatre, fa ritorno a Chicago, dove ottiene un ingaggio al Camel Gardens e partecipa a vari spettacoli di varietà. Tra il 1922 e il 1923 si dedica all'attività di studio a New York e a Chicago. Proprio in quest’ultima città ottiene una scrittura da parte dell’orchestra di Ray Miller Tornato a New Orleans, suona con Johnny Bayersdorffer e con Norman Brownlee. Negli anni Trenta alterna spesso il contrabbasso al trombone e fa parte a lungo della Val Barbara's Orchestra. Verso la fine del decennio inizia a dedicarsi al commercio pur non abbandonando mai del tutto la musica.

24 marzo, 2020

24 marzo 1962 - Jean Goldkette, un musicista classico amante del jazz

Il 24 marzo 1962 muore a Santa Barbara, in California, il pianista e direttore d'orchestra Jean Goldkette. Nato a Valenciennes, in Francia, il 18 marzo 1899 a dodici anni si trasferisce con la famiglia negli Stati Uniti dove sfrutta il suo talento di pianista classico per trovare scritture in vari gruppi di Chicago. Nel 1921, a diciannove anni, se ne va a Detroit per suonare con l'orchestra di Andrew Raymond. Qualche tempo dopo compra anche il Greystone Ballroom una sala da ballo di quella città dedicandosi con successo alla attività di impresario e agente per conto di musicisti e di intere orchestre. Nel 1924 su incarico della casa discografica Victor forma una propria orchestra da ballo aperta agli influssi jazz scritturando musicisti come Joe Venuti, Don Murray e Red Nichols. Nel 1926, sempre per la Victor, forma varie band destinate a lavorare in sala di registrazione insieme al trombonista e arrangiatore Russ Morgan, destinato a diventare più tardi il direttore musicale della sua organizzazione. Quei gruppi di registrazione sono entrati nella leggenda del jazz per la qualità dei musicisti schierati: da Bix Beiderbecke a Frankie Trumbauer, da Eddie Lang, a Joe Venuti, a Tommy e Jimmy Dorsey, a Danny Polo, a Sterling Bose, a Billy Rank, a Fud Livingston, a Volly deFaut, a Steve Brown, oltre all'arrangiatore Bill Challis. In quel periodo Jean Goldkette controlla nella zona di Detroit una ventina di orchestre, alcune delle quali si esibiscono anche in altre città degli Stati Uniti. Goldkette paga ai suoi musicisti stipendi elevatissimi pur di assicurarsene i servigi e questa politica finisce per determinarne il crollo finanziario agli inizi degli anni Trenta. Tornato al punto di partenza non si arrende e rispolvera le sue doti di pianista classico mettendo in scena nel 1939 un concerto di musica americana alla Carnegie Hall di New York con un'orchestra di novanta elementi. Nel 1944 è a capo di una propria piccola formazione a Detroit, e negli anni seguenti cerca fortuna anche in campo extrajazzistico. La morte lo coglie quando si è da poco stabilito in California. Tra la non ricca discografia di questo musicista classico amante del jazz figurano incisioni interessanti come i due brani Clementine e Pretty Girl, nobilitati dalla presenza di Bix Beiderbecke.

23 marzo, 2020

23 marzo 1917 - Johnny Guarnieri, l’italoamericano che suona come un nero

Il 23 marzo 1917 nasce a New York, il pianista Johnny Guarnieri, considerato dal critico francese Panassié uno dei pochi jazzmen bianchi capaci di assimilare il linguaggio dei neri. Figlio di una famiglia di commercianti italiani emigrati negli USA e stabilitisi a Brooklyn, dove Johnny è nato, impara a suonare il pianoforte dal padre, musicista dilettante e alla fine degli anni Trenta debutta come professionista nell'orchestra di George Hall, prima di passare nelle grandi orchestre swing di Benny Goodman e di Artie Shaw fra il 1939 e il 1941. Proprio nelle due orchestre il giovane Guarnieri perfeziona il proprio stile assimilando le lezioni di Fats Waller, Count Basie e Teddy Wilson. Dal primo infatti attinge la verve interpretativa, da Basie la nervosa scansione ritmica e da Wilson infine la capacità di attingere alle atmosfere della musica colta occidentale. Shaw lo vuole accanto a sé anche nel curioso esperimento degli Artie Shaw's Gramercy Five, un piccolo gruppo nel quale Guarnieri suona il clavicembalo. Nel 1942 è con Jimmy Dorsey e l’anno dopo con Raymond Scott e Cozy Cote. Nel primo dopoguerra preferisce evitare impegni fissi e si dedica a moltissimi progetti anche contemporaneamente. Suona così al fianco di Cootie Williams, Billy Butterfield, Louis Armstrong, Don Byas, Barney Bigard, Roy Eldridge, Coleman Hawkins, Rex Stewart e Ben Webster. Per un breve periodo fa coppia con Lester Young. Negli anni Sessanta rallenta l’attività andando a stabilirsi definitivamente a New York dopo tanti vagabondaggi attraverso gli Stati Uniti. Muore il 7 gennaio 1985.


20 marzo, 2020

20 marzo 1994 - Chi ha ucciso Ilaria e Miran?

Il 20 marzo 1994 è una domenica ed è anche l’ultimo giorno per i militari italiani in Somalia. Le truppe italiane lì impegnate per conto dell’ONU stanno infatti per lasciare il paese africano. Tra le persone in attesa del rientro ci sono anche Giorgio e Luciana Alpi, i genitori di Ilaria Alpi, una giornalista della Rai inviata del TG3. Sono tranquilli anche perché alle 12,30 la loro figlia ha telefonato per rassicurarli. Alle 15 il telefono squilla di nuovo. Risponde Luciana. All’altro capo della linea c’è una collega di Ilaria, la giornalista del Tg3 Bianca Berlinguer che, disperata, le comunica che Ilaria è morta a Mogadiscio, uccisa insieme al suo collega Miran Hrovatin. La notizia è già stata diffusa dal Tg di Italia-1 Studio Aperto e dall'Agenzia Ansa. Da questo momento comincia la lunga battaglia solitaria di Giorgio e Luciana Alpi per capire come e perché è stata uccisa la loro figlia. Le ragioni e la dinamica della morte sembrano destinate a restare avvolte nel mistero, anche se da più parti si sospetta che i due siano stati uccisi per occultare le prove di un traffico d’armi. Alla vicenda i Gang dedicano nel 1997 il brano Chi ha ucciso Ilaria Alpi? Inserito nell’album Fuori dal controllo.

06 marzo, 2020

6 marzo 1975 - Maggiorenni tre anni prima

A partire dal 6 marzo 1975 in Italia si diventa maggiorenni a diciotto anni e non più a ventuno. Si conclude così, dopo non pochi contrasti, una lunga battaglia culturale e, soprattutto, un faticoso iter legislativo tendente ad allineare la normativa italiana a quella di altri paesi d’Europa. Pochi mesi dopo l’entrata in vigore della norma, nelle elezioni amministrative del 15 e 16 giugno, gran parte di questi nuovi elettori, figli della grande ribellione generazionale e sociale di quel periodo, deciderà di orientare i suoi voti sui partiti della sinistra con il risultato di provocare un vero e proprio terremoto nella situazione politica italiana.

04 marzo, 2020

5 marzo 1952 – Muore Joe Eldridge


Il 5 marzo 1952 muore a New York il sassofonista Joe Eldridge. Nato a Pittsburgh, in Pennsylvania, il 17 giugno 1908 muove i suoi primi passi nel mondo del jazz nel 1927 con la big band di Henry Saparo, in quel periodo tra le più apprezzate. Più tardi forma un proprio gruppo chiamato The Elite Serenaders, con il quale suona al Reinassance Ballroom di New York e successivamente in vari locali di Pittsburgh. All'inizio degli anni Trenta collabora con Speed Webb, Cecil Scott, e Ken Murray, prima di mettersi in proprio formando una big band insieme al fratello, il più celebre Roy Eldridge. Qualche anno dopo, trasferitosi a Baltimora, suona con i Cotton Pickers e quindi, dal 1935 al 1937, entra a far parte del gruppo di Blanche Calloway. Alla fine del 1937 si trasferisce a Chicago per suonare nuovamente con l'orchestra del fratello con cui resta fino al 1940. Lasciata la formazione di Roy, Joe Eldridge fa parte del gruppo di Buddy Johnson, e dal 1941 al 1943 del quartetto di Zutty Singleton. Nel 1944 un nuovo ritorno con la big band di Roy precede il passaggio al gruppo del trombettista Hot Lips Page. Verso la fine degli anni Quaranta se ne va nel Quebec dove suona con la Raymond Vin's Band. Negli ultimi anni della sua vita abbandona l’attività per dedicarsi all’insegnamento.