Non è un pesce d’aprile anche se il giovane regista italiano
per un po’ sospetta che sia tutto uno scherzo. Il 1° aprile 1992 nella lunga e
spettacolare notte del Dorothy
Chandler Pavilion di Los Angeles il regista italiano Gabriele Salvatores
viene premiato con l’Oscar destinato al miglior film straniero. L’ambita
statuetta è per “Mediterraneo”, un lungometraggio da lui diretto e interpretato
da Claudio Bigagli, Diego Abatantuono, Giuseppe Cederna, Ugo Conti, Gigio
Alberti, Vanna Barba, Claudio Bisio e Antonio Catania. Tra i cosiddetti esperti
che nel nostro paese abbondano più che altrove le prime reazioni sono di
stupore. Nella cerchia degli invidiosi si finge soddisfazione ma si lanciano
strali avvelenati a rilascio lento. Tra le osservazioni nate dal bolo
dell’invidia la più velenosa è quella di chi mostra un incantato e quasi
ingenuo stupore perché i giudici degli Academy Awards avrebbero premiato con la
prestigiosa statuetta un film dalle caratteristiche tutte interne al dibattito
culturale italiano e le cui dinamiche sono comprensibili soltanto a chi ha
vissuto nell’Italia degli anni Settanta. Non è tutto perché anche le vendette
degli invidiosi hanno delle regole precise. Non si può esagerare perché se si porta
alle estreme conseguenze questa teoria del film dalle tematiche provinciali e
incomprensibili si rischia di ipotizzare che i giudici della prestigiosa
Academy hollywoodiana abbiano pescato a caso da un cappello il biglietto con il
nome di uno dei film stranieri perché non avevano voglia di vederseli oppure (peggio!)
che si siano bevuti il cervello. Entrambe le ipotesi possono rivoltarsi contro
a chi, nonostante l’invidia e il fastidio per i successi degli altri, nel mondo
del cinema deve comunque continuare a lavorare. Per questa ragione insieme alla
sorpresa per il risultato si fa sapere con nonchalance, quasi si trattasse di
un dettaglio, che “Mediterraneo” è distribuito in tutto il Nord America dalla
potentissima (all’epoca) Miramax dei fratelli Weinstein. E siccome le due
comunicazioni viaggiano accoppiate l’effetto indotto è che si tratta di un
Oscar immeritato assegnato in virtù delle pressioni di un potente distributore.
Nonostante gli invidiosi “Mediterraneo” era e resta uno splendido film girato
con mano leggera e destinato a commuovere anche chi non appartiene alla
generazione del regista. Per chi invece ha vissuto l’esaltazione del sogno di
cambiamento degli anni Settanta e il lungo riflusso degli Ottanta è la “chiusa”
finale della cosiddetta “trilogia della fuga” di Gabriele Salvatores, iniziata
nel 1989 con “Marrakesh Express” e proseguita l’anno dopo con “Turné”. Il
centro della narrazione filmica di Salvatores in quel periodo (e non soltanto
in quello) è rappresentato dal vortice di disillusioni, incertezze e voglia di fermare
il tempo che caratterizza l’impatto con il riflusso degli anni Ottanta (e con
la maturità) da parte di una generazione, la sua, dopo l’illusione di poter
cambiare il mondo. Mentre i primi due film della trilogia entrano direttamente
nel vivo di queste tematiche, “Mediterraneo” ci si avvicina per contiguità di
emozioni mentre la chiosa finale del Salvatores-pensiero sulla questione arriva
una citazione da Henri Laborit («In tempi come questi la fuga è l’unico mezzo
per mantenersi vivi e continuare a sognare») e dalla dedica che appare prima
dei titoli di coda («Dedicato a tutti quelli che stanno scappando»).
Quello che viene chiamato "rock" non è soltanto un genere musicale. È uno stato d'animo, un modo d'essere che incrocia la musica, il cinema, la letteratura, il teatro e la creatività in genere compresa quella destinata alla produzione industriale. Per chi è nato negli anni Cinquanta e Sessanta è un sottofondo, una colonna sonora di ogni momento della vita, di pensieri e ricordi. Esiste da sempre e aiuta a vivere meglio...
01 aprile, 2026
31 marzo, 2026
31 marzo 2007 - Will Smith contro gli zombie
Il 31 marzo 2007 terminano le riprese di "Io sono leggenda", il film campione d'incassi dei primi mesi del 2008. Diretto dal regista Francis Lawrence è interpretato da Will Smith e racconta le peripezie di un ex scienziato militare alle prese con le conseguenze di un virus letale che ha sterminato gli esseri umani trasformando i sopravvissuti in vampiri. Non si tratta di un soggetto nuovo, ma del terzo adattamento per il grande schermo dell'omonimo romanzo scritto da Richard Matheson nel 1954 dopo le due versioni cinematografiche precedenti: "L'ultimo uomo della terra" diretto da Ubaldo Ragona e Sidney Salkow nel 1964 e "1975: Occhi bianchi sul pianeta terra" girato da Boris Sagal nel 1971. L'idea di riprendere e aggiornarne il soggetto nasce nel 1995, quando la Warner Bros ne acquista i diritti cinematografici con l'intenzione di farlo dirigere da Ridley Scott e di assegnare la parte di protagonista a Arnold Schwarzenegger. Questa ipotesi è destinata a tramontare per problemi di budget. Le riprese di "Io sono leggenda" iniziano ufficialmente il 23 settembre 2006 e si svolgono prevalentemente a New York e dintorni. Terminano il 31 marzo 2007. Il costo finale del film si aggira intorno a 150 milioni di dollari. Tra le curiosità della pellicola c'è il fatto che Sam, il cane lupo che accompagna il protagonista, è in realtà interpretato da ben due esemplari di pastori tedeschi di tre anni che si chiamano Abbey e Kona.30 marzo, 2026
30 marzo 1933 – Willie Nelson, il bianco country singer dell’Atlantic

Il 30 marzo 1933, a Forth Worth, in Texas, nasce Willie Nelson, uno dei più singolari ed eccentrici personaggi della musica country. A sei anni strimpella per la prima volta la chitarra e prima ancora di raggiungere la maggiore età è già un compositore molto apprezzato nel circuito dei locali di Nashville, considerato una sorta di Università del country. Il suo primo successo come autore è Night life, un brano destinato vendere che più di trenta milioni di dischi in oltre settanta versioni diverse. Il suo debutto come interprete è un po’ tardivo. Avviene infatti nel 1962, quando ha già ventinove anni, con il brano Touch me e l’album ...and then I wrote. Nonostante tutto sembra che al pubblico Willie Nelson piaccia più come autore che come cantante. Dopo otto anni con la “bianca” RCA e dodici album all’attivo, viene liquidato come un esperimento non perfettamente riuscito. Trova rifugio presso la “nera” Atlantic, una delle etichette simbolo del rhythm and blues, l’unica disposta a dare qualche chance al trentasettenne leone del country, da molti ritenuto ormai fuori dal giro. Contro ogni previsione l’operazione riesce. L’album Shotgun Willie, il primo con la nuova casa discografica, vende, nel giro di sei mesi, un numero di copie superiore alla somma di quelle vendute da tutti i suoi dischi precedenti. È il successo. Nel 1976 realizza, con la collaborazione di Jessi Colter, Tompall Glaser e Waylon Jennings, l'album Wanted: the outlaws, il primo disco country a superare il milione di copie vendute negli Stati Uniti. Questo strano cantautore “anziano” miracolato da una delle etichette storiche della musica nera non si fermerà più. Continuerà a comporre canzoni e a sfornare dischi di successo. Saranno debitrici nei confronti della sua creatività anche le colonne sonore di film come "Il cavaliere elettrico" di Sidney Pollack e “Honeysuckle Rose”, nel quale canterà in coppia con Emmylou Harris la canzone On the road again, destinata a vincere uno dei tanti Grammy Awards della sua carriera. Aperto alle più svariate esperienze musicali si lascerà tentare spesso dall’esperienza del lavoro di gruppo lavorando con vari artisti tra i quali Waylon Jennings, Merle Haggard, Kris Kristofferson, Paul English e Johnny Cash. Nel 1985 parteciperà all'organizzazione del Farm Aid, il Festival destinato a raccogliere fondi per aiutare le popolazioni rurali statunitensi vittime della “crisi del grano” e del fallimento di molte banche private.
29 marzo, 2026
29 marzo 1964 - Si accende Radio Caroline
Il 29 marzo 1964, domenica di Pasqua, viene ufficialmente inaugurata Radio Caroline, la più popolare radio pirata della storia del pop anche se non è stata la prima. La prima trasmissione è condotta da Simon Dee, uno dei numerosi disc jockey pirati destinati a diventare stelle dell'etere. L'apertura di Caroline preceduta da un notevole battage pubblicitario suscita molto clamore e qualche segno di fastidio da parte del governo e dell'amministrazione postale britanniche, mentre la novità di una programmazione pop ventiquattro ore su ventiquattro assicura alla radio un pubblico di diversi milioni di ascoltatori in poche settimane. L'idea non è nuova. Sin dal 1960, infatti radio pirata imbarcate su navi trasmettono presso le coste olandesi, danesi e svedesi. La particolarità di Radio Caroline è il suo peso economico oltre che mediatico. Ne è artefice un ventitreenne irlandese di nome Ronan O'Rahilly. Come agente del cantante Georgie Fame, O'Rahilly aveva verificato quanto fosse difficile l'accesso a trasmissioni radiofoniche di un artista privo del sostegno di una grossa casa discografica. La BBC era orientata in senso conservatore nelle proprie scelte, mentre la programmazione pop di Radio Luxembourg era largamente dominata dalle quattro principali etichette britanniche che si spartivano le trasmissioni. O'Rahilly comprende che una stazione pirata può spezzare il monopolio della BBC e di Radio Luxembourg sulla programmazione musicale pop. Con 250.000 sterline, raccolte in vario modo, acquista e risistema una vecchia nave passeggeri danese, il "Frederika", e vi installa due trasmettitori da 10 kilowatt con un'antenna da cinquanta metri. Ancorata circa quattro miglia al largo di Harwich, la stazione viene presto raggiunta da una seconda nave pirata, Radio Atlanta, che getta l'ancora di fronte a Frinton-on-Sea nell'Essex. In luglio le due stazioni si fondono e la nave "Frederika" fa rotta verso l’isola di Man diventando Radio Caroline North, mentre Radio Atlanta muta il nome in Radio Caroline South. Immediatamente iniziano i tentativi di ridurre al silenzio le due stazioni. Il governo conservatore britannico minaccia di prendere provvedimenti legislativi per mettere fuorilegge le due stazioni, ma poi evita di passare dalle parole ai fatti per timore degli effetti negativi di una simile iniziativa sulla imminente consultazione elettorale. La popolarità delle due Caroline incoraggerà la nascita di altre nuove stazioni.
28 marzo, 2026
28 marzo 1973 - Meglio i nativi dell’Oscar
Nella notte degli Oscar del 28 marzo 1973 Marlon Brando rifiuta di ritirare la preziosa statuetta, vinta per la sua interpretazione nel film “Il Padrino” e va a rendere omaggio ai nativi americani, quelli che nei film western statunitensi vengono chiamati "indiani" in segno di solidarietà con le loro rivendicazioni. Son passati quasi vent’anni da “Fronte del Porto” ma Marlon Brando non è cambiato. Negli Stati Uniti squassati da una mobilitazione senza precedenti contro la guerra del Vietnam e per i diritti civili, il mito dei giovani degli anni Cinquanta decide di stare dalla parte delle nuove generazioni. Se nella prima parte della sua carriera l’identificazione con i giovani ribelli era basata sulla sua diversa interpretazione del ruolo dell’attore visto come un soggetto in grado di restituire un significato più complesso della semplice interpretazione di un ruolo, in questo caso la sua presa di posizione appare ancor più sincera perché slegata dalla sua carriera cinematografica. Con quel gesto manda un messaggio preciso: Marlon Brando è un ribelle nella vita prima ancora che sullo schermo. Le nuove generazioni, figlie dei suoi primi ammiratori, capiscono il messaggio e si riconoscono in lui, magari contro i padri e le madri che in gioventù si erano identificati con il motociclista del selvaggio.27 marzo, 2026
27 marzo 1934 - Jenny Luna, tra jazz e pop
Il 27 marzo 1934 nasce a Roma Maria Clotilde Troili destinata a lasciare un segno nella storia del jazz e della musica pop italiana con il nome di Jenny Luna. Maestra nella borgata romana di Ponte Mammolo, nel 1953 canta per hobby nei locali della zona. La sua interpretazione di On the sunny side of the street colpisce i componenti della Roman New Orleans Jazz Band che le propongono di diventare la cantante del gruppo. Successivamente entra a far parte del Quartetto Armonia, che accompagna l'orchestra del maestro Angelini. Nel 1955 debutta come solista con lo pseudonimo di Tilde Natil. Due anni dopo cambia repertorio e, assunto il nome d’arte definitivo di Jenny Luna, diventa una delle prime ‘urlatrici’ interpretando il brano Carnevalito. Nel 1959 ottiene un buon successo con il cha-cha-cha Alzo la vela e viene indicata come la “rivale di Mina” dopo la sua personalissima interpretazione di Tintarella di luna. Nel 1960 vince il Festival di Velletri con Firulirulin, in coppia con Joe Sentieri e l'anno dopo partecipa al Festival di Sanremo interpretando Le mille bolle blu in coppia con Mina. Torna a Sanremo nel 1962 interpretando due canzoni: Conta le stelle con Germana Caroli e Cose inutili con Fausto Cigliano, un brano scritto da Ugo Tognazzi e musicato da Gianni Meccia. Nel 1966 ottiene l’ultimo grande successo discografico con Chiodo scaccia chiodo e negli anni Settanta si ritira dalle scene. Tra le molte canzoni portate al successo nella sua carriera, oltre a quelle citate, sono da ricordare Tu iste a Surriento, Riksciò, Ai confini del cielo, Bionda, L’ultima volta, A chi darai i tuoi baci, Stupid Cupid, Baby lover, Conga Maje, Ave Maria no morro e Piante di cocco.25 marzo, 2026
26 marzo 2004 – “Salvamm’ ‘o munno”!
Il 26 marzo 2004 in una lunga intervista Enzo Avitabile presenta il suo nuovo disco Salvamm’ ‘o munno. Ci sono le voci e gli strumenti di tutti i Sud della terra nell’album del cantautore napoletano che destina parte dei proventi al finanziamento della campagna di Amnesty contro la piaga dei bambini-soldato. L’artista lo firma insieme ai Bottari di Portici, un gruppo che utilizza botti, tini e falci come strumenti percussivi seguendo le regole di un’antichissima tradizione, ma i brani vedono la partecipazione di un nutritissimo gruppo di artisti, da Khaled a Manu Dibango, Hugh Masekela, Simon Saheen, Amina, Baba Sissoko, Bachir Mizmar, Adel Shaaer, Luigi Lai e tanti altri. Una vera e propria chiamata a raccolta per salvare il mondo? Con la gentilezza e l’ironia napoletana che lo caratterizzano Enzo Avitabile si schernisce «Magari potessimo salvare il mondo con le canzoni!» Poi si fa più serio e spiega «Sono convinto che ciascuno debba fare qualcosa per questa terra. Io con la mia musica, tu con la tua vita quotidiana, con quello che sai fare, tutti insomma devono sapere che non si può uccidere la speranza e che la guerra, questo mondo di guerra che ci circonda, è una prigione da cui dobbiamo uscire. Bisogna essere consapevoli della necessità di fare qualcosa senza avere prima la garanzia che serva davvero. Bisogna perché si deve, perché tutto si lega, perché il piccolo gesto che faccio io può cominciare a cambiare le cose…». Come può essere spiegato questo in un disco? «Intanto con l’esempio. Se lo ascolti bene puoi capire che ciascun musicista entra nel linguaggio musicale senza prevaricazioni, senza imporre niente. Dalla mescola di individualità così diverse nasce quindi un linguaggio nuovo. Non è la somma di tanti stili, ma una costruzione nata dallo sforzo comune. Son partito dalle radici della musica della mia terra, ho chiesto la collaborazione dei Bottari di Portici e poi, insieme, abbiamo aperto la porta ai nostri fratelli e ai nostri amici perché lavorassero con noi». Il risultato è all’altezza delle aspettative, con artisti di fama mondiale che entrano nei suoni degli altri senza disturbare… «Sì e questo vale non soltanto per i grandi personaggi, ma anche per il lavoro fatto sulle sonorità di tutti. Per esempio l’apporto del basso o i rumorini dei tamburi sono minimali per non sovrapporsi al suono dei Bottari. Sai perché? Perché così nessuno colonizza nessuno, ma tutti insieme si lavora per qualcosa che quando inizi a costruire non sai ancora come sarà». C’è qualche novità anche nei testi…«Le parole sono più calate dentro la realtà, cercano di accarezzare il mondo e i suoi problemi ma senza esagerare. Io scrivo canzoni non articoli giornalistici e il mio lavoro funziona quando riesco a farmi capire immediatamente». Insomma vuoi proprio cambiare il mondo? «Se insisti ti dico di sì, ma a modo mio. Questo album è la dimostrazione che per cambiare il mondo bisogna cambiare se stessi. Che se si predica una cosa bisogna cominciare a praticarla, a dimostrare che è possibile. Io credo che su questa terra tutte le razze debbano e possano vivere insieme, in simbiosi? Bene. Siccome sono un musicista comincio a far vivere questa convinzione nel mio lavoro. Capito come funziona?» 25 marzo 1981 – La Contiana di Sanremo
Il 25 marzo 1981 il Club Tenco organizza una sorta di 24 ore non-stop in onore di Paolo Conte dal curioso titolo di "Contiana". Si tratta del primo, importante, riconoscimento nei confronti del lavoro di questo cantautore nato ad Asti il 6 gennaio 1937. Dopo aver fatto parte di vari gruppi astigiani pubblica nel 1962 il suo primo album jazz, The italian way to swing, con il Paul Conte Quartet nel quale lui suona il vibrafono e suo fratello Giorgio la batteria. Negli anni successivi viene scritturato dal Clan Celentano cui presta la sua vena compositiva a partire dal 1967 quando scrive Chi era lui un brano dedicato a Gesù Cristo che passa quasi inosservato. Il rapporto con Celentano continua e decisamente meglio gli va con l'antidivorzista La coppia più bella del mondo e soprattutto con Azzurro, una marcetta destinata a restare nella storia della musica leggera italiana. Nello stesso periodo la sua genialità percorre anche altre strade con brani come Insieme a te non ci sto più per Caterina Caselli o Mexico e nuvole per Enzo Jannacci. Nel 1972 sembra aver ormai deciso di chiudere con la musica per dedicarsi a tempo pieno alla professione di avvocato, ma non è così. Un anno dopo è già alla ricerca di nuovi interpreti per una lunga serie di brani composti nel frattempo. Dopo un lungo peregrinare si fa convincere dal Lilli Greco della RCA a interpretare direttamente le sue canzoni. È l'inizio, per la verità poco convinto, del sorprendente e tardivo exploit del cantautore astigiano. Il suo secondo album, intitolato come il primo Paolo Conte vince il Premio nazionale della critica discografica. Nel 1976 canta per la prima volta dal vivo sul palcoscenico del teatro Ariston di Sanremo in occasione del premio Tenco. Non si fermerà più, anche perché il pubblico non farà mai mancare il suo sostegno a questo strano cantautore che narra di strani paesi esotici, con la voce roca da pianista di night e con musiche di chiara derivazione jazzistica. Il 25 marzo, quando il Club Tenco organizza la "Contiana", la sua popolarità sta per varcare i confini d'Italia e conquistare la Francia, paese nel quale, qualche tempo dopo, terrà due lunghe tournée culminate in una lunga serie di concerti all'Olympia di Parigi. Ormai considerato uno dei grandi della canzone d'autore, Paolo Conte continuerà a scrivere canzoni che, come i libri di Salgari, regaleranno sogni a poco prezzo dal sapore di poesia raccontando luoghi mai visti e avventure mai vissute.24 marzo, 2026
24 marzo 1962 - Jean Goldkette, un musicista classico amante del jazz
Il 24 marzo 1962 muore a Santa Barbara, in California, il pianista e direttore d'orchestra Jean Goldkette. Nato a Valenciennes, in Francia, il 18 marzo 1899 a dodici anni si trasferisce con la famiglia negli Stati Uniti dove sfrutta il suo talento di pianista classico per trovare scritture in vari gruppi di Chicago. Nel 1921, a diciannove anni, se ne va a Detroit per suonare con l'orchestra di Andrew Raymond. Qualche tempo dopo compra anche il Greystone Ballroom una sala da ballo di quella città dedicandosi con successo alla attività di impresario e agente per conto di musicisti e di intere orchestre. Nel 1924 su incarico della casa discografica Victor forma una propria orchestra da ballo aperta agli influssi jazz scritturando musicisti come Joe Venuti, Don Murray e Red Nichols. Nel 1926, sempre per la Victor, forma varie band destinate a lavorare in sala di registrazione insieme al trombonista e arrangiatore Russ Morgan, destinato a diventare più tardi il direttore musicale della sua organizzazione. Quei gruppi di registrazione sono entrati nella leggenda del jazz per la qualità dei musicisti schierati: da Bix Beiderbecke a Frankie Trumbauer, da Eddie Lang, a Joe Venuti, a Tommy e Jimmy Dorsey, a Danny Polo, a Sterling Bose, a Billy Rank, a Fud Livingston, a Volly deFaut, a Steve Brown, oltre all'arrangiatore Bill Challis. In quel periodo Jean Goldkette controlla nella zona di Detroit una ventina di orchestre, alcune delle quali si esibiscono anche in altre città degli Stati Uniti. Goldkette paga ai suoi musicisti stipendi elevatissimi pur di assicurarsene i servigi e questa politica finisce per determinarne il crollo finanziario agli inizi degli anni Trenta. Tornato al punto di partenza non si arrende e rispolvera le sue doti di pianista classico mettendo in scena nel 1939 un concerto di musica americana alla Carnegie Hall di New York con un'orchestra di novanta elementi. Nel 1944 è a capo di una propria piccola formazione a Detroit, e negli anni seguenti cerca fortuna anche in campo extrajazzistico. La morte lo coglie quando si è da poco stabilito in California. Tra la non ricca discografia di questo musicista classico amante del jazz figurano incisioni interessanti come i due brani Clementine e Pretty Girl, nobilitati dalla presenza di Bix Beiderbecke.23 marzo, 2026
23 marzo 1917 - Johnny Guarnieri, l’italoamericano che suona come un nero
Il 23 marzo 1917 nasce a New York, il pianista Johnny Guarnieri, considerato dal critico francese Panassié uno dei pochi jazzmen bianchi capaci di assimilare il linguaggio dei neri. Figlio di una famiglia di commercianti italiani emigrati negli USA e stabilitisi a Brooklyn, dove Johnny è nato, impara a suonare il pianoforte dal padre, musicista dilettante e alla fine degli anni Trenta debutta come professionista nell'orchestra di George Hall, prima di passare nelle grandi orchestre swing di Benny Goodman e di Artie Shaw fra il 1939 e il 1941. Proprio nelle due orchestre il giovane Guarnieri perfeziona il proprio stile assimilando le lezioni di Fats Waller, Count Basie e Teddy Wilson. Dal primo infatti attinge la verve interpretativa, da Basie la nervosa scansione ritmica e da Wilson infine la capacità di attingere alle atmosfere della musica colta occidentale. Shaw lo vuole accanto a sé anche nel curioso esperimento degli Artie Shaw's Gramercy Five, un piccolo gruppo nel quale Guarnieri suona il clavicembalo. Nel 1942 è con Jimmy Dorsey e l’anno dopo con Raymond Scott e Cozy Cote. Nel primo dopoguerra preferisce evitare impegni fissi e si dedica a moltissimi progetti anche contemporaneamente. Suona così al fianco di Cootie Williams, Billy Butterfield, Louis Armstrong, Don Byas, Barney Bigard, Roy Eldridge, Coleman Hawkins, Rex Stewart e Ben Webster. Per un breve periodo fa coppia con Lester Young. Negli anni Sessanta rallenta l’attività andando a stabilirsi definitivamente a New York dopo tanti vagabondaggi attraverso gli Stati Uniti. Muore il 7 gennaio 1985.22 marzo, 2026
22 marzo 1934 - Tonina Torrielli la caramellaia della canzone
Il 22 marzo 1934 nasce a Serravalle Scrivia, in provincia di Alessandria Antonietta Torrielli, destinata a diventare una delle protagoniste della scena musicale degli anni Cinquanta con il nome d’arte di Tonina Torrielli. Operaia di una fabbrica dolciaria di Novi Ligure nel 1955 è finalista del concorso per voci nuove della RAI e l’anno dopo partecipa al al Festival di Sanremo con Il bosco innamorato, Il cantico del cielo, Qualcosa è rimasto e Amami se vuoi che conquista il secondo posto. Il successo è immediato e i giornali parlano di lei come della principale rivale di Nilla Pizzi e la ribattezzano “la caramellaia di Novi Ligure”. Qualche mese più tardi partecipa al Festival di Napoli dove porta in finale 'E rrose d''o core, con Grazia Gresi, e Adduormete, con Tullio Pane. Nel 1957 torna al festival di Sanremo presentando Intorno a te è sempre primavera con Tina Allori e Scusami con Gino Latilla, che si piazza al terzo posto, e viene presentata dai rotocalchi popolari come la rivale di Nilla Pizzi. Sul palco sanremese si presenta ancora: nel 1958 con Mille volte in coppia con Cristina Jorio, Nozze d’oro con il Duo Fasano e il Trio Joyce e L’edera con Nilla Pizzi, seconda nella classifica finale; nel 1959 con Adorami e Il nostro refrain insieme a Nilla Pizzi e Tua con Jula De Palma; nel 1960 con Colpevole in coppia con Nilla Pizzi e Perderti con Arturo Testa; nel 1961 con Febbre di musica in coppia con Arturo Testa; nel 1962 con Aspettandoti insieme ad Aura D’Angelo e nel 1963 con Com’è piccolo il cielo in coppia con Gianni Lacommare e Perdonarsi in due con Eugenia Foligatti. Dopo il suo matrimonio con l'ex batterista di Angelini, Mario Maschio, riduce l'attività artistica fino a concluderla intorno al 1965, con centinaia di dischi all'attivo. Tra i suoi successi sono da ricordare Gli zingari, La violetera, Tango del cuore, Appuntamento a Madrid, Bacio di fuoco, Il giramondo, La nostra estate e Siboney.21 marzo, 2026
21 marzo 1904 - Leo Adde, un batterista delle spasm band passato al jazz
Il 21 marzo 1904 nasce a New Orleans, in Louisiana, il batterista Leo Adde, uno dei fenomeni del jazz delle origini. La leggenda racconta che la musica diventa prestissimo tutta la sua vita . È ancora un moccioso con un pugno d’anni quando, nel periodo in cui gli altri bambini se ne vanno alle scuole elementari, lui si esibisce agli angoli delle vie della sua città insieme ad altri suoi coetanei tra i quali figura anche Raymond Burke, destinato a diventare un grande cesellatore di clarinetto. Entrambi, infatti, fanno parte di una delle tante spasm-band, piccole orchestre composte da ragazzini tra i dodici e i quindici anni, che percorrono le vie di New Orleans suonando strumenti artigianali ricavati da vecchie scatole di sigari, tubi del gas e canne da zucchero. Il passaggio dalle percussioni improvvisate alla batteria è quasi naturale e negli anni Venti suona con un numero incalcolabile di gruppi tra i quali spiccano quello del pianista Norman Brownlee, quello del trombettista Johnny Bayersdorffer e l'orchestra da ballo Halfway Dance Orchestra che all'epoca schiera anche Leon Rappolo al clarinetto. La sua carriera inizia presto ma termina altrettanto rapidamente. A soli trentotto anni muore, infatti, in quella New Orleans che gli ha dato i natali il primo marzo del 1942.
20 marzo, 2026
20 marzo 1949 - Irving Fazola, il miglior clarinettista di New Orleans della sua generazione.

Il 20 marzo 1949 un attacco cardiaco stronca la vita di Irving Fazola, considerato il miglior clarinettista di jazz di New Orleans della sua generazione. Il musicista ha trentasette anni. È nato infatti il 10 dicembre 1912 proprio a New Orleans, la città dove ha vissuto i maggiori trionfi e dove è morto. Il suo vero nome è Irving Henry Prestopnik, troppo complicato per un artista. Dovendosi scegliere il nome d’arte lo prende in prestito dalla storpiatura anglofona delle tre note musicali Fa Sol e La. Inizia a suonare il pianoforte da bambino, ma quando frequenta le scuole medie alla Warren Easton High School passa al clarinetto. Considerato un piccolo talento, a soli quindici anni suona da professionista nei Little Collegians di Candy Candido. Milita poi nelle orchestre di Louis Prima, Armand Hug, Sharkey Bonano, Ben Pollack, Augie Schellang, Gus Arnheim e Glenn Miller. Nel 1938 viene assunto dall’orchestra di Bob Crosby, con la quale rimane fino al 1940. Proprio nell’orchestra di Crosby improntata al dixieland, ha modo di catturare l’attenzione della critica per il suo stile fluido e ricco di swing e con una splendida sonorità in tutti i registri. Vagabondo e sempre pronto a nuove esperienze tra il 1940 e il 1945 suona con le formazioni di Jimmy McPartland, Tony Almerico, Claude Thornhill, Muggsy Spanier, Teddy Powell, Georg Brunis, Louis Prima e Leon Prima. Alla fine della seconda guerra affianca al lavoro dal vivo nei locali un’intensa attività alla radio e continua a lavorare assiduamente fino a quando il suo cuore cede.
19 marzo, 2026
19 marzo 1945 - Clyde Hart, un talento pianistico
Il 19 marzo 1945 muore a soli trentacinque anni il anni il pianista e arrangiatore Clyde Hart, considerato uno dei principali talenti del jazz internazionale. Della sua attività giovanile si sa pochissimo. Nato nel 1910 a Baltimora, nel Maryland, ottiene il primo ingaggio come professionista con l'orchestra di Gene Coy e poi, dal 1930 all'aprile 1931, lavora come pianista e arrangiatore nell'orchestra di Jap Allen. Da quel momento inizia una intensa collaborazione con la cantante Blanche Calloway che si protrae fino al 1935 e che dà modo ad Hart di suonare con musicisti del valore di Ben Webster, Vic Dickenson e Cozy Cole. Nello stesso periodo per la Victor e mette in mostra grandi doti di arrangiatore. Verso la fine del 1935 lavora per un brevissimo periodo con i McKinney's Cotton Pickers e all'inizio del 1936 si trasferisce a New York formando un proprio quartetto che si esibisce al Brittwood Club. In quell’anno di intenso lavoro oltre a suonare, scrive arrangiamenti per Andy Kirk e registra con Red Allen, Sharkey Bonano, Putney Dandridge e Billie Holiday. Alla fine del 1936 entra a far parte del gruppo del violinista Stuff Smith che si esibisce all’Onyx e nel maggio incide per la Decca. Tre mesi più tardi è con Lionel Hampton ad Hollywood. Nel 1937 lavorare e registra con Haven Johnson e Dick Porter senza abbandonare però la formazione di Stuff Smith con la quale resta fino al 1938. Nel 1939 è con Roy Eldridge e l’anno dopo fa parte dell'orchestra radiofonica di Fred Rich nella quale militano tra gli altri Roy Eldridge e Benny Carter. Nel 1941 con Shad Collins ed Eldridge fa parte del gruppo che accompagna Una Mae Carlisle in una seduta discografica per la Bluebird. Nel 1942 suona nell'orchestra di Lucky Millinder e, sul finire dell'anno, entra in quella di John Kirby con Charlie Shavers, Buster Bailey, George Johnson e Bill Beason. Nell'autunno del 1944 forma il primo gruppo sotto suo nome che si esibisce al Tondelayo Club di New York. L’avventura in proprio finisce quando decide di entrare a far parte del complesso di Don Byas con cui resta fino ai primi mesi del 1945 quando le condizioni di salute, gravemente minate dalla tubercolosi, lo costringono a sospendere l'attività musicale. Riesce comunque a terminare gli arrangiamenti per l'orchestra di Paul Baron prima della morte.
18 marzo, 2026
18 marzo 1923 – Lino Murolo, dal canto alla TV e al cinema
Il 18 marzo 1923 nasce a Napoli il cantante Lino Murolo o, come recita il certificato anagrafico, Lino Pasquale Murolo. Dopo aver partecipato a un concorso indetto dall'EIAR nel 1941 debutta alla radio all’inizio degli anni Quaranta con l’orchestra di Tito Petralia. Successivamente canta anche con le orchestre di Cinico Angelini, Carlo Zeme e Cesare Gallino. Lo scoppio della seconda guerra mondiale interrompe la sua carriera appena iniziata. Chiamato alle armi, nel 1943 parte per il fronte e viene fatto prigioniero in Algeria. Nel dopoguerra torna in Italia e riprende a cantare a Radio Napoli con varie orchestre, tra cui quelle di Luigi Vinci, Nello Segurini e Giuseppe Anepeta. All’inizio degli anni Cinquanta si trasferisce a Milano e nel 1960 chiude con la canzone per continuare come attore televisivo e cinematografico.
17 marzo, 2026
17 marzo 1986 - Un vino buono da morire
Il 17 marzo 1986 un caso di “frode alimentare” occupa drammaticamente le prime pagine dei giornali. Ventitrè persone muoiono avvelenate e altre subiscono gravi danni fisici per aver bevuto vino la cui gradazione alcolica è stata corretta con l’aggiunta di alcol metilico, comunemente chiamato metanolo. Si tratta di un liquido incolore molto tossico in genere utilizzato come solvente nell’industria chimica e, in particolare, nella produzione della formaldeide. Le notizie relative ai danni sull’organismo provocati da partite di vino adulterato si sommano alla lunga lista delle vittime e determinano una vera e propria “psicosi da vino” nei consumatori. Al crollo delle vendite nel mercato interno fa seguito una caduta generale dell’esportazione di vino italiano. Gran parte dei paesi tradizionalmente importatori assumono severi provvedimenti nei confronti dei prodotti vinicoli del nostro paese. Le indagini della magistratura si allargano a macchia d’olio coinvolgendo oltre sessanta ditte in tutte le regioni italiane, soprattutto in Piemonte e in Puglia. Quando si tireranno le somme si scoprirà che la vicenda ha provocato all’industria enologica un danno economico superiore ai seicento miliardi di lire, senza contare i danni d’immagine il cui effetto si protrarrà per anni.16 marzo, 2026
16 marzo 1974 – Dopo “Milleluci” Mina non gioca più
Sabato 16 marzo 1974 va in onda la prima puntata di “Milleluci”, un varietà televisivo condotto da Mina e Raffaella Carrà e diretto da una vecchia volpe del piccolo schermo come Antonello Falqui. Articolata in otto serate, ciascuna dedicata a un genere dello spettacolo d’intrattenimento, va avanti fino all’11 maggio e fornisce a Mina la possibilità di dare una straordinaria dimostrazione della sua maturità artistica. La cantante sembra aver recuperato la verve dei giorni migliori, canta, balla e duetta con gli ospiti. C’è chi parla di ritrovata serenità, di nuovi stimoli, di tanti progetti per il futuro ma, in realtà Mina sta mettendo in scena il suo commiato dal pubblico televisivo. E lo fa con grande stile, dando il meglio di sé, come fanno i grandi artisti, per lasciare un ricordo indimenticabile. Nessuno fa caso alla sigla finale, premonitrice fin dal titolo: Non gioco più. Con “Milleluci” Mina si congeda definitivamente dal pubblico televisivo. Il varietà, costruito in modo da non soffocare la personalità delle due conduttrici è un lungo viaggio nella storia dello spettacolo che affronta ogni sera un tema diverso: la radio, il café chantant, la rivista, la televisione, l’avanspettacolo, il cabaret, il musical e, nell’ultima puntata, l’operetta, il circo e la commedia musicale. Tutti gli appuntamenti sono monotematici tranne l’ultimo che è diviso in tre parti distinte. Nel corso dell’intera serie Mina trova l’occasione per ripercorrere, in una sorta di lungo addio, la storia della canzone e la sua personale. Oltre alla sigla finale Non gioco più, l’elenco dei principali brani eseguiti, da sola o con altri artisti, è significativo della volontà della cantante di chiudere la sua stagione televisiva sperimentandosi in una lunga carrellata antologica. Questi, in ordine alfabetico, i brani presentati nel programma: Ba-baciami piccina con Alberto Rabagliati, Brazil, Buonanotte al mare con Renato Rascel, Bye bye baby con Raffaella Carrà, Canzone triste, Ciccio Formaggio con Raffaella Carrà e Nino Taranto, Copacabana con Raffaella Carrà, Crapa Pelada con Raffaella Carrà e Gorni Kramer, Domenica sera, È l’uomo per me, E poi, Everything’s all right, Fa’ qualcosa, Fru fru del tabarin, Galanteria, Grande grande grande, Hello Dolly, Il cielo in una stanza, Il poeta che non pensa mai, Io e te da soli, Io vivrò (Senza te), Lacreme napulitane, Laia ladaia, La pioggia di marzo, La scala buia, Luci del varietà, Luna tu…, Mack the knife, Mercy beaucoup con Renato Rascel e Raffaella Carrà, Munasterio ‘e Santa Chiara, Nessuno, Night and day, Non so dir ti voglio bene con Renato Rascel e Raffaella Carrà, Oh what a beautiful morning, Papaveri e papere con Nilla Pizzi, Piccadilly, Quando canta Rabagliati con Alberto Rabagliati, Someday, Strangers in the paradise, Surabaja Johnny, Tanti auguri Enrico Venuzzi con Renato Rascel e Raffaella Carrà, Top hat con Raffaella Carrà, Torna caro ideal, Tulipan con Raffaella Carrà e Jula De Palma, Vorrei averti nonostante tutto. 15 marzo, 2026
15 marzo 1908 - Spencer Clark, c'è un pilota al sax basso
Il 15 marzo 1908 nasce a Baltimora, nel Maryland, il sassofonista Spencer Clark. Muove i primi passi nella musica cimentandosi con vari strumenti a fiato e con un mandolino recuperato chissà dove. Quando è ancora indeciso sullo strumento la sorte sceglie per lui. Nel 1923, infatti, a soli quindici anni ottiene il suo primo ingaggio professionale come sassofonista a New Rochelle, una cittadina vicino a New York. Ammiratore di Adrian Rollini, considerato uno dei più grandi virtuosi di sax basso che il jazz abbia avuto, si dedica a quello strumento cogliendo anche l'opportunità di sostituire lo stesso Rollini in seno ai California Ramblers riuscendo a non far avvertire l'assenza del maestro. Nel 1926 suona al Ramblers Inn con un gruppo da lui stesso formato, i Little Ramblers, di cui fanno parte, tra gli altri, il pianista Lennie Hayton e il chitarrista Carl Kress. Chiusa questa esperienza entra a far parte dei Vagabonds con Tommy Dorsey e poi degli University Six. È però il suo sodalizio con i Gufus Five e con i California Ramblers, due gruppi che comprendono più o meno gli stessi musicisti (Chelsea Quealey, Al Philburn, Sam Ruby, Jack Russin, Pete Pumiglio, ecc.) a consentirgli di affermarsi come l'unico grande rivale di Rollini al sax basso. Nel 1928 Spencer Clark si trasferisce in Europa per suonare con l'orchestra di George Carhart, avendo come partner Bud Freeman, Jack Purvis e Babe Russin, e successivamente con quella di Danny Polo. Rientrato negli Stati Uniti nel 1931 lavora con Bert Lown, Will Osborne e Fred Waring, tre personaggi di spicco nell'ambito delle orchestre da ballo. Negli anni successivi suona con le orchestre di Ozzie Nelson, Irving Conn e Dick Stabile. Nel 1939 si arruola in aviazione e anche dopo la guerra continua a lavorare come pilota di società commerciali e pubblicitarie. Negli anni Cinquanta riprende saltuariamente, a suonare e nel corso del 1957 è con i Windy City Seven di Freddie Wacher. La musica e il jazz non sono però più all’apice dei suoi interessi. Tra le sue ultime apparizioni sulla scena jazzistica c’è l’esibizione al festival di Manassas in Virginia nel 1973 con Max Kaminsky, Billy Rank, Tom Gwaltney, John Eaton e Gene Mayl. Muore il 27 maggio 1998.
14 marzo, 2026
14 marzo 1996 – Lucio Fulci, da medico ad autore di canzoni a straordinario regista
Il 14 marzo 1996 muore Lucio Fulci, uno dei protagonisti della nascita del rock and roll in Italia e uno dei più apprezzati registi del cinema di genere di casa nostra. Nato il 17 Giugno 1927 a Roma Lucio Fulci per far contenti i genitori si laurea in medicina ma fin dall’inizio sa che non è il medico la professione cui è destinato. La sua passione sono il jazz, il nascente rock and roll e il cinema. Per raggranellare qualche soldo fa il critico cinematografico del Messaggero e, insieme all’altro regista Piero Vivarelli, scrive canzoni per Adriano Celentano come Il tuo bacio è come un rock e 24000 baci. Nello stesso periodo supera anche il difficile esame di ammissione al Centro Sperimentale di Cinematografia. Lavora poi come sceneggiatore e nel 1959 debutta alla regia con la commedia "I ladri", cui seguono un paio di musicarelli, alcune commedie e, soprattutto, un pugno di film di successo con la coppia Franco Franchi – Ciccio Ingrassia. Il cinema non ha misteri per uomini come lui, abili professionisti cresciuti lavorando giorno dopo giorno in un ambiente di cui conoscono e sanno gestire ogni aspetto, dalla produzione alla regia, dal montaggio alla musica agli effetti speciali. Osannato all’estero e bistrattato in patria dalla critica come molti altri protagonisti della scena cinematografica italiana degli anni Sessanta e Settanta alla fine è stato tardivamente riscoperto anche in Italia. Colto sperimentatore inizia ad approfondire il tema della rappresentazione cinematografica della violenza partendo dal “Teatro della crudeltà” teorizzato da Antonin Artaud nel suo celebre testo “Il teatro e il suo doppio”. L’autore francese sostiene la rappresentazione scenica della crudeltà come linguaggio per scuotere lo spettatore e per stimolarlo a una diversa percezione della realtà. Fulci tenta con successo di applicarne la lezione nel cinema. Ammalatosi di diabete muore il 14 marzo 1996 alla vigilia dell’inizio delle riprese del "M.D.C. - Maschera di cera", prodotto da Dario Argento e affidato poi a Sergio Stivaletti. 13 marzo, 2026
13 marzo 2003 – I PGR per la prima volta in tour
Il 13 marzo 2003 i PGR (Per Grazia Ricevuta) partono per la prima volta in tour. Li accompagna un nuovo album sul quale è stata fermata la magia della loro nascita. Si intitola Montesole e contiene gran parte dei brani di quella serata tranne due, tratti dalle session di registrazione del primo album. «È il 29 giugno 2001. Una sera d'estate nitida in cielo e serena in terra, negli occhi che si scrutano, si salutano, sorridono». Così Giovanni Lindo Ferretti, cantautore ispirato di lungo corso, ispiratore e protagonista dell'avventura dei CCCP e dei CSI racconta la nascita dei PGR, ennesima metamorfosi di un gruppo di musicisti costretto dalla natura e dalla sorte a non sciogliersi mai davvero permettendo a «una storia finita e rifinita di rigenerarsi in altro senza rinnegarsi in niente». In quel giorno non così lontano da apparire leggendario il Parco Storico di Montesole, ospita un concerto in memoria di Don Dossetti organizzato proprio da Giovanni Lindo Ferretti con la collaborazione delle amministrazioni comunali di Monzuno e Marzabotto. Sul palco con lui salgono Ginevra Di Marco, Gianni Maroccolo, Giorgio Canali e Francesco Magnelli, vale a dire l'intera formazione dei disciolti CSI meno Massimo Zamboni, da tempo incamminatosi su altre strade. Ad applaudirli c'è una folla immensa che Lindo Ferretti così definisce: «… ragazze e ragazzi, uomini e donne che arrivati, seguendo poche e confuse indicazioni, ai parcheggi o in stazione si sono incamminati salendo le dolci ma ripide colline dell'Appennino verso "un non so che si trova a volte a caso"… Sandali e ciabatte, scarponi e anfibi. Qualcuno arriva uscendo dai vespri e incrocia qualcuno che bestemmiando gli chiede chi glielo ha fatto fare, poi la sorpresa di una piccola conca, un prato in alto, brulicante di umanità fiera e indigesta, una piccola pedana con un pianoforte a coda, qualche microfono, una chitarra, qualche tastiera e un basso e un piccolo impianto di amplificazione. Tante candele a illuminare, tenue, la notte». In quell'atmosfera magica prende vita un nuovo progetto, che si forma e si sviluppa in quel preciso momento e in quel luogo. Le percezioni dal palco vengono così descritte dallo stesso musicista: «Bicchieri di vino, panini, fumo, birra. In basso l'autostrada, la ferrovia, i paesi e le città, invisibili ma percepibili a orecchie e occhi attenti. Intorno le montagne, la linea gotica in tutto il suo splendore, pacificato e rigenerato. Un paradiso terrestre nel luogo dell'onore, della strage, della desolazione, nel tempo di una generazione». Così riparte un'avventura che in molti si auguravano non dovesse finire mai. Su quel palco nel parco di Montesole i cinque musicisti ripercorrono proprio quella storia regalandole colori diversi e nuovi punti di vista. Come in una cavalcata sospesa tra memoria e consapevolezza della realtà scorrono brani nuovi e altri ripescati dal repertorio dei CCCP e dei CSI che appaiono però già percorsi da una nuova pulsione capace di farli sembrare contigui e diversi dalla loro prima versione. Meno di due anni dopo la banda torna in cammino, in un momento in cui soffiano forti i venti di guerra e Giovanni Lindo Ferretti non ha alcuna intenzione di tirarsi indietro sull'argomento: «Nessuno può chiamarsi estraneo, nessuno può dirsi, in onestà, innocente. Uno spazio che va attraversato è il disgregarsi dei mondi, dei modi e ordini di pensiero e il loro tumultuoso incontro-scontro-mutazione. Distruzione e ricomposizione in un equilibrio sempre più difficile per la potenza delle armi in atto, le nostre, dell'Occidente. Armi cedute o imposte a ogni possibile alleato contro ogni possibile nemico in un caotico andirivieni più degno di apprendisti stregoni che di governi democratici». E, per citare una sua canzone, «tra il conto e il tornaconto, i conti non tornano…». Il resto è già nelle silenziose corde della musica di una band arrivata alla terza mutazione. Silenziose perché nascoste e incomprensibili, come tutti i misteri legati alla possibilità di rinascere dalle proprie ceneri, su un palco o nella vita... Non tutte le rinascite sono uguali a se stesse come dimostrerà proprio Lindo Ferretti che nel 2006 si schiererà per la prima volta nella sua vita con la destra clericale.12 marzo, 2026
12 marzo 1957 – Bob Graettinger, il compositore preferito da Stan Kenton

Il 12 marzo 1957 muore a Los Angeles, in California, il compositore Robert Graettinger. Nato nella cittadina californiana di Ontario il 31 ottobre 1923, all'età di soli nove anni inizia a studiare il sassofono e nel 1939 fa il suo debutto come compositore scrivendo e arrangiando diverse composizioni per Bobby Sherwood. Lavora poi con Benny Carter, Johnny Richards, Alvino Rey e Jan Savitt, mettendo in luce le sue notevoli qualità come compositore e arrangiatore. Nel 1947 inizia a collaborare con Stan Kenton, per il quale realizza alcune delle sue più importanti e significative realizzazioni: Thermopolae nel 1947, City of Glass nel 1948 poi rielaborata anche nel 1951, House of Strings, Incident in Jazz e This Modern World tra il 1951 e il 1953. Muore prematuramente lasciando un corpus di lavori che dimostrano come sia sbagliato considerare Graettinger soltanto come un semplice arrangiatore jazzistico, visto che le sue elaborazioni lasciano intravedere ambizioni di scrittura molto dissimili da quelle usualmente riscontrabili nei lavori destinati a sorreggere l’improvvisazione jazz. Robert Graettinger ha una sua particolare originalità. Lavori come City of Glass, House of Strings e This Modern World dimostrano un'approfondita conoscenza dei meccanismi espressivi kentoniani. È la nevrosi urbana la principale fonte d’ispirazione delle sue composizioni anche se ha il difetto di non fare mai interamente propria la lezione dell’improvvisazione nera.
11 marzo, 2026
11 marzo 1921 - Astor Piazzolla, il tango incontra il jazz
L’11 marzo 1921 nasce a Mar del Plata, in Argentina, il musicista e compositore Astor Piazzolla, l’artista che con il suo bandoneón, una piccola fisarmonica poligonale viene considerato il massimo esponente del Tango moderno. Dopo aver compiuto regolari studi classici sotto la guida di grandi maestri come Ginastera e Boulanger, la sua opera si orienta quasi esclusivamente alla rivitalizzazione del Tango. La sua scrittura raffinata, tesa e struggente, e i suoi assoli di bandoneón, ricchi di accenti ritmici direttamente derivati dal jazz ne fanno un musicista unico nel panorama mondiale. Nel 1931 incontra a New York il leggendario Carlos Gardel, che, intuendone il talento, gli propone una parte nel film “El dia que me quietas”. Nel 1967 scrive Maria de Buenos Aires, il primo musical interamente ispirato al Tango che viene rappresentato con grande successo nei teatri di tutto il mondo. Con lui la musica da ballo argentina incontra il jazz e diventa adulta. Forma varie orchestre, tra cui il celebre Conjunto 9, collabora con jazzisti come Gerry Mulligan e Gary Burton e con cantanti come Milva. Alla sua fertile vena compositiva si devono due opere, un oratorio, vari brani per orchestra, le colonne sonore dei film “Enrico IV” di Marco Bellocchio, “Tangos” e “Sur” di Fernando Ezequiel Solanas e oltre 300 tanghi. Muore a Buenos Aires il 4 luglio 1992.10 marzo, 2026
10 marzo 1957 - Il primo scontro tra Claudio Villa e la stampa
La prima "querelle" tra Claudio Villa e la stampa trova il suo culmine il 10 marzo 1957, quando il settimanale “Sorrisi e Canzoni” decide di intentare un ‘processo’ pubblico al cantante. Tra i principali capi d’imputazione, oltre alla ‘stecca’ nell’esecuzione di Cancello tra le rose, la superficialità con cui si è preparato al Festival e la pretesa di interpretare le canzoni migliori, che spiegherebbe il risultato ottenuto. Insomma, per i giornalisti del settimanale, avrebbe perso il senso della realtà e sarebbe in preda a un maniacale delirio di grandezza. Quello che a gran parte dei critici musicali di quel periodo sfugge è che con Claudio nasce il moderno ‘divismo’ dei cantanti e finisce l’epoca che vedeva nei direttori d’orchestra gli onnipotenti artefici della fortune e delle sfortune della carriera di un interprete.09 marzo, 2026
9 marzo 1945 – Robin Trower, la chitarra blues dei Procol Harum
Il 9 marzo 1945 nasce a Catford, in Gran Bretagna, il chitarrista Robin Trower. Non ha ancora diciassette anni quando, con il tastierista Gary Brooker, il batterista Barry J. Wilson e il bassista Chris Copping forma i Raiders, poi ribattezzati Paramounts, il gruppo definito dai Rolling Stones come «la miglior band inglese di rhythm and blues». Nonostante la stima dell'ambiente musicale britannico i Paramounts non riescono, però, a ottenere il successo commerciale sperato con vari singoli tra i quali Bad blood, censurata dalla BBC. Nonostante tutto la passione di Trower non basta a mantenere in vita l’esperienza dei Paramounts che, nel 1966, decidono di prendersi un anno di riflessione. L’anno successivo da una costola del gruppo nascono i Procol Harum, una band dal sound impostato principalmente sull'organo di Brooker, ma che si avvale della chitarra blues di Trower per dare corpo all’insieme. Quando nel 1971 lascia i Procol Harum perchè non condivide la svolta progressiva del gruppo Robin Trower forma i Jude insieme a Jim Dewar l'ex bassista degli Stone The Crows, al batterista Clive Bunker già dei Jethro Tull e al cantante Frankie Miller. L’esperienza ha però una vita breve tanto che i quattro si separano senza riuscire a pubblicare nemmeno un disco. Il fallimento dei Jude convince Trower a continuare come solista, facendosi accompagnare da Dewar e dal batterista Reg Isidore, con i quali pubblica gli album Twice removed from yesterday e Bridge of sighs, entrambi prodotti da Matthew Fisher, un altro ex Procol Harum . In questi dischi, Robin, ben sostenuto da un solido tappeto ritmico attira l'interesse del pubblico e della critica con il suo blues acido, frutto di una tecnica dichiaratamente ispirata al suo idolo Jimi Hendrix. Dopo aver sostituito nel 1974 Isidore con Bill Lordan, l'ex batterista degli Sly & The Family Stone, pubblica, sempre con la produzione di Fisher, l'album For earth below con il quale sfonda anche negli Stati Uniti. Il successo, però, sembra intorpidire la sua creatività e le incisioni successive peccano di eccessiva ripetitività negli schemi musicali che, se da una parte contribuiscono a consolidare il suo personaggio, dall'altra allontanano i fans della prima ora. Incurante delle critiche continuerà per la sua strada anche negli anni Ottanta. Nel 1991 accetterà di partecipare alla riunione dei Procol Harum promossa da Gary Brooker.08 marzo, 2026
8 marzo 1908 - Will Hudson, un arrangiatore coi fiocchi
L’8 marzo 1908 nasce a Barstow, in California, il compositore, direttore d'orchestra e arrangiatore Will Hudson. Negli anni Trenta, oltre a un’intensa attività come direttore d’orchestra scrive arrangiamenti per i McKinney's Cotton Pickers, Erskine Tate, Cab Calloway. Negli anni successivi continua l’attività di arrangiatore per Benny Goodman, Andy Kirk, Earl Hines, Fletcher Henderson, Don Redman, Louis Armstrong e Jimmie Lunceford. Nel 1934 compone Moonglow, una canzone destinata a entrare nel repertorio di moltissime orchestre e gruppi jazz. Per Lunceford compone e arrangia White Head e Jazznocracy, mentre per Ray Noble, nel 1938, arrangia Cheerokee. Nel 1936 arrangia e compone Organ Grinder's Swing sempre per Lunceford. Fra le sue altre composizioni Sophisticated Swing, Eight Bars in Search or a Melody, Hocus Pocus, ecc. Insieme a Eddie De Lange fonda la Hudson-De Lange Orchestra e negli anni Quaranta lavora come arrangiatore anche per Glenn Miller. Muore il 16 luglio 1981.07 marzo, 2026
7 marzo 1944 - Raimondo Schottler da venditore ambulante a cantante famoso
Il 7 marzo 1944 muore a Napoli, la città dov’era nato il 12 giugno 1867, il cantante Raimondo Schottler. Fratello del popolare canzonettista Giorgio Schottler sr a poco più di dieci anni inizia a girare per le vie di Napoli come venditore ambulante di piatti e bicchieri. Per richiamare l’attenzione dei clienti monta sul suo carrettino e canta a squarciagola i motivi più in voga. Quando non è impegnato a vendere la sua merce si esibisce sul lungomare per i turisti accompagnato dal mandolino di un amico. Nel 1900 decide di cambiare vita. Vende il carrettino e debutta al Grand Hotel con l'orchestra Bertolé-Vialli passando poi con la formazione di Raffaele Moreno che suona all’Hotel Excelsior. Famoso anche in Francia e in Russia, per molto tempo canta alla Sala Roma di Napoli con l'orchestra che fa da commento musicale alla proiezione di film muti. Negli anni Venti e Trenta si esibisce nei migliori locali d’Europa con il gruppo mandolinistico Della Rosa.06 marzo, 2026
6 marzo 1893 - Furry Lewis, il blues ai confini del folk
Il 6 marzo 1893 nasce a Greenwood, nel Mississippi Furry Lewis, all'anagrafe Walter Lewis, uno dei bluesman più popolari degli anni Venti e Trenta. Riscoperto da Samuel Charters nel 1959, Furry Lewis rappresenta nel filone del blues una componente pittoresca capace di una comunicazione viva e spontanea. Il repertorio molto vario spazia dal blues vero e proprio fino al folclore, sostenuto da una tecnica di accompagnamento alla chitarra singolare e molto espressiva. Nel 1899 si stabilisce a Memphis nel Tennessee dove ottiene i suoi primi successi. In seguito se ne va a Chicago per incontrare il suo amico Arthur Petties e nel 1913 è già alla testa di una piccola orchestra che si esibisce per le vie di Memphis, dnelle feste e nei club più aperti verso il blues come il Pee Wee's, il Big Grundy's o il Cham Fields. Nel 1916 a causa di un incidente subisce l'amputazione della gamba sinistra, l’infermità non gli impedisce di continuare a esibirsi in pubblico. Suona in un medicine show e poi con Gus Cannon e Jim Jackson, dei quali diviene amico e collaboratore. Negli anni Trenta registra molto materiale per la Vocalion e la Victor scomparendo poi dalla circolazione per molti anni. Recuperato nel 1959 da Samuel Charters, riprende l’attività ottenendo nuovi consensi. Muore a Memphis il 14 settembre 1981.05 marzo, 2026
5 marzo 1955 - L'ultimo concerto di Charlie Parker
Il 5 marzo 1955 Charlie Parker è di scena al Birdland per la seconda serata consecutiva. Il ritorno inaspettato dopo il lungo ricovero volontario presso il Bellevue Hospital di New York, lo vede accompagnato da un gruppo d'eccezione composto da Kenny Dorham, Mel Powell, Charlie Mingus e Art Blakey. Sembra un nuovo inizio della sua vita e della sua carriera ma non è così. Una settimana dopo il concerto, il 12 marzo muore a New York per un infarto cui il suo fisico indebolito affetto da cirrosi epatica e polmonite non aveva potuto resistere. Ha trentacinque anni. Il mondo del jazz e gli amici gli danno l'ultimo saluto ad Harlem, prima della sepoltura nella natia Kansas City. Charlie Parker lascia oltre ottanta album, testimonianza di una genialità che ha apportato fondamentali innovazioni alla musica jazz.04 marzo, 2026
4 marzo 1945 – Femi Benussi, la Luna di Pasolini
Eufemia Benussi, in arte Femi Benussi, nasce il 4 marzo 1945 a Rovigno d'Istria. Dopo aver conseguito il diploma si iscrive all’Università. La sua aspirazione è quella di laurearsi in Lettere e Filosofia e di restare nel mondo della scuola, come ricercatrice o come insegnante. Come accade spesso il destino finisce per metterci lo zampino. La bella Eufemia, provata da una delusione d’amore, se ne va a Roma da una zia giusto per cambiare aria e rimettersi in sesto. Qui incontra il cinema e la sua vita cambia per sempre. Il suo debutto sullo schermo avviene con una piccola parte ne “Il boia scarlatto” diretto da Max Hunter, al secolo Massimo Pupillo. È il 1964 e la sua bellezza mediterranea non passa inosservata. Nel 1965 Pasquale Festa Campanile la scrittura per il suo “Una vergine per il principe” e l’anno dopo Pier Paolo Pasolini le affida il ruolo di Luna in “Uccellacci e uccellini”. A partire dagli anni Settanta diventa una delle icone del cinema italiano grazie anche alla sua naturalezza e alla disponibilità a interpretare scene di nudo. Quando il cosiddetto “cinema di genere” comincia a dare i primi segnali di crisi, Femi Benussi, riduce progressivamente la sua presenza sullo schermo fino a ritirarsi praticamente dalle scene all’inizio degli anni Ottanta.03 marzo, 2026
3 marzo 1967 – Cuchillo, l’eroe della generazione che voleva cambiare il mondo
Il 3 marzo 1967 viene proiettato per la prima volta in pubblico “La resa dei conti”, il primo western diretto da Sergio Sollima nel quale si racconta la storia di una caccia all’uomo cercando di dare voce alle ragioni della preda, alle sue paure e anche alle sue furbizie. Il film lancia un personaggio destinato a calamitare l’attenzione del pubblico giovanile dell’epoca. Si tratta del peone messicano Cuchillo, quella che sembra la la vittima predestinata, che diventa l’eroe dei giovani della fine degli anni Sessanta, in particolare di quelli più politicizzati, e viene citato anche in opere letterarie e teatrali. La frase con cui il peone messicano irride il suo cacciatore, «Non mi prenderai mai, Cuchillo se ne va!» diventa un sorta di tormentone presso una generazione che ha iniziato a mettere in discussione i rapporti con i genitori, con gli insegnanti e con le autorità in genere e che pochi mesi dopo comincerà a mettere in discussione l’intera struttura sociale e civile dell’Italia della ricostruzione e del dopoguerra. Il messicano capace di mettere nel sacco gli inseguitori si trasforma così nell'eroe preferito da molti giovani impegnati nei movimenti studenteschi e sociali di quel periodo di lotte e contestazioni che è destinato a restare nell’immaginario collettivo con il nome di Sessantotto. La sua popolarità è tale che il movimento politico d’estrema sinistra Lotta Continua lo adotta come simbolo. Proprio la popolarità di Cuchillo convincerà Sollima a riportare sullo schermo l’anno dopo il fortunato personaggio in “Corri uomo corri”.02 marzo, 2026
2 marzo 1991 – Serge Gainsbourg, il musicista che giocava a fare il diavolo
Il 2 marzo 1991 muore Serge Gainsbourg, uno dei personaggi più contraddittori e discussi della scena musicale e dello spettacolo francese. Si chiude così la vicenda di un artista che, pur non essendo il diavolo nella sua vita e nella sua produzione artistica ha giocato spesso ad assomigliare al sulfureo genio tentatore. Lo ha fatto fin dal primo giorno in cui è salito su un palcoscenico senza aver neppure compiuto undici anni vestito da diavoletto in una rivista della sensuale Fréhel. Come in un magico gioco di specchi tra le diverse pieghe del suo talento si può trovare di tutto, dalla musica alle arti figurative, dal gusto per la parola a quello per l’immagine alla voglia di stupire che non l’abbandona mai per tutta la vita. La sua scomparsa ha lasciato al mondo un’opera complessa e imponente nella quale la musica ha un ruolo fondamentale perché fa da collante al resto. Gainsbourg è uno chansonnier che sposta il proprio linguaggio musicale e letterario al di là di ogni limite immaginato. Scrive canzoni capaci di durare nel tempo contaminandosi con tutti i generi che incontra, dal pop britannico e statunitense al jazz, alle vibrazioni afro-cubane, al progressive fino al reggae, alla disco e al rap. Come se non bastasse nella sua lunga carriera scrive una quarantina di colonne sonore e lascia tracce di sè in quasi tutto il panorama musicale del dopoguerra. Nonostante una parte della critica sostenga che l’originalità del suo stile si manifesti in primo luogo nei testi è invece nella particolarità del lavoro d’arrangiamento e nella ricerca musicale che la differenza con tutti gli altri chansonniers si fa strutturale. Serge Gainsbourg nasce a Parigi il 2 aprile 1928 pochi istanti prima di Lilianne, la sua gemella. All’anagrafe è registrato come Lucien Ginzburg, figlio di Joseph e Ollia, una coppia di ebrei russi fuggiti una decina d’anni prima dalle terre degli zar in piena rivoluzione bolscevica. Il padre è pittore e musicista. Suona un po’ di tutto ma la sua specialità sembra essere il pianoforte classico, anche se a Parigi si converte velocemente al jazz. Il piccolo Lucien impara presto a pigiare con le dita i tasti bianchi e neri e le sue frequentazioni del mondo dello spettacolo al seguito del padre diventano un fatto quasi abituale. Il primo debutto nel rutilante mondo delle riviste musicali avviene nel 1938 quando la grande Fréhel lo vuole sul palcoscenico con una buffa divisa da diavoletto. L’occupazione nazista di Parigi spinge i Ginzburg a spostarsi verso Limoges e quando tornano nella capitale la Liberazione è già avvenuta e Parigi è attraversata da grande fermento. Frequenta per un po’ l’Accademia della Belle Arti di Montmartre, insegna disegno, fa il precettore in una casa di piccoli ebrei rifugiati e suona dove, quando e come può, soprattutto jazz. Nel 1954 deposita i suoi primi sei brani alla Società degli Autori che l’ha appena iscritto con lo pseudonimo di Julien Grix. Tra essi ci sono Défense d’afficher che nel 1959 verrà cantata da Pia Colombo e Les amour perdues, destinato a entrare nel repertorio di Juliette Gréco. La sua popolarità intanto si allarga così come la cerchia di chi lo ascolta nelle serate del cabaret Chez Madame Arthur o al Milord l’arsouille dove accompagna la cantante Michèle Arnaud. In questo periodo cambia nome e diventa Serge Gainsbourg. Serge in omaggio alle sue origini russe e il cognome per ricordare il pittore britannico Gainsborough. Alla fine degli anni Cinquanta conosce un altro chansonnier di frontiera come Boris Vian che lo affascina e ne guida i gusti. Proprio sotto la guida di Vian pubblica per la Philips il suo primo album nel 1959, da cui arriva anche il primo grande successo con Le poinconnier de lilas destinato a vivere di nuove versioni anche nel futuro con i Frères Jacques, Jean Claude Pascal e Hugues Aufray. Dopo la morte di Vian, Gainsbourg comincia guardare molto oltre i limiti della chanson tradizionale e nel 1964 con l’album Gainsbourg percussion anticipa i gusti degli anni Settanta e gioca a recuperare i suoni afro del jazz in un periodo di beat trionfante. Le sue pulsioni innovative , però, per essere travolte sul piano mediatico finiscono dall’eco suscitata da Je t’aime, moi non plus, un divertimento musicale ricco di allusioni sessuali che lo farà entrare nella storia del costume. La canzone, inizialmente pensata per Brigitte Bardot e incisa con lei, finisce per diventare un mito nell’interpretazione con la sua compagna di allora, Jane Birkin, recuperata in tutta fretta dopo che la Bardot s’era chiamata fuori per inaspettati scrupoli. Se da una parte il brano gli regala la popolarità internazionale, dall’altra finisce per appiccicargli addosso come una divisa l’idea del sulfureo cantore di un erotismo spinto al limite della pornografia. Per la verità lui non se ne cura granché, anzi pare che ogniqualvolta si trovi nella necessità di far accendere i riflettori sulla sua attività torni volutamente a far frusciare la seta da lingérie di quell’ispirazione e di quel brano. Al di là e, forse, nonostante il successo di Je t’aime, moi non plus, Serge Gainsbourg continua la sua ricerca regalando pezzi di successo a personaggi come Petula Clark, Juliette Gréco, Dalida e tante altre protagoniste della scena musicale di quel periodo. Parallelamente si avventura in operazioni decisamente innovative come la realizzazione, nel 1971 del concept album Histoire de Melody Nelson, considerato dalla critica come «una sorta di monumento all’erotismo come elemento di sintesi tra purezza e morte». L’anno dopo ottiene ancora un buon successo con il singolo La decadanse, troppo simile a Je t’ame… per essere solo il frutto di una fortunata combinazione. Nonostante gli spiccioli di successo sta già lavorando a un nuovo progetto del tutto diverso. Nel 1975 pubblica Rock around the bunker, un concept album in cui lui, ebreo e perseguitato, affronta il tema del nazismo in chiave grottesca e di humour nero e l’anno dopo, in piena esplosione punk, torna sui suoi passi con L'homme à la tête de chou, un disco dalla poetica musicale simile a Histoire de Melody Nelson. Nel 1978 se ne va in Giamaica per registrare insieme alla band di Peter Tosh Aux armes et cetera, una versione reggae de La Marsigliese che gli procura qualche minaccia di morte da parte dei reduci delle associazioni paramilitari di destra della Guerra d'indipendenza algerina. Incapace di fermarsi, timoroso di farsi rinchiudere in un ruolo o in un genere, attraversa gli anni Ottanta da protagonista con lavori importanti come gli album Mauvaises nouvelles des étoiles o Love on the beat, varie colonne sonore e brani per artisti come Isabelle Adjani, Julien Clerc, Diane Dufresne e tanti altri ancora compresa la sua ex compagna Jane Birkin. In quel decennio non mancano neppure atteggiamenti ed esibizioni che fanno scandalo come la scelta di dare fuoco in diretta televisiva a una banconota francese (un reato per le leggi d’oltralpe) o un “fuori onda” sempre in diretta tv nel quale, in perfetto inglese, chiede a Whitney Houston, ospite con lui di un programma, di potersela portare a letto alla fine del programma in cui sono ospiti. Alla fine degli anni Ottanta Serge Gainsbourg comincia ad avere i primi problemi di salute. Il cuore fa le bizze ma è soprattutto il fegato a mostrare i segni di un precoce degrado. Nel 1988 festeggia i suoi sessant’anni lavorando a un album per Bambou, la sua compagna di quel periodo e partecipando a qualche festival, ma più che altro affrontando i problemi che gli derivano dalle sue condizioni di salute. Il 14 aprile 1989 viene operato al fegato. Nonostante le difficoltà crescenti non smette di lavorare. Regala le ultime perle della sua creatività a Vanessa Paradis, scrive per Joëlle Ursull la canzone White and black blues che si piazza seconda all’Eurofestival e, soprattutto, firma Amours des feintes, un nuovo album per Jane Birkin. È l’ultimo. Il 2 marzo 1991 Bambou trova il corpo senza vita del suo compagno. È stato ucciso dall’ennesima crisi cardiaca. Viene seppellito Parigi, nel Cimitero di Montparnasse, nel corso di una cerimonia in cui Catherine Deneuve legge il testo della sua canzone Fuir le bonheur de peur qu’il ne se sauve. 01 marzo, 2026
1° marzo 1933 - Guerrino Allifranchini, il vagabondo del jazz italiano
Il 1° marzo 1933 nasce a Romagnano Sesia, in provincia di Novara, Guerrino Allifranchini, uno dei personaggi più significativi del jazz italiano della seconda metà del Novecento. La sua storia musicale inizia nell’immediato dopoguerra quando, approfondisce privatamente lo studio del clarinetto, perfezionandosi poi a Novara e in seguito al conservatorio di Torino. Proprio negli anni torinesi si avvicina al jazz suonando con vari gruppi. Nel 1954 entra a far parte dell’orchestra di Bruno Canfora suonando il sassofono contralto e due anni dopo se ne va a Stoccolma, in Svezia, per cercare fortuna. Qui trova nuovi stimoli e nuovi esempi in vari sassofonisti locali come Rolf Billberg e Arne Domnerus. Nel 1960 torna in Italia alternando il sassofono al canto, prima con uno stile vicino a quello di Louis Armstrong e, successivamente, a quello di Fred Buscaglione. Nel 1968 ottiene un buon successo discografico con la sua versione di Avanti e indrè pubblicata su disco con lo pseudonimo di Alì Guerrino. L’anno dopo torna decisamente al jazz con il pianista Sante Palumbo e con il contrabbassista Giorgio Buratti. Incurante del passare del tempo nel nuovo millennio continua a soffiare sia nel sax che nel clarinetto insegnando l'arte ai giovani della Banda Musicale del suo paese natale e partecipando a vari festival internazionali di jazz con il quintetto dei Denner. Dal 2019 riduce ulteriormente e progressivamente la sua attività.28 febbraio, 2026
28 febbraio 1990 – Quando a Sanremo tornarono gli stranieri
Il Festival di Sanremo del 1990 si svolge dal 28 febbraio al 3 marzo. L'edizione ripropone, molti anni dopo i primi interessanti esperimenti, l’accoppiata tra artisti italiani e stranieri. La trovata finisce per funzionare anche questa volta probabilmente grazie alla presenza di alcuni interpreti internazionali di grande valore come Miriam Makeba, Ray Charles, Jorge Ben, Toquinho, Dee Dee Bridgewater e La Toya Jackson, oltre ai redivivi Village People e America. Come ampiamente previsto (addirittura c’è chi l’annuncia con un giorno d’anticipo) vince il brano Uomini soli, interpretato dai Pooh e da Dee Dee Bridgewater, davanti all’accoppiata tra Ray Charles e Toto Cutugno con Gli amori e ai sorprendenti Amedeo Minghi e Mietta che con Vattene amore sono destinati a scalare le classifiche di vendita nonostante l’infelice accoppiamento con l’ex bambina-prodigio Nikka Costa.27 febbraio, 2026
27 febbraio 1906 - Chester Boone, la tromba di Houston
Il 27 febbraio 1906 a Houston, nel Texas, nasce il trombettista Chester Boone. Il ragazzo inizia a suonare nell'orchestra della scuola della sua città nei primi anni Venti e poco tempo dopo entra nella Richardson's Jazz Band al Lincoln Pool. Tra il 1929 e il 1932 fa parte delle orchestre di Dee Johnson e di Cassino Simpson. Sul finire del 1932 forma un proprio gruppo con il quale ottiene un notevole successo all'Harlem Grill di Houston. Trasferitosi a New York nei primi mesi del 1937, suona con varie orchestre locali, compresa quella di Louis Jordan. In quegli anni partecipa a varie registrazioni con Lloyd Phillips e Sammy Price. Nel 1940 è al fianco di Kaiser Marshall e l'anno successivo, dopo aver suonato con Horace Henderson, suona con Buddy Johnson. Proprio con la formazione di Johnson, che in quegli anni gode di una vasta popolarità, prende parte a diverse sedute di incisione per la Decca mettendosi in luce sia come trombettista che come cantante. Sempre per la Decca registra vari brani sotto il proprio nome con un’orchestra che comprende tra gli altri il clarinettista Buster Smith e il sassofonista George Johnson. Dal 1943 al 1946 suona con Luis Russell e nell'area del Pacifico con la U.S.O. Band. A partire dalla fine degli anni Quaranta preferisce non assumere impegni stabili ed esibirsi come free-lance.
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