Il 13 giugno 1946 Umberto di Savoia lascia l’Italia. Tra le migliaia di emigrati costretti a lasciare il loro paese per cercare fortuna all’estero c’è, ovviamente in condizioni ben diverse, anche la famiglia Savoia, cui gli italiani non hanno perdonato l’acquiescenza verso il fascismo, le inique leggi razziali e, soprattutto, lo sbandamento e l’ingloriosa fuga dopo l’8 settembre, che aveva lasciato allo sbando gran parte del paese, caduto nelle mani degli occupanti tedeschi. Il 9 maggio 1946 Vittorio Emanuele III si imbarca sull’incrociatore Duca degli Abruzzi per andarsene in volontario esilio, dopo aver firmato l’atto di abdicazione in favore del figlio Umberto II, nell’estremo tentativo di salvare il destino della monarchia. Morirà un anno dopo ad Alessandria d’Egitto. Per l’istituzione monarchica non c’è, però, più niente da fare. Il 2 giugno si svolge il referendum istituzionale e il 54% degli elettori si pronuncia a favore della Repubblica. Umberto di Savoia lascia definitivamente l’Italia il 13 giugno partendo dall’aeroporto di Ciampino con destinazione Cascais, in Portogallo. Il 28 giugno l’Assemblea Costituente, con un gesto simbolico di riconciliazione tra le due fazioni che si sono confrontate con toni molto aspri nella campagna referendaria appena conclusa, elegge a capo provvisorio dello Stato un monarchico napoletano moderato, Enrico De Nicola.Rock e Martello, ogni giorno una storia in musica
Quello che viene chiamato "rock" non è soltanto un genere musicale. È uno stato d'animo, un modo d'essere che incrocia la musica, il cinema, la letteratura, il teatro e la creatività in genere compresa quella destinata alla produzione industriale. Per chi è nato negli anni Cinquanta e Sessanta è un sottofondo, una colonna sonora di ogni momento della vita, di pensieri e ricordi. Esiste da sempre e aiuta a vivere meglio...
13 giugno, 2026
13 giugno 1946 – Bye bye Savoia
Il 13 giugno 1946 Umberto di Savoia lascia l’Italia. Tra le migliaia di emigrati costretti a lasciare il loro paese per cercare fortuna all’estero c’è, ovviamente in condizioni ben diverse, anche la famiglia Savoia, cui gli italiani non hanno perdonato l’acquiescenza verso il fascismo, le inique leggi razziali e, soprattutto, lo sbandamento e l’ingloriosa fuga dopo l’8 settembre, che aveva lasciato allo sbando gran parte del paese, caduto nelle mani degli occupanti tedeschi. Il 9 maggio 1946 Vittorio Emanuele III si imbarca sull’incrociatore Duca degli Abruzzi per andarsene in volontario esilio, dopo aver firmato l’atto di abdicazione in favore del figlio Umberto II, nell’estremo tentativo di salvare il destino della monarchia. Morirà un anno dopo ad Alessandria d’Egitto. Per l’istituzione monarchica non c’è, però, più niente da fare. Il 2 giugno si svolge il referendum istituzionale e il 54% degli elettori si pronuncia a favore della Repubblica. Umberto di Savoia lascia definitivamente l’Italia il 13 giugno partendo dall’aeroporto di Ciampino con destinazione Cascais, in Portogallo. Il 28 giugno l’Assemblea Costituente, con un gesto simbolico di riconciliazione tra le due fazioni che si sono confrontate con toni molto aspri nella campagna referendaria appena conclusa, elegge a capo provvisorio dello Stato un monarchico napoletano moderato, Enrico De Nicola.12 giugno, 2026
12 giugno 1968 - Il primo giro del Cannibale
Dopo ventidue tappe, il 12 giugno 1968, Eddy Merckx vince il Giro d’Italia con un vantaggio di 5’01’’ su Vittorio Adorni e 9’05’’ sul terzo classificato Felice Gimondi. È la prima vittoria nella principale corsa a tappe italiana di un atleta destinato a lasciare un segno indelebile nella storia del ciclismo mondiale. «Chi arriva prima di me può vantarsi di avermi battuto, perché io non concedo nulla a nessuno». In questa frase è racchiusa la filosofia di Eddy Merckx, soprannominato "il cannibale" per la sua insaziabile fame di successi. Nei circuiti paesani come nelle grandi classiche ai suoi avversari non lascia niente e il suo impegno è sempre finalizzato a vincere tutto. Nato il 17 giugno 1945 a Leensel-Kiezegem, in Belgio, vincitore di cinque Giri d’Italia e di cinque Tour de France, vanta un palmarès di vittorie destinato, con ogni probabilità, a rimanere insuperato per molto tempo. Tre volte campione del mondo ha segnato con la sua classe e il suo stile il decennio che va dalla fine degli anni Sessanta alla prima metà degli anni Settanta. Spietato dominatore su tutti i terreni, non appena si accorge di non poter continuare ad alti livelli decide di lasciare il ciclismo agonistico e nel 1978 appende la bicicletta al chiodo.11 giugno, 2026
11 giugno 2004 - Eminem contro la Apple
La musica di Eminem non è a disposizione della pubblicità. Così può essere sintetizzata la notizia diffusa da molti giornali l'11 giugno 2004. Il rapperone bianco di Detroit, che non ha mai concesso a nessuno la possibilità di usare la sua musica per promuovere prodotti, ha deciso di citare la Apple per l’uso non autorizzato di un suo brano a fini pubblicitari. La causa, che si preannuncia aspra e interessante, riguarda una serie di spot andati in onda su canali televisivi come MTV e sul sito web della compagnia. Il brano oggetto della contesa è Lose yourself che nel video pubblicitario è interpretato da un bambino di dieci anni. Eminem intenderebbe chiedere un risarcimento di dieci milioni dollari. Non è la prima volta che un artista contesta l’uso di proprie canzoni per la pubblicità. Tra le cause più famose prima di lui ci sono quella di Tom Waits contro una casa produttrice di patate fritte e degli ZZ Top contro la Mitsubishi Motor.10 giugno, 2026
10 giugno 1926 – Gaudì, l’architetto di Dio
Il 10 giugno 1926 muore in circostanze drammatiche Antoni Gaudì, il progettista della Sagrada Familia di Barcellona, l’uomo che è stato chiamato “l’architetto di Dio”. Antoni Plàcid Guillem Gaudì y Cornet, questo è il suo nome completo, nasce il 25 giugno del 1852 a Reus, vicino a Tarragona, da Francisco Gaudì e Antonia Cornet y Beltran. Discendente di calderai negli anni successivi affermerà che le sue capacità, la sua inventiva e la sua fantasia non sono altro che la proiezione della tradizione della famiglia perché proprio i calderai sono artigiani capaci di vedere un oggetto tridimensionale da una lastra di metallo. Dopo aver frequentato il collegio dei Padri Scolopi di Reus passa alla Facoltà di Scienze dell'Università di Barcellona e a ventidue anni viene ammesso alla Scuola Superiore di Architettura di Barcellona, dove acquisisce una preparazione tecnica e storica basata sull'analisi dei monumenti antichi e dove si diploma nel 1878. Contemporaneamente frequenta corsi di estetica e filosofia, interessandosi anche di teatro, musica, biologia e medicina. In quegli anni inizia a sperimentare e studiare le forme romaniche e rinascimentali, gli ornamenti moreschi e i temi dell'architettura navale. Non si limita però agli studi. Per le modeste condizioni economiche della famiglia cerca di mantenersi lavorando negli studi di alcuni architetti come Juan Martorell, da cui attinge la predilezione per lo stile goticheggiante, Francisco Del Villar, il primo progettista del Tempio della Sagrada Familia, e con Josep Fontserè y Mestres il realizzatore del Parco della Cittadella, un giardino pubblico costruito sul sito dell'antica cittadella fortificata demolita nel 1854. La sua carriera di architetto è caratterizzata dall'elaborazione di forme straordinarie e imprevedibili, realizzate utilizzando i più diversi materiali (mattone, pietra, ceramica, vetro, ferro), da cui sa trarre il massimo delle possibilità espressive. La sua prima costruzione è la casa Vincens a Barcellona del 1878, cui segue il palazzo Guëll, sempre nella capitale catalana, oggi in parte modificato. Nel 1883 inizia sempre a Barcellona i lavori della chiesa della Sagrada Familia, commissionatagli dall’Associación Espiritual de Devotos de San José, considerata l’apogeo del suo genio e rimasto incompiuto. Proprio la costruzione di questa cattedrale diventa il sogno e l’incubo della sua esistenza al punto che decide di vivere direttamente all'interno del cantiere, conducendo una vita quasi da barbone. Il 7 giugno del 1926 viene investito da un tram. Nessuno lo riconosce e il suo aspetto randagio e trascurato porta i soccorritori a credere di trovarsi di fronte a un povero vagabondo. Lo raccolgono e lo trasportano all'ospedale della Santa Croce, un ospizio per i mendicanti fondato dai ricchi borghesi della Catalogna. Proprio lì lo trova il giorno dopo il cappellano della Sagrada Familia. Le ferite riportate nell’incidente sono gravi e il 10 giugno Antoni Gaudì muore. I suoi funerali, tenutisi in forma ufficiale, vedono la partecipazione di migliaia di Barcellonesi che dal quel momento iniziano a chiamarlo “l'architetto di Dio”. Le sue spoglie vengono tumulate in una cripta nella Sagrada Familia.09 giugno, 2026
9 giugno 1991 – Un incontro fortunato per i Radiohead
Il 9 giugno 1991 Keith Wozencroft, un rappresentante di dischi della EMI, è particolarmente loquace e allegro. Al commesso del negozio di Oxford che gliene chiede la ragione risponde: «Sto per cambiare settore, mi mettono a caccia di nuovi talenti». Il commesso risponde: «Davvero? Pensa che fortuna, io suono in un gruppo. Ci chiamiamo On A Freeday e raggranelliamo qualche soldo intrattenendo la gente nei locali della zona. Io sono il bassista». Poi gli consegna un demo. Wozencroft ascolta le registrazioni, più che dai suoni dei ragazzi rimane colpito da quella che chiama “la loro intelligenza musicale” e si dà da fare. Trova nuovi ingaggi e cerca di far conoscere la band nel giro dei locali e degli addetti ai lavori. In breve tempo il gruppo viene scritturato dalla EMI. Il commesso di Oxford che fa il bassista per hobby si chiama Colin Greenwood. Un anno dopo il la band pubblica il suo primo disco. È un EP che si intitola Drill e, cedendo alle insistenze di manager e discografici i ragazzi hanno accettato di cambiare nome. Gli On A Freeday vengono ribattezzati Radiohead prendendo in prestito titolo di una canzone dei Talking Heads incisa nell'album True Stories. Inizia così la storia di una delle rockband più geniali dell’ultimo decennio del Novecento.08 giugno, 2026
8 giugno 1990 - Le notti magiche del mondiale di calcio
Accompagnati dalle note di Un’estate italiana, il brano scelto come “canzone ufficiale” dell’evento e interpretato da Edoardo Bennato e Gianna Nannini, l’8 giugno 1990 iniziano in Italia i Campionati Mondiali di calcio. Centododici sono le squadre che hanno partecipato alle qualificazioni e ventiquattro quelle che danno vita alla fase finale negli stadi delle maggiori città italiane ristrutturati per l’occasione. Proprio sull’entità degli investimenti strutturali e sui relativi sperperi si sono scatenate nei mesi precedenti violente polemiche destinate a durare per anni. La nazionale italiana esordisce a Roma battendo l’Austria con un gol di Totò Schillaci, che diventerà il capocannoniere del torneo. Gli azzurri vincono anche le successive partite contro Stati Uniti (1 a 0) e Cecoslovacchia (2 a 0). Quest’ultimo incontro vede l’esordio mondiale di Roberto Baggio. Negli ottavi di finale l’Italia supera l’Uruguay con un gol di Schillaci e uno di Serena. Sempre Schillaci è l’autore della rete che elimina l’Eire nei quarti e apre le porte alla semifinale con l’Argentina. Contro i campioni in carica alla rete di Schillaci risponde un colpo da maestro di Maradona che, dopo aver attirato su di sé tre uomini, rifinisce per la deviazione in gol di Caniggia. Terminata in parità anche dopo i tempi supplementari, la partita si risolve ai calci di rigore, che sanciscono l’accesso dell’Argentina alla finale. Il 7 luglio l’Italia vince la finale per il terzo posto a Napoli contro l’Inghilterra con il punteggio di 2 a 1, mentre la Germania Ovest vince il titolo mondiale allo Stadio Olimpico battendo gli argentini con un contestatissimo rigore realizzato da Brehme.07 giugno, 2026
7 giugno 1987 – Bruno Pallesi, cantante e autore
Il 7 giugno 1987 il cantante Bruno Pallesi muore a Milano, la città che gli aveva dato i natali il 1° gennaio 1921. Dopo essersi fatto le ossa nelle balere milanesi e nelle feste studentesche nel 1939 ottiene il suo primo successo con Yo te quiero. Il suo primo estimatore è Natalino Otto che, nel 1944, lo aiuta a entrare nell'orchestra del maestro Carlo Zeme. In breve tempo diventa popolarissimo alla radio con brani come Da te era bello restar, Pino solitario, Amore amore amor, Chattanooga e Serenata a Vallechiara. A partire dalla seconda metà degli anni Quaranta affianca all’attività di cantante anche quella di paroliere. Nel 1955 partecipa al Festival di Sanremo presentando Cantilena del trainante, Che fai tu luna in ciel e Sentiero tutte in coppia con Jula De Palma, e Canto nella valle, in duo con Nuccia Bongiovanni e replicata da Natalino Otto, che si piazza al terzo posto. Ormai più impegnato come autore che come cantante, nel 1960 partecipa sia al Festival di Milano con Non voglio perderti che alla Sei Giorni della Canzone con Voglio. Abbandona poi le scene e lavora soltanto come autore. Nel 1975 gli viene affidata anche l’organizzazione del Festival di Sanremo. 06 giugno, 2026
6 giugno 2003 – I Sud Sound System contro la guerra infinita
Il 6 giugno 2003 arriva nei negozi l'album Lontano dei Sud Sound System, uno dei gruppi storici della dancehall italiana. I ragazzi sono divenuti popolari con brani che raccontano come «È l'ignoranza che crea la violenza… è l'ignoranza che crea l'intolleranza» o anche «te dicenu: "o con nui o contru de nui"/per primu c'è lu statu ca te ole omologatu cu tutte le leggi soi» (ti dicono "o con noi o contro di noi"/per primo devi essere omologato allo stato e alle sue leggi). Salentini e impegnati da sempre a rompere quel “recinto di indifferenza” che circonda gli strati marginali della società i Sud Sound System non hanno armi che le regole auree dell'hip hop: sparare le parole come fossero proiettili. Dopo aver portato con successo nei teatri d'Italia "Acido Fenico - Ballata per Mimmo Carunchio camorrista" sono tornati in sala di registrazione per questo album che ha il peso delle opere destinate a lasciare un segno. Tredici brani curati in proprio con una lunga serie di collaborazioni e musicalmente sospesi in un luogo ideale tra la Giamaica e il Salento. Fin dal primo ascolto suona diverso dal passato, meno "colloso" e più solido. Un svolta? «Non direi - risponde Nando Popu - piuttosto c'è la lettura di una realtà cruda, difficile e drammatica. L'abbiamo realizzato mentre il mondo stava entrando in una nuova fase della guerra infinita. Ci sono i nostri umori di quel periodo, c'è l'Iraq, la Palestina, ci sono i popoli aggrediti del mondo…». In un brano parlate di "N'aura Crociata" (Un'altra crociata)… «Si. Noi siamo del Salento, nelle nostre vene scorre il sangue dell'oriente e dell'occidente. Noi siamo il frutto fisico di quell'equilibrio. E visto che siamo anche oriente, la guerra all'Iraq, ai popoli di quell'area è una guerra contro una parte di noi stessi. Non parlo solo in senso figurato. Il nostro stesso paese è, insieme, oriente e occidente soltanto che ormai la storia, la cultura, le radici, vengono rimosse. Le nuove generazioni sono figlie di una televisione che ha distrutto con violenza la nostra stessa storia. Quando l'informazione sostituisce la cultura c'è qualcosa che non va.». Anche il recupero del dialetto fa parte del vostro progetto? «Beh, il dialetto o meglio la lingua salentina, è stata all'inizio una scelta quasi obbligata, perché lo usavamo cantando nelle feste tra amici. Poi è diventata una scelta vera. Ma il pubblico ci capisce da Monaco a Palermo e anche in Giamaica perché la musica è un linguaggio universale». Il brano che dà il titolo all'album riprende il tema della saldatura tra Oriente e Occidente ed è in italiano perché «in dialetto salentino non si può coniugare un brano sul futuro».05 giugno, 2026
5 giugno 1954 - Peter Erskine, l’allievo di Stan Kenton
Il 5 giugno 1954 nasce a Somers Point, in New Jersey, il batterista Peter Erskine. Il suo primo incontro con la musica avviene da bambino quando il padre, un affermato psichiatra che da giovane aveva suonato il contrabbasso, lo iscrive a uno dei corsi estivi diretti da Stan Kenton. Peter continua per diverso tempo a frequentarli studiando con Alan Dawson e Dee Barton. Negli anni successivi entra a far parte dell'orchestra di Stan Kenton, che affianca anche come insegnante nei seminari. Quando l’esperienza al fianco di Kenton arriva alla fine per qualche tempo si offre come batterista free lance suonando tra gli altri con Joe Farrell e Freddie Hubbard e a partire dal 1975 entra a far parte della big band di Maynard Ferguson, con la quale registra anche una fortunatissima versione di Gonna Fly Now, il tema del film “Rocky”. Chiusa l’esperienza con Ferguson nel 1978 diventa il batterista dei Weather Report, il più famoso gruppo di jazz-rock. Il suo affiatamento con il bassista Jaco Pastorius è ritenuto l’elemento fondamentale del successo della band. Successivamente suona anche con Mike Brecker, Mike Mainieri, Don Grolnick e Eddie Gomez negli Steps Ahead. 04 giugno, 2026
4 giugno 1980 – Franco Gasparri, il tenebroso eroe dei fotoromanzi
Il 4 giugno 1980 un terribile incidente immobilizza per sempre su una sedia a rotelle Franco Gasparri, considerato il personaggio più emblematico dell’Italia dei fotoromanzi, il più acclamato eroe di questo mondo di carta. Figlio del famoso illustratore Rodolfo Gasparri alla cui penna si devono moltissimi manifesti cinematografici degli anni Cinquanta, diventa famoso interpretando personaggi avventurosi e romantici in fotoromanzi seriali come “Le avventure di Jacques Douglas”. Quando il cinema si accorge di lui rifiuta di rifare per il grande schermo i ruoli che l’hanno reso famoso su carta e cerca di ritagliarsi uno spazio diverso. Dopo qualche estemporanea presenza in film erotico - romantici il suo momento di massimo splendore arriva negli anni Settanta quando presta la sua immagine a “Mark il poliziotto”, il commissario della squadra narcotici deciso, spericolato e lesto di mano. Il film, costato poco più di duecento milioni di lire, incassa oltre sette miliardi dando vita a un paio di altrettanti fortunati sequel. Il bel tenebroso dei fotoromanzi finisce immobilizzato su una sedia a rotelle dopo l’incidente stradale avvenuto il 4 giugno 1980 e muore il 28 marzo 1999 quasi dimenticato.03 giugno, 2026
3 giugno 1935 - Ted Curson, la tromba del migliore Mingus
Il 3 giugno 1935 a Philadelphia, in Pennsylvania, nasce Theodore Curson, destinato a lasciare un’impronta significativa come trombettista con il nome di Ted Curson. I primi passi in musica li muove sotto la guida di Jimmy Heath. In quel periodo incontra anche Miles Davis che dopo averlo ascoltato lo incoraggia a proseguire. A vent’anni se ne va a New York dove si fa conoscere nell’ambiente del jazz e suona con personaggi di spicco come Mal Waldron, Red Garland, Philly Joe Jones, Cecil Taylor. Nel 1959 Charlie Mingus lo vuole con sé in quella che i critici considerano forse la miglior formazione raccolta dal grande bassista le cui idee vengono assecondate e sviluppate dalle geniali intuizioni di Eric Dolphy. Più tardi entra a far parte del gruppo di Max Roach e poi di quello di Bill Barron e solo dopo molti tentativi riesce finalmente a riunire una formazione sotto suo nome. Negli anni Sessanta suona con quasi tutti i grandi protagonisti del jazz internazionale, da Chris Woods ad Andrew Hill, da Lee Konitz a Kenny Barron, da Nick Brignola ad Arne Dommerus a molti altri. Scrive anche colonne sonore per il cinema e la TV e registra vari dischi con Cecil Taylor, Charlie Mingus, Kenny Barron, Archie Shepp, oltre che con formazioni sotto suo nome. Di chiara ispirazione hard bop appare come un curioso e instancabile ricercatore nel rispetto della tradizione jazzistica segnalandosi come uno dei più interessanti trombettisti della seconda metà del Novecento. Muore il 4 novembre 2012.02 giugno, 2026
2 giugno 1937 - Pierre Favre, uno svizzero alle percussioni
Il 2 giugno 1937 nasce a Le Locle, in Svizzera, il batterista e percussionista Pierre Favre. A quindici anni inizia a studiare la batteria e soltanto due anni dopo è già un professionista. Dopo aver lavorato in varie orchestre europee, nel 1956 entra come percussionista nell'Orchestra radiofonica di Basilea. Uscitone, nel 1960 si trasferisce a Parigi come free-lance e l’anno dopo suona a Roma con l'American Jazz Ensemble di Bill Smith e John Eaton. Nel 1962 si unisce alla big band di Max Greger. Successivamente suona con grandi jazzisti come George Gruntz, Barney Wilen, Bud Powell, Chet Baker, Lou Bennett, Benny Bailey e tanti altri. Contemporaneamente all’attività orchestrale inizia a sviluppare una propria nuova concezione percussiva nella linea degli improvvisatori europei di quel periodo collaborando con personaggi come Manfred Schoof, Michel Portal e altri. Dalla fine degli anni Sessanta registra anche in proprio pur proseguendo la propria collaborazione con musicisti come John Tchicai, Ole Thilo, Leon Francioli con cui forma anche un duo, Jean-Charles Capon, Mal Waldron, Eje Thetin, Terumasha Hino, Masahiko Sato e Giorgio Azzolini. Negli anni Settanta comincia a esibirsi in concerti per sole percussioni, registrando anche vari album, uno dei quali in duo con Andrea Centazzo. Insieme a Chick Corea, Ornette Coleman, Gary Burton, Eubie Blake e altri, partecipa al "Solo Now Night" al Berliner Jazz Tage. In quel periodo i suoi interessi musicali iniziano a dirigersi sempre più verso le musiche etniche, in particolare Africa, India e Brasile, oltre che verso la musica classica europea. Favre inizia anche a studiare pianoforte e composizione componendo musica e trasformando il suo set di percussioni in un unico e indipendente strumento dotato di un proprio universo espressivo. Nel 1994 crea i Singing Drums con Paul Motian, Nana Vasconcelos e Fredy Studer.01 giugno, 2026
1° giugno 1940 – Yolande Bavan, la singalese dalla voce stregata

Il 1° giugno 1940 nasce a Ceylon, in quell'isola che oggi si chiama Sri Lanka, la cantante Yolande Bavan e il nome con cui viene registrata all'anagrafe dell'isola è quello di Yolande Mari Wolffe. Suo padre è un pianista professionista che fin dal primo giorno di vita della piccola immagina per lei un grande futuro da concertista. Non ha ancora compiuto tre anni quando inizia a studiare il pianoforte. Più che una bambina prodigio è una sorta di "forzata della tastiera", tanto che, verso i dieci anni, stanca di passare le ore davanti alla lunga serie di tasti bianchi e neri non abbandona gli studi musicali, ma passa al violoncello. La musica strumentale, soprattutto quella classica e sinfonica, e la ripetitività dei concerti l'annoiano. In più vorrebbe coltivare meglio la sua voce perché, dopo anni passati a suonare si accorge che le piacerebbe fare la cantante. All'inizio degli anni Cinquanta è ancora una bambinetta quando scopre il jazz e se ne innamora. Con l'aiuto determinante del direttore d'orchestra australiano Graeme Bell e, soprattutto, della pianista giapponese Toshiko Akiyoshi diventa una piccola celebrità, non solo nel suo paese, ma anche in Australia. Quando, nel 1955, compie quindici anni ha già all'attivo un paio di tournée australiane e può contare su un programma settimanale interamente dedicato a lei dalla radio cingalese. L'anno dopo decide di trasferirsi nella vecchia Europa. Anche a Londra la sua voce "stregata", ricca di sonorità estranee alla tradizione jazzistica occidentale, affascina l'ambiente del jazz. Per qualche anno passa da un gruppo all'altro, senza soluzione di continuità. Tra gli artisti che, in momenti diversi, la vogliono al loro fianco, ci sono Joe Harriott, Vic Ash e Humphrey Lyttelton. Nel 1962 quando Annie Ross è costretta per motivi di salute a lasciare il trio vocale Lambert, Hendricks & Ross, famoso in tutto il mondo per le sue vocalizzazioni di temi famosi, Dave Lambert e John Hendricks chiedono proprio alla ventiduenne Yolande Bavan di prendere il suo posto. L'avventura è consacrata da un notevole successo discografico ma quando, nel 1964, il trio si scioglie definitivamente, Yolande ha già nuovi progetti. Come accaduto con il pianoforte e il violoncello, si lascia alle spalle anche i concerti canori. Si dedicherà al teatro attraversando l'oceano per entrare a far parte della New York Shakespeare Company.
31 maggio, 2026
31 maggio 1930 - Clint Eastwood, un pistolero da Oscar
Il 31 maggio 1930 nasce a San Francisco Clint Eastwood. Cresce negli anni della Depressione e vagabonda per gli Stati uniti al seguito della famiglia incontrando il cinema relativamente tardi. Accade nel 1954 quando, ventiquattrenne, partecipa a un provino per la Universal che gli offre un contratto da 75 dollari a settimana. Ottiene piccoli ruoli in vari film prima di essere scelto per la parte del cow boy Rowdy Yates nei telefilm western della serie “Rowhide”. Una delle tante leggende nate sul western all’italiana racconta che quando Sergio Leone lo sceglie per il ruolo di protagonista del suo film "Per un pugno di dollari" Clint Eastwood sia ormai praticamente fuori dal cinema, non veda un set da almeno cinque anni e lavori a tempo parziale presso un distributore di benzina. La storia è suggestiva ma probabilmente inventata. Leone lo sceglie dopo aver scartato per rifiuti o per le richieste eccessive una lunga fila d’attori che comprende Rory Calhoun, Richard Harrison, Henry Fonda, Charles Bronson e James Coburn. Reduce dal successo dei telefilm della serie “Rowhide” Clint Eastwood viene proposto al regista da Claudia Sartori dell’agenzia “William Morris” di Roma. Leone alla fine lo chiama. Con la sua faccia spigolosa, gli occhi taglienti e il mezzo sigaro stretto tra le labbra diventa il perfetto protagonista del nascente “western all’italiana”. Dopo il successo di "Per un pugno di dollari" arrivano "Per qualche dollaro in più" e "Il buono, il brutto e il cattivo", il film che conclude la cosiddetta “trilogia del dollaro” di Sergio Leone. Da quel momento si toglie il poncho e non lavora più con nessun altro regista italiano. L’uomo senza nome sceglie di cavalcare altrove. Dopo il successo mondiale regalatogli dai western all’italiana fonda una propria casa di produzione e interpreta moltissimi film di successo di vari generi. A partire dal 1971 esordisce alla regia con il film "Brivido nella notte". Nel 1989 vince il Golden Globe come miglior regista per "Bird" e nel 1993 vince ben due Oscar, per il miglior film e per la migliore regia, con il western "Gli spietati". Nel 2000 riceve il Leone d'oro per la carriera alla Mostra del Cinema di Venezia e nel 2005 il suo "Million Dollar Baby" vince il Golden Globe per la regia e due Oscar per il miglior film e per la migliore regia. Nel 2007 sorprende pubblico e critica con la quasi contemporanea realizzazione i due film, "Flags of our fathers" e "Lettere da Iwo Jima" che raccontano la battaglia di Iwo Jima dal punto di vista sia dei soldati alleati e che da quello dei combattenti giapponesi.30 maggio, 2026
30 maggio 1962 - Calci, pugni e colpi di testa
I mondiali che si svolgono in Cile dal 30 maggio al 17 giugno 1962 restano nella storia del calcio, oltre che per la splendida vittoria del Brasile, per l’incontro tra i padroni di casa e l’Italia che, grazie all’arbitraggio incredibile dell’inglese Aston, diventa uno dei più violenti mai visti sui campi da gioco. Calci, pugni e provocazioni caratterizzano l’impostazione della partita da parte dei cileni, mentre l’arbitro tollera senza battere ciglio la spirale di violenza della squadra di casa e penalizza le reazioni degli azzurri con due espulsioni. L’italiano Maschio, insultato dall’inizio alla fine della partita come traditore per aver rinnegato le sue origini sudamericane, resta in campo per tutto l’incontro con il setto nasale fratturato.29 maggio, 2026
29 maggio 1922 - Ivan Giachetti, una voce da crooner
Il 29 maggio 1922 nasce a Roma il cantante Ivan Giachetti. Nel 1941, a diciannove anni, superata un'audizione dell'EIAR, decide di lasciare gli studi universitari per dedicarsi a tempo pieno alla canzone. Per un paio d'anni canta alla radio, recita nella compagnia di rivista di Radio Torino e in quella di Radio Roma e fino al 1943 canta con quasi tutte le orchestre dell’organico EIAR, da quella di Cinico Angelini a quella di Carlo Zeme. Dopo l’8 settembre 1943 fugge nel meridione d’Italia e dopo l’arrivo degli alleati colpisce l’immaginazione delle orchestre statunitensi con la sua voce calda da crooner. In quel periodo si esibisce con varie band alleate, oltre che con il duo pianistico Galzio-Graziosi. Nel dopoguerra lascia poi le scene e si ritira a vita privata. Tra le sue più famose interpretazioni sono da ricordare Ohi Marì, Ascension (cantata in duo con Lina Termini), Maria Luisa, Ciribiribin, Cielito lindo (con Silvana Fioresi), Tornerai, La canzone dei sommergibili, La piccinina e Passa la serenata.
28 maggio, 2026
28 maggio 2004 - Modstock II, quarant’anni di modernismo
Il 28 maggio 2004 inizia il Modstock II, la manifestazione con la quale il Movimento Mod festeggia i quarant’anni dalla sua nascita a Streatham, un quartiere di Londra, la città dove tutto è cominciato. I Mods tornano così sul luogo del delitto dopo che il primo Modstock per i trent’anni di vita del movimento si era svolto a Saarbrucken, in Germania, rompendo clamorosamente con la culla britannica. La manifestazione, che dura tre giorni, prevede, oltre all’esibizione di una serie di band “storiche” del periodo di grande esplosione mod, l’alternarsi di un nutrito numero di gruppi provenienti da tutto il mondo. Tra mostre, rassegne cinematografiche, concerti e performance di Dj rigorosamente in tema la notte diventa solo un’espressione gergale per definire alcune ore della giornata. La prima serata vede, tra gli altri, l’esibizione dei Pretty Things, che si esibiscono accompagnati da filmati pop art che ruotano sul palco. Il programma dei concerti di sabato vede il popolo modernista scatenarsi con le musiche dei Creation mentre la chiusura domenicale è riservata a una furibonda performance degli Action. Tra gli appuntamenti di maggior impatto spettacolare c’è anche un corteo in scooter per le vie di Londra.27 maggio, 2026
27 maggio 1927 - Il Café Chantant per Sacco e Vanzetti
Il 27 maggio 1927 il duo Ambro's - Ferraro compone la drammatica canzone Lettera a Sacco p’o figlio suio dedicata alla vicenda dei due anarchici Sacco e Vanzetti. «Mai vivendo l'intera esistenza avremmo potuto sperare di fare così tanto per la tolleranza, la giustizia, la mutua comprensione fra gli uomini». Questa frase, rivolta da Bartolomeo Vanzetti alla giuria che lo condanna alla pena capitale fa il giro del mondo grazie agli artisti del Café Chantant. Gran parte degli esponenti più conosciuti della canzone napoletana degli anni Venti si mobilitano infatti per Sacco e Vanzetti, i due anarchici italiani condannati a morte innocenti. Lo fanno con coraggio e determinazione sia in Europa che al di là dell'oceano trasformando gli spettacoli delle loro tournée nordamericane in vere e proprie iniziative di solidarietà. Come in una sorta di passaparola solidale le vedette del café chantant made in Napoli cantano brani come Mamma sfurtunata (‘A seggia elettrica) («...ma chella mamma s’accurgette subito/ca n’copp’a seggia elettrica ‘o figlio jeva a murì...) che porta la firma illustre di Ermete Giovanni Gaeta, meglio conosciuto con lo pseudonimo di E.A. Mario. Più ricca di implicazioni politiche è proprio Lettera a Sacco p’o figlio suoio, («...e mo chistu volo se spezzate/dimostra chi è nucente, tu me muore...») scritta dal duo Ambro's-Ferraro e incisa anche su disco da Alfredo Bascetta. Dedicata a Sacco e Vanzetti è anche Lacreme ‘e cundannate, («... sta tutt’o munno sano arrevutato/pe’ Sacco e Vanzetti cundannate...») un brano che all’epoca del processo e della condanna a morte viene eseguito dalla bellissima “sciantosa e canzonettista” Gilda Mignonette nei suoi spettacoli. Nei giorni che precedono l’esecuzione Sica e Ferraro compongono E figlie 'e nisciune mentre quando tutto è finito Imella e Bascetta firmano Core nun chiagnere, una melodia malinconica che chiede di non smettere di sperare nella ricerca della verità. 26 maggio, 2026
26 maggio 1970 – Claudio Villa a "Speciale per voi": Patetico? Ma io picchio…
Il 26 maggio 1970 tutta Italia ha modo di assistere, sugli schermi televisivi, a un incontro-scontro tra Claudio Villa e i giovani che lo contestano. L’ideatore di questa contesa destinata a entrare nella storia del costume è Renzo Arbore che chiama il cantante a partecipare come ospite alla trasmissione televisiva “Speciale per voi”. Villa appare in gran forma e determinato a sostenere le sue ragioni. Attaccato ferocemente da un gruppo che lo bersaglia di strali velenosi sostenendo che il suo genere è finito, replica: «Qui tutti protestano, qui tutti vogliono sentire cose nuove e socialmente impegnate, almeno dicono. Poi però quando canto Marina cascano tutti a terra commossi». Sornione, Arbore guida con mano ferma il dibattito, ma non riesce a contenere l’esuberanza dei giovani e a trattenere l’irruenza di Villa. La discussione si surriscalda quando un giovane dice «Sei patetico» al cantante che, non accettando di subire passivamente, replica a suo modo: «Patetico a me? Ma io picchio, io ve faccio paura...». I giovani si dividono. C’è chi apprezza quello che il cantante fa, pur non sentendolo così vicino alla sua sensibilità, e chi apertamente gli manifesta simpatia. Alla fine della trasmissione Claudio, visibilmente soddisfatto, così conclude: «Ci sono i giovani, i meno giovani e i sempre giovani. Io sono uno di quelli».25 maggio, 2026
25 maggio 1965 – “Un amore”, un libro da Oscar
«Circa esito pubblicazione in collana Oscar suo ultimo romanzo altissimo grado diffusione ammontante a 200 mila copie». Così il 25 maggio 1965 Arnoldo Mondadori annuncia con malcelata soddisfazione e orgoglio con un telegramma a Dino Buzzati lo straordinario successo del suo romanzo “Un amore”, il quarto titolo dei neonati Oscar. La cifra, incredibile per l’epoca, non è che un primo resoconto parziale delle vendite che toccheranno le 400 mila copie. Sono tirature davvero impressionanti e mai toccate prima d’allora, soprattutto da una storia che fa storcere il naso all’Italia conservatrice, codina e preoccupata per la degenerazione dei costumi. Il romanzo di Buzzati parla, infatti, dell’amore appassionato di un tranquillo borghese per una giovane squillo. I risultati commerciali eccellenti danno il segno di un profondo cambiamento nelle abitudini degli italiani. Il libro, fino a quel momento considerato o un contenitore di nozioni scolastiche o un lusso destinato ad alimentare la cultura dei ceti più abbienti, diventa nei primi anni Sessanta una delle abitudini quotidiane per migliaia di italiani. Gli Oscar, pratici e comodi da portare in tasca o nella borsetta, diventano i compagni delle trasferte in treno dei pendolari, delle pause nei giardini e anche delle scampagnate domenicali. Quando si è finito di leggere li si presta agli amici in una sorta di circolo virtuoso che si alimenta costantemente.
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