L'8 settembre 1978 i PIL (Public Image Limited) pubblicano il loro singolo d'esordio Public Image. È il primo vagito della nuova creatura inventata dall'ex cantante dei Sex Pistols Johnny Rotten dopo lo scioglimento della band e dopo una breve esperienza con l'ex Sham 69 Jimmy Pursey. Quello che era stato uno dei più appariscenti simboli del punk si presenta ora con il suo vero nome, cioè Johnny Lydon, e con un nuovo progetto. La formazione dei PIL è completata dal batterista Jim Walker, dal bassista Jah Wobble e da una vecchia (si fa per dire) conoscenza degli appassionati del punk: il chitarrista Keith Levine già con i Flowers of Romance, la prima band del più stralunato dei Pistols, Sid Vicious. Il disco rompe il mistero che circonda il progetto e anticipa, almeno sul piano dell'impostazione musicale, i contenuti dell'album Public Image Ltd. Da tempo Rotten, o Lydon che dir si voglia, sostiene che il punk è morto e che occorre andare oltre, superare un limite espressivo che, a suo dire, si è fatto noioso e mortifero. I primi brani della sua nuova band confermano la svolta. Caratterizzati da una musica ipnotica, lucida e tagliente come una lama, ma priva delle sbavature e delle ruvidezze del punk, segnano una netta rottura con il sound dei Sex Pistols, ma ne raccolgono l'eredità nell'aggressività dei testi di brani come Religion attack. Nonostante la buona accoglienza del pubblico i PIL faranno fatica ad assumere i contorni di una vera band, anche perché schiacciati dalla personalità del loro leader. Fin dai primi mesi di vita daranno l'impressione di non essere destinati a durare nel tempo. Dopo il tour statunitense del 1980 decideranno di non suonare più dal vivo, mentre Jah Wobble se ne andrà. Il gruppo perderà via via tutti i pezzi lungo la strada e nel 1983, a cinque anni dalla sua prima uscita ufficiale sarà ormai ridotto al solo Johnny Lydon accompagnato, di volta in volta, da musicisti diversi. Per trovare un nuovo tentativo di ridare alla band una formazione stabile bisogna arrivare fino al 1988 quando lo stesso Lydon chiamerà a farne parte il chitarrista John Mc Geogh, il bassista Alan Dias, il batterista Bruce Smith e l'altro chitarrista Lu Edmonds che dovrà lasciare poco tempo dopo il suo posto a Ted Cha perché colpito da sordità improvvisa. In realtà il tentativo durerà solo lo spazio di un album. A partire dalla fine del 1989 i PIL torneranno a essere una sigla al servizio della creatività di Johnny Lydon.
31 agosto, 2006
8 settembre 1978 - PIL, Public Image Ltd, più del punk, oltre il punk
L'8 settembre 1978 i PIL (Public Image Limited) pubblicano il loro singolo d'esordio Public Image. È il primo vagito della nuova creatura inventata dall'ex cantante dei Sex Pistols Johnny Rotten dopo lo scioglimento della band e dopo una breve esperienza con l'ex Sham 69 Jimmy Pursey. Quello che era stato uno dei più appariscenti simboli del punk si presenta ora con il suo vero nome, cioè Johnny Lydon, e con un nuovo progetto. La formazione dei PIL è completata dal batterista Jim Walker, dal bassista Jah Wobble e da una vecchia (si fa per dire) conoscenza degli appassionati del punk: il chitarrista Keith Levine già con i Flowers of Romance, la prima band del più stralunato dei Pistols, Sid Vicious. Il disco rompe il mistero che circonda il progetto e anticipa, almeno sul piano dell'impostazione musicale, i contenuti dell'album Public Image Ltd. Da tempo Rotten, o Lydon che dir si voglia, sostiene che il punk è morto e che occorre andare oltre, superare un limite espressivo che, a suo dire, si è fatto noioso e mortifero. I primi brani della sua nuova band confermano la svolta. Caratterizzati da una musica ipnotica, lucida e tagliente come una lama, ma priva delle sbavature e delle ruvidezze del punk, segnano una netta rottura con il sound dei Sex Pistols, ma ne raccolgono l'eredità nell'aggressività dei testi di brani come Religion attack. Nonostante la buona accoglienza del pubblico i PIL faranno fatica ad assumere i contorni di una vera band, anche perché schiacciati dalla personalità del loro leader. Fin dai primi mesi di vita daranno l'impressione di non essere destinati a durare nel tempo. Dopo il tour statunitense del 1980 decideranno di non suonare più dal vivo, mentre Jah Wobble se ne andrà. Il gruppo perderà via via tutti i pezzi lungo la strada e nel 1983, a cinque anni dalla sua prima uscita ufficiale sarà ormai ridotto al solo Johnny Lydon accompagnato, di volta in volta, da musicisti diversi. Per trovare un nuovo tentativo di ridare alla band una formazione stabile bisogna arrivare fino al 1988 quando lo stesso Lydon chiamerà a farne parte il chitarrista John Mc Geogh, il bassista Alan Dias, il batterista Bruce Smith e l'altro chitarrista Lu Edmonds che dovrà lasciare poco tempo dopo il suo posto a Ted Cha perché colpito da sordità improvvisa. In realtà il tentativo durerà solo lo spazio di un album. A partire dalla fine del 1989 i PIL torneranno a essere una sigla al servizio della creatività di Johnny Lydon.
7 settembre 1985 - "St. Elmo's fire" porta in alto John Parr
Il 7 settembre 1985 al vertice della classifica discografica statunitense c'è St Elmo's fire (Man in motion), un brano estratto di peso dalla colonna sonora del film "St. Elmo's fire" di Joel Schumacher che sta facendo impazzire il pubblico nordamericano. Il lungometraggio non avrà la stessa fortuna nel resto del mondo, ma servirà da trampolino di lancio per gran parte dei suoi interpreti, da Demi Moore a Emilio Estevez, ad Andie MacDowell. La canzone che spopola sul mercato discografico è interpretata da un cantante e chitarrista pressoché sconosciuto al grande pubblico. Si chiama John Parr e ha alle spalle una lunga trafila in gruppi come i Silence, i Three For All e i Ponders End. Visto lo scarso successo riscosso, nel 1983 accetta un contratto fisso come compositore e chitarrista di studio. Il ragazzo ci sa fare e lavora sodo. Tra i dischi cui presta la sua opera c'è, per esempio, Bad attitude di Meat Loaf. Non rinuncia però all'idea di tentare la fortuna in proprio. I discografici lo lasciano fare a patto che non rinunci al prezioso lavoro di compositore e strumentista a contratto. Nel 1984 pubblica il suo primo album John Parr da cui viene estratto in singolo il brano Naughty naughty. L'accoglienza è tiepida. Inaspettatamente, però, arriva il successo di St. Elmo's fire (man in motion). Da quel momento la sua gallina dalle uova d'oro diventano le musiche per il cinema, che compone in gran numero e di cui canta spesso i brani più significativi, come The minute I saw you in "Tre uomini e una culla" o Restless heart in "The running man". Fortune interpretative a parte il suo talento di compositore è indiscutibile e molti artisti devono a lui il loro successo. Sono opera sua, infatti, canzoni come Under a raging moon di Roger Daltrey, Night moves di Marilyn Martin, Do it again dei Monkees e Killer moon the sheets di Tom Jones. All'inizio degli anni Novanta scoprirà il teatro e si farà un buon nome come interprete di vari musical.
30 agosto, 2006
6 settembre 1975 - Rod "The Mod" lascia i Faces
Il 6 settembre 1975 Rod Stewart, il cantante dei Faces da tempo impegnato come solista in una carriera parallela a quella del gruppo di cui fa parte, arriva al primo posto della classifica dei singoli più venduti in Gran Bretagna con Sailing. Il brano, lontanissimo dallo stile che ha fatto del cantante uno degli emblemi del movimento Mod, è il suo primo grande successo internazionale da solista, ma segna la fine dell'esperienza dei Faces. Qualche tempo prima Rod "The Mod" ha chiesto ai compagni di inserire nei concerti dal vivo, accanto alla tradizionale formazione della band, anche una sezione di fiati, per proporsi al pubblico in una versione più vicina a quella dei suoi dischi da solista. I Faces, forse dimenticando di essere gli eredi degli Small Faces, secondi solo agli Who tra le band mod, dopo un primo rifiuto accettano. Snaturati in un ruolo non loro vengono ridotti a far da supporto al loro ex cantante lanciato in una avventura solistica dai contorni decisamente commerciali. In più Stewart sveste i panni proletari del ruvido rocker scozzese in cerca di fortuna e si trasforma in una sorta di dandy patinato più gradito al pubblico americano. Si trasferisce poi negli Stati Uniti per sfuggire al fisco britannico. Il seme della dissoluzione è già nell'aria quando Ron Wood lascia la band per sostituire Mick Taylor nel tour mondiale dei Rolling Stones. I suoi compagni l'accusano di tradimento e fanno valere gli impegni contrattuali. Le minacce di sanzioni legali convincono Ron Wood a tornare sui suoi passi, costringendo gli Stones a rinunciare ai già previsti concerti in Messico, Brasile e Venezuela, ma il clima nei Faces è diventato invivibile. Legato più dai contratti che dalla voglia di continuare, il gruppo parte per un lungo tour in trentacinque città statunitensi che, nei fatti, serve a Rod Stewart per rodare il suo nuovo album da solista Atlantic crossing, registrato a Memphis con gli MGs. Insomma, i Faces ribelli di un tempo sono ormai divenuti dei pavidi accompagnatori del leader nella sua metamorfosi commerciale. Nel mese di dicembre, in un sussulto di dignità decideranno di separarsi dal loro ex leader per continuare da soli, ma di fronte al disinteresse della loro casa discografica per qualunque progetto senza Stewart, si scioglieranno. Il chitarrista Ron Wood tornerà con gli Stones mentre il tastierista Ian McLagan e il batterista Kenny Jones tenteranno di dar vita al progetto della ricostituzione dei leggendari Small Faces.
27 agosto, 2006
5 settembre 1924 – I Wolverines nella Grande Mela
La sera del 5 settembre 1924 la Wolverine Orchestra, conosciuta anche con il nome di Wolverines, suona al “Cinderella Ballroom” di New York, un locale situato nei pressi di Times Square. Il concerto, il primo del gruppo nella Grande Mela, è destinato a restare nella storia, non solo per ragioni specificamente riferite alla musica. La critica musicale newyorkese, infatti, colleziona una delle più clamorose “magre” di tutti i tempi, snobbando e liquidando con sufficienza uno dei concerti maggiormente ispirati di quella che è considerata la più leggendaria white band del jazz pionieristico. Ancora oggi alcuni ritagli dei giornali dell’epoca rappresentano una efficace dimostrazione del significato concreto del termine “infortunio giornalistico” nel campo della critica musicale. Gli articoli che raccontano l’esibizione si assomigliano un po’ tutti e lasciano pensare che i pochi presenti abbiano poi cortesemente passato ai colleghi assenti le proprie superficiali opinioni sulla serata. I giudizi provocano la reazione dei musicisti presenti al concerto, primo fra tutti Red Nichols, che subissano di lettere di protesta le redazioni dei giornali. Le reazioni sono sacrosante e fondate, visto che la Wolverine Orchestra ha avuto un ruolo fondamentale nell’evoluzione del dixieland, anticipando quello che più tardi verrà definito “Chicago style”. Fin dal suo primo apparire introduce un cambiamento rivoluzionario nella struttura classica della scuola dixieland di New Orleans perché sostituisce al trombone il sassofono tenore. La band nasce nel 1923 per iniziativa del clarinettista Jimmy Hartwell, che chiama a farne parte il batterista Bob Conselman, il cornettista Bix Beiderbecke, il banjoista Bob Gillette e il pianista Dick Voynow. La formazione si completa con il sassofono tenore di George Johnson e la tuba di Ole Vangsness. Successivamente Conselman e Vangsness se ne vanno e vengono sostituiti da Bill Moore e Wilford “Min” Leibrook. Formata da giovani musicisti bianchi innamorati della musica nera, in gran parte studenti nati e cresciuti nel Middle West, la Wolverine Orchestra nasce senza particolari ambizioni e inizia a svolgere la sua attività prevalentemente nei campus. Ben presto l’ambiente musicale, più attento dei critici di New York, si accorge che il lavoro del gruppo è qualcosa di più che un semplice modo per divertirsi con la musica. Il primo ad accorgersene è il compositore Hoagy Carmichael, futuro autore di musical e di brani come Stardust o Georgia on my mind che, particolarmente impressionato da una loro esibizione, così descrive l’apporto della cornetta di Beiderbecke all’insieme: «Le note non erano soffiate, erano colpite, come un martello colpisce un gruppo di campane. Il tono aveva una ricchezza che sembrava sgorgare direttamente dal cuore… Avevo ascoltato la musica di Wagner e di altri compositori che amavo, ma le quattro note suonate da Bix mi aprirono la mente più di quanto avessi imparato sui testi». Decide anche di scrivere in collaborazione con Beiderbecke un brano per i Wolverines, Free wheeling, che in seguito viene ribattezzato Riverboat shuffle. La band ottiene la sua prima scrittura discografica dalla Gennett Records, una piccola etichetta di Richmond, nell’Indiana. Nel febbraio 1924 entra così per la prima volta in una sala di registrazione dove esegue Jazz me blues. Nell’ottobre del 1924, a poco più di un mese dalla discussa esibizione newyorkese Bix Beiderbecke lascia i compagni e se ne va per continuare con altri gruppi la sua straordinaria carriera. La formazione entra in un periodo turbolento, caratterizzato da molti cambiamenti e da qualche litigio che si conclude con la decisione di sciogliersi definitivamente nel 1925. Negli anni successivi alcuni dei numerosi musicisti che, soprattutto nell’ultimo periodo, hanno fatto parte della band tenteranno più volte di rilanciarla, costituendo band chiamate Original Wolverines, ma saranno sempre operazioni di breve durata e di scarso interesse musicale.
4 settembre 1972 - Francesco Caruso, un problema per gli Wishbone Ash
Il 4 settembre 1972 durante un concerto in Texas dei britannici Wishbone Ash scoppia una rissa tra il pubblico per motivi banali che si allarga e finisce per coinvolgere qualche centinaio di spettatori. Quando l'intervento del servizio d'ordine con molta fatica riesce a riportare la calma sul terreno resta il corpo di un giovane. È italoamericano e si chiama Francesco Caruso. I ragazzi della band, che hanno seguito con sgomento l'esplosione di violenza, restano sconvolti dalla notizia. Il giorno dopo i giornali conservatori partono all'attacco: la responsabilità è della violenza della musica degli Wishbone Ash e della loro carica aggressiva sul palco. L'occasione della morte del ragazzo offre l'inaspettata occasione agli ambienti reazionari statunitensi per regolare i conti con un gruppo di cui fa parte il chitarrista Ted Turner, sospettato di simpatie estremistiche per la sua amicizia con John Lennon che l'ha voluto al suo fianco nella registrazione di Imagine. Poco amati dallo show-businnes americano e un po' snobbati in patria, nonostante i discreti, ma non eccezionali, risultati commerciali, gli Wishbone Ash registrano sempre una grande partecipazione di pubblico ai loro concerti. In quel periodo la band formata dal batterista Steve Upton, dal bassista Martin Turner e dai chitarristi Andy Powell e Ted Turner sta vivendo un momento magico con la pubblicazione di Argus, che vincerà il premio della critica per il miglior album dell'anno. La morte di Caruso e le accuse di «istigazione alla violenza» finiranno per lasciare il segno sul gruppo. Il buon successo di Wishbone four, l'album successivo non basterà a normalizzare i rapporti tra i componenti, non sufficientemente strutturati per vivere sotto la pressione continua dei media. Il primo a gettare la spugna sarà proprio "l'estremista" Ted Turner che nel giugno del 1974 lascerà i compagni. La storia della band non finirà con la sua defezione, ma niente più sarà uguale a prima.
3 settembre 1887 – Nasce Frank Christian, una delle grandi trombe di New Orleans
Il 3 settembre 1887 nasce a New Orleans, in Louisiana il trombettista Frank Christian, uno dei trombettisti più interessanti del jazz delle origini. Fratello degli altri due Christian, Charles ed Emile, comincia a suonare professionalmente nel 1908 con la celebre Reliance Brass Band diretta da Jack "Papa" Laine, la più prestigiosa tra le prime brass bands "bianche", che tiene a battesimo quasi tutti i più noti dixielanders di New Orleans da Nick La Rocca a Johnny De Droit, da Tom Brown a George Brunis, da Larry Shields a Leon Roppolo, da Yellow Nuñez a Tony Sbarbaro. Entra poi a far parte della Fischer's Brass Band di Johnny Fischer. In entrambi i gruppi Frank Christian ha come partner i due fratelli. Nel 1910 forma la Ragtime Band, un'orchestra che rimarrà in attività sino al 1918 e della quale faranno parte musicisti come Nuñez, Achille Baquet, Tony Giardina, Manuel Gomez, oltre a i soliti Emile e Charles Christian. Nel 1918, su invito di Johnny Stein, il batterista-manager della Original Dixieland Jazz Band, si trasferisce a Chicago per entrare a far parte della New Orleans Jazz Band con il pianista Jimmy Durante, il trombonista Frank Lhotag, il clarinettista Achille Baquet e lo stesso Stein alla batteria. Nello stesso anno la New Orleans Jazz Band si trasferisce a New York dove registra alcuni dischi. Christian resta con questa orchestra fino al 1922 poi se ne va per vagabondare nel giro del vaudeville lavorando con vari gruppi e soprattutto con quello di Gilda Gray. Rientrato a New Orleans nel corso degli anni Trenta suona con la Durfee’s Band. Della sua attività posteriore non ci sono molte notizie, a parte la registrazione delle quote versate al sindacato dei musicisti.
26 agosto, 2006
2 settembre 1973 - Jack è morto ma la sua memoria vive nei giovani chitarristi
Il 2 settembre 1973 a Huntington Beach in California, un infarto stronca la vita e la carriera del chitarrista jazz cinquantunenne Jack Wilton Marshall, un musicista che da tempo dedica gran parte delle sue risorse ad aiutare i giovani talenti della chitarra. La sua morte inaspettata coglie di sorpresa l'ambiente musicale californiano che vorrebbe onorarne in qualche modo la memoria. Alla fine un'idea mette tutti d'accordo: istituire una fondazione a lui dedicata che abbia lo scopo di fornire aiuto e assistenza finanziaria agli studi dei giovani chitarristi. In questo modo gli amici perpetuano il ricordo di Marshall regalandogli un pezzetto d'immortalità. È un riconoscimento singolare per un artista poco conosciuto dal grande pubblico ma molto apprezzato dai colleghi. Inizia a suonare l’ukulele a dieci anni e a tredici scopre la chitarra attraverso le abili geometrie sonore di Django Reinhardt. Nel 1938, diciassettenne, lascia il natìo Kansas per spostarsi in California con la famiglia. Qui acquista la prima chitarra elettrica e inizia a suonare con l’orchestra della sua scuola. La sua abilità tecnica non sfugge agli addetti ai lavori che lo mettono spesso alla prova. Sostituisce occasionalmente Oscar Moore nel trio di Nat King Cole e suona al fianco di Art Tatum. Dal 1940 al 1942 viene scritturato dagli studi MGM, ma la seconda guerra mondiale rivendica la sua partecipazione. Alla passione musicale affianca gli studi in Ingegneria e nel 1946, chiusa la parentesi bellica, riprende gli studi di ingegneria presso l’università del sud California. Fino alla laurea la musica è solo un divertimento. La sua posizione è destinata ben presto a cambiare. Terminati gli studi ingegneristici passa a quelli musicali. Studia orchestrazione e armonia con Albert Harris e riprende il suo vecchio posto negli studi della MGM. Lavora anche per la televisione e il cinema firmando oltre trecento tra colonne sonore e commenti musicali. Nonostante la giovane età ricopre il ruolo di direttore musicale nella sala di registrazione della Capitol e produce dischi di un gran numero di artisti. La sua attività concertistica diventa quasi un hobby, anche se si esibisce con regolarità a San Francisco ogni fine settimana. Il suo amore per la chitarra diventa una ragione di vita. Si dedica alla valorizzazione dei giovani e nel 1967 riesce a convincere i proprietari di un club di Burbank, il Dontes, a organizzare una settimana di jazz interamente dedicata al suo strumento cui partecipano i più famosi chitarristi d’America.
1 settembre 1962 - Tommy Roe, il clone di Buddy Holly
Il 1° settembre 1962 arriva al vertice della classifica statunitense Sheila, un brano che molti giurano sia una pubblicazione postuma di Buddy Holly, lo sfortunato rocker scomparso nel mese di febbraio di tre anni prima. La somiglianza della voce è davvero sorprendente, ma non è lui. L'interprete di Sheila è Tommy Roe, un ventenne sconosciuto al grande pubblico. Il brano non è nuovo. Il ragazzo infatti l'ha già pubblicato nel 1960 con la sua band, Tommy Roe & The Satins, per una piccola etichetta di provincia. Nessuno si è accorto allora del disco tranne un talent scout della ABC Paramount, una casa discografica sempre alla ricerca di giovani cantanti da far consumare rapidamente al pubblico degli adolescenti. Gli esperti dell'etichetta ascoltano il disco e si accorgono che quel ragazzo ha qualcosa in più rispetto ai soliti cantanti adolescenti di rock and roll: «La voce! Ha la stessa voce di Buddy Holly». Lo scritturano e gli fanno registrare di nuovo il brano. La sua voce, già naturalmente simile a quella di Holly, viene ulteriormente elaborata dai tecnici e l'arrangiamento fa il resto. Il risultato è quello voluto. La faccia pulita da adolescente un po' cresciuto cattura il pubblico giovanile e la somiglianza della sua voce con quella di Buddy Holly suscita nostalgie mai sopite. In breve tempo il disco vola alto nelle classiche. Il successo ottenuto viene poi consolidato da una serie di canzoncine come Susie darlin', The folk singer ed Everybody. Quando, nel mese di marzo del 1963, partecipa a un tour con i Beatles capisce che i tempi stanno cambiando. A differenza di molti artisti di quel periodo, torna nell'anonimato in attesa che l'ondata del beat esaurisca la sua spinta propulsiva e si dedica prevalentemente alla composizione. Nel 1969, passata la bufera, decide che è tempo di riemergere e torna al successo con Dizzy mantenendosi a galla anche negli anni Settanta con brani pop di buona fattura ma senza particolari pretese.16 agosto, 2006
31 agosto 1963 - La breve gloria delle Ronettes
Il 31 agosto 1963 le Ronettes entrano per la prima volta nella classifica dei dischi più venduti negli Stati Uniti con il brano Be my baby. Dopo lunghi anni di gavetta l'apporto di un mago della produzione come Phil Spector sembra lanciare definitivamente il trio composto dalle sorelle Veronica ed Estelle Bennett con la loro cugina Nedra Talley. Inseparabili fin da bambine coltivano da sempre il sogno di lasciare una traccia nel mondo dello spettacolo. La loro è una storia di tentativi andati a male o interrotti sul più bello. Quando le loro coetanee giocano ancora con le bambole Veronica, Estelle e Nedra sgambettano sui palcoscenici dei teatrini di New York con il nome di Dolly Sister. Il precoce talento di cui danno prova attira impresari veri e più d'un marpione deciso a sfruttarne l'ingenuità. La loro prima vera scrittura le vede nel ruolo di ballerine del Peppermint Lounge, cui segue la partecipazione come coriste e danzatrici alle esibizioni del Clay Cole Twist Package. Nel 1961, quando Veronica ha diciotto anni, Estelle diciassette e la piccola Nedra soltanto quindici, pubblicano il loro primo disco con il nome di Ronettes. Il risultato è deludente e solo la convinzione di potercela fare le trattiene dal mollare tutto. Analogo destino hanno i quattro dischi successivi. Quando stanno per rassegnarsi a un ruolo di secondo piano nel sottobosco dello spettacolo newyorkese incontrano il produttore Phil Spector. Innamoratosi di Veronica il produttore inizia a occuparsi delle tre ragazze e in pochi mesi le porta al successo. Be my baby è solo il primo di una serie di dischi fortunati come Baby, I love you e soprattutto Walking in the rain. All'apice della popolarità e frastornate dal successo improvviso le Ronettes all'inizio del 1964 partecipano al tour inglese dei Rolling Stones, ma la loro avventura è già arrivata alla fine. L'artefice del disastro è lo stesso che le ha portate al successo: Phil Spector. Il produttore, infatti, sposa Veronica e la convince a lasciare il gruppo che, nonostante l'inserimento della cugina Elaine, si scioglie. Qualche anno dopo Veronica tenterà di riformarlo senza grande convinzione e con risultati deludenti. Ci proverà più seriamente nel 1973 quando, con Denise Edwards e Chip Field, darà vita alle Ronnie & The Ronettes, che più tardi diventeranno Ronnie Spector & The Ronettes. Pur continuando fino alla metà degli anni Settanta non riusciranno mai a ripetere il successo delle prime, ineguagliabili, Ronettes.
30 agosto 1921 – Nasce Carlo Alberto Rossi, un sanguigno creatore di successi
Il 30 agosto 1921 nasce a Rimini Carlo Alberto Rossi, uno dei compositori più importanti della storia della canzone italiana. Nel 1939 scrive la sua prima canzone Tango di Manuelita. Tra i primi a capire l’importanza del music-businnes affianca all’attività di compositore quella di editore e discografico. Nel 1950 fonda con l’ungherese Ladislao Sugar le Edizioni Musicali Ariston, che lascia nel 1955 per dare vita alle Edizioni Musicali C.A. Rossi. Tre anni dopo crea l’etichetta discografica Juke box e contemporaneamente costruisce un modernissimo studio di registrazione, la Fonorama. La sua attività imprenditoriale dura fino al 1974 quando capisce che è giunto il momento di smettere, liquida tutte le società e si dedica a lunghi viaggi per il mondo. Alla sua fertile vena compositiva si devono innumerevoli successi come, tra i tanti, Mister jazz, Al chiar di luna porto fortuna, Le mille blu, E se domani, Se tu non fossi qui, Notorius, Vecchia Europa, Ritroviamoci e Nun è peccato
09 agosto, 2006
29 agosto 1987 – Il successo non cambia Los Lobos
Il 29 agosto 1987 al vertice della classifica dei dischi più venduti negli Stati Uniti arriva La bamba, il tema principale della colonna sonora del film omonimo, ispirato alla vita e alla precoce morte del diciassettenne rocker Ritchie Valens. La canzone diventa rapidamente un successo internazionale e fa conoscere al mondo uno dei gruppi simbolo delle vaste aree del Sud degli Stati Uniti dove maggiormente si concentrano i flussi migratori di popolazioni ispaniche alla ricerca di lavoro e fortuna. Si chiamano Los Lobos (I Lupi) e sono stati formati nel 1974 a Los Angeles da un gruppo di figli di immigrati messicani: Cesar Rosas (voce e chitarra), David Hidalgo (voce, accordeon e chitarra), Conrad Lozano (basso) e Luis Perez (batteria). Conosciutissimi dai frequentatori dei locali ispanici della California nel 1976 partecipano alla realizzazione dell'album-manifesto dell'orgoglio degli immigrati latino-americani Si se puede. Due anni dopo con l'autoprodotto Just another band from East L.A. attirano l'attenzione degli addetti ai lavori e ottengono il loro primo contratto discografico. La svolta dal punto di vista musicale avviene con l'ingresso in formazione del sassofonista Steve Berlin già con i Blasters. Tre album di discreto successo precedono l'exploit del 1987 quando vengono chiamati a interpretare otto canzoni nella colonna sonora del film "La bamba". Il loro successo provoca un'attenzione nuova per la popolazione di lingua ispanica, tanto che vari artisti anglofoni, a partire da Linda Ronstadt, iniziano a registrare versioni bilingue dei loro brani. I risultati inaspettati non cambieranno Los Lobos. Determinati a non lasciarsi travolgere dal music-business approfitteranno della popolarità per continuare la loro battaglia in difesa della musica ispanica. Nel 1988, infatti, riproporranno al grande pubblico la linea musicale delle origini con lo splendido album La pistola y el corazon, una rivisitazione di vecchie melodie messicane.
05 agosto, 2006
28 agosto 1979 - Il sequestro di Fabrizio e Dori
Alla fine degli anni Settanta Fabrizio De André è ormai considerato uno dei più importanti cantautori della storia della musica italiana. Il tempo delle discriminazioni, della censura delle sue composizioni e dell’ostracismo nei suoi confronti da parte della radio e della televisione sembra ormai alle spalle. Gli album La buona novella, Non al denaro, nè all’amore, nè al cielo, Storia di un impiegato, Canzoni e, nel 1978, Rimini vengono regolarmente salutati come capolavori anche da quei settori della critica che un tempo lo snobbavano. Reticente e timido non ama esibirsi dal vivo e quando lo fa si sente a disagio. Proprio nel 1978, stanco della monotonia della vita di città e del tran tran quotidiano decide insieme alla sua compagna, la cantante Dori Ghezzi, di abbandonare il “continente” e di acquistare un’azienda agricola a Lagnata, in Sardegna, una zona nelle vicinanze di Tempio Pausania. L’aria dell’isola e l’isolamento del posto ne fanno un luogo ideale per un artista che ha elevato la riservatezza e la discrezione a stile di vita. È un De Andrè diverso dal cantautore che per anni il suo pubblico ha imparato ad amare quello che si dedica, quasi a tempo pieno, all’allevamento e alla cura dei poderi. Questo paradiso terrestre cela una trappola. Il 28 agosto 1979 lui e la sua compagna vengono sequestrati da un gruppo di persone armate. Lo scopo del sequestro è evidente: chiedere un riscatto approfittando della popolarità del personaggio. La prigionia non sarà breve. Durerà quattro mesi. Per tutto quel periodo i due artisti verranno tenuti all’aria aperta sugli aspri contrafforti delle montagne sarde e passeranno le notti incatenati agli alberi. Il loro unico riparo sarà un telo di plastica. Dopo la liberazione il cantautore conserverà per sempre i segni della prigionìa e nel suo album del 1981, scritto insieme a Massimo Bubola, descriverà lo smarrimento e le incertezze di quelle notti in una canzone cruda e ricca di suggestione come Hotel Supramonte.
04 agosto, 2006
27 agosto 1990 - Muore Steve Ray Vaughan, il bianco dalla chitarra nera
Il 27 agosto 1990 l’elicottero che sta trasportando a Chicago Steve Ray Vaughan precipita. A soli trentacinque anni muore così uno dei più grandi chitarristi bianchi di blues degli anni Ottanta. È reduce da un concerto all’Alpine Valley Music Theatre di East Troy dove si è esibito insieme al fratello Jimmie, Eric Clapton, Buddy Guy e Phil Palmer. Nell’incidente muoiono anche l’agente di Eric Clapton, Bobby Brooks, la sua guardia del corpo Nigel Browne, il tour manager Colin Smith e il pilota Jeffrey Browne. Nato a Dallas nel 1954, Stevie Ray Vaughan inizia a suonare la chitarra per imitare il suo fratello maggiore Jimmie, entrato poi a far parte dei Fabulous Thunderbirds. Non ha ancora dieci anni quando forma la sua prima band, i Chantones e, dopo aver abbandonato gli studi nel 1972 decide di fare della musica il suo mestiere. A diciotto anni si trasferisce ad Austin dove registra con i Nightcrawlers un disco mai pubblicato. Tra il 1975 ed il 1977 fa parte dei Cobras e successivamente decide di formare una propria band, i Triple Threat Revue, per essere libero di suonare la propria musica senza nessun tipo di condizionamento. I Triple Threat a partire dal 1981 diventano i Double Trouble, un nome ispirato a Ray da una canzone di Otis Rush che il gruppo manterrà fino alla sua morte. La band ottiene nell'aprile del 1982 un clamoroso successo al festival di Montreux, e l’anno dopo David Bowie vuole Vaughan alla chitarra solista nel suo album Let's dance. Indimenticabile resta la sua versione di Voodoo Chile, dedicata a Jimi Hendrix, che Stevie Ray considera il suo principale maestro. La morte lo coglie nel momento di maggior successo e contribuisce ad alimentarne la leggenda. Durante i suoi funerali, che si svolgono il 31 agosto al Laurel Land Memorial Park di Dallas, Jackson Browne, Stevie Wonder e Bonnie Raitt cantano il brano Amazing grace. Nel 1991 suo fratello Jimmie raccoglierà vari brani inediti e li pubblicherà nell'album postumo The sky is crying.
26 agosto 1994 - Ice Cube, rap, coltelli e tanti soldi
Si chiama Colin Alexander Easton, ha ventisei anni e nessuna vocazione alla popolarità. Il 26 agosto 1994 viene accoltellato a Glasgow durante un concerto del rapper Ice Cube. Il volto di Colin Alexander fa il giro del mondo e riapre la mai sopita polemica nei confronti del rap e soprattutto di personaggi come Ice Cube, perennemente in bilico tra inferno e paradiso, tra coerenza e mercato. Nato a Los Angeles, O'Shea Jackson, questo è il vero nome di Ice Cube, si impone all'inizio degli anni Novanta come uno dei più carismatici e discussi rapper hardcore statunitensi. La sua popolarità, inizialmente limitata ai giovani dei quartieri neri delle grandi metropoli, esplode all'improvviso nel 1991 quando l'album Death certificate arriva al secondo posto nelle classifiche di vendita degli Stati Uniti. L'imprevisto exploit coglie di sorpresa l'ambiente musicale statunitense e provoca polemiche a non finire. Ice Cube viene accusato di essere razzista e di incitare alla violenza, in particolare nei confronti delle comunità ebraiche, prese di mira dalla sua No vaseline, e coreane, attaccate nel brano Black Korea. La campagna di accuse e controaccuse non fa che giovare alla causa commerciale del rapper, che interpreta con perfezione un po' sospetta la parte del personaggio maledetto, aggressivo e un po' losco. In breve tempo diventa più di un mito per i giovani dei quartieri neri, soprattutto nel 1992 quando pubblica, immediatamente a ridosso della rivolta nera di Los Angeles, l'album The predator e il singolo Wicked che schizzano con la rapidità del fulmine ai vertici delle classifiche di vendita. Deciso a sfruttare fino in fondo la sua popolarità si presta a essere variamente strumentalizzato, non rifiutando neppure qualche offerta commerciale non proprio coerente con il suo personaggio. Si fa conquistare anche dal cinema e partecipa a film non memorabili come “I trasgressori” di Walter Hill che doveva originariamente intitolarsi "I saccheggiatori", termine considerato "politicamente scorretto" dopo la rivolta di Los Angeles. Negli anni successivi la sua popolarità non accenna a scemare anche se le frange più radicali del movimento rap prendono le distanze da lui, accusandolo di essere ormai una macchina mangiasoldi. L'accoltellamento di Glasgow arriva al momento giusto per rilanciare il "lato oscuro" di questo rapper un po' in difficoltà a reggere il ruolo che gli è stato costruito addosso. Ice Cube non commenta, ma i suoi produttori si fregano sicuramente le mani…
25 agosto 1973 - Tetsu Yamauchi non può far parte dei Faces perchè non è inglese
Un giapponese entra a far parte di uno dei gruppo storici del rock britannico. La notizia sembra inventata, ma è vera. Nel mese di marzo del 1973, dopo la pubblicazione dell'album Ooh la la, i Faces attraversano uno dei tanti periodi turbolenti della loro storia. Il cantante Rod “The Mod” Stewart, sempre più tentato dall’avventura solistica, dichiara alla stampa di sentirsi limitato dai compagni. Per tutta risposta il bassista Ronnie Lane, dopo un tour statunitense portato a termine solo per tenere fede agli impegni contrattuali, se ne va. Non è un colpo da poco, neppure per una band all’apice del successo, perché Lane, oltre a essere uno dei “soci fondatori” del gruppo, ne è anche un simbolo. In ogni caso la decisione sembra definitiva e bisogna andare avanti. Rod Stewart, Kenny Jones, Ron Wood e Ian McLagan si guardano un po’ intorno e poi fanno la loro scelta. Il sostituto di Ronnie Lane è il giapponese Tetsu Yamauchi, un bassista che ha già collaborato con vari artisti britannici, tra i quali Paul Kossof e Simon Kirke dei Free. Un bassista con gli occhi a mandorla in una delle principali band del rock britannico? Non sia mai. L’ambiente, più conservatore e corporativo di quel che sembra, si mobilita in difesa dell’onore nazionale minacciato. Anche l’Associazione dei Musicisti Britannici non perde l’occasione di fare la sua brutta figura e chiede che a Yamauchi, in possesso soltanto di una licenza temporanea, non venga rinnovato il permesso di lavorare in Gran Bretagna. Si va avanti così per un po’ di tempo finché il 25 agosto 1973 le autorità britanniche rifiutano al bassista giapponese il rinnovo del permesso di lavoro. Storia finita? Niente affatto. I Faces non si scompongono. Propongono ricorso contro la decisione e poi annunciano: «Tetsu è il nostro nuovo bassista, non c’è un’altra soluzione e neppure ci interessa trovarla. Se lui non può lavorare in Gran Bretagna, neppure noi possiamo farlo. Vorrà dire che sceglieremo un paese meno razzista e ottuso». La compattezza del gruppo, deciso davvero ad andarsene, otterrà il risultato voluto e Tetsu Yamauchi resterà.
24 agosto 1968 - Caro Country Joe, se non ti piace l’America vattene!
La mobilitazione è davvero impressionante. Sono moltissimi i giovani che arrivano a Chicago nell’agosto del 1968 per manifestare contro il razzismo, per i diritti civili e contro la guerra del Vietnam. La calata nello stato-simbolo dell’Illinois è stata decisa da centinaia di organizzazioni, non tutte coordinate tra loro, per sfruttare la visibilità che può offrire la concomitanza con lo svolgimento della Convention del Partito Democratico. Le vie della città sono quotidianamente interessate da iniziative, cortei e manifestazioni. Molti sono gli artisti che portano la loro solidarietà, di giorno partecipando alle manifestazioni e la sera suonando in concerti come il Festival of Love, organizzato da Jerry Rubin insieme alle comuni hippie più radicali. Tra questi non poteva mancare uno dei cantautori elettrici più politicizzati di quel periodo, Country Joe McDonald con il suo gruppo, i Fish. Arrivati in città fin dai primi giorni di mobilitazione Country Joe e i suoi compagni alloggiano in un alberghetto nelle vicinanze del centro della città. Il loro concerto di solidarietà è programmato per la tarda serata del 24 agosto. Già nel nome il gruppo rappresenta un po’ una provocazione. Country Joe, infatti, è il nome dato dai servizi segreti americani a Giusepe Stalin nella seconda guerra mondiale e Fish, cioè pesci, è la definizione di comunisti nelle opere di Mao Tse Dong. Nelle ore che precedono la sua esibizione il cantautore si trattiene nella hall dell’albergo che lo ospita insieme al chitarrista Barry Melton e al tastierista David Cohen. I tre definiscono alcuni dettagli dell’esibizione serale e conversano a lungo scambiandosi battute. Un’occhiata all’orologio suggerisce che è tempo di prepararsi. Country Joe si alza e chiama l’ascensore per andare a prendere la chitarra che ha lasciato nella sua camera. I due strumentisti lo seguono senza prestare attenzione ad altre tre persone che si sono accodate al gruppo. Quando la porta dell’ascensore si apre i tre sconosciuti spingono con violenza nella cabina il cantautore e i suoi due compagni. Chiudono la porta e iniziano a tempestarli di pugni e calci. L’aggressione, fredda e premeditata, dura pochi secondi e lascia i ragazzi malconci a terra. Quando la porta dell’ascensore si riapre i tre, che si qualificano come “veterani del Vietnam”, urlano: «Non vi piace l'America? Allora andatevene, non c’è posto qui per quelli come voi!»
01 agosto, 2006
23 agosto 1995 - Nina non subisce, Nina spara!
Il 23 agosto 1995 Nina Simone, una delle più grandi voci della storia del jazz e del soul, viene condannata a otto mesi di carcere dal tribunale di Aix-en-Provence, in Francia, per aver ferito un ragazzo alle gambe sparandogli con la pistola a Bouc-Bel-Air, nel Sud della Francia. La cantante, che ha sessantadue anni, si scusa con tutti, ma spiega di essere stata a lungo bersaglio di stupidi scherzi e schiamazzi da parte del giovane e di un gruppo di suoi amici. «Non amo la violenza, ma sono cresciuta in un paese, gli Stati Uniti, dove a una donna nera spesso non resta altra scelta che difendersi da sola. E poi io l'avevo detto al ragazzo: «Attenzione, Nina non subisce, Nina spara!» I giudici non sono teneri con lei anche perché i famigliari del ferito sostengono che «quella vecchia negra è pazza». In aggiunta al carcere c'è l'obbligo di sottoporsi a cure psichiatriche e il pagamento di ventimila franchi di danni e interessi, ai quali vanno aggiunti tremila franchi di multa. A capo chino quella che è stata per lungo tempo "la voce dei diritti civili" dei neri americani, ascolta la sentenza. È un brutto momento, ma passerà come sono passati quelli precedenti. Eunice Waymon, questo è il vero nome di Nina Simone, nasce nel 1933 a Tryon, nel North Carolina, sesta di otto fratelli e figlia di un pastore metodista. Inizia a cantare nel 1954 in un club di Atlantic City e verso la metà degli anni Sessanta ottiene una serie di successi con brani come Don't let me be misunderstood e I put a spell on you, ma scopre anche l'impegno politico. Attivamente coinvolta dal movimento per i diritti civili e sospettata di qualche simpatia nei confronti del Black Panthers Party, regala al mondo canzoni destinate a entrare nella storia di quegli anni come Why? (The king of love is dead), in memoria di Martin Luther King, e Young, gifted and black, scritta da lei e interpretata in seguito anche da Aretha Franklin. Nella seconda metà degli anni Settanta, di fronte al mutare delle mode e all'affievolirsi delle spinte ideali dei movimenti, va in crisi. Tornerà periodicamente in sala di registrazione e qualche volta in concerto più per spirito di sopravvivenza che per convinzione. Non la scuoterà neppure l'inaspettato successo, nel 1987, di My baby just cares for me, arrivato ai primi posti della classifica in molti paesi europei dopo essere stato utilizzato nello spot di un profumo. Due anni prima della condanna da parte del tribunale francese ha pubblicato il modesto A single woman.
22 agosto 1964 – Where did our love go
Il 22 agosto 1964 le Supremes arrivano al primo posto della classifica dei singoli più venduti negli Stati Uniti con il brano Where did our love go. Il trio femminile formato da Diana Ross, Mary Wilson e Florence Ballard tocca i vertici del successo commerciale proprio nel momento in cui stava per essere messa in discussione la loro stessa esistenza. Il risultato arriva dopo tre anni passati alla corte della Motown, ricchi di lavoro e di promesse. Quando nel 1961 fanno il loro debutto discografico con il singolo I want a guy, le Supremes non godono di attenzioni particolari da parte dell'etichetta nera di Detroit. Il padre-padrone Berry Gordy jr le mette nei fatti sullo stesso piano degli altri due gruppi femminili della Motown: le Marvelettes e Martha & The Vandellas. La vita è dura ma il lavoro non manca. Le tre ragazze alternano infatti i dischi e gli spettacoli in proprio con il duro lavoro di studio come coriste per gli artisti di punta della loro etichetta, primi fra tutti Mary Wells e Marvin Gaye. Tra il 1961 e il 1963 pubblicano ben sei dischi nei quali fanno sfoggio della loro capacità di confrontarsi con i più diversi stili. In campo musicale l'eclettismo, però, non è sempre considerato un pregio. Nel loro caso c'è chi comincia a parlare di mancanza di personalità. A favore hanno una tenacia non comune e, soprattutto, l'amicizia e la stima dell'équipe che lavora alla costruzione dei successi della Motown. Alla fine del 1963 inizia a occuparsi di loro un trio "magico" di autori e produttori composto dai fratelli Eddie e Brian Holland e da Lamont Dozier. Proprio loro regalano alle tre ragazze il primo disco capace di piazzarsi in classifica. È When the lovelight starts shining through his eyes, pubblicato nel gennaio 1964. Si tratta di un assaggio. Pochi mesi dopo l'accattivante ritmo e gli intrecci vocali spericolati di Where did our love go consacreranno definitivamente le tre Supremes tra le stelle della musica di Detroit.
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