22 marzo, 2020

22 marzo 1929 – La prima automobile della BMW

Il 22 marzo 1929 viene prodotta la prima vettura della BMW. Nata nel 1916 dalla fusione di due fabbriche di Monaco con l’obiettivo di costruire motori per aerei la casa tedesca attraversa le drammatiche vicende della Germania nelle due guerre mondiali e la sua vicenda è considerata quasi un simbolo della capacità umana di saper reagire alle difficoltà e alle tragedie ripartendo ogni volta con cocciuta ostinazione. Alle auto la BMW arriva un po’ per caso e un po’ per forza. Dopo che il trattato di pace siglato alla fine della prima guerra mondiale vieta alla Germania di occuparsi di produzioni aeronautiche, le moto e le auto diventano quasi una scelta obbligata. Il 22 marzo 1929 viene prodotta la prima vettura targata BMW. È una berlinetta derivata dalla Austin Seven con carrozzeria interamente in acciaio. Inizialmente costruita in un capannone a Berlino verrà poi realizzata in serie a Eisenach. Quattro anni dopo arriva un nuovo modello, la 3/20 CV non più basato sulla licenza Austin e costruito a Monaco. Nel 1933 viene presentata un’automobile completamente nuova, la 303 che per la prima volta ha il tipico “radiatore a forma di rene” stilizzato destinato a caratterizzare per sempre i modelli BMW. L’anno dopo con la 315 la casa fa il suo debutto nel settore delle vetture sportive, consolidato a partire dal 1936, dalla 328, una due litri entrata nella leggenda. L’ultimo modello BMW prima della guerra è la 335, la prima limousine di classe superiore. Gli eventi bellici lasciano un segno pesante sugli stabilimenti e sembrano segnare il destino stesso del marchio. Posti sotto il controllo delle truppe alleate, le officine di Monaco vengono autorizzate a produrre di nuovo autovetture solo all’inizio degli anni Cinquanta. Nel 1951, al primo Salone di Francoforte, viene presentata la 501, una limousine derivata dalla 326 del periodo prebellico, ribattezzata “angelo barocco” e divenuta rapidamente un simbolo della ricostruzione e del miracolo economico. A partire dal 1954 si inizia a lavorare a una nuova vettura sportiva, la 507, progettata dal disegnatore industriale newyorchese Albrecht Graf Goertz e presentata per la prima volta al Salone dell’Automobile nel 1955. Contemporaneamente si cerca di supportare la nascente motorizzazione di massa con un’utilitaria affidabile e competitiva. La BMW acquista la licenza dell’Isetta, un modello dell'azienda milanese Iso che, opportunamente rielaborato viene commercializzato a partire dalla primavera del 1955. La vetturetta, soprannominata “Knutschkugel” (ovvero “nido per le effusioni amorose”), vende più di 160.000 esemplari conquistando un’interessante fetta di mercato. Nel 1961 nasce la 1500, una linea di limousine a quattro porte che segna una nuova svolta nella politica industriale della BMW e anticipa la nascita della serie 02 una linea di berline a due porte compatte e sportive messe in produzione a partire dal 1966 da cui verrà anche derivata la prima vettura turbo della casa tedesca. Ormai i tempi duri e le difficoltà sono alle spalle. La BMV affronta gli anni Settanta puntando sulle innovazioni tecnologiche e di design. Sono gli anni della Serie 3, lanciata nel 1975 per sostituire la 02, che venderà oltre 1.300.000 vetture prima di essere aggiornata nel 1983. Da quel momento la casa tedesca centrerà un successo dopo l’altro divenendo uno dei marchi più prestigiosi della produzione automobilistica internazionale.


21 marzo, 2020

21 marzo 1904 - Leo Adde, un batterista delle spasm band passato al jazz

Il 21 marzo 1904 nasce a New Orleans, in Louisiana, il batterista Leo Adde, uno dei fenomeni del jazz delle origini. La leggenda racconta che la musica diventa prestissimo tutta la sua vita . È ancora un moccioso con un pugno d’anni quando, nel periodo in cui gli altri bambini se ne vanno alle scuole elementari, lui si esibisce agli angoli delle vie della sua città insieme ad altri suoi coetanei tra i quali figura anche Raymond Burke, destinato a diventare un grande cesellatore di clarinetto. Entrambi, infatti, fanno parte di una delle tante spasm-band, piccole orchestre composte da ragazzini tra i dodici e i quindici anni, che percorrono le vie di New Orleans suonando strumenti artigianali ricavati da vecchie scatole di sigari, tubi del gas e canne da zucchero. Il passaggio dalle percussioni improvvisate alla batteria è quasi naturale e negli anni Venti suona con un numero incalcolabile di gruppi tra i quali spiccano quello del pianista Norman Brownlee, quello del trombettista Johnny Bayersdorffer e l'orchestra da ballo Halfway Dance Orchestra che all'epoca schiera anche Leon Rappolo al clarinetto. La sua carriera inizia presto ma termina altrettanto rapidamente. A soli trentotto anni muore, infatti, in quella New Orleans che gli ha dato i natali il primo marzo del 1942.

20 marzo, 2020

20 marzo 1994 - Chi ha ucciso Ilaria e Miran?

Il 20 marzo 1994 è una domenica ed è anche l’ultimo giorno per i militari italiani in Somalia. Le truppe italiane lì impegnate per conto dell’ONU stanno infatti per lasciare il paese africano. Tra le persone in attesa del rientro ci sono anche Giorgio e Luciana Alpi, i genitori di Ilaria Alpi, una giornalista della Rai inviata del TG3. Sono tranquilli anche perché alle 12,30 la loro figlia ha telefonato per rassicurarli. Alle 15 il telefono squilla di nuovo. Risponde Luciana. All’altro capo della linea c’è una collega di Ilaria, la giornalista del Tg3 Bianca Berlinguer che, disperata, le comunica che Ilaria è morta a Mogadiscio, uccisa insieme al suo collega Miran Hrovatin. La notizia è già stata diffusa dal Tg di Italia-1 Studio Aperto e dall'Agenzia Ansa. Da questo momento comincia la lunga battaglia solitaria di Giorgio e Luciana Alpi per capire come e perché è stata uccisa la loro figlia. Le ragioni e la dinamica della morte sembrano destinate a restare avvolte nel mistero, anche se da più parti si sospetta che i due siano stati uccisi per occultare le prove di un traffico d’armi. Alla vicenda i Gang dedicano nel 1997 il brano Chi ha ucciso Ilaria Alpi? Inserito nell’album Fuori dal controllo.

19 marzo, 2020

19 marzo 1945 - Clyde Hart, un talento pianistico

Il 19 marzo 1945 muore a soli trentacinque anni il anni il pianista e arrangiatore Clyde Hart, considerato uno dei principali talenti del jazz internazionale. Della sua attività giovanile si sa pochissimo. Nato nel 1910 a Baltimora, nel Maryland, ottiene il primo ingaggio come professionista con l'orchestra di Gene Coy e poi, dal 1930 all'aprile 1931, lavora come pianista e arrangiatore nell'orchestra di Jap Allen. Da quel momento inizia una intensa collaborazione con la cantante Blanche Calloway che si protrae fino al 1935 e che dà modo ad Hart di suonare con musicisti del valore di Ben Webster, Vic Dickenson e Cozy Cole. Nello stesso periodo per la Victor e mette in mostra grandi doti di arrangiatore. Verso la fine del 1935 lavora per un brevissimo periodo con i McKinney's Cotton Pickers e all'inizio del 1936 si trasferisce a New York formando un proprio quartetto che si esibisce al Brittwood Club. In quell’anno di intenso lavoro oltre a suonare, scrive arrangiamenti per Andy Kirk e registra con Red Allen, Sharkey Bonano, Putney Dandridge e Billie Holiday. Alla fine del 1936 entra a far parte del gruppo del violinista Stuff Smith che si esibisce all’Onyx e nel maggio incide per la Decca. Tre mesi più tardi è con Lionel Hampton ad Hollywood. Nel 1937 lavorare e registra con Haven Johnson e Dick Porter senza abbandonare però la formazione di Stuff Smith con la quale resta fino al 1938. Nel 1939 è con Roy Eldridge e l’anno dopo fa parte dell'orchestra radiofonica di Fred Rich nella quale militano tra gli altri Roy Eldridge e Benny Carter. Nel 1941 con Shad Collins ed Eldridge fa parte del gruppo che accompagna Una Mae Carlisle in una seduta discografica per la Bluebird. Nel 1942 suona nell'orchestra di Lucky Millinder e, sul finire dell'anno, entra in quella di John Kirby con Charlie Shavers, Buster Bailey, George Johnson e Bill Beason. Nell'autunno del 1944 forma il primo gruppo sotto suo nome che si esibisce al Tondelayo Club di New York. L’avventura in proprio finisce quando decide di entrare a far parte del complesso di Don Byas con cui resta fino ai primi mesi del 1945 quando le condizioni di salute, gravemente minate dalla tubercolosi, lo costringono a sospendere l'attività musicale. Riesce comunque a terminare gli arrangiamenti per l'orchestra di Paul Baron prima della morte.

18 marzo, 2020

18 marzo 1923 – Lino Murolo, dal canto alla TV e al cinema


Il 18 marzo 1923 nasce a Napoli il cantante Lino Murolo o, come recita il certificato anagrafico, Lino Pasquale Murolo. Dopo aver partecipato a un concorso indetto dall'EIAR nel 1941 debutta alla radio all’inizio degli anni Quaranta con l’orchestra di Tito Petralia. Successivamente canta anche con le orchestre di Cinico Angelini, Carlo Zeme e Cesare Gallino. Lo scoppio della seconda guerra mondiale interrompe la sua carriera appena iniziata. Chiamato alle armi, nel 1943 parte per il fronte e viene fatto prigioniero in Algeria. Nel dopoguerra torna in Italia e riprende a cantare a Radio Napoli con varie orchestre, tra cui quelle di Luigi Vinci, Nello Segurini e Giuseppe Anepeta. All’inizio degli anni Cinquanta si trasferisce a Milano e nel 1960 chiude con la canzone per continuare come attore televisivo e cinematografico.




17 marzo, 2020

17 marzo 1986 - Un vino buono da morire

Il 17 marzo 1986 un caso di “frode alimentare” occupa drammaticamente le prime pagine dei giornali. Ventitrè persone muoiono avvelenate e altre subiscono gravi danni fisici per aver bevuto vino la cui gradazione alcolica è stata corretta con l’aggiunta di alcol metilico, comunemente chiamato metanolo. Si tratta di un liquido incolore molto tossico in genere utilizzato come solvente nell’industria chimica e, in particolare, nella produzione della formaldeide. Le notizie relative ai danni sull’organismo provocati da partite di vino adulterato si sommano alla lunga lista delle vittime e determinano una vera e propria “psicosi da vino” nei consumatori. Al crollo delle vendite nel mercato interno fa seguito una caduta generale dell’esportazione di vino italiano. Gran parte dei paesi tradizionalmente importatori assumono severi provvedimenti nei confronti dei prodotti vinicoli del nostro paese. Le indagini della magistratura si allargano a macchia d’olio coinvolgendo oltre sessanta ditte in tutte le regioni italiane, soprattutto in Piemonte e in Puglia. Quando si tireranno le somme si scoprirà che la vicenda ha provocato all’industria enologica un danno economico superiore ai seicento miliardi di lire, senza contare i danni d’immagine il cui effetto si protrarrà per anni.

16 marzo, 2020

16 marzo 1974 – Dopo “Milleluci” Mina non gioca più

Sabato 16 marzo 1974 va in onda la prima puntata di “Milleluci”, un varietà televisivo condotto da Mina e Raffaella Carrà e diretto da una vecchia volpe del piccolo schermo come Antonello Falqui. Articolata in otto serate, ciascuna dedicata a un genere dello spettacolo d’intrattenimento, va avanti fino all’11 maggio e fornisce a Mina la possibilità di dare una straordinaria dimostrazione della sua maturità artistica. La cantante sembra aver recuperato la verve dei giorni migliori, canta, balla e duetta con gli ospiti. C’è chi parla di ritrovata serenità, di nuovi stimoli, di tanti progetti per il futuro ma, in realtà Mina sta mettendo in scena il suo commiato dal pubblico televisivo. E lo fa con grande stile, dando il meglio di sé, come fanno i grandi artisti, per lasciare un ricordo indimenticabile. Nessuno fa caso alla sigla finale, premonitrice fin dal titolo: Non gioco più. Con “Milleluci” Mina si congeda definitivamente dal pubblico televisivo. Il varietà, costruito in modo da non soffocare la personalità delle due conduttrici è un lungo viaggio nella storia dello spettacolo che affronta ogni sera un tema diverso: la radio, il café chantant, la rivista, la televisione, l’avanspettacolo, il cabaret, il musical e, nell’ultima puntata, l’operetta, il circo e la commedia musicale. Tutti gli appuntamenti sono monotematici tranne l’ultimo che è diviso in tre parti distinte. Nel corso dell’intera serie Mina trova l’occasione per ripercorrere, in una sorta di lungo addio, la storia della canzone e la sua personale. Oltre alla sigla finale Non gioco più, l’elenco dei principali brani eseguiti, da sola o con altri artisti, è significativo della volontà della cantante di chiudere la sua stagione televisiva sperimentandosi in una lunga carrellata antologica. Questi, in ordine alfabetico, i brani presentati nel programma: Ba-baciami piccina con Alberto Rabagliati, Brazil, Buonanotte al mare con Renato Rascel, Bye bye baby con Raffaella Carrà, Canzone triste, Ciccio Formaggio con Raffaella Carrà e Nino Taranto, Copacabana con Raffaella Carrà, Crapa Pelada con Raffaella Carrà e Gorni Kramer, Domenica sera, È l’uomo per me, E poi, Everything’s all right, Fa’ qualcosa, Fru fru del tabarin, Galanteria, Grande grande grande, Hello Dolly, Il cielo in una stanza, Il poeta che non pensa mai, Io e te da soli, Io vivrò (Senza te), Lacreme napulitane, Laia ladaia, La pioggia di marzo, La scala buia, Luci del varietà, Luna tu…, Mack the knife, Mercy beaucoup con Renato Rascel e Raffaella Carrà, Munasterio ‘e Santa Chiara, Nessuno, Night and day, Non so dir ti voglio bene con Renato Rascel e Raffaella Carrà, Oh what a beautiful morning, Papaveri e papere con Nilla Pizzi, Piccadilly, Quando canta Rabagliati con Alberto Rabagliati, Someday, Strangers in the paradise, Surabaja Johnny, Tanti auguri Enrico Venuzzi con Renato Rascel e Raffaella Carrà, Top hat con Raffaella Carrà, Torna caro ideal, Tulipan con Raffaella Carrà e Jula De Palma, Vorrei averti nonostante tutto.

15 marzo, 2020

15 marzo 1908 - Spencer Clark, un pilota al sax basso

Il 15 marzo 1908 nasce a Baltimora, nel Maryland, il sassofonista Spencer Clark. Muove i primi passi nella musica cimentandosi con vari strumenti a fiato e con un mandolino recuperato chissà dove. Quando è ancora indeciso sullo strumento la sorte sceglie per lui. Nel 1923, infatti, a soli quindici anni ottiene il suo primo ingaggio professionale come sassofonista a New Rochelle, una cittadina vicino a New York. Ammiratore di Adrian Rollini, considerato uno dei più grandi virtuosi di sax basso che il jazz abbia avuto, si dedica a quello strumento cogliendo anche l'opportunità di sostituire lo stesso Rollini in seno ai California Ramblers riuscendo a non far avvertire l'assenza del maestro. Nel 1926 suona al Ramblers Inn con un gruppo da lui stesso formato, i Little Ramblers, di cui fanno parte, tra gli altri, il pianista Lennie Hayton e il chitarrista Carl Kress. Chiusa questa esperienza entra a far parte dei Vagabonds con Tommy Dorsey e poi degli University Six. È però il suo sodalizio con i Gufus Five e con i California Ramblers, due gruppi che comprendono più o meno gli stessi musicisti (Chelsea Quealey, Al Philburn, Sam Ruby, Jack Russin, Pete Pumiglio, ecc.) a consentirgli di affermarsi come l'unico grande rivale di Rollini al sax basso. Nel 1928 Spencer Clark si trasferisce in Europa per suonare con l'orchestra di George Carhart, avendo come partner Bud Freeman, Jack Purvis e Babe Russin, e successivamente con quella di Danny Polo. Rientrato negli Stati Uniti nel 1931 lavora con Bert Lown, Will Osborne e Fred Waring, tre personaggi di spicco nell'ambito delle orchestre da ballo. Negli anni successivi suona con le orchestre di Ozzie Nelson, Irving Conn e Dick Stabile. Nel 1939 si arruola in aviazione e anche dopo la guerra continua a lavorare come pilota di società commerciali e pubblicitarie. Negli anni Cinquanta riprende saltuariamente, a suonare e nel corso del 1957 è con i Windy City Seven di Freddie Wacher. La musica e il jazz non sono però più all’apice dei suoi interessi. Tra le sue ultime apparizioni sulla scena jazzistica c’è l’esibizione al festival di Manassas in Virginia nel 1973 con Max Kaminsky, Billy Rank, Tom Gwaltney, John Eaton e Gene Mayl. Muore il 27 maggio 1998.


14 marzo, 2020

14 marzo 1996 – Lucio Fulci, da medico ad autore di canzoni a straordinario regista

Il 14 marzo 1996 muore Lucio Fulci, uno dei protagonisti della nascita del rock and roll in Italia e uno dei più apprezzati registi del cinema di genere di casa nostra. Nato il 17 Giugno 1927 a Roma Lucio Fulci per far contenti i genitori si laurea in medicina ma fin dall’inizio sa che non è il medico la professione cui è destinato. La sua passione sono il jazz, il nascente rock and roll e il cinema. Per raggranellare qualche soldo fa il critico cinematografico del Messaggero e, insieme all’altro regista Piero Vivarelli, scrive canzoni per Adriano Celentano come Il tuo bacio è come un rock e 24000 baci. Nello stesso periodo supera anche il difficile esame di ammissione al Centro Sperimentale di Cinematografia. Lavora poi come sceneggiatore e nel 1959 debutta alla regia con la commedia "I ladri", cui seguono un paio di musicarelli, alcune commedie e, soprattutto, un pugno di film di successo con la coppia Franco Franchi – Ciccio Ingrassia. Il cinema non ha misteri per uomini come lui, abili professionisti cresciuti lavorando giorno dopo giorno in un ambiente di cui conoscono e sanno gestire ogni aspetto, dalla produzione alla regia, dal montaggio alla musica agli effetti speciali. Osannato all’estero e bistrattato in patria dalla critica come molti altri protagonisti della scena cinematografica italiana degli anni Sessanta e Settanta alla fine è stato tardivamente riscoperto anche in Italia. Colto sperimentatore inizia ad approfondire il tema della rappresentazione cinematografica della violenza partendo dal “Teatro della crudeltà” teorizzato da Antonin Artaud nel suo celebre testo “Il teatro e il suo doppio”. L’autore francese sostiene la rappresentazione scenica della crudeltà come linguaggio per scuotere lo spettatore e per stimolarlo a una diversa percezione della realtà. Fulci tenta con successo di applicarne la lezione nel cinema. Ammalatosi di diabete muore il 14 marzo 1996 alla vigilia dell’inizio delle riprese del "M.D.C. - Maschera di cera", prodotto da Dario Argento e affidato poi a Sergio Stivaletti.

13 marzo, 2020

13 marzo 2003 – I PGR per la prima volta in tour

Il 13 marzo 2003 i PGR (Per Grazia Ricevuta) partono per la prima volta in tour. Li accompagna un nuovo album sul quale è stata fermata la magia della loro nascita. Si intitola Montesole e contiene gran parte dei brani di quella serata tranne due, tratti dalle session di registrazione del primo album. «È il 29 giugno 2001. Una sera d'estate nitida in cielo e serena in terra, negli occhi che si scrutano, si salutano, sorridono». Così Giovanni Lindo Ferretti, cantautore ispirato di lungo corso, ispiratore e protagonista dell'avventura dei CCCP e dei CSI racconta la nascita dei PGR, ennesima metamorfosi di un gruppo di musicisti costretto dalla natura e dalla sorte a non sciogliersi mai davvero permettendo a «una storia finita e rifinita di rigenerarsi in altro senza rinnegarsi in niente». In quel giorno non così lontano da apparire leggendario il Parco Storico di Montesole, ospita un concerto in memoria di Don Dossetti organizzato proprio da Giovanni Lindo Ferretti con la collaborazione delle amministrazioni comunali di Monzuno e Marzabotto. Sul palco con lui salgono Ginevra Di Marco, Gianni Maroccolo, Giorgio Canali e Francesco Magnelli, vale a dire l'intera formazione dei disciolti CSI meno Massimo Zamboni, da tempo incamminatosi su altre strade. Ad applaudirli c'è una folla immensa che Lindo Ferretti così definisce: «… ragazze e ragazzi, uomini e donne che arrivati, seguendo poche e confuse indicazioni, ai parcheggi o in stazione si sono incamminati salendo le dolci ma ripide colline dell'Appennino verso "un non so che si trova a volte a caso"… Sandali e ciabatte, scarponi e anfibi. Qualcuno arriva uscendo dai vespri e incrocia qualcuno che bestemmiando gli chiede chi glielo ha fatto fare, poi la sorpresa di una piccola conca, un prato in alto, brulicante di umanità fiera e indigesta, una piccola pedana con un pianoforte a coda, qualche microfono, una chitarra, qualche tastiera e un basso e un piccolo impianto di amplificazione. Tante candele a illuminare, tenue, la notte». In quell'atmosfera magica prende vita un nuovo progetto, che si forma e si sviluppa in quel preciso momento e in quel luogo. Le percezioni dal palco vengono così descritte dallo stesso musicista: «Bicchieri di vino, panini, fumo, birra. In basso l'autostrada, la ferrovia, i paesi e le città, invisibili ma percepibili a orecchie e occhi attenti. Intorno le montagne, la linea gotica in tutto il suo splendore, pacificato e rigenerato. Un paradiso terrestre nel luogo dell'onore, della strage, della desolazione, nel tempo di una generazione». Così riparte un'avventura che in molti si auguravano non dovesse finire mai. Su quel palco nel parco di Montesole i cinque musicisti ripercorrono proprio quella storia regalandole colori diversi e nuovi punti di vista. Come in una cavalcata sospesa tra memoria e consapevolezza della realtà scorrono brani nuovi e altri ripescati dal repertorio dei CCCP e dei CSI che appaiono però già percorsi da una nuova pulsione capace di farli sembrare contigui e diversi dalla loro prima versione. Meno di due anni dopo la banda torna in cammino, in un momento in cui soffiano forti i venti di guerra e Giovanni Lindo Ferretti non ha alcuna intenzione di tirarsi indietro sull'argomento: «Nessuno può chiamarsi estraneo, nessuno può dirsi, in onestà, innocente. Uno spazio che va attraversato è il disgregarsi dei mondi, dei modi e ordini di pensiero e il loro tumultuoso incontro-scontro-mutazione. Distruzione e ricomposizione in un equilibrio sempre più difficile per la potenza delle armi in atto, le nostre, dell'Occidente. Armi cedute o imposte a ogni possibile alleato contro ogni possibile nemico in un caotico andirivieni più degno di apprendisti stregoni che di governi democratici». E, per citare una sua canzone, «tra il conto e il tornaconto, i conti non tornano…». Il resto è già nelle silenziose corde della musica di una band arrivata alla terza mutazione. Silenziose perché nascoste e incomprensibili, come tutti i misteri legati alla possibilità di rinascere dalle proprie ceneri, su un palco o nella vita... Non tutte le rinascite sono uguali a se stesse come dimostrerà proprio Lindo Ferretti che nel 2006 si schiererà per la prima volta nella sua vita con la destra clericale.

12 marzo, 2020

12 marzo 1957 – Bob Graettinger, il compositore preferito da Stan Kenton


Il 12 marzo 1957 muore a Los Angeles, in California, il compositore Robert Graettinger. Nato nella cittadina californiana di Ontario il 31 ottobre 1923, all'età di soli nove anni inizia a studiare il sassofono e nel 1939 fa il suo debutto come compositore scrivendo e arrangiando diverse composizioni per Bobby Sherwood. Lavora poi con Benny Carter, Johnny Richards, Alvino Rey e Jan Savitt, mettendo in luce le sue notevoli qualità come compositore e arrangiatore. Nel 1947 inizia a collaborare con Stan Kenton, per il quale realizza alcune delle sue più importanti e significative realizzazioni: Thermopolae nel 1947, City of Glass nel 1948 poi rielaborata anche nel 1951, House of Strings, Incident in Jazz e This Modern World tra il 1951 e il 1953. Muore prematuramente lasciando un corpus di lavori che dimostrano come sia sbagliato considerare Graettinger soltanto come un semplice arrangiatore jazzistico, visto che le sue elaborazioni lasciano intravedere ambizioni di scrittura molto dissimili da quelle usualmente riscontrabili nei lavori destinati a sorreggere l’improvvisazione jazz. Robert Graettinger ha una sua particolare originalità. Lavori come City of Glass, House of Strings e This Modern World dimostrano un'approfondita conoscenza dei meccanismi espressivi kentoniani. È la nevrosi urbana la principale fonte d’ispirazione delle sue composizioni anche se ha il difetto di non fare mai interamente propria la lezione dell’improvvisazione nera.




11 marzo, 2020

11 marzo 1921 - Astor Piazzolla, il tango incontra il jazz

L’11 marzo 1921 nasce a Mar del Plata, in Argentina, il musicista e compositore Astor Piazzolla, l’artista che con il suo bandoneón, una piccola fisarmonica poligonale viene considerato il massimo esponente del Tango moderno. Dopo aver compiuto regolari studi classici sotto la guida di grandi maestri come Ginastera e Boulanger, la sua opera si orienta quasi esclusivamente alla rivitalizzazione del Tango. La sua scrittura raffinata, tesa e struggente, e i suoi assoli di bandoneón, ricchi di accenti ritmici direttamente derivati dal jazz ne fanno un musicista unico nel panorama mondiale. Nel 1931 incontra a New York il leggendario Carlos Gardel, che, intuendone il talento, gli propone una parte nel film “El dia que me quietas”. Nel 1967 scrive Maria de Buenos Aires, il primo musical interamente ispirato al Tango che viene rappresentato con grande successo nei teatri di tutto il mondo. Con lui la musica da ballo argentina incontra il jazz e diventa adulta. Forma varie orchestre, tra cui il celebre Conjunto 9, collabora con jazzisti come Gerry Mulligan e Gary Burton e con cantanti come Milva. Alla sua fertile vena compositiva si devono due opere, un oratorio, vari brani per orchestra, le colonne sonore dei film “Enrico IV” di Marco Bellocchio, “Tangos” e “Sur” di Fernando Ezequiel Solanas e oltre 300 tanghi. Muore a Buenos Aires il 4 luglio 1992.


06 marzo, 2020

6 marzo 1975 - Maggiorenni tre anni prima

A partire dal 6 marzo 1975 in Italia si diventa maggiorenni a diciotto anni e non più a ventuno. Si conclude così, dopo non pochi contrasti, una lunga battaglia culturale e, soprattutto, un faticoso iter legislativo tendente ad allineare la normativa italiana a quella di altri paesi d’Europa. Pochi mesi dopo l’entrata in vigore della norma, nelle elezioni amministrative del 15 e 16 giugno, gran parte di questi nuovi elettori, figli della grande ribellione generazionale e sociale di quel periodo, deciderà di orientare i suoi voti sui partiti della sinistra con il risultato di provocare un vero e proprio terremoto nella situazione politica italiana.

04 marzo, 2020

5 marzo 1952 – Muore Joe Eldridge


Il 5 marzo 1952 muore a New York il sassofonista Joe Eldridge. Nato a Pittsburgh, in Pennsylvania, il 17 giugno 1908 muove i suoi primi passi nel mondo del jazz nel 1927 con la big band di Henry Saparo, in quel periodo tra le più apprezzate. Più tardi forma un proprio gruppo chiamato The Elite Serenaders, con il quale suona al Reinassance Ballroom di New York e successivamente in vari locali di Pittsburgh. All'inizio degli anni Trenta collabora con Speed Webb, Cecil Scott, e Ken Murray, prima di mettersi in proprio formando una big band insieme al fratello, il più celebre Roy Eldridge. Qualche anno dopo, trasferitosi a Baltimora, suona con i Cotton Pickers e quindi, dal 1935 al 1937, entra a far parte del gruppo di Blanche Calloway. Alla fine del 1937 si trasferisce a Chicago per suonare nuovamente con l'orchestra del fratello con cui resta fino al 1940. Lasciata la formazione di Roy, Joe Eldridge fa parte del gruppo di Buddy Johnson, e dal 1941 al 1943 del quartetto di Zutty Singleton. Nel 1944 un nuovo ritorno con la big band di Roy precede il passaggio al gruppo del trombettista Hot Lips Page. Verso la fine degli anni Quaranta se ne va nel Quebec dove suona con la Raymond Vin's Band. Negli ultimi anni della sua vita abbandona l’attività per dedicarsi all’insegnamento.



21 febbraio, 2020

21 febbraio 1972 – Marie Dubas, l’ispiratrice di Edith Piaf

Il 21 febbraio muore Marie Dubas, la prima cantante “moderna” della storia della canzone francese per la sua capacità di rifuggire dagli schemi e di alternare, nelle sue esibizioni dal vivo, drammatiche citazioni prese in prestito dalla “chanson réaliste”, brani tradizionali, pezzi comici ed escursioni romantiche nella melodia più classica. Nonostante il successo il destino non è generoso con lei. Persecuzioni, malattie e qualche incomprensione di troppo ne hanno costellato l’intera carriera caratterizzata da grandi momenti di successo alternati a difficoltà quasi sempre non dipendenti dalla sua volontà. La sua personalità sulla scena, il suo modo di cantare, la sua capacità di fondere la teatralità dei gesti con una voce unica per drammaticità e coloriture hanno influenzato negli anni successivi moltissime altre cantanti francesi. A lei si sono in vario modo ispirate Anny Cordy, Mathé Althéry, Suzy Delayr, Juliette Gréco, Patachou, Anne Sylvestre, Sylvie Vartan e tante altre. A lei si è ispirata soprattutto la grande Edith Piaf, l’Usignolo di Francia che ha finito per assomigliarle non soltanto sul palcoscenico ma anche per il faticoso e sfortunato approccio alla vita. Marie Dubas nasce a Parigi il 3 settembre 1894. Suo padre è un sarto polacco d’origini ebree che ha dovuto lasciare il paese d’origine e trasferirsi nella capitale francese per sfuggire alle ricorrenti persecuzioni antisemite di quella terra. A differenza di molte altre protagoniste dello spettacolo francese dei primi anni del Novecento la sua infanzia non è costellata da stenti e privazioni. Pur non navigando nell’oro la famiglia Dubas può “regalare” alla figlia un’istruzione decente e soddisfare anche la sua passione per il palcoscenico consentendole di frequentare i corsi di recitazione tenuti da Paul Mounet al Conservatorio d’arte Drammatica di Parigi. Qui si fa notare per le sue capacità sceniche e, soprattutto, per la facilità con la quale riesce a gestire la propria gestualità in funzione della rappresentazione. Nel 1908, quando ha soltanto quattordici anni, viene reclutata dal teatro di Grenelle per vestire i panni di un personaggio di contorno del lavoro teatrale “Esmeralda”. Le frequentazioni assidue del palcoscenico non le impediscono però di continuare a seguire con buon profitto i corsi di teatro e, soprattutto, i corsi di canto che ha scoperto da poco e dai quali è rimasta affascinata. Non è facile ricostruire il momento preciso in cui nel destino di Marie Dubas la cantante ha definitivamente preso il posto dell’attrice. Con certezza si sa che nel 1917 il suo nome figura già con un buon rilievo sui manifesti che annunciano le esibizioni canore del cabaret Le Perchoir. Nel 1920 Marie Dubas viene scritturata dal Théâtre Cluny, uno dei templi dell’operetta francese. Qui trova modo di mettere a frutto contemporaneamente le qualità d’attrice e quelle di cantante. L’anno dopo, nel mese di luglio del 1921 il suo nome fa bella mostra di sé al fianco di Maurice Chevalier sul cartellone della rivista musicale “Dans un fateuil” in programmazione al Casino de Paris, locale in cui resta anche l’autunno seguente quando va in scena una nuova rivista con Mistinguett. In quel periodo la rivista le consente di farsi conoscere ma la sua vera passione restano le commedie musicali e l’operetta. Nel 1923 insieme a Yvonne Printemps è una delle due protagoniste de “L’amour masqué”, una commedia musicale scritta da Sacha Guitry e nel mese di marzo del 1924 è una straordinaria Tutù nell’operetta “La danza delle libellule” di Franz Léhar. La ragazza stupisce la critica, entusiasma il pubblico e non si risparmia. Proprio le intense sollecitazioni alle quali sottopone le corde vocali le provocano un grave abbassamento della voce. Se la cava con molto riposo e un grande spavento, ma i medici le consigliano di limitare lo sfruttamento dell’apparato vocale se non vuole ritrovarsi per sempre afona. Con qualche rimpianto decide di abbandonare gli eccessi richiesti dall’impostazione lirica dell’operetta e reimposta la sua voce in modo da far coincidere l’abbassamento della tonalità con nuovi colori e nuove scelte interpretative. Nella primavera del 1927 è pronta per tornare ad affrontare il pubblico con un nuovo repertorio. Dopo una lunga tournée di rodaggio che la porta a esibirsi per tutta l’estate in un gran numero di teatri e cabaret della provincia francese, il 23 settembre 1927, canta per la prima volta davanti al pubblico competente ed esigente dell’Olympia. Nonostante le paure della vigilia ottiene un successo straordinario. Proprio quella sera esegue per la prima volta Pedro! un brano di Jean Rodor e Joseph Grey che sembra fatto apposta per esaltare le sue straordinarie capacità interpretative e che è destinato a restare uno dei grandi cavalli di battaglia della sua carriera. Il successo dell’Olympia segna una svolta decisiva nella carriera di Marie Dubas, il cui nome appare ormai a caratteri cubitali nei locali più importanti della Parigi notturna. Nel 1928 è una delle stelle fisse del Folies-Wagram e l’anno dopo torna al Casino du Paris e 25 al 29 novembre all’Empire. Nel 1930 si esibisce prima al Concert-Mayol con Lucienne Boyer e poi al Moulin de la Chanson. L’anno dopo il pubblico dell’Empire ascolta per la prima volta la sua esecuzione di Le doux caboulot, un altro dei suoi brani destinati a diventare immortali. Intelligente e accorta nelle sue scelte, Marie Dubas capisce che è tempo di offrire al pubblico qualcosa di più di una più o meno lunga sequenza di canzoni. Il 20 marzo 1933 sul palcoscenico del Théâtre des Champs-Elysées presenta per la prima volta una nuova forma di récital alternando brani musicali di generi diversi con la lettura e la recitazione di poesie e di brani letterari. Inizia un periodo trionfi straordinari che sembrano destinati a non finire mai mentre molti brani del suo repertorio diventano un punto di riferimento per altre interpreti. Nel mese di giugno del 1939 Marie Dubas si imbarca su un transatlantico che deve portarla in Sudamerica dove è attesa da una lunga tournée. Proprio mentre è dall’altra parte del mondo in Europa i venti di guerra si trasformano in realtà. Nel mese di settembre la Francia è coinvolta in quella che i posteri chiameranno la seconda guerra mondiale e rapidamente occupata dalle truppe della Germania nazista. Mentre il conflitto s’allarga, lei preoccupata dalla mancanza di notizie dei suoi cari tenta di rientrare in patria con molta difficoltà. Nel 1940 approda in Portogallo da dove scopre che in Francia per gli ebrei non sono tempi facili. Il 3 ottobre di quello stesso 1940 il governo collaborazionista di Vichy proclama il primo decreto contro tutte le persone d’origine ebrea residenti sul suolo francese. Il nome di Marie Dubas viene inserito in una lunga lista di artisti cui non è più consentito esibirsi né in pubblico né alla radio. La cantante non si dà per vinta e alterna concerti in Nordafrica con brevi incursioni canore nelle zone libere di Francia. Con il passare del tempo la sua situazione si fa sempre più difficile e nel mese di luglio del 1942, dopo essere scampata per un soffio a una retata di nazisti e collaborazionisti si rifugia in Svizzera dove ritrova la sua amica Renée Lebas. Proprio dai microfoni dell’emittente radiofonica di Ginevra canta per la prima volta il triste brano autobiografico Ce soir je pense à mon pays scritto da Philippe Gérard su un testo di François Reichenbach. Alla sconfitta dei nazisti ritorna a Parigi e scopre che sua sorella è stata fucilata e suo nipote è stato deportato. Il 19 gennaio 1945 torna in scena all’ABC e nel mese di marzo del 1946 si esibisce nuovamente sul palcoscenico de l’Etoile. Per una decina d’anni continua a cantare anche se la sua vena è sempre più malinconica Provata dai drammi e dalle fatiche viene anche colpita dal morbo di Parkinson. Nel 1958 lascia le scene con una frase che oggi è divenuta celebre: «Ho pagato troppo cara la mia popolarità. Questo mestiere mi sta uccidendo...». Muore il 21 febbraio 1972 e il suo corpo viene inumato al Père Lachaise, uno dei cimiteri degli artisti dell’ospitale Parigi.


14 febbraio, 2020

14 febbraio 1965 – È un bel giovane moro, si chiama Lucio Battisti

Il 14 febbraio 1965 Lucio Battisti, alla ricerca di un contratto discografico, entra per la prima volta alla Ricordi di Milano per un provino. Con questo semplice gesto prende il via l’avventura solistica di Lucio Battisti, il figlio di Dea e Alfiero Battisti che ha imparato da solo a suonare la chitarra. Prima di bussare alla Ricordi ha fatto una lunga gavetta iniziata dopo aver conseguito il diploma di elettrotecnico quando ottiene dai genitori il permesso di dedicarsi seriamente alla musica. Non si sente un cantante. La sua passione è la chitarra e il primo gruppo in cui suona si chiama i Mattatori ed è di Napoli. Poi vengono i Satiri e, infine, i Campioni di Roby Matano, l'ex gruppo di Tony Dallara, con i quali pubblica anche un singolo che contiene i brani Tu non ridi più, cover di Look through any window degli Hollies, e Non farla piangere, cover di Don't make my baby blue degli Shadows. Proprio in quel periodo Lucio compone brani come Se rimani con me che verrà poi inciso dai Dik Dik e Non chiederò la carità, destinato a restare nella storia della produzione battistiana con un nuovo testo scritto da Mogol e con il titolo di Mi ritorni in mente. Quando arriva in Ricordi viene notato da Christine Leroux, contitolare delle edizioni Musicali El & Chris e cacciatrice di talenti per conto della stessa casa discografica milanese. È proprio lei la prima a credere nel talento del giovane di Poggio Bustone e a farlo incontrare con Mogol. Il primo disco non sarà un evento discografico anche se i due brani conosceranno un buon successo interpretati da altri. Per una lira diventerà una hit dei Ribelli e Dolce di giorno scalerà le classifiche con i Dik Dik. «Un bel giovane, alto e moro dallo sguardo penetrante». Così il cantante viene descritto dalla scheda biografica diffusa dalla sua casa discografica, la Ricordi, in occasione della pubblicazione di Dolce di giorno/Per una lira, il suo primo disco a 45 giri come solista. Nella stessa scheda c’è anche una presentazione artistica che recita «Le sue composizioni sono strane, anticonformiste, eppure trattano essenzialmente dei problemi dei giovani. Lucio parla ai giovani usando il loro linguaggio».

12 febbraio, 2020

12 febbraio 1944 - Claudia Mori, una donna di talento

Il 12 febbraio 1944 nasce a Roma Claudia Moroni destinata a diventare famosa con il nome d’arte di Claudia Mori. Nel 1959 a soli quindici anni è la protagonista del film “Cerasella” ispirato all’omonima canzone cui seguono varie esperienze cinematografiche alcune decisamente di rilievo come la partecipazione a “Rocco e i suoi fratelli” di Luchino Visconti. Nel 1961 debutta anche come cantante pubblicando il suo primo disco Non guardarmi. Nel 1963 sul set del film "Uno strano tipo" diretto da Lucio Fulci incontra Adriano Celentano, destinato a diventare suo marito. La sua attività di cantante da quel momento si fa più intensa e ricca di soddisfazioni. Spesso si esibisce in coppia con il marito, come nel caso de La coppia più bella del mondo nel 1967 e di Chi non lavora non fa l'amore, il discusso brano con il quale i due vincono il Festival di Sanremo nel 1970. Nel 1975 arriva al vertice della classifica dei dischi più venduti con Buona sera dottore. Oltre a quelle citate, fra le canzoni interpretate da lei sono da ricordare anche Trenta donne nel West, Che scherzo mi fai e Un'altra volta chiudi la porta. Oggi è divenuta una manager discografica di talento.

09 febbraio, 2020

9 febbraio 1942 – Barbara Donald, la trombettista che suona con Coltrane


Il 9 febbraio 1942 a Minneapolis, nel Minnesota, nasce Barbara Kay Donald. A nove anni inizia a studiare la cornetta e poi passa alla tromba. Trasferitasi a Los Angeles prosegue la sua formazione musicale perfezionandosi in vari ottoni e nel canto. Tra i suoi maestri figura anche Little Benny Harris. A partire dal 1960, a soli diciotto anni, si dedica a tempo pieno alla musica dando inizio a una carriera destinata a regalarle numerose soddisfazioni sia come leader di propri gruppi che come strumentista in orchestre jazz come quella di Chuck Cabot e in vari gruppi di rock & roll. Negli anni Sessanta suona al fianco di solisti come Dexter Gordon, Gene Russell, Stan Cowell e Burt Wilson. Nel 1962 sposa il pianista norvegese Ole Calmeyer da cui divorzia nel 1965 per unirsi al sassofonista Sonny Simmons. Da quel momento lavora quasi esclusivamente con il marito con il quale suona e incidere con musicisti come Michael White, Clifford Jordan, Richard Davis, Cecil McBee, Billy Higgins, Charles Moffett, Prince Lasha, Roland Kirk, Lonnie Liston Smith, John Hicks e tanti altri. Nel 1965 la trombettista lavora anche con John Coltrane. Muore il 23 marzo 2013 a Olympia, nello stato di Washington.




06 febbraio, 2020

6 febbraio 1965 – La prima volta dei Righteous Brothers


Il 6 febbraio 1965 sia in Gran Bretagna che negli Stati Uniti al vertice delle classifiche dei dischi più venduti c’è il brano You've lost that lovin' feelin' dei Righteous Brothers. È il primo grande successo del duo formato da Bill Medley e Bobby Hatfield, due ragazzoti che, dopo aver iniziato in band diverse, hanno unito i loro destini in un’unica ditta nel 1962. Considerati i successori degli Everly Brothers, fanno il loro debutto discografico nel 1963 con l'album Righteous Brothers e con il singolo Little latin lupe lu catturando l'attenzione del pubblico per l'impasto e la pulizia delle loro voci. Tra il 1963 e il 1964 i Righteous Brothers portano in classifica brani come Fanny Mae, Koko Joe e Try and find yourself another man, ma è solo nel 1965 che, sotto l'abile guida di Phil Spector centrano il grande successo internazionale con You've lost that lovin' feelin' e Unchained melody, divenuti poi due classici degli anni Sessanta. Il loro successo viene poi confermato da singoli come Just once in my life e Soul and inspiration. Nel 1967 i due fondatori si separano. Medley prosegue come solista mentre Bobby Hatfield tiene vivo il nome dei Righteous Brothers con Jimmy Walker come nuovo socio. Non è però la fine del sodalizio originale. Nel 1974, infatti, Medley e Hatfield tornano insieme come Righteous Brothers ottenendo un notevole successo con l'album Give it to the people e con il singolo Rock 'n' Roll heaven. È la prima di una lunga serie di riunificazioni occasionali del duo grazie al periodico recupero dei loro brani di successo.


31 gennaio, 2020

31 gennaio 1937 - Philip Glass, un minimalista nella new age


Il 31 gennaio 1937 nasce a Baltimora il tastierista Philip Glass forse il più osannato esponente del movimento minimalista e uno degli iniziatori della "new age music". Diplomatosi alla Juilliard School, nel 1964 si stabilisce a Parigi dove avvia una ricerca particolare influenzato dalla musica tibetana e dal sitarista indiano Ravi Shankar, oltre che, per la parte teorica del suo lavoro, dalla pedagoga musicale francese Nadia Boulanger. Proprio l'adattamento della musica di Ravi Shankar per il film "Chappaqua" è considerato il primo lavoro di rilievo della sua carriera. Tornato a New York all'inizio degli anni Settanta lavora con La Monte Young, Terry Riley e Steve Reich. Successivamente forma il Philip Glass Ensemble e diventa rapidamente uno dei maggiori esponenti di quel movimento minimalista che ha preso avvio dall'album In C di Terry Riley pubblicando album come Music in similar motion & music in 5ths nel 1973, Music in 12 parts 1 & 2 nel 1974, North star nel 1977 e molti altri. Tra le sue creazioni musicali legate alle immagini hanno particolare importanza la colonna sonora del film "Toscando", l'opera Einstein on the beach (, composta nel 1976 insieme al direttore d'orchestra Robert Wilson, Satyaghra nel 1979 sulla vita di Gandhi) e Akhnaten nel 1984 sulla vita del faraone Ajnatòn. In quest'ultima Glass utilizza ben sei voci soliste più l'orchestra e i cori della Stuttgart State Opera. Philip Glass è stato il primo artista, dopo Igor Stravinsky, a firmare un contratto discografico esclusivo con la CBS Masterworks. Nel 1984 Philip compone la musica per la cerimonia d'apertura delle Olimpiadi di Los Angeles e nel 1986 pubblica Songs from liquid days con la collaborazione di David Byrne, Laurie Anderson, Suzanne Vega, Paul Simon per i testi e con alcune interpretazioni di Linda Ronstadt, Douglas Perry e del Kronos Quartet. Nel 2015 ha pubblicato la propria Autobiografia, dal titolo "Parole senza musica".