11 febbraio, 2021

Dick Van Der Capellen, il bassista olandese

L’11 febbraio 1919 a Batavia, in Indonesia, nasce il contrabbassista olandese Dick Van Der Capellen. Autodidatta nel 1946 si trova alla guida del Blanton Trio e nel 1948 inizia a lavorare con Jos Cleber. Nel 1952 si esibisce per tutto il territorio olandese con The Three Blind Mice e The Progressives. Dal 1954 al 1956 suona con il pianista Rob Pronk che lascia nel 1957 per passare con il gruppo dei Diamond Five con cui resterà fino al 1959 pur non rinunciando a esperienze personali e diverse. Nel 1957, per esempio, accompagna per qualche tempo anche la cantante Pia Beck. Tra il 1964 e il 1965 forma un trio che ha come elemento fisso, oltre a lui, il flautista Chris Hinze e nel quale si alternano Louis Deby e Cees See. L'anno dopo collabora con Boy Edgar, passando poi a lavorare con il sassofonista Willem Breuker. Negli anni Settanta oltre a spaziare nel cabaret musicale con Paul Van Vliet fonda un nuovo trio di cui per qualche tempo fa parte anche il chitarrista Bill Arendsma. Muore il 27 gennaio 2011 a Voorburg.


10 febbraio, 2021

10 febbraio 2006 – La voce di Pavarotti accende il braciere

Nella serata del 10 febbraio 2006 si svolge la cerimonia d’apertura delle Olimpiadi Invernali di Torino. Tocca ad Alberto Tomba l’onore del primo ingresso nello stadio con la torcia olimpica che viene poi ceduta ai fondisti De Zold, Vanzetta, Albarello e Fauner, i quattro staffettisti della 4x10 km di fondo che nel 1994 hanno vinto la medaglia d’oro a Lillehammer. Il simbolo olimpico viene poi ceduto a Piero Gros, campione olimpico nello slalom a Innsbruck nel 1976 che la passa poi alla tre volte olimpionica Deborah Compagnoni, la quale la dà all'ultimo tedoforo, la sciatrice Stefania Belmondo. Sono le 22,34 quando la campionessa cuneese accende il braciere. Mentre il fuoco del braciere si staglia sul buio della notte Luciano Pavarotti intona l’aria “Nessun dorma” dalla Turandot di Puccini. Quando la musica si spegne partono i fuochi d'artificio.


08 febbraio, 2021

8 febbraio 1962 - La strana coppia sbanca Sanremo

L’8 febbraio 1962 si apre la XII edizione del Festival di Sanremo, presentato da Renato Tagliani con al fianco Vicki Ludovisi e Laura Efrikian.. L’attenzione della stampa e del pubblico è tutta per Claudio Villa e Domenico Modugno, la “strana coppia” formata da due artisti che, solo un paio d’anni prima, apparivano come due acerrimi rivali. Il brano presentato è Addio… addio scritto da Domenico Modugno e sembra fatto apposta per esaltare le qualità di Villa. Come previsto la gara non ha alcuno storia. L’accoppiata tra i due “giganti” della scena musicale sbanca Sanremo. Addio... addio vince il Festival davanti a Tango italiano, interpretata da Milva e Sergio Bruni. Quest’ultimo conquista anche il terzo posto con Gondolì gondolà, insieme a Ernesto Bonino. Claudio Villa, motivato e deciso a farsi valere, appare in gran forma, tanto che in molti attribuiscono proprio alla sua interpretazione gran parte del merito della vittoria. Di questo parere è anche il regista Bernardo Bertolucci che sceglie la versione di Villa per la colonna sonora del suo film “La commare secca”.



07 febbraio, 2021

7 febbraio 1927 - Juliette Gréco, la musa dell’esistenzialismo

«Mi chiamo Juliette Gréco e non ho mai avuto uno pseudonimo. Sono nata il 7 febbraio 1927 a Montpellier in una giornata che mi hanno detto fosse uggiosa. È stata mia madre ha raccontarmi che quel giorno pioveva ma ha anche aggiunto che ero una bambina fortunata perché la pioggia favorisce la crescita di tutte le piante, anche quelle più velenose». Così la cantante racconta l’inizio della sua vita. Dice anche che da ragazzina voleva impegnarsi a diventare santa nel convento di Dordogne, ma la vita le ha fatto capire che tra il paradiso e l’inferno la distanza non è così lunga. Per lei la porta dell’inferno, quello vero, si apre quando, adolescente, scopre, nella Parigi occupata dai nazisti, di avere il "sangue impuro" perché sua madre è ebrea e vive come in un’agghiacciante film il suo arresto da parte della Gestapo, la deportazione della madre e della sorella a Ravensbrück e a Holleinstein, il carcere nella prigione di Fresnes, cella 326, con tre prostitute che le insegnano tutto della "scuola superiore del marciapiede" e i giorni nel centro d'accoglienza dell'Hotel Lutetia in una Parigi liberata ma non ancora risorta. Quelle vicende Juliette se le porterà dentro per sempre. Odierà il suo naso lungo "da ebrea" e lo cambierà ben cinque volte prima di decidere che è tempo di fermarsi. La sua vita correrà veloce come il vento, scandita da un tourbillon di amicizie, aspirazioni, tradimenti, canzoni, ideali, matrimoni, poesie, film, avventure, sogni e storie d'amore. L'esistenzialismo sarà un arma in più per sferrare un calcio a una società che, pur avendo bisogno di cambiare, rifiuta il cambiamento. Offre la sua voce ai musicisti e ai poeti più famosi, regala parole e note alle passioni di una stagione in cui, come dice Simone de Beauvoir, si guarda al futuro «…con dubbi e speranze. Non potevamo essere sereni perché il mondo appariva ostile alle nostre passioni…». I primi passi nel mondo dello spettacolo non sono incoraggianti. La ragazza vuole fare l’attrice, non la cantante. Spinta dalla sua insegnante di francese Hélène Duc si presenta al concorso de le Conservatoire, una famosa scuola d'arte drammatica, viene respinta anche se la direttrice Madame Dussane annota nei suoi commenti che la ragazza è da tenere d’occhio. Juliette non s’arrende. Prende lezioni d’arte drammatica sa Solange Sicard e muove i primi passi sul palcoscenico della Comédie-Française nell’opera dove il regista Jean-Louis Barrault mette in scena “Le Soulier de Satin” di Paul Claudel. Tra teatro, cinema amatoriale e grandi serate con poeti, registi e aspiranti tali prendono corpo le notti di Saint-Germain-des-Prés e del Tabou, il Club privato dove si riuniscono gli esistenzialisti di cui diventa la regina. Qui la chiamano “la toutoune” (il cagnolino buono) e la amano alla follia, uomini e donne. Tutti copiano il suo trucco agli occhi con l'eye-liner corposo e abbondante, il suo maglione e i suoi pantaloni neri. «Io, Jean Paul Sartre, chansonnier e autore di liriche, mi impegno a far avere a Juliette Gréco, artista, giovane elegante e ambiziosa, cantante affascinante, una canzone scritta da me prima del 10 del mese d'agosto…» È il mese di luglio del 1950 quando il filosofo, cedendo alle sue sollecitazioni prende carta e penna e scrive poche righe di solenne impegno in un albergo di Juan Les Pins sulla Costa Azzurra. Sembra uno scherzo, ma un mese dopo a Juliette arrivano davvero due canzoni firmate da Sartre. Si intitolano Ne faites pas suer le marin (non fate sudare i marinai) e La perle de Paissy, ma la cantante non le interpreterà mai. Stando alla leggenda andranno disperse nella confusa stagione delle poesie, degli eccessi, delle seduzioni, della filosofia e delle battaglie politiche e culturali di Saint-Germain-des-Près. Se i versi e le musiche di Sartre si perdono nella confusione, altri personaggi le regaleranno perle preziose per i suoi concerti. Hanno nomi illustri come quelli di Jacques Prévert, Raymond Queneau, Boris Vian, Jacques Brel, George Brassens, Serge Gainsbourg, Charles Aznavour, Leo Ferré e tanti altri. Storie di una Francia d'altri tempi animata da idee e passioni travolgenti, passaggi di una vicenda collettiva nella quale Juliette cambia spesso pelle pur rimanendo sempre se stessa. Quando la sua voce, accompagnata dal pianista Jean Wiener vola per la prima volta sulla musica il successo è immediato. È nato un mito. Charles Aznavour le regala Je hais les dimanches, un brano rifiutato da Edith Piaf che le porta bene e le fa vincere il Premio di interpretazione a Deauville. I successi sul palcoscenico attirano l’attenzione dei discografici e arriva il primo contratto con la Philips. Nel cuore degli anni Cinquanta Juliette Gréco è ormai tra i protagonisti assoluti della scena musicale. Tutti la vogliono ascoltare e anche negli Stati Uniti somma trionfi a trionfi. Anche il cinema la vuole e le affida ruoli capaci di esaltare la sua enigmatica personalità. Non mancano parentesi difficili come quando il pubblico dell'Alcazar di Marsiglia la fischia lanciandole monetine sul palcoscenico, ma sono solo piccoli inconvenienti che non ne mutano il destino. Nel 1954 prende sotto la propria ala protettrice un cantautore sconosciuto d’origine belga che risponde al nome di Jacques Brel ed è la prima a portare sul palcoscenico le sue difficili canzoni. Il suo successo fa emergere gli autori fino a quel momento rimasti confinati nelle cantine di Saint-Germain-des-Prés. Nel suo repertorio entrano e prendono vita canzoni di Georges Brassens, Charles Trent, Léo Ferré e altri. La sua popolarità non conoscerà cali neppure con il passare delle mode. Decennio dopo decennio attraverserà da protagonista, i tumultuosi anni Sessanta e i contraddittori Settanta superando in un balzo solo gli Ottanta delle illusioni colorate e i Novanta dei fermenti nuovi arrivando al nuovo millennio con ancora tanta voglia di cantare. «Il palcoscenico e il pubblico sono come l'amore. Più ci si dedica e più se ne ha voglia». Poi, per evitare equivoci rassicura tutti su di sé con una frase che in questi anni è diventata il suo distintivo: «Tranquilli, con il passare del tempo, non sono per niente diventata assennata». Nel nuovo millennio Juliette Gréco interpreta se stessa senza indulgere nella nostalgia. «Io non so che cosa significa la parola "nostalgia". Non l'ho mai capito e non penso di impararlo mai anche se mi dispiace che non si possa più pagare al ristorante con una poesia». Il suo cuore, la sua vita, i suoi sentimenti sono rimasti in Saint-Germain-des-Près dove i primi anni del nuovo millennio si è aperta una nuova battaglia. Non sono soltanto vecchi nostalgici quelli che denunciano la barbarie del degrado modernista del quartiere-simbolo di Saint-Germain-des-Près dove i caffé stavano diventano self service e dove i negozi di moda e d'abbigliamento espellevano le storiche librerie. Ci sono giovani pur nati e cresciuti nella globalizzazione del cattivo gusto e della colonizzazione culturale, proprio dalla riscoperta delle antiche radici traggono linfa per nuove battaglie contro l'omologazione e l'appiattimento. E quando la denuncia diventa movimento Juliette Gréco fa la sua parte. Si fa testimonial vivente dell'impegno, saluta i primi risultati con l'entusiasmo di un'adolescente e, come l’Araba Fenice rinasce a nuova vita. Muore a Ramatuelle il 23 settembre 2020.


05 febbraio, 2021

5 febbraio 2000 - L’Italia nel gotha del rugby

Nel febbraio del 2000 l'Italia viene ammessa per la prima volta alla corte delle grandi del rugby mondiale. Lo storico torneo delle Cinque Nazioni (Scozia, Inghilterra, Galles, Irlanda e Francia) si apre alla rappresentativa del nostro paese. Sabato 5 febbraio 2000 alle ore 15 gli azzurri iniziano la loro prima avventura nel Torneo delle Sei Nazioni, manifestazione che proprio da quel giorno assume quella denominazione dopo essersi chiamato per novant'anni Torneo delle Cinque Nazioni. Allo Stadio Flaminio di Roma l’Italia affronta la Scozia, cioè la squadra che ha vinto l'ultimo Trofeo delle Cinque Nazioni. La rappresentativa azzurra, a dispetto dei pronostici che la vogliono nei panni della vittima predestinata entusiasma, di fronte a venticinquemila spettatori mette sotto gli scozzesi con il punteggio finale di 34 a 20. Ventinove punti azzurri portano la firma di Diego Dominguez mentre la meta finale è di Giampiero De Carli.

04 febbraio, 2021

4 febbraio 1908 - Manny Klein, trombettista precoce e irrequieto

Il 4 febbraio 1908 nasce a New York il trombettista Manny Klein, registrato all’anagrafe con il nome di Emmanuel Klein. Nato da una famiglia di musicisti inizia prestissimo a soffiare nella tromba e solo successivamente perfeziona gli studi musicali frequentando l'Institute of Musical Arts. Le sue prime esperienze in concerto lo vedono giovanissimo trombettista nella B. F. Keith's Boy's Band e nella New York Junior Police Band. La sua prima vera scrittura da professionista arriva dall’orchestra di Louis Katzman. Nel 1928, a soli vent’anni suona nel gruppo di Al Goodman che lascia poi per mettersi in proprio. Chiuso il periodo di attività indipendente lavora con varie orchestre da quella di Red Nichols a quella di Freddie Rich, da quella di Roger Wolfe Kahn a quella di Benny Goodman, a quelle di Tommy e Jimmy Dorsey, a quella di Joe Venuti e tante altre. Nel 1932 se ne va in Inghilterra. Al suo ritorno in patria lavora presso varie stazioni radiofoniche di New York dirigendo spesso proprie formazioni. Nella seconda metà degli anni Trenta, dopo una breve permanenza con l'orchestra di Glenn Miller, forma con Frank Trumbauer una big band. Irrequieto nel 1939 unisce al gruppo di Matty Malneck e poi a quelli di Ray Noble e di Artie Shaw. Nel 1942 diventa musicista di studio presso la Metro Goldwin Mayer ma proprio in quell’anno viene richiamato alle armi. Congedato, riprende il suo posto alla MGM dove resta per tutti gli anni Cinquanta e Sessanta. A partire dagli anni Settanta limita la sua attività a occasionali sedute di registrazione. Muore il 31 maggio 1994.


03 febbraio, 2021

3 febbraio 1957 - L'Italia va a letto dopo Carosello

Il 3 febbraio 1957 va in onda per la prima volta “Carosello”, un programma televisivo esclusivamente dedicato alla pubblicità. Nel 1957 gli abbonati alla RAI sono 6.682.466 e la televisione non è ancora un elettrodomestico abituale nelle case degli italiani. Le punte massime d’ascolto si registrano al sabato e alla domenica quando intere famiglie si radunano nei locali pubblici intorno alla magica scatola che diffonde immagini in bianco e nero. Il giorno scelto per programmare la prima diffusione pubblicitaria della storia della televisione italiana è quindi una domenica e la fascia oraria è quella più comoda, dalle 20,50 alle 21, quando anche gli adulti che il giorno dopo devono andare a lavorare e i ragazzi che devono andare a scuola sono ancora disponibili a prestare la loro attenzione. Nasce così, quasi in punta di piedi, un fenomeno che condizionerà anche il linguaggio, oltre che la cultura generale dell’intera nazione. In pochi anni la frase «Si va a letto dopo Carosello» entra nelle abitudini dei bambini. Il programma diventa una sorta di confine che chiude la giornata dei piccoli e sancisce l’inizio delle trasmissioni per i “più grandi”. Non dimentichiamoci che in quegli anni tutti, accendendo la televisione, guardano gli stessi programmi perché il canale è uno solo e la possibilità di scelta si riduce al semplice gesto di accendere o spegnere. Carosello entra così nell’immaginario infantile. In quei pochi minuti davanti agli occhi dei piccoli spettatori scorrono fiabe, cartoni animati, scenette comiche e, soprattutto, prodotti da consumare. Nel 1957 lo spazio per un cortometraggio costa un milione e mezzo e al momento di programmare la prima trasmissione gli inserzionisti vengono sorteggiati. I primi quattro sono: Shell Italiana, L’Oreal, Singer e Grandi Marche Associate.


02 febbraio, 2021

2 febbraio 1917 - Tony Gottuso, eclettico chitarrista di studio

Il 2 febbraio 1917 nasce a New York il chitarrista Anthony Gottuso detto Tony, uno dei musicisti più popolari tra quelli che si esibiscono nel circuito newyorkese della seconda metà degli anni Trenta. Nel 1936 sostituisce Gene Stultz nell'orchestra di Artie Shaw e partecipa così alle sedute di incisione della band negli ultimi mesi di quell'anno per la Brunswick. L'anno seguente torna in sala di registrazione in duo con il chitarrista John Cali per la Victor. Nel 1939 entra nella formazione dei Bouncing Brass di Paul Whiteman con la quale registra vari brani per la Decca. Sempre negli studi di registrazione della Decca suona con Frank Signorelli e con i Blues Boys di Erskine Butterfield sempre per Decca. Nella seconda metà degli anni Quaranta affianca al lavoro in studio la partecipazione alle orchestre fisse di vari programmi radiofonici e televisivi. Alla fine degli anni Cinquanta lascia l'attività professionale.


01 febbraio, 2021

1° febbraio 1979 - Il ritorno dell’ayatollah Khomeini

Due milioni di persone in delirio accolgono il 1° febbraio 1979 l’ayatollah Khomeini che, dopo un esilio durato quindici anni ritorna a Teheran, la capitale dell’Iran. La rivolta popolare contro il sanguinario e dispotico regime dello scià Reza Pahlavi sembra così trovare la sua conclusione in un clima di rinnovata unità nazionale tra le forze della ribellione antidittatoriale. È solo un’illusione. Superato il primo momento tra le varie fazioni che hanno concorso all’abbattimento dello Scià si scatenano in una lotta fratricida che alla fine vede prevalere la parte più legata agli ambienti religiosi tradizionalisti. Pochi mesi dopo in Iran verrà proclamata la “Repubblica islamica” e tutte le componenti laiche della resistenza, i comunisti per primi, saranno disperse e in molti casi perseguitate.

31 gennaio, 2021

31 gennaio 2007 - Chiude Gay Tv

«Per 5 anni abbiamo creato più di 60 programmi, affrontato argomenti spinosi, lavorato insieme per far conoscere al mondo cosa volesse dire la parola omosessualità. Abbiamo lottato per voi e insieme a voi. Tutto questo è costato fatica e non solo. Noi abbiamo investito, altri no…» Con queste parole viene annunciato che il 31 gennaio 2007 Gay Tv, l’unico canale televisivo omosessuale italiano, cessa le trasmissioni da satellite. L’annuncio viene dato in diretta da Massimo Scolari, editore di Gay Tv oltre che produttore del cantante Paolo Meneguzzi, durante il reality talk show Open Space. L’annuncio dell’imminente chiusura è stato dato non a caso all’interno di quella produzione che avrebbe dovuto rilanciare la rete, anche grazie alla visibilità data dalla conduzione di Alessandro Cecchi Paone, ma che in realtà non è riuscita nel suo intento per la scarsa disponibilità di altri soggetti a investire nel progetto.

28 gennaio, 2021

28 gennaio 1978 - Ai Matia Bazar il Festival di Grillo

Il 28 gennaio 1978 i Matia Bazar vincono il Festival di Sanremo con E dirsi ciao. Il gruppo, artefice di un pop raffinato arricchito dalla preziosa voce di Antonella Ruggiero, è tra quelli più apprezzati dalle giovani generazioni e la sua vittoria sembra rilanciare le azioni di una manifestazione che sembrava ormai in declino per l'impossibilità di interpretare i nuovi gusti musicali. Il Festival di quell’anno, presentato da Beppe Grillo affiancato da Maria Giovanna Elmi e Stefania Casini, regala anche un grande e inaspettato successo commerciale a Rino Gaetano, autore e interprete di Gianna un brano inizialmente intitolato Anna e poi modificato per non confondersi con l'omonima canzone di Lucio Battisti. L’altra rivelazione sanremese del 1978 è Anna Oxa, una ragazza figlia di un uomo albanese e una ragazza italiana che si presenta sul palcoscenico in puro stile punk interpretando il brano Un’emozione da poco scritto appositamente per lei da Ivano Fossati con Guido Guglielminetti.





25 gennaio, 2021

25 gennaio 1999 – Aristide Massaccesi, il regista dai mille nomi e dai mille volti

Il 25 gennaio 1999 muore improvisamente a Roma il regista Aristide Massaccesi. Districarsi tra i suoi mille nomi d’arte è difficilissimo. Nella sua carriera ha usato, di volta in volta lo pseudonimo che più lo intrigava o quello che a suo parere più si avvicinava al genere cinematografico affrontato. Di volta in volta si è chiamato Stephen Benson, John Bird, O.J. Clarke, Dario Donati, Raf Donato, Oskar Faradine, Sarah Asproon, Drago Floyd, Tom Salima, Frederic Slonisko, Robert Vip, Michael Wotruba, John Shadow, Kevin Mancuso o Chang Lee Sung. Tra tutti, Joe D'Amato è quello con il quale è maggiormente conosciuto in tutto il mondo. Aristide Massaccesi nasce a Roma il 15 dicembre 1936. Il cinema è la sua vita fin dall’adolescenza, quando inizia a lavorare a Cinecittà. Pur di restare sui set fa di tutto, dall’operatore al fotografo. Lavora tra gli altri come direttore della fotografia di film come “La carrozza d'oro” di Jean Renoir, “È l’amore che mi rovina” di Mario Soldati, “Il disprezzo” di Luc Godard, “Brucia ragazzo brucia” di Fernando Di Leo e “La bisbetica domata” di Franco Zeffirelli. Gigante del cinema “di genere” dopo una lunga “gavetta” sui set di vari registi come fotografo, sceneggiatore e anche... attore in “Straniero fatti il segno della croce!” un western di Demofilo Fidani, debutta come regista proprio nel western all’italiana nel 1972 con due pellicole senza firmarle. La prima è “Scansati... a Trinità arriva Eldorado”, un film firmato dal produttore Diego Spataro e la seconda “Un bounty killer a Trinità”, siglato da Oskar Faradine, uno pseudonimo utilizzato anche dall’altro produttore Oscar Santaniello. C’è chi sostiene che sempre nel 1972 abbia anche diretto “La Colt era il suo Dio”, un film che sui manifesti assegna la regia a Dean Jones, uno pseudonimo attribuito anche a Luigi Batzella e a Demofilo Fidani. L’esperienza di Massaccesi nel genere si conclude nel 1975 con il western avventuroso “Giubbe rosse”, interpretato da Fabio Testi. Negli stessi anni si cimenta con altri generi con il decamerotico “Sollazzevoli storie di mogli gaudenti e mariti penitenti”, il film di guerra “Eroi all'inferno”, il peplum “La rivolta delle gladiatrici”, prodotto da Roger Corman e l’horror “La morte ha sorriso all'assassino”, uno dei pochissimi film della sua carriera firmati col suo vero nome. Successivamente si cimenta con tutti i generi del cinema italiano di quel periodo, in particolare l’horror e lo splatter. Nella seconda metà degli Settanta inizia a orientarsi verso pellicole sempre più marcatamente erotiche fino a scegliere definitivamente il genere hard.


24 gennaio, 2021

24 gennaio 2003 - Artisti contro la guerra

Il 24 gennaio 2003, con il concerto de Les Anarchistes presso il Piccolo Auditorium di Storie di Note inizia a Orvieto una rassegna musicale intitolata "Artisti contro la guerra". La manifestazione è una diretta conseguenza della spedizione umanitaria di solidarietà con il popolo iracheno culminata ne mese di novembre dell'anno prima con un grande concerto a Baghdad, cui hanno partecipato venticinque artisti italiani. I concerti sono soltanto uno dei momenti di coinvolgimento e mobilitazione previsti nell’ambito di un progetto più ambizioso cui è stato dato il nome di "Salaam Baghdad - Artisti contro la guerra". Sul palco del Piccolo Auditorium di Storie di Note si alternano gli artisti coinvolti nel tentativo di dare voce e volto alle popolazioni oppresse. L'ingresso per ciascun concerto è di 10 Euro e gli incassi vengono devoluti proprio alla Associazione Salaam Baghdad, impegnata nella campagna "No alla guerra del petrolio". L’impegno è quello di non rassegnarsi a una guerra che ci fanno apparire come inevitabile, ma di tenere in vita speranze di riscatto sociale, solidarietà e pace che rischiano di finire travolte dall’imponenza della guerra mediatica. Le serate d’Orvieto non si limitano alla musica. Durante le esibizioni dal vivo, infatti, vengono presentati anche film e cortometraggi, mostre fotografiche, pubblicazioni, con il commento e i racconti personali di chi ha avuto l'occasione di conoscere quei luoghi ricchi di storia e di umanità che sono l'Iraq e la sua capitale Baghdad.

23 gennaio, 2021

23 gennaio 1978 - Basta con gli spray!

Il 23 gennaio 1978 la Svezia mette al bando le bombolette spray. È la prima nazione al mondo che assume un simile provvedimento nei confronti di un prodotto da tempo sospettato di essere una delle cause del deterioramento dello strato di ozono che protegge l’atmosfera terrestre. Le bombolette entrate nell’uso comune di milioni di persone, utilizzano infatti come propellente gassoso i clorofluorocarburi (CFC) il cui accumulo negli stati alti dell’atmosfera provocherebbe reazioni con effetti distruttivi sullo scudo che protegge il nostro pianeta dalle pericolose radiazioni solari. I primi a segnalare la relazione tra i clorofluorocarburi e l’assottigliamento dello strato di ozono sono stati i due ricercatori Mario Molina e Sherwood Rowland. Essi hanno osservato come nella stratosfera, la radiazione solare che li colpisce innesca reazioni fotochimiche che coinvolgono l’ozono, riducendone la concentrazione. Inventati negli anni Venti i clorofluorocarburi sono composti del carbonio contenenti cloro e fluoro particolarmente versatili e utilizzati dall’industria, oltre che nelle bombolette spray, negli impianti di refrigerazione dei frigoriferi e dei condizionatori dell'aria, nella produzione di schiume da imballaggio, nei detergenti per l’elettronica e nei prodotti chimici per l’estinzione degli incendi. Ininfiammabili, atossici, hanno un'alta stabilità chimica e sono inoltre relativamente economici rispetto ai prodotti alternativi. L’iniziativa delle Svezia è la prima di una lunga serie di provvedimenti tendenti a limitarne l’uso che porteranno gran parte dei paesi industrializzati a sottoscrivere il Protocollo di Montréal.

22 gennaio, 2021

22 gennaio 1984 - La prima bestemmia in TV

Per la prima volta nella storia dello spettacolo italiano i telespettatori ascoltano una bestemmia nel corso di una trasmissione televisiva. Accade domenica 22 gennaio 1984 quando Leopoldo Mastelloni bestemmia in diretta durante la trasmissione “Blitz”, il contenitore domenicale pomeridiano in onda su Raidue condotto da Gianni Minà. Il fattaccio avviene nel corso della rubrica “Sotto a chi tocca” di Stella Pende. Interrogato in diretta sull' omosessualità da alcuni ragazzi che affollano il “Bussoladomani” del Lido di Camaiore, Mastelloni perde la pazienza e si lascia sfuggire una bestemmia. L’evento scatena il putiferio. A nulla valgono le scuse immediate dell’attore napoletano che, pur senza giustificarsi, sostiene di aver usato «un linguaggio molto criticabile ma assolutamente in uso nel parlare corrente». La rubrica viene immediatamente sospesa dalla direzione della Rai e per Mastelloni scatta un lungo periodo d’esilio dal video.

21 gennaio, 2021

21 gennaio 1951 - Roger Dickerson dal jazz al taxi

Il 21 gennaio 1951 muore a Glen Falls, New York, il trombettista Roger Quincey Dickerson. Nato a Paducah, nel Kentucky, intorbo al 1898 si forma musicalmente a St. Louis nei gruppi del cosiddetto “river-boat-style”, un nome che nasce dallo stile particolare delle orchestre in quell’epoca che suonano sui battelli fluviali. Tra il 1918 e il 1920 lavora regolarmente con le orchestre dei teatri di St. Louis conquistandosi una buona reputazione. Nel 1923 entra a far parte dei Wilson Robinson's Bostonians, con i quali effettua una lunga tournée attraverso gli Stati Uniti, con tappa finale al celebre Cotton Club di New York. Durante la lunga permanenza in questo locale, l'orchestra, il cui organico comprende musicisti come Sidney De Paris, William Thornton, Morris White e Jimmy Smith, passa sotto la leadership del violinista Andrew Preer, assumendo la denominazione di Andy Preer's Cotton Club Orchestra. Dopo la morte di Preer, avvenuta nel maggio di quell'anno, l'orchestra continua a suonare al Cotton Club assumendo la nuova denominazione di The Missourians, in omaggio proprio allo stato di provenienza di molti dei suoi componenti. Dickerson è uno degli elementi più popolari della band e i suoi pregevoli interventi solistici dimostrano come abbia bene assimilato la lezione dei grandi trombettisti di New Orleans, adattandola al linguaggio della nuova scuola di Harlem. Nel corso del 1930 l'orchestra passa sotto la direzione di Cab Calloway. Nel biennio 1930-1931 Roger Dickerson registra sotto il nome di Calloway molti altri dischi, tra cui una interessante versione di St. Louis Blues nobilitata da un suo splendido assolo. Nell'estate del 1931 lascia, per ragioni di salute, l'orchestra di Calloway e abbandona definitivamente la musica adattandosi a fare l'autista di taxi.







20 gennaio, 2021

20 Gennaio 1921 – Enrico Gentile, uno dei Cetra

Il 20 gennaio 1921 nasce a Palermo il paroliere e cantante Enrico Gentile, considerato uno dei fondatori del Quartetto Cetra pur non avendone mai fatto parte. La spiegazione sta nel fatto che a diciannove anni mentre è ancora impegnato a Roma negli studi di scenografia forma con Giovanni “Tata” Giacobetti, Iacopo Iacomelli e Enrico De Angelis, il Quartetto Egie il cui nome è formato dalle iniziali dei nomi dei quattro componenti. Ispirandosi alle armonizzazioni vocali dei Mills Brothers, il gruppo debutta il 27 maggio 1940 al teatro Valle di Roma nella rivista "Caccia al passante" cantando
Tiger Rag
e Bambina dall'abito blu. Agli impegni con i suoi tre compagni d’avventura alterna esperienze solistiche di successo con brani come Dove sei tu e Ho paura di te. Nel 1942 parte per il servizio militare e lascia il gruppo che, con l'uscita di Iacomelli, sostituito da Virgilio Savona, cambiato definitivamente nome diventando il Quartetto Cetra. Alla fine della guerra decide chiudere la sua carriera di cantante pur continuando a restare nell’ambiente come autore di canzoni. Tra i suoi maggiori successi in questo ruolo ci sono Julia, Speedy Gonzales e Addio Maria, interpretate da Johnny Dorelli. Si vedrà, cantata da Les Surfs al Festival di Sanremo del 1965 e tante altre.







19 gennaio, 2021

19 gennaio 1978 - L’ultimo Maggiolino

Il 19 gennaio 1978 la catena dello stabilimento Volkswagen di Emden sforna l’ultima vettura costruita in Germania di un modello già da tempo entrato nella leggenda per la sua forma, la sua affidabilità, la sua resistenza al tempo e alle strade del dopoguerra. Conosciuta e apprezzata in tutto il mondo questa auto dalle forme morbide e intriganti, per la Germania è stata un po’ il simbolo della ricostruzione post-bellica e della capacità di ricominciare da zero. In ogni angolo del mondo è conosciuta con un soprannome. I tedeschi, insieme agli austriaci e agli svizzeri, la chiamano Käfer (cimice), negli Stati Uniti e in Gran Bretagna viene chiamata “Beetle” (scarafaggio). Anche gli spagnoli l’hanno ribattezzata “Escarabajo” (scarafaggio), mentre per gli olandesi e i belgi di idioma fiammingo si chiama “Kever”. In Francia e in tutte le aree d’influenza francese è conosciuta come “Coccinelle”. Nella Jugoslavia unita del dopoguerra è stata ribattezzata “Buba” e in Portogallo è diventata “Carosca” nonostante i cugini d’idioma brasiliani avessero scelto il nome di “Fusca”. Gli svedesi, infine, hanno trovato più adatto il nomignolo “Bubbla”. Qui da noi, in Italia, è arrivata nel 1951, l’anno in cui per la prima volta vengono venduti trentuno esemplari di quella che in breve tempo tutti impareranno a conoscere come Maggiolino.


18 gennaio, 2021

18 gennaio 2004 - Gli dei di un perduto rock

Domenica 18 gennaio 2004, "Appuntamento al buio", il programma domenicale condotto da Jonathan Giustini dalle 11 alle 13 su Radio Città Futura di Roma, viene interamente dedicato al Progressive Italiano, un genere che conta migliaia di appassionati. Il pubblico crescente favorisce l’intensificarsi di ristampe dei dischi “storici” di questo genere. Proprio nel gennaio 2004 viene pubblicata una collana intitolata Dei di un perduto rock. La puntata di "Appuntamento al Buio" di domenica 18 regala agli ascoltatori un'ampia selezione di brani tratti proprio da questa nuova collana discografica. Quattro nomi mitici ed evocativi della storia del rock italiano portano la loro testimonianza e i loro ricordi ai microfoni del buon Giustini. Nella prima ora è in studio Vittorio Nocenzi, fondatore e autore delle musiche del Banco del Mutuo Soccorso. Nella seconda entra in collegamento Franz Di Cioccio, storico batterista della Pfm, poi tocca a Tony Pagliuca, il tastierista che suona l'organo Hammond de Le Orme. Prima della conclusione c’è anche un collegamento con Claudio Rocchi, di cui proprio in quel periodo sono stati ripubblicati alcuni titoli storici contenuti nel catalogo della Cramps, l'etichetta alternativa che segnato la storia musicale italiana degli anni Settanta.

17 gennaio, 2021

17 gennaio 1977 – Yvonne Printemps, la regina dell’operetta francese

Il 17 gennaio 1977 muore a Neully-sur-Seine la cantante, attrice e soubrette Yvonne Printemps, una delle grandi donne dello spettacolo del Novecento. «Sapete perchè le donne preferiscono essere belle piuttosto che intelligenti? È che tra gli uomini gli idioti superano di gran lunga i non vedenti». La frase, una delle più famose di Yvonne Printemps, dà l’idea della personalità di questa donna, intelligente, ironica e capace di caratterizzare la stagione d’oro dell’operetta francese con quella che è stata definita la sua “voix unique de vrai rossignol”, voce unica da vero usignolo. Il segreto del suo fascino capace di far perdere la testa a un numero impressionante di uomini non può essere ricondotto soltanto alla bellezza del suo corpo né all’incanto di un sorriso così descritto nel 1938 da Colette: «È un sorriso luminoso come quello di una mezza luna nelle serate limpide d’inverno che colpisce e resta impresso nella memoria per quegli angoli della bocca leggermente sollevati in una sorta d’allegria che si fatica a prendere sul serio visto l’evidente contrasto con la malinconica solitudine dei suoi occhi. Questo, signori, è l’enigmatico sorriso della migliore attrice d’operetta della nostra epoca». Il segreto del suo successo è da ricercare nel complesso di un’artista a suo modo unica capace di coniugare la perfezione scenica con una voce da brividi. Yvonne Wigniolle-Dupé, la futura Yvonne Printemps, nasce a Ermont il 25 luglio 1894. Pur non essendo vero il fatto che la sua famiglia fosse poverissima, come viene ancor oggi riportato in alcune biografie, l’infanzia della bambina appare un po’ complicata. Suo padre, Léon-Alfred Wigniolle possiede un’industria nel nord della Francia ed è quindi una presenza inesistente nella sua vita più che nell’infanzia. Alla sua mancanza non può certo supplire la madre, Palmyre Augustine Dupé, costretta a tirar grandi in qualche modo tre figlie lavorando come sarta. La piccola Yvonne è perciò costretta fin da piccola a tentare di cavarsela da sola tra giochi, pochi studi e tanta libertà per le strade del suo quartiere lontano dagli occhi attenti di una madre impegnata in altre faccende. C’è un luogo che l’attrae maggiormente ed è la sede di un piccolo teatro amatoriale situata a poche decine di metri dalla sua abitazione. Qui la bambina impara presto i trucchi della scena. Osserva gli attori e le attrici, imita i passi delle ballerine, ripete fino allo sfinimento le canzoni. Tanta dedizione non sfugge alla compagnia che, un po’ per necessità ma soprattutto per le insistenze della bambina, la fa debuttare sul palcoscenico in una rivista teatrale quando ha da poco compiuto dieci anni. Tra il pubblico di quell’unica serata c’è Paul-Louis Flers, un vecchio e pratico navigatore del mondo dello spettacolo oltre che storico conduttore della direzione artistica del Moulin Rouge. Di passaggio a Ermont ha deciso di assistere allo spettacolo giusto per passare un po’ di tempo ed è rimasto impressionato dalla vitalità, dalla bellezza e dalla disinvoltura di quella bambina. Sono tempi diversi da quelli di oggi e le bambine, soprattutto quelle che riescono a entrare nel mondo dello spettacolo crescono presto. I riflettori, i trucchi e gli abiti di scena fanno miracoli ed eccitano la fantasia del pubblico. Yvonne non è un’eccezione. A undici anni, quando altre sue coetanee giocano ancora con le bambole, lei sale per la prima volta sul palcoscenico delle Folies Bergères vestita da ballerina con il nome d’arte di “Mademoiselle Printemps”. Nel 1906, a quattordici anni Yvonne è in cartellone al La Cigale dove interpreta un Cappuccetto Rosso particolarmente intrigante nella rivista “Nue cocotte” (Donnina nuda). L’anno dopo torna a far parte della compagnia delle Folies Bergères con cui resta fino al 1911. La ragazza vive quell’esperienza con tanta disponibilità e un pizzico d’incoscienza facendosi particolarmente apprezzare per le sue qualità interpretative e per una presenza scenica che attinge direttamente all’istintività. Nel 1912 arriva la prima svolta della sua carriera. Yvonne, che ha diciotto anni, viene scritturata per la rivista “Ah! Les beaux nichons” costruita intorno alla figura di Maurice Chevalier in quel momento considerato uno dei campioni emergenti dello spettacolo di varietà francese. L’occasione è troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire. La ragazza riesce a farsi notare da pubblico e critica per il suo fascino, per la sua bellezza e, soprattutto, per la voce particolare capace di cambiare colore con grande facilità. Il tutto non è certo guastato da un’intelligenza viva che le consente di assorbire e metabolizzare rapidamente ogni novità. Affascinati dal personaggio autori come André Messager, Albert Willemetz e Sacha Guitry iniziano a scrivere per lei un numero impressionante di lavori. C’è chi dice che tra il 1913 e il 1915 i tre autori proprio pensando alle sue qualità abbiano scritto ben sette riviste oltre ad alcune commedie musicali e varie pièces teatrali, ma distinguere tra leggenda è verità in questi ambienti è sempre difficile... Di certo c’è che nel 1913 porta al successo l’operetta “Les Contes de Perrault” e un paio d’anni dopo si ripete con “Le poilu”. Indiscussa regina dell’operetta ha un segreto che farebbe storcere il naso non soltanto ai puristi: non conosce assolutamente la musica. La sua interpretazione è istintiva e naturale. Non ha assolutamente idea di come si possa impostare una nota di che cosa sia un salto d’ottava. Fa tutto quello che deve per istinto, ma si dà da fare per colmare rapidamente la lacuna grazie alle lezioni intensive e ai consigli che le dispensa Madame Parravicini, una delle grandi maestre di canto di quel periodo. Tra gli uomini più ammaliati dalla personalità di Yvonne Printemps c’è Sacha Guitry che scrive appositamente per lei il grande successo del 1916 “Jean de la Fontaine”. Il rapporto tra i due è intenso, ricco di momenti di grande passione ma anche di litigi violenti, con abbandoni drammatici e repentini pentimenti. L’autore è talmente “fiero” della sua attrice preferita che la vuole anche nel suo primo film “Roman d’amour et d’aventures”. Il 10 aprile 1919 Yvonne Printemps e Sacha Guitry si sposano a Parigi. I quattro testimoni che siglano l’atto di matrimonio sono Sarah Bernhardt, Georges Feydeau, Tristan Bernard e Lucien Guitry, il padre dello sposo. Nonostante gli alti e bassi sul piano sentimentale il loro rapporto si rivela fecondo sul piano professionale per entrambi. Nel 1926 Yvonne Printemps conquista Londra con la sua interpretazione di “Mozart”, un altro capolavoro di Sacha Guitry scritto con Reynaldo Hahn. L’anno dopo i due partono per una lunga tournée in Canada e negli Stati Uniti che la stessa Yvonne alcuni anni più tardi definirà come «..la mia meravigliosa avventura americana...». Innamoratissimo e geloso Sacha Guitry vuole avere sempre l’ultima parola sui partners artistici della moglie. Questa abitudine finisce per farlo diventare complice della fine della sua storia d’amore. Proprio lui, infatti, nel 1931, dovendo mettere in scena il suo lavoro “Franz Hals”, affianca a Yvonne Printemps un giovane e promettente artista che si chiama Pierre Fresnay. Tra i due scocca la scintilla di una passione destinata a durare oltre la fine dei loro giorni anche se non si sposeranno mai. Nel 1934 Yvonne Printemps è ormai divenuta una vedette internazionale. La versione di “Conversation Piéce” di Noël Coward interpretata da lei e Pierre Fresnay resta in cartellone per ben dodici settimane di fila a Broadway. La coppia interpreta anche “O mistress mine” di Cole Porter. Il omento magico è sottolineato anche dall’interpretazione di una serie di film di successo tra i quali spiccano “La signora delle camelie” di Abel Gance, “Les trois valses” di Ludwig Berger e Albert Willemetz e “Le duel” di Pierre Fresnay. Nel 1950 gira “Le voyage en Amerique” d’Henri Lavorel, l’ultimo film della sua carriera. Continua invece a cantare per tutti gli anni Cinquanta ritirandosi dalle scene soltanto dopo aver compiuto i sessant’anni. Il 17 gennaio 1977 muore a Neully-sur-Seine. Il suo corpo viene seppellito al fianco di quello di Pierre Fresnay, la grande passione della sua vita.