Il 23 ottobre 1959 muore in California il batterista Ram Hall. Nato a Sellers, in Louisiana, il 2 marzo 1897 si chiama in realtà Minor Hall ed è il fratello più piccolo del batterista Tubby Hall. Nei primi anni del Novecento si trasferisce con la famiglia a New Orleans. Qui nel 1914 ottiene il suo primo importante ingaggio nella jazz band di Kid Ory dove prende il posto proprio del fratello. Suona poi con il contrabbassista Oke Gaspard e con la Superior Band. Nel 1918 è a Chicago dove sostituisce ancora una volta il fratello Tubby nell'orchestra del clarinettista Lawrence Duhè che si esibisce al De Luxe Café. Nel 1921 è a San Francisco con l’orchestra di King Oliver, ma poco tempo dopo torna a Chicago ingaggiato da Jimmie Noone. Verso il 1927 si trasferisce definitivamente in California dove lavora per parecchi anni con l'orchestra di Mutt Carey e quindi con quella di Winslow Allen. Nel dopoguerra torna a far parte dell'orchestra di Kid Ory con la quale resta praticamente fino quasi alla morte.
Quello che viene chiamato "rock" non è soltanto un genere musicale. È uno stato d'animo, un modo d'essere che incrocia la musica, il cinema, la letteratura, il teatro e la creatività in genere compresa quella destinata alla produzione industriale. Per chi è nato negli anni Cinquanta e Sessanta è un sottofondo, una colonna sonora di ogni momento della vita, di pensieri e ricordi. Esiste da sempre e aiuta a vivere meglio...
23 ottobre, 2021
21 ottobre, 2021
21 ottobre 1978 - Charly Knegtel, un trombettista che ha lasciato il segno
Il 21 ottobre 1978 il grande trombettista, direttore d'orchestra e arrangiatore Charles Knegtel detto Charly muore a Duffel, la cittadina nei pressi di Anversa, in Belgio, dove è nato il 14 agosto 1926. Nel 1941 inizia i suoi studi musicali al conservatorio di Bruxelles. Il primo strumento oggetto dei suoi studi è il pianoforte. Due anni dopo passa ai corsi di tromba e di armonia. Nel 1946, al termine della seconda guerra mondiale, dà vita alla sua prima esperienza orchestrale formando la Welfare Band insieme all'altro trombettista Jan Mertens. Nel 1950 è in tournée con Willy Rockin e nel 1954 suona con l'orchestra di Leo Souris. Nel 1955 entra a far parte per qualche tempo di un sestetto diretto da Ivon Debie. Parallelamente all'attività come strumentista dal 1953 al 1956 lascia un segno importante come direttore dell'orchestra stabile della casa discografica Ronnex della quale fanno parte Freddy Sunder, Nelly Wysbeck, Johnny Ray e altri. Nel 1956 entra a far parte delle orchestre stabili della Radio e della Televisione belga dirette da Fernand Terby, Francis Bay, Etienne Verschueren e anche da lui stesso. Alla fine degli anni Sessanta si ritira a vita privata.19 ottobre, 2021
19 ottobre 1967 - Billy Banks, la voce del jazz orchestrale
Il 19 ottobre 1967 muore a Tokyo Billy Banks, uno dei cantanti più amati dai direttori delle grandi orchestre jazz. Nato ad Alton, in Illinois, nel 1908 viene scoperto per caso dal celebre impresario Irving Mills nel 1932 che lo ascolta mentre si sta esibendo in un night club di Cleveland nell'Ohio. Mills lo scrittura e lo inserisce in una lunga serie di registrazioni discografiche di numerosi jazzisti di primo piano. La sua voce entra così in leggendarie incisioni di Henry “Red” Allen, Pee Wee Russell, Joe Sullivan, Eddie Condon, Zutty Singleton, Thomas "Fats” Waller e George “Pops” Foster ancora oggi considerate tra le migliori testimonianze dell'epoca. Approfittando dell'improvvisa popolarità in quello stesso 1932 forma una propria orchestra con la quale suona al “Connie's Inn” di New York. Tornato l'anno dopo a Cleveland, canta in vari gruppi locali. Nel 1934 viene ingaggiato da Noble Sissle con il quale rimane per alcuni anni. Dal 1938 al 1950 si esibisce quasi ininterrottamente al "Diamond Horseshoe", un locale di Billy Rose. Negli anni Cinquanta si stabilisce in Giappone dopo lunghi periodi di permanenza in Asia e in Australia. Ottimo cantante, dotato di notevoli doti jazzistiche è particolarmente adatto per il jazz orchestrale grazie al suo stile vocale che ricorda quello di Cab Calloway.17 ottobre, 2021
17 ottobre 1923 - Barney Kessel un talentuoso e testardo chitarrista
Il 17 ottobre 1923 nasce a Muskogee, in Oklahoma, il chitarrista Barney Kessel. La sua passione per la chitarra nasce quando porta ancora i calzoni corti ma in casa non ci sono soldi per cui, non avendo perenti musicisti, studia da solo dopo essersi comprato uno strumento con i soldi guadagnati vendendo i giornali. Nel programma scolastico c’è mlo studio di uno strumento e lui cerca di far tesoro anche di quelle obiettivanete scarse lezioni. Cocciuto più che mai a quattordici anni è già un musicista di buon livello, tanto da essere l’unico musicista bianco in una jazz band di Muskogee formata esclusivamente da afroamericani. Nel 1939 il nome di Kessel è già così famoso nell’ambiente del jazz che Charlie Christian va ad ascoltarlo nel locale in cui suona e poi si unisce a lui per una jam session entrata nella storia del jazz. L'incontro è determinante per il giovane chitarrista che decide di dedicarsi a tempo pieno alla musica. Nel 1942 lascia anche la città natale e si trasferisce a Hollywood in cerca di fortuna pur pur non avendo alcun contratto. Sopravvivere non è facile e Barney Kessel si adatta come può. Fa il lavapiatti e dedica il tempo libero allo studio della chitarra, approfittando di ogni occasione per suonare in jam con tutti i musicisti disponibili per mettere in mostra il suo straordinario talento. Finalmente nel 1943 ottiene una scrittura dall'orchestra di Chico Marx, all'epoca diretta dal batterista Ben Pollack, con la quale resta per più di un un anno. L'anno successivo viene ingaggiato dal celebre produttore Norman Grantz che lo inserisce nel gruppo creato appositamente per il cortometraggio “Jammin' the Blues” di Gjon Mili. Kessel è l’unico bianco di una formazione che comprende Harry Edison, Dickie Wells, Lester Young, Illinois Jacquet, Marlow Morris, John Simmons e Jo Jones. Nel 1945 suona nelle orchestre di Charlie Barnet, di Artie Shaw, di Hal McIntyre e successivamente in quelle di Benny Goodman e di Shorty Rogers. Ormai la sua notorietà è grandissima e Kessel esprime una concezione chitarristica evolutiva rispetto a tutti i predecessori, compreso Charlie Christian. Lavora poi come musicista indipendente a Los Angeles ma Granz che non lo ha perso di vista lo vuole nei Jazz At The Philharmonic per un concerto alla Carnegie Hall nel novembre 1947. Nel 1952 e 1953 suona nel trio di Oscar Peterson e nell'agosto del 1957 suona in Venezuela in occasione di un festival del jazz che lo vede impegnato con due grandi orchestre e due altri gruppi. Negli anni Sessanta torna a Los Angeles dove suona con quasi tutti i grandi personaggi che si esibiscono nei locali della città, da Kid Ory a Lionel Hampton, a Billie Holiday, a Gene Autrey, a Mahalia Jackson. Verso la fine del decennio ricomincia a viaggiare suonando ovunque lo chiamino. Muore a San Diego il 6 maggio 2004.15 ottobre, 2021
15 ottobre 2000 – Memè Bianchi, la voce radiofonica di Greta Garbo
14 ottobre, 2021
14 ottobre 1972 – La prima volta di "Ultimo tango" di Bertolucci
Il 14 ottobre 1972 a New York viene proiettato per la prima volta il film "Ultimo tango a Parigi" diretto da Bernardo Bertolucci e interpretato da Marlon Brando con Maria Schneider, destinato a suscitare non poche polemiche e discussioni. Nelle sale italiane arriva il 15 dicembre 1972 e la settimana dopo viene sequestrato perché con il suo "esasperato pansessualismo fine a se stesso" offende il "comune senso del pudore". Verrà condannato al rogo e solo nel 1987 finalmente riabilitato tornerà in circolazione. “Ultimo Tango a Parigi” è uno dei film che maggiormente hanno fatto discutere nella storia del cinema italiano del dopoguerra. È la storia di un uomo solo, di una solitudine tipicamente “tanghista” in cui il protagonista non riesce a costruire un vero rapporto umano con nessuno. Indimenticabile è la scena del ballo d’addio, alla presenza di vecchi e squallidi frequentatori di una decadente sala da ballo. La musica del sassofonista argentino Gato Barbieri accompagna tutto lo svolgersi di un film ricco di richiami malinconici e nostalgici mentre il tango, in una versione “colta” e integrata da frequenti scomposizioni di stampo jazzistico, la fa da padrone non solo nel titolo.
11 ottobre, 2021
11 ottobre 1926 - Duccio Tessari, il regista che amava le citazioni
L'11 ottobre 1926 nasce a Genova il regista Amedeo Tessari detto Duccio. Una delle sue frasi più celebri è un invito ai colleghi perché non si prendano troppo sul serio, non si montino la testa per i successi e non si deprimano alla prima difficoltà. «Nessuno di noi inventa niente, hanno inventato tutto Omero e Tolstoj». Fedele a questa dichiarazione affronta il cinema con il gusto intellettuale della citazione e del rimando. A volte lo fa per burla, come accade in "Arrivano i Titani", il suo primo film da regista del 1961, quando gli spettatori che hanno la pazienza di assistere anche allo scorrere dei titoli di coda possono vedere i protagonisti che si complimentano tra loro esclamando «Abbiamo realizzato un'impresa titanica!». In altri casi l’operazione è più elaborata e presuppone il gusto della trascrizione non calligrafica di storie attinte altrove. Il suo rapporto con il western all’italiana è caratterizzato da questo approccio fin da quando, insieme a Sergio Leone, ricolloca nella cittadina di San Miguel tra gli Stati Uniti e il Messico la storia del samurai Sanjuro raccontata nel film giapponese "Yojimbo-La sfida del samurai" di Akira Kurosawa. Se per "Una pistola per Ringo" ambienta in chiave western un thriller come "Ore disperate" per il successivo "Il ritorno di Ringo" va oltre e s’ispira agli ultimi libri dell’Odissea, quelli che descrivono la resa dei conti tra Ulisse e i Proci affidando a Giuliano Gemma il ruolo di Ulisse e ad Hally Hammond, cioè sua moglie Lorella De Luca, quello di Penelope. Le sue prime esperienze cinematografiche avvengono a Genova. Proprio nella sua città natale, quando è ancora studente universitario, si diletta a girare i primi documentari. Dopo essersi laureato in Chimica e aver così soddisfatto le ambizioni della famiglia decide di tentare a trasformare la passione per il cinema in qualcosa di più. Negli anni Cinquanta si trasferisce a Roma dove riesce a fare un po’ d’esperienza in particolare come assistente dei registi Carmine Gallone e Vittorio Cottafavi. Pian piano si specializza come sceneggiatore di “peplum”, i film d'ambientazione storico-mitologica popolarissimi in quel periodo. Il suo primo western "Una pistola per Ringo", nel 1964 incassa oltre due miliardi di lire e ne fa uno dei più illustri protagonisti del nascente western all’italiana. In realtà le incursioni western di Tessari saranno limitate e molto diverse tra loro. Dopo "Il ritorno di Ringo" del 1965 si cimenterà in altri generi tornando a raccontare storie di pistoleri solo raramente. Nel 1985 dopo la realizzazione di vari sceneggiati televisivi, gli viene proposto un ritorno al western in grande stile con "Tex e il signore degli abissi" la trasposizione cinematografica di Tex Willer, l'eroe dei fumetti creato da Gian Luigi Bonelli. È la sua ultima cavalcata sui territori della frontiera. Muore nel 1994.08 ottobre, 2021
8 ottobre 1923 - Sonny Igoe, un solido batterista di scuola classica
L’8 ottobre 1923 nasce a Jersey City, nel New Jersey, il batterista Sonny Igoe, registrato all’anagrafe con il nome di Owen Joseph Igoe. Impara da solo a battere tamburi e piatti e nel 1940 si fa notare vincendo un concorso per giovani batteristi promosso da Gene Krupa. L'anno dopo studia con Bill West e nel 1942 presta servizio militare in marina. Nel 1947 entra a far parte di una curiosa orchestra diretta da Tommy Reed e composta esclusivamente da strumentisti che hanno prestato il servizio militare nei marines. Tra la fine degli anni Quaranta e l'inizio dei Cinquanta svolge un'intensa attività collaborando tra gli altri con Les Elgart, Ina Ray Hutton, Benny Goodman, Woody Herman, Chuck Wayne e Charlie Ventura. Considerato un eccellente batterista di scuola classica, resta nella storia del jazz per il suo assolo registrato con l'orchestra di Woody Herman nel brano New Golden Wedding. Muore il 28 marzo 2012 a Emerson, nel New Jersey.06 ottobre, 2021
6 ottobre 2004 - Le CocoRosie in tour con Devendra Banhart
Il 6 ottobre 2004 inizia in Italia quello che negli ambienti dell’indie rock è considerato un po’ il tour dell’anno. Ci si riferisce all’accoppiata tra la genialità stralunata di Devendra Banhart e i giochi sonori sottili e metafisici delle sorelle Casady, in arte CocoRosie. La notizia non è tanto il fatto che arrivino nel nostro paese (sia Banhart che le CocoRosie hanno già fatto più di una capatina da queste parti), ma l’idea di accoppiarli, di farli salire uno dopo le altre sullo stesso palco in un momento felice della loro carriera. La critica in quel periodo ha definito, senza aggettivi o filtri di moderazione, “un genio” Devendra Banhart, una sorta di meticciato naturale in cui si incrociano Venezuela, India e Stati Uniti. Alchimista dei sentimenti sta regalando al mondo emozioni fortissime che affondano le loro radici nelle atmosfere degli anni Settanta e nei colori di un mondo che non esiste più se non nei sogni e nella nostalgia. I suoi tempi non sono quelli del marketing. Non si è ancora raffreddato il successo dell’album Rejoicing in the hands che già incalza un nuovissimo lavoro in studio, Niño rojo, un disco capace di incarnare fino in fondo l’acid folk dei grandi concerti a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta. La strada su cui si muove è quella dei grandi cantautori americani, fatta di canzoni leggere in cui basta il suono della chitarra acustica per ritrovarsi nella scena finale di “Zabriskie Point”. Sembra non curarsi dell’essere diventato un caso discografico. In ogni situazione il suo atteggiamento è quello di chi si è trovato per caso in un posto lontanissimo da quello in cui avrebbe voluto essere. La leggerezza e la semplicità sono il risultato di un lavoro compositivo che sembra quasi giocare con la memoria e le emozioni di chi ascolta. Nei suoi brani, di volta in volta, si possono ritrovare l’essenzialità del deserto, i colori della psichedelia, gli echi del glam, ma anche del blues targato Robert Johnson o delle menate solitarie di Tim Buckley. Dal vivo queste caratteristiche vengono amplificate dal personaggio. È come se Tom Waits al posto di pestare i tasti nei bar fumosi, avesse imbracciato la chitarra e si fosse lasciato conquistare dalle comuni hippie. Sul palco appare indifferente, quasi fosse sospeso per aria. Imbraccia la chitarra e senza alzare mai il volume della voce inizia a raccontare le sue storie seduto nella posizione del loto. A complicare e rendere più stuzzicante il tour che sta per partire c’è, poi, il duo femminile delle Coco Rosie, formato da Sierra e Bianca Casady, due sorelle americane cittadine del mondo, una “brava” e una “cattiva” ragazza legate da un intricato rapporto artistico più solido della comunione di sangue. Sierra, la brava ragazza senza grilli per la testa, ha nel suo bagaglio esperienze gospel e lunghi studi da cantante lirica. Bianca, invece, è irrequieta fin da bambina. Si fa affascinare dalla politica, dai tatuaggi, dalle pulsioni sociali e per lungo tempo vive sgolandosi a un angolo di strada con un cappello rivolto ai passanti. La vita finisce per riunirle lontane da casa in un appartamento parigino nel 18° distretto dove decidono di dare vita alle CocoRosie e pubblicano La maison de mon rêve, un album secondo loro ispirato «…alle finestre appannate, agli infiniti giorni di pioggia, al constante sibilo del bollitore e al suono lontano di un'ambulanza».05 ottobre, 2021
5 ottobre 1919 - La Ferrari, una costola dell’Alfa
La storia della Ferrari comincia il 5 ottobre 1919 quando il mondo dell’automobilismo conosce per la prima volta il nome di Enzo Ferrari, un pilota che fa il suo debutto nella Parma-Poggio di Berceto arrivando quarto. Resterà al volante per una decina d’anni senza infamia né lode, ma, come dirà più tardi: “La mia grande passione non è mai stata guidare le macchine, ma farle nascere”. Nel 1929, abbandonata l’attività di pilota, organizza una scuderia alla quale dà il suo nome. Ne faranno parte, tra gli altri, Nuvolari, Varzi, Campari, Fagioli, Chiron. Corrono con le Alfa Romeo e mietono successi ovunque. La scuderia Ferrari durerà per nove anni fino a quando, nel 1938 Enzo Ferrari verrà nominato direttore sportivo della casa milanese. L’avventura dell’ex pilota modenese all’Alfa durerà, però, pochissimo. Torna a Modena e nel 1939 fonda la Auto Avio Costruzioni sulla base di un accordo con l’Alfa che gli impedisce per quattro anni di costruire automobili. Progetta, assembla e vende motori per aerei da esercitazione, per macchine utensili, ma non auto. L’ex pilota, però, a dispetto degli accordi, realizza la 815, utilizzando parti meccaniche della Fiat. Partecipa con due esemplari alla Mille Miglia del 1940, poi la guerra cancella tutto. Se ne va a Maranello e, passata la bufera, pone le basi a una nuova leggenda sportiva. “Ruba” all’Alfa Gioacchino Colombo, il progettista della 158. Nasce così la Ferrari. La nuova vettura, denominata 125-GT, fa il suo debutto nel maggio del 1947 sul circuito di Piacenza. Al volante c’è Franco Cortesi, che si ritira a due giri dal termine.03 ottobre, 2021
3 ottobre 1992 - Il Papa è il tuo nemico
Desta stupore la provocazione messa in atto dalla cantante Sinead O’Connor che il 3 ottobre 1992 nel corso del programma televisivo statunitense “Saturday night live” strappa una foto del papa dicendo «Combatti il tuo vero nemico». Alle reazioni indignate di gran parte delle comunità cattoliche di tutto il mondo replicano il 25 ottobre i giovani fans della cantante i quali, riuniti nella "Sinead Brigade", con la faccia coperta da una maschera che riproduce le sembianze della stessa O’Connor, si riuniscono di fronte alla cattedrale di St. Patrick di New York e strappano allegramente un gran numero di foto del papa.02 ottobre, 2021
2 ottobre 1932 - Roland Hanna, un maestro e un esempio per i giovani africani
Il 2 ottobre 1932 nasce a Detroit, nel Michigan, il pianista e compositore Roland Hanna. Pianista molto versatile sia in piccoli gruppi che in grandi orchestre inizia la propria attività nel 1967di maggior significato con la big band di Thad Jones e Mel Lewis, offrendo subito un contributo importante al gruppo che stava elaborando un tipo di arrangiamenti molto particolari e densi di swing nei quali le parti solistiche esplodevano dopo una lunga preparazione del sound orchestrale. Proprio in questa logica il pianismo di Hanna regala piccole perle anche sul piano della composizione musicale la Midtown Suite, la Sonata for Cello and Piano, e Song of the Black Knight. Parallelamente all'attività nell'orchestra comincia a insegnare musica ai giovani africani. Nel 1970 questo lavoro ottiene la collaborazione del presidente della Liberia, William Tubman, che gli mette a disposizione le risorse economiche di cui necessita. Nel 1974 lascia l'orchestra di Thad Jones e Mel Lewis e decide di continuare il suo cammino di ricerca come free-lance, esibendosi con gruppi di varia estrazione, fra i quali quello del sassofonista Zoot Sims cui presta anche la sua collaborazione negli arrangiamenti. Muore il 13 novembre 2002 ad Hackensack nel New Jersey.01 ottobre, 2021
1° ottobre 1955 - Tony Dumas, un bassista di buon dito
Il 1° ottobre 1955 nasce a Los Angeles, in California, il contrabbassista e bassista elettrico Anthony Dumas, detto Tony. A soli dieci anni sa già suonare il pianoforte a orecchio e cinque anni dopo inizia seriamente a studiare il contrabbasso. Dopo aver approfondito le tecniche della musica colta arriva al jazz perché attratto dalle esperienze di musica improvvisata. Tra i suoi punti di riferimento ci sono Ray Brown, Ron Carter Reggie Johnson. Esordisce professionalmente nel 1974 al fianco dell'organista Johnny Hammond. Lavora poi con il chitarrista Kenny Burrell, con il sassofonista Art Pepper e il pianista John Wood. Nel 1977 va in tournée in Giappone con J.J. Johnson, Nat Adderley e Billy Childes, registrando anche dal vivo. In seguito riprende la collaborazione, anche discografica, con Hubbard. È strumentista molto dotato tecnicamente e con un solido bagaglio di conoscenze musicali anche se i critici lo considerano il più tradizionale tra i contrabbassisti della sua generazione. Molto interessante appare il suo lavoro di accompagnamento ne quale mette in luce non solo la pregevolissima tecnica, una diteggiatura agile e insieme, ma anche un’ampia, bella e potente cavata. In più si avvale di un particolare tipo di contrabbasso, il cosiddetto blitz bass, cui viene aggiunta un’estensione al manico che permette, all’esecutore, di ottenere il mi-b, il re, il re-b e il do al di sotto del mi grave.29 settembre, 2021
29 settembre 1942 - Felice Gimondi, uno dei più tenaci rivali di Merckx
Il 29 settembre 1942 nasce a Sedrina, in provincia di Bergamo Felice Gimondi. In molti si sono chiesti quale sarebbe stata la sua carriera di se il destino non gli avesse messo sulla strada un feroce concorrente come Eddy Merckx. Oggi probabilmente parleremmo di lui come di un campione capace di stabilire record irraggiungibili. Quando passa professionista, nel 1965, ha già alle spalle la prestigiosa vittoria al Tour de l’Avenir, la versione per dilettanti del Tour de France. Non fa in tempo ad adattarsi all’ambiente dei professionisti e già sfila sugli Champs Elysées di Parigi con la maglia gialla del vincitore dell’edizione del 1965 del Tour de France. Nel giro di dodici mesi ha centrato un’accoppiata che lo fa entrare nella leggenda. Non ha ancora compiuto ventitré anni. Sembra l’inizio di una marcia inarrestabile ma l’arrivo di un fenomeno come Eddy Merckx finirà per rendere meno strepitosa una carriera ricca comunque di successi e di soddisfazioni. Ancora oggi è il corridore che è salito più volte sul podio del Giro: 3 volte primo, 2 volte secondo, 4 volte terzo. Il bergamasco precede di due lunghezze in questa singolare graduatoria la coppia leggendaria del ciclismo italiano, Coppi e Bartali, ai quali, però, la Seconda guerra mondiale ha negato per cinque edizioni (1941-45) la possibilità di disputare il Giro d’Italia. Muore il 16 agosto 2019 a Giardini-Naxos.28 settembre, 2021
28 settembre 2004 - Sylvie Vartan decide di festeggiare i suoi sessant'anni con un tour
Il 28 settembre 2004 con la prima di una decina di repliche al Palais des Congrès di Parigi prende il via il tour con il quale festeggia i suoi sessant'anni Sylvie Vartan, la biondina francese che una quarantina d'anni prima ha conquistato l'Italia cantando con l’aria sfrontata parole ingenue che scandalizzavano gli adulti ed erano impugnate come una bandiera dalle ragazzine: «Come un ragazzo ho i capelli giù/porto il maglione che porti tu/e con la cinta mi tengo su i pantalon/Come un ragazzo mi ostino un po’/e quando guardi negli occhi miei/non sono quella che abbassa mai/per prima i suoi…Come un ragazzo ho una moto che/tocca i duecento quando mi va/e una gang di amici che/da retta a me/Come un ragazzo per la città per la città/cammino e vado di qua e di là/non ho paura di gente che/ce l’ha con me…». Negli anni Sessanta era divenuta, anche nel nostro paese, insieme a un pugno di antesignane delle attuali riot girls, uno dei simboli pop della nuova voglia di protagonismo delle adolescenti. Non era l’unica, ma era forse considerata un po’ speciale anche grazie alla sua lunga storia d’amore con Johnny Hallyday, il rocker ribelle d’oltralpe. La sua popolarità in Italia è stata grande, ma si è bruciata rapidamente. Da noi Sylvie Vartan è stata poco più d’una meteora. Un pugno di canzoni, qualche trasmissione televisiva e poi, siccome non si può restare giovani per sempre, alla prima rughetta d’espressione sul bel faccino, più niente. In Italia gli uomini e soprattutto le donne di spettacolo che invecchiano non possono vivere altro che nel ricordo, nell’immagine riprodotta della gioventù. Il sistema mediatico che ha eliminato la vita vera dall’immaginario collettivo non può sopportare, salvo rarissimi casi, l’incedere del tempo, la naturale decadenza del fisico. Anche a Sylvie succede, ma solo in Italia. Quando le luci mediatiche da noi si spengono lei continua a lavorare nel suo paese, la Francia. Lì la giovane italo-bulgara Sylvie, figlia di Georges, attaché dell’ambasciata francese a Sofia, e di Ilona non è mai stata considerata un banale evento generazionale. Lo star system francese lascia che siano la sua voce, più che il suo faccino, a scrivere le tappe di una carriera che con il passare del tempo si fa sempre più importante. La sua popolarità non muore quando si lascia alle spalle i brani della fase adolescenziale, i concerti all’Olympia con i Beatles, Trini Lopez e tanti altri. Passa anche attraverso un paio di devastanti incidenti stradali, il secondo dei quali le lascia segni pesanti sul viso cancellati quasi totalmente da una lunga serie di interventi chirurgici. Anche la fine della sua lunga storia con Johnny Halliday non lascia traccia sul suo destino. Attraversa gli anni Settanta, e poi gli Ottanta e poi ancora i Novanta maturando come interprete, misurandosi con progetti sempre nuovi ed evitando di farsi rinchiudere nell’angusto recinto della nostalgia. La biondina dallo sguardo sfrontato lascia il posto a una signora della canzone per la quale si spendono grandi autori, da Cocciante a Barbelivien, da Michel Jouveaux a Jay Alanski, alla coppia Marc Lavoine/Aboulker, a Murat che per lei mette in musica una poesia di Baudelaire. Nel 1998 la Francia le conferisce la Legion d’Honneur all’Eliseo e l’anno dopo lei ringrazia portando all’Olympia un recital dedicato alla canzone francese dei primi anni del Novecento e alla figura della leggendaria cantante Mistinguette. I suoi sessant’anni vengono festeggiati con la pubblicazione di un’autobiografia intitolata “Entre ombre et lumière” (Tra luci e ombre), con un nuovo album che sulla copertina ha soltanto il suo nome Sylvie e, soprattutto, con il lungo tour dal vivo che inizia proprio il 28 settembre.17 settembre, 2021
17 settembre 1991 - Rob Tyner è morto. Viva gli MC5!
Il 17 settembre 1991 Rob Tyner, l’ex cantante degli MC5, muore d’infarto a Detroit. La sua morte riporta all'attenzione del pubblico la storia del gruppo di cui ha fatto parte. Tutto prende il via all’inizio del 1967 nella città industriale di Detroit dove la protesta giovanile ha contorni ben diversi da quelli un po' ingenui e sognatori degli hippies di San Francisco. Nella città dei motori, infatti, il movimento studentesco si è saldato a pezzi di classe operaia e di proletariato urbano bianco e nero. In questo laboratorio nasce il White Panthers Party, un’organizzazione politica d’estrema sinistra, che qualche tempo dopo si dichiarerà "guevariana". Il principale artefice è John Sinclair, un tipo sveglio che ha intuito le potenzialità del rock come mezzo di comunicazione più immediato per parlare alle nuove generazioni. Per questa ragione affida il compito di diffondere il messaggio politico del movimento agli MC5 (Motor City Five), una band formata da Rob Tyner, Michael Davis, Dennis Thompson, Fred “Sonic” Smith” e Wayne Kramer. Sulle ali di un rock violentissimo i cinque portano in tutti gli Stati Uniti, il messaggio antagonista delle “Pantere Bianche” e all’inizio del 1969 la Elektra pubblica il loro primo, splendido album, Kick out the jams, registrato dal vivo a Detroit il 31 ottobre 1968. All’apice della popolarità diffondono idee di rivolta e fanno a pezzi sul palco la bandiera a stelle e strisce. La reazione non si fa però attendere. Contro il gruppo parte una campagna di stampa senza paragoni, mentre l’FBI mette sotto stretto controllo i cinque musicisti. Vengono diffuse foto che li riprendono in atteggiamenti intimi con le loro compagne, si raccolgono petizioni e, soprattutto, si chiede all’Elektra di ritirare dal mercato l’album, ritenuto indecente ed offensivo. La casa discografica per qualche tempo tiene duro, anche perchè il disco vende bene, ma è poi costretta a cedere alle pressioni ed il 16 aprile 1969 licenzia il gruppo e ritira l’album. È la fine. Mentre il White Panthers Party è bersagliato da più parti, la polizia “trova” addosso a John Sinclair due sigarette di marijuana che gli costano una condanna a ben cinque anni di carcere. Due anni dopo John Lennon scriverà sulla vicenda il brano John Sinclair. Nel 1970 gli MC5, tentano invano di continuare “ammorbidendo i toni” con un paio di album di scarso significato. Di loro non si parlerà più fino al 17 settembre 1991, quando dopo la morte di Rob Tyner un gran gruppo di vecchi militanti delle Pantere Bianche lo accompagna nell’ultimo viaggio. Un mese dopo l’album “maledetto”, Kick out the jams, viene ripubblicato in CD.15 settembre, 2021
15 settembre 1904 - Gideon J. Honore, un pianista vagabondo
Il 15 settembre 1904 nasce a New Orleans, in Louisiana, Gideon J. Honore. Nulla si sa dei suoi primi anni di vita. La prima notizia certa risale al giugno 1921 quando si trasferisce a Chicago per studiare pianoforte alla Axel Christenson School Of Jazz. Successivamente recupera qualche scrittura come solista nei locali e in vari gruppi prima di dare vita a una propria formazione che alla fine degli anni Venti suona alla Lakewood Hall e all'Huntington Hotel. Nella decennio successivo suona con molti dei più importanti leader della scena musicale di Chicago come Jimmie Noone, Tiny Parham, Jesse Stone, Preston Jackson, Floyd Campbell e tanti altri. Alla fine degli anni Trenta forma un proprio quartetto insieme al clarinettista Darnell Howard per suonare al Club 411 di Chicago e poi viene scritturato da Sidney Bechet per un giro nell’Illinois. Nei primi anni Quaranta entra a far parte della troupe viaggiante di Helena Jester. Instancabile vagabondo nell'estate del 1948 si trasferisce in California per lavorare con Kid Ory e con Teddy Buckner. All'inizio degli anni Cinquanta suona col clarinettista Albert Nicholas, dedicandosi infine all'insegnamento, senza mai abbandonare le esibizioni. Muore l'8 gennaio 1990.14 settembre, 2021
14 settembre 1961 - Von Trips, un secondo posto alla memoria
Il 14 settembre 1961, a Monza, è in programma il Gran Premio d’Italia d’automobilismo, penultima prova del campionato mondiale piloti di quella stagione. La Ferrari, occupa i primi due posti della Classifica generale. Al vertice c’è un pilota tedesco dal nome nobile che sta letteralmente facendo sognare i tifosi delle ‘rosse’, Von Trips, che, con i suoi trentatré punti, precede un altro ferrarista, l’americano Phil Hill. Il Gran Premio inizia davanti a una folla di tifosi in delirio che già pregustano l’ennesimo successo delle auto di Maranello. Al secondo giro lo scozzese Jim Clark, destinato a diventare uno dei protagonisti negli anni successivi, ma in quel periodo ancora alle prime armi come pilota di Formula 1, tocca con la sua Lotus l’auto di Von Trips pochi metri prima della curva parabolica della pista di Monza. La vettura del tedesco impazzisce. Perde aderenza e vola verso la folla che assiepa le tribune vicine, troppo vicine, alla curva. È una strage. Muore Von Trips, ma con lui perdono la vita, falciati dai pezzi della sua Ferrari che si disintegra nell’urto, quattordici spettatori. I feriti si contano a decine. I punti del tedesco sono però sufficienti a farlo restare nelle posizioni di vertice della classifica. Il Campionato del mondo verrà vinto dall’altro ferrarista Phil Hill e Von Trips si piazzerà al secondo posto della classifica finale: un secondo posto “alla memoria”.13 settembre, 2021
13 settembre 1993 - Niente pace in Palestina
Il 13 settembre 1993 il primo ministro israeliano Itzhak Rabin e il leader dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina Yasser Arafat firmano a Washington uno storico accordo di pace tra lo stato di Israele e i Palestinesi. Il trattato, che prevede il ritorno di Gaza e Gerico sotto il controllo dell’O.L.P. con la creazione di un’autorità autonoma palestinese, sembra chiudere per sempre una delle contrapposizioni più sanguinose del dopoguerra aprendo un lungo periodo di pace e sviluppo per i due popoli. In realtà non sarà così. Il processo di pace verrà fermato dall’assassinio di Rabin per mano degli oltranzisti israeliani.10 settembre, 2021
10 settembre 1952 - Il primo Telegiornale
Il 10 settembre 1952 viene trasmesso il primo notiziario televisivo della storia italiana. Dura quindici minuti ed è realizzato in via sperimentale sotto la direzione di Vittorio Veltroni. Per uscire dalla fase sperimentale occorrerà attendere il 1954 quando nascerà il telegiornale vero e proprio in edizione unica, che andrà in onda alle 20,45. All'epoca le redazioni sono costituite da due soli giornalisti, che si occupano anche della conduzione, e da cinque inviati prevalentemente nell'Italia del Nord. Lo stile è quello del cinegiornale: cinque o sei servizi e voce fuori campo del cronista.
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