31 dicembre, 2015

1° gennaio 1972 – Maurice Chevalier, ottimista a oltranza

Il 1° gennaio 1972 muore Maurice Chevalier. Cantante, attore, intrattenitore è uno dei simboli dello spettacolo francese. Maurice Chevalier è un simpatico ottimista, con la voce calda e il cuore in mano, sempre pronto a regalare un sorriso, una smorfia buffa o una speranza. «Non abbiate paura, il futuro sarà migliore del presente…» Basta dare un’occhiata al sorriso da eterno ragazzo stampato sul suo volto per intuire il segreto del successo di questo figlio del popolo diventato un gigante della canzone, del teatro e del cinema. Il buonumore è la sua maschera artistica e lo trasforma nella prova vivente del fatto che con l’ottimismo si può cambiare la realtà. Oltre che figlio del popolo è anche figlio di un’epoca complessa e drammatica, segnata da due guerre devastanti che lasciano ferite profonde nei rapporti sociali e nella vita delle persone. Il mondo sembra sull’orlo del disastro e lui lo attraversa sorridente quasi a voler dispensare serenità. Sono anche gli anni nei quali la poesia e il teatro incontrano la canzone nei caffè concerto e insieme salgono sui palchi dei teatri dando vita, vigore e fortuna a quello che verrà chiamato music-hall. Di questa realtà Maurice Chevalier è l’espressione maschile più conosciuta e più amata. Se ne accorgono anche gli americani che lo portano a Hollywood e gli danno addirittura un Oscar per la sua interpretazione in “Gigi” di Vincente Minnelli. Il mondo, soprattutto gli statunitensi, vede in lui il francese tipo, galante e sicuro di sé al limite della goffaggine, simpatico e divertente senza mai sfociare nella volgarità, eternamente in bilico tra adolescenza e maturità. Quanto questa maschera corrisponda davvero all’uomo e non soltanto al personaggio nessuno può dirlo. Maurice Chevalier è stato un uomo contraddittorio come l’epoca nella quale è vissuto e nella sua vita ha attraversato momenti drammatici trovando ogni volta un aiuto prezioso per cavarsi dai guai. Di lui ci restano le incomparabili interpretazioni, il sorriso e la bonaria gioia di vivere. Nasce il 12 settembre 1888 a Ménilmontant, un quartiere popolare di Parigi. Suo padre Charles Victor fa l’imbianchino e qualche anno dopo se ne va a cercar fortuna altrove lasciando sola la moglie d’origini belghe Joséphine Van der Bosche con i tre figli Paul, Charles e, appunto, Maurice. Proprio quest’ultimo quando il padre se ne va, seguito ben presto dal fratello maggiore, lascia la scuola per trovare qualche lavoro che possa aiutare la famiglia a tirare avanti. Ha dieci anni ma non è più un bambino. Si ingegna a trovare lavoretti ma sogna di essere un artista. Prima guarda con interesse agli acrobati da circo, poi decide di diventare un cantante. Convinto di non avere un grandissimo talento vocale orienta il suo repertorio alle parodie e ai brani comici in genere. Nel 1900 ha dodici anni ma è già una piccola stella nei caffè-concerto e nei locali parigini dove imita soprattutto il cantante Dranem, uno dei più applauditi di quel periodo. Non è tutto oro quel che riluce e il giovane Chevalier lo impara a sue spese quando dai piccoli locali passa a palcoscenici più impegnativo. Un fiasco al Petit Casino nel 1902 gli insegna che non si può puntare soltanto sulla sorte. Il ragazzo non s’arrende. Si impegna nello studio del canto, impara a ballare e pratica la boxe. Dopo aver ottenuto una parte in una rivista al Parisiana lascia la capitale e va a farsi le ossa nei teatri di provincia. Il primo, vero, grande successo arriva nel 1905 quando all’Alcazar di Marsiglia la gente fa la fila per assistere a una sua interpretazione. Qualche piccola esperienza cinematografica in cortometraggi muti precede il grande ritorno a Parigi nel 1909 alle Folies Bergères, uno dei templi della rivista musicale parigina. In breve diventa uno degli artisti più amati della capitale. Nelle sue braccia cadono prima la cantante Fréhel e poi la star delle star, quella Mistinguett che ha fatto innamorare con la sua voce e il suo corpo magnati, ufficiali, principi e re. L’aiuto della donna, che ha tredici anni più di lui e una notevole esperienza nel mondo dello spettacolo, si rivela determinante e non solo dal punto di vista artistico. Quando Chevalier, spedito al fronte durante la prima guerra mondiale, viene ferito, catturato dai tedeschi e rinchiuso nel campo di prigionia d’Alten Grabow, Mistinguett telefona alla nobiltà di mezza Europa e alla fine riesce a farlo liberare. Gli anni Venti e Trenta vedono il trionfo definitivo del suo personaggio di dandy frivolo che parla con un curioso accento popolare. La sua maschera funziona sia in francese che in inglese, una lingua che ha imparato rapidamente e nella quale si esprime con assoluta naturalezza. Novello re Mida sembra trasformare in oro tutto quello che tocca, dal teatro di rivista al cinema, alla canzone. All’inizio degli anni Venti la gente si spella le mani quando lui intona brani come Valentine e Dans la vie faut pas s’en faire. In breve la sua popolarità scavalca l’oceano. Nel 1928 lo chiamano a Hollywood. Ci va e interpreta una serie di film non destinati all’immortalità come “L’allegro tenente”, “Amami stanotte” o “La vedova allegra”. Nel 1935 stanco della vita frenetica della Mecca del cinema decide di rompere il contratto con la Metro Goldwin Mayer e di tornare in Francia. In quel periodo scrive e interpreta brani entrati nella storia della canzone francese come Prosper, Ma pomme, Marche de Ménilmontant, dedicata agli anni della sua infanzia o Y a d’la joie che regala a Charles Trenet, un giovane interprete destinato a suo parere a fare molta strada nel mondo dello spettacolo. Sono gli anni della maturità e della consapevolezza delle proprie qualità. Dal punto di vista artistico sono forse i migliori della sua lunghissima carriera, ma dal punto di vista umano sono anche quelli maggiormente ricchi di problemi. Essere un cantante che dispensa ottimismo, gioia di vivere e speranza nel futuro può diventare un problema quando il paese in cui si vive è occupato dai nazisti. Maurice Chevalier si ritrova così nel 1942 a essere inserito da Radio Londra nell’elenco dei francesi accusati di collaborazionismo con l’occupante. Tutto nasce dal fatto che il cantante, pur rifiutandosi di cantare a Berlino e di animare una trasmissione della collaborazionista Radio-Paris ha accettato di esibirsi per i prigionieri del campo d’Alten Grabow, dove lui stesso era stato rinchiuso nella guerra 1915-18. In cambio non chiede denaro ma la liberazione di dieci prigionieri provenienti dalla sua Ménilmontant. L’accusa infamante di “collaborazionista” significa la condanna a morte dopo la Liberazione. Arrestato nel 1944 trova insperati difensori nella stampa comunista e nel poeta Louis Aragon che chiedono la cancellazione dell’accusa perché infondata. Alla fine la spuntano. Pochi mesi dopo Chevalier è libero e torna in teatro con grande successo. Nel 1956 l’Alhambra viene ribattezzato con il suo nome e diventa Alhambra-Maurice Chevalier. Mentre la Francia lo osanna, però, nascono nuovi problemi oltreoceano. Dopo una sua presa di posizione contro la proliferazione nucleare nel 1951 gli Stati Uniti lo dichiarano persona non gradita e gli vietano l’ingresso nel paese. La limitazione all’accesso in territorio yankee è abolita nel 1955, giusto in tempo per girare due film come “Arianna” e soprattutto “Gigi” di Vincente Minnelli che nel 1958 spopola agli Oscar. Nel 1967 festeggia i suoi settant’anni con una tournée in mezzo mondo e il 1° ottobre 1968 dà il suo addio ufficiale alle scene sul palcoscenico del Teatro degli Champs-Elysées. È stanco. L’età si fa sentire. Nel 1970 presta la sua voce alla versione francese del tema del film “Gli Aristogatti” della Walt Disney. Dopo l’ennesimo viaggio negli Stati Uniti il 12 settembre 1971 festeggia con un pugno di giornalisti e d’amici il suo ottantatreesimo anniversario. Poi inizia a stare male. Ricoverato in ospedale chiude per sempre gli occhi il 1° gennaio 1972.

30 dicembre, 2015

31 dicembre 1968 – George Lewis, un alfiere della New Orleans Renaissance

Il 31 dicembre 1968 scompare il clarinettista e sassofonista George Lewis. La sua morte avviene a New Orleans, la città dove era nato il 13 luglio di un anno che lui cambiava spesso, anche se quasi sicuramente era il 1900. Il suo nome completo era George Louis Francis Zeno. Con lui muore uno degli artefici del movimento musicale chiamato New Orleans Renaissance. Autodidatta e troppo pigro per imparare davvero a leggere la musica sviluppa inizia a suonare giovanissimo e la prima espreienza orchestrale la vive con la Black Eagle Band. Suona poi con Leonard Parker, Chris Kelly, Kid Rena, la Black and Tan Band di Buddy Petit e l'orchestra di Earl Humphrey prima di dar vita a una propria orchestra con il trombettista Red Allen. Durante gli anni Trenta decide di chiudere con la musica e si guadagna da vivere come scaricatore al porto di New Orleans. A farlo tornare sui suoi passi è Gene Williams che nel 1942 lo convince a riprendere a suonare. Proprio in quegli anni diventa uno dei maggiori esponenti di quella New Orleans Renaissance che rivoluziona il mondo del jazz. In quel periodo suona nella formazione di Bunk Johnson senza rinunciare però a esibirsi con proprie formazioni e con altri musicisti. Nel 1943 forma la George Lewis New Orleans Strompers con Avery "Kid” Howard alla tromba, Jim Robinson al trombone, Lawrence Marrero al banjo, Chester Zardis al contrabbasso e Edgar Mosley alla batteria. Nel 1946 forma un nuovo gruppo e decide di non muoversi più dalla sua New Orleans. Il proposito resta solo una dichiarazione d’intenti visto che nel 1953 accetta di suonare sulla West Coast e nel 1957 è addirittura in Gran Bretagna con l'orchestra di Ken Colyer;. Torna in Europa nel 1959 e poi va anche in Giappone. La sua attività continua fino alla morte.

29 dicembre, 2015

30 dicembre 1997 – Danilo Dolci, un tenace pacifista contro la mafia

Il 30 dicembre 1997 muore a Partinico, in provincia di Palermo, Danilo Dolci una delle figure più grandi del movimento non violento mondiale. Animatore sociale e poeta nasce il 28 giugno 1924 a Sesana, un paese di confine tra Italia e Slovenia in cui le identità culturali rischiano di essere elemento di divisione. Dopo aver partecipato attivamente alla lotta antifascista negli anni Cinquanta abbandonare gli studi universitari per aderire all'esperienza di Nomadelfia, la comunità nata dall’iniziativa di don Zeno Saltini, un intraprendente prete cattolico. Dopo un periodo passato a Fossoli di Carpi si trasferisce nella Sicilia occidentale dove inizia a promuovere numerose iniziative di lotta nonviolenta contro la mafia, le povertà e il sottosviluppo rivendicando dignità, diritti e lavoro per la popolazione di quelle zone. Nel corso degli anni indaga approfonditamente sul fenomeno mafioso e sui suoi rapporti col sistema politico incurante delle persecuzioni e delle minacce.

28 dicembre, 2015

29 dicembre 1947 – Didi Balboni, un’eclettica protagonista degli anni Sessanta

Il 29 dicembre 1947 nasce a Cento, in provincia di Ferrara la cantante Didi Balboni. Scoperta quasi per caso dall’annunciatrice Gabriella Farinon si ritrova in breve tempo catapultata dalle esibizioni scherzose nelle feste con gli amici alla ribalta televisiva. Come cantante fa il suo debutto sul piccolo schermo cantando Tuffiamoci, nel programma di canzoni “Follie d’estate”. Il brano, firmato da Cioffi e Pagano, ottiene un buon successo ma il grande pubblico televisivo fa di lei una sua beniamina quando diventa “valletta” di Mike Bongiorno nel programma "La Fiera dei sogni". In quegli anni è anche la “ragazza immagine” del Cornetto Algida sulle riviste destinate al pubblico giovanile. Tra le sue canzoni di quel periodo ci sono Cara fatina, Piano piano, Hully gully triste e Ma-mandolino, sigla della trasmissione “Stasera canzoni”.

27 dicembre, 2015

28 dicembre 1905 – Earl Hines, il padre del pianismo moderno

Il 28 dicembre 1905 nasce a Pittsburg, un sobborgo di Duquesne, in Pennsylvania, Earl Hines, uno dei grandi pianisti della storia del jazz. Il suo nome completo è Earl Kenneth Hines e il bambino comincia presto a respirare musica visto che suo padre Joseph suona la cornetta nelle brass bands della sua città, sua madre Mary è organista e la sorella Nancy, pianista, dirige una sua orchestra a Pittsburg. Per il piccolo Earl gli studi musicali sono quasi una strada obbligata. Il suo primo strumento è la cornetta, imparata da bambino, il cui suono continuerà ad affascinarlo anche negli anni seguenti al punto da spingerlo a inventare il cosiddetto “trumpet-piano style”, uno stile pianistico impostato sul fraseggio della tromba. A dieci anni comincia a suonare il pianoforte perfezionandosi nello studio rima con l'aiuto di vari maestri di Pittsburg e, successivamente, alla Schenley High School. Dopo alcune esperienze fatte in vari club di Pittsburg alla testa di un suo trio all'inizio degli anni Venti, viene ingaggiato dal cantante Lois B. Deppe con il quale si esibisce nel 1922 alla Lieder House di Pittsburg. L'anno seguente entra a far parte dei Deppe's Serenaders con i quali effettua un lungo tour attraverso gli Stati Uniti. Successivamente si trasferisce a Chicago per suonare prima al Club Elite n. 2 con il violinista Vernie Robinson e poi all'Entertainers' Club come solista. Viene quindi ingaggiato dalla orchestra di Carroll Dickerson, con la quale effettua una tournée per il Pantages Circuit. Rientrato a Chicago oltre che con Dickerson suona con Erskine Tate e Sammy Stewart. Nel 1926 Louis Armstrong lo ingaggia come direttore musicale degli Stompers, la sua formazione con la quale debutta al Sunset riscuotendo un enorme successo. Sempre con Armstrong e Zutty Singleton, Hines suona alla Warwick Hall di Chicago, prima di essere ingaggiato verso la fine del 1927 dal grande clarinettista Jimmie Noone per suonare all'Apex Club. Nell'estate del 1928 Armstrong lo chiama a far parte dei suoi nuovi Hot Five, formati dal nucleo base dell'orchestra di Dickerson. La nuova formazione, anche per l'apporto di Zutty Singleton consente a Earl e a Louis di sfoggiare un linguaggio jazzistico di altissimo livello. Proprio la presenza di Hines determina un profondo mutamento nella classica impostazione dell’improvvisazione collettiva degli Hot Five. La ricchezza armonica della sua tastiera rivoluziona così il jazz di New Orleans e porterà la critica a considerarlo come il padre del pianismo moderno. Nello stesso periodo da vita alla big band del Grand Terrace di Chicago, un’orchestra che manterrà unita per quasi vent'anni consecutivi, metà dei quali trascorsi nel locale che le dà il nome. Nel 1940 partecipa a una seduta di registrazione di Sidney Bechet, registrando tra l'altro il brano Blues in thirds nel quale il suo assolo fa introduzione a una superba improvvisazione del clarinetto di Bechet. Nel 1943 l'orchestra di Hines diventa la culla della scuola bop, accogliendo nelle sue fila Dizzy Gillespie, Charlie Parker, Benny Green e Oscar Pettiford. Hines entra poi negli All Stars di Louis Armstrong, con Jack Teagarden e Barney Bigard restando per molti anni. Quando i rapporti con i suoi compagni si fanno più tesi si ritira in California dove si esibisce per molto tempo all'Hangover Club di San Francisco sia come solista sia alla testa di una dixieland band. Proprio a San Francisco ottiene un ingaggio “a vita” al The Cannery, uno dei più famosi cabaret della città. Torna a esibirsi a New York soltanto nella primavera del 1964 per prendere parte a un concerto organizzato appositamente per lui al Little Theatre dal critico Stanley Dance. L'anno successivo suona al Village Vanguard insieme a Coleman Hawkins, Roy Eldridge, George Tucker e Oliver Jackson e partecipa al festival pianistico di Pittsburg dove suona con Duke Ellington, Mary Lou Williams, Willie “The Lion" Smith, Billy Taylor e altri. Nel 1966 effettua una storica tournée in Russia per conto del dipartimento di stato americano. Alla fine degli anni Sessanta la sua attività si fa frenetica e Hines continua praticamente a suonare finché la salute glielo consente. Muore il 22 aprile 1983 a Oakland, in California.

26 dicembre, 2015

27 dicembre 1936 - Tony Del Monaco, cantante e autore

Il 27 dicembre 1936 nasce a Sulmona, in provincia de L'Aquila, il cantante e autore Tony Del Monaco. Dotato di una voce melodica molto potente, dopo alcuni anni passati a esibirsi nei locali notturni di tutta Italia, nel 1961 debutta come attore nella commedia musicale "L'adorabile Giulio", con Carlo Dapporto e Delia Scala e nel 1965 presenta allo spettacolo televisivo "Campioni a Campione" il brano Vita mia, che entra subito in classifica. L'anno dopo si ripete con Se la vita è così partecipando a "Un disco per l'estate" e al Cantagiro. Da autore scrive varie canzoni di successo come L'ultima occasione, che diventa molto popolare nell'interpretazione di Mina e viene ripresa in inglese da Tom Jones. Nel 1967 partecipa al Festival di Sanremo con È più forte di me in coppia con Betty Curtis, cui segue un nuovo brano d'alta classifica come Una spina e una rosa. Torna ancora a Sanremo nel 1968 con La voce del silenzio in coppia con Dionne Warwick, nel 1969 con Un'ora fa insieme a Fausto Leali e nel 1970 interpretando Serenata con Claudio Villa. Successivamente riduce l'attività di cantante per dedicarsi maggiormente all'attività di autore. Muore ad Ancona il 27 maggio 1993.

26 dicembre 1965 - Niente nozze riparatrici per Franca Viola

Il 26 dicembre 1965 la diciottenne Franca Viola di Alcamo, rompendo la tradizione siciliana che vuole che la donna “disonorata” chieda le “nozze riparatrici”, denuncia Filippo Melodia, lo spasimante che l’ha rapita, violentata e infine liberata. Denunciato dalla ragazza il rapitore finisce in carcere. Per la prima volta una ragazza siciliana rifiuta di sposare l’uomo che l’ha rapita "per amore". Nel 1966 Filippo Melodia viene condannato a 11 anni di carcere ridotti poi a 10. Nel 1968 Franca Viola sposa Giuseppe Ruisi. Melodia invece, uscito dal carcere nel 1976, finirà ucciso a colpi di lupara il 13 aprile 1978. Franca diventa così un simbolo dei tempi che stanno cambiando e della voglia delle donne di non sottostare più alle regole della vecchia società patriarcale. La sua vicenda nel 1970 ispira un film del regista Damiano Damiani intitolato “La moglie più bella”. Protagonista femminile nei panni di Franca è Ornella Muti.

24 dicembre, 2015

25 dicembre 1908 - Eddie Gibbs, banjo, chitarra e contrabbasso

Il 25 dicembre 1908 a New Haven, nel Connecticut, nasce Eddie Gibbs, all'anagrafe registrato con il nome di Edward Leroy Gibbs. Comincia a suonare il banjo quando è ancora un ragazzo, perfezionandosi poi in varie scuole specializzate. A partire dal 1932 inizia a suonare anche la chitarra sotto la guida di Elmer Snowden ma ottiene il suo primo importante ingaggio come banjoista con il trio del clarinettista Wilbur Sweatman con cui incide a New York i suoi primi dischi per la Victor. Suona poi con Billy Fowler, Charlie Johnson, Eubie Blake e Alex Hill. Nel 1937 entra a far parte dell'orchestra di Edgar Hayes.. Nel 1940 viene ingaggiato dal violinista Eddie South con il quale si esibisce nei più noti locali della 52a Strada. Nello stesso anno suona anche con l'orchestra di Teddy Wilson insieme a musicisti come Bill Coleman, Benny Morton e Jimmy Hamilton. Nel corso degli anni Quaranta si unisce via via alle orchestre di Dave Martin, Luis Russell e Claude Hopkins e poi suona con un trio a suon nome al Village Vanguard. Tra la fine degli anni Quaranta e l'inizio degli anni Cinquanta si esibisce a Broadway in vari show, tra cui “The pirate” e “Beggars are coming to town”, poi si aggrega al trio di Cedric Wallace prima di entrare a far parte nel 1952 della jazz band di Wilbur De Paris con la quale si esibisce regolarmente, in veste di banjoista, al Jimmy Ryan's. Verso la fine degli anni Cinquanta decide di cimentarsi anche nel contrabbasso e si rimette a studiare seriamente sotto la guida di Bass Hill. Tra i suoi ingaggi più importanti figurano anche quelli con le formazioni di Henry Goodwin e di Cecil Scott. Muore il 12 novembre 1994.

24 dicembre 1914 - Ralph Marterie, il trombettista di Chicago nato ad Acerra

Il 24 dicembre 1914 ad Acerra, in provincia di Napoli, nasce Raffaele Marterie, il futuro trombettista Ralph Marterie. Emigrato negli Stati Uniti con i suoi genitori, all'inizio degli anni Venti è a Chicago dove a soli quattordici anni suona la tromba in una formazione locale. Chicago resta la sede principale della sua attività anche negli anni seguenti quando si esibisce con vari gruppi e alla radio. Si racconta che la prima formazione a suo nome sia nata nel periodo in cui presta il servizio militare in marina. Tornato alla vita civile prosegue poi l'esperienza dando vita a una nuova orchestra con la quale lavora soprattutto per la ABC. Nel 1951 nel corso di una lunga tournée di successo comincia a cambiare stile passando dallo swing ad una musica pop di più facile e largo consumo. Muore a Dayton, nell'Ohio, il 10 ottobre 1978.

23 dicembre, 2015

23 dicembre 1966 - Apre l'UFO Club, il tempio dell'underground londinese

Il 23 dicembre del 1966 John Hopkins, seguendo un suggerimento di Steve Stoliman, proprietario dell'etichetta underground ESP di New York, inaugura l'UFO Club, un'organizzazione destinata a restare nella storia dell'underground londinese. Il club inizialmente utilizza per le sue attività il Barney Club, una sala da ballo poco frequentata. Le prime due serate vengono intitolate "Ufo presents night tripper" (Ufo presenta il viaggiatore della notte). Poi non serve più il titolo perché basta il marchio UFO. Il locale diventa il ritrovo di un sacco di persone che suonano, recitano poesie o tengono conferenze su vari argomenti. Ogni domenica pomeriggio ci sono gli "Spontaneous Underground", uno spazio con palco, teatro, sala di proiezione e discoteca dove si esibiscono liberamente i gruppi del fertile tessuto underground. Proprio all'UFO la Purple Gang compone e interpreta Granny takes a trip, una canzone il cui titolo è ispirato al negozio di abbigliamento underground di Kings Road, che diventa l'inno ufficiale del movimento. Gli artisti fanno a gara per aiutare il locale e anche il giornale autogestito nato per supportare il movimento underground. Si racconta dei Beatles seduti tranquilli ad ascoltare Pink Floyd e Soft Machine mentre Pete Townshend degli Who chiede di pagare due volte il biglietto per sostenere il giornale e Kimi Hendrix sale sul palco per unire la chitarra ai Soft Machine. Le iniziative dell’UFO diventano il fulcro della vita artistica alternativa di Londra e nell'autunno del 1967 si trasferiranno nella più capiente Roundhouse, che però verrà quasi subito chiuso dalla polizia. Ma il seme ormai è gettato e la pianta crescerà da sola. Racconta Roger Water dei Pink Floyd: «La prima volta che suonammo ci saranno state venti persone, la settimana dopo un centinaio, poi tre, quattrocento e alla fine non si poteva più entrare. L'UFO iniziò cosi...»

22 dicembre, 2015

22 dicembre 1927 - Ronnie Ball, l'inglese allievo di Tristano

Il 22 dicembre 1927 nasce a Birmingham, in Gran Bretagna, il pianista Ronald "Ronnie" Ball. Il ragazzo inizia prestissimo gli studi musicali e a soli quattordici anni è già apprezzato come pianista in varie orchestrine che si esibiscono nei locali della sua città natale. A ventun anni, nel 1948, entra per la prima volta in sala di registrazione dove suona con musicisti come Ronnie Scott, Vic Feldman, Tony Kinsey. Nel 1952 decide di fare il grande salto e si trasferisce negli Stati Uniti dove entra a far parte del ristretto gruppo di allievi di Lennie Tristano. Tra le sue esperienze più importanti ci sono quella in trio con il chitarrista Chuck Wayne, quella in quintetto con Lee Konitz. Nel febbraio 1956 entra anche a far parte del quintetto di J.J. Johnson e Kai Winding. Muore nel 1984 a New York.

20 dicembre, 2015

21 dicembre 1963 - Clifford Gibson muore in miseria

Il 21 dicembre 1963 a St. Louis, nel Missouri, muore in miseria il bluesman Clifford Gibson. Nato nel Kentucky il 17 aprile 1901 proprio a St. Louis per alcuni anni è stato un popolarissimo e acclamato protagonista della scena musicale. Al momento della morte però il pubblico gli ha da tempo voltato le spalle e la moglie è costretta a venderne il corpo alla facoltà di medicina per poter pagare le spese del funerale. Il palcoscenico preferito da Gibson, come da quasi tutti i grandi bluesmen della sua epoca sono le strade dove il pubblico impara a conoscerlo e ad apprezzarlo gli inusuali acuti lunghi e prolungati che trae dalle corde della sua chitarra e per il cane ammaestrato che lo accompagna nelle esibizioni. Il primo ad accorgersi delle sue qualità è Jesse Johnson, proprietario di un magazzino di dischi, organizzatore di spettacoli e artefice fondamentale della diffusione del blues di St. Louis. Grazie al suo interessamento Gibson registra tra il 1929 e il 1935 una quarantina di brani che negli anni Settanta vengono in gran parte inseriti e nell'album Beat you doing it.

19 dicembre, 2015

20 dicembre 1933 - Sam Falzone, un sax da big band

Il 20 dicembre 1933 nasce a Buffalo, New York, il saxoclarinettista Sam Falzone, all'anagrafe registrato con il nome di Salvatore Joseph Falzone. Inizia a studiare clarinetto all'età di quattordici anni prosegue ininterrottamente fino al 1951. Nel 1952, chiamato alle armi, presta il servizio militare nell'aviazione ed entra a far parte della Air Force Band. Congedatosi nel 1955 riprende a lavorare con vari gruppi. Nel 1964 incontra il trombettista Don Ellis che lo scrittura per la sua big band. Quattro anni dopo lascia Ellis per entrare nella big band del batterista Buddy Rich. Chiusa anche questa esperienza riduce progressivamente le esibizioni dal vivo per dedicarsi quasi esclusivamente all'attività di studio. Il suo stile, fortemente influenzato dal linguaggio dell'hard bop, è sostenuto da una forte espressività e da una voce strumentale molto potente che si esprime in fraseggi tesi e nervosi. Muore il 22 settembre 2013 a Getzville, New York.

18 dicembre, 2015

19 dicembre 1935 - Silvia Guidi, dalle navi da crociera al festival

Il 19 dicembre 1935 nasce a Cento, in provincia di Ferrara, la cantante Silvia Guidi, all'anagrafe Ersilia Guidetti. Pur avendo cominciato a lavorare fin dalla più tenera età coltiva la passione per la musica nel tempo libero studiando canto e fisarmonica. Nel 1950, appena quindicenne, inizia a esibirsi come cantante nelle sale da ballo della sua zona facendosi apprezzare particolarmente nel genere melodico moderno. Viene poi scritturata per cantare sulle navi da crociera e mentre la sua popolarità si allarga ottiene il primo contratto discografico con l'etichetta Fontana Records. Nel 1961 partecipa al Festival di Sanremo interpretando Notturno senza luna in coppia con Aura D’Angelo, ma viene eliminata. Ci riprova, con la stessa sfortuna, l’anno dopo cantando Fiori sull’acqua in coppia con Wanda Romanelli. In quegli anni gode anche di una discreta popolarità grazie alla costante presenza in trasmissioni radiofoniche e televisive di successo interpretando brani come Amami di più, Gelosia, La verità, Fantastico, Dammi la mano e corri, È vero, Qualcuno mi ama e Quando c’è la luna piena

18 dicembre 1965 - Per qualche dollaro in più

Il 18 dicembre 1965 al Supercinema di Roma viene proiettato per la prima volta il secondo western all'italiana di Sergio Leone. Si intitola "Per qualche dollaro in più" e la leggenda vuole che il titolo sia nato il giorno stesso della rottura con la Jolly Film, la casa di produzione di Giorgio Papi e Arrigo Colombo per la quale aveva girato "Per un pugno di dollari". È lo stesso Leone ad avvalorare la tesi sostenendo di esserselo inventato per ripicca proprio nel momento in cui dava loro l’addio senza avere la minima idea di quale sarebbe stato il soggetto. Il regista trova poi un nuovo produttore nell’avvocato Alberto Grimaldi che gli fa un’offerta di tutto rispetto: un compenso, la copertura delle spese e il 50% dei profitti. Con questa garanzia si mette al lavoro iniziando a tratteggiare il soggetto di massima con Duccio Tessari e Fernando Di Leo. Al momento della prima scrittura Tessari esce dall’impresa mentre Di Leo continua insieme a Enzo Dell'Aquila. Alla fine è lo stesso Sergio Leone, coadiuvato dal cognato Fulvio Morsella, a trasformare la bozza in un soggetto più dettagliato. Ai due si unisce poi lo sceneggiatore Luciano Vincenzoni, che in nove giorni scrive la sceneggiatura. Il film viene proiettato per la prima volta il 18 dicembre 1965 al Supercinema di Roma. Le reazioni entusiastiche del pubblico impressionano gli emissari della United Artists invitati da Luciano Vincenzoni ad assistere alla proiezione e convincono Ilya Ropert, il vicepresidente della società statunitense a comprare a scatola chiusa i diritti di distribuzione sul successivo film di Leone. Per il suo secondo western all’italiana Sergio Leone decide di puntare su una figura dalla quale il western classico di Hollywood si è sempre tenuto un po’ distante: il bounty killer. Se l’ambigua personalità di chi uccide per soldi cozza contro l’etica che caratterizza gli eroi statunitensi, costretti a essere moralmente edificanti in quanto elementi fondamentali di quella che viene chiamata “epica della frontiera” a lui non importa, anzi ne prende esplicitamente le distanze. «Gli Americani hanno sempre dipinto il West in termini romantici, con cavalli che corrono al fischio del padrone. Non hanno mai trattato il West seriamente, come noi non abbiamo mai trattato l'antica Roma seriamente. Forse il più serio dibattito sull'argomento è stato fatto da Kubrick in "Spartacus": gli altri film sono sempre stati favole di cartone. È stata questa superficialità che mi ha colpito e interessato». Per questa ragione quando si tratta di rimettere in sella il suo “uomo senza nome” dopo il successo di "Per un pugno di dollari" sceglie di farne un cacciatore di taglie. Con lo stesso cappello, lo stesso poncho e lo stesso, identico sigaro del film precedente Clint Eastwood diventa il Monco, un professionista dell’assassinio pagato dalla legge che fa tutto con la mano sinistra come se fosse un mancino ma spara con la destra. Ad affiancarlo c’è il Colonnello Mortimer, cacciatore di taglie più per necessità che per scelta se si dà retta alle osservazioni del profeta («...era un gran militare e ora s’è ridotto a fare il bounty killer) o, come si scopre alla fine, in qualche caso anche per vendetta. E proprio per sottolineare l’importanza assoluta del denaro il conteggio finale dei cadaveri viene effettuato utilizzando come unità di misura il valore in dollari delle taglie.

17 dicembre, 2015

17 dicembre 2004 - Bob Marley eroe nazionale giamaicano?

Il 17 dicembre 2004 vari giornali riportano la notizia di una singolare iniziativa nata in Giamaica. «In qualsiasi parte del mondo uno si trovi, quando sente pronunciare la parola Giamaica si accorge che viene inevitabilmente accostata a un nome solo, quello di Bob Marley». La dichiarazione è di Jacqueline Knight-Campbell, la donna che ha presentato l’iniziativa della “Bob Marley Foundation” per chiedere alle autorità del paese caraibico che il Profeta del Reggae venga proclamato Eroe Nazionale e che il giorno della sua nascita venga considerato Festa Nazionale. La mobilitazione da qualche tempo si sta intensificando e comincia a prendere forma la possibilità che possa avere successo. Se accadesse Bob Marley diventerebbe l’ottavo Eroe Nazionale di un paese decisamente restio a elargire con facilità questo tipo di onorificenza. Non mancano le resistenze da parte di chi sostiene che Bob ha avuto un rapporto spesso contrastato con l’isola che gli ha dato i natali e alla fine non se ne fa nulla, ma la questione è ancora aperta. 

16 dicembre, 2015

16 dicembre 1945 - Jack Jenney, il trombonista vagabondo

Il 16 dicembre 1945 a Los Angeles, in California, muore il trombonista Jack Jenney, il cui vero nome è Truman Elliott Jenney. Figlio d'arte, nato a Mason City, nell'Iowa, il 12 maggio 1910 muove i primi passi nella musica a otto anni quando inizia a studiare la tromba. Poco tempo dopo però passa al trombone e a undici anni già suona nell'orchestra paterna. La sua carriera in proprio inizia nel 1928 quando viene scritturato da Austin Wylie. Successivamente passa con le orchestre di Mal Hallett nel 1933 e di Isham Jones nel 1934. Nella seconda metà degli anni Trenta lavora come musicista di studio per le Reti radiofoniche NBC e CBS di New York e si esibosce con le formazioni di Victor Young, Freddy Rich, Lennie Hayton e molti altri. Tra il 1938 e il 1940 dirige una propria big band allo scioglimento della quale entra nella formazione di Artie Shaw. Nel 1942 forma un trio a suo nome e appare nella sequenza della jam session nel film “Una stella nel cielo" di William Dieterle. L'anno dopo entra nell'orchestra di Benny Goodman e per qualche tempo dirige anche l'orchestra di Bobby Byrne chiamato alle armi. Dopo aver prestato il servizio militare alla fine del 1944 cerca di tornare nel giro ma viene colpito da una serie di gravi problemi renali che lo portano alla morte.

14 dicembre, 2015

15 dicembre 1897 - Ed Allen, una cornetta nata a Nashville

Il 15 dicembre 1897 nasce a Nashville, nel Tennessee, Ed Allen, all'anagrafe Edward Clifton Allen, una delle cornette più famose dei primi anni del jazz. Ricostruire fedelmente i primi periodi della sua carriera artistica non è impresa facile, anche perché inizia a suonare a dieci anni e come molti strumentisti dell'epoca registra vari dischi per molte etichette e sotto diversi nomi. Di certo si sa che nel 1922 suona con la Whispering Gold Band, a bordo del S.S. Capitol, un battello di linea che percorre il Mississippi. Nel 1925 lo si ritrova al fianco di Earl Hines all'Elite n° 2, un club di Chicago molto popolare. A partire dal 1927 suona a New York con Willie "The Lion" Smith, James "P." Johnson e soprattutto con Clarence Williams, con il quale resta poi per diversi anni. Tra le sue incisioni degne di nota ci sono due straordinari blues registrati con Bessie Smith per la Columbia nel 1929: Nobody knows you when you're down and out e I've got what it takes. Negli anni Trenta suona con la Earle Howard's Band e poi continua quasi esclusivamente come free lance. Muore a New York il 28 gennaio 1974.

14 dicembre 1944 - Radio Libertà inizia le trasmissioni

Il 14 dicembre 1944 iniziano le trasmissioni dell'emittente partigiana "Radio Libertà" protagonista di una delle storie più affascinanti della Resistenza. L’emittente nasce nell'estate 1944 nel biellese quando al Comando zona, grazie alla complicità del conte Filippo Maria Trossi, arriva un apparecchio radiotrasmittente proveniente dall'aeroporto di Cameri. I primi a metterci mano sono Sam, nome di battaglia del chimico liberale Sandro Berruto appartenente alla 2a brigata "Garibaldi", Gamma, cioè il panettiere Giovanni Passaglia di Miagliano, il suo compaesano Grifo, un filatore che all’anagrafe si chiama Alfio Re e Gibo, nome di battaglia del ferroviere Luigi Galleis di Biella. Questo gruppo, dopo mesi di prove, il 14 dicembre 1944 riesce a mandare in onda la prima trasmissione dalle Case Trabbia di Callabiana nelle vicinanze di Biella. Sam è il programmista, Gibo lo speaker, Grifo il chitarrista, Gamma il tecnico. A pochi giorni dalla sua nascita Radio Libertà deve spostarsi. Interrotte le trasmissioni per evitare di essere intercettati da un rastrellamento in corso gli ingegnosi partigiani spostano l’attrezzatura dalle Case Trabbia di Callabiana a Sala Biellese. Gli impianti vengono revisionati e potenziati e maggior cura bviene dedicata alla programmazione. Anche la strumentazione musicale si arricchisce con l’arrivo di un altro chitarrista, una fisarmonica e una mandola, oltre al coro. Il responsabile della programmazione è Hans Striecher un garibaldino d’origini austriache maestro di musica il cui nome di battaglia è “Scat”, come il termine che definisce il canto ritmico del be-bop. Radio Libertà trasmette prima sulle lunghezze d'onda di 42,5 e di 21,5 metri e poi solo sulla lunghezza di metri 21. Le trasmissioni durano una mezz’oretta e iniziano alle 21.30. La sigla d’inizio trasmissione è rappresentata dalle prime dieci note di Fischia il vento, seguite dall’annuncio: «Radio Libertà, libera voce dei volontari della libertà. Non abbiano dubbi coloro che ci ascoltano, siamo partigiani, veri partigiani. Lo dice la nostra bandiera: Italia e libertà. Lo dice il nostro grido di battaglia: “Fuori i tedeschi, fuori i traditori fascisti”. Ecco chi siamo: null'altro che veri italiani. Le nostre parole giungeranno, valicando pianure e montagne, a tutti i compagni patrioti della Liguria, della Toscana, del Piemonte, della Lombardia, dell'Emilia, del Veneto, a tutti coloro che combattono per la nostra stessa causa. Viva l'Italia! Viva la libertà!» Questo è il testo dell’annuncio con il quale iniziano le trasmissioni. L’emittente trasmette fino a pochi giorni prima della Liberazione perché i fascisti riusciranno a danneggiarla nel corso della loro ultima offensiva iniziata il 19 aprile.

12 dicembre, 2015

13 dicembre 1903 - Sonny Greer, il primo batterista di Ellington

Il 13 dicembre 1903 nasce a Long Branch, nel New Jersey il batterista Sonny Greer, registrato all'anagrafe con il nome di William Alexander Jersey. Batterista molto versatile, nella seconda metà degli anni Dieci con Harry Yerek e successivamente suona anche con Fats Waller. L'incontro decisivo della sua vita però avviene nel 1919 a Washington quando conosce Duke Ellington dando inizio a una collaborazione destinata a durare vari anni. Proprio Greer convince il sassofonista Otto Hardwich e lo stesso Ellington ad andare a New York per suonare nell'orchestra di Wilbur Sweatman. L'esperienza però non è soddisfacente e si conclude con il ritorno dei tre amici a Washington dove nel 1923 Greer e Hardwich decidono di unirsi a Fats Waller e tornare a New York. Con loro ci sono anche il trombettista Arthur Whetsol il banjoista Elmer Snodwen mentre Ellington inizialmente rifiuta ma poi cede e raggiunge gli amici. Anche questa storia sembra nascere sotto una cattiva stella. All'inizio le cose si mettono male ma poi il quintetto, prima diretto da Snodwen e poi da Ellington, comincia a farsi conoscere e ottiene il definitivo successo all’Hollywood Café. Con l'orchestra di Ellington, Greer rimane fino al 1951 quando viene sostituito dal batterista bianco Louis Bellson. Suona poi Johnny Hodges e quindi come free-lance in alcuni famosi club di New York come lo Stuyvesant Casino o il Metropole, per lo più con band di jazz tradizionale. Muore il 23 marzo 1982

12 dicembre 1981 - Nicolas Vaporidis, dal nonno la passione per il cinema

Il 12 dicembre 1981 nasce a Roma l'attore Nicolas Vaporidis. È il nonno a fargli conoscere il mondo del cinema e ad affascinarlo quando è ancora un bambino. Nicolas Vaporidis, padre greco e madre romana, dopo la separazione dei suoi genitori resta a Roma con la madre, la sorella e un nonno speciale, direttore di produzione per la Maura Film. L’uomo, un amante del cinema che da più di quarant'anni è riuscito a trasformare la passione in un lavoro, diventa un punto di riferimento importante per il nipote e, giorno dopo giorno, lo contagia e gli trasmette il suo amore per il cinema. Il piccolo Nicolas non ha ancora undici anni quando spinto dal nonno nel 1992, partecipa senza fortuna al suo primo provino per il film "Ci hai rotto papà" di Castellano e Pipolo. Ha soltanto sedici anni quando l’adorato nonno muore lasciando a Nicolas l’eredità di un sacco di sogni da realizzare. Il ragazzo dopo la maturità, se ne va a Londra da solo per frequentare i seminari di recitazione del Lee Strasberg Theatre Institute mantenendosi grazie al lavoro di cameriere. Dopo un anno di vita londinese torna a Roma dove riesce trovare qualche lavoretto nell’ambiente del cinema e frequenta i corsi di recitazione del Teatro Azione sotto la guida di Isabella Del Bianco e Cristiano Censi, partecipando alla messa in scena di vari spettacoli. Nel 2003 fa il suo debutto sul grande schermo al fianco di Greta Scacchi ne "Il ronzio delle mosche" di Dario D’Ambrosi. L'anno dopo è tra i protagonisti di "13dici a tavola" di Enrico Oldoini e nel 2005 Pieraccioni lo scrittura per il suo "Ti amo in tutte le lingue del mondo". Nel 2006 arriva il grande successo con l’interpretazione del liceale Luca Molinari in "Notte prima degli esami" che trasforma Nicolas Vaporidis in uno dei nuovi divi del cinema italiano più amati dal pubblico femminile.

11 dicembre, 2015

11 dicembre 1944 - Brenda Lee, Little Miss Dynamite

L'11 dicembre 1944 a Lithonia, Atlanta, in Georgia nasce Brenda Mae Tarpley, destinata a diventare una delle cantanti più popolari tra i teenager alla fine degli anni Cinquanta con il nome d'arte di Brenda Lee. Vincitrice di un concorso per giovani talenti all'età di sei anni, a soli undici anni venne lanciata da Red Foley, una delle star del country, che la ospita nel suo show televisivo. Il 31 marzo 1956 si esibisce nell'Ozark Jubilee Show e due mesi dopo pubblica il suo primo singolo con Jambalaya, versione di un brano di Hank Williams. Il successo è rapido e travolgente e i giornali cominciano a soprannominarla "Little Miss Dynamite. In quel periodo debutta anche nel cinema con il film fantastico "The two little bears" diretto da Randall Hood. Eletta "la miglior cantante pop del mondo" nel 1962, 1963 e 1964 vede la sua popolarità andare in crisi con l'irrompere del beat sulla scena musicale. Dopo un lungo periodo di silenzio, negli anni Settanta si stabilisce a Nashville e torna prepotentemente alla ribalta come interprete country. Tra i brani di maggior successo del suo periodo d'oro ci sono Sweet nothin's, I'm sorry, That's all you gotta do, I want to be wanted, Let's jump the broomstick, Emotions, Dum Dum, Fool number one, Break it to me gently, Speak to me pretty, Here comes that feeling, It started all over again, Rockin' around the Christmas tree, All alone am I, Losing you, I wonder, Sweet impossible you, As usual, Think, Thanks a lot e Too many rivers.

09 dicembre, 2015

10 dicembre 1971 - Marino Barreto jr, l’ex legionario dalla voce confidenziale

Il 10 dicembre 1971 muore di cirrosi epatica Marino Barreto jr. Nato l'8 dicembre 1925 a Jovellanos, un borgo della regione di Matanzas, in Cuba, fin dalla più tenera età è costretto ad adattarsi a una vita vagabonda a causa delle alterne fortune politiche del padre, José Marino Barreto Lopez, sostenitore del presidente cubano Menocal. A quattordici anni si trasferisce definitivamente in Spagna con la famiglia, ma il suo carattere insofferente e rissoso è destinato a complicargli la vita. Qualche anno dopo scappa di casa e si arruola nella Legione Straniera. Ferito in combattimento si ritrova a far parte della banda musicale della Legione. L’esperienza lo appassiona e gli fa prendere la decisione di iscriversi ai corsi del conservatorio di Tetuan, dove si diploma in contrabbasso. Nel 1948, congedatosi dalla Legione, decide di tentare la fortuna come musicista e l’anno dopo arriva in Italia con l’orchestra di Roque Carabajo. Una sera a Viareggio è costretto a sostituire il cantante, colpito da una leggera forma influenzale. La risposta del pubblico lo convince a continuare. Dopo un primo periodo come cantante nel gruppo di Gigi Stock si mette in proprio dando inizio a un'avventura ricca di soddisfazioni e successo. In poco tempo diventa il caposcuola dello stile “confidenziale” che per gran parte degli anni Cinquanta vive momenti di grande splendore nella musica leggera italiana. Il suo primo grande successo discografico è La più bella del mondo un brano scritto da Marino Marini che vende oltre centomila copie e gli vale il Disco d’argento. Tra i suoi successi ci sono poi Hasta la vista señora, un brano di sua composizione per lungo tempo utilizzato come sigla dalla sua orchestra, e, soprattutto, Arrivederci, una delicata canzone di Umberto Bindi e Giorgio Calabrese destinata a vendere più di un milione di dischi. I puristi del bel canto all'italiana sostengono che senza amplificazione. non avrebbe mai potuto cantare perché... senza voce. La critica, pur se comprensibile, è del tutto infondata nel merito. Don Marino Barreto jr. arriva al canto un po' per caso e utilizza una tecnica vocale decisamente innovativa per la scena italiana. Canta con la voce sottile caratterizzata da un'alternanza di timbri e colori irrispettosa delle regole ma funzionale all'espressività dell'interpretazione. Il pubblico resta affascinato dal suo strano modo di cantare con un filo esile di voce che si fa rauco nei passaggi sussurrati, quasi gli si strozzassero in gola le note. Non corregge la sua leggera pronuncia esotica e gioca a spostare gli accenti delle parole e ad allungare le sillabe. La sua genialità si esprime anche nell'uso del microfono, visto dai detrattori come un difetto. Non è il primo interprete della scena musicale italiana di quell'epoca che canta usufruendo dell’amplificazione, ma è sicuramente uno dei primi a trattare il microfono come un vero e proprio strumento. Tutto ciò avviene in un periodo in cui gli interpreti del bel canto dalla voce possente e impostata guardano a quello strano aggeggio elettrico con diffidenza quando non con aperta ostilità visto che la potenza e la capacità d’emissione sono stati per lungo tempo l’elemento principale per giudicare un cantante: Don Marino Barreto jr. dimostra che un sussurro può essere fondamentale nell’interpretazione di una canzone alla pari di un acuto. Il pubblico gli tributa un successo straordinario. Non è un caso che quando la classifica dei dischi più venduti, quella che gli americani chiamano “Hit Parade”, fa la sua prima apparizione nel nostro paese nel 1959, per iniziativa del settimanale di musica e canzoni “Il Musichiere” il primo dominatore delle classifiche sia proprio lui che con la sua Arrivederci resiste al primo posto per ben due mesi, da settembre a ottobre.

08 dicembre, 2015

9 dicembre 1950 - Wolfgang Engstfeld, il John Coltrane tedesco

Il 9 dicembre 1950 nasce a Düsseldorf, in Germania, il sassofonista Wolfgang Engstfeld. Dopo gli studi musicali compiuti sia all'università di Musica e Arti dello Spettacolo di Graz in Austria che al conservatorio Robert Schumann a Düsseldorf ottiene la prima importante scrittura con il gruppo Jazztrack. Nel 1978 insieme a Uli Beckerhoff forma i Changes, una formazione dedicata soprattutto a moderne forme di hard bop. Tra le sue esperienze più interessanti spicca quella del Wolfang Engstfeld Quartet e del quartetto con Michel Herr, Palle Danielsson e Leroy Lowe. Definito dalla critica come "il John Coltrane tedesco" in realtà nel suo stile mostra di aver subito anche l'influenza delle esperienze di Rollins, Garbarek e molti altri.

8 dicembre 1925 - Jimmy Smith, the incredible

L'8 dicembre 1925 a Norristown, in Pennsylvania, nasce il tastierista Jimmy Smith. Il suo nome completo è James Oscar Smith, ma nel mondo del jazz lo si conosce con il soprannome di 'The Incredibile" per la sua tecnica straordinaria. Resta nella storia per essere stato il primo musicista a utilizzare l'organo elettronico, un Hammond B3 nel jazz. Dotato di uno stile molto personale, con un fraseggio fluido e la continua ripetizione del riff orchestrale è anche affascinato dalle possibilità espressive offerte dal rhythm and blues. Curioso sperimentatore sviluppa la sua ricerca musicale in varie direzioni e a partire dal 1962, diventa popolarissimo anche al di fuori della ristretta cerchia del jazz pubblicando brani come Walk on the wild side, Hobo flats, Who's afraid of Virginia Wolf, Home cookin', Prayer meeting, Back at the Chicken Shack, Got my mojo working e Hoochie Coochie man. Muore il 5 febbraio 2005.

07 dicembre, 2015

7 dicembre 1967 - (Sittin’ on) The dock of the bay

Il 7 dicembre 1967 Otis Redding registra (Sittin’ on) The dock of the bay, un brano da lui composto insieme al chitarrista Steve Cropper. Si tratta di una ballata soul carezzevole e leggermente ipnotica che si presta a infinite variazioni interpretative. Nelle sue intenzioni quella prima versione non dovrebbe essere la definitiva e si ripromette di lavorarci ancora con calma più avanti appena possibile. Lo aspetta, infatti, un breve tour nel Mid-West che avrebbe preferito evitare. Gli piace poco l’idea di spostarsi ogni giorno volando da una città all’altra come un pacco postale senza avere neppure il tempo di pensare. Non finirà mai la tournée perché il 10 dicembre 1967 l’aereo che lo sta trasportando a Madison, nel Wisconsin precipita nelle fredde acque del Lago Monoma. Con lui perdono la vita anche quattro componenti dei Bar-Kays, il gruppo che l’accompagna nei concerti: Jimmy King, Ron Caldwell, Phalm Jones e Carl Cunningham.

06 dicembre, 2015

6 dicembre 1947 - Uli Beckerhoff, una tromba del nuovo jazz tedesco

Il 6 dicembre 1947 nasce a Münster, in Germania, il trombettista Uli Beckerhoff. Inizia a suonare un po' per gioco negli anni in cui frequenta le scuole superiori, perfezionandosi in seguito a Colonia, dove, verso la fine degli anni Sessanta, entra in contatto con Manfred Schoof e gli a1tri esponenti del nuovo jazz tedesco. Per lungo tempo suona nella sezione fiati di molte grandi orchestre finché nel 1972 decide di sperimentare nuove strade ed entra nella formazione del Jazztrack Quintet. È l'inizio di una straordinaria carriera che fa di lui una delle trombe più significative del nuovo jazz tedesco. Tra le sue esperienze più interessanti ci sono quelle con il pianista Joachim Kuhn, con la Globe Unity Orchestra diretta dal pianista Alexander Von Sclippenbach e dal bassista Peter Kowald e con i Riot, un quintetto più influenzato dal jazz-rock.

04 dicembre, 2015

5 dicembre 1915 - Kansas Fields, il batterista conquistato dall'Europa

Il 5 dicembre 1915 nasce a Chapman, in Kansas, il batterista Kansas Fields, all'anagrafe Carl Donnell Fields. Nel 1928 si trasferisce a Chicago dove inizia a suonare in vari club della città conquistandosi una buona popolarità. Negli anni Trenta suona con personaggi come Jimmy Noone, King Kolax, Walter Fuller, Johnny Long e molti altri. Nel 1940 entra nella formazione di Roy Eldridge con la quale rimane qualche mese per tornare nuovamente con Johnny Long. In seguito dà vita a un proprio gruppo. Nel 1942 suona nella band di Ella Fitzgerald e poi con strumentisti di primo piano quali Benny Carter, Edgard Hayes, Charlie Barnet e Roger Kay. Chiamato alle armi, al suo rientro, nel 1945 suona prima con Cab Calloway successivamente con Claude Hopkins. Negli anni fra il 1946 e il 1953 lavora con Sidney Bechet, poi con Dizzy Gillespie, Eddie Condon e Roy Eldridge. Dopo un breve periodo con un proprio gruppo nel gennaio del 1953 viene scritturato per il tour europeo della band di Milton Mezzrow. Arrivato in Europa saluta i suoi compagni e si stabilisce in Francia, prestando il suo talento a varie formazioni europee e ai musicisti americani che si esibiscono sul suolo europeo come Albert Nicholas, Herb Flemming, Peanuts Holland, Bill Coleman e molti altri. Nel 1965 ritorna a Chicago dove inizia a suonare come prevalentemente come musicista di studio, a parte una breve parentesi con Dizzy Gillespie. Muore a Chicago il 3 agosto 1995.

4 dicembre 2003 - L'ultimo tour degli Suede

Il 4 dicembre 2003 inizia quello che dovrebbe essere l'ultimo tour della storia degli Suede. Da tempo la decisione era nell'aria. L'avventura di uno dei gruppi più significativi dell'ondata britpop degli anni Novanta sta per finire. Il flop dell'album A new morning accelera la fine della band che ha annunciato ufficialmente il proprio scioglimento due settimane dopo la pubblicazione della raccolta Singles. L'evento, se lo si può chiamare così, non è drammatico. Il tour che parte il 4 dicembre da Dublino e si concluderà a Londra il 13 dello stesso mese sarà l'ultimo del gruppo formato dal cantante Brett Anderson, dal chitarrista Bernard Butler, dal bassista Matt Osman e dal batterista Simon Gilbert. Poi ciascuno seguirà la propria strada. Senza drammi né ripensamenti, almeno così dicono. In realtà la decisione non sarà definitiva. Nel 2010 i Suede (con Richard Oakes alla chitarra) si riuniscono per un unico concerto di beneficenza alla Royal Albert Hall di Londra, in seguito vengono confermate altre date in Inghilterra e nel resto del mondo fino all'estate 2011, quando Brett Anderson annuncia per settembre l'uscita del suo quarto album solista Black Rainbows, per poi dedicarsi nuovamente ad un album di inediti firmato Suede. Il 18 marzo 2013 viene pubblicato, dopo dieci anni dall'ultimo disco, l'album intitolato Bloodsports, preceduto dall'uscita del singolo Barriers, brano messo a disposizione dei fans in download gratuito dal sito della band il 7 gennaio 2013, e dal brano It Starts And Ends With You pubblicato nel febbraio 2013. Il 7 settembre 2015 viene annunciato che nel gennaio 2016 uscirà ufficialmente il settimo album della band, intitolato Night Thoughts.

02 dicembre, 2015

3 dicembre 1938 - Angela Luce, bella come la faccia vera di Napoli

Il 3 dicembre 1938 nasce a Napoli Angela Savino, destinata a diventare una popolarissima attrice e cantante con il nome d'arte di Angela Luce. Il suo debutto ufficiale come cantante avviene nel 1954 alla Piedigrotta Bideri con il brano Zi' Carmilì. I biografi ufficiali sostengono che suo il nome d’arte, registrato con atto notarile, volesse essere un esplicito omaggio a Clara Booth Luce l’ambasciatrice statunitense in Italia dal 1953 al 1957. Dotata di una bellezza definita da Giuseppe Patroni Griffi “aggressiva e imbarazzante come la faccia vera di Napoli”, si dedica al teatro recitando sotto la guida di personaggi di primo piano come, tra gli altri, Eduardo De Filippo, Franco Zeffirelli e Garinei e Giovannini. Anche il cinema si accorge della sua personalità affidandole parti in più di cinquanta film con registi importanti come Luchino Visconti, Patroni Griffi, Pier Paolo Pasolini, Salvatore Samperi, Luigi Zampa, Dino Risi e altri. Nel 1970 arriva al secondo posto al Festival di Napoli cantando 'O divorzio, in coppia con l’attore Franco Franchi. Nel 1975 partecipa al Festival di Sanremo con Ipocrisia, una canzone che si piazza ancora al secondo posto a pari merito con Va speranza va interpretata da Rosanna Fratello. Nel dicembre 2008 pubblica la sua prima raccolta di poesie dal titolo "Momenti di.. Luce" per l'Editore Guida di Napoli, con presentazione curata dal regista Pupi Avati. Alcune poesie inserite nel libro sono poi divenute canzoni grazie alle musiche da Leonardo Barbareschi, e con questo libro ha vinto il Premio Speciale del Presidente (unitamente a Sergio Zavoli e Guido Ceronetti), assegnato nell'ambito del Premio Letterario Camaiore 2009. Tra le innumerevoli canzoni portate al successo sono da ricordare Bammenella ‘e coppa ‘o quartiere, Che vvuò cchiù, Senza frontiere, Per una notte, Te ne vaie, Chitarra nera, Popolo vesuviano, Nu poco 'e sentimento, Sunate manduline, Anema nera ed E a Napule ce sta.

01 dicembre, 2015

2 dicembre 1933 - Fiorella Bini, la cantante dal cognome ingombrante

Il 2 dicembre 1933 nasce a Milano la cantante Fiorella Bini. Il suo nome d'arte serve a nascondere un cognome piuttosto ingombrante per la scena musicale dell'epoca. All'anagrafe è registrata come Fiorella Cherubini. La ragazza infatti è figlia del famoso Bixio Cherubini, uno dei più prolifici autori e una delle personalità più influenti della musica di quell'epoca. Fiorella inizia a cantare nel 1953 con l'orchestra di Pippo Barzizza, passando poi in quella di Angelini. Dotata di una voce ariosa con ampia estensione, canta anche in coppia con Adriano Valle brani come Piccolo usignolo e Canto nella valle e nel 1955 vince la Maschera d'oro. Nel 1957 partecipa al Festival di Sanremo con Estasi in coppia con Flo Sandon’s e con il blues Raggio nella nebbia. Tra i suoi successi sono da ricordare Sorrisi e lacrime e una personale versione di My prayer. Muore a Roma, dopo una lunga malattia, il 15 febbraio 2004.

1° dicembre 1970 - Approvata la legge sul divorzio

Nonostante la ferma opposizione della Chiesa e di gran parte delle organizzazioni d’ispirazione cattolica il 1° dicembre 1970 viene definitivamente approvata la legge sul divorzio, che ha già ottenuto, il 9 ottobre in Senato. Anche in Italia è possibile, come accade in quasi tutti i paesi europei, sciogliere legalmente il vincolo matrimoniale. Vasti settori dello schieramento contrario all’approvazione della legge annunciano la loro intenzione di raccogliere le firme per un referendum che porti alla sua cancellazione. Il 19 giugno 1971 consegneranno alla Corte di Cassazione la richiesta di abrogazione della legge sul divorzio, sottoscritta da 1.379.314 elettori.

30 novembre, 2015

30 novembre 1956 - Con l'Ampex nasce l'era della "differita" televisiva

Il 30 novembre 1956 negli Stati Uniti viene registrato per la prima volta un programma televisivo utilizzando il VR-1000, il primo della serie dei registratori su nastro video da 2 pollici Quadruplex a 4 tracce ideati da Alexander Poniatoff, il geniale inventore che una decina d'anni prima ha fondato la società Ampex. La prima trasmissione televisiva registrata magneticamente e trasmessa in differita usando il nuovo sistema di registrazione è "Douglas Edwards and the News". Il nome della Ampex è un acronimo di "Alexander M. Poniatoff EXcellence"

27 novembre, 2015

29 novembre 1927 - Narciso Parigi, il re dello stornello toscano


Il 29 novembre 1927 nasce a Campi Bisenzio, in Provincia di Firenze, Narciso Parigi. Esponente di spicco della scuola degli stornellatori toscani nella seconda metà degli anni Quaranta e negli anni Cinquanta è uno degli interpreti più amati dal pubblico radiofonico. La sua carriera inizia nel 1944 quando, dopo aver studiato canto lirico inizia a esibirsi con il Quartetto Fiorentino. Il primo ad accorgersi del suo talento è il maestro Francesco Ferrari che nello stesso anno lo convince a unirsi alla sua orchestra e gli apre le porte della radio. Il suo repertorio, inizialmente impostato su tipici stornelli o su brani dalla costruzione simile a quella delle stornellate, si apre progressivamente a un repertorio classicamente melodico. All’inizio degli anni Cinquanta la sua versione del drammatico brano Terra straniera ottiene un grandissimo successo. Nel 1954 Sergio Corbucci gira un film ispirato alla canzone nel quale narra la storia di un minatore italiano emigrato in Francia e affida proprio a Narciso Parigi il ruolo del protagonista. Nel 1955 partecipa al Festival di Sanremo con Incantatella in coppia con Claudio Villa e Ci ciu ci cantava un usignol, insieme Natalino Otto e i Radio Boys destinata a diventare un successo internazionale. Nel 1957 è tra i protagonisti di “Voci e volti della fortuna”, il programma radiotelevisivo precursore di “Canzonissima” e abbinato alla Lotteria di Capodanno. Nel 1960 in coppia con Luciano Rondinella vince il Festival internazionale di Firenze con Rondini fiorentine e nel 1962 torna sul palcoscenico sanremese con Vita, in coppia con Giorgio Consolini. Nel 1963 partecipa al Festival di Napoli con 'A stessa Maria, in coppia con Mario Abbate, e 'A fenesta 'e rimpietto con Maria Paris. Simbolo canoro di Firenze come Odoardo Spadaro, Narciso Parigi fa conoscere lo stornello toscano in tutto il mondo. Considerato uno dei più popolari interpreti della canzone italiana degli anni Cinquanta si avvale di uno stile asciutto e sobrio che non abusa di abbellimenti e tenta di colpire direttamente l’attenzione dell’ascoltatore. Il merito è anche di una perfetta dizione e di una tecnica vocale particolare, acquisita proprio nella lunga esperienza di stornellatore, che lo porta a far emergere le sfumature della melodia lasciando che la voce scivoli via come si fa sui doppi sensi degli stornelli. Nell’Italia del dopoguerra si fa conoscere grazie alla radio. È ancora un giovane di belle speranze quando dagli studi di Radio Firenze inizia a far innamorare l’Italia della sua voce da tenore leggero. Non canta soltanto stornelli, ma si cimenta con i motivi più in voga di quegli anni facendosi apprezzare per il modo spontaneo e coinvolgente che lo caratterizza. Proprio il suo carattere gioviale, il sorriso affabile e l’aria scanzonata lo fanno diventare un simbolo della canzone italiana nel mondo. Anche il cinema si accorge di lui e gli affida importanti ruoli da protagonista in una nutrita serie di pellicole di successo. Pur avendo dimostrato, in particolare nel periodo in cui canta con l’Orchestra Ferrari, di cavarsela egregiamente anche con la canzone ritmica di derivazione jazz, Narciso Parigi si mantiene fedele alla canzone italiana classica. La sua scelta è destinata a non modificarsi neppure quando altri suoi colleghi, di fronte all’irrompere di nuove mode si adeguano. E quando in Italia la fedeltà alla melodia non è particolarmente apprezzata lui cerca fortuna fuori dai confini nazionali. Si calcola che nella sua carriera abbia registrato quasi cinquemila brani.

28 novembre 1927 - Gigi Gryce, il sax dell'hard bop

Il 28 novembre 1927 nasce a Pensacola, in Florida, il sassofonista Gigi Gryce, all'anagrafe George General Grice. Fra tutti i sassofonisti dell'epoca di Charlie Parker è forse quello che meglio è riuscito ad affrancarsi dal peso e dalla ipoteca della suggestione del mito parkeriano. Molte sono le ragioni probabili di questa sua geniale originalità, la principale delle quali probabilmente è da attribuire alla sua provenienza da studi classici effettuati prima al conservatorio di Boston e poi in Europa, a Parigi, dove vive il clima cosmopolita del dopoguerra. Proprio nella capitale francese avviene, infatti, l'incontro fra jazz e cultura classica grazie anche all'apporto di intellettuali come Sartre, Boris Vian, Michel Leiris, Michel Butor. È questa tensione intellettuale, a spingere Gryce verso l'esperienza del cool jazz. Al suo ritorno a New York, nel 1953, viene ide ingaggiato da Max Roach che stava attraversando un periodo di sperimentazione in bilico fra il bop e il cool. Successivamente il suo incontro con Clifford Brown gli consente di inserirsi in un filone che tenta di mediare tra l'eccessivo intellettualismo del jazz californiano e la lettura stilistica dell'hard bop.. La lezione di Clifford Brown riporta Gryce a raccordarsi con la tradizione nera senza rinunciare a far tesoro dell'esperienza occidentale vissuta nella Parigi degli anni Cinquanta. In quel periodo suona spesso con il trombettista Art Farmer e con Donald Byrd. Proprio con quest'ultimo, espressione del post bop e fra gli inventori dell'hard più duro e ribelle, forma il Jazz Lab Quintet. Considerato e rispettato come uno dei grandi protagonisti della scena jazz della seconda metà del novecento muore d'infarto il 17 marzo 1983.

27 novembre 2000 - La morte assurda di Damilola Taylor ispira i So Solid Crew

Nel pomeriggio di lunedì 27 novembre 2000, a Londra Damilola Taylor, un bambino d'origine nigeriana di dieci anni torna a casa da scuola dove aveva partecipato ad un corso di computer. A poche centinaia di metri dall' istituto, in una strada deserta, viene aggredito e colpito con una bottiglia rotta alla gamba sinistra. Il taglio gli recide l' arteria femorale. Il bambino si trascina per un centinaio di metri, seguito da tre ragazzi che l'insultano, poi si accascia sul marciapiede dove viene soccorso dagli operai di un vicino cantiere. Il bambino arriva morto all' ospedale King's College, dissanguato. Qualche mese dopo l'assassinio Skat D, Face e Megaman dei So Solid Crew registrano No love, una canzone in ricordo di Damilola Taylor. Proprio Megaman spiega che la loro intenzione è quella di mandare un messaggio alle baby gang che li seguono e ascoltano la loro musica: «...il messaggio di questa canzone è la pace. Non c’è amore per le strade, in questo momento. Vogliamo che la negatività diventi positività e che la violenza finisca».

26 novembre, 2015

26 novembre 1956 - In Italia arrivano i flipper

Il 26 novembre 1956 i flipper vengono installati per la prima volta nei bar italiani. Nati negli Stati Uniti nel 1932 i "biliardini elettrici", come vengono chiamati nel nostro paese, suscitano la preoccupazione dei soliti benpensanti che ne chiedono la messa al bando perché «creano una generazione di giovani ipnotizzati che guardano nel vuoto seguendo le acrobazie della pallina». Caduta nel vuoto l'idea di metterli al bando diventano uno dei simboli degli anni Sessanta e di parte dei Settanta oltre a regalare il nome anche alla band dei Flippers, nata dalla frantumazione di vari gruppi jazz romani. La sua formazione storica comprende il futuro giornalista Fabrizio Zampa alla batteria, il vibrafonista e organista Romolo Forlai, il bassista Stefano Torossi, il trombettista e futuro opinionista Massimo Catalano e il pianista Franco Bracardi, destinato ad assurgere a grande popolarità come “accompagnatore ufficiale” di Maurizio Costanzo. Scoperti da Vincenzo Micocci pubblicano nel 1959 il loro primo singolo Muskrat rumble cha, cha, cha. Successivamente aggiungono alla formazione anche uno sconosciuto clarinettista che risponde al nome di Lucio Dalla. I Flippers collaborano poi con Edoardo Vianello fornendo la base musicale a vari dischi di successo come Hully gully in dieci, Sul cucuzzolo, Il peperone e I Watussi. Dopo la partecipazione al Cantagiro del 1962 la loro attività si riduce fino al definitivo scioglimento.

24 novembre, 2015

25 novembre 1963 - Gorella Gori, una delle protagoniste del café chantant

Il 25 novembre 1963 muore a Roma una signora di sessantatre anni che risponde al nome di Zaira Erba. Pochi lo sanno ma un tempo, con il nome d'arte di Gorella Gori, è stata una soubrette capace di entusiasmare folle d'appassionati nei ritrovi più alla moda del café chantant. Nata a Roma il 2 febbraio 1900 nel 1924 debutta come cantante di varietà in una rivista della “scandalosa” Anna Fougez. La sua voce ampia da stornellatrice, unita a una non comune capacità di "stare sulla scena", ne fanno una delle soubrette più contese di quel periodo. Come cantante partecipa anche a varie edizioni della Piedigrotta napoletana. Tra le sue interpretazioni di maggior successo di questo periodo sono da ricordare quelle di Vela surrentina, ‘O desiderio, Silenzio cantatore, Passione e Io ‘na chitarra e ‘a luna. Nel 1939 con "In campagna è caduta una stella" fa il suo debutto nel cinema. Dopo aver toccato vette altissime tra gli anni Trenta e i primi Quaranta, la sua popolarità comincia a calare e lei preferisce ridurre l'attività piuttosto che mendicare particine insignificanti in varietà di second'ordine. Pur continuando per qualche tempo nel cinema lascia per sempre l'attività dal vivo con un solo ripensamento nel 1954 quando torna alla prosa in un lavoro teatrale della compagnia di Andreina Pagnani.

23 novembre, 2015

24 novembre 1959 - George Irish, uno dei grandi strumentisti del jazz orchestrale

Il 24 novembre 1959 muore a Boston nel Massachusetts, il quarantanovenne sassofonista e clarinettista George Irish, uno dei protagonisti dell'epoca d'oro del jazz orchestrale. Nato a Panama nel 1910 si trasferisce ancora ragazzo con la famiglia a Boston dove si dedica agli studi musicali frequentando vari istituti di quella città. Sempre a Boston comincia a esibirsi come sassofonista in seno a gruppi locali e nel 1938 ottiene il suo primo importante ingaggio in veste di sassofonista-arrangiatore nell'orchestra della cantante Blanche Calloway, sorella di Cab. L'anno seguente entra a far parte dell'orchestra di Teddy Wilson in una straordinaria sezione di sassofoni che comprende Rudy Powell, Pete Clark e Ben Webster. Nel corso del 1940 si aggrega alla big band di Benny Carter e successivamente passa all'orchestra di Fletcher Henderson, poi in quella di Don Redman e infine alla testa di una sua formazione destinata a non avere vita lunghissima. Nel dopoguerra diventa insegnante di musica alla Academy Of Music di Arlington, incarico che mantiene sino al momento della sua prematura morte.

23 novembre 1941 - Franco Nero, l'alfa e l'omega del western all’italiana

Il 23 novembre 1941 nasce a San Prospero di Parma Franco Nero, registrato all'anagrafe come Francesco Sparanero. Dopo il diploma di ragioneria se ne va a Milano per frequentare la Facoltà di Economia e Commercio. Ben presto però decide che la laurea non è il suo obiettivo. Interrompe gli studi universitari e inizia a frequentare i corsi di recitazione del Piccolo Teatro di Milano. La prima occasione di passare al cinema arriva nel 1961 quando Mario Monicelli gli propone una parte in un episodio "Boccaccio 70". Lui non si sente pronto e rifiuta. Il debutto è solo rinviato al 1964 quando partecipa al film "La ragazza in prestito" con Annie Girardot e Rossano Brazzi. Dopo il successo di "Django" è Abele nel film "The Bible" (La Bibbia) di John Huston e Lancillotto nel musical "Camelot" di Joshua Logan. Nel 1967 vince il David di Donatello per "Il giorno della civetta" di Damiano Damiani, ispirato al romanzo di Leonardo Sciascia. Da quel momento diventa uno degli attori italiani più stimati in campo internazionale. Nella sua lunga carriera lavoracon registi come Elio Petri, Florestano Vancini, Marco Bellocchio, Luis Buñuel, Sergej Bondarčuk, Rainer Werner Fassbinder e tanti altri, compresi i già citati Houston e Damiani. Per gli amanti del western all’italiana però resta Django e Keoma, cioè l’inizio e la fine, l’alfa e l’omega, uno dei primi film e quello che chiude l’epopea di un genere che lui attraversa da protagonista. Franco Nero è il solitario dagli occhi azzurri, l’antieroe per eccellenza. Più tormentato del Clint Eastwood dei film di Leone ma non meno spietato di lui, agli occhi degli appassionati ha il merito di non aver mai tradito il genere che gli ha dato la fama. Nonostante la rapida popolarità internazionale, i fasti hollywoodiani e i premi importanti tributatigli dalla critica per opere cinematografiche di notevole impegno, non cessa mai di riprendere la colt e tornare in qualche paesino di frontiera. Lui accompagna il western all’italiana dall’inizio alla fine passando per le varie evoluzioni. Scolpisce il personaggio di Django, il più imitato di tutta la storia di quel genere cinematografico, quando le strade del west di casa nostra propongono solitari e vendicativi antieroi. Poi va nelle lande desolate del Sudamerica a dare una mano ai rivoluzionari quando il genere si apre alle spinte eversive delle ragioni dei poveri del mondo e diventa Cipolla Colt quando il western si fa ironico. Alla fine, mentre tutti stanno ormai emigrando verso altri generi, accetta di vestire i panni del mezzosangue Keoma per l’ultima grande avventura del western all’italiana. 

21 novembre, 2015

22 novembre 1938 - Will Connell jr: niente legami, meglio free lance

Il 22 novembre 1938 a Los Angeles, in California, nasce Will Connell jr. Nei cataloghi e nelle enciclopedie del jazz viene classificato come sassofonista. La classificazione è vera ma incompleta perché Will è anche e soprattutto un grande sassofonista ma nella sua lunga carriera si è esibito senza patire troppe emozioni al flauto, al clarinetto e al pianoforte. Instabile nei suoi legami musicali studia al Los Angeles City College e poi si dà da fare sulla ricca scena jazz statunitense senza farsi catturare interamente da un progetto particolare. La sua attività è quella del free-lance disponibile anche a sperimentarsi ma refrattario all'idea di legarsi a un gruppo o a un musicista o anche soltanto a uno stile. Nei periodi in cui non trova da lavorare mette in piedi varie formazioni con le quali recupera qualche ingaggio soprattutto nella sua città natale. Tra le sue collaborazioni preferite c'è quella Horace Tapscott, uno dei geni a lungo incompresi della scena jazzistica di Los Angeles. Tra gli album migliori ai quali ha partecipato c'è And the players di Chico Hamilton, registrato nel 1976. Muore il 19 novembre 2014.

21 novembre 2003 - I Jethro Tull non amano la bandiera USA. Al bando!

Guai a chi tocca le stelle e le strisce della bandiera statunitense! Il 21 novembre 2003 vari giornali raccontano che le ultime vittime del clima neo-maccartista che sembra permeare la società degli States nell'era Bush sono i Jethro Tull. Ian Anderson, l'eterno leader del gruppo, infatti, intervistato da un quotidiano del New Jersey aveva messo in guardia contro il pericolo di un rinascente nazionalismo foriero di nuovi guai. Invitato a spiegarsi meglio, aveva cercato di dare il senso dell'angoscia suscitata in lui, scozzese e quindi straniero, dalla ossessiva esposizione della bandiera a stelle e strisce in ogni dove «Provo fastidio a vedere la bandiera americana su ogni maledetta station wagon, fuori da ogni locale, appesa su ogni casetta del Midwest. Attenzione perché è facile confondere il patriottismo col nazionalismo». Opinioni, dunque, molto personali ma figlie di un discorso più ampio. Eppure c'è chi ha visto in questi ragionamenti un'inqualificabile e insopportabile oltraggio alla propria sensibilità. Alcune emittenti radiofoniche hanno attuato un'immediata ritorsione: via i Jethro Tull dalla programmazione e per sempre.

19 novembre, 2015

20 novembre 1989 - Addio a Leonardo Sciascia

Il 20 novembre 1989 muore a Palermo, all’età di sessantotto anni lo scrittore Leonardo Sciascia, uno dei più vivaci protagonisti della letteratura italiana del dopoguerra. Nato a Racalmuto, in provincia di Agrigento nel 1921, si fa conoscere negli anni Cinquanta pubblicando due libri di poesie, “Favole della dittatura” stampato per la prima volta nel 1950 e “La Sicilia, il suo cuore”, uscito nel 1952. Ben presto trova nei racconti e nei romanzi la sua vera dimensione. Il suo taglio narrativo è lucido, essenziale e rigoroso e le storie attingono profondamente alla realtà, tanto che lo scrittore stesso le definisce «materia saggistica che assume i modi del racconto». Tra i suoi romanzi più conosciuti ci sono “Il giorno della civetta”, pubblicato nel 1961, “A ciascuno il suo” del 1966 e “Todo modo” del 1974, tutti portati anche sul grande schermo.

19 novembre 1926 - Nobuo Hara, una leggenda del jazz giapponese

Il 19 novembre 1926 nasce a Toyama, in Giappone, il sassofonista Nobuo Hara, l'uomo che più di altri ha contribuito a rendere popolare in Giappone negli anni del dopoguerra. Il suo vero nome è Nobuo Tsukuhara e musicalmente non nasce sassofonista. A quattordici anni suona e studia la tromba e soltanto qualche anno dopo passa al sassofono. I suoi gusti musicali inizialmente orientati alla classica dopo la fine della seconda guerra mondiale virano decisamente verso il jazz. Affascinato dalla lezione delle grandi orchestre nel 1951 forma la Sharps and Flats Band, una formazione di diciassette elementi destinata a diventare una sorta di leggenda del jazz giapponese in tutto il mondo al punto che la sua esibizione al Festival di Newport del 1967 viene salutata da una vera e propria ovazione delle migliaia di spettatori presenti.

18 novembre, 2015

18 novembre 1929 - Sheila Jordan, la voce femminile degli scat di Charlie Parker

Il 18 novembre 1929 nasce a Detroit, nel Michigan la cantante Sheila Jordan. Registrata all'anagrafe con il nome di Sheila Dawson, dopo aver passato l'infanzia a Summerhill, in Pennsylvania, intorno al 1945 torna nella sua città natale Detroit dove inizia la sua attività di cantante. Inizialmente si cimenta con le orchestre da ballo e passa poi successivamente al jazz grazie all'incessante opera di convinzione di strumentisti suoi amici come Tommy Flanagan, Barry Harris, Kenny Burrell e Donald Byrd. L'evento decisivo, quello cha la fa definitivamente innamorare del jazz è però l'incontro con Charlie Parker. Nel 1949 diventa popolarissima tra gli appassionati per la sua straordinaria espressività nell'interpretazione degli Scat di Parker. Nel 1952 si trasferisce a New York e l'anno seguente sposato il pianista Duke Jordan al quale "ruba" il nome che tiene poi come nome d'arte dopo aver divorziato alla fine del decennio. In quel periodo studia armonia e teoria con Lennie Tristano, canta con Charles Mingus e Horace Silver e soprattutto, per ben otto anni resta una delle attrazioni fisse del Page 3, al Greenwich Village. Qui la ascolta per la prima volta George Russell che nel 1962 la vuole al suo fianco per la registrazione di un brano leggendario come You are my sunshine. L'anno dopo la cantante pubblica il primo album a suo nome, Portrait of Sheila. È l'inizio di una lenta ma costante carriera nella quale canterà con artisti come Jan Garbarek, Roswell Rudd, Carla Bley, Marceilo Meiis, Arild Andersen, Steve Kuhn, Steve Swallow e tanti altri. Voce originalissima e dotata di una tecnica straordinaria Sheila Jordan ha ottenuto nella sua lunga carriera grandi soddisfazioni pur se spesso la critica è stata avara di riconoscimenti. Nel 2008 ha pubblicato l'album Winter sunshine.

17 novembre, 2015

17 novembre 1906 - Soichiro Honda, uno dei protagonisti della ricostruzione del Giappone

Il 17 novembre 1906 nasce a Komyo, in Giappone Soichiro Honda, destinato a dare vita a una casa automobilistica nel Giappone devastato e semidistrutto dopo la fine della seconda guerra mondiale. L’artefice del miracolo si chiama Soichiro Honda. Figlio di un meccanico ciclista impara ad aggiustare automobili in un garage di Tokio. A partire dal 1925 su suggerimento di Yuzo Sakakibara, il suo datore di lavoro, costruisce un'automobile da corsa utilizzando un telaio Mitchell del 1916 e un motore d'aereo Curtis-Wright V-8 da 8 litri. Da quel momento diventa uno dei più geniali progettisti di vetture con soluzioni innovatrici come automobili da corsa dotate di motori Ford fuori centro per i circuiti ovali con curve rialzate. Pilota spericolato, nel 1936 un incidente nell'All-Japan Speed Rally gli regala permanenti cicatrici al viso. Nell'ottobre del 1946, in un Giappone provato dalla guerra, fonda la Honda Technical Research Institute, che diventa poi Honda Motor Company. Inizialmente lavora per conto di altre aziende e, soprattutto costruisce componenti per la Toyota, ma vorrebbe avere una maggior libertà d’azione. Sogna di trasferire nella produzione di serie le sue intuizioni tecniche e sceglie di farlo nel settore meno rischioso. A partire dal 24 settembre 1948 sceglie di dare una prima apparentemente modesta risposta alle esigenze di nuova motorizzazione del Giappone uscito malconcio dalla guerra. Monta un motore di piccola cilindrata su un telaio di bicicletta creando un mezzo di trasporto semplice ed economico che va a ruba. Progressivamente introduce numerosi modelli di ciclomotori e motociclette andando anche alla conquista di altri mercati e diventando, a partire dagli anni Settanta l’azienda leader nei veicoli a due ruote. A partire dal 1960 la Honda inizia anche la produzione di autovetture destinate inizialmente in via esclusiva al mercato interno giapponese. La Honda debutta in Formula 1 nel 1964 con un team interamente giapponese e ci resta ininterrottamente fino al 1968 dopo la morte del pilota Jo Schessler nel Gran Premio di Francia. Nel 1967 le vetture Honda vincono tutte le prove del campionato mondiale con il team di Jack Brabham. La partecipazione alle competizioni automobilistiche è finalizzata al tentativo di imporre la sua immagine sui mercati mondiali, in particolare su quello statunitense. Il primo modello di successo è la Honda Civic, che in una versione più grande di quella destinata al mercato interno si impone proprio negli Stati Uniti dei primi anni Settanta grazie anche alla prima grande crisi petrolifera che esalta la sua economicità d’esercizio. Nel settembre del 1973, in occasione delle celebrazioni per il venticinquesimo anniversario di fondazione della società, Soichiro Honda lascia la presidenza per dedicarsi alla neonata Fondazione Honda, una sua creatura che ha la missione esplicita di creare un rapporto armonico tra tecnologia ed ecologia Con lui lascia la società anche il suo amico Takeo Fujisawa, l’alter ego di Honda, cervello e stratega dell'immensa espansione della società. La conquista del mercato statunitense e occidentale segna una nuova tappa positiva nel 1976 con la nascita della Accord. Nel 1983 la Honda torna in Formula 1 come fornitrice di motori inizialmente alla Spirit e, successivamente, a Lotus, McLaren, Tyrrell e Williams. Negli ultimi anni Ottanta la casa automobilistica giapponese decide di fare un nuovo salto di qualità. È del 1986 la creazione di un marchio specifico destinato a distinguere la produzione di autovetture di classe alta, lasciando il logo classico a rappresentare la produzione più normale. Nel 1991 Soichiro Honda muore. Nello stesso anno la rete di strutture di produzione e commercializzazione distribuita in tutto il mondo si dimostra una formula vincente e porta a venti milioni di vetture prodotte il nuovo record della casa giapponese.

16 novembre, 2015

16 novembre 1923 - Francis Clay, un versatile batterista

Il 16 novembre 1923 nasce a Rock Island, nell'Illinois, Francis Clay considerato uno dei più versatili batteristi della storia del jazz e del blues per la sua capacità di adattarsi agli stili più differenti. Francis inizia a suonare la chitarra a cinque anni e a dieci, nel 1933, passa alla batteria. Nel 1941 ottiene la sua prima scrittura in un'orchestra swing di Rock Island. Dopo la guerra suona con il trombettista Pat Patrick sr a New York e quindi con Big Jay McNeely, Gene Ammons e Charlie Shavers a Chicago. Dopo una breve apparizione nell'orchestra di Jay McShann, all'inizio degli anni Cinquanta si esibisce con Otis Spann, Forrest City Joe, Reginald Page e Jack McDuff. Dalla seconda metà di quel decennio inizia a suonare con Muddy Waters con cui resta per moltissimo tempo. Il suo rapporto con Waters non è però esclusivo e nei primi anni Sessanta lo si ritrova anche con le formazioni di Otis Rush, Buddy Guy, Junior Wells e Billy Boy Arnold. Nel 1966 entra anche a far parte del gruppo di James Cotton in sostituzione di Sam Lay. Successivamente suona con George Smith, Albert Collins e Shaky Jake. Nel 1969 abbandona l'attività musicale per curarsi da una grave forma tumorale alla gola, ma non è l'addio definitivo alle scene. Nel 1975 torna a suonare con l'orchestra di Cool Papa Sadler al Moonlight Club di San Francisco. La sua seconda vita artistica dura ancora a lungo. Muore il 27 gennaio 2008 a San Francisco, in California.