28 febbraio, 2015

1° marzo 1912 - Walter Davis, da pianista a portiere d’albergo

Il 1° marzo 1912 nasce a Grenada, nel Mississippi, il bluesman Walter Davis. Pianista e cantante tipico della tradizione urbana del blues di St. Louis fin dall’inizio sviluppa nelle sue interpretazioni uno stile sobrio e ricco di motivazioni sociali. Seguendo l’esempio di Leroy Carr riesce a trasportare nei testi dei suoi blues i temi propri della cultura afroamericana grazie a un notevole spirito di osservazione, una fertile immaginazione e un frasario musicale semplice e facilmente assimilabile. Abbandonata la famiglia a tredici anni, si trasferisce a St. Louis dove impara a suonare il pianoforte. Sul finire degli anni Venti, debutta negli house parties nella zona est della città e comincia a esibirsi nei vari club locali, spostandosi poi nel Texas, in Tennessee, nel Mississippi e in South Carolina. Nel giugno del 1930 registra il suo primo disco per la Victor a Cincinnati. Il maggior successo di questo periodo è M & O Blues. Negli anni Quaranta la sua popolarità tende a calare progressivamente Walter Davis nei primi anni Cinquanta rinuncia a esibirsi nei locali per dedicarsi all'attività di predicatore, ma non abbandona la musica. Intorno al 1954, colpito da paresi perde l'uso della mano sinistra ed è costretto a trovare lavoro come portiere di notte prima all'Hotel Calumet e quindi all'Albany Hotel. Non si è certi della sua data di morte perché, pur esistendo un certificato in tal senso a nome di Walter Davis per il quale sarebbe deceduto proprio a St. Louis il 22 ottobre 1963, c'è chi sostiene possa trattarsi di un'altra persona.

28 febbraio 1892 – Giorgio Schottler jr, tra i primi a cantare alla radio


Il 28 febbraio 1892 nasce a Napoli Giorgio Schottler jr, uno dei primi cantanti scritturati negli anni Venti dalla sede EIAR. Erede di una famiglia di musicisti suo padre Raimondo e suo zio Giorgio sr sono due personaggi fondamentali della musica italiana d’inizio secolo. Interprete di classici napoletani gode di una buona popolarità negli anni Trenta e Quaranta. Nel 1931 e nel 1932 partecipa alle due edizioni del Festival Napoletano. Tra le sue interpretazioni restano famose quelle di 'A luna nova in duetto con Vittorio Parisi, I' te vurria vasà e 'E spingole frangese. Nel 1960 pubblica un album di classici napoletani.


27 febbraio, 2015

27 febbraio 2007 - Al 57° Festival di Sanremo con Simone Cristicchi vince l’impegno

Presentato dall’inedita coppia formata da Pippo Baudo, che ne è anche il direttore artistico, e Michelle Hunziker il 27 febbraio 2007 inizia il Festival di Sanremo. La popolare manifestazione, arrivata alla cinquantasettesima edizione, si svolge all’ormai abituale Teatro Ariston. Dopo un paio d’anni di assenza la RAI rispolvera per l’occasione il Dopofestival, un programma d’intrattenimento e commento che inizia dopo la conclusione della serata all’Ariston, affidandone la conduzione a Piero Chiambretti. L’edizione 2007 del Festival, che si conclude il 3 marzo, premia due artisti e due brani di particolari impegno. La canzone vincitrice della sezione "Campioni", infatti, è Ti regalerò una rosa di Simone Cristicchi dedicata al problema delle malattie mentali mentre Pensa, il brano con il quale Fabrizio Moro vince nella sezione "Giovani", è un esplicito omaggio a tutti gli uomini che combattono la mafia.

25 febbraio, 2015

26 febbraio 1960 – La Peugeot 203 va in pensione

Il 26 febbraio 1960, la Peugeot decide di cessare la produzione della 203, un’auto che ha lasciato un segno importante nella storia e nel costume di Francia Ha l’aria di una tranquilla e placida leonessa, ma come la compagna del re del giungla se sollecitata mette in mostra un’aggressività imprevedibile. Insieme alla 4 Cv e alla 2 CV la Peugeot 203 è per i francesi una delle vetture che hanno accompagnato la motorizzazione di massa e, insieme uno dei simboli dei rutilanti anni Cinquanta, quelli che segnavano la ripresa del paese dopo la tragedia della guerra e, soprattutto, della voglia di vivere. Nella Francia del dopoguerra è stata l’unica vettura moderna di classe media fino all’arrivo della Simca Aronde. La sua storia comincia nel 1947 quando la stampa può contemplarne i prototipi in anticipo di almeno un anno sull’avvio della commercializzazione. Qualcuno la definisce “Un’economica automobile di lusso”, cosciente della contraddizione insita nella definizione stessa. Quando anche il pubblico può ammirarla al Salone dell’automobile di Parigi nel 1948 se ne innamora. Non è tanto la potenza nascosta in quel motore a quattro cilindri in linea che lascia a bocca aperta i visitatori quanto le forme, ispirate alla produzione statunitense dell’epoca, a modelli come la Lincoln Zephir o alla Clipper. La fluidità delle linee della 202, il modello che l’ha preceduta, cede alle suggestioni d’oltreoceano non rinunciando, però, alla solida sobrietà francese. È una sorta di simbolica applicazione dei concetti che stanno alla base della scelta del marchio della Peugeot: una testa di leone che ruggisce. La leggenda tramanda, infatti, che Emile Peugeot in persona avesse scelto quel simbolo per evidenziare le tre caratteristiche fondamentali delle sue vetture: resistenza, eleganza e rapidità di reazione alle sollecitazioni. La 203 è tutto questo. L’eleganza delle forme si sposa, infatti a un motore a quattro cilindri da 1290 cc di concezione modernissima con camere da scoppio emisferiche e valvole in testa con disposizione a V. Le sue caratteristiche esalteranno anche la fantasia dei progettisti. A parte le numerose versioni elaborate dalla Peugeot, a partire dalla Limousine Famigliare, con il passo allungato fino a 2.780 mm. e uno spazio interno in grado di ospitare comodamente fino a otto persone, numerose sono le cosiddette “elaborazioni speciali” tese a esaltarne le caratteristiche sportive. La più famosa è la 203 Coupé Darl’mat, una freccia capace di volare a 140 Km/h grazie a due carburatori, al telaio ribassato e all’aumento del rapporto di compressione. All’inizio degli anni Cinquanta viene anche scelta per ospitare il direttore di gara e accompagnare i ciclisti francesi al Tour De France legando così le sue vicende all’epopea della più massacrante corsa a tappe del mondo. Quando, il 26 febbraio 1960, la Peugeot decide di sospenderne per sempre la produzione, la 203 è già un mito. Quando l’ultima 203 lascia la catena di montaggio di Sochaux i libri matricola della Peugeot raccontano di una produzione totale di 669.163 vetture alle quali vanno sommate alcune migliaia di modelli speciali variamente realizzati. La parte del leone la fanno le Berline che nelle due versioni immesse sul mercato sfiorano il mezzo miliardo di automobili vendute. Tra le “speciali” spiccano le 16 vetture realizzate appositamente per il Tour de France e le 1.280 203 attrezzate ad ambulanza.