31 marzo, 2015

1° aprile 1992 - L’Oscar a “Mediterraneo”. Non è uno scherzo


Non è un pesce d’aprile anche se il giovane regista italiano per un po’ sospetta che sia tutto uno scherzo. Il 1° aprile 1992 nella lunga e spettacolare notte del Dorothy Chandler Pavilion di Los Angeles il regista italiano Gabriele Salvatores viene premiato con l’Oscar destinato al miglior film straniero. L’ambita statuetta è per “Mediterraneo”, un lungometraggio da lui diretto e interpretato da Claudio Bigagli, Diego Abatantuono, Giuseppe Cederna, Ugo Conti, Gigio Alberti, Vanna Barba, Claudio Bisio e Antonio Catania. Tra i cosiddetti esperti che nel nostro paese abbondano più che altrove le prime reazioni sono di stupore. Nella cerchia degli invidiosi si finge soddisfazione ma si lanciano strali avvelenati a rilascio lento. Tra le osservazioni nate dal bolo dell’invidia la più velenosa è quella di chi mostra un incantato e quasi ingenuo stupore perché i giudici degli Academy Awards avrebbero premiato con la prestigiosa statuetta un film dalle caratteristiche tutte interne al dibattito culturale italiano e le cui dinamiche sono comprensibili soltanto a chi ha vissuto nell’Italia degli anni Settanta. Non è tutto perché anche le vendette degli invidiosi hanno delle regole precise. Non si può esagerare perché se si porta alle estreme conseguenze questa teoria del film dalle tematiche provinciali e incomprensibili si rischia di ipotizzare che i giudici della prestigiosa Academy hollywoodiana abbiano pescato a caso da un cappello il biglietto con il nome di uno dei film stranieri perché non avevano voglia di vederseli oppure (peggio!) che si siano bevuti il cervello. Entrambe le ipotesi possono rivoltarsi contro a chi, nonostante l’invidia e il fastidio per i successi degli altri, nel mondo del cinema deve comunque continuare a lavorare. Per questa ragione insieme alla sorpresa per il risultato si fa sapere con nonchalance, quasi si trattasse di un dettaglio, che “Mediterraneo” è distribuito in tutto il Nord America dalla potentissima (all’epoca) Miramax dei fratelli Weinstein. E siccome le due comunicazioni viaggiano accoppiate l’effetto indotto è che si tratta di un Oscar immeritato assegnato in virtù delle pressioni di un potente distributore. Nonostante gli invidiosi “Mediterraneo” era e resta uno splendido film girato con mano leggera e destinato a commuovere anche chi non appartiene alla generazione del regista. Per chi invece ha vissuto l’esaltazione del sogno di cambiamento degli anni Settanta e il lungo riflusso degli Ottanta è la “chiusa” finale della cosiddetta “trilogia della fuga” di Gabriele Salvatores, iniziata nel 1989 con “Marrakesh Express” e proseguita l’anno dopo con “Turné”. Il centro della narrazione filmica di Salvatores in quel periodo (e non soltanto in quello) è rappresentato dal vortice di disillusioni, incertezze e voglia di fermare il tempo che caratterizza l’impatto con il riflusso degli anni Ottanta (e con la maturità) da parte di una generazione, la sua, dopo l’illusione di poter cambiare il mondo. Mentre i primi due film della trilogia entrano direttamente nel vivo di queste tematiche, “Mediterraneo” ci si avvicina per contiguità di emozioni mentre la chiosa finale del Salvatores-pensiero sulla questione arriva una citazione da Henri Laborit («In tempi come questi la fuga è l’unico mezzo per mantenersi vivi e continuare a sognare») e dalla dedica che appare prima dei titoli di coda («Dedicato a tutti quelli che stanno scappando»).

30 marzo, 2015

31 marzo 1911 - Freddie Green, la morbida chitarra di Count Basie

Il 31 marzo 1911 nasce a Charleston, nel South Carolina, il chitarrista Frederick William Green, conosciuto con il nome d’arte di Freddie Green. Comincia a suonare la chitarra a dodici anni con ottimi risultati. Trasferitosi a New York per terminare gli studi guadagna qualche dollaro esibendosi nei locali del Greenwich Village. Una sera tra il pubblico di uno di questi locali c’è John Hammond che resta favorevolmente impressionato dal suo talento e qualche giorno dopo parla di lui a Count Basie, in quel periodo alla ricerca di un chitarrista. È così che nel marzo 1937 Green entra a far parte dell'orchestra di Basie alla quale, da quel momento la sua vita artistica resta indissolubilmente legata. Sono pochissimi i jazzisti capaci di affermarsi senza mai praticamente esibirsi come solisti. Uno di loro è proprio Freddie Green, che con la sua chitarra acustica resta con Count Basie per mezzo secolo, tranne una brevissima interruzione nel 1950. I critici hanno scritto che «...ha il dono, con la sua sola presenza in una sezione ritmica, di farla suonare supremamente bene. Con le sue pennate morbide, elastiche, perfettamente a punto, con la sua scelta sempre felice degli accordi e dei rivolti, cementa i compagni che sono intorno a lui e le sezioni ritmiche di Basie hanno sempre avuto un tocco speciale e un fascino discreto che proveniva appunto dalla chitarra di Freddie Green, intimamente fusa con lo scarno e sempre squisito pianoforte di Basie...». Per questa ragione il suo apporto in sala di registrazione è molto ambito e la sua chitarra appare nei dischi di artisti straordinari come Benny Carter, Benny Goodman, Lionel Hampton, Pee Wee Russell, Joe Sullivan, Dicky Wells, Teddy Wilson, Lester Young, Herb Ellis, Gerry Mulligan, Mildred Bailey, Billie Holiday e tanti altri... Muore il 1° marzo 1987.

27 marzo, 2015

30 marzo 2002 – Eve: Basta con la violenza sulle donne!


Il 30 marzo 2002 le agenzie di stampa specializzate in notizie musicali titolano: Basta con la violenza sulle donne. Non è uno slogan, ma un grido di battaglia, visto che a lanciarlo è la rapper Eve, una delle più cattive e famose bad girls d’inizio millennio. Forte della fama che l'accompagna e della grinta che la caratterizza la ventitreenne, che un tempo si faceva chiamare Eve Of Deconstruction, ha affrontato il problema pubblicando un brano, Love is blind (L'amore è cieco) che parla di violenza domestica sulle donne e ha fatto comunella con le associazioni che forniscono assistenza legale e materiale alle donne maltrattate. Il suo impegno su questo fronte non nasce oggi. In molti suoi brani si ritrova quel concetto complesso che negli ambiente femministi veniva definito con il termine di "sorellanza", sia pur filtrato con la sensibilità di una ragazza nata a Philadelphia nel 1979 e abituata a confrontarsi con gli uomini nella dura palestra delle strade dei ghetti. Il suo Gangsta bitches (traducetelo voi) realizzato a tre voci con altre due ragazze cattive come Da Brat e Trina ha spiegato con le parole e le durezza del linguaggio gangsta, le differenze di genere ai machos del sottobosco rap. Da quando è una star del firmamento hip hop non si è, però, fermata lì. Proprio il 30 marzo ha chiamato a raccolta due cantanti sue amiche come Faith Evans e Amel Larrieux, un pugno di attrici (Salma Hayek, Rosario Dawson, Rosie Perez e Lynn Whitfield) e ha programmato un'uscita clamorosa in occasione del "V-day Harlem 2002", la festa d'inaugurazione del leggendario Apollo Theater di Harlem, chiuso da tempo per lavori di restauro.

29 marzo 1907 - Abe Lincoln, un figlio d’arte

Il 29 marzo 1907 nasce a Lancaster, in Pennsylvania il trombonista Abraham Lincoln, più conosciuto come Abe Lincoln. Figlio d’arte, suo padre è un apprezzato musicista, comincia a suonare il trombone da bambino. Ottiene i suoi primi importanti ingaggi nel 1925 con i Varsity Eight e gli University Six e l’anno dopo sostituisce Tommy Dorsey in seno ai California Ramblers. Proprio con questo gruppo, all'epoca popolarissimo, ha modo di mettersi in bella evidenza come solista dì trombone, anche se la sua tecnica strumentale risulta ancora un po' acerba. Verso la fine degli anni Venti lavora con i Goofus Five e con i gruppi di Arthur Lange, Ace Brigode, Ted Wallace. All'inizio degli anni Trenta è nelle formazioni di Roger Wolfe Kahn e di Paul Whiteman. Proprio durante questo periodo il suo stile viene influenzato da Jack Teagarden di cui diventa negli anni successivi uno dei più autorevoli discepoli. Tra il 1934 e il 1938 suona e incide con l'orchestra di Ozzie Nelson. Trasferitosi in California viene ingaggiato dall'orchestra di Perry Botkin, con la quale si esibisce nei più eleganti ritrovi di Los Angeles per accompagnare Hoagy Carmichael ed Ella Logan. Successivamente passa alla formazione di Victor Young, all’epoca utilizzata da Bing Crosby, Judy Garland, Johnny Mercer e da altri celebri big. A partire dal dopoguerra entra a far parte del clan dei dixielander della California che comprende Matty Matlock, Eddie Miller, Dick Cary, Stan Wrightsman, Nappy Lamare, Nick Fatool e molti altri coi quali suona e incide per molti anni consecutivi prendendo parte a varie edizioni del festival di Pasadena. Nel corso degli anni Cinquanta ha lavora con Bob Scobey, Pete Fountain e Bobby Hackett. Proprio con la jazz band di quest'ultimo registra nel 1955 uno splendido album per la Capitol assieme al suo idolo Jack Teagarden. Nel corso degli anni Sessanta fa parte dei Village Stompers e nel 1967 della jazz band di Wild Bill Davison. Muore l'8 giugno 2001.

28 marzo 1973 - Meglio i pellirosse dell’Oscar

Nella notte degli Oscar del 28 marzo 1973 Marlon Brando rifiuta di ritirare la preziosa statuetta, vinta per la sua interpretazione nel film “Il Padrino” e va a rendere omaggio agli indiani d’America in segno di solidarietà con le loro rivendicazioni. Son passati quasi vent’anni da “Fronte del Porto” ma Marlon Brando non è cambiato. Negli Stati Uniti squassati da una mobilitazione senza precedenti contro la guerra del Vietnam e per i diritti civili, il mito dei giovani degli anni Cinquanta decide di stare dalla parte delle nuove generazioni. Se nella prima parte della sua carriera l’identificazione con i giovani ribelli era basata sulla sua diversa interpretazione del ruolo dell’attore visto come un soggetto in grado di restituire un significato più complesso della semplice interpretazione di un ruolo, in questo caso la sua presa di posizione appare ancor più sincera perché slegata dalla sua carriera cinematografica. Con quel gesto manda un messaggio preciso: Marlon Brando è un ribelle nella vita prima ancora che sullo schermo. Le nuove generazioni, figlie dei suoi primi ammiratori, capiscono il messaggio e si riconoscono in lui, magari contro i padri e le madri che in gioventù si erano identificati con il motociclista del selvaggio.

26 marzo, 2015

27 marzo 1990 - Un Tornatore da Oscar

«Un capolavoro, un grande affresco poetico e un atto d’amore verso il cinema»: la critica di tutto il mondo va in visibilio di fronte a “Nuovo Cinema Paradiso”, un film di Giuseppe Tornatore. Dopo aver ottenuto nel 1989 il Gran Premio Speciale della giuria al Festival di Cannes, il 27 marzo 1990, nel corso della ‘Notte delle stelle’ di Hollywood, anche la prestigiosa Academy statunitense si inchina di fronte al geniale regista italiano attribuendo alla sua opera l’Oscar per il miglior film straniero.

25 marzo, 2015

26 marzo 2004 – “Salvamm’ ‘o munno”!

Il 26 marzo 2004 in una lunga intervista Enzo Avitabile presenta il suo nuovo disco Salvamm’ ‘o munno. Ci sono le voci e gli strumenti di tutti i Sud della terra nell’album del cantautore napoletano che destina parte dei proventi al finanziamento della campagna di Amnesty contro la piaga dei bambini-soldato. L’artista lo firma insieme ai Bottari di Portici, un gruppo che utilizza botti, tini e falci come strumenti percussivi seguendo le regole di un’antichissima tradizione, ma i brani vedono la partecipazione di un nutritissimo gruppo di artisti, da Khaled a Manu Dibango, Hugh Masekela, Simon Saheen, Amina, Baba Sissoko, Bachir Mizmar, Adel Shaaer, Luigi Lai e tanti altri. Una vera e propria chiamata a raccolta per salvare il mondo? Con la gentilezza e l’ironia napoletana che lo caratterizzano Enzo Avitabile si schernisce «Magari potessimo salvare il mondo con le canzoni!» Poi si fa più serio e spiega «Sono convinto che ciascuno debba fare qualcosa per questa terra. Io con la mia musica, tu con la tua vita quotidiana, con quello che sai fare, tutti insomma devono sapere che non si può uccidere la speranza e che la guerra, questo mondo di guerra che ci circonda, è una prigione da cui dobbiamo uscire. Bisogna essere consapevoli della necessità di fare qualcosa senza avere prima la garanzia che serva davvero. Bisogna perché si deve, perché tutto si lega, perché il piccolo gesto che faccio io può cominciare a cambiare le cose…». Come può essere spiegato questo in un disco? «Intanto con l’esempio. Se lo ascolti bene puoi capire che ciascun musicista entra nel linguaggio musicale senza prevaricazioni, senza imporre niente. Dalla mescola di individualità così diverse nasce quindi un linguaggio nuovo. Non è la somma di tanti stili, ma una costruzione nata dallo sforzo comune. Son partito dalle radici della musica della mia terra, ho chiesto la collaborazione dei Bottari di Portici e poi, insieme, abbiamo aperto la porta ai nostri fratelli e ai nostri amici perché lavorassero con noi». Il risultato è all’altezza delle aspettative, con artisti di fama mondiale che entrano nei suoni degli altri senza disturbare… «Sì e questo vale non soltanto per i grandi personaggi, ma anche per il lavoro fatto sulle sonorità di tutti. Per esempio l’apporto del basso o i rumorini dei tamburi sono minimali per non sovrapporsi al suono dei Bottari. Sai perché? Perché così nessuno colonizza nessuno, ma tutti insieme si lavora per qualcosa che quando inizi a costruire non sai ancora come sarà». C’è qualche novità anche nei testi…«Le parole sono più calate dentro la realtà, cercano di accarezzare il mondo e i suoi problemi ma senza esagerare. Io scrivo canzoni non articoli giornalistici e il mio lavoro funziona quando riesco a farmi capire immediatamente». Insomma vuoi proprio cambiare il mondo? «Se insisti ti dico di sì, ma a modo mio. Questo album è la dimostrazione che per cambiare il mondo bisogna cambiare se stessi. Che se si predica una cosa bisogna cominciare a praticarla, a dimostrare che è possibile. Io credo che su questa terra tutte le razze debbano e possano vivere insieme, in simbiosi? Bene. Siccome sono un musicista comincio a far vivere questa convinzione nel mio lavoro. Capito come funziona?»

25 marzo 1957 – I primi passi dell’Europa

Il 25 marzo 1957 vengono firmati a Roma due trattati destinati ad avere una grande importanza nella storia futura del ventesimo secolo. Il primo istituisce la Comunità Economica Europea (CEE) e il secondo la Comunità Europea dell’Energia Atomica (EURATOM). Si tratta dei primi atti concreti di un lungo processo che dovrebbe portare all’integrazione europea. I due trattati raccolgono l’adesione di Francia, Repubblica Federale Tedesca, Italia, Belgio, Olanda e Lussemburgo.

24 marzo, 2015

24 marzo 1961 – Addio a Freddy Johnson

Il 24 marzo 1961 scompare il pianista Freddy Johnson. La sua morte avviene a New York, la città dove è nato il 12 marzo 1904. Il pubblico comincia a conoscerlo e ad apprezzarlo nel 1922 nelle vesti di accompagnatore di Florence Mills. Due anni dopo formare una sua orchestra e debutta a New York. Successivamente suona con Elmer Snowden, Billy Fowler e Noble Sissle prima di aggregarsi all'orchestra di Sam Wooding con la quale si trasferisce in Europa nell'estate del 1928.. Tra il 1929 e il 1930 si esibisce più volte con successo al Bricktop's, di Parigi come solista. Nel 1933 insieme al trombettista Arthur Briggs forma una propria orchestra con la quale suona nei più eleganti ritrovi di Parigi mettendosi in luce anche come efficace arrangiatore. Nel 1934 è in Belgio e Olanda a fianco di Lex Van Spall e, successivamente, al Negro Palace di Amsterdam sia come solista, sia alla testa di un trio comprendente Coleman Hawkins. Nel 1939 entra a far parte, per un breve periodo, dell'orchestra di Willie Lewis poi va a Parigi alla testa di una nuova orchestra della quale fanno parte il trombettista Louis Bacon, il sassofonista Alix Combelle, il bassista Wilson Myers e il batterista Tommy Benford. Si ritira quindi ad Amsterdam ove apre un suo club, La Cubana, nel quale si esibisce stabilmente per diversi anni consecutivi. Rientrato negli Stati Uniti nel 1944 lavora prima con George James e poi con l'orchestra di Garvin Bushell. Negli anni successivi continua a esibirsi in vari ritrovi di New York come solista. Verso la fine degli anni Cinquanta ritorna in Europa con lo spettacolo di rivista “Free And Easy”, ma proprio durante questa tournée scopre di essere malato di cancro e dopo un primo ricovero a Copenaghen rientra a New York dove viene ricoverato al St. Barnabas Hospital. Ci resta fino alla morte.

23 marzo, 2015

23 marzo 2007 – Viva gli Spartani!

Il 23 marzo 2007 arriva nelle sale italiane il film "300". Tra i film campioni d’incasso della primavera del 2007 è una pellicola diretta da Zack Snyder ispirata alla vicenda dei trecento spartani che nel 480 a.C., durante la battaglia delle Termopili combatterono fino alla fine per fermare il re persiano Serse e il suo imponente esercito. Il film rappresenta la trasposizione cinematografica di una storia a fumetti creta da Frank Miller e pubblicata in cinque albi mensili nel 1998. Presentato fuori concorso al Festival di Berlino il film, girato con avanzate tecniche di computer graphic ottiene un grande successo di pubblico ma lascia perplessa la critica che, oltre a sottolinearne la scarsa fedeltà storica, vede nella rappresentazione una rozza contrapposizione tra oriente e occidente finalizzata a supportare la politica statunitense nell’area mediorientale. Tra gli interpreti ci sono Gerard Butler nel ruolo di Leonida, Lena Headey in quello di Gorgo, la Regina spartana, mentre a Rodrigo Santoro tocca l’interpretazione del “cattivo” Serse.

21 marzo, 2015

22 marzo 1934 - Tonina Torrielli la caramellaia della canzone

Il 22 marzo 1934 nasce a Serravalle Scrivia, in provincia di Alessandria Antonietta Torrielli, destinata a diventare una delle protagoniste della scena musicale degli anni Cinquanta con il nome d’arte di Tonina Torrielli. Operaia di una fabbrica dolciaria di Novi Ligure nel 1955 è finalista del concorso per voci nuove della RAI e l’anno dopo partecipa al al Festival di Sanremo con Il bosco innamorato, Il cantico del cielo, Qualcosa è rimasto e Amami se vuoi che conquista il secondo posto. Il successo è immediato e i giornali parlano di lei come della principale rivale di Nilla Pizzi e la ribattezzano “la caramellaia di Novi Ligure”. Qualche mese più tardi partecipa al Festival di Napoli dove porta in finale 'E rrose d''o core, con Grazia Gresi, e Adduormete, con Tullio Pane. Nel 1957 torna al festival di Sanremo presentando Intorno a te è sempre primavera con Tina Allori e Scusami con Gino Latilla, che si piazza al terzo posto, e viene presentata dai rotocalchi popolari come la rivale di Nilla Pizzi. Sul palco sanremese si presenta ancora: nel 1958 con Mille volte in coppia con Cristina Jorio, Nozze d’oro con il Duo Fasano e il Trio Joyce e L’edera con Nilla Pizzi, seconda nella classifica finale; nel 1959 con Adorami e Il nostro refrain insieme a Nilla Pizzi e Tua con Jula De Palma; nel 1960 con Colpevole in coppia con Nilla Pizzi e Perderti con Arturo Testa; nel 1961 con Febbre di musica in coppia con Arturo Testa; nel 1962 con Aspettandoti insieme ad Aura D’Angelo e nel 1963 con Com’è piccolo il cielo in coppia con Gianni Lacommare e Perdonarsi in due con Eugenia Foligatti. Dopo il suo matrimonio con l'ex batterista di Angelini, Mario Maschio, riduce l'attività artistica fino a concluderla intorno al 1965, con centinaia di dischi all'attivo. Tra i suoi successi sono da ricordare Gli zingari, La violetera, Tango del cuore, Appuntamento a Madrid, Bacio di fuoco, Il giramondo, La nostra estate e Siboney.

20 marzo, 2015

21 marzo 1925 - Hugo Koblet, l’angelo biondo

Il 21 marzo 1925 nasce a Zurigo il ciclista Hugo Koblet. È il primo straniero a vincere il Giro d’Italia in un’edizione, quella del 1950, che lo vede indossare per ben ventitré giorni la maglia rosa. Soprannominato “pedaleur de charme” dai francesi e “l’angelo biondo” dagli italiani per la sua condotta nella vita privata, non assimilabile alla dura preparazione e all’ascetismo degli altri atleti dell’epoca, si rende protagonista di grandi imprese come la fuga solitaria di centotrentacinque chilometri alla media di 39 km/h nella tappa Brive-Agen del Tour de France del 1951. Nel 1953 impegna Fausto Coppi in un epico duello conclusosi a favore del campionissimo nella tappa dello Stelvio. Nel 1958, accortosi che con il passare degli anni le sue doti naturali non bastano per restare ai vertici senza doversi sottoporre a impegnativi allenamenti, fedele al suo stile di vita preferisce chiudere anticipatamente con il ciclismo agonistico. Pochi anni dopo, il 6 novembre 1964 muore a Uster schiantandosi contro un albero con la sua vettura.

19 marzo, 2015

20 marzo 2004 – The Art of Patti Smith a Ferrara

Il 20 marzo 2004 Patti Smith è a Ferrara per l’inaugurazione di “The Art of Patti Smith”, una tre giorni multimediale dedicata alle varie facce della sua molteplice attività artistica. Il programma della manifestazione, organizzata dall’Unione Donne Italiane e dal locale Assessorato alla cultura, prevede l’apertura della mostra “Strange messenger”, dedicata alla produzione grafica della poetessa in rock nel padiglione d’arte Contemporanea di Palazzo Massari, mentre a domenica 21 a Palazzo Schifanoia è previsto un reading di sue poesie. La manifestazione si conclude lunedì 22 marzo con un esclusivo concerto acustico della stessa Patti Smith al Teatro Comunale. L’artista statunitense coglie l’occasione per annunciare che a fine aprile uscirà Trampin il suo nuovo, atteso, album. Interpellata sull’argomento racconta di un disco che già dal titolo appare come «una metafora della nostra esistenza. Si cammina in un lungo viaggio e la strada non è sempre agevole. A volte è bella e facile, altre volte è difficile e aspra. Io, però, credo che si debba andare avanti senza mai fermarsi perché è un modo di amare la vita e di sentirsi vivi».

19 marzo 1921 - Harry Babasin, un violoncellista nel jazz

Il 19 marzo 1921 nasce a Dallas, in Texas il contrabbassista e violoncellista Harry Babasin. Cresciuto nella cittadina di Vernon, studia al North Texas State College nello stesso corso frequentato da altri grandi musicisti jazz come Jimmy Giuffré, Herb Ellis e Gene Roland. Dopo aver suonato con varie orchestre della sua zona si trasferisce a New York dove fa le sue prime esperienze di contrabbassista jazz accanto a personaggi come Gene Krupa, Boyd Raeburn e Charlie Barnet. Nel 1945 si stabilisce in California e collabora a lungo con le orchestre di Boyd Raeburn e Benny Goodman. Successivamente partecipa a una seduta di registrazione per la Dial Records con Dodo Marmarosa, rimasta nella storia del jazz. In quell'occasione, infatti, Babasin utilizza, per la prima volta nel jazz, il “pizzicato” al violoncello. Dopo un breve giro di concerti con l'orchestra di Woody Herman, viene scritturato per il film “A song was born” con Louis Armstrong, Tommy Dorsey, Benny Goodman, Charlie Barnet, Mel Powell, Al Hendrickson, Louis Bellson e Lionel Hampton, con i quali incide il tema principale della colonna sonora. Incide poi con quasi tutti i protagonisti del periodo. Nonostante la versatile attività di contrabbassista e violoncellista, fatica a ottenere i riconoscimenti che merita. Solo molti anni dopo il periodo migliore della sua attività il mondo del jazz riconoscerà le sue indubbie qualità. Muore il 21 maggio 1988 a Los Angeles.

17 marzo, 2015

18 marzo 1908 - Loulou Gasté dal banjo alla chitarra

Il 18 marzo 1908 nasce a Parigi il chitarrista Louis Gasté, piu conosciuto sulla scena musicale francese come Loulou Gasté. Irrequieto e geniale da giovanissimo suona il banjo nei locali parigini. Proprio durante una delle sue esibizioni nel 1933 viene notato e scritturato dalla famosa e celebrata formazione dei Collégiens di Ray Ventura nella quale militano alcuni fra i migliori strumentisti francesi dell’epoca. Qui migliora la sua tecnica e progressivamente lascia il banjo per la chitarra. Nel 1940 lascia l’orchestra, scrive canzoni e diventa l’accompagnatore fisso della cantante Lucienne Boyer nei suoi concerti. Passa poi nella formazione di Raymond Legrand, ma dopo aver assaporato la libertà dell’attività solitaria non ce la fa ad adattarsi alle regole delle grandi orchestre. Alla fine fa la scelta di dedicarsi esclusivamente alla composizione di canzoni occupandosi anche della carriera di sua moglie, la cantante Line Renaud. Muore l'8 gennaio 1995.

17 marzo 1924 - Chet Kruley, un viso pallido in una big band nera

Il 17 marzo 1924 nasce a Cambridge, nel Massachusetts, il chitarrista Chet Kruley, all’anagrafe Chester Krolewicz, l’unico musicista bianco ad aver superato all’inverso la cosiddetta “barriera del colore” nell’epoca d’oro delle grandi orchestre. Non sono viste di buon’occhio le commistioni tra bianchi e neri negli Stati Uniti degli anni Quaranta che vedono ancora molti stati negare i diritti civili agli eredi degli schiavi africano. Le mescole sono viste con il fumo neglio occhi anche in ambienti tutto sommato più aperto come quello del jazz. Se qualche raro musicista nero trova spazio nelle orchestre bianche, il contrario non è neppure ipotizzabile. Per questa ragione fa molto scalpore nel 1943 l’ingaggio di Chet Kruley, reduce da un’esperienza nel trio di Nat Pierce, da parte dell'orchestra di Fletcher Henderson. L’avventura non dura molto e il chitarrista, dopo un periodo difficile, accetta di suonare in vari gruppi di standard. Alla fine decide di chiudere con la professione e si ritira dedicandosi all'insegnamento. Fra i suoi allievi ci sarà anche Gabor Szabo. Muore il 27 novembre 2013

15 marzo, 2015

16 marzo 1906 - Scad Hemphill, una tromba swing

Il 16 marzo 1906 nasce a Birmingham, in Alabama, il trombettista Shelton Hemphill, più conosciuto con il nome d’arte di Scad Hemphill, uno dei protagonisti dell’epopea dello swing. Non ha ancora vent’anni quando ottiene il primo ingaggio professionale a New York per suonare insieme al pianista Fred Longshaw con il quale spesso accompagna anche la grande Bessie Smith. Proprio accompagnando Bessie Smith nel mese di dicembre del 1925, a diciannove anni, registra Lonesome Desert Blues, il primo disco della sua carriera. Entra quindi a far parte dell'orchestra di Horace Henderson e, nel 1928 di quella di Benny Carter si sta proprio in quegli anni affermando come uno dei più grandi leaders-arrangiatori della scuola di Harlem. Lasciato Carter nel 1930 si aggrega all’orchestra di Chick Webb che in quel periodo schiera strumentisti del calibro di Louis Bacon, Jimmy Harrison, Benny Carter, Hilton Jefferson ed Elmer Williams. Con questa formazione registra vari brani, compreso quel Heebie Jeebies, che diventerà uno dei cavalli di battaglia di Webb. Nel 1931 passa alla Mills Blue Rhythm Band, una tra le migliori orchestre nere della swing che può contare sugli splendidi arrangiamenti di Nat Leslie e Harry White oltre che sull’apporto di geniali strumentisti come i trombettisti Ed Anderson e Red Allen, i trombonisti Harry White a J. C. Higginbotham, i sassofonisti Charlie Holmes a Joe Garland e i pianisti Edgar Hayes a Billy Kyle. Con la Mills Blue Rhythm Band Hemphill suona per molto tempo pur essendo chiuso come solista prima da Anderson e poi da Allen. Nel 1937 passa all'orchestra di Louis Armstrong e sette anni dopo, nel 1944, a quella di Duke Ellington. Nel 1949 si ritira a New York dove continua a esibirsi tutte le volte che può. Proprio nella Grande Mela muore nel mese di dicembre del 1959.

14 marzo, 2015

15 marzo 1929 - Candy Green, il bluesman giramondo

Il 15 marzo 1929 nasce a Galveston, nel Texas, il cantante e pianista blues Candy Green, all’anagrafe Clarence Green. Figlio di una pianista, comincia a studiare pianoforte da ragazzo. Eclettico e intraprendente raggranella qualche soldo suonando negli honky-tonk della sua sua zona trovando poi un interessante e discretamente remunerato ingaggio come pianista sulle navi in servizio sulle rotte oceaniche. Chiusa l’esperienza marinara torna a Galveston, forma un proprio gruppo e partecipa a vari programmi radiofonici sulla locale stazione radio KGBC. Nel 1948 registra con John Fontenett, Horace Richmond e Rigs Bolden due brani, Galveston e Green's Bounce, per la Eddie’s a Houston e un paio di anni dopo incide per la Peacock con l'orchestra di Bill Harvey e con. il nome di Galveston Green per la Essex e la Monarch. Curioso sperimentatore di nuove mescole e contaminazioni nel 1953 accetta di suonare insieme a Paul Love con un'orchestra di hillbilly che ottiene un buon successo anche in terra messicana. Dal 1954 al 1958 Candy Green resta in Messico dove suona in vari club messicani e poi, dopo una breve permanenza a Houston per registrare alcuni dischi negli studi della Chess a Houston, se ne va in Europa. Per quache tempo suona nei locali di Copenaghen, quindi in quelli di Oslo e poi di Helsinki. Dal 1964 decide di trasferirsi stabilmente in Svezia dove suona con vari gruppi locali senza rinunciare a qualche sporadica incursione in giro per l’Europa soprattutto con l'orchestra del sassofonista Leo Wright. Nel 1974 chiude l’avventura europea e torna sui suoi passi stabilendosi in quella Galveston che gli ha dato i natali. Muore nel 1988.

14 marzo 1925 - Sonny Cohn, sulla scia di Roy Eldridge e Charlie Shavers

Il 14 marzo 1925 nasce a Chicago, nell’Illinois, il trombettista Sonny Cohn, all’anagrafe George Thomas Cohn. Si avvicina alla musica da bambino e scopre molto presto il jazz facendosi influenzare da trombettisti come Roy Eldridge e Charlie Shavers. Successivamente suona in varie formazioni attive nella sua città natale. Dal 1943 al 1945 è al fianco di Walter Dyett mentre tra il 1945 e il 1960 lavora in modo discontinuo con Red Saunders, In quegli anni suona spesso al Regal Theatre di Chicago con alcuni gruppi di passaggio e presta la sua tromba anche a Louis Bellson e Erskine Hawkins. Nel 1960 viene chiamato da Count Basie a far parte della sua orchestra nella quale milita per lungo tempo in qualità di membro stabile della sezione trombe. Muore il 7 novembre 2006.

13 marzo, 2015

13 marzo 1921 - Isa Marlene da parrucchiera a protagonista dello spettacolo

Il 13 marzo 1921, a Sulmona, in provincia de L'Aquila, nasce l’attrice e cantante Isa Marlene. Registrata all’anagrafe con il nome di Ida Pace inizia presto a lavorare in un salone di parrucchiera per signora. Nel 1942 decide di cambiare vita e di tentare la fortuna nel mondo dello spettacolo. Debutta come cantante a Sulmona e poi inizia a girare per l’Italia. Nel 1944 viene scritturata come cantante dalle Forze Armate statunitensi. Dotata di una voce calda e potente partecipa a varie edizioni di Piedigrotta, interpreta vari film e recita con numerose compagnie di sceneggiata, compresa quella famosa di Aldo Bruno alla quale si unisce nel 1955. Tra i suoi dischi si ricordano Torna piccina, 'O sole mio, Core 'ngrato, Marechiaro e Rondine al nido.

10 marzo, 2015

12 marzo 1948 - James Taylor, cantautore colto e creativo

Il 12 marzo 1948 nasce a Boston James Taylor. Figlio di un decano della Medical School dell'Università del North Carolina di antiche origini scozzesi, come i fratelli Alex, Livingstone, e Hugh e la sorella Kate impara ad amare la musica dalla madre, soprano al New England Conservatory of Music. A soli quindici anni, con il suo amico Danny “Kootch” Kortchmar, vince una concorso per dilettanti accompagnandosi con la chitarra e, dopo un periodo passato alla Milton Academy di Boston, si unisce con il fratello Alex ai Faboulous Corsairs. Più tardi, in preda ad una grave depressione, complicata da una incrollabile amizizia con l'eroina, decide di farsi ricoverare per nove mesi nel McLean Hospital di Belmont nel Massachusetts. Dopo essere stato dimesso se ne va a New York dove ritrova sia l’eroina che il suo vecchio amico Danny Kootch, col quale si unisce ai Flyng Machine. Trasferitosi a Londra nel 1968 riesce addirittura a farsi scritturare dalla Apple, l'etichetta dei Beatles per la quale pubblica il suo primo album, James Taylor, prodotto da Peter Asher, uno dei componenti del duo Peter & Gordon. Deluso dai risultati James torna negli Stati Uniti e in breve finisce in un nuovo ospedale psichiatrico, l'Austin Rigg di Stockbridge. Uscito anche da questa esperienza James si rifugia sulla West Coast e nel dicembre del 1969, sempre sotto l'attenta guida di Peter Asher, divenuto nel frattempo suo manager, torna in sala di registrazione per la Warner Brothers,. Il risultato del suo lavoro è Sweet baby James, un album del 1970 che ottiene un successo straordinario e nel breve volgere di un anno ne fa uno dei cantanti più idolatrati dal pubblico. Analoga accoglienza viene riservata l’anno dopo a Mud slide slim and the blue horizon un album realizzato con collaborazione di Joni Mitchell e di Carole King, mentre qualche perplessità suscita il frettoloso One man dog del 1972. Dopo la pubblicazione dell'album James Taylor and the original Flying Machine James, che sempre nel 1972 ha sposato Carly Simon, si concede un lungo periodo di riposo fino al 1974 quando pubblica l'album Walking man. Il rapporto con Warner è però agli sgoccioli e dopo gli album Gorilla del 1975 e In the pocket del 1976 passa alla CBS pubblicando nel 1977 J.T. un album di grande successo. Nel 1979 James pubblica Flag, un album prodotto dall'intramontabile Asher e partecipa con Bruce Springsteen, i Doobie Brothers, Jackson Browne e altri al festival No Nukes. A partire dagli anni Ottanta la sua carriera procede sui binari tranquilli della ripetitività. Considerato uno dei più dotati tra i cantautori colti e creativi degli anni Settanta non è mai riuscito a sfruttare al meglio il suo talento finendo spesso per farsi condizionare dalle sue nevrosi interiori.

11 marzo 1932 - LeRoy Jenkins, il violinista del free jazz

L’11 marzo 1932 nasce a Chicago, nell’Illinois, il violinista LeRoy Jenkins, uno dei personaggi carismatici del free jazz. A otto inizia a studiare il violino e dopo solo un anno si esibisce accompagnando i canti nella chiesa del suo quartiere. Pur amando il suo strumento principale non disdegna il sassofono. Tra i suoi insegnanti ci sono anche Walter Dyett e Bruce Hayden. Nel 1961 si diploma e poi insegna musica a Mobile, in Alabama. Nel 1965 torna a Chicago, qui conosce Roscoe Mitchell ed entrato a far parte della giovane A.A.C.M., l’Association for the Advancement of Creative Musicians (Associazione per la valorizzazione dei musicisti creativi), una struttura destinata a segnare fortemente l’evoluzione del jazz negli anni Sessanta e Settanta fondata dal pianista e compositore Muhal Richard. Qui lavora con Richard Abrams, con il quale incide nel 1967 il primo disco, Levels And Degrees Of Light e successivamente costituisce con Anthony Braxton e Leo Smith il gruppo Creative Construction Company. Nel 1969 il gruppo si trasferisce a Parigi aggreggando alla formazione il batterista Steve McCall. Nel febbraio 1970 i quattro se ne vanno a New York, dove lavorano con Ornette Coleman. Alla fine dell’anno forma un trio con Norris "Sirone" Jones e Frank Clayton, che prende poi il nome di Revolutionary Ensemble quando a Clayton si sostituisce Jerome Cooper. In quel periodo LeRoy Jenkins suona con molti musicisti, in particolare Alice Coltrane, Cecil Taylor, la Jazz Composer's Orchestra, Archie Shepp e Cal Massey. Nel 1975 Jenkins incide in duo con Rashied Ali e con la JCOA. Del 1977 è un suo disco per solo violino, registrato dal vivo. Il violinista dà poi vita a un nuovo trio con Andrew Cyrille e Richard Abrams, poi sostituito da Anthony Davis. Considerato uno tra i più rigorosi e importanti esponenti dell'avanguardia continua negli anni la sua opera di affrancamento del violino dai modelli tradizionali. Muore di tumore a Brooklyn il 24 febbraio 2007.

10 marzo 1957 - Il primo scontro tra Claudio Villa e la stampa

La prima "querelle" tra Claudio Villa e la stampa trova il suo culmine il 10 marzo 1957, quando il settimanale “Sorrisi e Canzoni” decide di intentare un ‘processo’ pubblico al cantante. Tra i principali capi d’imputazione, oltre alla ‘stecca’ nell’esecuzione di Cancello tra le rose, la superficialità con cui si è preparato al Festival e la pretesa di interpretare le canzoni migliori, che spiegherebbe il risultato ottenuto. Insomma, per i giornalisti del settimanale, avrebbe perso il senso della realtà e sarebbe in preda a un maniacale delirio di grandezza. Quello che a gran parte dei critici musicali di quel periodo sfugge è che con Claudio nasce il moderno ‘divismo’ dei cantanti e finisce l’epoca che vedeva nei direttori d’orchestra gli onnipotenti artefici della fortune e delle sfortune della carriera di un interprete.

08 marzo, 2015

9 marzo 1968 – Cinderella rockefella

Il 9 marzo 1968 un brano degli anni Venti arriva al vertice della classifica dei singoli più venduti in Gran Bretagna. Si intitola Cinderella rockefella ed è interpretato dal duo israeliano formato da Esther & Abi Ofarim. Nonostante la sorpresa suscitata dal singolare exploit i due non sono sconosciuti agli addetti ai lavori. Da qualche anno, infatti, fanno incetta di premi nei vari festival europei e sono in molti quelli che ritengono Esther una delle cantanti più dotate dell'epoca. La costituzione del duo risale all'inizio degli anni Sessanta quando la ragazza, che sta prestando servizio militare in Israele, frequenta una scuola di danza per migliorare la sua presenza scenica. Qui incontra Abi Ofarim. Tra i due nasce un'intesa sentimentale e professionale. Nel 1961 pubblicano il loro primo album che ottiene un buon successo in Israele e in molti paesi del medio oriente. La loro popolarità attira l'attenzione di Frank Sinatra che li inserisce nella lista degli artisti che devono comporre il cast destinato ad accompagnarlo nel suo tour in quella zona del mondo. L'esperienza a fianco dell'affascinante Frank irrobustisce le loro azioni e contribuisce a farli conoscere anche in vari paesi europei, Polonia, Svizzera e Germania su tutti. La star del duo è Esther che nel 1963 viene chiamata a rappresentare la Svizzera al Festival dell'Eurovisione e riceve un premio speciale al prestigioso Gran Gala del Disco in Germania. La loro carriera è scandita dalla pubblicazione di tre album di buon successo, l'ultimo dei quali, Noch einen tanz, destinato quasi esclusivamente al mercato tedesco. Verso la metà degli anni sessanta il duo tenta di sfondare sui due principali mercati discografici dell'epoca: la Gran Bretagna e gli Stati Uniti. La scalata viene accuratamente preparata. Nel 1967 è finalmente pronto l'album che dovrebbe accompagnarli nella scalata al vertice del successo commerciale. Si intitola 2 in 3 e comprende, tra gli altri, un'accattivante versione del classico degli anni Venti Cinderella rockefella. Proprio a questo brano viene affidato il compito di trainare l'album. Il 9 marzo 1968, quando Esther & Abi conquistano il vertice della classifica britannica, sembra l'inizio di una nuova esaltante tappa nella loro carriera ma si fermeranno lì. L'album non avrà lo stesso successo del singolo e il mercato statunitense resterà piuttosto freddino nei loro confronti. Nel giro di pochi anni il duo rientrerà sostanzialmente nell'anonimato del circuito della nostalgia.

06 marzo, 2015

8 marzo 1908 - Will Hudson, un arrangiatore coi fiocchi

L’8 marzo 1908 nasce a Barstow, in California, il compositore, direttore d'orchestra e arrangiatore Will Hudson. Negli anni Trenta, oltre a un’intensa attività come direttore d’orchestra scrive arrangiamenti per i McKinney's Cotton Pickers, Erskine Tate, Cab Calloway. Negli anni successivi continua l’attività di arrangiatore per Benny Goodman, Andy Kirk, Earl Hines, Fletcher Henderson, Don Redman, Louis Armstrong e Jimmie Lunceford. Nel 1934 compone Moonglow, una canzone destinata a entrare nel repertorio di moltissime orchestre e gruppi jazz. Per Lunceford compone e arrangia White Head e Jazznocracy, mentre per Ray Noble, nel 1938, arrangia Cheerokee. Nel 1936 arrangia e compone Organ Grinder's Swing sempre per Lunceford. Fra le sue altre composizioni Sophisticated Swing, Eight Bars in Search or a Melody, Hocus Pocus, ecc. Insieme a Eddie De Lange fonda la Hudson-De Lange Orchestra e negli anni Quaranta lavora come arrangiatore anche per Glenn Miller.

7 marzo 1944 - Raimondo Schottler da venditore ambulante a cantante famoso

Il 7 marzo 1944 muore a Napoli, la città dov’era nato il 12 giugno 1867, il cantante Raimondo Schottler. Fratello del popolare canzonettista Giorgio Schottler sr a poco più di dieci anni inizia a girare per le vie di Napoli come venditore ambulante di piatti e bicchieri. Per richiamare l’attenzione dei clienti monta sul suo carrettino e canta a squarciagola i motivi più in voga. Quando non è impegnato a vendere la sua merce si esibisce sul lungomare per i turisti accompagnato dal mandolino di un amico. Nel 1900 decide di cambiare vita. Vende il carrettino e debutta al Grand Hotel con l'orchestra Bertolé-Vialli passando poi con la fornazione di Raffaele Moreno che suona all’Hotel Excelsior. Famoso anche in Francia e in Russia, per molto tempo canta alla Sala Roma di Napoli con l'orchestra che fa da commento musicale alla proiezione di film muti. Negli anni Venti e Trenta si esibisce nei migliori locali d’Europa con il gruppo mandolinistico Della Rosa.

6 marzo 1918 - Red Callender, il nero dai capelli rossi

Il 6 marzo 1918 nasce ad Haynesville, in Virginia, il contrabbassista e talento del basso-tuba Red Callender, registrato all’anagrafe con il nome di George Sylvester Callender e conosciuto come il “nero dai capelli rossi”, il suo primo incontro con la musica avviene alla Industrial School di Bordentown nel New Jersey dove si dedica allo studio di numerosi strumenti come il corno alto, la tromba, il basso-tuba e il basso senza dimenticarsi dell'armonia e arrangiamento. Talento precoce, è ancora uno studente quindicenne delle scuole superiori quando debutta con il gruppo di Banjo Bernie ad Atlantic City. Se ne va poi in California dove ha la grande occasione di sostituire Pops Foster nell'orchestra di Louis Armstrong. Proprio con il grande “Satchmo” partecipa per la prima volta a una seduta di registrazione. È il mese di novembre del 1937 e George ha soltanto diciannove anni. Suona poi nel trio di Nat “King” Cole e con varie formazioni, sempre in California. Nel 1942 viene scritturato da Lester Young pur non rinunciando a registrare e a esibirsi con gruppi che portano il suo nome come il leggendario trio che si esibisce al Suzi-Q Club di Hollywood. Di nuovo con Armstrong nel 1946 appare nel film “La città del jazz” di Arthur Lubin e nel 1947 fa parte del trio di Erroll Garner e poi passa con Johnny Otis. Tra il 1951 e il 1953 suona con Jerry Fielding a Hollywood dedicandosi poi prevalentemente al lavoro televisivo, cinematografico e di studio dirigendo anche qualche piccola formazione sotto suo nome. Considerato uno tra i migliori bassisti dello swing, Callender si dimostra uno strumentista molto versatile capace di passare con eccellenti risultati dai piccoli gruppi bop alle collaborazioni con i grandi solisti. Registra con quasi tutti i protagonisti del jazz della sua epoca. È presente nei dischi di Armstrong, Kay Starr, Hollywood Hucksters, Sonny Greer, Lester Young, Red Norvo, Babe Russin, André Previn, Howard McGhee, Al Hibbler, Jazz At The Philharmonic, Charlie Parker, Charlie Ventura, Art Tatum, Buddy de Franco, Bing Crosby, John Graas, Wardell Gray, Billy May, George Shearing, Buddy Collette, Ray Charles e moltissimi altri. Instancabile, non disdegna neppure qualche incursione nel rhythm and blues centrando un grande successo nel 1958 con il suo brano Primrose lane. Muore di cancro alla tiroide nel 1992.

05 marzo, 2015

5 marzo 2004 – I Queens Of The Stone Age verso lo scioglimento?

Il 5 marzo 2004 molte agenzie di stampa rilanciano le voci di un possibile scioglimento dei Queens Of The Stone Age e non manca chi azzarda l’ipotesi che già la band non esisterebbe più. I rapporti tra i componenti del gruppo avrebbero cominciato a incrinarsi nel corso del recente tour australiano che ha concluso una lunga maratona di ben un anno e mezzo di concerti. Le indiscrezioni raccontano di una lite violenta tra il leader Josh Homme e il bassista Nick Olivieri culminata nell’allontanamento di quest’ultimo dalla formazione. Anche il cantante Mark Lanegan, da tempo divenuto una sorta di “ospite fisso” degli album e dei concerti della band avrebbe deciso di andarsene per i fatti suoi. Le voci non hanno ancora ricevuto alcuna conferma ufficiale. È certo, però, che i tre musicisti citati sono ormai impegnati in progetti diversi dai Queens Of The Stone Age. Josh Homme è in sala di registrazione con gli Eagles Of Death Metal e Nick Olivieri con i Mondo Generator mentre Mark Lanegan sta lavorando a un progetto solistico. In realtà si tratta di un momento di stasi e di riorganizzazione della band.

04 marzo, 2015

4 marzo 1945 – Femi Benussi, la Luna di Pasolini

Eufemia Benussi, in arte Femi Benussi, nasce il 4 marzo 1945 a Rovigno d'Istria. Dopo aver conseguito il diploma si iscrive all’Università. La sua aspirazione è quella di laurearsi in Lettere e Filosofia e di restare nel mondo della scuola, come ricercatrice o come insegnante. Come accade spesso il destino finisce per metterci lo zampino. La bella Eufemia, provata da una delusione d’amore, se ne va a Roma da una zia giusto per cambiare aria e rimettersi in sesto. Qui incontra il cinema e la sua vita cambia per sempre. Il suo debutto sullo schermo avviene con una piccola parte ne “Il boia scarlatto” diretto da Max Hunter, al secolo Massimo Pupillo. È il 1964 e la sua bellezza mediterranea non passa inosservata. Nel 1965 Pasquale Festa Campanile la scrittura per il suo “Una vergine per il principe” e l’anno dopo Pier Paolo Pasolini le affida il ruolo di Luna in “Uccellacci e uccellini”. A partire dagli anni Settanta diventa una delle icone del cinema italiano grazie anche alla sua naturalezza e alla disponibilità a interpretare scene di nudo. Quando il cosiddetto “cinema di genere” comincia a dare i primi segnali di crisi, Femi Benussi, riduce progressivamente la sua presenza sullo schermo fino a ritirarsi praticamente dalle scene all’inizio degli anni Ottanta.

03 marzo, 2015

3 marzo 1932 - Il cubano dell’Actor’s Studio

Il 3 marzo 1932 nasce a Cuba nel piccolo villaggio di Culono vicino a L’Avana Tòmas Quintin Rodriguez, in arte Tomas Milian. Per la verità sull’anno di nascita permangono molti dubbi visto che alcune biografie lo fanno nascere nel 1937. Figlio del generale Rodriguez, suicidatosi sotto il regime dittatoriale di Batista, appena può lascia la sua isola natale per fare l'attore. Dopo aver frequentato l’Actors’ Studio di New York arriva in Italia per il festival di Spoleto e viene notato da Mauro Bolognini che lo scrittura per “La notte brava” del 1958 e “Il bell’Antonio” del 1959. Da quel momento partecipa a film importanti come “Boccaccio ‘70” nell’episodio diretto da Luchino Visconti, “Gli indifferenti” di Citto Maselli e “Le soldatesse” di Valerio Zurlini. I western all’italiana e, soprattutto, il personaggio di Cuchillo gli regalano una vasta popolarità che lui metterà a frutto concentrandosi su personaggi di grande successo e forte caratterizzazione come il commissario Giraldi, detto Monnezza, pur non rinunciando mai a pellicole di maggior spessore culturale con registi come Bernardo Bertolucci, Michelangelo Antonioni, Sydney Pollack e Oliver Stone. Nel 2014 è protagonista del documentario "The Cuban Hamlet – Storia di Tomas Milian", diretto da Giusepe Sansonna, nel quale Tomás Milián ritorna dopo 58 anni nella sua Cuba, che aveva lasciato nel 1956. Il film è un'intervista sull'onda dei ricordi e delle emozioni provocate nell'attore dal suo ritorno alla natìa L'Avana.

01 marzo, 2015

2 marzo 1943 - George Benson, il chitarrista inventore

Il 2 marzo 1943 nasce a Pittsburgh, in Pennsylvania, il chitarrista e cantante George Benson. Inizia a suonare la chitarra all'età di otto anni e porta ancora i calzoni corti quando entra a far parte di vari gruppi di rhythm and blues della sua città In quel periodo partecipa anche a varie registrazioni per la Columbia e la A & M Records. A diciassette anni comincia a interessarsi al jazz stimolato dal compagno di suo madre, buon chitarrista e fan appassionato di Charlie Christian. Nel 1962 viene scritturato dal gruppo di Jack McDuff con il quale rimase fino al 1965, anno in cui forma un proprio gruppo che pubblica anche alcuni dischi per la Columbia. La formazione schiera Ronnie Cuber al sax-baritono, Lonnie Smith all'organo e Phil Turner alla batteria. La sua reputazione cresce notevolmente a partire dalla seconda metà degli anni Sessanta quando registra insieme a musicisti come Freddie Hubbard, Ron Carter, Hubert Laws, Herbie Hancock, Airto e soprattutto Miles Davis con il quale incide il famoso Miles in the sky. Negli anni Settanta il suo stile si avvicina decisamente alla musica di consumo. Ottiene un notevole successo ma delude un po’ le aspettative di quanti vedevano in lui un continuatore del pensiero musicale di Charlie Christian. In realtà la sua carreira continuerà a oscillare tra la tentazione del lato più commerciale della musica e i periodici ritorni nell’ambiente del jazz. A lui si deve nel 1979 l’ideazione di un nuovo tipo di chitarra messo in commercio dalla Ibañez.