31 gennaio, 2016

31 gennaio 1927 - Giampiero Boneschi, il pianoforte e l'arrangiamento

Il 31 gennaio 1927 nasce a Milano il pianista Giampiero Boneschi. Fin da giovane coltiva gli studi musicali e si diploma in pianoforte e armonia al conservatorio Giuseppe Verdi nella sua città natale. Nel 1944 inizia l'attività di pianista insieme al trombettista Nino Culasso e il sassofonista Glauco Masetti. Successivamente fa parte di un duo pianistico con Luciano Sangiorgi, cui segue nel primo dopoguerra la costituzione di un trio con il batterista Claudio Gamberelli e il clarinettista Franco Mojoli che registra alcuni dischi per la Columbia. Nello stesso periodo incide in quartetto, sempre per Columbia, una serie di brani con Franco Cerri alla chitarra, Michele d'Elia al contrabbasso e Giuseppe "Pinun" Ruggeri alla batteria. Successivamente entra nella grande orchestra diretta da Gorni Kramer e nel 1947 forma un proprio complesso con Nino Impallomeni, Eraldo Volontè, Gilberto Cuppini. Nel 1949 registra con Henghel Gualdi al clarinetto e Paolo Mezzaroma al violino. Verso la metà degli anni Cinquanta fa parte del Sestetto italiano con Valdambrini, Donadio, Basso e Rodolfo Bonetto oltre al bassista statunitense Al King. A partire dagli anni Sessanta la sua attività si allarga al cinema e alla televisione dove ha modo di dare prova delle sue ottime qualità d'arrangiatore e compositore.

29 gennaio, 2016

30 gennaio 1922 - Jacqueline François, mademoiselle de Paris

Il 30 gennaio 1922 nasce a Neuilly-sur-Seine Jacqueline Guillemautot, la futura Jacqueline François. Sono molte le interpreti che, in vario modo, hanno tentato di passare dalla “chanson réaliste” alla “chanson de charme” negli anni immediatamente successivi alla fine della seconda guerra mondiale. Apparentemente contigui, i due generi sono in realtà assai poco assimilabili dal punto di vista interpretativo. A voler azzardare un paragone in odore di sacrilegio la “chanson réaliste” sta alla “chanson de charme” come il blues sta alle languide ballate dei crooner bianchi. Non c’è alcun impedimento, dal punto di vista della tecnica vocale, all’idea di passare da un genere all’altro, ma i risultati non sono quasi mai all’altezza delle aspettative. Se è vero che è l’anima e non la tecnica a far la differenza, in teoria il salto dalla “chanson réaliste” alla “chanson de charme” potrebbe apparire meno problematico dell’inverso, visto che la prima, caratterizzata da una drammaticità spesso vicina a quella teatrale, sembra richiedere una maggior partecipazione emotiva da parte dell’interprete. Alla prova dei fatti non è così. Interpreti straordinarie della “chanson réaliste”, come Fréhel, giusto per fare un esempio, si rivelano inadatte alla “chanson de charme” perchè non riescono a entrare in sintonia con la diversa emozione. A ben vedere la differenza è la stessa che in teatro e nel cinema separa l’attore completo da quello di ruolo. Il primo riesce a lasciare il proprio segno interpretando personaggi, umori e situazioni completamente diverse tra loro, il secondo invece è legato a determinati personaggi, umori e situazioni. Nella canzone è uguale. Per questa ragione molte interpreti della “chanson de réaliste” si sono sperimentate in generi diversi senza riscuotere alcun successo. Tra le poche eccezioni c’è Jaqueline François, capace di cogliere i primi successi con brani di squisita fattura in linea rigorosa con l’impronta “réaliste” e di proseguire modificando radicalmente il proprio repertorio fino a essere considerata una delle interpreti femminili di maggior successo nell’ambito di quella che verrà chiamata “chanson de charme”. A differenza di molte altre protagoniste della scena musicale dell’epoca lei non ha alle spalle un’infanzia particolarmente difficile. Nei primi anni di vita non conosce la miseria e la sua famiglia, pur non vivendo nel lusso sfrenato, non le fa mancare niente. Il periodo non è uno dei più tranquilli e la Francia, nonostante la sua storia, appare sempre più come il vaso di coccio della democrazia stretto tra le nuove e prepotenti dittature di stampo fascista e nazista che stanno consolidando il loro potere in Italia, Germania e Spagna. Nelle strade e nelle vie del paese si respira una preoccupazione diffusa anche se nessuno ha ancora l’impressione di vivere un paese assediato. Nei locali e, soprattutto, alla radio si possono ascoltare le canzoni di una generazione di artisti che sta cambiando la musica iniziando a contrastare la popolarità degli interpreti della tradizione. Il ricambio generazionale ha la voce e i volti di personaggi come Tino Rossi, Léo Marjane o Jean Sablon e si alimenta alle atmosfere nuove che nascono dalle mescole inusuali tra il jazz e la musica popolare proposte dall’orchestra di Ray Ventura. I ragazzi e le ragazze nate dopo il 1918 non riescono a capire le preoccupazioni dei loro padri e delle loro madri e di tutta quella generazione che soltanto da poco è riuscita a guarire le ferite lasciate dalla prima guerra mondiale. Una giovane adolescente come Jaqueline non riesce a vedere le nubi che s’addensano sul futuro della Francia e dell’Europa. Per lei la tragedia o la felicità, la gioia o il dolore, dipendono dallo sguardo di un ragazzo della sua età, da un gesto di un’amica, da un incontro fortunato, da un raggio di sole, una canzone o un animaletto buffo che corre per la strada. L’orizzonte di un’adolescente si rannuvola o si apre al sole più radioso con una velocità che gli adulti non riescono a capire. Quando cantano Léo Marjane e Jean Sablon, Jacqueline si perde nelle note e sogna di diventare come loro. A volte, quando la radio trasmette una loro canzone, chiude gli occhi e si vede su un palcoscenico immenso, lungo e largo almeno quanto la piazza più grande del suo quartiere. Di fronte a lei c’è una folla immensa che la guarda rapita e alla fine della sua esibizione esplode in un applauso che così grande non s’è mai sentito. Alla fine della canzone apre gli occhi. È solo un sogno, ma si sa che a volte i sogni s’avverano. «La ragazza ha talento per la musica». La frase dell’insegnante di pianoforte non è originalissima, ma è sufficiente per convincere i coniugi Guillemautot a spendere una parte delle loro risorse per assecondare il talento musicale della loro figlia Jacqueline. Oltre alle canzoni ascoltate alla radio sono i tasti bianchi e neri di un pianoforte lo strumento principale del suo rapporto con le note, la melodia e l’armonia. Le prime esperienze come “chanteuse” la vedono accompagnarsi da sola nell’esecuzione di canzoni imparate a orecchio prima ancora che sullo spartito. Suona in qualche festa, poi in alcuni locali disposti ad assecondarne il talento ancora acerbo e pian piano la sua popolarità si allarga al di fuori della cerchia delle persone e degli ambienti conosciuti. Ben presto smette di accompagnarsi da sola e trova altri strumentisti che le consentono di non nascondere più il suo corpo dietro l’ingombrante mole del pianoforte. Bella, con un corpo da mannequin e una voce particolare si sperimenta soprattutto nel repertorio della “chanson réaliste”. Alla fine degli anni Trenta, quando non ha ancora compiuto diciott’anni, sono in molti a pronosticarle un futuro luminoso, ma il destino sembra prendersi gioco di lei. Le paure dei più anziani diventano realtà e l’Europa precipita in una nuova devastante guerra. La Francia viene travolta e invasa dalle truppe con la croce uncinata e la carriera di Jacqueline sembra finita come accadeva qualche anno prima ai sogni a occhi chiusi che l’accompagnavano nell’ascolto della radio. Nonostante la guerra e l’occupazione gli amici e quelli che le vogliono bene incitano Jacqueline a non mollare «Tutto questo finirà, vedrai e tu sei abbastanza giovane da permetterti un po’ di pazienza». Hanno ragione loro. Nel 1944 la Francia inizia a liberarsi degli occupanti e dei loro servi e la carriera di Jacqueline, che ora si esibisce con il nome di Jacqueline François, riprende con nuovo vigore. Loulou Gasté, uno dei più popolari compositori di quegli anni, le procura il primo contratto discografico della sua vita e nel mese di maggio del 1945 lei entra per la prima volta in sala d’incisione per registrare Ce n’était pas original e Gentleman, due brani composti dallo stesso Gasté. Lo stile di quel periodo è in linea con quello della “chanson réaliste”, ma Jacques Canetti pensa che la ragazza possa dare di più. Il potente impresario, alla ricerca di una «...voce anglosassone che possa interpretare in maniera moderna le canzoni francesi...», la scrittura per la Polydor e la aiuta a cambiare repertorio. Nel 1948 Jacqueline François vince il Grand Prix de l’Académie Charles-Cros con C’est le printemp, un brano il cui testo è stato scritto da Jean Sablon, uno dei suoi idoli dell’adolescenza. Alla fine dell’anno registra Mademoiselle de Paris il brano che l’accompagnerà per tutta la carriera. Nel 1954 è una delle prime cantanti a esibirsi all’Olympia di Bruno Coquatrix e nel 1956 vince il Grand Prix de l’Académie du Disque con Les lavandiéres du Portugal, un brano particolare che nessuno voleva interpretare e che fa di lei la prima interprete femminile a superare il milione di dischi venduti. Negli anni successivi la sua popolarità si allargherà anche al di fuori dei confini francesi e memorabili resteranno le sue tournée negli Stati Uniti, in Giappone e nel Sud America. Muore il 7 marzo 2009.

29 gennaio 1932 - Derek Bailey, innovatore e rivoluzionario

Il 29 gennaio 1932 nasce a Sheffield, in Gran Bretagna, il chitarrista Derek Bailey. La sua è una famiglia di musicisti. Suo nonno suona il banjo mentre suo zio, George Wing, ha avuto una lunga carriera di chitarrista professionista. Influenzato dalla lezione di un musicista come Ornette Coleman nel 1965 inizia a sviluppare un suo personalissimo stile improntato all'improvvisazione totale attraverso una quasi completa rielaborazione dell'intero lessico del proprio strumento. Suona in un modo originalissimo che dà l'impressione di non attingere ad alcun materiale prefissato. In questo modo cambia anche il concetto di "improvvisazione" che con lui acquista un significato radicale e totalmente innovativo. Colpito da Sclerosi Laterale Amiotrofica muore a Londra il 25 dicembre 2005.

28 gennaio, 2016

28 gennaio 1986 - Il disastro dello Space Shuttle Challenger

La mattina del 28 gennaio 1986 lo Space Shuttle Challenger dopo settantatrè minuti di volo esplode. Finisce così la missione STS-51-L, la venticinquesima missione del programma STS e il decimo volo del Challenger. La causa del disastro è in un guasto a una guarnizione nel segmento inferiore del razzo che provoca una fuoriuscita di fiamme e determina il cedimento strutturale del serbatoio esterno contenente idrogeno e ossigeno liquidi. Nell'incidente muoiono il comandante Dick Scobee, il pilota Michael J. Smith, gli specialisti di missione Judith Resnik, Ellison Onizuka e Ronald McNair e gli specialisti del carico Greg Jarvis e Christa McAuliffe. La tragedia provoca la sospensione dei voli nello spazio con equipaggio che non riprenderanno prima di due anni, con il lancio dello Space Shuttle Discovery.

27 gennaio, 2016

27 gennaio 1940 - La Gara Nazionale per gli artisti della canzone

Il 27 gennaio 1940 si conclude la seconda edizione di un concorso che fa epoca. Si intitola "Gara nazionale per gli artisti della canzone" ed è destinato a trovare nuovi cantanti per la radio. Si tratta di un evento destinato a lasciare un segno importante nella storia della canzone italiana e che cade in un periodo particolare. Tra il 1930 e il 1940 infatti gli abbonati alla radio in Italia passano da 176.889 a un milione e mezzo. La diffusione viene anche favorita dall’atteggiamento del regime fascista, che vede in questo mezzo uno straordinario e capillare strumento di propaganda. L’EIAR, l’ente cui è affidata la gestione della radiofonia italiana e i costruttori hanno l’obiettivo di diffondere la radiofonia in tutti gli strati sociali. Fondato nel 1928, l’EIAR, Ente Italiano Audizioni Radiofoniche, ha un ruolo determinante nella diffusione della canzone e nel successo di gran parte dei cantanti di questo periodo. Fanno epoca le due “Gare nazionali per gli artisti della canzone” che vengono bandite alla fine del 1938 e del 1939. Alla prima partecipano ben 2.523 concorrenti: un numero impressionante che viene filtrato da audizioni che si svolgono presso le sedi della radio di tutta Italia. Questo lavoro di selezione dura due mesi. Alla finale arrivano soltanto quarantaquattro concorrenti che vengono sottoposti al giudizio di una giuria competente e preparata, presieduta da Francesco Cochetti. Vengono laureati vincitori quattordici artisti, scritturati immediatamente per cantare in diretta le loro canzoni. Per alcuni, come Otello Boccaccini, Alfredo Clerici, Maria Jottini, Gilberto Mazzi, Lina Termini e Michele Montanari, il concorso segna l’inizio di una fortunata carriera ricca di soddisfazioni, mentre per altri, come Nini Serena o Tiola Silenzi, la popolarità è di breve durata. Alla seconda edizione i concorrenti sono ancora di più. Di quasi tremila candidati solo cinquantaquattro riescono ad arrivare alla prova finale che si svolge a Torino fra il 25 e il 27 gennaio del 1940. Anche questo concorso laurea alcuni personaggi destinati al successo come Isa Bellini, Norma Bruni, Oscar Carboni, Gianni Di Palma, Aldo Donà, Silvana Fioresi e Dea Garbaccio

16 gennaio, 2016

17 gennaio 1962 – Lo scandalo di Fiumicino

Il 17 gennaio 1962 la Camera dei Deputati discute su un caso che i giornali hanno già chiamato “lo scandalo di Fiumicino”. Quello che era stato presentato come il più grande aeroporto d’Italia, inaugurato con grande solennità il 20 agosto 1960 in occasione delle Olimpiadi di Roma, pochi mesi dopo è tormentato da vari problemi d’agibilità. Le varie inchieste appurano che è stato costruito con materiali di pessima qualità su terreni paludosi di cui non è stato neppure previsto il drenaggio. I prezzi pagati per i terreni sono stranamente lievitati così come quelli delle opere, affidate a licitazione privata e non con appalti pubblici per l’urgenza di terminare l’aeroporto prima dell’apertura dei giochi olimpici. Il dibattito alla camera mette in evidenza che le spese previste per i lavori sono aumentate del 250% nonostante l’utilizzo di materiali scadenti. Come spesso accade in Italia, nonostante le polemiche anche aspre tutto finirà praticamente in nulla.

01 gennaio, 2016

2 gennaio 1991 – Renato Rascel, un omino candido e sognatore

Il 2 gennaio 1991 muore Renato Rascel, uno dei pilastri della storia del teatro leggero in Italia. Cantante, autore, attore e capace di misurarsi con quasi tutti i ruoli dello spettacolo moderno non si adagia mai sugli allori del successo raggiunto ma cerca sempre nuovi stimoli, nuove fonti d’ispirazione per il suo talento artistico. Il suo percorso artistico è straordinario. Dall’operetta passa sempre da protagonista all’avanspettacolo degli anni difficili della guerra e dell’occupazione tedesca. Chiusa la parentesi bellica dopo la Liberazione è uno dei principali artefici del successo della grande rivista e della commedia musicale. La sua duttilità artistica gli consente di passare con uguale successo dal teatro al cinema, alla radio, alla commedia musicale e anche alla televisione. A volte segue il filo della corrente delle mode altre volte si muove in direzione contraria come alla fine degli anni Cinquanta quando gli appassionati della canzone italiana impazziscono per gli “urlatori” e lui sceglie di andare controcorrente: «…tutti urlavano e io sussurravo, tutti si agitavano e io mi presentavo con la mia figura esile a dichiararmi l'ultimo poeta che sospira alla luna…». Il suo rapporto con la musica è tutt’altro che casuale visto che fin da giovane frequenta regolari lezioni di armonia e contrappunto appassionandosi poi alla batteria a cimentandosi in una lunga serie di strumenti dalle percussioni alla chitarra, all'organetto al corno inglese. Nel suo repertorio di cantante e compositore passa senza troppi problemi dai ritmi sincopati di derivazione jazz alle melodie dolcissime, ariose e ricche di poesia. Gorni Kramer ha detto di lui: «… è il cantante che ogni direttore d'orchestra vorrebbe avere. Orecchio finissimo, timbro di voce estremamente personale, duttilità a qualsiasi genere, grande accuratezza nelle esecuzioni…» Figlio del cantante d’operetta Cesare Ranucci e della ballerina classica Paola Massa, Renato Rascel, all’anagrafe Renato Ranucci, nasce il 27 aprile 1912 a Torino. Le sue origini “piemontesi” sono un caso visto che i genitori sono romani ma si trovano nel capoluogo sabaudo perché impegnati in tournée. La sua infanzia trascorre a Roma dove cresce affidato alle cure di nonna Margherita quando i genitori sono in viaggio per lavoro. Bambino prodigio fin dalla più tenera età nel 1925, a tredici anni, esordisce in una sala da ballo come batterista per un compenso di 20 lire alla settimana. Nel 1928 entra a far parte di una compagnia d’avanspettacolo, ricoprendo i ruoli di fantasista e ballerino di tip-tap. Il suo nome diventa rapidamente popolare nel teatro di varietà grazie a una galleria di figure caricaturali che si adattano perfettamente al suo fisico gracile e minuto e delineano il personaggio di un omino candido e sognatore. Negli anni Cinquanta fonda una propria compagnia e diventa uno dei grandi protagonisti delle commedie musicali, soprattutto di quelle scritte dal duo Garinei e Giovannini. Da quel momento il successo non lo abbandona più. Innumerevoli gli spettacoli a cui lega la sua fama. Nel 1955 scrive la famosissima Arrivederci Roma e nel 1960 vince il Festival di Sanremo con Romantica, in coppia con Tony Dallara. Torna ancora sul palcoscenico sanremese nel 1970 per presentare Nevicava a Roma in coppia con Pio. A partire dagli anni Ottanta riduce progressivamente i suoi impegni senza abbandonare mai del tutto le scene fino alla morte che lo coglie, non troppo, inaspettata nella sua Roma il 2 gennaio 1991.