31 maggio, 2016

1° giugno 1974 - Rick Wakeman lascia gli Yes

Il 1° giugno 1974 arriva al vertice della classifica dei dischi più venduti l'album Journey to the centre of the earth, il secondo da solista di Rick Wakeman, fino a quel momento tastierista degli Yes da poco premiato dalla critica come “miglior tastierista rock del mondo”. Nell'album, registrato dal vivo il 18 gennaio 1974 alla Royal Festival Hall di Londra, il geniale e talentuoso musicista è accompagnato dalla London Simphony Orchestra e dall'English Chamber Choir, diretti da David Measham, con la voce narrante dell’attore David Hemmings. Journey to the centre of the earth è una vera e propria sinfonia per tastiere, sintetizzatori, orchestra, coro e voce narrante. Trincerato dietro la sua pila di tastiere, tra cui un organo Hammond, un sintetizzatore Moog, un pianoforte Rhodes e un Mellotron, Wakeman, con i suoi lunghi capelli biondi e il mantello svolazzante, è considerato una sorta di “stregone delle tastiere” e uno dei personaggi più emblematici della capacità del “progressive” degli anni Settanta di fondere senza imbarazzi tutte le correnti musicali che l’hanno preceduto. Il successo di Journey to the centre of the earth, che segue di un anno la buona accoglienza riservata al suo primo lavoro The six wives of Henry VIII, lo convincono a chiudere la sua collaborazione con gli Yes e a continuare sulla strada della ricerca solistica. Proprio il 1° giugno 1974, in concomitanza con la conquista della prima posizione nella classifica delle vendite annuncia la separazione dal gruppo. In estate terrà un concerto al Cristal Palace Garden con l'accompagnamento di ben centodue persone tra musicisti e coro e alla fine del 1974 la critica lo eleggerà per la seconda volta consecutiva “miglior tastierista del mondo”. La separazione dagli Yes non sarà definitiva.

30 maggio, 2016

31 maggio 1930 - Clint Eastwood, un pistolero da Oscar

Il 31 maggio 1930 nasce a San Francisco Clint Eastwood. Cresce negli anni della Depressione e vagabonda per gli Stati uniti al seguito della famiglia incontrando il cinema relativamente tardi. Accade nel 1954 quando, ventiquattrenne, partecipa a un provino per la Universal che gli offre un contratto da 75 dollari a settimana. Ottiene piccoli ruoli in vari film prima di essere scelto per la parte del cow boy Rowdy Yates nei telefilm western della serie “Rowhide”. Una delle tante leggende nate sul western all’italiana racconta che quando Sergio Leone lo sceglie per il ruolo di protagonista del suo film "Per un pugno di dollari" Clint Eastwood sia ormai praticamente fuori dal cinema, non veda un set da almeno cinque anni e lavori a tempo parziale presso un distributore di benzina. La storia è suggestiva ma probabilmente inventata. Leone lo sceglie dopo aver scartato per rifiuti o per le richieste eccessive una lunga fila d’attori che comprende Rory Calhoun, Richard Harrison, Henry Fonda, Charles Bronson e James Coburn. Reduce dal successo dei telefilm della serie “Rowhide” Clint Eastwood viene proposto al regista da Claudia Sartori dell’agenzia “William Morris” di Roma. Leone alla fine lo chiama. Con la sua faccia spigolosa, gli occhi taglienti e il mezzo sigaro stretto tra le labbra diventa il perfetto protagonista del nascente “western all’italiana”. Dopo il successo di "Per un pugno di dollari" arrivano "Per qualche dollaro in più" e "Il buono, il brutto e il cattivo", il film che conclude la cosiddetta “trilogia del dollaro” di Sergio Leone. Da quel momento si toglie il poncho e non lavora più con nessun altro regista italiano. L’uomo senza nome sceglie di cavalcare altrove. Dopo il successo mondiale regalatogli dai western all’italiana fonda una propria casa di produzione e interpreta moltissimi film di successo di vari generi. A partire dal 1971 esordisce alla regia con il film "Brivido nella notte". Nel 1989 vince il Golden Globe come miglior regista per "Bird" e nel 1993 vince ben due Oscar, per il miglior film e per la migliore regia, con il western "Gli spietati". Nel 2000 riceve il Leone d'oro per la carriera alla Mostra del Cinema di Venezia e nel 2005 il suo "Million Dollar Baby" vince il Golden Globe per la regia e due Oscar per il miglior film e per la migliore regia. Nel 2007 sorprende pubblico e critica con la quasi contemporanea realizzazione i due film, "Flags of our fathers" e "Lettere da Iwo Jima" che raccontano la battaglia di Iwo Jima dal punto di vista sia dei soldati alleati e che da quello dei combattenti giapponesi.

29 maggio, 2016

30 maggio 1930 - Dave McKenna, un eclettico talento del piano

Il 30 maggio 1930 nasce a Woonsocket, in Rhode Island, il pianista Dave McKenna. Sua madre è pianista e violinista e il padre batterista. Fin da bambino viene avviato agli studi musicali perfezionandosi poi a Boston sotto la guida di Sandy Sandiford. Nel 1949 insieme a Boot Mussulli entra a far parte del gruppo del sassofonista Charlie Ventura. L'anno dopo si unisce all'orchestra di Woody Herman mettendosi in evidenza come pianista dallo stile elegante e raffinato assai simile a quello di Teddy Wilson che è sempre stato il suo principale ispiratore. Successivamente suona di nuovo con Ventura e poi con Gene Krupa. A partire dalla fine degli anni Cinquanta suona e incide con un gran numero di gruppi spesso assai diversi l'uno dall'altro. Il suo pianoforte passa da Phil Woods a Ruby Braff, da Bobby Hackett a Zoot Sims, da Max Bennett a Urbie Green a conferma del suo straordinario eclettismo. Non mancano anche esperienze soliste di notevole spessore e interesse. Muore nella natale Woonsocket il 18 ottobre 2008.

28 maggio, 2016

29 maggio 1929 - Sandy Mosse, tra Stati Uniti ed Europa

Il 29 maggio 1929 nasce a Detroit, nel Michigan, il sassofonista e clarinettista Sandy Mosse. A soli dieci anni inizia a studiare clarinetto e a quattordici, nel 1943, a Chicago, studia con Buck Wells prima di entrare nel prestigioso Chicago Music College. Qualche tempo dopo inizia a collaborare, in qualità di arrangiatore, per un gruppo formato da Bill Russo. Dopo aver lavorato con Jimmy Dale e Jay Burkhart si stabilisce in Europa. Fra il 1951 e il 1953 a Parigi ha occasione di suonare con personaggi come Henry Renaud, Django Reinhardt e Wally Bishop. Nel 1953 torna negli Stati Uniti e suona per qualche mese con Chubby Jackson e Bill Russo. Alla fine dell'anno entra a far parte dell'orchestra di Woody Herman con cui rimane diverso tempo e nel 1956 passa a quella di Maynard Ferguson. Nel 1958 suona con Buddy Rich e nel 1959 con Ray Eberle. In seguito è attivo fra gli Stati Uniti e l'Europa. Muore il 1° luglio 1983 ad Amsterdam, in Olanda.

27 maggio, 2016

28 maggio 2007 - Si riuniscono i Police!

A trent'anni dal debutto e a quasi ventuno dal loro scioglimento di fatto (la band non ha mai annunciato la separazione in modo ufficiale) tornano e esibirsi su un palco i Police. Lo fanno il 28 maggio 2007 a Vancouver con un concerto che apre di fronte a ventimila spettatori entusiasti il tour mondiale del trio composto da Sting, Stewart Copeland e Andy Summers. La scaletta dell'esibizione sembra fatta apposta per esaltare i fans della prima ora e anche i giovanissimi accorsi in gran numero al'evento. Da Message in a bottle a Roxanne, Synchronicity, Every little thing she does is magic, Every breath you take, When the world is running down, Spirits in the material world Sting e compagni ripercorrono la storia musicale di un gruppo che lasciato un segno importante nella storia del rock internazionale. Con oltre un milione e settecentomila biglietti già venduti alla data del debutto il Police Tour è senza alcun dubbio l’evento più grande dell’anno. Ad accompagnare il ritorno c'è anche la pubblicazione da parte della A&M di una raccolta intitolata semplicemente The Police, che comprende tutti i grandi successi dei loro cinque album da studio insieme a un pugno di singoli compresi Fall out, il disco del loro debutto. Sting ha annunciato anche che una parte del ricavato del tour andrà a WaterAid, organizzazione non governativa fondata nel 1981 con lo scopo di contribuire a sconfiggere la povertà nel mondo attraverso il miglioramento della fornitura sicura dell’acqua potabile, servizi igienici e l’educazione all’igiene.

26 maggio, 2016

27 maggio 1927 - Il Café Chantant per Sacco e Vanzetti

Il 27 maggio 1927 il duo Ambro's - Ferraro compone la drammatica canzone Lettera a Sacco p’o figlio suio dedicata alla vicenda dei due anarchici Sacco e Vanzetti. «Mai vivendo l'intera esistenza avremmo potuto sperare di fare così tanto per la tolleranza, la giustizia, la mutua comprensione fra gli uomini». Questa frase, rivolta da Bartolomeo Vanzetti alla giuria che lo condanna alla pena capitale fa il giro del mondo grazie agli artisti del Café Chantant. Gran parte degli esponenti più conosciuti della canzone napoletana degli anni Venti si mobilitano infatti per Sacco e Vanzetti, i due anarchici italiani condannati a morte innocenti. Lo fanno con coraggio e determinazione sia in Europa che al di là dell'oceano trasformando gli spettacoli delle loro tournée nordamericane in vere e proprie iniziative di solidarietà. Come in una sorta di passaparola solidale le vedette del café chantant made in Napoli cantano brani come Mamma sfurtunata (‘A seggia elettrica) («...ma chella mamma s’accurgette subito/ca n’copp’a seggia elettrica ‘o figlio jeva a murì...) che porta la firma illustre di Ermete Giovanni Gaeta, meglio conosciuto con lo pseudonimo di E.A. Mario. Più ricca di implicazioni politiche è proprio Lettera a Sacco p’o figlio suoio, («...e mo chistu volo se spezzate/dimostra chi è nucente, tu me muore...») scritta dal duo Ambro's-Ferraro e incisa anche su disco da Alfredo Bascetta. Dedicata a Sacco e Vanzetti è anche Lacreme ‘e cundannate, («... sta tutt’o munno sano arrevutato/pe’ Sacco e Vanzetti cundannate...») un brano che all’epoca del processo e della condanna a morte viene eseguito dalla bellissima “sciantosa e canzonettista” Gilda Mignonette nei suoi spettacoli. Nei giorni che precedono l’esecuzione Sica e Ferraro compongono E figlie 'e nisciune mentre quando tutto è finito Imella e Bascetta firmano Core nun chiagnere, una melodia malinconica che chiede di non smettere di sperare nella ricerca della verità.

25 maggio, 2016

26 maggio 1935 - Richard Harrison, il mancato protagonista di "Per un pugno di dollari"

Il 26 maggio 1935 nasce a Salt Lake City, nello Utah, Richard Harrison. Culturista e modello inizia a lavorare nel cinema alla metà degli anni Cinquanta a Hollywood in vari ruoli di secondo piano. Nel 1961, dopo aver partecipato al “Il padrone del mondo” di William N. Witney accanto a Vincent Price e a un giovane Charles Bronson, come molti culturisti americani sbarca a Roma per interpretare vari film di argomento avventuroso-mitologico, i cosiddetti “peplum”. Tra i maggiori successi di quel periodo ci sono “Perseo l’invincibile” di Alberto De Martino nel quale interpreta proprio la parte di Perseo, “I due gladiatori”, “I Giganti di Roma” o “La rivolta dei pretoriani”. Culturista e modello Richard Harrison resta nella storia del western all’italiana per il gran rifiuto opposto a Sergio Leone che l’avrebbe voluto come protagonista in “Per un pugno di dollari”. Stando alla leggenda sarebbe stato proprio lui a suggerire al regista il nome del suo amico Clint Eastwood per la parte del “pistolero senza nome”. Alla base del rifiuto c’è lo scetticismo con il quale lui, giovanottone statunitense già pistolero in “Duello nel Texas”, guarda alla possibilità che ci possa essere qualche futuro per un western girato da un regista italiano in un periodo in cui la produzione americana del genere vive una crisi d’ispirazione e di pubblico. Di fronte all’incognita sul destino dell’idea di Leone preferisce non rischiare la buona posizione che si è costruito nel cinema italiano grazie al suo fisico prestante interpretando alcuni “peplum” di successo. La scelta si rivela sbagliata. È il “peplum” che è arrivato al capolinea mentre il western all’italiana sta per diventare un fenomeno di portata mondiale. Accade così che il suo amico Clint Eastwood diventa una stella e se ne va verso un nuovo destino che l’aspetta. Richard Harrison non se la prende e continua a lavorare prevalentemente nel cinema italiano dove finirà per diventare uno dei più apprezzati interpreti del cosiddetto “cinema di genere”. Successivamente interpreta l’agente 077 Bob Fleming in una serie di film di spionaggio italiani, ma non rinuncia neppure a cimentarsi nel western all’italiana. Dopo aver partecipato a una serie di pellicole avventurose ispirate alle arti marziali e al mondo dei ninja all'inizio degli anni Novanta lascia l'Italia e si trasferisce a Malibu, in California, dove, proprio come il suo amico Clint Eastwood si impegna anche in politica, candidandosi a sindaco di Palm Springs. A differenza di Eastwood però non riesce a essere eletto.

24 maggio, 2016

25 maggio 2002 – I Sex Pistols tornano per soldi

Per soldi, soltanto per un ricco gruzzolo di sonanti sterline, i Sex Pistols tornano sulle scene. All'inizio di febbraio, quando le prime voci della possibile reunion avevano cominciato a circolare con insistenza i fans avevano sperato sotto sotto in una boutade destinata a concludersi in nulla dopo il sonoro "no" di almeno uno dei componenti della band. Il 25 maggio 2002 la notizia viene invece confermata nel modo peggiore. L'occasione del "Giubileo della Regina", con la sua corte dei miracoli nutritissima di dinosauri del rock, ingloba così anche la storica punk band formata da John Lydon (alias Johnny Rotten), Steve Jones, Glen Matlok e Paul Cook. Alla riunione del gruppo, la seconda dopo quella, già per molti versi imbarazzante, del 1996, l'universo mediatico britannico, e non solo, assegna addirittura un ruolo di primo piano nella costruzione di un evento partito stancamente e proseguito con notevole fatica. Scandita da una pianificazione perfetta la macchina si mette in moto. Lunedì 27 maggio viene distribuito in tutti i negozi, per l'ennesima volta, il singolo della loro storica e devastante versione di God save the Queen, trasformata negli anni in un reperto patetico di una band incapace di interpretare con dignità il proprio mito. Attorno agli ex ragazzi terribili si sta muovendo, infatti, l'infernale macchina mediatica che cerca di costruire vari motivi destinati a caricare d'interesse il Giubileo della Regina britannica. Ripuliti dalla polvere i simboli di un'antica ribellione generazionale vengono così utilizzati come una sorta di contorno cromatico nelle celebrazioni ufficiali. Emblematico è il fatto che John Lydon, rimessosi l'antica maschera di Johnny Rotten, si trovi addirittura al primo posto delle classifiche britanniche delle celebrità, grazie alla percentuale di spazio dedicatogli dai media, in prima fila i fogli di un gruppo nazionalista come l'Express, e cioè il Daily Star, il Daily Express, il Sunday Express e OK!. C'erano una volta quattro ragazzi anarchici e irriverenti, capaci di ridicolizzare l'intera industria discografica britannica e di portare a termine "la più grande truffa del rock'n'roll", ma nel 2002 non ci sono più, anzi forse non sono mai esistiti.. Ogni dubbio sugli obiettivi dell'inutile reunion è stato dissolto dalle dichiarazioni dello stesso Rotten, rilanciate con grande enfasi dai giornali conservatori del Regno Unito. Noi anarchici, noi irriverenti? Tutto uno scherzo, anzi una "grande truffa". Erano altri tempi, eravamo giovani e spensierati… «È il nostro giubileo questo e io sono qui per ricordarvi cosa vuol dire essere britannici, questo é il nostro paese …», «Io mi occupo soltanto di incassare i soldi per i diritti d'autore, il resto non m'interessa…» e, come se non bastasse, «L'Union Jack è la nostra bandiera…». Parole pesanti, quelle di Rotten, vere e proprie pugnalate al cuore per chi ha creduto nella fiammata del punk, ma non finiscono qui. Alla sua sottile campagna demolitoria non poteva sfuggire la politica. Rinunciando anche all'uso intelligente dell'ironia e dello sberleffo lui, che vive stabilmente a Los Angeles si chiede cosa sia successo in Gran Bretagna e come mai la gente non abbia votato per i conservatori. Anzi, va più in là, dichiarando che «.. il socialismo é una barzelletta». Decisamente non poteva fare di più per conquistarsi la fiducia del grande circo mediatico del Giubileo. Il nostro, però, riesce a superare anche ogni più ottimistica previsione, abbracciando con convinzione, sia pur a modo suo, la causa della Regina. Sorprendendo anche i suoi interlocutori esprime un pubblico apprezzamento per la sovrana britannica («…lei va bene, é suo figlio Carlo che non mi piace e finché lo tengono lontano dal trono mi va benissimo»). Questo è ciò che resta dei Sex Pistols. Per chi ha amato, vissuto e sperato nell'impossibile fiammata musicale del punk cade un mito, ma non cambia la realtà.

23 maggio, 2016

24 maggio 2002 - Umberto Bindi, il capostipite

Il 24 maggio 2002 muore a Roma Umberto Bindi il capostipite universalmente riconosciuto della cosiddetta “Scuola genovese” dei cantautori. Nato nel 1933 a Genova, compie i suoi primi studi musicali presso il Conservatorio della città ligure. Nella seconda metà degli anni Cinquanta viene scoperto e scritturato da Alfredo Rossi della Ariston e nel 1958 partecipa per la prima volta come autore, al Festival di Sanremo con I trulli di Alberobello, un brano interpretato dal Duo Fasano e da Aurelio Fierro. Il successo arriva l’anno dopo quando Don Marino Barreto jr. interpreta Arrivederci, una canzone da lui scritta insieme a Giorgio Calabrese che scala rapidamente la classifica dei dischi più venduti. Tra le composizioni più significative della sua carriera ci sono brani come È vero, che segna il debutto di Mina al Festival di Sanremo e, soprattutto, Il mio mondo, il cui testo porta la firma di Gino Paoli e che viene direttamente interpretato dallo stesso Bindi. Proprio questa canzone arriva al primo posto della classifica britannica dei dischi più venduti nella versione di Cilla Black con il titolo di You're my world. Lo stesso brano riscuote poi un grande successo negli Stati Uniti anche nel 1977, quando torna fra i dischi più venduti d'America nell'interpretazione di Helen Reddy. Nel 1975 riceve il Premio Tenco come miglior artista italiano e nel 1985 Antonella Ruggiero, Loredana Berté, Sonia Braga, Celeste, Anna Identici, Fiorella Mannoia e Ornella Vanoni realizzano un album con le sue canzoni. Umberto Bindi muore a Roma il 24 maggio 2002.

23 maggio 2007 - Pirati ai confini del mondo

Il 23 maggio 2007 esce nelle sale cinematografiche italiane "Pirati dei Caraibi: Ai confini del mondo", il terzo episodio della fortunatissima serie iniziata nel 2003 con "Pirati dei Caraibi - La maledizione della prima luna". Il film, diretto da Gore Verbinski, è interpretato da Johnny Depp, Orlando Bloom, Keira Knightley, Geoffrey Rush, Jonathan Price e vede la partecipazione anche di Keth Richards dei Rolling Stones. L'uscita nel nostro paese precede di un giorno quella nelle sale statunitensi. Anche questo film, come i due che lo precedono, è stato girato interamente in digitale con gli effetti speciali progettati e curati nei minimi dettagli dalla Industrial Light & Magic. La sua produzione ha richiesto più di due anni di tempo, dal 5 gennaio 2005 al 12 aprile 2007. Gran parte delle riprese sono state effettuate in concomitanza con quelle del secondo episodio "La maledizione del forziere fantasma" e si sono svolte in gran parte nelle Bahamas concludendosi il 18 marzo 2006. Più di un anno ha poi richiesto il lavoro di montaggio e di perfezionamento degli effetti. Con i 300.000.000 di dollari d'investimento è anche il più costoso dei tre film della saga. Come i precedenti "Pirati dei Caraibi: Ai confini del mondo" conquista il vertice della classifica degli incassi totalizzando nel primo giorno d'uscita circa 2.500.000 Euro in Italia e ben 57.700.000 dollari negli Stati Uniti.

22 maggio, 2016

22 maggio 1935 - Nasce Giuseppi (non Giuseppe) Logan, campione d'ance

Il 22 maggio 1935 nasce Giuseppi Logan, uno dei grandi talenti creativi del jazz degli anni Sessanta e Settanta. Sassofonista eccellente, non disdegna di suonare con grande maestria un gran numero di strumenti ad ancia, dai vari tipi di sax, al clarinetto basso all'oboe pakistano, a un'infinità di diavolerie sul genere. Il suo luogo di nascita è controverso. Alcune biografie lo fanno nascere a Norfolk in Virginia, altre a Philadelphia, in Pennsylvania. Fin dai primi anni di vita impara da solo a suonare il piano e poi picchia sulle percussioni di varie bande scolastiche non rinunciando anche a esibirsi come cantante in chiesa. Studia infine sassofono con Dennis Sandole trasferendosi in seguito a Boston per frequentare il locale conservatorio. In questa città, nel 1963, incontra il batterista Milford Graves, il primo componente del suo gruppo completato da Don Pullen al pianoforte e da Eddie Gomez al contrabbasso. Il quartetto, nel novembre 1964, incide un disco destinato a fare scalpore per la carica sperimentale, in particolare per l'uso di strumenti della tradizione orientale come l'oboe pakistano e le tabla, ancora pochissimo utilizzati nel jazz. Dopo una lunga serie di performance dal vivo e in studio su Logan scende il silenzio. Preda di un'eccessiva simpatia per ogni genere di sostanza psicotropa e perseguitato da varie turbe mentali scompare nel nulla diventando una leggenda, una delle tante del jazz mondiale. Proprio quando ormai tutti lo danno per morto o, nel migliore dei casi, seppellito in qualche clinica psichiatrica sperduta negli States si rifà vivo. Nel 2009, più di quarant'anni dopo il suo ultimo disco esce un album nuovo per l’etichetta Tompkins Square Records. Nello stesso anno appare nel film documentario "Water in the Boat" di David Gutierrez Camps di cui firma anche parte della colonna sonora.

21 maggio, 2016

21 maggio 2003 - Muore Alejandro De Tomaso, il pilota industriale argentino

Il 21 maggio 2003 muore Alejandro De Tomaso. Argentino, nasce a Buenos Aires 10 luglio del 1928 in una delle famiglie nobili della nazione sudamericana. Sua madre appartiene a una delle più ricche dinastie del paese, mentre il padre è un personaggio politico di spicco. La politica è la sua prima passione e gli procura i primi guai con il regime peronista che in quegli anni governa il paese dove è nato. Per questa ragione nel 1955 a ventisette anni lascia l’Argentina per l’Italia dove scopre una nuova passione quella per le corse automobilistiche e i motori. La sua prima casa si chiama Maserati. Qui, infatti corre dal 1955 al 1959 prima sotto l’insegna del Tridente e poi sotto quello dell’Osca. Nel 1959 Alejandro decide di aprire una sua scuderia e di costruirsi da solo le auto da corsa. Nascono così, le officine De Tomaso di Modena. La prima sede è ad Albereto, un sobborgo della città emiliana. All’inizio degli anni Sessanta il nome De Tomaso sigla una serie di vetture di formula Junior e di categoria Sport. I motori sono della Osca, una sorta di gioiello della famiglia Macerati che però tra il 1962 e il 1963 entra in crisi e passa sotto il controllo della MV Agusta. Alejandro trova un nuovo partner nella Ford che gli fornisce un quattro cilindri di circa 1.500 cc. destinato alla motorizzazione della prima De Tomaso stradale, la Vallelunga, una sorta di via di mezzo tra una granturismo e un’auto da corsa. Nei tre anni successivi vengono presentati vari prototipi da competizione mentre nel 1966 arriva la prima vettura da leggenda. È la Mangusta. Disegnata da un Giorgetto Giugiaro con un motore Ford di 4,7 litri capace di 306 cv la vettura raggiunge i 250 Km. orari. Il successo della Mangusta spinge De Tomaso ad allargarsi acquisendo la proprietà delle carrozzerie Ghia e Vignale mentre Ford si accaparra l’80% delle azioni del gruppo acquisendone anche i diritti di distribuzione in nordamerica tramite la rete Lincoln-Mercury. In quegli anni arriva anche il vero monumento della De Tomaso, la Pantera, un auto che nei primi due anni di produzione viene venduta in circa cinquemila esemplari e destinata a restare uno dei pilastri portanti della produzione nonostante un progressivo affievolimento del successo commerciale. Quando, nel 1995 la produzione si arresta definitivamente ne sono stati venduti 9.200 esemplari. La Pantera supererà anche il passare delle mode grazie al restyling operato all’inizio degli anni Novanta da Marcello Gandini, l’artefice di altri grandi capolavori estetici come la Diablo e le Macerati Shamal e Ghibli. Proprio la Pantera fa da base alle De Tomaso successive. Nel 1970 la De Tomaso esordisce in Formula 1 con una vettura nata dalla collaborazione con Frank Williams, ma non ci resta per molto. Il grave incidente in cui perde la vita il pilota Courage convince l’azienda a ritirarsi definitivamente dalle competizioni a fine anno. Nel 1971 è pronta la Deauville, la prima quattro porte di De Tomaso realizzata sulla base della meccanica della Pantera con uno spostamento anteriore del motore. Il periodo in cui nasce non è dei migliori. Il primo shock petrolifero e la conseguente crisi del settore automobilistico frenano l’entusiasmo dei mercati e il modello finisce per non ottenere il successo che merita. Nel 1972 De Tomaso acquisisce il controllo della Benelli e l’anno successivo riacquista da Ford la sua azienda, lasciando agli americani le carrozzerie Ghia e Vignale. È un periodo di grande crescita che vede la De Tomaso viaggiare in controtendenza rispetto alla sfavorevole congiuntura economica con acquisizioni importanti come quello della Maserati e dell’Innocenti. Paradossalmente la crisi arriverà negli anni Ottanta quando l’economia globale darà, invece, segni di ripresa in tutti i settori. Nel 1993 Alejandro De Tomaso, colpito da ictus, deve ridurre la sua presenza alla guida dell’azienda. Pian piano passa ad altri i grandi marchi acquisiti nel corso del tempo, compresa la Maserati che finisce alla FIAT. Il 21 maggio del 2003 la leggenda del pilota-industriale argentino venuto in Italia a cercar fortuna finisce con la sua morte.

20 maggio, 2016

20 maggio 2001 - Renato Carosone, uno dei grandi innovatori della musica italiana

Il 20 maggio 2001 muore Renato Carosone, considerato uno dei grandi innovatori della musica italiana. Per la verità lui rideva un po' della definizione. «Di quale rinnovamento parlate? Io suonavo nei night dove era obbligatoria la musica americana e vietata quella napoletana. A noi non restava che innestare le nostre parole in napoletano sullo swing…» Con queste parole Renato Carosone aveva commentato nel 1996 la decisione di assegnargli il Premio Tenco alla carriera «per il rinnovamento apportato alla canzone napoletana». Le sue parole non erano dettate da snobismo di maniera, ma evidenziavano il desiderio di sottrarsi al rischio di diventare una sorta di "caricatura". Per la stessa ragione nel 1960 aveva deciso di ritirarsi dalle scene. La portata del suo lavoro non ha bisogno di grandi commenti. È sufficiente ascoltare una delle tante canzoni della sua carriera per capire quanto esse siano ancora in grado di trasmettere energia ed emozioni senza mostrare i segni del tempo. Non è soltanto una questione di talento compositivo. La sua capacità di mescolare con leggerezza i generi musicali più disparati, dallo swing, al be-bop, al boogie woogie, al rock and roll con le strutture melodiche della canzone napoletana nasce da un talento istintivo e da un'apertura mentale capace di superare le diffidenze verso le diversità. La leggenda racconta che nella sua carriera la prima "accelerazione" del ritmo sia avvenuta nel 1949 allo Shaker di Napoli. L’ignaro artefice della rivoluzione sarebbe stato un cliente abituale del locale, un ricco commerciante di tessuti che chiedendo a Carosone e ai suoi due compagni, il batterista Gegè Di Giacomo e il chitarrista Peter Van Wood, di suonare per lui Lo sceicco uno dei brani del repertorio del gruppo avrebbe aggiunto: «Guagliò, però facitelo veloce!». Detto e fatto. Carosone obbedisce, ci prende gusto e non smette più.. Renato Carosone nasce a Napoli il 3 gennaio 1920 in Vico dei Torrieri al Mercato, primo di tre fratelli. Suo padre, impresario al Teatro Mercadante, sogna per il suo primogenito un futuro da grande artista e lo avvia agli studi musicali prima con il maestro Albanese, fratello di Licia Albanese, una delle più famose soprano di quel periodo, e poi con Vincenzo Romanello e Celeste Capuana. Tre scuole e tre impostazioni diverse stanno, dunque, alla base della formazione musicale del giovane Carosone che a quindici anni viene scritturato per accompagnare al pianoforte le rappresentazioni all'Opera dei Pupi di Don Ciro Perna detto ’O Scudiero. Nel 1937 si diploma al conservatorio di San Pietro in Majella e poi parte per l'Africa dove nei caffè e nei night di Asmara e Addis Abeba. Arruolato allo scoppio della seconda guerra mondiale resta in divisa soltanto fino all'occupazione britannica di Addis Abeba, poi riprende a suonare il pianoforte in una formazione jazz in un club inglese. Torna in Italia nel 1946 e nel 1949 in trio con il chitarrista Peter Van Wood e il batterista Gegè Di Giacomo entusiasma il pubblico mescolando i ritmi americani alla canzone napoletana. Il suo primo vero successo è Maruzzella del 1955. Nel 1960, a sorpresa, annuncia il suo ritiro dalle scene musicali. Quando ormai più nessuno se l'aspetta, torna a suonare alla Bussola di Viareggio. È il 9 agosto 1975. Non smette più fino alla morte che lo coglie nel sonno nella sua casa romana in Via Flaminia Vecchia il 20 maggio 2001.

19 maggio, 2016

19 maggio 1935 - Cecil McBee, uno dei contrabbassisti più registrati

div align="justify">Il 19 maggio 1935 nasce a Tulsa, in Oklahoma, il contrabbassista Cecil McBee. Il suo primo strumento è il clarinetto, che studia durante le scuole superiori e suona in duo con la sorella. Nel 1952 inizia ad appassionarsi al contrabbasso sonandolo nei piccoli gruppi che animano i night di Tulsa. Decide poi di fare sul serio approfondendo lo studio dello strumento e affiancandolo anche a quello di composizione jazzistica in una scuola di Wilberforce nell'Ohio. Quando si trova a svolgere il servizio militare a Fort-Knox diventa direttore della banda militare. Nel 1962 si trasferisce a Detroit dove entrato a far parte del gruppo di Paul Winter con il quale nel 1964 se ne va a New York. Nella "grande mela" inizia a suonare e incidere con molti musicisti d'avanguardia tra i quali spiccano i nomi Grachan Moncur, Jakie McLean, Wayne Shorter, Freddie Hubbard, Miles Davis, Charles Lloyd, Yusef Lateef, Bobby Hutcherson, Pharoah Sanders, Alice Coltrane, Charles Tolliver, Lonnie Liston Smith, Sam Rivers, Woody Shaw e Dollar Brand. È uno dei contrabbassisti che ha partecipato al maggior numero di registrazioni della sua generazione. Il suo stile, basato sulle innovazioni di Scott LaFaro e di Jimmy Garrison ha una sonorità pulita anche se un po' metallica, immediatamente riconoscibile. Molto spettacolare ha influenzato gran parte dei contrabbassisti della sua età.

18 maggio, 2016

18 maggio 1960 - Anche le donne negli uffici pubblici

Le norme che in Italia escludono le donne dagli uffici pubblici sono abolite perché incostituzionali. Lo sancisce, con una propria sentenza, la Corte Costituzionale il 18 maggio 1960 che, di fatto, abroga le norme della legge del 1917 che prevedono l’esclusione delle donne dagli uffici pubblici. La decisione viene accolta, in generale, con soddisfazione, anche se non manca chi fa notare che si tratta di un ulteriore passo sulla strada «della dissoluzione dei nostri costumi e delle nostre tradizioni culturali».

17 maggio, 2016

17 maggio 2003 - Yoko Ono al vertice delle classifiche dance USA

«Devo essere la prima settantenne della storia ad arrivare al primo posto nelle classifiche dance» Così il 17 maggio 2003 Yoko Ono commenta il successo di Walking on thin ice, un brano da lei composto nel 1980 e divenuto tragicamente famoso perché John Lennon, che aveva suonato la chitarra sull'incisione, aveva con sé il master al momento del suo assassinio. All'epoca era stato pubblicato, ma non aveva avuto particolare successo. Nel 2003 è successo il miracolo grazie a un remix realizzato da un team di DJ quali Rui da Silva, Felix da Housecat e Danny Tenaglia, ai quali si sono aggiunti i Pet Shop Boys

15 maggio, 2016

16 maggio 1955 - Salvatore Carnevale, un uomo da bruciare

Lunedì 16 maggio 1955, nel giorno che segue la festa patronale di Sciara, un comune della provincia di Palermo, il giovane sindacalista della CGIL Salvatore Carnevale, detto Turiddu, viene brutalmente assassinato mentre sta percorrendo il sentiero che conduce alla cava di pietra situata poco fuori dalla città. È il trentottesimo esponente del movimento contadino siciliano a cadere vittima delle violenze mafiose in difesa degli interessi dei vari potentati economici dell’isola. Il suo assassinio desta molto scalpore non solo per la gravità del fatto, ma anche perché si verifica in un momento in cui la Sicilia sembrava essere attraversata da una relativa calma nello stillicidio di omicidi su commissione di sindacalisti, dirigenti politici e lavoratori per opera della mafia. Nato a Galati Mamertino, un paese in provincia di Messina, il 25 settembre 1925 Salvatore Carnevale si trasferisce a Sciara ancora piccolissimo quando la madre si separa dal marito. L’esperienza scolastica dura poco per lui che sta sui banchi di scuola soltanto fino alla terza elementare perchè poi è costretto ad andarsene nei campi a lavorare a giornata. Non se ne va, però, la voglia di studiare tanto che prende il diploma di quinta elementare prima di partire per il servizio di leva. Sotto le armi scopre anche nuove idee e quando torna al paese contribuisce alla nascita della sezione socialista e della Camera del Lavoro di Sciara. Nel 1951 organizza l’occupazione simbolica del feudo chiamato “della Principessa”. Viene arrestato insieme a tre compagni e rinchiuso nel carcere di Termini per una decina di giorni. Rinviati a giudizio devono aspettare l’estate del 1954 prima che la vicenda giudiziaria si concluda con l’assoluzione. Il movimento contadino ottiene però i primi successi con alcune assegnazioni di terre. Nell’agosto del 1952 Salvatore se ne va via dalla Sicilia dopo che la mafia, il 7 agosto 1952, ha ucciso a colpi d’accetta il militante comunista e suo amico Filippo Intile. Arriva in Toscana, nel paese di Montevarchi in provincia d’Arezzo dove trova da lavorare. Il 14 agosto 1954 torna a Sciara e dà vita a una serie di iniziative per l’accelerazione delle procedure di assegnazione della terra ai contadini. Guida anche una nuova occupazione del feudo Notarbartolo e viene condannato a due mesi di carcere con la sospensione condizionale. Rimasto disoccupato nel 1955 comincia a lavorare nel cantiere edile della ditta De Blasi. Due mesi dopo viene di nuovo licenziato. Inaspettatamente riceve un’offerta dalla ditta Lambertini di Bologna, che per i lavori di costruzione del doppio binario ferroviario sfrutta una cava di proprietà dei Notarbartolo, sotto il controllo dei mafiosi locali. Salvatore accetta ma continua nella sua attività sindacale. Organizza gli operai e chiede l'applicazione della giornata lavorativa di otto ore. Nella sera tra il 10 e l’11 maggio un emissario della mafia lo minaccia esplicitamente di morte. Per tutta risposta Salvatore il 12 maggio organizza uno sciopero dei lavoratori della cava. Quattro giorni dopo viene assassinato. Sulla vicenda Valentino Orsini e i due fratelli Paolo e Vittorio Taviani girano il film "Un uomo da bruciare" interpretato da Gianmaria Volonté.

15 maggio 1935 - Pavese condannato al confino

Il 15 maggio 1935 Cesare Pavese viene condannato al confino. Come mai? Tutto inizia nel 1930 quando, a soli ventidue anni, si laurea con una tesi sull’interpretazione della poesia di Walt Whitman e comincia a scrivere sulle pagine della rivista “La cultura”. Per vivere insegna nelle scuole serali e private e traduce poeti e scrittori della letteratura inglese e americana. Un anno dopo muore sua madre. Pavese, rimasto solo, si trasferisce nell’abitazione della sorella Maria, presso la quale abiterà fino alla morte. Proprio nel 1931 viene stampato a Firenze il primo libro interamente tradotto da lui: “Il nostro signor Wrenn” di Sinclair Lewis. Nel 1933 nasce la casa editrice Einaudi, un progetto al quale lo scrittore partecipa con entusiasmo non soltanto per l’amicizia che lo lega a Giulio Einaudi. Dopo l’arresto di Leone Ginzburg la polizia fascista lo convoca come “persona informata sui fatti” perché ha accettato di far arrivare presso di lui alcune lettere fortemente compromettenti sul piano politico indirizzate a un’intellettuale comunista, laureata in matematica e fortemente impegnata nella lotta antifascista. Pavese, interrogato, rifiuta di fare il nome della donna e il 15 maggio 1935 viene condannato per sospetto antifascismo a tre anni di confino da scontare a Brancaleone Calabro. I tre anni si riducono a uno per la concessione della grazia e in questo periodo comincia a scrivere il diario che verrà editato postumo nel 1952 con il titolo “Il mestiere di vivere”.

14 maggio, 2016

14 marzo 1979 - Nicoletta Romanoff, la bionda discendente degli Zar

Il 14 marzo 1979 nasce a Roma Nicoletta Consolo, figlia di un uomo politico e destinata a fare carriera nel mondo del cinema. Quando decide di darsi un nome d’arte lo prende in prestito dalla madre, la Principessa Natalia Nikolaevna Romanova, la maggiore delle tre figlie nate dall’unione del Principe Nikolai Romanovich Romanov con la contessa Sveva della Gherardesca. È una discendenza nobiliare importante, la sua, visto che ha origine dalla famiglia degli ultimi Zar di Russia. Nasce così Nicoletta Romanoff. Con questo nome la bionda ragazza diplomatasi a pieni voti alla Marymount International School nel 1997 e trasferitasi a Parigi per studiare Storia dell’Arte inizia a lavorare come modella presso la prestigiosa agenzia Ford Models Paris. Sposatasi giovanissima quando nel 2003, a soli ventitrè anni, fa il suo esordio sul grande schermo nel film "Ricordati di me" di Gabriele Muccino è già madre di due marmocchi, Francesco e Gabriele. La sua interpretazione della bella Valentina, la provocante lolita decisa a tutto pur di diventare una valletta di successo, le vale numerosi consensi da pubblico e critica oltre ad alcuni prestigiosi premi e riconoscimenti. Nello stesso anno gira, sempre con Muccino, il cortometraggio pubblicitario "Affinità elettive" e nel 2004 è la complicata Angela nella miniserie tv "Un anno a primavera". Dopo un anno di pausa nel 2006 torna davanti alla macchina da presa per interpretare il ruolo di Stefania, la protagonista del film "Cardiofitness" diretto da Fabio Tagliavia e uscito nelle sale nel giugno del 2007. Nel mese di febbraio dello stesso anno appare in televisione nel film "Il pirata – Marco Pantani" diretto da Claudio Bonivento interpretando il difficile ruolo di Christine, la donna con la quale Marco Pantani vive una travagliata e intensa storia d’amore.

12 maggio, 2016

13 maggio 2007 - Un'enciclica in musica

Il 13 maggio 2007 viene eseguita in prima mondiale a Roma l'opera "Omnia vincit amor - Eros e Agape". L'autore è l'ottantaduenne Gianni Ferrio, compositore di Parole parole per Mina e di moltissime altre canzoni per gran parte dei protagonisti della musica leggera italiana. Questa volta si cimenta in un lavoro diverso dal solito e non soltanto dal punto di vista dell'impostazione musicale. La composizione, infatti, è esplicitamente ispirata alla "Deus caritas est", la lettera enciclica del Pontificato di Benedetto XVI. Interpellato dai giornalisti l'autore nega di aver voluto fare un'opera di musica sacra: «Questo lavoro è la mia confessione. Ci sono soprattutto io, il mio passato e il mio presente...». E per chi chiede maggiori lumi sulle intenzioni e sull'ispirazione aggiunge: «Se proprio occorre dare un senso al tutto posso dire che ho cercato di mettere ordine al caotico affollamento delle mie idee musicali. Ne sentivo il bisogno...»

11 maggio, 2016

12 maggio 2007 - Family Day o Coraggio Laico?

Il 12 maggio 2007 a Roma si svolgono due manifestazioni contrapposte chiamate "Family Day" e "Coraggio Laico". La prima si svolge in Piazza San Giovanni, è organizzata da un gran numero di associazioni cattoliche e ha lo scopo è di difendere e sostenere la famiglia tradizionale contro ogni tipo di innovazione sul piano giuridico. La seconda è a Piazza Navona, dove Radicali, Verdi e Socialisti, con l'appoggio di un gran numero di associazioni laiche e per la difesa dei diritti civili intendono ricordare la vittoria laica nella battaglia per il divorzio del 12 maggio 1974. Diverse sono anche le dinamiche delle due manifestazioni. Decisamente più tradizionale il Family Day, che inizia alle 15 aperto da Paola Rivetta, conduttrice del Tg5, seguita da due portavoce delle associazioni cattoliche, Savino Pezzotta ed Eugenia Roccella e dal Presidente del Forum delle famiglie, Giovanni Giacobbe. Dal palco si esibiscono poi vari artisti come l'orchestra di Pinuccio Pirazzoli e il cantante Povia. Meno disciplinata ma altrettanto motivata appare la manifestazione di "Coraggio Laico", aperta con mezz'oretta di ritardo dallo speaker ufficiale Alessandro Cecchi Paone sulle note della canzone Ti regalerò una rosa di Simone Cristicchi continua come una lunga festa fino a sera inoltrata. Tra i suoi promotori figura anche una lunga lista di artisti e personaggi dello spettacolo che comprende: Giorgio Albertazzi, Barbara Alberti, Zeudi Araya, Marco Bellocchio, Eugenio Bennato, Giorgia Bongianni, Candido Cannavò, Pino Caruso, Claudio Coccoluto, Serena Dandini, Francesca D'Aloja, Massimo Dapporto, Luciano De Crescenzo, Domiziana Giordano, Gianni Ippoliti, Luciana Litizzetto, Cristiano Malgioglio, Milva, Ferzan Ozpetek, Giuseppe Piccioni, Platinette, Francesca Reggiani, Davide Riondino, Pasquale Squitieri, Oliviero Toscani, Ornella Vanoni, Dario Vergassola, Piero Chiambretti, Antonio Cornacchione, Luca Guadagnino, Rosetta Stella, Luciana Viviani, Fulvio Abbate, Edoardo Gabriellini, Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu, Moni Ovadia, Helena Velena, Franco Battiato, Gruppo musicale genovese "Altera", Beppe Barra e Giovanni Albanese.

11 maggio 2003 - Ms Dynamite rischia il licenziamento

L'11 maggio 2003 i quotidiani popolari britannici danno sempre più per probabile la rescissione del contratto di Ms Dynamite da parte della sua casa discografica. Rilevano anche che se ciò accade non ci sono vere giustificazioni economiche. La ragazza, fino a pochi mesi fa giudicata una delle nuove cantanti britanniche più promettenti, ha venduto in patria più di mezzo milione di copie del suo album A little deeper, ha vinto due Brits Awards e il premio Mercury Music. Non è, però, tutto qui. Ms Dynamite, infatti, poco tempo prima ha fatto molto arrabbiare i dirigenti della sua etichetta perché si era permessa di mandare a quel paese il governo Blair nel corso delle manifestazioni contro la guerra, minacciando addirittura di candidarsi alle elezioni. Si sono così arrabbiati che le hanno inviato una lettera ufficiale di richiamo il cui succo è: pensa alla carriera, non alla politica perché hai un'immagine da difendere! Lei ha fatto spallucce. In più, a dispetto di chi la invitava a non complicarsi la vita, ha deciso di fare un figlio proprio mentre dovrebbe essere impegnata in piena campagna promozionale per il nuovo disco. Secondo le indiscrezioni dei tabloid ce ne sarebbe abbastanza per licenziarla.

10 maggio, 2016

10 maggio 1978 - Basta coi manicomi!

La lunga lotta condotta dallo psichiatra Franco Basaglia contro i manicomi ottiene un primo, significativo successo. Egli sostiene che queste strutture siano dei veri e propri luoghi di reclusione, più che di cure delle malattie psichiche. Il 10 maggio 1978 viene approvata la legge n. 180 che abolisce le strutture manicomiali del nostro paese. Purtroppo però essa è destinata a restare in gran parte inattuata, soprattutto per la parte che riguarda i servizi territoriali di prevenzione, assistenza e cura delle malattie psichiche.

09 maggio, 2016

9 maggio 1969 - Vincenzo Musolino, da pescatore a protagonista del cinema italiano

Il 9 maggio 1969 muore a Roma l'attore e regista Vincenzo Musolino. Nato a Reggio Calabria nel 1930, il suo primo lavoro è quello del pescatore, scelto non per particolare vocazione ma perché è l’unica possibilità che sembra offrirgli la sorte e la sua condizione sociale. Tra la salsedine, il sole e le reti da rammendare un giorno arriva una persona destinata a cambiare radicalmente tutte le sue prospettive. Si chiama Renato Castellani, è un regista e sceneggiatore convinto che il neorealismo si possa efficacemente mescolare con i toni leggeri della commedia. Ci ha già provato nel 1948 con "Sotto il sole di Roma" e l’anno dopo con "È primavera" ma ha in mente un ulteriore salto di qualità. La sua idea è quella di trasportare la storia di Giulietta e Romeo nell’Italia del dopoguerra con tono leggero e un lieto fine. Per la parte di Carmela, la protagonista femminile ha già scelto la quindicenne Maria Fiore. Quando vede Vincenzo Musolino gli propone di interpretare Antonio, il protagonista maschile e il giovane pescatore accetta. Nasce così "Due soldi di speranza". Il film ottiene un successo eclatante e rivela al mondo le qualità d’attore di Musolino. Dopo aver interpretato una trentina di film tra i quali spicca il pluripremiato "La ciociara" di Vittorio De Sica, nel 1966 debutta come sceneggiatore con il nome d’arte di Glenn Vincent Davis in "Vajas con Dios, Gringo!" e due anni dopo passa per la prima volta alla regia dirigendo un altro western: "Chiedi perdono a Dio, non a me". Nel 1969, pochi mesi dopo l’uscita nelle sale di "Quintana", il suo secondo film come regista, muore improvvisamente a Roma..

07 maggio, 2016

8 maggio 1958 - Muttonleg Donnelly, dal violino al trombone

L'8 maggio 1958 muore a New York il trombonista Muttonleg Donnelly, il cui vero nome è Theodore Donnelly. Nato a Oklahoma City, in Oklahoma, il 13 novembre 1912 si avvicina alla musica all'età di otto anni iniziando a studiare violino. Successivamente si appassiona al trombone e decide di cambiare strumento. Ha vent'anni quando fa il suo esordio professionale nell'orchestra di George E. Lee di Kansas City, per passare nel 1934 in quella di Tommy Douglas. Due anni dopo entra nei Twelve Clouds Of Joy diretti da Andy Kirk con i quali resta fino all'inizio del 1943. Nel dicembre 1943 entra a far parte dell'orchestra di Count Basie con la quale resta fino allo scioglimento. Nel 1950 entra per breve tempo nell'organico del gruppo di Illinois Jacquet per passare poi in quello di Erskine Hawkins con il quale resta fino a pochi mesi prima della morte.

06 maggio, 2016

7 maggio 1935 - Lasse Bagge, talentuoso polistrumentista

Il 7 maggio 1935 nasce a Stoccolma il polistrumentista Lasse Bagge, registrato all'anagrafe con il nome di Eric Lars Otto Bagge. A tredici anni inizia a suonare la tromba in una orchestra scolastica. Il suo debutto professionale avviene come pianista, nel 1941. Nel 1955 suona nel gruppo di Lars Gullin. L'anno dopo è con Ib Glindemann, e dal 1956 al 1957 fa il pianista a bordo della motonave Stockholm in servizio sulla rotta Stoccolma - New York. Dal 1957 al 1959 fa parte della Carl - Henrik Norin Orchestra e dal 1958 lavora per un anno come fagottista nella orchestra sinfonica di Gävle. In seguito si dedica ad attività didattiche a Katrineholm. Pianista influenzato dal nervoso lirismo di Bill Evans, ha inciso con Lars Gullin, Karl Eric Norin, Monica Zetterlund e Rolfe Billberg.

6 maggio 1981 - La loggia P2

All'inizio degli anni Ottanta nessuno ancora la conosce, ma in breve tempo la sigla P2 diventerà il simbolo dei misteri d’Italia. Tutto inizia il 6 maggio 1981 quando, nell’ambito dell’inchiesta sul banchiere Michele Sindona, i carabinieri perquisiscono la sede della massoneria italiana a Palazzo Giustiniani a Roma e sequestrano numerosi documenti sulla loggia P2 di Licio Gelli. Si tratta di una loggia massonica segreta o ‘coperta’, come si chiama in gergo. Quella che sembra una normale operazione d’indagine per acquisire elementi utili alle indagini si rivelerà in breve tempo un complicato intreccio tra politica e affari ricco di misteri e di punti oscuri, molti dei quali non saranno mai completamente chiariti. L’8 maggio si decide di formare una commissione parlamentare d’indagine sui rapporti tra funzionari pubblici e la loggia massonica P2. Il 20 maggio 1981 viene resa nota resa nota una prima lista dei presunti iscritti alla P2. Fanno scalpore, tra gli altri, i nomi del segretario del partito socialdemocratico Pietro Longo, degli imprenditori Silvio Berlusconi e Angelo Rizzoli, dei giornalisti Maurizio Costanzo e Roberto Gervaso, dei banchieri Roberto Calvi e Michele Sindona e del cantante Claudio Villa.

04 maggio, 2016

5 maggio 2005 - Parte da Mestre il "Terrestre Tour" dei Subsonica

Il 5 maggio 2005 inizia da Mestre un nuovo tour dei Subsonica. Si chiama “Terrestre” come l'album arrivato poche settimane prima nei negozi il cui titolo non è scelto a caso visto che il gruppo lascia lo spazio siderale delle soluzioni ipertecnologiche per tornare a camminare sulle polverose strade del pianeta che ci ospita. Dopo due anni passati a inseguire progetti solistici, il chitarrista e maitre à penser Max Casacci, il bassista Vicio, il batterista Ninja e il tastierista Boosta sono tornati a lavorare insieme con un progetto davvero nuovo. Meno elettronica e più strumenti veri, questo è il succo della nuova fase della band torinese. «In passato abbiamo imprigionato le nostre potenzialità di musicisti per dare spazio all’elettronica, oggi recuperiamo il piacere dell’uso libero e creativo degli strumenti. In questo senso i concerti dal vivo ci hanno aiutato a non aver paura di riprendere in mano gli strumenti e per la prima volta nella nostra storia abbiamo lavorato sui brani con in testa la loro dimensione live». Parola di Max Casacci, uno che tra consolle, software e diavolerie sonico-tecnologiche ha passato una bella fetta di vita. Il disco, registrato nel loro covo Casasonica di Torino, ha avuto in fase di mixaggio la supervisione di Dave Pemberton, il maghetto che ha regalato scintille di genialità a gruppi come Prodigy, Orbital o Groove Armada, solo per citare i primi che vengono in mente. La trasformazione segna anche il passaggio della band dall’universo indipendente a una major di peso come la Emi/Virgin, avvenuto non senza polemiche. Terrestre è un album che evidenzia una forte discontinuità con i precedenti. Parte duro e cattivo con Corpo a corpo, una denuncia a nervi scoperti che corre su una robusta e nevrotica base ragga, poi segue rotte trasversali e oblique tra generi e ambientazioni diverse. A naso ci sembra che almeno cinque episodi, il già citato Corpo a corpo, il meticciato Ratto, le autocitazioni di Abitudine, il vinilico Gasoline e le suggestioni acustiche di Le serpi, spicchino tra gli altri e abbiano le potenzialità e l’autonomia per diventare singoli di peso. Tutto il disco, però, parla un linguaggio nuovo, povero d’effetti tecnologici e ricco di quella sperimentalità gentile che caratterizzava i migliori momenti del progressive degli anni Settanta. Emblematica, da questo punto di vista, è la traccia che dà il titolo all’album, un brano strumentale che sembra indicare l’orizzonte futuro del gruppo, aperto alle sonorità del mondo, ma tenacemente abbarbicato al proprio progetto innovativo. Loro lo descrivono come «Un modo di raccontare diverso dalla solita forma canzone», noi ci ritroviamo l’immaginario e le ambizioni del primo progressive, quello non ancora appesantito dalle cervellotiche elucubrazioni fini a se stesse che ne determinarono la prematura fine. I Subsonica tornati sulla terra tentano dunque una nuova strada, ma quanto pesa il “cappello” di una major? «Poco, visto che gestiamo direttamente management e attività live e che il contratto con la Virgin prevede la massima libertà artistica…» E per rafforzare il concetto fanno sapere che hanno deciso di contenere in tredici euro il prezzo dei biglietti d’ingresso ai concerti del tour.

03 maggio, 2016

4 maggio 2007 - Dolores canta da sola

Dolores O' Riordan, la carismatica cantante dei Cranberries, dopo aver lasciato i compagni debutta come solista. Anticipato dal singolo Ordinary day, dedicato alla figlia Dakota, il 4 maggio 2007 esce Are you listening?, il suo primo album da solista. Nei dodici brani del disco le suggestioni sonore risentono ancora delle influenze del suo ex gruppo anche se il vero punto di forza resta il suo potente e originale canto "singhiozzante". Nella nuova avventura Dolores è accompagnata dall'ex batterista dei Therapy Graham Hopkins, dal bassista Marco Mendoza, dal chitarrista Steve Demarchi mentre Denny Demarchi si occupa delle tastiere e dei fiati.

02 maggio, 2016

3 maggio 1967 - La studentessa Bertè sospesa perché porta la minigonna

Il 3 maggio 1967 il settimanale “Big” rivela che una studentessa dell’Istituto d’Arte di via Conte Verde a Roma è stata sospesa perché porta la minigonna. In realtà non si tratta di una ragazza qualsiasi e il provvedimento di sospensione non riguarda soltanto la minigonna. La studentessa infatti, oltre a indossare gonne corte balla in TV nelle Collettine di Rita Pavone e ha l’abitudine di protestare per i voti troppo bassi assegnati a lei e ai suoi compagni. Il nome della studentessa è Loredana Berté ed è destinato, comunque a diventare famoso indipendentemente dalle sospensioni scolastiche.

01 maggio, 2016

2 maggio 2000 - Si sveglia il “Battello a vapore” di Yellowstone

Il 2 maggio 2000, dopo nove anni di silenziosa quiete, torna a farsi sentire e, soprattutto vedere, lo Steamboat Geyser (battello a vapore) il più potente geyser del Parco Nazionale di Yellowstone, negli Stati Uniti, il luogo dove i disegnatori Hanna & Barbera hanno ambientato le avventure degli orsi Yoghi e Bubu. di tutta l’area. Il suo getto può raggiungere anche i cento metri di altezza ma le sue eruzioni sono rare e del tutto impossibili da prevedere a differenza del puntualissimo geyser chiamato Vecchio Fedele" (Old Faithful), le cui eruzioni sono annunciate anche da un antico pannello collocato nelle sue vicinanze. I due sono forse i più famosi geyser del parco di Yellowstone, situato in un'antica regione di forte attività vulcanica oggi in gran parte spenta ma ricco di manifestazioni residue caratterizzate da solfatare, sorgenti calde idrominerali e, appuntoo, geyser che si concentrano nella zona Ovest del Parco.

1° maggio 1917 - Danielle Darrieux, una straordinaria interprete istintiva

Il 1° maggio 1917 nasce a Bordeaux Danielle Darrieux. Attrice cinematografica con un piede anche nel teatro ha lasciato nel corso della sua lunga carriera una sequenza costante di piccoli, ma preziosi segni musicali. Non poteva essere diversamente, visto che fin da piccola la ragazza, nata in una famiglia di appassionati melomani coltiva una passione per la musica neppure tanto nascosta. Sua madre ha una voce deliziosa e ha studiato canto. Le sue esibizioni, però, sono riservate esclusivamente all’ambito casalingo, visto che il marito, medico, le ha proibito di esercitare la sua arte in pubblico ritenendo disdicevole il canto per una donna maritata e di buona società. Quando vanno tutti a vivere a Parigi il severo papà Darrieux dirige con polso fermo la vita della sua famiglia cui non fa mancare il necessario e quel poco di superfluo che fa la differenza tra la “buona società” e la gente normale. È convinto di aver pensato a tutto, ma invece non è così. Nel 1924 muore all’improvviso. Il tragico avvenimento cambia il destino della piccola Danielle, che all’epoca ha soltanto sette anni. La musica, che fino a quel momento era relegata nel ruolo di piacevole ma riservato intrattenimento famigliare diventa una preziosa fonte di sostentamento. La madre, infatti, per rinsanguare le modeste risorse garantite dall’eredità del marito, rispolvera le sue conoscenze musicali e si mette a dare lezioni di canto. Caduto il divieto paterno anche la bambina inizia a frequentare regolari corsi di pianoforte e violoncello al Conservatorio di Parigi. Quando viene interrogata sui suoi sogni la giovane Danielle Darrieux risponde incerta oscillando tra la speranza di una carriera da concertista e la tentazione dei grandi palcoscenici dei teatri e dei cabaret. Nel dubbio, sua madre si premura di tenerle aperte tutte le porte continuando a pagare la retta del conservatorio e dandole lezioni di canto. Come spesso accade, invece, il futuro segue strade diverse da quelle inizialmente previste. L’elemento destinato a cambiare per sempre il suo destino è un’allieva dei corsi di canto di sua madre che si chiama Marie Serta. Non è importante, non è particolarmente conosciuta, ma ha un marito che lavora nella nascente industria cinematografica francese. Grazie a lui, la non ancora quattordicenne Danielle Darrieux si ritrova nel cast del film musicale “Le bal” di Wilhelm Thiele. La sua prova convince il regista e, soprattutto, la produzione che le offre un contratto di cinque anni. La madre, preoccupata che la ragazza non si lasci suggestionare dall’ambiente, tenta di resistere alle lusinghe obiettando che la figlia non ha mai pensato di poter fare l’attrice e che, quindi, non ha alle spalle neppure un giorno di accademia o di scuola di teatro. Poi cede di fronte alla risposta degli interlocutori: «La ragazza non ha bisogno di studiare perchè è una straordinaria interprete istintiva!». In quegli anni il suo ruolo è quello della monella bizzarra e dispettosa che accompagna o fa da controcanto al protagonista della storia. I suoi partner sono artisti affermati come Jean-Pierre Aumont, Henri Garat, Charles Boyer e, soprattutto, quell’Albert Préjean con il quale gira ben sei film formando una delle più apprezzate coppie del cinema musicale francese del decennio che precede la seconda guerra mondiale. Celebrata come “la più brava debuttante del cinema francese dei primi anni Trenta”, Danielle, grazie alla sua abilità recitativa e alla sua bellezza riuscirà nel corso della sua lunga carriera a non smentire mai il giudizio positivo dei suoi estimatori. Tra i film che la vedono protagonista c’è anche “Mauvaise graine”, un lungometraggio uscito nelle sale italiana con il titolo “L’amore che redime”. Danielle Darrieux lo gira nel 1933 e il regista è un giovane austriaco fuggito dal suo paese per evitare la repressione nazista. Il suo nome è Billy Wilder. La sua interpretazione in questa pellicola non sfugge a un regista attento come Anatole Litvak che nel 1935 decide di affidare proprio a lei l’impegnativo ruolo della contessa Marie Vetsera in “Mayerling” al fianco di Charles Boyer. Il film ottiene un successo straordinario in tutto il mondo e le apre le porte di Hollywood. Considerata ormai un’interprete di rango internazionale Danielle, che nel frattempo ha sposato il regista e scenografo francese Henri Decoin, viene scritturata dalla Universal con un contratto di ben sette anni. Nel 1938 gira al fianco di Douglas Fairbanks Jr il suo primo film interamente statunitense. È “The Rage of Paris”, una commedia brillante diretta da Henry Koster che nella versione italiana porta il titolo “Allora la sposo io”. Nonostante il successo l’esperienza hollywoodiana è destinata a interrompersi prima del tempo. La nostalgia della Francia è più forte della seduzione della Mecca del cinema e l’attrice rompe il contratto con la Universal e torna nel suo paese non senza aver prima saldato la salata penale prevista dal contratto stesso. Tornata in Francia interpreta una lunga serie di film drammatici come “Katia” di Maurice Tourneur o brillanti come “Piccola ladra”, diretto da suo marito Henri Decoin. Sono anni difficili e sull’Europa riprendono a soffiare, forti, i venti di guerra. Parigi e la Francia subiscono l’onta della sconfitta e dell’occupazione nazista. Danielle Darrieux, a differenza di molti suoi colleghi, decide di non andarsene e resta a recitare nella Francia occupata. La decisione all’epoca appare incomprensibile e attira su di lei le critiche degli ambienti della resistenza. Alla fine del conflitto si scoprirà che la donna è stata costretta a restare dalla minaccia nazista di arrestare suo fratello se avesse rifiutato di collaborare. Come se non bastassero le implicazioni politiche delle sue scelte contraddittorie, trova modo di complicarsi la vita anche sul piano sentimentale. Alla fine del 1941, innamoratasi del diplomatico dominicano e noto donnaiolo Porfirio Rubirosa divorzia dal marito e sposa il suo nuovo amore il 18 settembre 1942. È l’inizio di una nuova, tremenda avventura. Rubirosa, accusato di essere una spia antinazista, nonostante il suo passaporto diplomatico viene costretto agli arresti domiciliari in attesa di un suo possibile internamento in un carcere tedesco. Danielle Darrieux, disperata accetta di esibirsi per gli occupanti in una lunga tournée in cambio della liberazione del marito. Ottenuto il suo rilascio, i due si rifugiano in Svizzera. Con la Liberazione anche il loro amore entra in crisi e Danielle che pure aveva accettato più d’un umiliazione per salvargli la vita, lo lascia definitivamente nel 1947. Un anno dopo la separazione da Porfirio Rubirosa Danielle Darrieux sposa il regista George Mitsikides, più volte da lei definito “l’uomo della sua vita”. I due vivranno insieme fino al 1991, anno in cui lui muore. Riprende anche a lavorare accettando la richiesta di Jean Cocteau di vestire i panni della Regina di Spagna nel film “Ruy Blas” del 1947. È l’inizio di una nuova stagione di successi. Più matura e consapevole dei suoi mezzi tende differenziare le interpretazioni spaziando in ruoli diversi. Il suo amico Joseph L. Mankiewicz la convince anche a ritornare a Hollywood per affiancare James Mason nel film “Operazione Cicero”. Nel 1955 fa scalpore la sua interpretazione di Constance Chatterley nella “scandalosa” versione cinematografica de “L’amante di lady Chatterley” diretta da Marc Allégret. A partire dagli anni Sessanta riduce progressivamente il suo impegno cinematografico dedicandosi anche al teatro dove ottiene grandi successi con opere come "La Robe Mauve de Valentine", una commedia messa in scena nel 1963, o “Coco” un musical di Broadway basato sulla vita di Coco Chanel nel quale sostituisce Katharine Hepburn. Il passare del tempo non scalfisce la popolarità e, nonostante gli anni, anche nel nuovo millennio non rinuncia a qualche presenza significativa in film come “Otto donne e un mistero” di François Ozon del 2002 o “Nouvelle chance” di Anne Fontaine del 2006.