30 giugno, 2016

1° luglio 2004 - Se ne va Marlon Brando

Il 1° luglio 2004 muore Marlon Brando, un attore che, parafrasando il titolo di un suo film, rappresenta il lato selvaggio del disagio giovanile dell’America degli anni Cinquanta, un periodo turbolento di passioni, euforie per il boom economico e paure per l’esplodere della guerra fredda. Sono anni esplosivi nei quali le giovani generazioni tentano di modificare l’assetto delle relazioni interpersonali e della società. Sono gli anni del primo rock’n’roll, della corsa sfrenata al consumismo, ma sono anche anni di un diffuso disagio esistenziale che colpisce proprio i giovani costretti a vivere compressi tra sogni, aspirazioni e la realtà di una società ancora chiusa e prigioniera di antiche gerarchie. Il mito di Marlon Brando nasce proprio in questo scenario ed è sostenuto da quelle generazioni che negli Stati Uniti vivono sospese tra lo shock della guerra e il nuovo benessere. I suoi personaggi rappresentano l’altro lato del paese da cartolina disegnato dai film di Frank Capra e finiscono per incrinare il simbolo stesso dell’autorappresentazione del mito americano, quell’American Way of Life che ha trovato la sua esaltazione proprio nel cinema. Tra gli attori che tentano di dare voce e anima sullo schermo a quel sentimento collettivo Marlon Brando è quello che colpisce di più. Più di James Dean il cui mito nasce soprattutto dalla drammatica fine e, soprattutto, più di Montgomery Clift meno incline di Marlon a recitare con il corpo. Con lui vanno in pezzi i canoni di recitazione che fino a quel periodo hanno caratterizzato gli standard produttivi hollywoodiani e l’eroe cessa di essere un monumento inattaccabile di buoni sentimenti e di grandi ideali per diventare una sorta di essere mutante in cui anche l’ambiguità è una componente del fascino. Marlon Brando nasce a Omaha, nel Nebraska, il 3 aprile 1924. Figlio dell’attrice Jocelyn Brando ha alle spalle un’infanzia difficile all’interno di una famiglia problematica caratterizzata da tensioni tra i genitori e dagli sbalzi d’umore della madre alcolizzata. Dopo aver terminato gli studi regolari presso l’Accademia Militare del Minnesota, nel 1943 se ne va a New York dove frequenta la Nuova Scuola per la Ricerca Sociale. Proprio a New York fa il suo debutto in teatro con una compagnia di Long Island. Proprio in questo periodo frequenta corsi di danza con Katharine Dunham e, soprattutto, le lezioni dell’Actors’ Studio. La sua prima apparizione sul grande schermo è del 1950 con "Uomini - Il mio corpo d’appartiene" (The Men) di Fred Zinnemann. Fin da questa prima pellicola Brando impone, con i suoi silenzi e il suo “metodo” di recitazione, la personalità scostante e brusca, tipica dei suoi personaggi e della sua psicologia. Il primo Oscar arriva di lì a poco con "Fronte del porto" diretto da Elia Kazan, suo maestro all’Actors’ Studio. Si tratta di un film noir con forti implicazioni sociali e morali che ottiene ben sei Oscar e, presentato alla Mostra di Venezia, vince il Leone d’argento. Il tema della devianza, della rottura dei meccanismi del consenso e dell’insicurezza che nasce dall’approccio tra mondi diversi sono presenti in un film come "Il selvaggio" di John Benedek. Quando, nel 1954, Marlon Brando appare sugli schermi di tutto il mondo nei panni del capo indiscusso di una banda di motociclisti compie un’operazione del tutto nuova e inaspettata. L’invasione di una piccola città di provincia da parte di una banda di motociclisti non è diversa dalle invasioni spaziali che nello stesso periodo dilagano sugli schermi americani, da "La cosa da un altro mondo" di Howard Hawks e Christian Niby fino alla straordinaria metafora raccontata da Don Siegel ne "L’invasione degli ultracorpi". La differenza è che l’alibi della diversità non c’è. I motociclisti non sono creature aliene ma elementi provenienti dallo stesso corpo sociale degli abitanti della cittadina. Sono americani con la A maiuscola. I temi che pongono, cioè lo scarto tra l’ordine della conservazione e il disordine dell’evoluzione, una diversa concezione dei rapporti interpersonali tra i sessi e tutte le questioni che suggono alla razionale pianificazione del controllo sociale non possono essere esorcizzati dal racconto di una guerra tra razze diverse. Le razze sono le stesse, sono le idee che cambiano e Marlon Brando è l’immagine di questo cambiamento. Nella notte degli Oscar del 28 marzo 1973 Marlon Brando rifiuta di ritirare la preziosa statuetta, vinta per la sua interpretazione nel film "Il Padrino e va a rendere omaggio agli indiani d’America in segno di solidarietà con le loro rivendicazioni. Son passati quasi vent’anni da Fronte del Porto ma Marlon Brando non è cambiato. Negli Stati Uniti squassati da una mobilitazione senza precedenti contro la guerra del Vietnam e per i diritti civili, il mito dei giovani degli anni Cinquanta decide di stare dalla parte delle nuove generazioni. Se nella prima parte della sua carriera l’identificazione con i giovani ribelli era basata sulla sua diversa interpretazione del ruolo dell’attore visto come un soggetto in grado di restituire un significato più complesso della semplice interpretazione di un ruolo, in questo caso la sua presa di posizione appare ancor più sincera perché slegata dalla sua carriera cinematografica. Con quel gesto manda un messaggio preciso: Marlon Brando è un ribelle nella vita prima ancora che sullo schermo. Le nuove generazioni, figlie dei suoi primi ammiratori, capiscono il messaggio e si riconoscono in lui, magari contro i padri e le madri che in gioventù si erano identificati con il motociclista del selvaggio. Dopo i fasti de "Il Padrino", che seguono l’incontro con un altro mito del cinema come Charlie Chaplin del quale interpreta in non eccezionale "La contessa di Hong Kong" e il grande successo de "Gli ammutinati del Bounty" in molti si dilettano a commentare un preteso crepuscolo dell’antico ribelle. Non cambia il giudizio dei liquidatori neppure il grande successo di "Ultimo tango a Parigi". Il film scandalo di Bertolucci viene infatti derubricato dalla maggior parte dei detrattori come una sorta di narcisistico canto del cigno da parte di un attore ormai alla frutta. Lui non si cura delle critiche, anzi ci gioca accettando brevi e pagatissimi camei come l’interpretazione del padre di Superman nell’omonimo film del 1976. Quando nessuno se l’aspetta il leone torna a ruggire in maniera in equivoca dalle giungle di un Vietnam tanto sanguinoso quanto assurdo con l’indimenticabile interpretazione di "Apocalypse now!". Il film di Coppola mostra un Brando ingrassato al punto da mettere in discussione la stessa corporeità del proprio mito. La sublimazione dell’antico ribelle è completata. Brando diventa un’icona astratta, essenziale come un ideogramma, di una grandezza che lui stesso ha preferito distruggere prima di diventarne prigioniero. Nonostante qualche memorabile interpretazioni, come quella del dottor Moreau nella pellicola di John Frankenheimer, l’attore simbolo della ribellione e del rifiuto non vuole dare altro. Muore a Los Angeles, in California, il 1° luglio 2004

29 giugno, 2016

30 giugno 1936 – Tony Dallara, il caposcuola degli urlatori

Il 30 giugno 1936 nasce a Campobasso Antonio Lardera, destinato a diventare famoso con il nome di Tony Dallara. Figlio di Battista Lardera, un ex corista della Scala, cresce a Milano. Inizia a cantare nel 1954 con il nome d'arte di Tony Ellis nelle balere dell’hinterland del capoluogo lombardo dove viene notato dal discografico Walter Gurtler, che lo incoraggia a studiare musica e a migliorare il suo stile. Nell'ottobre del 1957 fa il suo debutto su etichetta Music e nel mese di gennaio del 1958 è già popolarissimo per una canzone destinata a restare nella storia della musica leggera italiana. Si intitola Come prima. È stata scritta da Vincenzo Di Paola, Alessandro Taccani e Mario Panzeri e tre anni prima è stata scartata dalla commissione esaminatrice dei brani per il Festival di Sanremo. Dallara l'interpreta nello stile terzinato dei Platters e vende in poche settimane più di 300 mila copie. Nel 1960 vince il Festival di Sanremo cantando, in coppia con Renato Rascel, Romantica un brano dello stesso Rascel. Nella stessa edizione presenta anche Noi, in coppia con Jula De Palma. Torna ancora sul palcoscenico sanremese nel 1961 con Un uomo vivo, in coppia con Gino Paoli e nel 1964 con Come potrei dimenticarti, insieme a Ben E. King. Dallara è uno dei protagonisti di un radicale cambiamento nella musica leggera italiana. Le sue interpretazioni scardinano l'ordine perfetto della melodia morbida e dei gorgheggi inventando uno stile che poi sarà stato ripreso da Mina e Celentano. Con lui nascono i cosiddetti "urlatori", cioè quei cantanti che si ribellano alla tradizione e che portano in Italia i nuovi ritmi legati al rock and roll. Personaggio tra i più popolari alla fine degli anni Cinquanta gira vari film musicale e vende milioni di dischi con brani come Ti dirò, Brivido blu, Julia, Ghiaccio bollente e Bambina bambina.

28 giugno, 2016

29 giugno 1959 – La Panhard PL17, nel nome la somma dei pregi

Il 29 giugno 1959 viene presentata alla stampa la nuova Panhard PL17. La sua storia è iniziata qualche anno prima. In casa Panhard la seconda metà degli anni Cinquanta inizia sotto il segno del rinnovamento anche per contrastare le voci su un’imminente crisi della casa automobilistica che si fanno sempre più insistenti. Già nei primi mesi successivi al lancio della Dyna Z, l’équipe di progettisti meccanici guidati dall’'ing. Delagarde e stilistici coordinarti da Louis Bionier inizia a lavorare al modello che dovrà sostituirla. A partire dal 1957 il progetto inizia a definirsi meglio. La sua sigla è V338. Viste le risorse limitate Bionier è costretto a rivedere le sue idee più innovative e a lavorare sulla struttura della Dyna trasformando in senso panoramico il parabrezza e il vetro posteriore, assottigliando i montanti del tetto che si fa anche più slanciato e inclinando maggiormente il cofano. Nel 1958 gli unici elementi rimasti della carrozzeria della Dyna Z sono la cassa e la cellula centrale. Il resto è nuovo. Quando la vettura è pronta c’è l’imbarazzo del nome. Inizialmente si pensa a Dyna Club, poi a Dyane e alla fine ci si orienta per un nome più corto e cifrato, come vuole la moda dell’epoca. Quale cifra scegliere? Semplice. Si sommano le cifre dei principali vantaggi della vettura e cioè, il consumo di 6 litri per 100 Km; i 6 posti di capienza consentiti dalle normative francesi, i 5 cavalli fiscali (in Francia) e il totale fa 17. Poi si aggiungono le lettere PL che richiamano il glorioso passato della casa quando le Panhard – Levassor dominavano gare e mercato. La nuova PL17 nasce nella primavera del 1959 e viene presentata alla stampa il 29 giugno, giorno di San Paolo, in omaggio a Paul Panhard. L’elemento curioso della vicenda è che nel giorno in cui fa la sua prima apparizione davanti alla stampa e alla clientela il nuovo modello dal punto di vista legale non esiste ancora, visto che la pratica per l’omologazione si conclude soltanto il mese dopo. Il prezzo di lancio è di 729.000 Franchi francesi per il modello base e 769.000 Franchi per la versione più ricca. Inizia così l’offensiva commerciale di Panhard destinata a lasciare di stucco tutti quelli che da tempo sostengono che la marca sia vicina all'estinzione. All'inizio della primavera del 1960 sulla vettura si operano con discrezione i primi cambiamenti. Tra i più importanti c’è l’inversione del senso di apertura delle porte anteriori e l’installazione di un indicatore di direzione sotto i fari anteriori. Come la Peugeot 403, la vettura che può considerarsi la sua diretta concorrente, anche la PL 17 viene prodotta in varie versioni. La più filante, quella che maggiormente fa sognare soprattutto i giovani francesi è proprio la Cabriolet. Nella primavera del 1961 la gamma si arricchisce di una versione economica che prende il nome di "Luxe" mentre il vecchio tipo "Luxe" cambia denominazione in "Grand Luxe". I punti d’eccellenza sono rappresentati dai modelli "Grand Standing" e "Tigre”. Nel 1962 la grande novità del 1962 è la PL 17 Relmax, con il quale Bionier affina il profilo della vettura ridandole un po’ di giovinezza. Le innovazioni danno nuova linfa alle vendite, anche se la storia della Panhard è arrivata agli sgoccioli. In più nel 1964 la Panhard mette in vendita la 24CT, un modello che di fatto fa concorrenza alla stessa PL17. Agli inizi del 1965 la casa automobilistica si fonde con la Citroën. La prima conseguenza della fusione è la decisione di cessare la produzione delle berline PL17 per evitare di avere in catalogo due vetture sostanzialmente concorrenti. L’ultima PL17 esce dalle catene di montaggio alla fine del mese di maggio.

27 giugno, 2016

28 giugno 1923 - Pete Candoli, la tromba dell’uomo dal braccio d’oro

Il 28 giugno 1923 nasce a Mishawaka nell’Indiana il trombettista Pete Candoli, registrato all’anagrafe con il nome di Walter Joseph Candoli. Fin da piccolo si dedica allo studio della musica imparando a suonare il contrabbasso e il corno francese. In seguito passa alla tromba e proprio come trombettista ottiene i suoi primi ingaggi: nel 1940 da Sonny Dunham, nel 1941 da Will Bradley, nel 1942 da Benny Goodman e da Ray McKinley, nel 1943 e fino agli inizi del 1944 da Tommy Dorsey. Tra il 1944 e il 1946 è con Freddie Slack, Alvino Rey, Charlie Barnet, Teddy Powell, Woody Herman e si specializza nel ruolo di high note blower. Nel 1947 suona con Boyd Raeburn e nello stesso anno accetta una scrittura da parte dell'orchestra di Tex Beneke con cui resta fino al 1948. Successivamente passa con Jerry Gray e poi si trasferisce in California dove lavora come free-lance. Suona occasionalmente con Les Brown, Stan Kenton e Peggy Lee e tra il 1954 e il 1955 dirige una propria formazione. Negli anni Sessanta partecipa a lavori vari e a sedute d'incisione e nella decade successiva è nell'orchestra di Griffin che si esibisce in show televisivi. Sposato all’attrice Edie Adams appare anche nel film “L'uomo dal braccio d'oro”. Muore di cancro alla prostata l’11 gennaio 2008 a Studio City, in California.

26 giugno, 2016

27 giugno 2008 - Bill Gates lascia Microsoft per occuparsi del mali del mondo?

Venerdì 27 giugno 2008, tenendo fede a quanto annunciato due anni prima Bill Gates lascia la guida di Microsoft per dedicarsi a tempo pieno alla Bill & Melida Gates Foundation, un'organizzazione benefica che ha lo scopo esplicito di occuparsi del "mali del mondo". Da lunedì 30 giugno le redini del suo impero passano a Steve Ballmer, l'amministratore delegato intenzionato a accettare la sfida del cambiamento e della concorrenza di nuovi agguerriti competitori, Google in soprattutto. Bill Gates, il geniale sperimentatore che ha lasciato l'università di Harvard nel 1975 per iniziare un'avventura destinata a cambiare il mondo dell'informatica e della tecnologia, se ne va senza troppi rimpianti pur mantenendo formalmente la carica di presidente non esecutivo della società. Interpellato dai giornalisti di tutto il mondo si è detto molto soddisfatto della scelta compiuta e di non avere alcuna intenzione di ripensarci: «Il mio non è un sacrificio ma una scelta di vita. Sto facendo una cosa suggeritami da mia madre e che è molto divertente».

25 giugno 2002 - L'Art Ensemble of Chicago è vivo!

Il 25 giugno 2002 l''Art Ensemble Of Chicago suona a Villa Ada in Roma. «L’Art Ensemble Of Chicago è vivo! Lester non avrebbe voluto che finisse, né lo vogliamo noi: e quindi l’Art Ensemble non è per niente finito», con queste parole Roscoe Mitchell ha assunto in prima persona nel 1999, dopo la morte del carismatico leader Lester Bowie, l'impegno di continuare l'attività di uno dei gruppi più significativi della scena musicale mondiale degli ultimi trent'anni. C'è chi ha detto che senza il loro lavoro gran parte della musica afroamericana di oggi non esisterebbe. Forse è un'esagerazione, ma è certo grandissimo il debito che non soltanto il jazz ha con questo gruppo nato alla metà degli anni Sessanta dall’esperienza dell’AACM (Association for the Advancement of the Creative Musicians), creata da Muhal Richards Abrams, con lo scopo preciso ed esplicito di valorizzare la tradizione afroamericana e di favorire la nascita di una musica nuova. Martedì 25 giugno saranno proprio loro i protagonisti nella serata d'apertura delle attività estive di Villa Ada che Il Manifesto ha voluto dedicare al ricordo di Lester Bowie. Dopo quattro anni d'assenza ritornano così a Roma i tre sopravvissuti della formazione originale, il già citato sassofonista Roscoe Mitchell, il contrabbassista e percussionista Malachi Favors e il batterista Don Moye. Non sono soli perché il tributo, ricco e intenso, si apre con i suoni, i ritmi e i colori mediterranei dei Pantarei, che presentano anche brani del loro nuovissimo album Tremalaterra. Poi tocca a una lunga serie una serie di artisti, tutti italiani, se si eccettua il chitarrista africano Baba Sissoko, e legati tra loro dal comune denominatore dell’aver collaborato, in epoche diverse, con Lester Bowie. Oltre al già citato Sissoko, ci sono il fisarmonicista Antonello Salis, il contrabbassista Riccardo Lay, i sassofonisti Sandro Satta e Marco Zurzolo, nonché il trombettista Claudio Corvini. Con loro interagirascono anche alcuni componenti dell'Art Ensemble Of Chicago, destinati a diventare i protagonisti assoluti nella terza parte della serata.

24 giugno, 2016

26 giugno 1956 - Clifford Brown muore mentre va ad acquistare una tromba

Il 26 giugno 1956 muore il trombettista Clifford Brown. Nato a Wilmington, nel Delaware, il 10 ottobre 1930 entra in possesso della prima tromba nel 1945 quando il padre gliene regala una in occasione della iscrizione alla high school. È Robert Lowery, un musicista che organizza manifestazioni jazzistiche a Wilmington, il suo primo maestro. Nel 1948 ottiene alcuni ingaggi a Philadelphia, dove ha occasione di incontrare e suonare assieme a Miles Davis e Fats Navarro. Nel 1949 suona quasi per caso nella big band di Dizzy Gillespie, sostituendo il ritardatario Benny Harris. Brown si diploma in matematica al Delaware State College, ottenendo una borsa di studio per il Maryland State College dove suona nell'orchestra locale, composta da circa quindicielementi per i quali compone e arrangia molti brani. Newllo stesso periodo a Philadelphia incontra Jay Jay Johnson, Kenny Dorham ed Ernie Henry. Il 21 marzo 1952, per la etichetta discografica Okeh, incide i primi brani con il gruppo rhythm & blues Chris Powell and his Blue Flames, guidato dal cantante e percussionista Chris Powell. Nell'estate del 1953, dopo una breve presenza nell’orchestra del sassofonista Jimmy Heath, viene ingaggiato dal pianista e arrangiatore Tadd Dameron. Nel 1953 entra a far parte della formazione del vibrafonista Lionel Hampton che hgli fornisce l’occasione per registrare vari dischi con musicisti europei. Al rientro negli Stati Uniti suona con Art Blakey. Nella primavera del 1954 inizia quello che è considerato il periodo migliore della sua straordinaria e breve parabola artistica con la collaborazione con Max Roach, il più grande batterista del be bop e, forse, della intera storia della musica improvvisata. L'esordio avviene al Tiffany Club di Hollywood. In quell’anno suona anche al fianco di Sarah Vaughan ed Helen Merrill. Proprio nel momento migliore della sua carriera il 26 giugno 1956 mentre sta viaggiando verso Elkhart, in Indiana, per acquistare una nuova tromba, Clifford Brown muore, assieme a Richie Powell e sua moglie Nancy, in un incidente stradale sulla Pennsylvania Turnpike. La sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile nella musica improvvisata.

23 giugno, 2016

24 giugno 2002 - L'antirazzismo del Festival Musicale del Mediterraneo

Da lunedì 24 giugno 2002 fino alla prima metà d'agosto a Genova s'accende il faro della contaminazione, della conoscenza e dello scambio culturale. In quei brutti tempi d'intolleranza e di chiusura nei confronti dei popoli della terra, che trovano nella legge Bossi-Fini uno degli esempi più significativi, nel capoluogo ligure si apre un lungo, importante spazio di libertà, scambio di culture e contaminazione tra popoli del Mediterraneo e del mondo. L'occasione è offerta dalla quarta edizione del Festival delle Arti e dall'undicesima del Festival Musicale del Mediterraneo, organizzati dall'associazione Echo Art con il sostegno del Comune di Genova. I linguaggi scelti per la comunicazione tra le culture sono quelli, universali, del teatro, della danza e della musica. Quasi a rendere più esplicita la direzione in cui si muovono le iniziative, il tema del Festival Musicale del Mediterraneo è "Migrazioni", una parola difficile persino da pronunciare in un epoca in cui si stanno innalzando nuove barriere al movimento dei popoli. Nella presentazione gli organizzatori non hanno paura di denunciare la loro ispirazione: «…come un paesaggio in un viaggio, la musica si sposta, narra, evoca e muta, fa vibrare quei luoghi interiori e preziosi di ogni individuo. Insieme all'uomo, nei secoli, la musica ha oltrepassato i confini, viaggiato per i continenti, incontrato altri popoli e suoni ed insieme sono ripartiti per altre mete vicine e lontane. Trasformazioni e scambi, sincretismi e conflitti, oralità e scrittura. Da Nord a Sud da Oriente a Occidente…». Proprio per rafforzare il concetto di scambio, anche le barriere tra artisti e pubblico verranno abbattute con momenti di sperimentazione aperti al pubblico per imparare, capire e conoscersi. Si comincia con il Festival delle Arti, che nell'affascinante scenario del Porto Antico propone il teatro degli italiani Motus, che presentano "Twins rooms". Martedì si prosegue con la magica e misteriosa Kamellia, la "Princesse de la Danse Orientale", principessa della danza dell'Oriente, la danzatrice nippo-coreana che ha conquistato il mondo arabo con una danza del ventre nella quale si ritrovano, mescolate, la tradizione egiziana, nord Africana, turca e libanese. Mercoledì 26 arriva dal Brasile la "carovana" della compagnia Andarilho, con il suo mondo di mille colori nato dal lavoro quotidiano di educatori e artisti tra gli adolescenti della città di Recife. Giovedì la scena è tutta per l'inusuale interazione tra il Teatro sperimentale dei Cantieri Koreja e il dub dei Sud Sound System, in uno dei "cult" della passata stagione teatrale: Acido Fenico, ballata per Mimmo Carunchio, camorrista. Venerdì la scena si sposta sull'acqua con gli attori di Çàjka -Teatridimare, la prima compagnia teatrale italiana di girovaghi del mare, che sulla loro barca propongono una originale versione de “Le Furberie di Scapino” di Moliére. Sabato si entra direttamente nell'acqua con il corpo dei dieci "danzacquatori" protagonisti de "Il corpo Acqueo". Domenica 30 la rassegna di teatro e danza si chiude con "Frère sans Stèles", la danza contemporanea di Ouagadougou, nel cuore dell'Africa Nera, proposta dai Kongo Ba Teria, l'unica compagnia di danza della regione. Nemmeno il tempo di respirare ed è già tempo di "Migrazioni" con il Festival Musicale del mediterraneo, che apre il 1° luglio con "Le vie dei Gitani", un suggestivo incontro con le popolazioni nomadi del mondo. La serata presenta i suoni degli indiani Maharaja, con gli echi delle musiche e della danze dei popoli erranti del deserto Rajasthan, seguiti, in una sorta di ideale passaggio di consegne tra oriente e occidente dalla leggendaria chitarra manouche di Tchavolo Schmitt, accompagnato da un gruppo gitano nella cui formazione milita anche Mandino Reinhardt nipote di Django, uno dei monumenti della storia del jazz. L'emozione non finisce qui, perché a chiudere la serata c'è il flamenco zingaro della spagnola La Tolea, al secolo Rosa Martin La Tolea, tra le più amate interpreti della tradizione di questa musica nella quale gioia e dolore viaggiano appaiate e in continuo divenire. Il 2 luglio tocca ai "Suoni della diaspora africana" con gli Argile, la band multietnica della guineana Sona Diabatè, una delle artiste maggiormente impegnate nella lotta contro tutti i razzismi, amica e compagna d'avventura di Miriam Makeba e voce delle Amazzoni di Guinea. A farle compagnia sul palco salgono, poi, gli esplosivi Yelemba, provenienti della Costa d'Avorio. Il 3 luglio in "Da Genova a Buenos Aires" il linguaggio della migrazione diventa latino con "Traversata" di Beppe Gambetta, Carlo Aonzo e Martino Coppo e la struggente nostalgia dei Buenos Aires Tango. "Africa, deserto, metropoli" è il tema del 4 luglio, che presenta le musiche del deserto dei Tuareg Tinariwen e quelle delle grandi periferie delle metropoli africane con Omar Pène & le Super Diamono de Dakar. Il 5 luglio la scena è per le "Donne d'Oriente", con le suggestive voci della tibetana Yungchen Lhamo, della nepalese Ani Choying Drolma e dell'indiana Anushka Shankar. Il tema del 6 luglio, "Le vie della pace", riassume il senso di tutto il Festival. Sul palco, porteranno il loro contributo per un mondo senza disuguaglianze, barriere e guerre la afghana Mahwash accompagnata dall'Ensemble Kabul, gli italiani Klezroym, alfieri della musica klezmer e singolare vocalità mediorientale del palestinese Faisal Taher e dei suoi Dounia. A completare il programma ci sono le musiche stradaiole della trance musica africana con Gnawa Sidi Mimoun e le esibizioni agostane in quel di Camogli dei ghanesi Adesa e dei brasiliani della Banda do Pelò.

23 giugno 1911 - Eddie Miller, il miglior sax tenore del mondo

Il 23 giugno 1911 nasce a New Orleans, in Louisiana, il sassofonista e clarinettista Eddie Miller. Inizia a suonare giovanissimo nella sua città natale esibendosi con gruppi locali al Silver Slipper e alla Halfway House. Nel 1926 entra a far parte dei New Orleans Owls, un gruppo assai rinomato di cui fanno parte Bill Padron, Frank Netto, Armand Hug e Nappy Lamare. Trasferitosi a New York nei primi anni Trenta lavora con varie formazioni tra cui quella di Julie Wintz, prima di aggregarsi all'orchestra di Ben Pollack, una vera e propria All Stars comprendente Charlie Spivak, Yank Lawson, Benny Goodman, Matty Matlock, Gil Rodin, Jack Teagarden, Joe Harris, Gil Bowers, Nappy Lamare, Harry Goodman e Ray Bauduc. Più o meno contemporaneamente Eddie suona anche con l'orchestra dei fratelli Jimmy e Tommy Dorsey e con i Mound City Blue Blowers, il gruppo nel quale sono confluiti alcuni dei migliori elementi dell'orchestra di Pollack e nel cui contesto Miller emerge soprattutto come clarinettista. Dopo lo scioglimento della formazione di Pollack, pilotato da Gil Rodin, diventa un membro-fondatore della futura orchestra di Bob Crosby, costituita, sotto forma di cooperativa di musicisti, con elementi provenienti per la maggior parte appunto dalla disciolta formazione, che diventerà in breve tempo popolarissima. Proprio in questa orchestra si afferma come migliore sax tenore al mondo nei referendum indetti nel biennio 1939-1940 dalle riviste specializzate Down Beat e Metronome, soppiantando il suo grande rivale Bud Freeman. Nel 1943 si trasferisce sulla West Coast dove forma una propria big band avvalendosi di molti ex crosbiani con la quale cerca di riproporre il caratteristico dixieland-swing inventato dall’orchestra di Crosby. Si associa poi ai Levee Loungers di Nappy Lamare e nel corso degli anni Cinquanta e Sessanta torna a esibirsi con Bob Crosby nei più eleganti ritrovi di Las Vegas, Los Angeles e New York. Negli anni Sessanta suona anche con la formazione del clarinettista Pete Fountain, prima a Los Angeles e poi a New Orleans, dove Miller si è temporaneamente trasferito. Nel 1965 suona a Las Vegas a fianco di Red Nichols, nel 1967 effettua una tournée in Inghilterra con l'orchestra di Alex Welsh a fianco di Bud Freeman; nel 1969 partecipa al festival del jazz dl New Orleans. Successivamente entra nella World Greatest Jazz Band di Yank Lawson e Bob Haggart. Nel 1981 partecipa al festival del jazz di Nizza con i ricostituiti Bob Cats di Bob Crosby. Muore l'8 aprile 1991.

21 giugno, 2016

22 giugno 1941 - Umberto Lupi, dalla melodia alla tradizione

Il 22 giugno 1941 nasce a Trieste il cantante Umberto Lupi. Scoperto da Pilade negli anni Settanta, Umberto Lupi dopo aver ottenuto un buon successo all'estero e, soprattutto, in Australia, nel 1976 partecipa al Festival di Sanremo con il brano melodico Una cosa senza nome. Successivamente il suo repertorio si orienta prevalentemente a riproporre e reinterpretare i motivi tradizionali in lingua triestina. Tra i suoi brani più conosciuti ci sono Firenze sogna, Trieste ieri oggi sempre, L'angolo del piano bar e Stritz.

21 giugno 2007 - A Taormina sbarcano i Transformers

È Taormina lo scenario scelto per la prima mondiale di "Transformers", il kolossal fantascientifico ispirato all'omonima serie di giocattoli della Hasbro del 1984, a sua volta ispiratrice di una serie di cartoni e di storie a fumetti della Marvel e dell'IWD. Diretto da Michael Bay e prodotto da Steven Spielberg il film viene proiettato alla presenza di tutto il cast il 21 giugno 2007 tra le rovine del teatro greco nel corso del Taormina Film Festival. Ricco di effetti speciali il film, costato 145 milioni di dollari, è interpretato da Shia LaBeou, Megan Fox, Josh Duhamel, Rachel Taylor, Tyrese Gibsob e John Turturro. "Transformers" arriva nelle sale italiane il 29 giugno 2007 anticipando di un paio di giorni la distribuzione negli Stati Uniti che avviene soltanto il 2 luglio. Destinato a un colossale successo di pubblico il film vincerà anche il premio per il miglior film agli MTV Movie Awards del 2008.

19 giugno, 2016

20 giugno 1938 - Stu Martin il batterista che amava l'elettronica

Il 20 giugno 1938 nasce a Liberty, New York, il batterista Stu Martin. A soli sedici anni inizia la carriera professionale suonando con molte delle grandi orchestre degli anni Cinquanta, da Maynard Ferguson a Les & Larry Elgart, Billy May, Quincy Jones, Jimmy Dorsey, Dan Terry, Count Basie e Duke Ellington. Quando le grandi orchestre perdono di peso specifico suona anche in gruppi più ridotti diretti da musicisti come Slide Hampton, Lambert Hendricks & Ross, Donald Byrd, Kay Wlnding, Freddie Hubbard, Sonny Rollins e molti altri. Trasferitosi in Europa nel 1965 suona con personaggi come Albert Mangelsdorff, i fratelli Kühn, Martial Solal, John McLaughlin e Jean-Luc Ponty. Nel 1967 torna negli States con Larry Coryell e Steve Swallow. Suona poi con Steve Marcus e David Izenzon. Tornato nuovamente in Europa nel 1968 con Barre Phillips e John Surman forma The Trio, un gruppo destinato a ottenere molti riconoscimenti. Dopo il primo scioglimento ufficiale del Trio nel 1972 inizia a interessarsi agli strumenti elettronici dando vita agli Ambush con Charlie Mariano. Il 12 giugno 1980 muore colpito da un collasso a Parigi dove è appena arrivato per partecipare a un Festival.

18 giugno, 2016

19 giugno 1912 - Jerry Jerome, il medico mancato

Il 19 giugno 1912 nasce a Brooklyn, New York, il sassofonista, clarinettista, flautista e arrangiatore Jerry Jerome. Intenzionato a diventare medico proprio mentre frequentava l'università scopre la musica. In quel periodo inizia a suonare quasi per gioco, ma poi finisce per diventare musicista a tempo pieno. Il suo debutto professionale avviene nel 1935 con l'orchestra di Harry Reser. L'anno dopo viene ingaggiato da Glenn Miller con la cui orchestra, in quel periodo sulla cresta dell'onda, si conquista rapidamente un'ottima reputazione. Nel 1938 entra a far parte dell'orchestra di Red Norvo e negli anni immediatamente successivi suona e incide con Benny Goodman, Lionel Hampton e Artie Shaw. Nel 1942 diventa direttore musicale della stazione radio-televisiva NBC di New York e poi manager delle case discografiche Apollo e Keystone. Negli anni Cinquanta diventa il direttore musicale della compagnia televisiva Wpix di New York. Non rinuncia però a suonare, sia pur con minor frequenza di un tempo, con vari gruppi a suo nome. Muore a Sarasota, in Florida, il 17 novembre 2001

18 giugno 2004 - "La finestra di fronte" conquista il pubblico USA

Venerdì 18 giugno 2004 il film "La finestra di fronte", diretto da Ferzan Ozpetek arriva anche nelle sale degli Stati Uniti con il titolo di "Facing Windows" e con la distribuzione curata da una delle sigle più potenti del mercato statunitense come la Sony Picture Classics. Il risultato, abbastanza raro per un mercato poco incline a dare spazio a prodotti stranieri, nasce dallo strepitoso successo ottenuto dal film di Ferzan Ozpetek alla XXX edizione del Festival Internazionale del Cinema di Seattle, una rassegna dove non c’è una giuria di specialisti e dove il premio principale viene assegnato dal pubblico. "La finestra di fronte",con oltre settantamila preferenze ha sbaragliato la concorrenza di duecento film provenienti da cinquanta paesi diversi. Nella stessa rassegna poi Ferzan Ozpetek ha vinto anche il titolo di “Maestro Emergente del Cinema Internazionale”, un premio assegnato dai critici ogni anno a un regista scelto nel panorama della produzione mondiale.

16 giugno, 2016

17 giugno 1945 - Eddy Merckx, il cannibale

«Chi arriva prima di me può vantarsi di avermi battuto, perché io non concedo nulla a nessuno». In questa frase è racchiusa la filosofia di Eddy Merckx, soprannominato “il cannibale” per la sua insaziabile fame di successi. Nato il 17 giugno 1945 a Meensel-Kiezegem, in Belgio, vincitore di cinque Giri d’Italia nel 1968, 1970, 1972, 1973 e 1974, vanta un palmarès di vittorie destinato, con ogni probabilità, a rimanere insuperato per molto tempo, soprattutto in un periodo come quello attuale in cui il ciclismo si sta caratterizzando più per le specializzazioni che per la capacità di dominare su ogni terreno e su qualunque percorso. Tre volte campione del mondo ha segnato con la sua classe e il suo stile il decennio che va dalla metà degli anni Sessanta alla prima metà degli anni Settanta. L'elenco dei suoi successi è impressionante. Vince con la maglia bianconera della Peugeot la prima delle sette Milano-Sanremo già nel 1966 e nel 1968 a soli 23 anni quando vince il primo Giro d'Italia indossa la maglia della squadra italiana della Faema. L'anno precedente ha vinto un titolo di campione del mondo, una Freccia Vallone e una Gand-Wevelgem. Spietato dominatore su tutti i terreni, non appena si accorge di non poter continuare ai livelli che gli sono abituali, decide di lasciare il ciclismo agonistico e nel 1978 appende la bicicletta al chiodo. Il segreto di una fame rabbiosa di vittorie come quella che ha fatto guadagnare a Eddy Merckx il soprannome di cannibale non è tanto da ricercare in qualche eccellenza della struttura fisica o in un’intelligenza tattica sopraffina. Queste caratteristiche ci sono e hanno il loro peso nella carriera del campione, ma la ragione prima è da ricercare nella capacità di identificarsi profondamente con il suo paese. Per lui l’idea che l’intero Belgio lo seguiva trepidante era come una droga ed era la motivazione che più lo spingeva a non lasciare agli altri neppure le briciole dei piccoli circuiti. Quello di Merckx è l’orgoglio di un uomo, un campione che è diverso dai protagonisti del passato anche perché a differenza di molti protagonisti della storia del ciclismo di quegli anni e degli anni precedenti, non ha mai dovuto patire la fame. Per molti storici del ciclismo è stato il primo grande ciclista borghese della storia. Figlio di un commerciante di Meensel-Kiezegem arriva a correre in bicicletta per passione e non per necessità di guadagno dopo aver praticato un po’ di atletica e un po’ pugilato. Corre perché gli piace e corre per vincere tutto quello che può. Dopo una lunga fila di ciclisti che rappresentavano una delle due anime in cui da sempre è diviso il Belgio, lui è orgoglioso di sentirsi espressione di un solo paese. Non è un caso che un giorno rispondendo a una domanda del compianto telecronista Adriano De Zan sulla sua identificazione territoriale («Eddy, ti senti più fiammingo o vallone?») lui risponda secco: «Io mi sento solo e soltanto belga».

16 giugno 1925 - Emmett Louis Hardy, tu sei il re!

Il 16 giugno 1925 muore a soli ventidue anni il cornettista Emmett Louis Hardy. La morte avviene a New Orleans, in Louisiana, la città dove è nato il 12 giugno 1903. Figlio di musicisti fin da bambino studia pianoforte, cornetta e chitarra. A soli quattordici anni entra a far parte di uno dei gruppi di Jack “Papa" Laine e più tardi passa alla formazione di Norman Brownlee. Nel 1918 lascia New Orleans insieme a Leon Roppolo per unirsi alla compagnia di riviste della cantante-ballerina Bee Palmer. Negli anni seguenti suona in varie orchestre in servizio sui battelli fluviali, i cosiddetti "riverboat". Tornato a New Orleans suona con vari gruppi a suono nome prima di morire stroncato dalla tubercolosi. Da molti critici è considerato la controparte bianca del mitico cornettista Buddy Bolden. Di lui non resta alcuna traccia registrata. In un numero della rivista Down Beat del 1938, Paul Mares racconta che: «Emmett Hardy suonava nel 1919 esattamente quello che Bix avrebbe suonato dieci anni dopo con Goldkette e con Whiteman; solo che Bix gli era nettamente inferiore nelle idee e nel drive». Monk Hazel, un pioniere del jazz di New Orleans, sempre dalle colonne di Down Beat, racconta di una gara tra cornettisti svoltasi nel 1921 sul riverboat Sidney nella quale Hardy avrebbe battuto nettamente Louis Armstrong. Proprio lo stesso Armstrong gli avrebbe gridato: «Man, you're the king!» (Uomo, sei tu il re!).

14 giugno, 2016

15 giugno 1946 - Dopo la guerra riparte il Giro d’Italia

Il 15 giugno 1946, un anno dopo la Liberazione e la fine della seconda guerra mondiale a tre anni di distanza dall’ultima edizione, prende nuovamente il via il Giro d’Italia. Settantanove sono i partenti e solo quaranta arriveranno fino all’ultima tappa. La corsa si conclude il 7 luglio dopo aver percorso in venti tappe più di tremila chilometri sulle polverose e disagevoli strade dell’Italia del dopoguerra. "Ginettaccio" Bartali conquista per la quarta volta il successo finale nella manifestazione, ma dietro di lui incalza un ritrovato Fausto Coppi, reduce dal campo di prigionia. Solo quarantasette secondi dividono i due rivali mentre il terzo classificato, Ortelli, ha più di un quarto d’ora di ritardo. L’anno dopo le parti si invertono: primo Coppi, secondo Bartali e, nel 1949, Fausto Coppi è il primo italiano a vincere Giro d’Italia e Tour de France nello stesso anno.

13 giugno, 2016

14 giugno 1947 - Donatella Farinelli, in arte Angelica

Il 14 giugno 1947 a Castelleone, in provincia di Cremona nasce Donatella Farinelli, destinata a conoscere una breve stagione di notorietà come cantante con il nome d'arte di Angelica. Disegnatrice edile inizia giovanissima a esibirsi partecipando a vari concorsi per nuovi talanti. In uno di questi viene notata da Luciana Medini, talent scout della Radio Records, un'etichetta distribuita dall'Ariston, che le offre il promo contratto discografico. Nel 1969 interpreta Improvviso la sigla del programma televisivo "Pianofortissimo", condotto da Walter Chiari e Alida Chelli. L'anno dopo partecipa al concorso radiotelevisivo "Un disco per l'estate" con la canzone Con il mare dentro agli occhi. Nel 1972 è al Festival di Sanremo con Portami via e pubblica il primo album della sua carriera. Il suo successo dura lo spazio di un... innamoramento. Si innamora, si sposa e dopo la nascita dei due figli decide di abbandonare l'attività musicale e tornare al suo paese natale

12 giugno, 2016

13 giugno 1931 - George Arvanitas, il pianista di Marsiglia

Il 13 giugno 1931 nasce a Marsiglia il pianista George Arvanitas. Inizia prestissimo a studiare musica e si dedica al jazz. Proprio nei club della sua città natale ha cl'occasione di farsi le ossa suonando con personaggi di primo piano come Don Byas, Buck Clayton, James Moody. Nel 1952 arriva a Parigi si fa notare per le sue qualità suonando con la maggior parte dei musicisti statunitensi di passaggio nei più famosi ritrovi degli appassionati di jazz come il Club St. Germain, il Trois Mailletz, il Tabou o il Blue Note. Sia da solo sia in trio con Charles Soudrais e Jaky Samson svolge un'intensa attività tanto nei club della capitale francese che sui palcoscenici di provincia. Nel 1959, l'Accademia del Jazz gli conferisce il Prix Django Reinhardt. Nei primi anni Sessanta se ne va negli Stati Uniti per la prima volta. Apprezzato anche oltreoceano ci tornerà più volte nel corso della sua carriera e soggiornerà a lungo a New York. Muore il 25 settembre 2005 nella regione parigina.

12 giugno 1970 - Janis Joplin con l'ultima band

Il 12 giugno 1970 a Lexington, nel Kentucky, Janis Joplin si esibisce per la prima volta con quella che sarà la sua terza e ultima band, la Full Till Boogie Band, la cui formazione vede John Till alla chitarra Richard Bell al pianoforte, Ken Pearson all'organo, Brad Campbell al basso e Clark Pierson alla batteria. Si chiude così la storia del precedente gruppo ad assetto variabile presentato sui manifesti con vari nomi: Kozmic Blues Band, The Janis Revue e The Main Squeeze. Janis sta attraversando un periodo complicato. Come se non bastasse sulla sua testa piove anche una denuncia per linguaggio blasfemo comminatagli dalla polizia di Tampa al termine di un concerto. La ragazza sembra entrata in un processo autodistruttivo senza ritorno condito da alcol e sostanze varie. Nessuno lo sa, ma ormai la sua corsa sta per finire. Durante la registrazione dell'album Pearl, nella notte tra il 3 e il 4 ottobre del 1970, Janis Joplin muorirà in una camera dell'Hotel Landmark di Hollywood. Muore sola, nonostante il successo e la disponibilità a dare tutto di se stessa, nonostante l’amore regalato a uomini e donne in rapporti spesso consumati troppo in fretta. Il succo della sua vita è nascosto nella dichiarazione fatta dopo un concerto: «Mi sento come se avessi fatto l'amore con migliaia di persone e adesso so che devo tornare a casa da sola».

11 giugno, 2016

11 giugno 2004 - Eminem contro la Apple

La musica di Eminem non è a disposizione della pubblicità. Così può essere sintetizzata la notizia diffusa da molti giornali l'11 giugno 2004. Il rapperone bianco di Detroit, che non ha mai concesso a nessuno la possibilità di usare la sua musica per promuovere prodotti, ha deciso di citare la Apple per l’uso non autorizzato di un suo brano a fini pubblicitari. La causa, che si preannuncia aspra e interessante, riguarda una serie di spot andati in onda su canali televisivi come MTV e sul sito web della compagnia. Il brano oggetto della contesa è Lose yourself che nel video pubblicitario è interpretato da un bambino di dieci anni. Eminem intenderebbe chiedere un risarcimento di dieci milioni dollari. Non è la prima volta che un artista contesta l’uso di proprie canzoni per la pubblicità. Tra le cause più famose prima di lui ci sono quella di Tom Waits contro una casa produttrice di patate fritte e degli ZZ Top contro la Mitsubishi Motor.

09 giugno, 2016

10 giugno 1898 - Octave Crosby, il batterista che divenne pianista

Il 10 giugno 1898 nasce a New Orleans, in Louisiana, il pianista Octave Crosby. Il suo primo strumento è la batteria e proprio in veste dì batterista debutta ancora giovanissimo con Louis Dumaine. Successivamente comincia a pigiare i tasti del pianoforte sotto la guida della madre e della pianista Camilla Todd. All'inizio degli anni Venti viene nuovamente scritturato da Dumaine, questa volta in veste di pianista, per suonare al Bungalow e al West End di New Orleans. Dopo aver fatto parte del gruppo di Herb Morand, si esibisce come solista in diversi locali della città, compresi i teatri Dauphine e Lyric nei quali accompagna i film muti. In seguito si unisce a Gus Metcalf con il quale effettua una tournee nell'Arkansas. Rientrato a New Orleans suona al Bull's Club con Chris Kelly e poi sul battello Susquehanna con Buddy Petit. Nel 1925 torna con Herb Morand per un tour nello Yucatan, in Messico. Al suo ritorno a New Orleans viene scritturato prima da Kid Rena e poi da Oscar Celestin, nella cui orchestra si alterna con Jeanette Kimball. Nel dopoguerra, quando Oscar Celestin ottiene un importante ingaggio al Paddock Lounge, Octave Crosby diventa il suo pianista titolare. A partire dal 1954 registra vari dischi a proprio nome.

08 giugno, 2016

9 giugno 1978 - Siouxsie & The Banshees firmano per la Polydor

Il 9 giugno 1978 Siouxsie & The Banshees firmano il loro primo contratto discografico. Alla band nata quasi per caso sull'onda dell'entusiasmo per i Sex Pistols si apre quindi il mondo del music business. La loro musica, così diversa dall'hardcore tipico dei gruppi emuli dei Pistols si nutre di suggestioni scure, con atmosfere tenebrose, sonorità cupe e distorsioni snervanti rese ancor più particolari dalla voce profonda della leader Siouxsie Sioux, all'anagrafe Susan Janet Dallion. Accanto a Siouxsie e Steve “Bailey” Severin la formazione non è più quella dei giorni del debutto. Se ne sono andati, infatti, il chitarrista Marc Pirroni, sostituito prima da Peter T. Fenton e poi da John McKay, mentre Kenny Morris ha preso il posto alla batteria lasciato libero da Sid Vicious, divcentato il bassista dei Sex Pistols. Per un breve periodo al gruppo si unisce anche il bassista Steven De Ville. Due mesi dopo aver firmato il contratto discografico con la Polydor pubblicano il loro primo singolo Hong Kong garden che scala le classifiche di vendita britanniche fino al settimo posto. Nel dicembre dello stesso anno esce l'album The Scream, il primo di una lunga e fortunata storia.

8 giugno 2007 - Muore il regista di Drive In

L'8 giugno 2007 muore a Milano dopo una lunga malattia il regista televisivo Beppe Recchia, considerato uno dei grandi innovatori della televisione italiana. Nato a Piacenza il 21 maggio 1934 dopo essersi diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma viene assunto in RAI nel 1960. Curioso sperimentatore e amante della moderna comicità televisiva nel 1976 tiene a battesimo Roberto Benigni nel discusso programma "Onda libera". Successivamente sceglie di prestare il suo contributo alla nascita dell'emittenza televisiva privata e commerciale debuttando su Telebiella e passando successivamente a TeleradioCity e poi a Telealtomilanese e Antenna 3. Nel 1984 viene assunto dalle reti Fininvest dove firma una lunga serie di successi a partire dalla leggendaria "Drive In" che inaugura un sodalizio con Antonio Ricci destinato a consolidarsi poi anche in varie edizioni di "Striscia la notizia". Nel 2006 cura la regia di "Colorado Café live". Per questa ragione il giorno dopo la sua morte viene diffusa una puntata in replica della stessa trasmissione a lui espressamente dedicata.

07 giugno, 2016

7 giugno 1912 - Jacques Helian, un direttore con i fiocchi

Il 7 giugno 1912 nasce a Parigi il direttore d'orchestra Jacques Helian. Figlio di padre armeno di madre francese studia fin da piccolo sassofono e clarinetto con il grande Raymond Legrand che ha sposato sua sorella. Dopo aver suonato in quasi tutti principali gruppi francesi degli anni Trenta, da quello di Raymond Legrand, ai Vagabonds du Jazz, a quelli di Jo Bouillon e Ray Ventura, nel 1938 forma una propria orchestra. Incarcerato nel periodo dell'occupazione nazista e deportato, torna dalla prigionia nel 1944 e dà vita a una nuova formazione. Muore il 30 giugno 1986.

06 giugno, 2016

6 giugno 1925 - Al Grey, uno dei tromboni migliori dell'età di mezzo

Il 6 giugno 1925 nasce a Pottstown, in Pennsylvania, il trombonista Al Grey, il cui vero nome è Albert Thornton Grey. Considerato oggi come uno dei migliori trombonisti dell'età di mezzo della storia del jazz, si fa conoscere verso la fine degli anni Quaranta nell'orchestra di Lionel Hampton e poi nel decennio successivo nei gruppi di Dizzy Gillespie e di Count Basie con cui resta fino al 1961. Il suo esordio avviene nel 1945 con l'orchestra di Benny Carter dalla quale se ne va per passare alla formazione di Hampton che gli dà la popolarità. Dopo un breve periodo di permanenza nel gruppo di Sonny Parker entra nell'orchestra di Gillespie confrontandosi con le esperienze dei protagonisti del be bop. Successivamente entra a far parte della sezione dei tromboni di Count Basie, accanto a Henry Coker e Benny Powell, in un periodo in cui l'orchestra, dopo aver modificato gran parte dello organico, sta portando a termine una sorta di "rifondazione" formale ed estetica. La novità dei temi eseguiti e la limpidezza del nuovo sound appoggiano anche sul fraseggio di Grey, cui il leader affida numerose parti solistiche. Uscito dall'orchestra di Basie nel 1961 ci rientra però in varie occasioni. Muore il 24 marzo 2000.

05 giugno, 2016

5 giugno 1959 - Lawrence Marrero, tra banjo e chitarra

Il 5 giugno 1959 muore il banjo-chitarrista Lawrence Marrero. La sua vita si conclude a New Orleans, in Louisiana, la città dove è nato il 24 ottobre 1900. Figlio del leggendario contrabbassista Billy Marrero e fratello di Eddie, John e Simon, comincia a suonare da ragazzo sotto la guida del padre e del fratello maggiore John. Ottiene il suo primo importante ingaggio nel 1919 in seno alla Camelia Band di Wooden Joe Nicholas e nel 1920 forma la Young Tuxedo Orchestra con Sam Hall, Paul Ben, Louis Cottrell, Paul Barnes, Cie Frazier e il fratello Eddie. Suona poi con Chris Kelley. Nel 1927, dopo la morte di Kelley, se ne va al Lyric Theatre con l'orchestra di John Robichaux. Verso la fine degli anni Venti è nella formazione della Nola Band di Peter Lacaze. Durante gli anni della depressione suona con George Lewis e successivamente si esibisce allo Harmony Inn sempre con la jazz band di Lewis. Nel 1942 viene scritturato da Bunk Johnson che ha da poco rilevato la formazione di George Lewis. Con questa formazione Marrero suona ininterrottamente fino al 1955 registrando molti altri dischi considerati tra i migliori del New Orleans Revival.

04 giugno, 2016

4 Giugno 1999 - John Frusciante ritorna nel gruppo

Il 4 Giugno 1999 esce Californication l'album che segna il ritorno di John Frusciante nei Red Hot Chili Peppers e che rilancia la visionaria immaginazione dei peperoncini rossi. Grazie anche a un video fortunato e pluriprogrammato i Red Hot Chili Peppers, in forma smagliante con un sound rinnovato ma non banale, vendono quindici milioni di copie e conquistano le nuove generazioni garantendosi altri anni di popolarità e successo. Questa volta non sembra un fuoco di paglia, visto che l'anno precedente con By the way hanno saputo regalare nuove emozioni con la loro impareggiabile mescola di funky, melodie in puro stile Sixties e rock robusto, espressione di un talento che non ha ancora finito di stupire. A vent'anni dall'inizio della loro avventura mantengono una freschezza che nasce solo dalla voglia di non farsi travolgere dalla ripetitività dei riti del rock. In mezzo a tanta musica di plastica i peperoncini rossi dal vivo sanno regalare emozioni vere, perché il sogno è sempre lo stesso: «Ora mi sdraio per dormire/e prego che il funk mi porti fuori/ma se dovessi morire nel sonno/Signore concedimi un ultimo rock nudo».

02 giugno, 2016

3 giugno 1951 - Deniece Williams voce soul e autrice di talento

Il 3 giugno 1951 nasce a Gary, nell'Indiana Deniece Williams. Registrata all'anagrafe con il nome di Deniece Chandler, come molti grandi interpreti della musica nera inizia fin dal piccola a cantare nel coro della sua chiesa e dal gospel passa poi al soul negli anni Sessanta. Pur avendo pubblicato il suo primo disco Love is tears nel 1967 riesce ad affermarsi solo nella seconda metà degli anni Settanta, dopo aver fatto parte delle Wonderlove, il gruppo vocale d'accompagnamento di Stevie Wonder. Liberatasi della tutela ingombrante di Wonder Deniece può finalmente dedicarsi alla carriera da solista e nel 1976 con l'aiuto di Maurice White, leader degli Earth, Wind and Fire, pubblica l'album This is Niecy e, soprattutto, il singolo Free che, nonostante i non eccezionali risultati in patria, la trasforma in una delle interpreti più popolari del momento in Gran Bretagna. Dopo il modesto album Song bird nel 1978 ottiene un grande successo in coppia con Johnny Mathis con il singolo Too much too little too late e con l'album That's what friends are for. Nello stesso periodo ottiene grandi soddisfazioni anche come autrice e alcune sue canzoni arrivano al successo nell'interpretazione di altri artisti come gli Emotions, Frankie Valli, gli Whispers e altri. Negli anni successivi continua ad alternare successi come cantante e come autrice.

2 giugno 2007 - Laura Pausini, prima donna a San Siro

Il 2 giugno 2007 Laura Pausini è la prima cantante solista di sesso femminile a esibirsi nel gigantesco catino dello stadio "Meazza" di San Siro a Milano. In una serata fredda e carica di pioggia quella che è considerata la cantante italiana più popolare nel mondo canta in italiano, francese, inglese, spagnolo e portoghese. Il suo concerto si apre con una dedica, anzi tre: «Questa per me è la prima volta a San Siro, sono orgogliosa di anticipare le colleghe italiane che verranno su questo palco... questo concerto è dedicato alla nonna, alla mia amica Antonella e alle donne che hanno due palle così». Antonella è Antonella Russo, una ventitreenne uccisa un mese prima dal convivente della madre, un uomo violento e che lei aveva denunciato, alla vigilia della laurea e con il biglietto del concerto della Pausini in tasca. La festa comincia alle 21.10 quando di fronte ai settantamila presenti la cantante sbuca da una botola su un palco semplice e articolato, multidimensionale, largo 70 metri, con un maxischermo di 90 e senza troppi trucchi. Si concede al pubblico con generosità scherzando sui brividi e sul freddo, definendo le gocce della pioggia «lacrime di gioia del cielo».