30 novembre, 2016

1° dicembre 1936 – Lou Rawls, il soulman che aprì Monterey

Il 1 dicembre 1936 nasce a Chicago, nell'Illinois, Lou Rawls, uno dei più importanti protagonisti dell'esplosione soul degli anni Sessanta. Il suo incontro con la musica è simile a quello di molti altri cantanti soul della sua generazione. Avviene un po' per caso e un po' per obbligo sui banchi odorosi di legno della chiesa del suo quartiere in un coro che canta gospel a Dio. Prima della maggiore età si unisce ai Pilgrim Travellers, un gruppo gospel che gira per gli Stati Uniti. Non lo fa per scelta professionale, ma perché è affascinato dall'idea di andarsene a zonzo per l'America. Nonostante le sue intenzioni, la decisione finisce per essere una vera e propria svolta nella sua vita. Quando lascia il gruppo lo fa per esigenze di leva, ma appena congedato, torna al suo posto. Nel 1958 mentre viaggia con il suo amico Sam Cooke viene coinvolto in un terribile incidente stradale che gli costa cinque giorni di come e un lunghissimo periodo in ospedale. L'anno dopo il gruppo di cui fa parte si scioglie, ma Lou non abbandona le scene. Si adatta a cantare nei piccoli club e nelle feste private, finché, dopo una serie di passaggi televisivi nel "Dick Clark Show", ottiene la sua prima scrittura discografica come solista. Il suo debutto discografico avviene nel 1962 con il singolo Love is a hurtin' e con l'album Stormy monday. La sua voce e la sua notevole presenza scenica conquistano il pubblico. Anche il cinema si accorge di lui e lo vuole per una serie di pellicole giustamente ignorate dalla critica, con la sola eccezione di "Believe in me" diretto da Stuart Hagmann, il regista di "Fragole e sangue" e distribuito in Italia con l'incredibile titolo di "Jackie, la ragazza del Greenwich Village". Una data resta, però, fondamentale nella sua carriera, il 16 giugno 1967, quando, insieme a Johnny Rivers, si assume il compito di aprire il Monterey Pop Festival, passato alla storia come il primo, grande, raduno di massa della generazione hippie. Verso la metà degli anni Settanta, quando c'è chi lo considera ormai finito, ritorna improvvisamente alla ribalta con il singolo You'll never find another live like mine e con l'album When you hear Lou, you've heard it all che lo segnalano come uno dei principali esponenti del Philadelphia Sound. Sarà l'ultima grande fiammata della sua carriera anche se non abbandonerà mai le scene e continuerà a esibirsi pubblicando, di tanto in tanto, un album per la soddisfazione dei suoi vecchi fans.

29 novembre, 2016

30 novembre 1973 – Il freddo gela i rapporti tra Marley e gli Wailers

Il 30 novembre 1973 Bob Marley e gli Wailers guidano a turno uno scassato pullman a nove posti sulle ghiacciate strade della Gran Bretagna. Sono reduci da un concerto nella fredda sala del Polytechnic di Leeds e devono percorrere trecento chilometri per raggiungere Northampton, dove è programmato il loro prossimo concerto. Fa freddo, nevica e il riscaldamento del pullman funziona a singhiozzo. La band passa da un caldo tropicale al freddo assoluto. Marley cerca di tenere su l'ambiente, ma i suoi compagni non sono dell'umore giusto per ostentare ottimismo. Freddo a parte non sono tempi buoni per il gruppo giamaicano. Il cambiamento di stile operato con Burnin', un album duro, militante, con testi d'impegno sociale sembra non portare fortuna. Bob e i suoi compagni si sono lasciati dietro le spalle i fronzoli e le incertezze del passato, definendo uno linguaggio secco, preciso e immediato che in pochi versi entra direttamente nel problema e dà il quadro della situazione. Dopo averli coccolati per tanto tempo il music business è apparso subito perplesso, quando non decisamente, sconcertato da brani come Get up, stand up, divenuto quasi un inno della band, o dallo scioccante I shot the sheriff, destinato a grandi fortune nelle mani di Eric Clapton. Nonostante tutto la pubblicazione del disco era coincisa con la scrittura per un lungo tour negli Stati Uniti con un'altra band discussa come Sly & The Family Stone. Quello che sembrava l’inizio di una straordinaria avventura era durato il breve attimo di un respiro. Dopo soli quattro concerti, il gruppo era stato licenziato e per recuperare le spese aveva dovuto accontentarsi di un'esibizione in cambio di un pugno di soldi a San Francisco negli studi dell’emittente radiofonica KSAN. Dopo tanti sogni la tournée britannica li ha fatti precipitare per l'ennesima volta al punto di partenza. Mentre il pullman viaggia sotto la neve verso Northampton i componenti della band hanno il morale a terra. Bob ostenta il solito ottimismo ma non li convince. Per tutti parlano Bunny "Wailer" Livingstone e Peter Tosh: «…e se piantassimo tutto e tornassimo in Giamaica? …tanto anche questo tour finirà male…» Marley replica a muso duro: «Volete andarvene? Andatevene!». Offesi, i due se ne vanno davvero. La tournée britannica finisce lì ma, fortunatamente, non si chiude la storia di Bob Marley e degli Wailers che, dopo qualche tempo, riprenderanno il loro cammino.

25 novembre, 2016

25 novembre 1974 – Nick Drake, vola via la timida nuvola bionda

Alle 6 del mattino del 25 novembre 1974 nel suo appartamento di Parigi muore il cantautore Nick Drake. Ha ventisei anni e la sera prima ha ingerito una dose eccessiva di Tryptizol, lo psicofarmaco che da tempo è divenuto un fedele compagno nella lotta contro la depressione. Suicidio o fatalità? Nessuno potrà mai dare una risposta certa a questa domanda. Accanto al letto, posato sul suo comodino, c'è il libro che l'artista stava leggendo prima di prendere sonno. È "Il mito di Sisifo", un saggio di Albert Camus sull'assurdità della vita. Finisce così la breve avventura musicale di uno dei più delicati e poetici cantautori degli anni Settanta. Timido e poco incline a lasciarsi catturare dagli eccessi del music business, Nick Drake nasce a Rangoon, in Birmania, dove il padre si è trasferito per lavoro. Rampollo di una famiglia della buona borghesia britannica negli anni della scuola si fa notare per la sua abilità nelle materie letterarie e nell'atletica leggera (batte più volte il record juniores dei cento metri piani). La passione della musica gli arriva dalla madre, compositrice di canzoni folk. Studia clarinetto ma poi sceglie la chitarra. Elegante e un po' scostante si fa influenzare dal nascente progressive britannico, ma non rinuncia alle sonorità delicate della scuola folk. Fin dal suo primo apparire sulla scena colpisce la critica per le sue canzoni e per il suo aspetto, inusuale per un artista di quel periodo, tanto da essere definito "Una timida nuvola bionda". Scoperto da Ashley Hutchings dei Fairport Convention, nel 1969 pubblica il suo primo album, Five leaves left, ricco di suggestive sonorità acustiche jazz e folk. Il disco entusiasma la critica ma non il pubblico. Uguale destino tocca un anno dopo a Bryter later, un album cui collaborano anche John Cale e Chris McGregor. Nonostante il buon giudizio della critica, la mancanza di successo commerciale pesa sulla condizione psicologica del cantautore che inizia a essere preda di gravi depressioni. Iniziano le cure, i lunghi periodi di vacanza e, soprattutto, la passione per gli psicofarmaci. Dopo la pubblicazione del terzo album Pink Moon, si trasferisce a Parigi. All'inizio del 1974 inizia a registrare le canzoni per un nuovo album che non vedrà mai la luce. Dopo la morte il pubblico lo riscoprirà e ne apprezzerà l'ispirazione. Album postumi come Fruit tree, Best of Nick Drake o Time of no reply conosceranno quel successo commerciale che è mancato a Nick quando era in vita.