08 ottobre, 2021

8 ottobre 1923 - Sonny Igoe, un solido batterista di scuola classica

L’8 ottobre 1923 nasce a Jersey City, nel New Jersey, il batterista Sonny Igoe, registrato all’anagrafe con il nome di Owen Joseph Igoe. Impara da solo a battere tamburi e piatti e nel 1940 si fa notare vincendo un concorso per giovani batteristi promosso da Gene Krupa. L'anno dopo studia con Bill West e nel 1942 presta servizio militare in marina. Nel 1947 entra a far parte di una curiosa orchestra diretta da Tommy Reed e composta esclusivamente da strumentisti che hanno prestato il servizio militare nei marines. Tra la fine degli anni Quaranta e l'inizio dei Cinquanta svolge un'intensa attività collaborando tra gli altri con Les Elgart, Ina Ray Hutton, Benny Goodman, Woody Herman, Chuck Wayne e Charlie Ventura. Considerato un eccellente batterista di scuola classica, resta nella storia del jazz per il suo assolo registrato con l'orchestra di Woody Herman nel brano New Golden Wedding. Muore il 28 marzo 2012 a Emerson, nel New Jersey.



07 ottobre, 2021

7 ottobre 1948 – Quattro ruote sotto un ombrello, nasce la Citroën 2Cv

Il 7 ottobre 1948 la Citroën 2 Cv viene presentata per la prima volta al Presidente della Repubblica Francese. “Quatre rues sous un parapluie”, quattro ruote sotto un ombrello, così nella casa d’oltralpe avevano definito negli anni Trenta l’idea di un’utilitaria ridotta all’essenziale per quel che riguarda gli accessori, ma robusta, capiente ed economica. Nel 1935, l’anno della scomparsa di André Citroën, il fondatore della casa automobilistica tocca a Pierre Boulanger dettare le caratteristiche di un’auto destinata a favorire una rapida motorizzazione di massa della Francia. Il suo nome provvisorio era TPV, acronimo di Toute Petite Voiture (Vettura piccola in tutto), e le linee progettuali dovevano garantire due posti a sedere, una capacità di carico tale da consentire il trasposto di 50 kg. di patate o una damigiana di vino, una struttura robusta per poter percorrere le strade sterrate del tempo, grande facilità di guida, economicità nei consumi (non più di tre litri ogni cento chilometri) e una velocità massima di almeno sessanta chilometri orari. La TPV è pronta per il pubblico nel 1939 in occasione del Salone dell’Automobile francese di quell’anno, ma lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale sembra spegnere per sempre il sogno di Boulanger. La TPV resta un segreto ben custodito dallo staff della Citroën fino al 7 ottobre 1948 quando la 2 Cv viene presentata per la prima volta al Presidente della Repubblica Francese. Il modello è praticamente lo stesso ideato nel 1935 dallo stesso Boulanger, nel frattempo divenuto amministratore delegato della Citroën e realizzato dall’ingegnere meccanico André Lefevre su una carrozzeria dello stilista meccanico Flaminio Bertoni che la leggenda vuole sia stata disegnata in una sola notte. Rispetto al progetto della TPV i cambiamenti sono modesti ma sostanziali. Il raffreddamento ad aria viene preferito all’originario radiatore ad acqua, mentre le strutture della carrozzeria sono in acciaio e non in una mescola di magnesio e alluminio. Per la verità ci sono anche due tergicristalli invece di uno e un cambio a quattro marce invece di tre, ma questi piccoli cambiamenti sono una sorta di aggiornamento tecnico di un progetto che ha avuto origine più di dieci anni prima. In quel Salone diventa realtà il sogno di un’auto capace di affascinare milioni di uomini e donne in tutto il mondo con il disegno buffo della sua carrozzeria, la sua economicità e la sua praticità. Al suo primo apparire la 2 Cv non viene accolta con grande entusiasmo dalla stampa specializzata e dai critici. In molti ne criticano la linea, giudicata un po’ azzardata e goffa, e lo scarto apparentemente eccessivo tra le grandi dimensioni della carrozzeria e la piccola cilindrata del motore. Non mancano i burloni dediti a inventare storie inventate di sana pianta, come quella che la lamiera ondulata utilizzata per rendere più forte la grande carrozzeria era stata recuperata dalla rottamazione delle saracinesche dei negozi francesi danneggiate dalle vicende belliche. Questi atteggiamenti, però, non durano a lungo. Bastano alcune prove su strada per far cessare ironie e motteggi. I giudizi superficiali si tramutano in consensi e in pochi mesi le prenotazioni della vettura salgono vertiginosamente. Nel 1951, tre anni dopo la sua prima presentazione, chi vuole acquistare una 2 Cv deve rassegnarsi a un tempo di consegna non inferiore ai diciotto mesi. Senza cambiare mai forma esteriore se non in qualche dettaglio non sostanziale, la vettura ideata nel lontano 1935 attraverserà da protagonista più di quarant’anni di storia e la sua produzione cesserà definitivamente soltanto nel 1990.

06 ottobre, 2021

6 ottobre 2004 - Le CocoRosie in tour con Devendra Banhart

Il 6 ottobre 2004 inizia in Italia quello che negli ambienti dell’indie rock è considerato un po’ il tour dell’anno. Ci si riferisce all’accoppiata tra la genialità stralunata di Devendra Banhart e i giochi sonori sottili e metafisici delle sorelle Casady, in arte CocoRosie. La notizia non è tanto il fatto che arrivino nel nostro paese (sia Banhart che le CocoRosie hanno già fatto più di una capatina da queste parti), ma l’idea di accoppiarli, di farli salire uno dopo le altre sullo stesso palco in un momento felice della loro carriera. La critica in quel periodo ha definito, senza aggettivi o filtri di moderazione, “un genio” Devendra Banhart, una sorta di meticciato naturale in cui si incrociano Venezuela, India e Stati Uniti. Alchimista dei sentimenti sta regalando al mondo emozioni fortissime che affondano le loro radici nelle atmosfere degli anni Settanta e nei colori di un mondo che non esiste più se non nei sogni e nella nostalgia. I suoi tempi non sono quelli del marketing. Non si è ancora raffreddato il successo dell’album Rejoicing in the hands che già incalza un nuovissimo lavoro in studio, Niño rojo, un disco capace di incarnare fino in fondo l’acid folk dei grandi concerti a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta. La strada su cui si muove è quella dei grandi cantautori americani, fatta di canzoni leggere in cui basta il suono della chitarra acustica per ritrovarsi nella scena finale di “Zabriskie Point”. Sembra non curarsi dell’essere diventato un caso discografico. In ogni situazione il suo atteggiamento è quello di chi si è trovato per caso in un posto lontanissimo da quello in cui avrebbe voluto essere. La leggerezza e la semplicità sono il risultato di un lavoro compositivo che sembra quasi giocare con la memoria e le emozioni di chi ascolta. Nei suoi brani, di volta in volta, si possono ritrovare l’essenzialità del deserto, i colori della psichedelia, gli echi del glam, ma anche del blues targato Robert Johnson o delle menate solitarie di Tim Buckley. Dal vivo queste caratteristiche vengono amplificate dal personaggio. È come se Tom Waits al posto di pestare i tasti nei bar fumosi, avesse imbracciato la chitarra e si fosse lasciato conquistare dalle comuni hippie. Sul palco appare indifferente, quasi fosse sospeso per aria. Imbraccia la chitarra e senza alzare mai il volume della voce inizia a raccontare le sue storie seduto nella posizione del loto. A complicare e rendere più stuzzicante il tour che sta per partire c’è, poi, il duo femminile delle Coco Rosie, formato da Sierra e Bianca Casady, due sorelle americane cittadine del mondo, una “brava” e una “cattiva” ragazza legate da un intricato rapporto artistico più solido della comunione di sangue. Sierra, la brava ragazza senza grilli per la testa, ha nel suo bagaglio esperienze gospel e lunghi studi da cantante lirica. Bianca, invece, è irrequieta fin da bambina. Si fa affascinare dalla politica, dai tatuaggi, dalle pulsioni sociali e per lungo tempo vive sgolandosi a un angolo di strada con un cappello rivolto ai passanti. La vita finisce per riunirle lontane da casa in un appartamento parigino nel 18° distretto dove decidono di dare vita alle CocoRosie e pubblicano La maison de mon rêve, un album secondo loro ispirato «…alle finestre appannate, agli infiniti giorni di pioggia, al constante sibilo del bollitore e al suono lontano di un'ambulanza».


05 ottobre, 2021

5 ottobre 1919 - La Ferrari, una costola dell’Alfa

La storia della Ferrari comincia il 5 ottobre 1919 quando il mondo dell’automobilismo conosce per la prima volta il nome di Enzo Ferrari, un pilota che fa il suo debutto nella Parma-Poggio di Berceto arrivando quarto. Resterà al volante per una decina d’anni senza infamia né lode, ma, come dirà più tardi: “La mia grande passione non è mai stata guidare le macchine, ma farle nascere”. Nel 1929, abbandonata l’attività di pilota, organizza una scuderia alla quale dà il suo nome. Ne faranno parte, tra gli altri, Nuvolari, Varzi, Campari, Fagioli, Chiron. Corrono con le Alfa Romeo e mietono successi ovunque. La scuderia Ferrari durerà per nove anni fino a quando, nel 1938 Enzo Ferrari verrà nominato direttore sportivo della casa milanese. L’avventura dell’ex pilota modenese all’Alfa durerà, però, pochissimo. Torna a Modena e nel 1939 fonda la Auto Avio Costruzioni sulla base di un accordo con l’Alfa che gli impedisce per quattro anni di costruire automobili. Progetta, assembla e vende motori per aerei da esercitazione, per macchine utensili, ma non auto. L’ex pilota, però, a dispetto degli accordi, realizza la 815, utilizzando parti meccaniche della Fiat. Partecipa con due esemplari alla Mille Miglia del 1940, poi la guerra cancella tutto. Se ne va a Maranello e, passata la bufera, pone le basi a una nuova leggenda sportiva. “Ruba” all’Alfa Gioacchino Colombo, il progettista della 158. Nasce così la Ferrari. La nuova vettura, denominata 125-GT, fa il suo debutto nel maggio del 1947 sul circuito di Piacenza. Al volante c’è Franco Cortesi, che si ritira a due giri dal termine.

03 ottobre, 2021

3 ottobre 1992 - Il Papa è il tuo nemico

Desta stupore la provocazione messa in atto dalla cantante Sinead O’Connor che il 3 ottobre 1992 nel corso del programma televisivo statunitense “Saturday night live” strappa una foto del papa dicendo «Combatti il tuo vero nemico». Alle reazioni indignate di gran parte delle comunità cattoliche di tutto il mondo replicano il 25 ottobre i giovani fans della cantante i quali, riuniti nella "Sinead Brigade", con la faccia coperta da una maschera che riproduce le sembianze della stessa O’Connor, si riuniscono di fronte alla cattedrale di St. Patrick di New York e strappano allegramente un gran numero di foto del papa.


02 ottobre, 2021

2 ottobre 1932 - Roland Hanna, un maestro e un esempio per i giovani africani

Il 2 ottobre 1932 nasce a Detroit, nel Michigan, il pianista e compositore Roland Hanna. Pianista molto versatile sia in piccoli gruppi che in grandi orchestre inizia la propria attività nel 1967di maggior significato con la big band di Thad Jones e Mel Lewis, offrendo subito un contributo importante al gruppo che stava elaborando un tipo di arrangiamenti molto particolari e densi di swing nei quali le parti solistiche esplodevano dopo una lunga preparazione del sound orchestrale. Proprio in questa logica il pianismo di Hanna regala piccole perle anche sul piano della composizione musicale la Midtown Suite, la Sonata for Cello and Piano, e Song of the Black Knight. Parallelamente all'attività nell'orchestra comincia a insegnare musica ai giovani africani. Nel 1970 questo lavoro ottiene la collaborazione del presidente della Liberia, William Tubman, che gli mette a disposizione le risorse economiche di cui necessita. Nel 1974 lascia l'orchestra di Thad Jones e Mel Lewis e decide di continuare il suo cammino di ricerca come free-lance, esibendosi con gruppi di varia estrazione, fra i quali quello del sassofonista Zoot Sims cui presta anche la sua collaborazione negli arrangiamenti. Muore il 13 novembre 2002 ad Hackensack nel New Jersey.


01 ottobre, 2021

1° ottobre 1955 - Tony Dumas, un bassista di buon dito

Il 1° ottobre 1955 nasce a Los Angeles, in California, il contrabbassista e bassista elettrico Anthony Dumas, detto Tony. A soli dieci anni sa già suonare il pianoforte a orecchio e cinque anni dopo inizia seriamente a studiare il contrabbasso. Dopo aver approfondito le tecniche della musica colta arriva al jazz perché attratto dalle esperienze di musica improvvisata. Tra i suoi punti di riferimento ci sono Ray Brown, Ron Carter Reggie Johnson. Esordisce professionalmente nel 1974 al fianco dell'organista Johnny Hammond. Lavora poi con il chitarrista Kenny Burrell, con il sassofonista Art Pepper e il pianista John Wood. Nel 1977 va in tournée in Giappone con J.J. Johnson, Nat Adderley e Billy Childes, registrando anche dal vivo. In seguito riprende la collaborazione, anche discografica, con Hubbard. È strumentista molto dotato tecnicamente e con un solido bagaglio di conoscenze musicali anche se i critici lo considerano il più tradizionale tra i contrabbassisti della sua generazione. Molto interessante appare il suo lavoro di accompagnamento ne quale mette in luce non solo la pregevolissima tecnica, una diteggiatura agile e insieme, ma anche un’ampia, bella e potente cavata. In più si avvale di un particolare tipo di contrabbasso, il cosiddetto blitz bass, cui viene aggiunta un’estensione al manico che permette, all’esecutore, di ottenere il mi-b, il re, il re-b e il do al di sotto del mi grave.



29 settembre, 2021

29 settembre 1942 - Felice Gimondi, uno dei più tenaci rivali di Merckx

Il 29 settembre 1942 nasce a Sedrina, in provincia di Bergamo Felice Gimondi. In molti si sono chiesti quale sarebbe stata la sua carriera di se il destino non gli avesse messo sulla strada un feroce concorrente come Eddy Merckx. Oggi probabilmente parleremmo di lui come di un campione capace di stabilire record irraggiungibili. Quando passa professionista, nel 1965, ha già alle spalle la prestigiosa vittoria al Tour de l’Avenir, la versione per dilettanti del Tour de France. Non fa in tempo ad adattarsi all’ambiente dei professionisti e già sfila sugli Champs Elysées di Parigi con la maglia gialla del vincitore dell’edizione del 1965 del Tour de France. Nel giro di dodici mesi ha centrato un’accoppiata che lo fa entrare nella leggenda. Non ha ancora compiuto ventitré anni. Sembra l’inizio di una marcia inarrestabile ma l’arrivo di un fenomeno come Eddy Merckx finirà per rendere meno strepitosa una carriera ricca comunque di successi e di soddisfazioni. Ancora oggi è il corridore che è salito più volte sul podio del Giro: 3 volte primo, 2 volte secondo, 4 volte terzo. Il bergamasco precede di due lunghezze in questa singolare graduatoria la coppia leggendaria del ciclismo italiano, Coppi e Bartali, ai quali, però, la Seconda guerra mondiale ha negato per cinque edizioni (1941-45) la possibilità di disputare il Giro d’Italia. Muore il 16 agosto 2019 a Giardini-Naxos.


28 settembre, 2021

28 settembre 2004 - Sylvie Vartan decide di festeggiare i suoi sessant'anni con un tour

Il 28 settembre 2004 con la prima di una decina di repliche al Palais des Congrès di Parigi prende il via il tour con il quale festeggia i suoi sessant'anni Sylvie Vartan, la biondina francese che una quarantina d'anni prima ha conquistato l'Italia cantando con l’aria sfrontata parole ingenue che scandalizzavano gli adulti ed erano impugnate come una bandiera dalle ragazzine: «Come un ragazzo ho i capelli giù/porto il maglione che porti tu/e con la cinta mi tengo su i pantalon/Come un ragazzo mi ostino un po’/e quando guardi negli occhi miei/non sono quella che abbassa mai/per prima i suoi…Come un ragazzo ho una moto che/tocca i duecento quando mi va/e una gang di amici che/da retta a me/Come un ragazzo per la città per la città/cammino e vado di qua e di là/non ho paura di gente che/ce l’ha con me…». Negli anni Sessanta era divenuta, anche nel nostro paese, insieme a un pugno di antesignane delle attuali riot girls, uno dei simboli pop della nuova voglia di protagonismo delle adolescenti. Non era l’unica, ma era forse considerata un po’ speciale anche grazie alla sua lunga storia d’amore con Johnny Hallyday, il rocker ribelle d’oltralpe. La sua popolarità in Italia è stata grande, ma si è bruciata rapidamente. Da noi Sylvie Vartan è stata poco più d’una meteora. Un pugno di canzoni, qualche trasmissione televisiva e poi, siccome non si può restare giovani per sempre, alla prima rughetta d’espressione sul bel faccino, più niente. In Italia gli uomini e soprattutto le donne di spettacolo che invecchiano non possono vivere altro che nel ricordo, nell’immagine riprodotta della gioventù. Il sistema mediatico che ha eliminato la vita vera dall’immaginario collettivo non può sopportare, salvo rarissimi casi, l’incedere del tempo, la naturale decadenza del fisico. Anche a Sylvie succede, ma solo in Italia. Quando le luci mediatiche da noi si spengono lei continua a lavorare nel suo paese, la Francia. Lì la giovane italo-bulgara Sylvie, figlia di Georges, attaché dell’ambasciata francese a Sofia, e di Ilona non è mai stata considerata un banale evento generazionale. Lo star system francese lascia che siano la sua voce, più che il suo faccino, a scrivere le tappe di una carriera che con il passare del tempo si fa sempre più importante. La sua popolarità non muore quando si lascia alle spalle i brani della fase adolescenziale, i concerti all’Olympia con i Beatles, Trini Lopez e tanti altri. Passa anche attraverso un paio di devastanti incidenti stradali, il secondo dei quali le lascia segni pesanti sul viso cancellati quasi totalmente da una lunga serie di interventi chirurgici. Anche la fine della sua lunga storia con Johnny Halliday non lascia traccia sul suo destino. Attraversa gli anni Settanta, e poi gli Ottanta e poi ancora i Novanta maturando come interprete, misurandosi con progetti sempre nuovi ed evitando di farsi rinchiudere nell’angusto recinto della nostalgia. La biondina dallo sguardo sfrontato lascia il posto a una signora della canzone per la quale si spendono grandi autori, da Cocciante a Barbelivien, da Michel Jouveaux a Jay Alanski, alla coppia Marc Lavoine/Aboulker, a Murat che per lei mette in musica una poesia di Baudelaire. Nel 1998 la Francia le conferisce la Legion d’Honneur all’Eliseo e l’anno dopo lei ringrazia portando all’Olympia un recital dedicato alla canzone francese dei primi anni del Novecento e alla figura della leggendaria cantante Mistinguette. I suoi sessant’anni vengono festeggiati con la pubblicazione di un’autobiografia intitolata “Entre ombre et lumière” (Tra luci e ombre), con un nuovo album che sulla copertina ha soltanto il suo nome Sylvie e, soprattutto, con il lungo tour dal vivo che inizia proprio il 28 settembre.



17 settembre, 2021

17 settembre 1991 - Rob Tyner è morto. Viva gli MC5!

Il 17 settembre 1991 Rob Tyner, l’ex cantante degli MC5, muore d’infarto a Detroit. La sua morte riporta all'attenzione del pubblico la storia del gruppo di cui ha fatto parte. Tutto prende il via all’inizio del 1967 nella città industriale di Detroit dove la protesta giovanile ha contorni ben diversi da quelli un po' ingenui e sognatori degli hippies di San Francisco. Nella città dei motori, infatti, il movimento studentesco si è saldato a pezzi di classe operaia e di proletariato urbano bianco e nero. In questo laboratorio nasce il White Panthers Party, un’organizzazione politica d’estrema sinistra, che qualche tempo dopo si dichiarerà "guevariana". Il principale artefice è John Sinclair, un tipo sveglio che ha intuito le potenzialità del rock come mezzo di comunicazione più immediato per parlare alle nuove generazioni. Per questa ragione affida il compito di diffondere il messaggio politico del movimento agli MC5 (Motor City Five), una band formata da Rob Tyner, Michael Davis, Dennis Thompson, Fred “Sonic” Smith” e Wayne Kramer. Sulle ali di un rock violentissimo i cinque portano in tutti gli Stati Uniti, il messaggio antagonista delle “Pantere Bianche” e all’inizio del 1969 la Elektra pubblica il loro primo, splendido album, Kick out the jams, registrato dal vivo a Detroit il 31 ottobre 1968. All’apice della popolarità diffondono idee di rivolta e fanno a pezzi sul palco la bandiera a stelle e strisce. La reazione non si fa però attendere. Contro il gruppo parte una campagna di stampa senza paragoni, mentre l’FBI mette sotto stretto controllo i cinque musicisti. Vengono diffuse foto che li riprendono in atteggiamenti intimi con le loro compagne, si raccolgono petizioni e, soprattutto, si chiede all’Elektra di ritirare dal mercato l’album, ritenuto indecente ed offensivo. La casa discografica per qualche tempo tiene duro, anche perchè il disco vende bene, ma è poi costretta a cedere alle pressioni ed il 16 aprile 1969 licenzia il gruppo e ritira l’album. È la fine. Mentre il White Panthers Party è bersagliato da più parti, la polizia “trova” addosso a John Sinclair due sigarette di marijuana che gli costano una condanna a ben cinque anni di carcere. Due anni dopo John Lennon scriverà sulla vicenda il brano John Sinclair. Nel 1970 gli MC5, tentano invano di continuare “ammorbidendo i toni” con un paio di album di scarso significato. Di loro non si parlerà più fino al 17 settembre 1991, quando dopo la morte di Rob Tyner un gran gruppo di vecchi militanti delle Pantere Bianche lo accompagna nell’ultimo viaggio. Un mese dopo l’album “maledetto”, Kick out the jams, viene ripubblicato in CD.


15 settembre, 2021

15 settembre 1904 - Gideon J. Honore, un pianista vagabondo

Il 15 settembre 1904 nasce a New Orleans, in Louisiana, Gideon J. Honore. Nulla si sa dei suoi primi anni di vita. La prima notizia certa risale al giugno 1921 quando si trasferisce a Chicago per studiare pianoforte alla Axel Christenson School Of Jazz. Successivamente recupera qualche scrittura come solista nei locali e in vari gruppi prima di dare vita a una propria formazione che alla fine degli anni Venti suona alla Lakewood Hall e all'Huntington Hotel. Nella decennio successivo suona con molti dei più importanti leader della scena musicale di Chicago come Jimmie Noone, Tiny Parham, Jesse Stone, Preston Jackson, Floyd Campbell e tanti altri. Alla fine degli anni Trenta forma un proprio quartetto insieme al clarinettista Darnell Howard per suonare al Club 411 di Chicago e poi viene scritturato da Sidney Bechet per un giro nell’Illinois. Nei primi anni Quaranta entra a far parte della troupe viaggiante di Helena Jester. Instancabile vagabondo nell'estate del 1948 si trasferisce in California per lavorare con Kid Ory e con Teddy Buckner. All'inizio degli anni Cinquanta suona col clarinettista Albert Nicholas, dedicandosi infine all'insegnamento, senza mai abbandonare le esibizioni. Muore l'8 gennaio 1990.

14 settembre, 2021

14 settembre 1961 - Von Trips, un secondo posto alla memoria

Il 14 settembre 1961, a Monza, è in programma il Gran Premio d’Italia d’automobilismo, penultima prova del campionato mondiale piloti di quella stagione. La Ferrari, occupa i primi due posti della Classifica generale. Al vertice c’è un pilota tedesco dal nome nobile che sta letteralmente facendo sognare i tifosi delle ‘rosse’, Von Trips, che, con i suoi trentatré punti, precede un altro ferrarista, l’americano Phil Hill. Il Gran Premio inizia davanti a una folla di tifosi in delirio che già pregustano l’ennesimo successo delle auto di Maranello. Al secondo giro lo scozzese Jim Clark, destinato a diventare uno dei protagonisti negli anni successivi, ma in quel periodo ancora alle prime armi come pilota di Formula 1, tocca con la sua Lotus l’auto di Von Trips pochi metri prima della curva parabolica della pista di Monza. La vettura del tedesco impazzisce. Perde aderenza e vola verso la folla che assiepa le tribune vicine, troppo vicine, alla curva. È una strage. Muore Von Trips, ma con lui perdono la vita, falciati dai pezzi della sua Ferrari che si disintegra nell’urto, quattordici spettatori. I feriti si contano a decine. I punti del tedesco sono però sufficienti a farlo restare nelle posizioni di vertice della classifica. Il Campionato del mondo verrà vinto dall’altro ferrarista Phil Hill e Von Trips si piazzerà al secondo posto della classifica finale: un secondo posto “alla memoria”.


13 settembre, 2021

13 settembre 1993 - Niente pace in Palestina

Il 13 settembre 1993 il primo ministro israeliano Itzhak Rabin e il leader dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina Yasser Arafat firmano a Washington uno storico accordo di pace tra lo stato di Israele e i Palestinesi. Il trattato, che prevede il ritorno di Gaza e Gerico sotto il controllo dell’O.L.P. con la creazione di un’autorità autonoma palestinese, sembra chiudere per sempre una delle contrapposizioni più sanguinose del dopoguerra aprendo un lungo periodo di pace e sviluppo per i due popoli. In realtà non sarà così. Il processo di pace verrà fermato dall’assassinio di Rabin per mano degli oltranzisti israeliani.

10 settembre, 2021

10 settembre 1952 - Il primo Telegiornale

Il 10 settembre 1952 viene trasmesso il primo notiziario televisivo della storia italiana. Dura quindici minuti ed è realizzato in via sperimentale sotto la direzione di Vittorio Veltroni. Per uscire dalla fase sperimentale occorrerà attendere il 1954 quando nascerà il telegiornale vero e proprio in edizione unica, che andrà in onda alle 20,45. All'epoca le redazioni sono costituite da due soli giornalisti, che si occupano anche della conduzione, e da cinque inviati prevalentemente nell'Italia del Nord. Lo stile è quello del cinegiornale: cinque o sei servizi e voce fuori campo del cronista.

09 settembre, 2021

9 settembre 1945 - Dee Dee Sharp, la prima "teen idol" dalla pelle nera

Il 9 settembre 1945 a Philadelphia, in Pennsylvania, nasce Dionne LaRue, destinata a diventare, con il nome di Dee Dee Sharp, oggetto di un successo straordinario tra gli adolescenti al punto da essere ricordata come la prima "teen idol" dalla pelle nera. Tutto inizia quando a soli quindici anni si presenta per il suo primo provino dopo aver letto un annuncio su un giornale. Nonostante la sua giovane età pochi mesi dopo ottiene la prima scrittura e a partire dal 1962 diventa una delle più apprezzate protagoniste della scena discografica statunitense con brani come Slow twistin', Mashed potato time, Gravy e Ride. Con la fine dell'adolescenza anche il successo se ne va. Il suo pubblico cresce, cambia gusti e si affeziona a nuovi protagonisti. La sua popolarità sfuma con la stessa velocità con la quale era arrivata all'apice, salvo tornare all'onore delle cronache qualche tempo dopo per il suo matrimonio con Kenny Gamble, uno dei più grandi e fecondi creatori di successi del pop internazionale Alla fine degli anni Settanta torna in sala di registrazione per la Philadelphia International pubblicando album di buona fattura come What color is love ma incapaci di suscitare la passione di un tempo. Negli ultimi anni è tornata a esibirsi con buon successo sull'onda della nostalgia. Nel 2008 ha cantato al Detroit Jazz Festival.


08 settembre, 2021

8 settembre 1897 - Jimmie Rodgers, l'inventore dei blue yodel

L'8 settembre 1897 nasce a Meridian, nel Mississippi, il cantante Jimmie Rodgers, uno dei protagonisti più originali della scena musicale statunitense degli anni Venti e dei primi anni Trenta per la capacità di combinare la ritmica nera del bues con i testi popolari tipici degli yodel. Grazie a questa invenzione, definita "blue yodel", è il primo artista sudista in grado di conquistare una buona popolarità anche al Nord degli Stati Uniti. Nel suo repertorio figurano le rielaborazioni di vecchi brani della tradizione sudista, ballate e, soprattutto, le classiche "canzoni della ferrovia". Tra i suoi brani il migliore è l'autobiografico TB blues. Non è artista a tempo pieno. Per 14 anni lavora come operaio e macchinista in una compagnia ferroviaria del nativo Mississippi e la musica gli serve da svago nel tempo libero. Soltanto a trent'anni, dopo una lunga gavetta nei minstrel show, riesce a registrare i suoi brani, ma la sua salute è già minata dalla tubercolosi che se lo porterà via qualche anno dopo. Rodgers muore il 26 maggio 1933. Nei pochi anni che separano il primo disco dalla sua morte, cioè dal 1927 al 1933, riesce a diventare uno dei principali cantori della Depressione.


07 settembre, 2021

7 settembre 1908 – Max Kaminsky, la tromba del dixieland

Il 7 settembre 1908 nasce a Brockton nel Massachusetts Max Kaminsky, uno dei trombettisti più dotati della scuola bianca di Chicago, tra i protagonisti del passaggio dal cosiddetto "stile Chicago", imitativo nei confronti della tecnica dei collettivi di New Orleans, a quello dixieland. A lui viene attribuita la capacità di assorbire in chiave più moderna le tecniche del jazz delle origini filtrandole attraverso nuovi moduli espressivi alla ricerca di un punto di contatto fra vecchio e nuovo. Dopo aver studiato con Henry Pollack debutta a Boston nel 1924 e si trasferisce a Chicago nel 1927. Proprio nella "città del vento" ha modo di misurarsi con le tecniche e gli stili dei grandi giganti dell'improvvisazione jazzistica arrivati dalla Louisiana. Nei primi tempi suona con Frank Teshmacker, George Wettling e successivamente con Red Nichols, Eddie Condon, Pee Wee Russell, Bud Freeman, Mezz Mezzrow, Adrian Rollini, Jack Teagarden, Art Hodes e moltissimi altri. Le necessità di sopravvivenza economica spingono gran parte di questi musicisti a entrare nelle grandi orchestre dello swing e Max Kaminsky non sfugge alla regola. Nel 1936 entra nella sezione fiati dell'orchestra di Tommy Dorsey e l'anno dopo in quella di Artie Shaw. Tenace e volitivo, Max non rinnega mai se stesso né le proprie scelte stilistiche per tutta la carriera.


04 settembre, 2021

4 settembre 1922 - Bob Greene, una passione per Jelly Roll Morton

Il 4 settembre 1922 nasce a New York il pianista Bob Greene. Il suo incontro con il pianoforte avviene quasi per caso e sull'onda della passione. Egli infatti impara a suonare da solo ascoltando i dischi di Jelly Roll Morton. Appena può cerca di perfezionare la sua tecnica e in breve si fa notare dal clarinettista George Lewis che gli propone di partecipare a un concerto alla Preservation Hall. Le sue prime incisioni importanti risalgono al 1952, quando registra alcune facciate per la Blue Note, con Sidney De Paris. Dopo aver lavorato con importanti personaggi di scuola New Orleans come i famosi batteristi Baby Dodds e Zutty Singleton, forma un'orchestra che ha in repertorio gran parte dei brani dei Red Hot Peppers di Roll Morton. La formazione, in gran parte composta di giovani musicisti, si avvale della collaborazione di Tommy Benford, che aveva suonato originariamente la batteria proprio con Morton. Muore nel 2013.


03 settembre, 2021

3 settembre 1982 - Assassinato Dalla Chiesa

Il 3 settembre 1982 vengono assassinati a Palermo in un agguato il generale dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, la moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente di scorta Domenico Russo. Il generale Dalla Chiesa, considerato l’artefice principale della spietata guerra condotta dallo stato contro le formazioni armate degli "anni di piombo" era stato incaricato di coordinare e di guidare la lotta contro la criminalità organizzata. Dopo la sua morte molte voci si levano a denunciare la collusione tra mafia e politica che ne avrebbe preordinato e realizzato prima l’isolamento e successivamente l’annientamento.

02 settembre, 2021

2 settembre 1917 - Laurindo Almeida, un precursore della bossa nova

Il 2 settembre 1917 nel villaggio di Prainha, nei pressi di Santos, nello Stato di San Paolo, in Brasile, nasce il chitarrista Laurindo Almeida. Comincia presto a studiare musica e all'età di trent'anni, dopo aver suonato e diretto le orchestre di un'emittente radiofonica di Rio de Janeiro e al Casino di Urca, si trasferisce neg1i Stati Uniti dove ha occasione di farsi notare come solista nell'orchestra di Stan Kenton. La collaborazione con Kenton dura a lungo sua come strumentista che come compositore di brani innovativi di jazz progressivo. Nel 1953, in collaborazione con il sassofonista Bud Shank, Almeida rielabora e registra molte composizioni popolari brasiliane. Questo lavoro fa di lui una sorta precursore della cosiddetta bossa nova, la commistione tra la musica popolare brasiliana e il jazz che diventa popolarissima prima negli Stati Uniti e poi in tutto il mondo nei primi anni Sessanta. In quel periodo, infatti, la fusione tra moduli improvvisativi jazzistici e materiali musicali brasiliani di estrazione popolare proposta dal chitarrista viene accettata anche dalla critica più conservatrice e Almeida decide di unirsi al Modern Jazz Quartet. Nel frattempo continua la propria attività in campo più propriamente accademico, lavorando con la moglie, il soprano Deltra Eamon, e con varie orchestre sinfoniche. Nei primi anni Settanta rinnova la propria collaborazione con Bud Shank, partecipando al gruppo L. A. Four insieme allo stesso Shank, al bassista Ray Brown e al batterista Shelly Manne. I quattro musicisti ripropongono una sorta di collage tra i moduli jazzistici della West Coast e i ritmi della bossa nova. Oltre all'attività discografica e concertistica, il chitarrista ha al proprio attivo un intenso lavoro nel campo dell'arrangiamento, soprattutto per la televisione e il cinema. Muore a Van Nuys di Los Angeles il 26 giugno 1995.