«Chi arriva prima di me può vantarsi di avermi battuto, perché io non concedo nulla a nessuno». In questa frase è racchiusa la filosofia di Eddy Merckx, soprannominato “il cannibale” per la sua insaziabile fame di successi. Nato il 17 giugno 1945 a Meensel-Kiezegem, in Belgio, vincitore di cinque Giri d’Italia nel 1968, 1970, 1972, 1973 e 1974, vanta un palmarès di vittorie destinato, con ogni probabilità, a rimanere insuperato per molto tempo, soprattutto in un periodo come quello attuale in cui il ciclismo si sta caratterizzando più per le specializzazioni che per la capacità di dominare su ogni terreno e su qualunque percorso. Tre volte campione del mondo ha segnato con la sua classe e il suo stile il decennio che va dalla metà degli anni Sessanta alla prima metà degli anni Settanta. L'elenco dei suoi successi è impressionante. Vince con la maglia bianconera della Peugeot la prima delle sette Milano-Sanremo già nel 1966 e nel 1968 a soli 23 anni quando vince il primo Giro d'Italia indossa la maglia della squadra italiana della Faema. L'anno precedente ha vinto un titolo di campione del mondo, una Freccia Vallone e una Gand-Wevelgem. Spietato dominatore su tutti i terreni, non appena si accorge di non poter continuare ai livelli che gli sono abituali, decide di lasciare il ciclismo agonistico e nel 1978 appende la bicicletta al chiodo. Il segreto di una fame rabbiosa di vittorie come quella che ha fatto guadagnare a Eddy Merckx il soprannome di cannibale non è tanto da ricercare in qualche eccellenza della struttura fisica o in un’intelligenza tattica sopraffina. Queste caratteristiche ci sono e hanno il loro peso nella carriera del campione, ma la ragione prima è da ricercare nella capacità di identificarsi profondamente con il suo paese. Per lui l’idea che l’intero Belgio lo seguiva trepidante era come una droga ed era la motivazione che più lo spingeva a non lasciare agli altri neppure le briciole dei piccoli circuiti. Quello di Merckx è l’orgoglio di un uomo, un campione che è diverso dai protagonisti del passato anche perché a differenza di molti protagonisti della storia del ciclismo di quegli anni e degli anni precedenti, non ha mai dovuto patire la fame. Per molti storici del ciclismo è stato il primo grande ciclista borghese della storia. Figlio di un commerciante di Meensel-Kiezegem arriva a correre in bicicletta per passione e non per necessità di guadagno dopo aver praticato un po’ di atletica e un po’ pugilato. Corre perché gli piace e corre per vincere tutto quello che può. Dopo una lunga fila di ciclisti che rappresentavano una delle due anime in cui da sempre è diviso il Belgio, lui è orgoglioso di sentirsi espressione di un solo paese. Non è un caso che un giorno rispondendo a una domanda del compianto telecronista Adriano De Zan sulla sua identificazione territoriale («Eddy, ti senti più fiammingo o vallone?») lui risponda secco: «Io mi sento solo e soltanto belga». Quello che viene chiamato "rock" non è soltanto un genere musicale. È uno stato d'animo, un modo d'essere che incrocia la musica, il cinema, la letteratura, il teatro e la creatività in genere compresa quella destinata alla produzione industriale. Per chi è nato negli anni Cinquanta e Sessanta è un sottofondo, una colonna sonora di ogni momento della vita, di pensieri e ricordi. Esiste da sempre e aiuta a vivere meglio...
17 giugno, 2022
17 giugno 1945 - Eddy Merckx, il cannibale
«Chi arriva prima di me può vantarsi di avermi battuto, perché io non concedo nulla a nessuno». In questa frase è racchiusa la filosofia di Eddy Merckx, soprannominato “il cannibale” per la sua insaziabile fame di successi. Nato il 17 giugno 1945 a Meensel-Kiezegem, in Belgio, vincitore di cinque Giri d’Italia nel 1968, 1970, 1972, 1973 e 1974, vanta un palmarès di vittorie destinato, con ogni probabilità, a rimanere insuperato per molto tempo, soprattutto in un periodo come quello attuale in cui il ciclismo si sta caratterizzando più per le specializzazioni che per la capacità di dominare su ogni terreno e su qualunque percorso. Tre volte campione del mondo ha segnato con la sua classe e il suo stile il decennio che va dalla metà degli anni Sessanta alla prima metà degli anni Settanta. L'elenco dei suoi successi è impressionante. Vince con la maglia bianconera della Peugeot la prima delle sette Milano-Sanremo già nel 1966 e nel 1968 a soli 23 anni quando vince il primo Giro d'Italia indossa la maglia della squadra italiana della Faema. L'anno precedente ha vinto un titolo di campione del mondo, una Freccia Vallone e una Gand-Wevelgem. Spietato dominatore su tutti i terreni, non appena si accorge di non poter continuare ai livelli che gli sono abituali, decide di lasciare il ciclismo agonistico e nel 1978 appende la bicicletta al chiodo. Il segreto di una fame rabbiosa di vittorie come quella che ha fatto guadagnare a Eddy Merckx il soprannome di cannibale non è tanto da ricercare in qualche eccellenza della struttura fisica o in un’intelligenza tattica sopraffina. Queste caratteristiche ci sono e hanno il loro peso nella carriera del campione, ma la ragione prima è da ricercare nella capacità di identificarsi profondamente con il suo paese. Per lui l’idea che l’intero Belgio lo seguiva trepidante era come una droga ed era la motivazione che più lo spingeva a non lasciare agli altri neppure le briciole dei piccoli circuiti. Quello di Merckx è l’orgoglio di un uomo, un campione che è diverso dai protagonisti del passato anche perché a differenza di molti protagonisti della storia del ciclismo di quegli anni e degli anni precedenti, non ha mai dovuto patire la fame. Per molti storici del ciclismo è stato il primo grande ciclista borghese della storia. Figlio di un commerciante di Meensel-Kiezegem arriva a correre in bicicletta per passione e non per necessità di guadagno dopo aver praticato un po’ di atletica e un po’ pugilato. Corre perché gli piace e corre per vincere tutto quello che può. Dopo una lunga fila di ciclisti che rappresentavano una delle due anime in cui da sempre è diviso il Belgio, lui è orgoglioso di sentirsi espressione di un solo paese. Non è un caso che un giorno rispondendo a una domanda del compianto telecronista Adriano De Zan sulla sua identificazione territoriale («Eddy, ti senti più fiammingo o vallone?») lui risponda secco: «Io mi sento solo e soltanto belga». 16 giugno, 2022
16 giugno 1925 - Emmett Louis Hardy, tu sei il re!
Il 16 giugno 1925 muore a soli ventidue anni il cornettista Emmett Louis Hardy. La morte avviene a New Orleans, in Louisiana, la città dove è nato il 12 giugno 1903. Figlio di musicisti fin da bambino studia pianoforte, cornetta e chitarra. A soli quattordici anni entra a far parte di uno dei gruppi di Jack “Papa" Laine e più tardi passa alla formazione di Norman Brownlee. Nel 1918 lascia New Orleans insieme a Leon Roppolo per unirsi alla compagnia di riviste della cantante-ballerina Bee Palmer. Negli anni seguenti suona in varie orchestre in servizio sui battelli fluviali, i cosiddetti "riverboat". Tornato a New Orleans suona con vari gruppi a suono nome prima di morire stroncato dalla tubercolosi. Da molti critici è considerato la controparte bianca del mitico cornettista Buddy Bolden. Di lui non resta alcuna traccia registrata. In un numero della rivista Down Beat del 1938, Paul Mares racconta che: «Emmett Hardy suonava nel 1919 esattamente quello che Bix avrebbe suonato dieci anni dopo con Goldkette e con Whiteman; solo che Bix gli era nettamente inferiore nelle idee e nel drive». Monk Hazel, un pioniere del jazz di New Orleans, sempre dalle colonne di Down Beat, racconta di una gara tra cornettisti svoltasi nel 1921 sul riverboat Sidney nella quale Hardy avrebbe battuto nettamente Louis Armstrong. Proprio lo stesso Armstrong gli avrebbe gridato: «Man, you're the king!» (Uomo, sei tu il re!). 15 giugno, 2022
15 giugno 1946 - Dopo la guerra riparte il Giro d’Italia
Il 15 giugno 1946, un anno dopo la Liberazione e la fine della seconda guerra mondiale a tre anni di distanza dall’ultima edizione, prende nuovamente il via il Giro d’Italia. Settantanove sono i partenti e solo quaranta arriveranno fino all’ultima tappa. La corsa si conclude il 7 luglio dopo aver percorso in venti tappe più di tremila chilometri sulle polverose e disagevoli strade dell’Italia del dopoguerra. "Ginettaccio" Bartali conquista per la quarta volta il successo finale nella manifestazione, ma dietro di lui incalza un ritrovato Fausto Coppi, reduce dal campo di prigionia. Solo quarantasette secondi dividono i due rivali mentre il terzo classificato, Ortelli, ha più di un quarto d’ora di ritardo. L’anno dopo le parti si invertono: primo Coppi, secondo Bartali e, nel 1949, Fausto Coppi è il primo italiano a vincere Giro d’Italia e Tour de France nello stesso anno.13 giugno, 2022
13 giugno 1931 - George Arvanitas, il pianista di Marsiglia
Il 13 giugno 1931 nasce a Marsiglia il pianista George Arvanitas. Inizia prestissimo a studiare musica e si dedica al jazz. Proprio nei club della sua città natale ha cl'occasione di farsi le ossa suonando con personaggi di primo piano come Don Byas, Buck Clayton, James Moody. Nel 1952 arriva a Parigi si fa notare per le sue qualità suonando con la maggior parte dei musicisti statunitensi di passaggio nei più famosi ritrovi degli appassionati di jazz come il Club St. Germain, il Trois Mailletz, il Tabou o il Blue Note. Sia da solo sia in trio con Charles Soudrais e Jaky Samson svolge un'intensa attività tanto nei club della capitale francese che sui palcoscenici di provincia. Nel 1959, l'Accademia del Jazz gli conferisce il Prix Django Reinhardt. Nei primi anni Sessanta se ne va negli Stati Uniti per la prima volta. Apprezzato anche oltreoceano ci tornerà più volte nel corso della sua carriera e soggiornerà a lungo a New York. Muore il 25 settembre 2005 nella regione parigina.12 giugno, 2022
12 giugno 1970 - Janis Joplin con l'ultima band
Il 12 giugno 1970 a Lexington, nel Kentucky, Janis Joplin si esibisce per la prima volta con quella che sarà la sua terza e ultima band, la Full Till Boogie Band, la cui formazione vede John Till alla chitarra Richard Bell al pianoforte, Ken Pearson all'organo, Brad Campbell al basso e Clark Pierson alla batteria. Si chiude così la storia del precedente gruppo ad assetto variabile presentato sui manifesti con vari nomi: Kozmic Blues Band, The Janis Revue e The Main Squeeze. Janis sta attraversando un periodo complicato. Come se non bastasse sulla sua testa piove anche una denuncia per linguaggio blasfemo comminatagli dalla polizia di Tampa al termine di un concerto. La ragazza sembra entrata in un processo autodistruttivo senza ritorno condito da alcol e sostanze varie. Nessuno lo sa, ma ormai la sua corsa sta per finire. Durante la registrazione dell'album Pearl, nella notte tra il 3 e il 4 ottobre del 1970, Janis Joplin muorirà in una camera dell'Hotel Landmark di Hollywood. Muore sola, nonostante il successo e la disponibilità a dare tutto di se stessa, nonostante l’amore regalato a uomini e donne in rapporti spesso consumati troppo in fretta. Il succo della sua vita è nascosto nella dichiarazione fatta dopo un concerto: «Mi sento come se avessi fatto l'amore con migliaia di persone e adesso so che devo tornare a casa da sola».10 giugno, 2022
10 giugno 1898 - Octave Crosby, il batterista che divenne pianista
Il 10 giugno 1898 nasce a New Orleans, in Louisiana, il pianista Octave Crosby. Il suo primo strumento è la batteria e proprio in veste dì batterista debutta ancora giovanissimo con Louis Dumaine. Successivamente comincia a pigiare i tasti del pianoforte sotto la guida della madre e della pianista Camilla Todd. All'inizio degli anni Venti viene nuovamente scritturato da Dumaine, questa volta in veste di pianista, per suonare al Bungalow e al West End di New Orleans. Dopo aver fatto parte del gruppo di Herb Morand, si esibisce come solista in diversi locali della città, compresi i teatri Dauphine e Lyric nei quali accompagna i film muti. In seguito si unisce a Gus Metcalf con il quale effettua una tournee nell'Arkansas. Rientrato a New Orleans suona al Bull's Club con Chris Kelly e poi sul battello Susquehanna con Buddy Petit. Nel 1925 torna con Herb Morand per un tour nello Yucatan, in Messico. Al suo ritorno a New Orleans viene scritturato prima da Kid Rena e poi da Oscar Celestin, nella cui orchestra si alterna con Jeanette Kimball. Nel dopoguerra, quando Oscar Celestin ottiene un importante ingaggio al Paddock Lounge, Octave Crosby diventa il suo pianista titolare. A partire dal 1954 registra vari dischi a proprio nome.09 giugno, 2022
9 giugno 1978 - Siouxsie & The Banshees firmano per la Polydor
Il 9 giugno 1978 Siouxsie & The Banshees firmano il loro primo contratto discografico. Alla band nata quasi per caso sull'onda dell'entusiasmo per i Sex Pistols si apre quindi il mondo del music business. La loro musica, così diversa dall'hardcore tipico dei gruppi emuli dei Pistols si nutre di suggestioni scure, con atmosfere tenebrose, sonorità cupe e distorsioni snervanti rese ancor più particolari dalla voce profonda della leader Siouxsie Sioux, all'anagrafe Susan Janet Dallion. Accanto a Siouxsie e Steve “Bailey” Severin la formazione non è più quella dei giorni del debutto. Se ne sono andati, infatti, il chitarrista Marc Pirroni, sostituito prima da Peter T. Fenton e poi da John McKay, mentre Kenny Morris ha preso il posto alla batteria lasciato libero da Sid Vicious, divcentato il bassista dei Sex Pistols. Per un breve periodo al gruppo si unisce anche il bassista Steven De Ville. Due mesi dopo aver firmato il contratto discografico con la Polydor pubblicano il loro primo singolo Hong Kong garden che scala le classifiche di vendita britanniche fino al settimo posto. Nel dicembre dello stesso anno esce l'album The Scream, il primo di una lunga e fortunata storia. 08 giugno, 2022
8 giugno 2007 - Muore il regista di Drive In
L'8 giugno 2007 muore a Milano dopo una lunga malattia il regista televisivo Beppe Recchia, considerato uno dei grandi innovatori della televisione italiana. Nato a Piacenza il 21 maggio 1934 dopo essersi diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma viene assunto in RAI nel 1960. Curioso sperimentatore e amante della moderna comicità televisiva nel 1976 tiene a battesimo Roberto Benigni nel discusso programma "Onda libera". Successivamente sceglie di prestare il suo contributo alla nascita dell'emittenza televisiva privata e commerciale debuttando su Telebiella e passando successivamente a TeleradioCity e poi a Telealtomilanese e Antenna 3. Nel 1984 viene assunto dalle reti Fininvest dove firma una lunga serie di successi a partire dalla leggendaria "Drive In" che inaugura un sodalizio con Antonio Ricci destinato a consolidarsi poi anche in varie edizioni di "Striscia la notizia". Nel 2006 cura la regia di "Colorado Café live". Per questa ragione il giorno dopo la sua morte viene diffusa una puntata in replica della stessa trasmissione a lui espressamente dedicata.07 giugno, 2022
7 giugno 1912 - Jacques Helian, un direttore con i fiocchi
Il 7 giugno 1912 nasce a Parigi il direttore d'orchestra Jacques Helian. Figlio di padre armeno di madre francese studia fin da piccolo sassofono e clarinetto con il grande Raymond Legrand che ha sposato sua sorella. Dopo aver suonato in quasi tutti principali gruppi francesi degli anni Trenta, da quello di Raymond Legrand, ai Vagabonds du Jazz, a quelli di Jo Bouillon e Ray Ventura, nel 1938 forma una propria orchestra. Incarcerato nel periodo dell'occupazione nazista e deportato, torna dalla prigionia nel 1944 e dà vita a una nuova formazione. Muore il 30 giugno 1986.06 giugno, 2022
6 giugno 1925 - Al Grey, trombone dell'età di mezzo
Il 6 giugno 1925 nasce a Pottstown, in Pennsylvania, il trombonista Al Grey, il cui vero nome è Albert Thornton Grey. Considerato oggi come uno dei migliori trombonisti dell'età di mezzo della storia del jazz, si fa conoscere verso la fine degli anni Quaranta nell'orchestra di Lionel Hampton e poi nel decennio successivo nei gruppi di Dizzy Gillespie e di Count Basie con cui resta fino al 1961. Il suo esordio avviene nel 1945 con l'orchestra di Benny Carter dalla quale se ne va per passare alla formazione di Hampton che gli dà la popolarità. Dopo un breve periodo di permanenza nel gruppo di Sonny Parker entra nell'orchestra di Gillespie confrontandosi con le esperienze dei protagonisti del be bop. Successivamente entra a far parte della sezione dei tromboni di Count Basie, accanto a Henry Coker e Benny Powell, in un periodo in cui l'orchestra, dopo aver modificato gran parte dello organico, sta portando a termine una sorta di "rifondazione" formale ed estetica. La novità dei temi eseguiti e la limpidezza del nuovo sound appoggiano anche sul fraseggio di Grey, cui il leader affida numerose parti solistiche. Uscito dall'orchestra di Basie nel 1961 ci rientra però in varie occasioni. Muore il 24 marzo 2000.05 giugno, 2022
5 giugno 1959 - Lawrence Marrero, tra banjo e chitarra
Il 5 giugno 1959 muore il banjo-chitarrista Lawrence Marrero. La sua vita si conclude a New Orleans, in Louisiana, la città dove è nato il 24 ottobre 1900. Figlio del leggendario contrabbassista Billy Marrero e fratello di Eddie, John e Simon, comincia a suonare da ragazzo sotto la guida del padre e del fratello maggiore John. Ottiene il suo primo importante ingaggio nel 1919 in seno alla Camelia Band di Wooden Joe Nicholas e nel 1920 forma la Young Tuxedo Orchestra con Sam Hall, Paul Ben, Louis Cottrell, Paul Barnes, Cie Frazier e il fratello Eddie. Suona poi con Chris Kelley. Nel 1927, dopo la morte di Kelley, se ne va al Lyric Theatre con l'orchestra di John Robichaux. Verso la fine degli anni Venti è nella formazione della Nola Band di Peter Lacaze. Durante gli anni della depressione suona con George Lewis e successivamente si esibisce allo Harmony Inn sempre con la jazz band di Lewis. Nel 1942 viene scritturato da Bunk Johnson che ha da poco rilevato la formazione di George Lewis. Con questa formazione Marrero suona ininterrottamente fino al 1955 registrando molti altri dischi considerati tra i migliori del New Orleans Revival. 04 giugno, 2022
4 Giugno 1999 - Il ritorno di John Frusciante
Il 4 Giugno 1999 esce Californication l'album che segna il ritorno di John Frusciante nei Red Hot Chili Peppers e che rilancia la visionaria immaginazione dei peperoncini rossi. Grazie anche a un video fortunato e pluriprogrammato i Red Hot Chili Peppers, in forma smagliante con un sound rinnovato ma non banale, vendono quindici milioni di copie e conquistano le nuove generazioni garantendosi altri anni di popolarità e successo. Questa volta non sembra un fuoco di paglia, visto che l'anno precedente con By the way hanno saputo regalare nuove emozioni con la loro impareggiabile mescola di funky, melodie in puro stile Sixties e rock robusto, espressione di un talento che non ha ancora finito di stupire. A vent'anni dall'inizio della loro avventura mantengono una freschezza che nasce solo dalla voglia di non farsi travolgere dalla ripetitività dei riti del rock. In mezzo a tanta musica di plastica i peperoncini rossi dal vivo sanno regalare emozioni vere, perché il sogno è sempre lo stesso: «Ora mi sdraio per dormire/e prego che il funk mi porti fuori/ma se dovessi morire nel sonno/Signore concedimi un ultimo rock nudo».03 giugno, 2022
3 giugno 1951 - Deniece Williams , una voce da soul
Il 3 giugno 1951 nasce a Gary, nell'Indiana Deniece Williams. Registrata all'anagrafe con il nome di Deniece Chandler, come molti grandi interpreti della musica nera inizia fin dal piccola a cantare nel coro della sua chiesa e dal gospel passa poi al soul negli anni Sessanta. Pur avendo pubblicato il suo primo disco Love is tears nel 1967 riesce ad affermarsi solo nella seconda metà degli anni Settanta, dopo aver fatto parte delle Wonderlove, il gruppo vocale d'accompagnamento di Stevie Wonder. Liberatasi della tutela ingombrante di Wonder Deniece può finalmente dedicarsi alla carriera da solista e nel 1976 con l'aiuto di Maurice White, leader degli Earth, Wind and Fire, pubblica l'album This is Niecy e, soprattutto, il singolo Free che, nonostante i non eccezionali risultati in patria, la trasforma in una delle interpreti più popolari del momento in Gran Bretagna. Dopo il modesto album Song bird nel 1978 ottiene un grande successo in coppia con Johnny Mathis con il singolo Too much too little too late e con l'album That's what friends are for. Nello stesso periodo ottiene grandi soddisfazioni anche come autrice e alcune sue canzoni arrivano al successo nell'interpretazione di altri artisti come gli Emotions, Frankie Valli, gli Whispers e altri. Negli anni successivi continua ad alternare successi come cantante e come autrice.02 giugno, 2022
2 giugno 2007 - Laura Pausini, prima donna a San Siro
Il 2 giugno 2007 Laura Pausini è la prima cantante solista di sesso femminile a esibirsi nel gigantesco catino dello stadio "Meazza" di San Siro a Milano. In una serata fredda e carica di pioggia quella che è considerata la cantante italiana più popolare nel mondo canta in italiano, francese, inglese, spagnolo e portoghese. Il suo concerto si apre con una dedica, anzi tre: «Questa per me è la prima volta a San Siro, sono orgogliosa di anticipare le colleghe italiane che verranno su questo palco... questo concerto è dedicato alla nonna, alla mia amica Antonella e alle donne che hanno due palle così». Antonella è Antonella Russo, una ventitreenne uccisa un mese prima dal convivente della madre, un uomo violento e che lei aveva denunciato, alla vigilia della laurea e con il biglietto del concerto della Pausini in tasca. La festa comincia alle 21.10 quando di fronte ai settantamila presenti la cantante sbuca da una botola su un palco semplice e articolato, multidimensionale, largo 70 metri, con un maxischermo di 90 e senza troppi trucchi. Si concede al pubblico con generosità scherzando sui brividi e sul freddo, definendo le gocce della pioggia «lacrime di gioia del cielo».01 giugno, 2022
1° giugno 1974 - Quando Rick Wakeman lasciò gli Yes
Il 1° giugno 1974 arriva al vertice della classifica dei dischi più venduti l'album Journey to the centre of the earth, il secondo da solista di Rick Wakeman, fino a quel momento tastierista degli Yes da poco premiato dalla critica come “miglior tastierista rock del mondo”. Nell'album, registrato dal vivo il 18 gennaio 1974 alla Royal Festival Hall di Londra, il geniale e talentuoso musicista è accompagnato dalla London Simphony Orchestra e dall'English Chamber Choir, diretti da David Measham, con la voce narrante dell’attore David Hemmings. Journey to the centre of the earth è una vera e propria sinfonia per tastiere, sintetizzatori, orchestra, coro e voce narrante. Trincerato dietro la sua pila di tastiere, tra cui un organo Hammond, un sintetizzatore Moog, un pianoforte Rhodes e un Mellotron, Wakeman, con i suoi lunghi capelli biondi e il mantello svolazzante, è considerato una sorta di “stregone delle tastiere” e uno dei personaggi più emblematici della capacità del “progressive” degli anni Settanta di fondere senza imbarazzi tutte le correnti musicali che l’hanno preceduto. Il successo di Journey to the centre of the earth, che segue di un anno la buona accoglienza riservata al suo primo lavoro The six wives of Henry VIII, lo convincono a chiudere la sua collaborazione con gli Yes e a continuare sulla strada della ricerca solistica. Proprio il 1° giugno 1974, in concomitanza con la conquista della prima posizione nella classifica delle vendite annuncia la separazione dal gruppo. In estate terrà un concerto al Cristal Palace Garden con l'accompagnamento di ben centodue persone tra musicisti e coro e alla fine del 1974 la critica lo eleggerà per la seconda volta consecutiva “miglior tastierista del mondo”. La separazione dagli Yes non sarà definitiva.30 maggio, 2022
30 maggio 1930 - Dave McKenna, un eclettico talento del piano
Il 30 maggio 1930 nasce a Woonsocket, in Rhode Island, il pianista Dave McKenna. Sua madre è pianista e violinista e il padre batterista. Fin da bambino viene avviato agli studi musicali perfezionandosi poi a Boston sotto la guida di Sandy Sandiford. Nel 1949 insieme a Boot Mussulli entra a far parte del gruppo del sassofonista Charlie Ventura. L'anno dopo si unisce all'orchestra di Woody Herman mettendosi in evidenza come pianista dallo stile elegante e raffinato assai simile a quello di Teddy Wilson che è sempre stato il suo principale ispiratore. Successivamente suona di nuovo con Ventura e poi con Gene Krupa. A partire dalla fine degli anni Cinquanta suona e incide con un gran numero di gruppi spesso assai diversi l'uno dall'altro. Il suo pianoforte passa da Phil Woods a Ruby Braff, da Bobby Hackett a Zoot Sims, da Max Bennett a Urbie Green a conferma del suo straordinario eclettismo. Non mancano anche esperienze soliste di notevole spessore e interesse. Muore nella natale Woonsocket il 18 ottobre 2008. 29 maggio, 2022
29 maggio 1929 - Sandy Mosse, tra Stati Uniti ed Europa
Il 29 maggio 1929 nasce a Detroit, nel Michigan, il sassofonista e clarinettista Sandy Mosse. A soli dieci anni inizia a studiare clarinetto e a quattordici, nel 1943, a Chicago, studia con Buck Wells prima di entrare nel prestigioso Chicago Music College. Qualche tempo dopo inizia a collaborare, in qualità di arrangiatore, per un gruppo formato da Bill Russo. Dopo aver lavorato con Jimmy Dale e Jay Burkhart si stabilisce in Europa. Fra il 1951 e il 1953 a Parigi ha occasione di suonare con personaggi come Henry Renaud, Django Reinhardt e Wally Bishop. Nel 1953 torna negli Stati Uniti e suona per qualche mese con Chubby Jackson e Bill Russo. Alla fine dell'anno entra a far parte dell'orchestra di Woody Herman con cui rimane diverso tempo e nel 1956 passa a quella di Maynard Ferguson. Nel 1958 suona con Buddy Rich e nel 1959 con Ray Eberle. In seguito è attivo fra gli Stati Uniti e l'Europa. Muore il 1° luglio 1983 ad Amsterdam, in Olanda.28 maggio, 2022
28 maggio 2007 - Quando si riunirono i Police
A trent'anni dal debutto e a quasi ventuno dal loro scioglimento di fatto (la band non ha mai annunciato la separazione in modo ufficiale) tornano e esibirsi su un palco i Police. Lo fanno il 28 maggio 2007 a Vancouver con un concerto che apre di fronte a ventimila spettatori entusiasti il tour mondiale del trio composto da Sting, Stewart Copeland e Andy Summers. La scaletta dell'esibizione sembra fatta apposta per esaltare i fans della prima ora e anche i giovanissimi accorsi in gran numero al'evento. Da Message in a bottle a Roxanne, Synchronicity, Every little thing she does is magic, Every breath you take, When the world is running down, Spirits in the material world Sting e compagni ripercorrono la storia musicale di un gruppo che lasciato un segno importante nella storia del rock internazionale. Con oltre un milione e settecentomila biglietti già venduti alla data del debutto il Police Tour è senza alcun dubbio l’evento più grande dell’anno. Ad accompagnare il ritorno c'è anche la pubblicazione da parte della A&M di una raccolta intitolata semplicemente The Police, che comprende tutti i grandi successi dei loro cinque album da studio insieme a un pugno di singoli compresi Fall out, il disco del loro debutto. Sting ha annunciato anche che una parte del ricavato del tour andrà a WaterAid, organizzazione non governativa fondata nel 1981 con lo scopo di contribuire a sconfiggere la povertà nel mondo attraverso il miglioramento della fornitura sicura dell’acqua potabile, servizi igienici e l’educazione all’igiene.25 maggio, 2022
25 maggio 2002 – Quando i Sex Pistols tornarono per soldi
Per soldi, soltanto per un ricco gruzzolo di sonanti sterline, i Sex Pistols tornano sulle scene. All'inizio di febbraio, quando le prime voci della possibile reunion avevano cominciato a circolare con insistenza i fans avevano sperato sotto sotto in una boutade destinata a concludersi in nulla dopo il sonoro "no" di almeno uno dei componenti della band. Il 25 maggio 2002 la notizia viene invece confermata nel modo peggiore. L'occasione del "Giubileo della Regina", con la sua corte dei miracoli nutritissima di dinosauri del rock, ingloba così anche la storica punk band formata da John Lydon (alias Johnny Rotten), Steve Jones, Glen Matlok e Paul Cook. Alla riunione del gruppo, la seconda dopo quella, già per molti versi imbarazzante, del 1996, l'universo mediatico britannico, e non solo, assegna addirittura un ruolo di primo piano nella costruzione di un evento partito stancamente e proseguito con notevole fatica. Scandita da una pianificazione perfetta la macchina si mette in moto. Lunedì 27 maggio viene distribuito in tutti i negozi, per l'ennesima volta, il singolo della loro storica e devastante versione di God save the Queen, trasformata negli anni in un reperto patetico di una band incapace di interpretare con dignità il proprio mito. Attorno agli ex ragazzi terribili si sta muovendo, infatti, l'infernale macchina mediatica che cerca di costruire vari motivi destinati a caricare d'interesse il Giubileo della Regina britannica. Ripuliti dalla polvere i simboli di un'antica ribellione generazionale vengono così utilizzati come una sorta di contorno cromatico nelle celebrazioni ufficiali. Emblematico è il fatto che John Lydon, rimessosi l'antica maschera di Johnny Rotten, si trovi addirittura al primo posto delle classifiche britanniche delle celebrità, grazie alla percentuale di spazio dedicatogli dai media, in prima fila i fogli di un gruppo nazionalista come l'Express, e cioè il Daily Star, il Daily Express, il Sunday Express e OK!. C'erano una volta quattro ragazzi anarchici e irriverenti, capaci di ridicolizzare l'intera industria discografica britannica e di portare a termine "la più grande truffa del rock'n'roll", ma nel 2002 non ci sono più, anzi forse non sono mai esistiti.. Ogni dubbio sugli obiettivi dell'inutile reunion è stato dissolto dalle dichiarazioni dello stesso Rotten, rilanciate con grande enfasi dai giornali conservatori del Regno Unito. Noi anarchici, noi irriverenti? Tutto uno scherzo, anzi una "grande truffa". Erano altri tempi, eravamo giovani e spensierati… «È il nostro giubileo questo e io sono qui per ricordarvi cosa vuol dire essere britannici, questo é il nostro paese …», «Io mi occupo soltanto di incassare i soldi per i diritti d'autore, il resto non m'interessa…» e, come se non bastasse, «L'Union Jack è la nostra bandiera…». Parole pesanti, quelle di Rotten, vere e proprie pugnalate al cuore per chi ha creduto nella fiammata del punk, ma non finiscono qui. Alla sua sottile campagna demolitoria non poteva sfuggire la politica. Rinunciando anche all'uso intelligente dell'ironia e dello sberleffo lui, che vive stabilmente a Los Angeles si chiede cosa sia successo in Gran Bretagna e come mai la gente non abbia votato per i conservatori. Anzi, va più in là, dichiarando che «.. il socialismo é una barzelletta». Decisamente non poteva fare di più per conquistarsi la fiducia del grande circo mediatico del Giubileo. Il nostro, però, riesce a superare anche ogni più ottimistica previsione, abbracciando con convinzione, sia pur a modo suo, la causa della Regina. Sorprendendo anche i suoi interlocutori esprime un pubblico apprezzamento per la sovrana britannica («…lei va bene, é suo figlio Carlo che non mi piace e finché lo tengono lontano dal trono mi va benissimo»). Questo è ciò che resta dei Sex Pistols. Per chi ha amato, vissuto e sperato nell'impossibile fiammata musicale del punk cade un mito, ma non cambia la realtà.24 maggio, 2022
24 maggio 2002 - Umberto Bindi, il capostipite
Il 24 maggio 2002 muore a Roma Umberto Bindi il capostipite universalmente riconosciuto della cosiddetta “Scuola genovese” dei cantautori. Nato nel 1933 a Genova, compie i suoi primi studi musicali presso il Conservatorio della città ligure. Nella seconda metà degli anni Cinquanta viene scoperto e scritturato da Alfredo Rossi della Ariston e nel 1958 partecipa per la prima volta come autore, al Festival di Sanremo con I trulli di Alberobello, un brano interpretato dal Duo Fasano e da Aurelio Fierro. Il successo arriva l’anno dopo quando Don Marino Barreto jr. interpreta Arrivederci, una canzone da lui scritta insieme a Giorgio Calabrese che scala rapidamente la classifica dei dischi più venduti. Tra le composizioni più significative della sua carriera ci sono brani come È vero, che segna il debutto di Mina al Festival di Sanremo e, soprattutto, Il mio mondo, il cui testo porta la firma di Gino Paoli e che viene direttamente interpretato dallo stesso Bindi. Proprio questa canzone arriva al primo posto della classifica britannica dei dischi più venduti nella versione di Cilla Black con il titolo di You're my world. Lo stesso brano riscuote poi un grande successo negli Stati Uniti anche nel 1977, quando torna fra i dischi più venduti d'America nell'interpretazione di Helen Reddy. Nel 1975 riceve il Premio Tenco come miglior artista italiano e nel 1985 Antonella Ruggiero, Loredana Berté, Sonia Braga, Celeste, Anna Identici, Fiorella Mannoia e Ornella Vanoni realizzano un album con le sue canzoni. Umberto Bindi muore a Roma il 24 maggio 2002.
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