Il 18 maggio 1957 l’esibizione di Adriano Celentano al Festival del Rock and roll di Milano scatena il finimondo. Adriano sale sul palco in maglietta rossa e blue jeans insieme ai Rocky Boys, la sua band di fresca creazione. Bastano poche note per far esplodere gli oltre diecimila spettatori stipati come sardine nel Palazzo del Ghiaccio. Il risultato è sconvolgente con sedie divelte, ragazzine che urlano, mentre un centinaio di ragazzi rimasti fuori si scontra con la polizia. Nella stessa manifestazione trova la sua consacrazione anche Mina, soprannominata “La tigre di Cremona”. La ragazza fa letteralmente saltare il pubblico sulle sedie con una stralunata versione di Nessuno, un brano presentato poco tempo prima al Festival di Sanremo da Wilma De Angelis e Betty Curtis. È una canzone di stampo melodico che, nelle sue mani, viene letteralmente stravolta. Di fronte a un pubblico di giovani entusiasti, Mina spezza la melodia del brano, elimina i salti di tonalità, ne aumenta il ritmo disinteressandosi totalmente del testo le cui parole vengono sillabate in funzione ritmica raddoppiando le vocali e diminuendo le consonanti doppie a suo piacere.Quello che viene chiamato "rock" non è soltanto un genere musicale. È uno stato d'animo, un modo d'essere che incrocia la musica, il cinema, la letteratura, il teatro e la creatività in genere compresa quella destinata alla produzione industriale. Per chi è nato negli anni Cinquanta e Sessanta è un sottofondo, una colonna sonora di ogni momento della vita, di pensieri e ricordi. Esiste da sempre e aiuta a vivere meglio...
18 maggio, 2021
18 maggio 1957 – Celentano e Mina al Festival del Rock and roll di Milano
Il 18 maggio 1957 l’esibizione di Adriano Celentano al Festival del Rock and roll di Milano scatena il finimondo. Adriano sale sul palco in maglietta rossa e blue jeans insieme ai Rocky Boys, la sua band di fresca creazione. Bastano poche note per far esplodere gli oltre diecimila spettatori stipati come sardine nel Palazzo del Ghiaccio. Il risultato è sconvolgente con sedie divelte, ragazzine che urlano, mentre un centinaio di ragazzi rimasti fuori si scontra con la polizia. Nella stessa manifestazione trova la sua consacrazione anche Mina, soprannominata “La tigre di Cremona”. La ragazza fa letteralmente saltare il pubblico sulle sedie con una stralunata versione di Nessuno, un brano presentato poco tempo prima al Festival di Sanremo da Wilma De Angelis e Betty Curtis. È una canzone di stampo melodico che, nelle sue mani, viene letteralmente stravolta. Di fronte a un pubblico di giovani entusiasti, Mina spezza la melodia del brano, elimina i salti di tonalità, ne aumenta il ritmo disinteressandosi totalmente del testo le cui parole vengono sillabate in funzione ritmica raddoppiando le vocali e diminuendo le consonanti doppie a suo piacere.17 maggio, 2021
17 maggio 1932 - Dave Izenzon, un cesellatore del contrabbasso
Il 17 maggio 1932 nasce a Pittsburgh, in Pennsylvania, il contrabbassista David Izenzon, detto Dave. Inizia a studiare il contrabbasso nel 1956, diplomandosi poi nel 1963, Più o meno nello stesso periodo suona in vari gruppi della sua zona. Nel 1958 ottiene la prima scrittura importante e si ritrova a suonare al fianco del noto pianista Dodo Marmarosa. Nel 1961 si trasferisce a New York. dove collabora con alcuni tra i migliori improvvisatori della nuova scena newyorkese come Bill Dixon, Archie Shepp, Paul Bley e Sonny Rollins. A partire dal 1962 inizia a collaborare con il sassofonista Ornette Coleman. Nel 1967 si mette in proprio dando vita a un quintetto che opera prevalentemente a New York. Nel 1968 viene chiamato a insegnare storia della musica al Bronx Community College, dove resta fino al 1971 pur non rinunciando a suonare con musicisti quali Jaki Byard e Perry Robinson. Nel 1972 riduce bruscamente la propria attività di musicista per dedicarsi al figlio, in condizioni precarie di salute dopo un grave incidente. Ritorna sulla scena musicale tra il 1977 e il 1978, collaborando e incidendo con il batterista Paul Motian, il vibrafonista Karl Berger e il sassofonista Charles Brackeen. Nel 1979 in seguito a vari problemi cardiaci decide, su consiglio dei medici, di ridurre l’attività e condurre una vita più riposata. L’8 ottobre, dalla finestra del proprio appartamento vede un malvivente asportare alcuni oggetti dalla sua macchina. Precipitatosi in strada all'inseguimento del ladro, crolla sul marciapiedi colto da infarto e muore in pochi istanti.16 maggio, 2021
16 maggio 2007 - Nicolas Sarkozy è il nuovo presidente francese
Nicolas Sarkozy, il candidato gollista dell'UMP ("Union pour un Mouvement populaire") è il nuovo Presidente della Repubblica Francese. Favorito da tutti i sondaggi ottiene il 53,35% dei voti mentre la sua avversaria, la socialista Ségolène Royal si ferma al 46,65 % dei suffragi. Figlio di immigrati ungheresi il cinquantaduenne neopresidente è deputato dal 1977 e nel 1993 ha ottenuto per la prima volta l’incarico di ministro. Il 16 maggio 2007 si insedia nella carica che da dodici anni era stata ricoperta da Jacques Chirac.15 maggio, 2021
15 maggio 1988 – Ligabue? Un giovane dj!
Il 15 maggio 1988 a Reggio Emilia si conclude la rassegna-concorso Terremoto Rock, riservata a cantanti e gruppi emergenti. La vittoria arride al ventottenne Luciano Ligabue, un dj radiofonico di Correggio abbastanza conosciuto in zona che si è presentato sul palco accompagnato dal gruppo degli Ora Zero. Il premio per il vincitore è costituito dalla possibilità di incidere un singolo. Per l’occasione Ligabue sceglie il suo brano Anime in plexiglass.12 maggio, 2021
12 maggio 1935 – Nadia Liani, dal nuoto alla canzone
Il 12 maggio 1935, nasce a Parma la cantante Nadia Liani, registrata all’anagrafe con il nome di Nadia Aliani. Da giovanissima viene avviata allo sport dai genitori e partecipa a varie gare di nuoto affermandosi come una delle più promettenti nuotatrici della sua provincia. Parallelamente coltiva la passione per la musica studiando violino nel conservatorio della sua città e canticchiando in feste della zona. La svolta nella sua vita arriva nel 1959 quando Nadia, che lavora come modellista in una fabbrica di giocattoli, vince il concorso per voci nuove della RAI e partecipa con un buon successo al programma radiofonico “Giudicateli voi”, dedicato ai nuovi talenti. Con la sua voce calda e sensuale l'anno dopo continua a esibirsi ai microfoni della radio prima con l'orchestra di Carlo Esposito e poi con quella di Cinico Angelini. Nel 1961 partecipa al Festival di Sanremo in coppia con Jolanda Roaain cantando Una goccia di cielo, un brano che viene bocciato dalle giurie. Fra le sue interpretazioni sono da ricordare Mes mains, Febbre di musica e Parle-moi d'amour. 11 maggio, 2021
11 maggio 1926 - Beryl Bryden, la stella del jazz tradizionale britannico
L’11 maggio 1926 nasce a Norwich, in Inghilterra la cantante Beryl Bryden. Dopo aver cominciato giovanissima a cantare in vari gruppi jazz della sua zona nel 1945 si trasferisce a Londra. Qui diventa una delle interpreti più richieste e canta con una lunga serie di gruppi di jazz tradizionale compresi i celebrati Dixielanders di George Webb. Nei primi anni Cinquanta si esibisce a lungo a Parigi, dove ha partecipa anche a uno dei famosi concerti che Lionel Hampton tiene all'Olimpia. Canta poi in Germania, in Olanda e in altri paesi europei, con l'orchestra di Fatty George. Si esibisce in moltissimi rogrammi radiofonici e televisivi e dai primi anni Sessanta partecipa a numerosi festival di jazz, in Francia, Svizzera, Austria, Cecoslovacchia e in Polonia. Nel 1965 effettua una tournée in Africa e nei primi anni Settanta canta con Graeme Bell in Australia. Alla metà degli anni Settanta è in Olanda con Bud Freeman e Jimmy McPartland. Personaggio molto popolare, negli anni Cinquanta e Sessanta è considerata la stella più luminosa dell'ambiente del jazz tradizionale britannico. Muore il 14 luglio 1998.10 maggio, 2021
10 maggio 1968 - "Les anarchistes", un inno per la notte delle barricate
Il 10 maggio 1968 alla Salle de la Mutualité, nel corso di uno spettacolo destinato a raccogliere fondi per la rivista anarchica “Le monde libertaire”, Léo Ferré interpreta per la prima volta la canzone Les anarchistes, (...Non son l’uno per cento, ma credetemi esistono/figli di troppo poco o di origine oscura/non li si vede che quando fan paura/sono gli anarchici...) un brano destinato a diventare una specie di inno degli “irregolari della rivoluzione” di tutto il mondo. Con quell’esibizione Leo Ferré lascia una sorta di firma su una notte particolare, ricordata ancora oggi come “la nuit des barricades”, la notte delle barricate. Proprio alla sera di quel 10 maggio 1968 più di ventimila manifestanti occupano il Quartiere Latino chiudendone le strade di accesso con barricate robuste che in qualche caso superano anche i tre metri d’altezza. Mentre la popolazione simpatizza con i giovani gli inviti a sgomberare non sortiscono alcun effetto. Dopo un lungo alternarsi di minacce e trattative, alle 2 e un quarto della notte le forze antisommossa della polizia francese muovono all’assalto della prima barricata. È quella di Rue Gay-Lussac. I manifestanti resistono accanitamente e solo alle prime luci dell’alba, cioè più di tre ore dopo l’inizio degli scontri, le forze dell’ordine completeranno lo sgombero dell’ultima barricata eretta dai rivoltosi. Il bilancio degli incidenti è di oltre trecentocinquanta feriti (duecentocinquanta tra i poliziotti e il resto tra i manifestanti). La notte delle barricate è considerata l’inizio del Maggio francese. Per una non troppo casuale coincidenza Les anarchistes di Leo Ferré ne è diventata la simbolica colonna sonora.05 maggio, 2021
5 maggio 1968 – Tace il banjo di George Guesnon
Il 5 maggio 1968 muore a New Orleans, in Louisiana George Guesnon, uno dei più grandi banjoisti della storia del jazz. Nato nella stessa New Orleans il 25 maggio 1907 comincia a suonare il banjo sotto la guida di John Marrero, uno dei più rinomati maestri dello strumento, anche se si perfeziona da autodidatta. Ottiene il suo primo importante ingaggio professionale nel 1929 con gli Happy Pals di Kid Clayton che suonano all'Hummingbird Cabaret. A partire da quel momento lavora intensamente a fianco dei più prestigiosi leaders da Sam Morgan a Papa Celestin, da Chris Kelly a Buddy Petit. Tra il 1930 e il 1931 suona con la jazz band di Sam Morgan, in sostituzione del banjoista regolare Johnny Dave che avendo un lavoro fisso a New Orleans non può abbandonare la città. Nel corso degli anni Trenta si trasferisce a New York dove si esibisce alla testa di piccole formazioni da lui stesso organizzate e dirette eseguendo molte sue composizioni arrangiate da Jelly Roll Morton, con il quale per un certo periodo di tempo Guesnon si trova a coabitare. Nel 1935 si trasferisce a Jackson nel Mississippi dove si aggrega al gruppo del pianista Little Brother Montgomery. Sempre accompagnato da quest'ultimo si esibisce in veste di cantante l'anno successivo al St. Charles Hotel di New Orleans, registrando anche un disco dal vivo. Ancora in veste di blues-singer suona e incide a New York nel corso degli anni Quaranta alla testa di un suo gruppo nel quale si avvicendano buoni musicisti come Wingy Carpenter, Jimmy Shirley, Henry Goodwin, Art Hodes e Pops Foster. Nel dopoguerra torna alla ribalta nella sua città natale prima a fianco di Kid Thomas con il quale registra altri dischi per la American Music nel 1951 e quindi alla testa di una sua jazz band comprendente Kid Clayton, Joe Avery, Albert Burbank, Emma Barrett. Nel 1955 subentra a Lawrence Marrero nell'orchestra di George Lewis con la quale si esibisce prima in California e poi a New York, dove prende parte ad altre importanti sedute di incisione per la Blue Note. Nel biennio 1959-1960 realizza a New Orleans diversi dischi per la Icon, la Jazzology e la Jazz Crusade, in veste di cantante, chitarrista e banjoista solista, che lo consacrano definitivamente come uno dei più originali banjoisti che il jazz di New Orleans abbia avuto. Negli anni Sessanta effettua vari tour con i Livig Legends, esibendosi regolarmente alla Preservation Hall, sia alla testa di proprie formazioni sia come side-man di altri gruppi sino al 1965 anno in cui si ritira dalle scene attive.
04 maggio, 2021
4 maggio 1959 - Randy Travis, una stella del country
Il 4 maggio 1959 nasce a Marshville, nel North Carolina, Randy Bruce Traywick, destinato a lasciare un segno importante nel country con il nome di Randy Travis. Trasferitosi a Nashville nel 1981, dopo aver pubblicato, senza grandi risultati, alcuni dischi con gli pseudonimi di Randy Ray e Randy Traywick, nel 1986 centra il suo primo grande successo con l'album Storms of life arrivando al primo posto della classifica country statunitense ed entrando anche nei primi cento posti della classifica nazionale. Considerato uno dei personaggi più interessanti del nuovo country Randy pubblica poi vari album. Tra i più curiosi c’è Heroes and friends del 1990 che contiene duetti con Dolly Parton, Willie Nelson, Merle Haggard, B.B. King, Loretta Lynn, Kris Kristofferson, Tammy Wynette, Clint Eastwood, Conway Twitty, Roy Rogers e altri. 02 maggio, 2021
2 maggio 2006 - Lo scandalo di Calciopoli
Il 2 maggio 2006 una serie di intercettazioni operate dalla Magistratura di Torino e Napoli e diffuse per opera di ignoti sconvolgono il mondo del calcio italiano. Definita ironicamente dalla stampa “Calciopoli” (per assonanza con “Tangentopoli”, lo scandalo delle tangenti che più di un decennio prima aveva travolto la classe politica ), l’inchiesta coinvolge i gruppi dirigenti di alcuni tra i più importanti club italiani come Juventus, Fiorentina, Lazio e Milan. L'accusa principale è di illecito sportivo, verificato nel tentativo di aggiustare le designazioni arbitrali per determinati incontri di campionato o di intimidire o corrompere gli arbitri assegnati affinché favorissero le azioni conclusive di una squadra a danno di altre. La vicenda, oltre a una serie di rinvii a giudizio, determinerà una serie di gravi provvedimenti disciplinari sul piano sportivo, compresa la revoca di alcuni titoli sportivi.29 aprile, 2021
29 aprile 1986 - Chernobyl, una lezione da non dimenticare
Il 29 aprile 1986 i satelliti che sorvolano la terra segnalano che a Chernobyl, uno dei grandi impianti elettronucleari sovietici, situato a sessanta chilometri da Kiev, c’è stato un incidente di notevoli proporzioni. Mentre mancano ancora notizie ufficiali viene rilevata la formazione di grandi nubi radioattive che si stanno rapidamente spostando, seguendo le correnti in quota, verso i paesi dell’Europa occidentale. Le autorità sovietiche confermano che è accaduto un grave incidente a uno dei reattori di Chernobyl e gran parte dei paesi europei si attrezzano per evitare i rischi connessi all’aumento della radioattività. La nube arriva sull’Italia il 2 maggio e il governo, oltre a diffondere una serie di generiche raccomandazioni, proibisce la vendita delle verdure, in particolare di quelle "a foglia larga" e la somministrazione del latte fresco ai bambini.26 aprile, 2021
26 aprile 1921 – Il piccolo Tajoli ha la poliomielite
Il 26 aprile 1921 è un sabato. La serata tiepida che anticipa l’estate invoglia a uscire e i genitori di Luciano Tajoli non sono diversi dal resto del mondo. Mamma Antonia chiede a papà Francesco di accompagnarla a fare quattro passi. «Luciano dorme come un ghiro come sempre. Lasciamo la porta socchiusa e chiediamo alla vicina di controllarlo ogni tanto, nel caso si svegliasse, ma sai bene che non succede mai. Fino a domani mattina il piccolo dormirà». Il giorno dopo è domenica e Francesco non deve andare a lavorare. Prende sottobraccio la moglie ed esce con lei nella strada. Quando rientrano il campanile ha già battuto il tocco delle undici e mezza. Ringraziano la vicina e si preparano ad andare a letto. Mamma Antonia, come sempre, si china sul piccolo Luciano per stampargli sulla fronte un silenzioso bacio della buonanotte. Quando le labbra sfiorano la pelle del bambino riceve un’impressione di calore. Allunga una mano per controllare: Luciano ha la fronte molto calda. Sembra abbia la febbre. Chiama papà Francesco. «Aiutami, Luciano è ammalato. Potrebbe essere qualcosa di grave!». L’uomo cerca di tranquillizzarla. Insieme cercano freneticamente il termometro, gli misurano la temperatura e la linea argentea del mercurio si ferma in prossimità del segno che indica i quaranta gradi. Il bambino, che nel frattempo si è risvegliato, si lamenta debolmente. L’uomo si riveste e corre nella notte a cercare aiuto. Alle due ritorna accompagnato dal medico di famiglia. Luciano ora piange forte e agita le manine come volesse liberarsi da qualcosa che lo disturba. Il medico lo visita, ma appare perplesso: «Non so. Non riesco a capire. Stomaco, polmoni e vie respiratorie sono a posto. Apparentemente il bambino non ha niente. Non ci resta che seguire il corso della malattia e attendere...» La febbre che sembra consumare Luciano Tajoli non accenna a diminuire e il piccolo si lamenta sempre più forte, come se il suo corpo fosse attraversato da un dolore acutissimo. Gli strilli arrivano in strada, attraversano le vie sonnacchiose del quartiere quasi volessero chiedere aiuto. Tutti capiscono che in casa Tajoli c’è qualcosa che non va. Alle prime luci dell’alba i vicini si precipitano nel piccolo appartamento pronti a offrire aiuto e, soprattutto, consigli alla giovane coppia. Mamma Antonia, disperata di fronte al pianto continuo del piccolo implora papà Francesco di cercare un altro medico, uno che possa capire cos’ha suo figlio, cosa lo ha ridotto così, quale sia la ragione del male che lo tormenta. «È domenica. Come faccio a trovare un medico? Oltre al nostro non ne conosco nessuno. E poi il nostro ha detto che dobbiamo aspettare...». Interviene una vicina: «Glielo do’ io l’indirizzo di un dottore bravo, ma abita in centro...». L’uomo memorizza le indicazioni e, nella mattina un po’ distratta del giorno di festa, corre come un pazzo per la città deserta a cercarlo. Con l’arrivo del nuovo medico sembra ripetersi un film già visto. Visita accuratamente il bambino, lo ausculta e poi allarga le braccia: «Non capisco. È uno strano male. Non vorrei che... ma no... Eppure potrebbe essere. Non vorrei allarmarla, signora, ma da quello che ho letto, alcuni sintomi sembrano quasi quelli della ‘paralisi infantile’. È una malattia nuova che sta dando luogo a varie epidemie. La chiamano poliomielite e non è facile da curare. Ma prima di fasciarci la testa stiamo a vedere...». La donna prega e veglia accanto alla culla mentre passano lente le ore di quella triste domenica. Verso sera la febbre inizia a calare. Il bambino si lamenta sempre meno e pian piano il viso riprende i colori normali. «È passata. Guarda Francesco, sta meglio. Altro che paralisi infantile, il mio bambino è guarito. Dio, che paura...» Lo prende in braccio, lo appoggia in piedi sul tavolo e, con terrore, si accorge che Luciano non fa più forza sulle gambe. Lo alza e lo rialza ma i due arti si afflosciano e ricadono inerti. È poliomielite.25 aprile, 2021
25 aprile 1913 – Earl Bostic, il jazzista che non disprezzava il rhytm and blues

25 aprile 1913 a Tulsa, in Oklahoma nasce il clarinettista e sassofonista Earl Bostic. Comincia a suonare il clarinetto quando è ancora ragazzo, perfezionandosi negli studi di musica all'università di Xavier a New Orleans, seguendo dei corsi di armonia, teoria e composizione e cimentandosi con vari strumenti. È ancora adolescente quando ottiene i suoi primi ingaggi professionali con le orchestre che suonano sui battelli fluviali e in particolare con quelle di Charlie Creath e di Fats Marable senza peraltro incidere dischi. Nei corso degli anni Trenta si trasferisce a New York dove lavora con le orchestre di Edgar Hayes, Don Redman, Hot Lips Page e Cab Calloway, prima di formare una sua orchestra nella quale suona tutti i sassofoni, il clarinetto, la tromba e la chitarra, mettendo a frutto le lezioni prese all'università di Xavier. Nel 1939 viene ingaggiato per la prima volta dall'orchestra di Lionel Hampton, con la quale registra i suoi primi dischi degni di nota. Nel 1941 è al Mimo's Club di Harlem alla testa di una sua formazione con la quale lavora per circa due anni. Successivamente si riassocia ad Hampton e a partire dal 1945 comincia ad agire come capo orchestra evolvendo il suo stile. Se i suoi primi dischi registrati per la Majestic possono ancora farsi rientrare nel filone swing, infatti, quelli successivi, registrati per la Gotham e la King appartengono più al rhythm and blues che al jazz, anche se si tratta di un rhythm and blues di alto livello, sia per la sua indubbia abilità solistica, sia per le sue rilevanti doti di arrangiatore, sia infine per l'apporto di prim'ordine forbitogli dal musicisti di cui si avvale: da John Coltrane a Stanley Turrentine, da Blue Mitchell a Benny Goison, da Benny Carter a Sir Charles Thompson, da Barney Kessel a Joe Pass. Le sue registrazioni di Temptation, Flamingo, Sleep, Moonglow, Cherokee, vendute in milioni di copie, gli danno una straordinaria popolarità, contribuendo ad avvicinare al jazz molti giovani provenienti dal rhythm and blues. Muore nel 1965 a soli cinquantadue anni.
24 aprile, 2021
24 aprile 1975 – L’ultimo squalo
Il 24 aprile 1975 viene prodotta l’ultima Citroën Ds. È una 23 i.e. di colore blu. Dopo 1.456.115 vetture (1.330.755 prodotte in Francia, il resto in Gran Bretagna e Belgio) la linea di montaggio della Ds si ferma per sempre. Per i francesi resta per sempre la “Dea”, una sorta di maestosa divinità delle strade, anche grazie al gioco di parole (Ds in francese si legge “Déesse”, come il termine che significa appunto “Dea”). Nell’immaginario collettivo dell’Europa però la Ds è “lo Squalo”, un placido, sonnacchioso e indistruttibile squalo pronto a divorare chilometri di strada con sicurezza e affidabilità. Quando viene presentata per la prima volta al pubblico il 5 ottobre 1955, all’apertura del Salone dell’Automobile di Parigi, segna un salto di qualità nelle tecniche di costruzione. Si può dire che al suo apparire tutte le altre auto appaiono improvvisamente superate. Quel salone sancisce un successo incredibile con un migliaio di prenotazioni nella prima ora, che diventano più di diecimila il primo giorno e circa ottantamila a fine esposizione. Un bel risultato per una vettura non proprio alla portata di tutte le tasche visto che costa 930.000 franchi (oltre 25.000 Euro di oggi!). Per dare un’idea della qualità delle innovazioni basta pensare che ancora oggi le soluzioni tecniche adottate dalla Ds sono utilizzate, sia pur con qualche ammodernamento, su moltissimi modelli. È il caso del cambio semiautomatico, delle sospensioni autolivellanti o del ripartitore di frenata, soltanto per fare qualche esempio. Un bel risultato per un’auto la cui progettazioni si può dire inizi nel 1938 quando Pierre Jules Boulanger, allora presidente della Citroën lancia l’idea della VGD (Vehicle à Grande Diffusion), una vettura di classe superiore, altamente tecnologica e dall’aerodinamica innovativa. Il lancio dell’auto è fissato per il 1940, ma lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale cambia le prospettive. Gli studi riprendono nel 1950. Ci si mettono in tre: l’ingegnere André Lefebvre, il meccanico-stilista Flaminio Bretoni e il geniale sperimentatore idraulico Paul Magès. La Ds è pronta già nel 1954, ma allo Squalo manca un motore adeguato. Inizialmente si pensa a un sei cilindri totalmente nuovo, ma le difficoltà costringono il team di progettisti a ripiegare sul già collaudato motore della Traction 11 Cv aggiornandolo. Superato anche l’ultimo ostacolo la Ds è pronta a farsi ammirare dal mondo e a lasciare un segno indelebile nella storia dell’automobilismo.23 aprile, 2021
23 aprile 2004 – I Radiodervish e i 100.000 uccelli di Simurgh
Il 23 aprile 2004 i Radiodervish presentano il loro nuovo album intitolato In search of Simurgh. Lo fanno raccontando una storia. Centomila uccelli partono alla ricerca del Simurgh, il loro re. Per trovarlo devono attraversare sette valli: dell’Amore, della Conoscenza, del Distacco, Dell’Unificazione, dello Stupore, della Privazione e dell’Annientamento. Partono in centomila, arrivano in trenta e scoprono che il re che cercano sono loro (Simurgh significa infatti “trenta uccelli”). Proprio a questa metafora del cammino della conoscenza, descritta da Farid ad-din Attar nell’opera “Mantiq al-Tayr”, un poeta sufi vissuto fra il 1100 e il 1200 e pubblicata in Italia con il titolo “Il verbo degli uccelli”, si ispira l’album In search of Simurgh. Due anni dopo Centro del mundo il duo italo-palestinese formato da Michele Lobaccaro e Nabil Salameh si ripropone al pubblico con un lavoro insolito, una sorta di suite orientale apparentemente slegata dalle loro precedenti fatiche discografiche. È un lungo volo in una terra fantastica popolata da re e principesse, da fanciulle con il volto di luna e da sufi erranti, sembra un concept album… «Ciò che appare è… - commenta Michele Lobaccaro – in effetti questo per i Radiodervish è un progetto speciale in un territorio sospeso tra la musica e la letteratura che ci affascinava da tanto tempo. Abbiamo fatto un’incursione in Oriente…». Incursione? Non è un termine un po’ forte? «Di questi tempi tutto è forte quando si parla di occidentali che si rivolgono all’oriente. La nostra incursione, però, a differenza di quel che accade con gli americani e gli occidentali in questo periodo, non ha lasciato morti sul terreno e ha stabilito un ponte tra culture». Non è singolare che riusciate a realizzare questo progetto di incontro culturale proprio nell’aprile 2004 mentre qualcuno tenta di innalzare steccati e di mettere in atto drammatiche prove di forza? «Abbiamo voluto farlo adesso anche per costruire un territorio di pace, fuori dal terrore della guerra, un rifugio che consoli lo spirito senza far perdere la consapevolezza della realtà. Siamo contro questa guerra assurda non da oggi e spesso abbiamo pagato il prezzo delle nostre posizioni». Tornando all’album, si può dire che i testi pesino meno delle altre volte… «Non è solo una questione di peso. Direi che il rapporto tra testo e musica esce dai classici schemi della forma canzone e prova a muoversi su un piano più articolato. È un progetto speciale per far scoprire al nostro pubblico nuovi orizzonti non soltanto musicali». Leggero, delicato e intenso di profumi, In search of Simurgh come gli altri lavori dei Radiodervish parla tante lingue distinte, ma legate da un progetto comune, quasi a dimostrare che «…gli uomini sulla Terra sono uccelli di diverso piumaggio, ciascuno con il proprio tipo di musica e il proprio canto…» come recita la citazione da el-Ramak trascritta sulla prima pagina del libretto che lo accompagna. 20 aprile, 2021
20 aprile 1939 - Johnny Tillotson, rocker per emulare Elvis
Il 20 aprile 1939 a Jacksonville, in Florida, nasce il cantante Johnny Tillotson. Bambino prodigio a soli nove anni si esibisce nelle festicciole suonando la chitarra e cantando brani country. Nel 1955, dopo aver assistito a un concerto di Elvis Presley si innamora dei suoni del rock and roll e decide di diventare un cantante professionista. Inizia così a sottoporsi a varie audizioni finché, in un concorso per voci nuove che si svolge a Nashville, viene notato da Archie Bleyer, il manager di artisti come gli Everly Brothers, Link Wray e altri, che gli procura, nel 1958 il suo primo contratto discografico. Johnny ottiene così una serie di buoni successi con singoli come Dreamy eyes, Without you, Talk back trembling lips e, soprattutto, Poetry in motion che resta per molto tempo al vertice delle classifiche dei dischi più venduti. L’ultimo disco di successo prima della partenza per il servizio militare è il singolo del brano It keeps right on a-hurtin'. Dopo un periodo di silenzio forzato dovuto proprio al servizio di leva, pubblica con buoni risultati altri brani come Send me the pillow that you dream on, You can never stop me loving you, Heartaches by the number e Talk back trembling lips. Nella seconda metà degli anni Sessanta, ormai lontano dai suoi momenti migliori Johnny Tillotson sceglie di esibirsi nel circuito del revival e dei grandi club senza mai smettere di pubblicare dischi.19 aprile, 2021
19 aprile 2003 – Il giorno in cui Ani DiFranco tornò a registrare
«Nascondersi non paga mai». Così il 19 aprile 2003 viene annunciato l’arrivo nei negozi italiani del nuovo album di Ani DiFranco, la ribelle, femminista e anticonformista alfiera di quel pugno di ragazze sospese tra la ribellione del punk e le radici del folk chiamate "riot grrrl". L’album in questione si intitola Evolve, un disco che, come il precedente doppio Revelling reckoning, dal folk sembra spostare la ricerca musicale verso umori funky. «I’m trying to evolve» (sto cercando di evolvere), in queste parole, che regalano il titolo al disco c'è il senso della vita e della carriera di Ani DiFranco, in continua fuga dai compromessi e dalle trappole della normalità quotidiana, non per snobismo o per scarso senso di responsabilità, ma perché vive le lezioni del femminismo e sa bene che il mondo si cambia cominciando da sé. Evolve è arrivato inaspettato, ad appena sei mesi dal doppio live So much shouting, so much laughter, smentendo quei critici che vedevano il live come la chiusura di una tappa del percorso musicale della cantautrice. Non è un caso che con lei nel disco ci sia la band che l'ha accompagnata negli ultimi concerti, composta da Julie Wolf, Jason Mercer, Daren Hahn e Hans Teuber più il trio di trombe formato da Ravi Best, Shane Endsley e Todd Horton. Che l'ultima tappa sia questa e dopo ci sia un ritorno alle esibizioni solitari con chitarra e sentimento? In fondo se anche fosse così a chi importa? Ani DiFranco fin dal debutto si è sempre sottratta alle regole del music business seguendo più l'ispirazione che gli uffici marketing. Per questo torna puntuale a regalare ai suoi ammiratori una serie di preziose perle musicali condite da testi mai banali in un disco che spazia dal folk nero al talkin’ blues al jazz passando per le sue ballate tenere e cattive nello stesso tempo. L'uscita del disco e l'inevitabile campagna promozionale non le hanno impedito di prendere posizione sulla guerra che, come chi la conosce poteva immaginare, è stata dura, diretta e senza alcuna mediazione: «George W. Bush non è un presidente, l'America non è una vera democrazia. I mass media non mi prendono in giro e questa guerra fa schifo». Chiaro? Nessuno può permettersi di dubitare sulla capacità di discernimento della "riot grrrl", che, sia detto per inciso, nel 1999, ha inciso una versione de L'internazionale insieme a un altro folk singer, Utah Phillips, in un album dal titolo Fellow Workers (compagni lavoratori). Del resto chi può permettersi di farla tacere? Le minacce dello star system fanno il solletico a una come lei, che si autogestisce fin dal primo album, e, senza venire mai a patti con il music-business, è riuscita ugualmente a vendere milioni di dischi. La radicalità è parte essenziale della sua stessa concezione artistica, aggressiva quando è necessario («…ogni cosa può essere un’arma, se tu ti aspetti che lo sia»), ma capace di slanci solidaristici e di un rapporto profondo con gli emarginati del suo paese. L'America nella quale lei si riconosce è la stessa di Woody Guthrie e dei grandi folksinger di strada, anima e voce della lotta di classe e per i diritti civili. «Mi sento figlia dell’esperienza storica del folk. Ho cominciato come tanti folksinger a suonare nelle "coffee house" e il mio percorso è stato simile a moltissimi altri: son partita da una comunità ben definita per poi cercare di parlare al numero maggiore di persone possibile».18 aprile, 2021
18 aprile 1963 – Lo scandalo del figlio di Mina
Il 18 aprile 1963 vede la luce il piccolo Massimiliano Pani, figlio di Mina, protagonista involontario di uno scandalo che costa alla cantante un lungo periodo di epurazione dai programmi televisivi e radiofonici. Tutto inizia nel mese di settembre del 1961 quando Mina, che con le gemelle Kessler è la vedette di “Studio Uno”, uno dei più famosi programmi televisivi di varietà, incontra al bar della Rai di Via Teulada a Roma l’attore Corrado Pani. Il regista televisivo Guido Sacerdote fa le presentazioni. Tra l’attore affermato, pupillo di Luchino Visconti, e la cantante scocca una scintilla di simpatia. Passano insieme la serata, si rivedono di nuovo e in breve tempo la simpatia diventa amore. C’è, però, un problema non secondario nell’Italietta bigotta e conformista di quel periodo: l’attore è sposato. Per un po’ si vedono di nascosto, ma la relazione diventa di dominio pubblico quando una giornalista milanese sorprende Pani che sta telefonando alla cantante dal set del film “La monaca di Monza”. Mina, stanca di sotterfugi e mezze verità ammette: «Sì, sono innamorata e con questo?» La situazione è destinata a complicarsi ancora di più quando, all’inizio del 1963, diventa di pubblico dominio la notizia che la cantante aspetta un figlio da Corrado Pani. La situazione si fa insostenibile per la moralità dell’epoca, ma lei tira dritto e va fino in fondo. «Sarebbe semplice rinunciare a un figlio, ma io voglio questa creatura perché è il figlio dell’uomo che amo, anche se la legge degli uomini ha la sua importanza e mi è contro». Il 18 aprile 1963 vede la luce il piccolo Massimiliano Pani, destinato a diventare ben presto un protagonista involontario delle cronache dell’epoca con il soprannome di “paciughino” datogli dalla madre. Mina è costretta a pagare duramente la scelta con un ostracismo televisivo spietato. La Rai non può accettare di dare spazio a una ragazza-madre mentre gli ambienti più bigotti le voltano le spalle e non perdono occasione per attaccarla. Nella sua battaglia è sola. Molti amici o supposti tali se la squagliano. Le restano le serate e i dischi. Per la prima volta scopre che può mantenere vivo il rapporto con il suo pubblico anche senza apparire in televisione.17 aprile, 2021
17 aprile 1967 – Henry “Red” Allen Jr il mediatore
Il 17 aprile 1967 muore a New York il trombettista e cantante Henry Allen jr. detto Red. Nato ad Algiers, in Louisiana, il 7 gennaio 1908 è figlio di uno dei più noti componenti delle brass band che si esibivano a New Orleans durante i festini e i funerali, rituali caratteristici della città del delta. Vive la propria la propria infanzia prima marciando nelle cerimonie con il gruppo del padre e poi suonando sui battelli del Mississippi con vari gruppi jazz come quelli di George Lewis, John Handy e soprattutto Fate Marable che negli anni Venti era uno dei personaggi più richiesti per intrattenere i viaggiatori e i turisti che navigavano sui riverboat del grande fiume. Si tratta di esperienze molto formative per il giovane "Red" Allen poiché nelle orchestre che solcano il fiume non è sufficiente suonare la tromba, ma bisogna anche divertire il pubblico con il canto e con qualche sketch. Nel 1927, dopo un anno di sodalizio con Fate Marable, Allen raggiunge il gruppo di Fats Pichon, pianista e compositore leggendario oltre che arrangiatore dell'orchestra di Chick Webb. Dopo un paio d'anni con Pichon "Red" Allen se ne va a New York dove nel 1929 suona nell'orchestra di King Oliver che non attraversa un momento particolarmente brillante e viene tenuta in piedi con molti sacrifici, un po' per i capricci del capo e un po' per le difficoltà obiettive di carattere economico che i gruppi incontrano in quegli periodo che precede la crisi del 1929. La Victor, per esempio, pretende che alcuni assoli venissero eseguiti anche dalle altre trombe, oltre che da Oliver e ciò urta contro la voglia di primeggiare di uno strumentista che un tempo era il dominatore assoluto dei locali di New Orleans. Gli arrangiamenti sono in gran parte opera del trombettista Dave Nelson, nipote di Oliver, e "Red" Allen quando si unisce all’orchestra incontra le stesse difficoltà sperimentate negli anni precedenti da Louis Armstrong, oggetto di continua invidia da parte del leader. Allen però mostra una maggior capacità d’adattamento di “Satchmo” e riesce a convivere meglio con King Oliver. L'esperienza acquisita con un leader così difficile gli serve anche in seguito quando si unisce prima all'orchestra di Louis Russell, poi a quella di Fletcher Henderson e infine alla Blue Rhythm Band considerata una delle migliori orchestre da ballo. Tra il 1934 e il 1936 entra a far parte di un grande gruppo orchestrale di Louis Armstrong e poi decide di continuare in proprio. Diventa così un personaggio di primo piano della scena newyorkese a capo di un sestetto che si esibisce per lungo tempo al Café Society e al Kelly's Stable. Negli anni Cinquanta entra a far parte dei gruppi di stile dixieland che suonano al Metropol e nel 1957 partecipa alla serie della CBS-TV, “The sound of jazz”, una delle più memorabili imprese televisive dedicate al jazz. Nel 1959 suona nel gruppo del trombonista di New Orleans Kid Ory. Allen è considerato ancora oggi dalla critica come una sorta di “mediatore” fra gli innovatori e lo stile tradizionale. Muore a New York il 17 aprile 1967.15 aprile, 2021
15 aprile 1898 - Wingy Carpenter, il trombettista con un braccio solo
Il 15 aprile 1898 nasce a St. Louis, nel Missouri, il trombettista e cantante Theodore Carpenter, detto Wingy. All’età di dieci anni perde un braccio a causa di un incidente. Il chirurgo che effettua l’amputazione è lo zio del trombettista Doc Cheatman. Qualche anno dopo inizia a studiare la tromba e nel 1920 trova un ingaggio nella troupe di uno spettacolo viaggiante. L'anno dopo passa nella Herbert's Minstrel Band e poi si trasferisce a Cincinnati dove resta per qualche anno guadagnandosi da vivere suonando nelle orchestre di Wes Helvey e Clarence Paige ed entrando poi nella formazione diretta da Zack White. Nel 1926 suona nell’orchestra di Speed Webb. Dalla fine dell’anno e fino al 1928 partecipa allo show delle Whitman Sisters nell'orchestra diretta dal pianista Troy Snapp All'inizio degli anni Trenta è l'attrazione degli Smiling Billy Stewart's Celery City Serenaders e in seguito lavora con la Florida Band diretta da Bill Lacey. Verso la metà degli anni Trenta suona con varie orchestre dirette di volta in volta da Jack Ellis, Dick Bunch e Jesse Stone. Fra il 1936 e il 1939 è a New York con Campbell “Skeets” Tolbert e Fitz Weston e verso la seconda metà di quell'anno dirige un suo piccolo gruppo. Negli anni Quaranta e Cinquanta suona e dirige proprie formazioni in vari club di New York come il Black Cat, il New Capitol, lo Yeah Man e il Da Tony Pastor's. A partire dagli anni Sessanta inizia a rallentare la sua attività. Muore il 21 luglio 1975.
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