Il 9 giugno 1991 Keith Wozencroft, un rappresentante di dischi della EMI, è particolarmente loquace e allegro. Al commesso del negozio di Oxford che gliene chiede la ragione risponde: «Sto per cambiare settore, mi mettono a caccia di nuovi talenti». Il commesso risponde: «Davvero? Pensa che fortuna, io suono in un gruppo. Ci chiamiamo On A Freeday e raggranelliamo qualche soldo intrattenendo la gente nei locali della zona. Io sono il bassista». Poi gli consegna un demo. Wozencroft ascolta le registrazioni, più che dai suoni dei ragazzi rimane colpito da quella che chiama “la loro intelligenza musicale” e si dà da fare. Trova nuovi ingaggi e cerca di far conoscere la band nel giro dei locali e degli addetti ai lavori. In breve tempo il gruppo viene scritturato dalla EMI. Il commesso di Oxford che fa il bassista per hobby si chiama Colin Greenwood. Un anno dopo il la band pubblica il suo primo disco. È un EP che si intitola Drill e, cedendo alle insistenze di manager e discografici i ragazzi hanno accettato di cambiare nome. Gli On A Freeday vengono ribattezzati Radiohead prendendo in prestito titolo di una canzone dei Talking Heads incisa nell'album True Stories. Inizia così la storia di una delle rockband più geniali dell’ultimo decennio del Novecento.Quello che viene chiamato "rock" non è soltanto un genere musicale. È uno stato d'animo, un modo d'essere che incrocia la musica, il cinema, la letteratura, il teatro e la creatività in genere compresa quella destinata alla produzione industriale. Per chi è nato negli anni Cinquanta e Sessanta è un sottofondo, una colonna sonora di ogni momento della vita, di pensieri e ricordi. Esiste da sempre e aiuta a vivere meglio...
07 giugno, 2020
9 giugno 1991 – Un incontro fortunato per i Radiohead
Il 9 giugno 1991 Keith Wozencroft, un rappresentante di dischi della EMI, è particolarmente loquace e allegro. Al commesso del negozio di Oxford che gliene chiede la ragione risponde: «Sto per cambiare settore, mi mettono a caccia di nuovi talenti». Il commesso risponde: «Davvero? Pensa che fortuna, io suono in un gruppo. Ci chiamiamo On A Freeday e raggranelliamo qualche soldo intrattenendo la gente nei locali della zona. Io sono il bassista». Poi gli consegna un demo. Wozencroft ascolta le registrazioni, più che dai suoni dei ragazzi rimane colpito da quella che chiama “la loro intelligenza musicale” e si dà da fare. Trova nuovi ingaggi e cerca di far conoscere la band nel giro dei locali e degli addetti ai lavori. In breve tempo il gruppo viene scritturato dalla EMI. Il commesso di Oxford che fa il bassista per hobby si chiama Colin Greenwood. Un anno dopo il la band pubblica il suo primo disco. È un EP che si intitola Drill e, cedendo alle insistenze di manager e discografici i ragazzi hanno accettato di cambiare nome. Gli On A Freeday vengono ribattezzati Radiohead prendendo in prestito titolo di una canzone dei Talking Heads incisa nell'album True Stories. Inizia così la storia di una delle rockband più geniali dell’ultimo decennio del Novecento.06 giugno, 2020
6 giugno 2003 – I Sud Sound System contro la guerra infinita
Il 6 giugno 2003 arriva nei negozi l'album Lontano dei Sud Sound System, uno dei gruppi storici della dancehall italiana. I ragazzi sono divenuti popolari con brani che raccontano come «È l'ignoranza che crea la violenza… è l'ignoranza che crea l'intolleranza» o anche «te dicenu: "o con nui o contru de nui"/per primu c'è lu statu ca te ole omologatu cu tutte le leggi soi» (ti dicono "o con noi o contro di noi"/per primo devi essere omologato allo stato e alle sue leggi). Salentini e impegnati da sempre a rompere quel “recinto di indifferenza” che circonda gli strati marginali della società i Sud Sound System non hanno armi che le regole auree dell'hip hop: sparare le parole come fossero proiettili. Dopo aver portato con successo nei teatri d'Italia "Acido Fenico - Ballata per Mimmo Carunchio camorrista" sono tornati in sala di registrazione per questo album che ha il peso delle opere destinate a lasciare un segno. Tredici brani curati in proprio con una lunga serie di collaborazioni e musicalmente sospesi in un luogo ideale tra la Giamaica e il Salento. Fin dal primo ascolto suona diverso dal passato, meno "colloso" e più solido. Un svolta? «Non direi - risponde Nando Popu - piuttosto c'è la lettura di una realtà cruda, difficile e drammatica. L'abbiamo realizzato mentre il mondo stava entrando in una nuova fase della guerra infinita. Ci sono i nostri umori di quel periodo, c'è l'Iraq, la Palestina, ci sono i popoli aggrediti del mondo…». In un brano parlate di "N'aura Crociata" (Un'altra crociata)… «Si. Noi siamo del Salento, nelle nostre vene scorre il sangue dell'oriente e dell'occidente. Noi siamo il frutto fisico di quell'equilibrio. E visto che siamo anche oriente, la guerra all'Iraq, ai popoli di quell'area è una guerra contro una parte di noi stessi. Non parlo solo in senso figurato. Il nostro stesso paese è, insieme, oriente e occidente soltanto che ormai la storia, la cultura, le radici, vengono rimosse. Le nuove generazioni sono figlie di una televisione che ha distrutto con violenza la nostra stessa storia. Quando l'informazione sostituisce la cultura c'è qualcosa che non va.». Anche il recupero del dialetto fa parte del vostro progetto? «Beh, il dialetto o meglio la lingua salentina, è stata all'inizio una scelta quasi obbligata, perché lo usavamo cantando nelle feste tra amici. Poi è diventata una scelta vera. Ma il pubblico ci capisce da Monaco a Palermo e anche in Giamaica perché la musica è un linguaggio universale». Il brano che dà il titolo all'album riprende il tema della saldatura tra Oriente e Occidente ed è in italiano perché «in dialetto salentino non si può coniugare un brano sul futuro».8 giugno 1990 - Le notti magiche del mondiale di calcio
Accompagnati dalle note di Un’estate italiana, il brano scelto come “canzone ufficiale” dell’evento e interpretato da Edoardo Bennato e Gianna Nannini, l’8 giugno 1990 iniziano in Italia i Campionati Mondiali di calcio. Centododici sono le squadre che hanno partecipato alle qualificazioni e ventiquattro quelle che danno vita alla fase finale negli stadi delle maggiori città italiane ristrutturati per l’occasione. Proprio sull’entità degli investimenti strutturali e sui relativi sperperi si sono scatenate nei mesi precedenti violente polemiche destinate a durare per anni. La nazionale italiana esordisce a Roma battendo l’Austria con un gol di Totò Schillaci, che diventerà il capocannoniere del torneo. Gli azzurri vincono anche le successive partite contro Stati Uniti (1 a 0) e Cecoslovacchia (2 a 0). Quest’ultimo incontro vede l’esordio mondiale di Roberto Baggio. Negli ottavi di finale l’Italia supera l’Uruguay con un gol di Schillaci e uno di Serena. Sempre Schillaci è l’autore della rete che elimina l’Eire nei quarti e apre le porte alla semifinale con l’Argentina. Contro i campioni in carica alla rete di Schillaci risponde un colpo da maestro di Maradona che, dopo aver attirato su di sé tre uomini, rifinisce per la deviazione in gol di Caniggia. Terminata in parità anche dopo i tempi supplementari, la partita si risolve ai calci di rigore, che sanciscono l’accesso dell’Argentina alla finale. Il 7 luglio l’Italia vince la finale per il terzo posto a Napoli contro l’Inghilterra con il punteggio di 2 a 1, mentre la Germania Ovest vince il titolo mondiale allo Stadio Olimpico battendo gli argentini con un contestatissimo rigore realizzato da Brehme.05 giugno, 2020
7 giugno 1987 – Muore Bruno Pallesi
Il 7 giugno 1987 il cantante Bruno Pallesi muore a Milano, la città che gli aveva dato i natali il 1° gennaio 1921. Dopo essersi fatto le ossa nelle balere milanesi e nelle feste studentesche nel 1939 ottiene il suo primo successo con Yo te quiero. Il suo primo estimatore è Natalino Otto che, nel 1944, lo aiuta a entrare nell'orchestra del maestro Carlo Zeme. In breve tempo diventa popolarissimo alla radio con brani come Da te era bello restar, Pino solitario, Amore amore amor, Chattanooga e Serenata a Vallechiara. A partire dalla seconda metà degli anni Quaranta affianca all’attività di cantante anche quella di paroliere. Nel 1955 partecipa al Festival di Sanremo presentando Cantilena del trainante, Che fai tu luna in ciel e Sentiero tutte in coppia con Jula De Palma, e Canto nella valle, in duo con Nuccia Bongiovanni e replicata da Natalino Otto, che si piazza al terzo posto. Ormai più impegnato come autore che come cantante, nel 1960 partecipa sia al Festival di Milano con Non voglio perderti che alla Sei Giorni della Canzone con Voglio. Abbandona poi le scene e lavora soltanto come autore. Nel 1975 gli viene affidata anche l’organizzazione del Festival di Sanremo. 5 giugno 1954 - Peter Erskine, l’allievo di Stan Kenton
Il 5 giugno 1954 nasce a Somers Point, in New Jersey, il batterista Peter Erskine. Il suo primo incontro con la musica avviene da bambino quando il padre, un affermato psichiatra che da giovane aveva suonato il contrabbasso, lo iscrive a uno dei corsi estivi diretti da Stan Kenton. Peter continua per diverso tempo a frequentarli studiando con Alan Dawson e Dee Barton. Negli anni successivi entra a far parte dell'orchestra di Stan Kenton, che affianca anche come insegnante nei seminari. Quando l’esperienza al fianco di Kenton arriva alla fine per qualche tempo si offre come batterista free lance suonando tra gli altri con Joe Farrell e Freddie Hubbard e a partire dal 1975 entra a far parte della big band di Maynard Ferguson, con la quale registra anche una fortunatissima versione di Gonna Fly Now, il tema del film “Rocky”. Chiusa l’esperienza con Ferguson nel 1978 diventa il batterista dei Weather Report, il più famoso gruppo di jazz-rock. Il suo affiatamento con il bassista Jaco Pastorius è ritenuto l’elemento fondamentale del successo della band. Successivamente suona anche con Mike Brecker, Mike Mainieri, Don Grolnick e Eddie Gomez negli Steps Ahead. 04 giugno, 2020
4 giugno 1955 – Carosone inaugura la Bussola
Il 4 giugno 1955 a Focette, in Versilia, si inaugura la Bussola. Il compito di fare da intrattenitori è affidato a Renato Carosone e alla sua mitica orchestra. Il locale, di proprietà di Sergio Bernardini, è destinato a diventare uno dei templi della musica leggera italiana. Carosone, che sta vivendo in quel periodo uno dei migliori momenti della sua carriera, attira migliaia di ammiratori per un’inaugurazione che si trasforma in uno dei più importanti avvenimenti mondani dell’anno. Ci resta per l’intera stagione estiva con un compenso, tutt’altro che disprezzabile per l’epoca, di 160.000 lire a sera. Il cantante napoletano resterà molto legato al locale di Bernardini tanto da sceglierlo per il suo ritorno nel 1975, quindici anni dopo il suo addio alle scene. La Bussola diventa uno dei locali alla moda, punto d’incontro per i vecchi e i nuovi ricchi dell’Italia del boom. Anche i componenti dello staff del locale diventano famosi come le star della musica, soprattutto il direttore di sala Aldo Bellandi, lo chef Carletto Pirovano e l’amministratore Antonio Favilla. Nell’arco di un decennio sul palco della Bussola passano quasi tutti i grandi protagonisti della musica leggera italiana e internazionale, da Louis Armstrong a Neil Sedaka, dai Platters ad Adriano Celentano, da Peppino Di Capri a Don Marino Barreto jr., a Milva, Ella Fitzgerald, Domenico Modugno, Gilbert Bécaud e tantissimi altri, compresa Mina che proprio qui muove i suoi primi passi verso la gloria.03 giugno, 2020
3 giugno 1935 - Ted Curson, la tromba del migliore Mingus
Il 3 giugno 1935 a Philadelphia, in Pennsylvania, nasce Theodore Curson, destinato a lasciare un’impronta significativa come trombettista con il nome di Ted Curson. I primi passi in musica li muove sotto la guida di Jimmy Heath. In quel periodo incontra anche Miles Davis che dopo averlo ascoltato lo incoraggia a proseguire. A vent’anni se ne va a New York dove si fa conoscere nell’ambiente del jazz e suona con personaggi di spicco come Mal Waldron, Red Garland, Philly Joe Jones, Cecil Taylor. Nel 1959 Charlie Mingus lo vuole con sé in quella che i critici considerano forse la miglior formazione raccolta dal grande bassista le cui idee vengono assecondate e sviluppate dalle geniali intuizioni di Eric Dolphy. Più tardi entra a far parte del gruppo di Max Roach e poi di quello di Bill Barron e solo dopo molti tentativi riesce finalmente a riunire una formazione sotto suo nome. Negli anni Sessanta suona con quasi tutti i grandi protagonisti del jazz internazionale, da Chris Woods ad Andrew Hill, da Lee Konitz a Kenny Barron, da Nick Brignola ad Arne Dommerus a molti altri. Scrive anche colonne sonore per il cinema e la TV e registra vari dischi con Cecil Taylor, Charlie Mingus, Kenny Barron, Archie Shepp, oltre che con formazioni sotto suo nome. Di chiara ispirazione hard bop appare come un curioso e instancabile ricercatore nel rispetto della tradizione jazzistica segnalandosi come uno dei più interessanti trombettisti della seconda metà del Novecento. Muore il 4 novembre 2012.02 giugno, 2020
2 giugno 1937 - Pierre Favre, uno svizzero alle percussioni
Il 2 giugno 1937 nasce a Le Locle, in Svizzera, il batterista e percussionista Pierre Favre. A quindici anni inizia a studiare la batteria e soltanto due anni dopo è già un professionista. Dopo aver lavorato in varie orchestre europee, nel 1956 entra come percussionista nell'Orchestra radiofonica di Basilea. Uscitone, nel 1960 si trasferisce a Parigi come free-lance e l’anno dopo suona a Roma con l'American Jazz Ensemble di Bill Smith e John Eaton. Nel 1962 si unisce alla big band di Max Greger. Successivamente suona con grandi jazzisti come George Gruntz, Barney Wilen, Bud Powell, Chet Baker, Lou Bennett, Benny Bailey e tanti altri. Contemporaneamente all’attività orchestrale inizia a sviluppare una propria nuova concezione percussiva nella linea degli improvvisatori europei di quel periodo collaborando con personaggi come Manfred Schoof, Michel Portal e altri. Dalla fine degli anni Sessanta registra anche in proprio pur proseguendo la propria collaborazione con musicisti come John Tchicai, Ole Thilo, Leon Francioli con cui forma anche un duo, Jean-Charles Capon, Mal Waldron, Eje Thetin, Terumasha Hino, Masahiko Sato e Giorgio Azzolini. Negli anni Settanta comincia a esibirsi in concerti per sole percussioni, registrando anche vari album, uno dei quali in duo con Andrea Centazzo. Insieme a Chick Corea, Ornette Coleman, Gary Burton, Eubie Blake e altri, partecipa al "Solo Now Night" al Berliner Jazz Tage. In quel periodo i suoi interessi musicali iniziano a dirigersi sempre più verso le musiche etniche, in particolare Africa, India e Brasile, oltre che verso la musica classica europea. Favre inizia anche a studiare pianoforte e composizione componendo musica e trasformando il suo set di percussioni in un unico e indipendente strumento dotato di un proprio universo espressivo. Nel 1994 crea i Singing Drums con Paul Motian, Nana Vasconcelos e Fredy Studer.01 giugno, 2020
1° giugno 2001 – Jean Ferrat ricorda Ferré a San Benedetto del Tronto
Venerdì 1 giugno 2001 inizia il Festival Ferré di San Benedetto del Tronto. Il compito di aprire la kermesse è affidato al poeta e musicista Jean Ferrat, un tipo schivo che non può essere considerato un abituale frequentatore dei palcoscenici italiani. La serata che inaugura la settima edizione della manifestazione dedicata allo scomparso Leo Ferré è ispirata all'Âme des poetes. Chi meglio di lui, uno dei "mostri sacri" della canzone francese che ha messo in musica le liriche di Aragon, Apollinaire e tanti altri, può rappresentare lo stretto legame che esiste tra la canzone d'autore e la poesia? La prima serata della manifestazione, articolata in due giorni intensi di iniziative, si svolge in quella stessa Sala Consigliare del Palazzo Comunale di San Benedetto del Tronto dove la manifestazione è iniziata. Era il 1994 e gli organizzatori, celebrando il Memorial Ferré a un anno dalla morte del grande poeta e cantautore francese, giurarono di ritrovarsi ogni anno. Nell'anno 2001 c’è anche Jean Ferrat. Lo affiancano sei artisti italiani e francesi, ciascuno dei quali contribuisce ad aggiungere una piccola perla al programma della serata. "Parigi e le sue canzoni" è, invece, il filo conduttore del secondo appuntamento del Festival con un'altra ospite di riguardo. Sabato 2 giugno al Teatro Calabresi è infatti, di scena Isabelle Aubret, che Jean Ferrat ha soprannominato "Isabelle bleu et Isabelle blanche" per sottolineare le due facce del suo temperamento artistico. La cantante presenta al pubblico di San Benedetto il recital che per sei settimane ha infiammato i cuori dei frequentatori del Bobino di Parigi. Il già ricco programma della serata viene poi ulteriormente impreziosito dalla presenza dei Têtes de Bois che propongono alcuni brani di Ferré nelle versioni e negli arrangiamenti che li hanno resi famosi. A otto anni dalla sua morte Leo Ferré, l'anarchico poeta e cantautore torna a rivivere in una manifestazione che va al di là del ricordo di chi lo ha amato. In molti sottolineano che gli sarebbe piaciuta l'impostazione data dagli organizzatori al Festival di San Benedetto del Tronto. È decisamente in sintonia con il suo spirito. Non ci sono inutili celebrazioni, ma vita, poesia e canzoni. Lo spettacolo si mescola con le citazioni, allo stesso modo in cui la musica si mescola abilmente con la poesia. L'impianto organizzativo, le stesse manifestazioni sono decisamente prive della spocchiosa supponenza con la quale spesso si tenta di manipolare gli artisti scomparsi. Attraverso la presenza di protagonisti della canzone d'autore francese e dei molti che si sono innamorati del suo lavoro, Leo Ferré rivive così ogni anno nella musica e nella poesia che sono più forti e più duraturi del semplice e rituale ricordo.31 maggio, 2020
31 maggio 1961 – Corey Hart, la promessa non mantenuta del rock canadese
Il 31 maggio 1961, nasce a Montreal il cantante Corey Hart, considerato un po’ l’eterna promessa del rock canadese. Dopo aver passato l'infanzia e l'adolescenza tra Canada, Spagna e Messico al seguito degli spostamenti per lavoro del padre, si fa notare per le sue qualità musicali e sceniche e a diciotto anni viene scelto per rappresentare il Canada, con Dan Hill, al Festival Mondiale della Canzone di Tokyo. La sua esibizione colpisce una vecchia volpe del music business come Ritchie Cannata che lo porta con sé a New York. Qui il ragazzo registra nel 1983 il suo primo album, First offence, con la collaborazione di molti musicisti di spicco, compreso Eric Clapton. L’album esce nel 1984 e ottiene un notevole successo in Canada mentre il singolo estratto Sunglasses at night scala le classifiche statunitensi regalandogli una popolarità internazionale. Nel 1985 conferma le sue potenzialità con l’album Boy in the box e il singolo Never surrender. Nonostante le premesse Corey non riesce a ripetersi a questi livelli con i lavori successivi . Dopo la modesta accoglienza riservata dal pubblico all’album Jade del 1998 si ritira alle Bahamas dove vive ancora oggi con sua moglie, la cantautrice canadese francofona Julie Masse e i quattro figli India, Dante, River e Rain. Negli anni ha scritto vari brani di successo per sua moglie e altri artisti, compresa la sua amica Celine Dion.30 maggio, 2020
30 maggio 1907 - Fernando Arbello, il trombone portoricano
Il 30 maggio 1907 nasce a Ponce, in Portorico, il trombonista Fernando Abello. Avvicinatosi alla musica fin da bambino a dodici anni suona il trombone nella banda della scuola e a quindici fa già parte dell’orchestra sinfonica della sua città natale. Emigrato a New York nel 1926, scopre il jazz di cui assimila rapidamente il linguaggio e in breve tempo riesce a entrare nel giro delle grandi orchestre. Tra la fine degli anni Venti e la prima metà dei Trenta, infatti, suona in rapida successione con tutte o quasi le migliori orchestre del momento, da quella di Wilbur de Paris a June Clark, da Claude Hopkins a Bingie Madison, da Chick Webb a Fletcher Henderson e Lucky Millinder. Saltuariamente suona anche con i gruppi di Fats Waller, Edgar Hayes, Marty Marsala, Zutty Singleton e Benny Carter. Dal 1942 al 1946 è nella formazione di Jimmie Lunceford e nel corso degli anni Cinquanta suona prevalentemente in proprio. Nel 1960 si unisce alla band di Machito per ritornare, alla fine del decennio, nella natìa Portorico. Tra i suoi interventi solistici sono rimasti leggendari quelli in I May Be Wrong con l’orchestra di Chick Webb e in Big Chief De Sota e Christopher Columbus con quella di Fletcher Henderson.19 maggio, 2020
19 maggio 1978 – Bob Marley conquista gli USA
Il 19 maggio 1978 Bob Marley parte insieme agli Wailers per un lungo tour statunitense destinato a promuovere Kaya, il suo album più recente che contiene gran parte del materiale registrato l’anno precedente e non utilizzato per Exodus e che è stato giudicato dalla critica come un disco piacevole, caratterizzato da canzoni d’amore e grandi slanci mistici. Il tour segna la sua definitiva consacrazione di Marley nel paese che aveva guardato con maggior scetticismo alla sua musica. Tutti i concerti vedono la presenza di un muro imponente di folla e indimenticabile resta quello al Madison Square Garden di New York, svoltosi davanti a diciottomila spettatori osannanti. L’esperienza non si ferma in America visto che la tournée prosegue e percorre l’Europa, il Giappone, l’Australia e la Nuova Zelanda. La sua popolarità arriva così in ogni angolo della terra, ma non in Africa dove ancora non ha avuto l’occasione di suonare. È un’assenza che gli pesa e che si ripromette di colmare prima o poi. In una pausa degli impegni europei se ne va per qualche giorno in Etiopia, quasi a compensare l’impossibilità di esibirsi nel continente che ama di più. Il materiale registrato in questa lunga tournée finirà in un disco dal vivo, il doppio Babylon by bus.18 maggio, 2020
18 maggio 1968 – Scocca a Berkeley la prima scintilla
Il 18 maggio 1968 a Berkeley, in California, migliaia di studenti occupano il campus universitario segnando un nuovo salto di qualità nel movimento studentesco e, in particolare, nella battaglia di massa contro la guerra d'aggressione che gli Stati Uniti stanno conducendo in Vietnam. L'obiettivo immediato dell'occupazione è quello di bloccare i procedimenti della magistratura contro 866 studenti che si sono rifiutati di combattere in una guerra che non è la loro, ma le parole d'ordine diventano un vero e proprio atto d'accusa contro l'imperialismo americano. Proprio nello stesso giorno, quasi a dimostrare la saldatura tra lotte per la pace, diritti civili e istanze di cambiamento sociale, gli studenti della Columbia University di New York, occupano la loro università per protestare contro la requisizione "per utilità pubblica" di un campo giochi per bambini in un'area abitata quasi esclusivamente da popolazione afroamericana. I due fatti sono emblematicamente indicativi di una lotta, quella degli studenti universitari americani, che fin dall'inizio è direttamente e indissolubilmente collegata allo sviluppo del movimento pacifista e a quello per i diritti civili. Non nasce nel Sessantotto, non si esaurisce lì e, soprattutto, non nasce per caso, visto che i leader che guidano gli scioperi degli studenti si sono formati all'inizio del decennio nel movimento di massa contro la guerra fredda e la minaccia di distruzione nucleare oltre che nelle rischiose azioni dei Freedom Riders contro il segregazionismo negli stati del Sud. Chi sono i Freedom Riders? Sono gruppi di studenti organizzati, bianchi e neri, provenienti soprattutto dal nord e dall'ovest degli Stati Uniti, che si recano negli stati del sud per "de-segregare" materialmente i luoghi pubblici con atti anche punitivi nei confronti dei razzisti. Sono azioni pericolose supportate da un'accurata preparazione che prevedono vari livelli di resistenza agli insulti e alle azioni razziste, non tutti pacifici e non violenti. Verso la metà degli anni Sessanta le istanze contro la guerra fredda e per i diritti civili si saldano con la spinta antiautoritaria e antirepressiva che sta emergendo in molte università. Il controllo sulla circolazione notturna tra le aree femminili e maschili dei campus e gli ottusi divieti opposti dalle autorità accademiche alla richiesta di poter fare politica nelle cittadelle universitarie, portano nel 1964 alla prima rivolta di Berkeley. Proprio quell'anno rappresenta per il movimento studentesco statunitense un punto di svolta. Due sono gli avvenimenti che lo segnano. Il primo è l'inizio dell'escalation statunitense in Indocina dove l'appoggio dato da Kennedy al governo "fantoccio" del Vietnam del Sud contro "i comunisti del Nord" con l'invio dei primi "consulenti", inizia a tramutarsi in aperto impegno bellico. Il secondo è la rivolta di Harlem che, nell'estate dello stesso anno, rappresenta l'inizio di una lunga serie di rivolte dei ghetti neri, spesso represse nel sangue. A partire da quel momento la lotta studentesca significherà sempre e in tutto il paese impegno contro la guerra e solidarietà con la rivolta dei ghetti. La guerra nel Vietnam è presente in tutte le principali lotte dei campus, dai grandi scioperi alle occupazioni. La mobilitazione ha momenti di azione diretta, come la cacciata dalle università degli addetti al reclutamento e dei politici in visita, che attingono la loro forza da un capillare lavoro di mobilitazione e denuncia del coinvolgimento delle università nella guerra, soprattutto a livello di ricerca tecnico-scientifica. L'altro elemento, quello della solidarietà con la rivolta dei ghetti, consente al movimento degli studenti di avviare un processo di collaborazione con i movimenti radicali neri destinato a formarne i nuovi quadri dirigenti. Tutti i leader del Black Power provengono infatti dalle università e l'SNCC, l'associazione degli studenti neri, regala al movimento la prima idea di una struttura organizzativa. Il 18 maggio 1968 a Berkeley inizia una nuova fase del movimento, la cui caratteristica più importante non è l'ulteriore radicalizzazione, che pure c'è, ma l'inizio del suo allargamento, dai campus privati alle università statali, nelle quali più tiepida era stata fino a quel momento la partecipazione alle mobilitazioni. È un processo destinato a proseguire per tutto il biennio successivo, fino a raggiungere la fase di massima espansione nel 1970, dopo l'invasione della Cambogia e l'uccisione da parte della Guardia Nazionale di quattro studenti nella Kent State University dell'Ohio, che, non a caso, è un'università statale. Uno solo è un manifestante, gli altri tre si sono semplicemente fermati a guardare. Questo fatto ispirerà a Neil Young la canzone Ohio, che diventerà un singolo di successo nell’interpretazione di Crosby, Stills, Nash & Young. Nei giorni successivi l'ostilità contro la guerra del Vietnam toccherà l'apice con ben quattrocento campus occupati dagli studenti e altri due ragazzi uccisi dalla polizia a Jackson, nel Mississippi. Proprio in quel periodo, però, nel movimento entreranno i germi della frantumazione e dell'autodissoluzione. La rottura dell'unità d'azione tra i gruppi radicali bianchi e il Black Panther Party, lasciato da solo a subire una repressione violentissima, e le divisioni crescenti tra i vari gruppi che compongono il movimento finiranno per esaurirne rapidamente la forza.13 maggio, 2020
13 maggio 1938 - Tony Renis, l’imitatore di Dean Martin
Il 13 maggio 1938 nasce a Milano Elio Cesari, destinato a diventare popolarissimo come cantante e compositore con il nome d’arte di Tony Renis. Negli anni Cinquanta si fa conoscere imitando Dean Martin in coppia con Adriano Celentano nei panni di Jerry Lewis. Il debutto ufficiale come cantante solista avviene alla Sei Giorni di Milano con Tenerezza. Nel 1961 esordisce anche al Festival di Sanremo con Pozzanghere, in coppia con Emilio Pericoli. Quest’ultimo è suo partner anche nella rassegna sanremese del 1962 in Quando quando quando, un brano che diventa un successo internazionale e nel 1963 in Uno per tutte, che vince il festival. Torna a Sanremo anche nel 1964 con I sorrisi di sera, in coppia con Frankie Avalon, nel 1968 con Il posto mio, insieme a Domenico Modugno e nel 1970 con Canzone blu, in coppia con Sergio Leonardi. Autore di brani di successo per altri interpreti, come Grande grande grande per Mina, dalla fine degli Sessanta vive a lavora soprattutto negli Stati Uniti. Tra i suoi successi si ricordano anche Uno per tutte e Non mi dire mai goodbye. 07 maggio, 2020
7 maggio 1905 - Bumble Bee Slim, l’alfiere del blues urbano
Il 7 maggio 1905 nasce in Georgia Amos Easton destinato a lasciare un segno importante nelle storia del blues con il nome d’arte di Bumble Bee Slim. Tipico esponente del blues urbano che si sviluppa negli Stati Uniti verso la fine degli anni Venti, attraversa un momento di grande notorietà verso la metà degli anni Trenta quando registra moltissimi dischi per la Vocalion, la Bluebird e la Decca. I suoi brani hanno testi poetici ricchi di un sottile erotismo, spesso tormentato e sofferto nel rispetto della tradizione dell'urban blues. Allievo di Leroy Carr, che incontra per la prima volta nel 1928, quando dalla natia Georgia si trasferisce a Indianapolis, negli anni Trenta vagabonda tra il Tennessee e l'Ohio prima di stabilirsi a Chicago, dove si consacra tra i principali esponenti del blues urbano. In quel periodo lavora anche con Tampa Red e Big Bill Broonzy, prima di riprendere a vagabondare per gli States. Negli anni Cinquanta entra in una fase di declino che coincide con un appannamento generale dell’interesse degli americani verso il blues. Negli anni Sessanta, sull’onda di una rinnovata passione internazionale per il blues, torna in sala di registrazione.06 maggio, 2020
6 maggio 1965 – Nasce il riff di “Satisfaction”
Il 6 maggio 1965, secondo quanto tramandato dalla leggenda, sarebbe nato il riff introduttivo del brano (I can't get no) Satisfaction. Lo scenario del lieto evento è una stanza d'albergo di Clearwater, in Florida, dove Keith Richards e Mick Jagger stanno lavorando su un pezzo country che non li soddisfa del tutto. Lo trovano troppo morbido, poco adatto alle corde dei Rolling Stones. Decidono quindi di andarsene a dormire e rinviare tutto. Sempre secondo la leggenda Keith Richards si sarebbe svegliato nel mezzo della notte con un’idea per riff introduttivo. Dopo aver applicato alla sua Gibson un distorsore, registra per la prima volta un riff destinato a passare alla storia e poi, soddisfatto, torna a dormire. Distinguere il vero dal falso in queste storie è difficilissimo anche perché i protagonisti si guardano bene dal dire una parola definitiva sulla questione. Non tutti sono propensi a credere che (I can't get no) Satisfaction, un brano che ha segnato per sempre la storia degli Stones e del rock mondiale, sia davvero nato così. I diffidenti fanno notare come quel riff assomigli proprio tanto a quello scandito dalla sezione fiati di Martha & The Vandellas in Dancing in the street, mentre il tormentone che dà il titolo al brano è molto simile a un passaggio di 30 days di Chuck Berry il cui testo dice: «I don't get no satisfaction from the judge». La verità sta probabilmente nel mezzo. Niente nasce per caso e non è uno scandalo se Jagger e Richards hanno attinto a piene mani alla tradizione musicale nera americana per comporre uno dei brani più longevi del Novecento. Lo stesso Mick Jagger ha poi raccontato che quel riff è stato utilizzato a lungo ed è presente in un gran numero di brani eseguiti successivamente dalla band. Agli appassionati il compito di scovare quali... 05 maggio, 2020
5 maggio 1967 - Se vuole la patente eviti di indossare la minigonna!
Una ragazza che guida può indossare la minigonna? No, secondo il severo esaminatore milanese che il 5 maggio 1967 rifiuta di ammettere la giovane Damiana Somenzi all’esame pratico di guida perché indossa una minigonna. La visione di un paio gambe, si sa, può turbare il sonno dei buoni padri di famiglia.... Che vergogna! Presidi, professori, parroci e genitori sono tutti d’accordo: quelle ragazze che masticano chewing gum e mostrano le gambe con disinvoltura sono la prova vivente della corruzione morale della società. Esplosa in Gran Bretagna nel 1964 la minigonna in Italia arriva un po’ più tardi e subito suscita sconquassi. Nel paese maschio per eccellenza la pelle delle gambe delle donne esposta agli sguardi di tutti assume il carattere di una provocazione e un’offesa ai costumi tradizionali, un evidente oltraggio alla morale e al buon senso. Chi porta la minigonna non può entrare a scuola, negli uffici pubblici, in Chiesa, né partecipare a manifestazioni religiose o civili. Il luogo principale dove si scatena l’offensiva moralistica è la famiglia, da sempre considerata il principale tutore delle regole di civile convivenza e della moralità diffusa. Le minigonne costano schiaffi, urla e castighi, ma le ragazze italiane degli anni Sessanta non sono più succubi dell’autorità famigliare, anzi la mettono apertamente in discussione. Contro il nuovo scandalo si mobilitano anche i giornali con campagne moralistiche e con analisi di presunti esperti che sostengono si tratti di una moda decisamente di cattivo gusto e destinata a non durare più di una stagione. I magazine giovanili replicano colpo su colpo e la società si spacca in due. Da un lato i severi censori e gli adulti ripropongono l’etica del sacrificio e della rassegnazione e dall’altra esplode la voglia di vivere e di cambiare regole che sembrano ormai insopportabili. Con la minigonna, ma non solo con quella, le ragazze italiane rivendicano la propria identità e fanno capire che l’adolescenza non può essere più considerata soltanto un fastidioso e inutile periodo di passaggio, quasi un limbo in attesa di diventare adulti. Quei pochi centimetri quadrati di stoffa diventano così un simbolo di liberazione. 03 maggio, 2020
3 maggio 2003 – Le Dixie Chicks nude e coperte d'insulti
22 aprile, 2020
22 aprile 1921 – Candido, il percussionista che ha affascinato Dizzy
Il 22 aprile 1921 a Regal, L’Avana, in Cuba, nasce Candido Camero, destinato a diventare uno dei più apprezzati percussionisti jazz con il nome d’arte di Candido. La musica lo affascina fin da quando è bambino e i suoi primi strumenti sono il contrabbasso e la chitarra. Conquistato dalle possibilità della ritmica lascia gli strumenti a corda per dedicarsi a bongos e congas. Nel mese d’ottobre 1952 lascia per la prima volta Cuba e se ne va negli Stati Uniti dove lavora per sei settimane a Miami, al Clover Club, in uno spettacolo intitolato “Night in Havana”. L’esibizione gli procura altre scritture. Va a New York. Qui lo nota Dizzy Gillespie, che lo aiuta a entrare al Downbeat Club, dove si esibisce per un anno intero con il gruppo di Billy Taylor. Nel 1954 lavora e incide con Stan Kenton, mentre dal 1956 al 1957 è attivo come free-lance, incidendo e lavorando con Kenny Burrell, Tito Puente, Gene Ammons, Machito, Bennie Green e Art Blakey. Nel 1958 torna a lavorare con Gillespie. Nel 1960 partecipa al Jazz At The Philharmonic con Dizzy Gillespie e Stan Getz. Nel 1962 è a fianco di Tony Bennet, con cui partecipa a un concerto alla Carnegie Hall. In quel periodo prosegue una intensa attività discografica, incidendo a fianco di Stan Getz, Wes Montgomery, Lalo Schifrin, Joe Williams e Sonny Rollins. Durante tutti gli anni Sessanta e Settanta prosegue la propria attività concertistica, lavorando a fianco di artisti come Rollins ed Elvin Jones e nell'orchestra di Lionel Hampton. Negli anni seguenti conferma la sua ecletticità contribuendo allo sviluppo delle musiche da ballo latinoamericane prima negli Stati Uniti e poi nel mondo.16 aprile, 2020
16 aprile 1972 – La prima volta dell’Electric Light Orchestra

Il 16 aprile 1972 l’Electric Light Orchestra suona per la prima volta in concerto al Fox & Greyhound Pub di Croydon. Il pubblico può finalmente vedere dal vivo la band nata l’anno prima da una costola dei Move. La storia dell’Electric Light Orchestra, infatti, inizia nel 1971 quando Roy Wood, leader dei Move, idoli del pop inglese, mette in pratica l'idea di un gruppo che mescoli componenti classiche in una struttura sonora d'atmosfera sinfonico-progressiva filtrando il tutto con il rock. Con lui ci sono il batterista Bev Bevan e il chitarrista Jeff Lynne. Dopo la buona accoglienza riservata dal pubblico a Electric Light Orchestra, il primo album molto sperimentale da cui viene anche estratto il singolo 10538 Ouverture, il 16 aprile si mostrano in pubblico. È l’inizio di una storia lunga e tormentata. Pochi mesi dopo Roy Wood e Jeff Lynne litigano sulle prospettive e Wood se ne va dando vita ai Wizzard. Lynne e Bevan, invece, continuano e trasformano la ELO in una sorta di orchestra rock con elementi classici, aggregando al gruppo il violinista Wilf Gibson, il bassista Michael d'Albuquerque, il tastierista Richard Tandy e i violoncellisti Mike Edwards e Colin Walker. È solo la prima scossa di un gruppo che alternerà momenti di grande successo a profonde liti e successive ricomposizioni nell’organico.
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