29 giugno, 2012

30 giugno 1917 - Lena Horne, una delle grandi signore della musica

Il 30 giugno 1917 nasce a New York Lena Horne. Con Billie Holiday ed Ella Fitzgerald è considerata una delle grandi signore della musica statunitense. Inizia la sua carriera come ballerina nel 1934 nel celeberrimo Cotton Club e come cantante debuttò con l'orchestra di Noble Sissle, con la quale pubblica i primi dischi. Dopo aver fatto parte come vocalist delle orchestre di Charlie Barnet e di Teddy Wilson diventa popolarissima grazie alle sue esibizioni al Cafè Society. Trasferitasi a Hollywood nel 1942, senza abbandonare la musica, partecipa a film di successo come "Stormy weather" e "Due cuori in cielo". Nel 1981 Broadway le tributa un omaggio d'eccezione con "The lady and her music", uno spettacolo interamente dedicato a lei. Nel 1989 vince il Grammy alla carriera. Tra i suoi album più importanti ci sono At the Waldorf Astoria (1957), Give the lady what she want (1958), Porgy & Bess (con Harry Belafonte), Lena on the blue side (1962), Lena, lovely and alive (1963), Lena & Gabor (1970, con Gabor Szabo) e The lady and her music (1981). Muore il 9 maggio 2010 a New York

29 giugno 1918 - Libero Tosoni, un jazzista che non disprezza la musica da ballo

Il 29 giugno 1918 nasce a Roma il chitarrista Libero Tosoni. A vent'anni inizia trasforma la passione della musica in una professione suonando all'EIAR con il chitarrista Saverio Seracini. Nel 1939 entra a far parte del grupp diretto da Enrico Pratt. Suona poi con Carlo Zeme e con un quintetto diretto da Bruno Martelli. Dopo la Liberazione di Roma  forma insieme ad Armando Trovajoli un gruppo swing con Cecconi, Ammonini, De Carolis e Beppe Carta, con cui prende parte alle trasmissioni radiofoniche intitolate "Il Club del Ritmo", nel corso delle quali ha occasione di suonare con molti solisti statunitensi. Nel 1945 suona all'Arlecchino con un trio formato da Bruno Martino e Beppe Carta, ai quali si aggiunge in seguito Tino Fornai al violino. Nel 1947 suona al Bel Sito, sempre di Roma, con Armando Trovajoli. Prende parte all'attività jazzistica romana suonando in molte jam session, soprattutto all'Arlecchino e alla Conchiglia, due locali dove nella seconda metà degli anni Quaranta vengono organizzate molte manifestazioni a carattere jazzistico. La sua carriera proseguirà alternando il jazz a fortunate incursioni nella musica da ballo.

27 giugno, 2012

28 giugno 1927 - Franco Morea, dal sax alla batteria

Il 28 giugno 1927 nasce a Roma il batterista Franco Morea. Figlio del sassofonista Vito Morea sembra inevitabilmente destinato a seguire le orme del padre quando nel 1947 inizia a studiare il sax baritono e il clarinetto sotto la guida del professor Gambacorta. Nel 1950 passa alla batteria come autodidatta. A sostenerlo nella decisione è la madre che non vede di buon occhio gli strumenti a fiato. L’anno seguente suona con Brugnolini musica commerciale e sul finire dell’anno entra a far parte della Junior Dixieland Gang con la quale resta fino allo sciogliemnto, nell’estate del 1955, partecipando all’incisione per la Voce del Padrone di Louisiana, Ballin’ The Jack, Lississippi, Mud, Margie, Canal Street Blues, Wabash Blues, Bixin The Blues, Indiana, Royal Garden Blues. Dlla fine degli anni Cinquanta riduce di molto l'attività pur partecipando a numerose jam session, concerti, esibizioni e incidendo anche un brano con la Modern Jazz Gang.

27 giugno 1980 - Le ultime registrazioni di David Knopfler con i Dire Straits

Il 27 giugno 1980 i Dire Straits iniziano a registrare i brani dell'album Making movies. Proprio nel bel mezzo delle sedute David Knopfler annuncia a sorpresa la sua decisione di lasciare il gruppo. Secondo la leggenda la scintilla sarebbe scoccata al momento di provare le parti di chitarra per Romeo and Juliet. David, ai fronte alle critiche del fratello Mark da lui ritenute ingiuste, avrebbe preteso scuse che non sarebbero mai arrivate. Questa tesi è stata successivamente confermata dallo stesso David: «Me ne andai dopo un litigio abbastanza duro su alcuni dettagli di studio, ma non era quella la cosa rilevante. Eravamo tutti troppo sotto pressione: era solo una questione di tempo e poi tutto sarebbe scoppiato. Eravamo troppo carichi di responsabilità e impegni: non c'era tempo di riflettere su niente».

25 giugno, 2012

26 giugno 2009 - Il mondo sa che è morto Michael Jackson

Il 26 giugno 2009 nel mondo si diffonde la notizia che Michael Jackson è morto. La morte in realtà è avvenuta il giorno prima nella sua casa di Holmby Hills, vicino a Los Angeles. Il certificato medico stilato dopo il decesso attribuisce le cause della morte ad arresto cardiocircolatorio, ma le circostanze restano oscure. L’indagine avviata in seguito porterà al rinvio a giudizio per omicidio del suo medico personale, colpevole di avergli somministrato una dose eccessiva di farmaci. Jackson ha cinquant’anni. Star dello star dello showbusinnes è una delle più discusse figure della storia musicale degli ultimi anni del Novecento. Inizia la sua carriera come bambino prodigio nei Jackson Five il gruppo formato insieme ai suoi fratelli Jackson, figli della cantante di blues e country Katherine "Kate" e dell'ex chitarrista dei Falcons, Joe Jackson. Nel 1993 ha addirittura ottenuto un Grammy speciale "alla carriera" assurgendo ufficialmente al ruolo di mito, a soli trentacinque anni d'età, ma con venticinque anni di carriera all'attivo. La sua attività solistica inizia all’inizio degli anni Settanta quando la Motown decide di promuovere anche individualmente i componenti dei Jackson Five. Il primo è proprio Michael che nel 1971 pubblica il singolo Got to be there, seguito dall’album omonimo. Dopo vari dischi di buon successo nel 1979 Michael partecipa con Diana Ross al film "The wiz", un remake del "Mago di Oz" con un cast interamente composto da attori di colore, cantando You can't win con la supervisione di Quincy Jones, l'autore dell'intera colonna sonora. Proprio da questa esperienza nasce la sua intesa musicale con Jones che trova la sua prima concretizzazione nell’album Off the wall, alla cui realizzazione partecipano sessionmen come i Brothers Johnson e autori come Rod Temperton degli Heatwave. Michael nel 1981 vince il Grammy come miglior cantante per Don't stop 'til you get enough mentre  Off the wall conquistò il doppio disco di platino vendendo oltre 4 milioni di copie in tutto il mondo. Il 1 dicembre 1982 viene pubblicato Thriller, il maggio successo di vendite dell'industria discografica, con 40 milioni di copie vendute, che vince ben otto Grammy. Con la notorietà iniziano le leggende sul conto di Michael Jackson, ormai divenuto un mito astratto e rinchiuso nella sua villa di Encino in California, principesca e ricca di pacchianerie, come un parco zoologico privato, fontane erogatrici di bibite e altre dispendiose inutilità. Il suo silenzio e il suo ritirarsi nel privato suscitano l'interesse morboso dei giornali e l'invidia dei più. Di lui si scrive tutto e il contrario di tutto, investigando ogni più nascosto anfratto della sua vita, dalla sessualità (da sempre sospettato di essere omosessuale, viene anche accusato di atti di libidine su alcuni bambini), alla sua ipotizzata verginità con punte di sessuofobia, alle presunte love story con le più anziane Liz Taylor e Diana Ross, oppure con le ex bambine prodigio Tatum O'Neal e Brooke Shields, alle sue operazioni di chirurgia plastica, fino all'accusa di tingersi la pelle di bianco vergognandosi del suo colore. Altre sue eccentricità, vere o supposte, riempiono le pagine dei giornali scandalistici di tutto il mondo, come la sua intenzione di comprare lo scheletro di John Merrik, il famoso "Elephant man", attualmente conservato in una clinica inglese. L'aver vissuto da star fino dall'età di dieci anni non aiutano Michael a reggere il suo ruolo di mito. La morte non cancella le polemiche.

24 giugno, 2012

25 giugno 1969 - Fabbrica e Cantagiro due facce della stessa medaglia

«Ritmi infernali in fabbrica, ritmi musicali al Cantagiro: due facce della stessa medaglia». La frase, riprodotta su migliaia di volantini, accompagna il 25 giugno 1969 a Cuneo la dura contestazione al Cantagiro. Nel 1969 la manifestazione è ormai arrivato all’ottava edizione schierando ai nastri di partenza personaggi adorati dal pubblico giovanile come Massimo Ranieri, Lucio Battisti e Mal. Mentre torna il girone riservato ai giovani, in ossequio ai gusti del periodo viene “inventato” un girone destinato al folk cui partecipano, tra gli altri, Cochi e Renato, Giorgio Gaber, Gabriella Ferri, Lino Toffolo, Bruno Lauzi e un giovane Pippo Franco. Nonostante il buon livello della proposta musicale i tempi stanno ormai cambiando. I giovani non s’accontentano delle canzoni, vogliono di più e qualche volta sognano addirittura di cambiare il mondo. Il Cantagiro finisce per far da catalizzatore delle proteste giovanili che il 25 giugno 1969 trovano un momento eclatante a Cuneo dove i giovani manifestanti bloccano l’ingresso della Stadio Comunale della cittadina piemontese con la parola d’ordine “Ritmi infernali in fabbrica, ritmi musicali al Cantagiro: due facce della stessa medaglia”. Invitati a sgomberare da parte dei responsabili dell’ordine pubblico decidono di resistere. Ne nascono tafferugli poi sedati. Il dado però è tratto.  È il primo segnale di un rapporto tra contestazione e concerti che negli anni successivi diventerà esplosivo.  Con la fine degli anni Sessanta l’epoca d’oro del Cantagiro finisce

22 giugno, 2012

24 giugno 1964 – Ci sono i Rolling Stones, sotto con le risse!

Il 24 giugno 1964 a Blackpool, in Scozia, i Rolling Stones si esibiscono in un concerto devastante. Ragazzi ubriachi scalano il palco per sputare sui componenti del gruppo. Sono i cosiddetti “sputi d’amore” e fanno parte del folclore tra il cazzone e l’anticonformista che caratterizza l’ambiente del rock più robusto. Mentre gli altri gruppi abbozzano sopportando quei gesti come un prezzo da pagare alla popolarità, i Rolling Stones no. Indispettito, Keith Richards osserva i ragazzi e, individuato il più scalmanato lo punta e gli urla: «Fallo un’altra volta e ti spezzo quel fottuto osso del collo». Il ragazzo sghignazza e continua imperterrito a bersagliare di saliva i componenti del suo gruppo preferito. Non lo fa per molto. Fedele alla promessa, il chitarrista dei Rolling Stones parte di gran carriera, attraversa di corsa il palco e lo colpisce con un calcio in piena faccia. È l’inizio di una gigantesca rissa. Alla fine il bilancio degli incidenti è di trenta giovani e due poliziotti ricoverati in ospedale. Quando c’è da aizzare le folle e da menar le mani i Rolling Stones non si tirano mai indietro. Spesso i loro concerti sono occasioni d’oro per dare sfogo alla rabbia. Tra gli episodi più famosi c’è quello del 20 ottobre 1964 quando la band è di scena all'Olympia di Parigi. Il pubblico francese, che aveva accolto con freddezza i Beatles, impazzisce letteralmente per loro. L'arrivo degli Stones fa convergere verso il centro della città migliaia di ragazzi provenienti dalla periferia che, impossibilitati a entrare, si scatenano in una lunga guerriglia urbana con la polizia. I tabloid inglesi ne danno notizia senza enfasi, quasi con noia: «I Rolling Stones suonano all'Olympia di Parigi e scoppiano i soliti tumulti tra fans e polizia». Eppure quelli di Parigi non sono i “soliti tumulti”, ma la dimostrazione della capacità del gruppo di incendiare la rabbia e il senso di frustrazione di una generazione che pochi anni più tardi tenterà di dare la scalata al cielo. Non sono i “soliti tumulti” neppure per qualità. A iniziare la battaglia con la polizia sono, senza alcun dubbio, i giovani rimasti fuori dall'Olympia, ma ben presto essi ricevono manforte anche dai "privilegiati", quelli che sono riusciti a entrare. La battaglia dura molte ore e pian piano si allarga di fuori della zona del teatro. Nelle ore successive al concerto sono decine le bande di ragazzi e ragazze, spesso giovanissimi, che attraversano i boulevard lanciando tavoli, sedie, segnali stradali e ogni oggetto possibile contro le vetrine dei negozi. Alla fine il bilancio sarà di oltre centocinquanta persone arrestate. Uno dei pochi a tentare di capire il “fenomeno Stones” è Tom Wolfe, che li definisce “spauracchio della borghesia” e spiega il loro legame con gli strati più emarginati della società con il fatto che «i Rolling Stones provengono dai bassifondi della vita, un cono d’ombra che per anni è stato il regno degli outsider dell’arte e della fotografia, abitato da poveri ragazzi» che nella musica della band trovano la scintilla necessaria a incendiare la loro rabbia. Mick Jagger non è né un filosofo né un sociologo e dopo uno dei tanti incidenti a un loro concerto dirà: «...Normali episodi di esuberanza giovanile e ottusità della polizia. Sono successi episodi simili a Blackpool, a Belfast, a l'Aia, a Toronto, a Rochester, a Vienna, a Parigi e ad Halsinborg… Non c'è niente di nuovo. I giovani sono esuberanti in tutto il mondo e la polizia non brilla per comprensione in nessun paese del mondo…».

23 giugno 1969 - Nasce il Manifesto

Il 23 giugno 1969 attorno a Luigi Pintor e Rossana Rossanda nasce il Manifesto, una rivista di ricerca politica nata dalla componente più "a sinistra" della linea ufficiale del Partito Comunista Italiano e destinata a diventare successivamente un quotidiano. Il primo numero ha una tiratura di 75.000 copie e viene pubblicato dalle Edizioni Dedalo. Alla redazione partecipano Luigi Pintor, Aldo Natoli, Valentino Parlato, Luciana Castellina e Ninetta Zandegiacomi.

21 giugno, 2012

22 giugno 1960 - Odell Rand, un clarinetto in mi bemolle

Il 22 giugno 1960 muore il clarinettista Odell Rand. Nato a Chicago, nell'Illinois, intorno al 1905 è dotato di una ricchissima sonorità che lo rende riconoscibile all’istante e resta famoso soprattutto per le sue incisioni con gli Harlem Hamfats, nelle quali suona spesso il clarinetto in mi bemolle. Dà anche vita a un proprio gruppo, The Ebonites, che per molti anni suona regolarmente a Chicago in locali come il Rock Cellars Garden, il Blinkin' Pup, ecc. Prima della morte lavora con Baby Dodds nel 1957 e Lil Armstrong nei 1959.

20 giugno, 2012

21 giugno 2009 - Amiche per l’Abruzzo, musica e solidarietà al femminile

L’idea nasce da Laura Pausini. “Amiche per l’Abruzzo” è un concerto di sole donne con lo scopo di raccogliere fondi da destinare alle popolazioni colpite dal sisma che in aprile ha colpito l’Abruzzo. Sembra una boutade, forse un azzardo, invece è un’idea geniale. Il 21 giugno 2009 accorrono circa sessantamila persone allo stadio di San Siro per assistere all’evento. L’incasso totale della serata è di circa 1 milione e mezzo di euro, cui andranno poi sommati i proventi derivanti da Cd e DVD del concerto stesso. Non si tratta soltanto di un grande evento di solidarietà ma un eccezionale appuntamento musicale che vede unite sullo stesso palco stelle di prima grandezza come Giorgia, Elisa, Irene Grandi o Gianna Nannini. Il via alle canzoni viene dato dalla voce di Antonella Ruggero sulle note di Ave Maria di Fabrizio de Andrè. Nel lungo pomeriggio si alternano interpreti come Senit, Jo Squillo, Alexia, Paola e Chiara, Malika Ayane, Arisa, Simona Molinari, Dolcenera, Alessandra Amoroso, Karima, Noemi, Giusy Ferreri e molte altre. Non mancano inediti duetti come quelli tra Fiordaliso e Annalisa Minetti, Giorgia e Gianna Nannini o Laura Pausini e un Elisa in attesa di diventare mamma. Nel gran finale Elisa, Giorgia, Laura Pausini e Gianna Nannini cantano Donna d’Onna, scritta dalla stessa Nannini in ricordo di tutte le donne che hanno sofferto e continuano a soffrire in seguito al terremoto chiamando poi tutte le cantanti in un grande coro sulle note de Il mio canto libero di Mogol - Battisti.

20 giugno 1935 - Kid Thomas, la vita breve di un bluesman

Il 20 giugno 1935 a Sturgess, nel Mississippi, nasce il bluesman Kid Thomas, famoso per il suo modo caratteristico di suonare l'armonica traendone una voce simile a quella di un sassofono. Il suo vero nome è Louis Thomas Watts. E impara a suonare l'armonica all’inizio degli anni Cinquanta dopo essersi trasferito a Chicago. Curioso sperimentatore frequenta i virtuosi dello strumento Little Walter, Junior Wells e James Cotton "rubando" loro i segreti del mestiere. Le sue esibizioni non passano inosservate e suona con Muddy Waters, Eddie Boyd e Bo Diddley. Nel 1957 incide per la Federal e un anno dopo è al fianco di Otis Rush e di Magic Sam. Nei primi anni Sessanta si trasferisce sulla Costa Occidentale. Nel 1970 investe e uccide con l'automobile un ragazzo bianco. Rinviato a giudizio diventa oggetto di una vera e propria campagna di stampo razzista. Il 13 aprile 1970, nel giorno in cui deve svolgersi il processo viene assassinatoa Beverly Hills dal padre della vittima.

18 giugno, 2012

19 giugno 1917 - Dave Lambert, la prima voce del bop su disco

Il 19 giugno 1917 nasce a Boston, nel Massachusetts, il cantante Dave Lambert, il cui nome completo è David Alden Lambert, il primo interprete vocale  dei capolavori del jazz in grado di muoversi in complessi arrangiamenti. A dieci anni inizia a studiare la batteria e proprio come batterista muove i primi passi sulla scena musicale alla fine degli anni Trenta nel trio di Hugh McGuinness. Solo nel 1943, terminato il servizio militare, dà inizio alla carriera di cantante nell'orchestra di Johnny Long. La svolta arriva il 22 gennaio 1945 quando Gene Krupa lo vuole come cantante della sua grande orchestra insieme a Buddy Stewart. In quell'anno Lambert incide per la Columbia What's This che viene ricordato come il primo brano cantato di bop. Nel 1946 e 1947 dirige un quartetto vocale in uno spettacolo a Broadway e incide in proprio per la Capitol e per la Columbia. In quel periodo si esibisce anche alla radio e alla televisione curando gli arrangiamenti per altri cantanti come Carmen McRae. Nel 1957 Lambert si unisce a John Hendricks dando inizio a un sodalizio che tocca vertici assoluti di qualità con l'arrivo della cantante Annie Ross. L'album d'esordio See Lambert, Hendricks & Ross ottiene un grande successo, La collaborazione tra i tre cantanti dura fino al 1963, quando la Ross, per motivi di salute, viene sostituita da Yolande Bavan. L'anno dopo anche Lambert se ne va per continuare da solo su nuovi progetti, ma il 6 ottobre 1966 muore in un incidente d'auto.

17 giugno, 2012

18 giugno 1949 - La prima volta della Roman New Orleans Jazz Band

Il 18 giugno 1949 in una street parade per le vie di Roma fa la sua prima apparizione il gruppo che di lì a poco tempo assumerà il nome di Roman New Orleans Jazz Band. Nel mese di settembre registra la colonna sonora del documentario "Il porto di Ancona" e in ottobre, con una formazione composta da Giovanni Borghi, Luciano Fineschi, Marcello Riccio, Ivan Vandor, Franco Nebbia, poi sostituito da Giorgio Zinzi, Bruno Perris, Pino Liberati e Peppino d'Intino, suona in jam session con Louis Armstrong, Jack Teagarden e Earl Hines. È proprio Armstrong a dare il nome al gruppo che nel marzo del 1950 incide cinque brani per Parlophon considerati i primi esempi di New Orleans revival italiano. Lo stesso mese si esibisce in una jam session con Bill Coleman e Big Boy Goodie di passaggio a Roma e il 3 giugno 1950 prende parte al 2° Festival Nazionale del Jazz a Milano. Nel dicembre, dopo essere stata diffidata dal continuare a provare in un garage del quartiere romano dei Parioli, inizia a suonare al Mario's Bar, un locale di via Porta Pinciana di proprietà di Mario Canetti. Il 20 dicembre 1951 il Mario's Bar chiude e l'orchestra passa alle Pleiadi di via Sistina. Nel gennaio del 1952 è la protagonista del documentario "Il Blues della domenica", di Valerio Zurlini. Nell'aprile, prende parte al Secondo Salone Internazionale del Jazz di Parigi. Nel gennaio e febbraio del 1953 incide undici brani per la Voce del Padrone con Carlo Loffredo al contrabbasso al posto di Pino Liberati. Nell'aprile del 1953 Riccio, Vandor e Zinzi abbandonano l'orchestra e vengono sostituiti dal clarinettista Euclide Zoffoli e dal pianista Tom Fornari. Qualche mese dopo rientrano Riccio, Vandor e Zinzi, ma se ne va Luciano Fineschi, sostituito da Carlo Capodieci. La seduta di registrazione del 17 novembre 1953 sembra l'ultima della storia del gruppo. Carlo Loffredo dà vita a una nuova Roman New Orleans Jazz Band con altri musicisti, salvo il batteri sta Peppino d'Intino, ma è costretto da una sentenza a ribattezzare il gruppo Seconda Roman New Orleans Jazz Band. La Roman, dopo un periodo di relativa stasi e con il rientro di d'Intino, con Marcello Rosa al trombone, Umberto Cesari al pianoforte al posto di Zinzi e con l'aggiunta di Sergio Battistelli al vibrafono, riprende l'attività suonando al Rugantino di Trastevere. La sigla è destinata a non morire mai...

16 giugno, 2012

17 giugno 1983 -Il “caso” Tortora, una storia di malagiustizia

Il 17 giugno 1983 viene arrestato il popolare presentatore televisivo Enzo Tortora. Il primo ad avvisarlo che negli elenchi dei possibili arresti di un’azione in forze contro la camorra c’era il suo nome era stato il giornalista Paolo Martini de “Il Giorno”. ma il presentatore era scoppiato in una sonora risata minimizzando. Poche ore dopo parte quella che i magistrati con un malinteso senso dell’umorismo chiamano “Operazione Portobello”, prendendo in prestito il nome del programma televisivo di grande successo condotto dallo stesso Tortora. Alle quattro del mattino del 17 giugno 1983, i carabinieri si presentano al suo albergo, l'Hotel Plaza di Via del Corso in Roma, e lo arrestano. Trasferito al Comando del gruppo Operativo di Via Inselci viene poi portato nel carcere di Regina Coeli. Il suo arresto diventa un evento mediatico con il presentatore costretto a sfilare ammanettato tra due ali di fotografi e operatori televisivi. Enzo Tortora viene arrestato per traffico di droga e associazione mafiosa nel corso di una gigantesca operazione anticamorra istruita sulla base delle confessioni di due pentiti: Giovanni Pandico e Pasquale Barra, camorristi e pluriomicidi. Con il presentatore finiscono in questa specie di girone infernale altre 855 persone gran parte delle quali risulteranno del tutto estranee ai fatti addebitati. L’inchiesta finirà per coinvolgere, sia pur in modo meno devastante, altri personaggi del mondo dello spettacolo, come Mario Merola, Franco Califano e Walter Chiari. Mentre l’Italia si divide tra innocentisti e colpevolisti, gran parte dei media si schiera apertamente contro il presentatore che resta in carcere per sette mesi nonostante gli indizi a suo carico siano quasi inesistenti. Oltre alle parole dei "pentiti" l’accusa ha soltanto un’agendina trovata nell’abitazione di un camorrista con un nome scritto a penna e un numero telefonico. Solo dopo molto tempo si saprà che quel nome non era "Tortora", ma "Tortosa" e che il numero telefonico non era quello del presentatore. Nel 1984 Enzo Tortora è un simbolo della battaglia contro le storture della giustizia italiana. Nel mese di giugno viene eletto deputato europeo nelle liste del Partito Radicale, che fin dall’inizio gli è stato al fianco. Il 17 settembre 1985, condannato a dieci anni e sette mesi di carcere, pur proclamando la sua innocenza rinuncia all’immunità parlamentare e si consegna alla giustizia. Il 15 settembre 1986, tre anni dopo l’inizio del terribile calvario viene assolto con formula piena dalla corte d’Appello di Napoli. Il 20 febbraio 1987 torna sugli schermi televisivi. Il 17 marzo 1988 la Cassazione conferma la sentenza di assoluzione. Due mesi dopo, il 18 maggio 1988, Enzo Tortora muore stroncato da un tumore

16 giugno 1939 - Chick Webb, quando la batteria allevia il dolore

Il 16 giugno 1939 il batterista Chick Webb muore a Baltimora, nel Maryland, la città in cui è nato il 10 febbraio 1902. Il suo vero nome è William Webb. Ci sono molti dubbi sul suo anno di nascita che, secondo alcuni è il 1907. Inizia giovanissimo a studiare la batteria per alleviare i problemi  creatigli da una forma di tubercolosi della colonna vertebrale che lo tormenta per il resto della sua breve esistenza, costellata da interventi chirurgici. Chi l'ha visto in azione sostiene che il suo gracile e dolorante corpo si irrobustiva come d'incanto quando Webb sedeva dietro la sua batteria. Fa le sue prime esibizioni all'età di undici anni con un gruppo locale e poi trova qualche ingaggio nelle orchestrine che si esibiscono sulle navi a vapore che percorrono i fiumi. Verso la fine del 1924 si trasferisce a New York per suonare nell'orchestra di Edward Dowell e nel 1926 riunisce la prima formazione a suo nome, un quintetto che ottiene un lungo ingaggio al Black Bottom Club di New York e che, con il passare del tempo, amplia l'organico, cambiando anche la denominazione in Harlem Stompers. Del quintetto fanno parte Bobby Stark, Johnny Hodges, Don Kirkpatrick e John Trueheart . La sua abilità di scopritore di talenti è quasi diabolica. Nelle sue formazioni si alternano musicisti come Jimmy Harrison, Benny Carter, Hilton Jefferson, Sandy Williams, John Kirby, Shelton Hemphill, Taft Jordan, Edgar Sampson, Louis Jordan e tanti altri. Alla fine del 1932 suonare e incide con Louis Armstrong. La formazione è sua e Satchmo è la stella solista. Nel 1934 scrittura come cantante l'allora sconosciuta Ella Fitzgerald. Da quel momento l'orchestra conosce un crescendo costante di notorietà che finisce per sfiancare Webb che non può più reggere il ritmo di spossanti tournée. Nel 1938, proprio alla fine di una tournée si ammala e deve ricoverarsi. I medici gli vietano di tornare a suonare ma Webb non ce la fa. Nel 1939 passa ore in sala di registrazione prima di crollare definitivamente sotto il peso di una malattia che non gli dà scampo. L'ultima sua esibizione avviene il 4 maggio al Southland Café di Boston. I suoi musicisti continuano per qualche tempo sotto il nome di Ella Fitzgerald, ma nel 1941 l'orchestra si scioglie definitivamente. Batterista di eccezionale valore Webb ha contribuito a svincolare la batteria dalla schematizzazione che proveniva dalla tradizione delle marce i militari di origine europea. Il suo modo di suonare i tom-tom, di variare il gioco tra i tom-tom, il tamburo rullante e i piatti, la scansione sulla grancassa sempre più frequentemente in quattro quarti, oltre che segnare una profonda innovazione mette le basi per lo swing..

14 giugno, 2012

15 giugno 1978 - Giovanni Leone si dimette

Il 15 giugno 1978 Giovanni Leone, Presidente della Repubblica Italiana, é costretto a dimettersi. Lo fa sei mesi prima della normale scadenza del suo mandato con un drammatico messaggio televisivo nel quale afferma la sua onestà di fronte alla campagna stampa che da mesi mette in discussione la sua figura politica e morale. Tutto inizia qualche mese prima con la pubblicazione de "La carriera di un Presidente", un libro della giornalista Camilla Cederna nel quale l’uomo politico viene coinvolto in speculazioni finanziarie e immobiliari e in alcuni fatti legati allo scandalo Lockheed. Leone querela la giornalista e il direttore de “L’Espresso”, la rivista che ha diffuso parti del libro stesso, ma ottiene il risultato opposto. Le rivelazioni danno il via a una feroce campagna di stampa contro di lui che culmina con una serie di manifestazioni del Partito Radicale davanti al Quirinale e poi con la richiesta formale delle sue dimissioni da parte del Partito Comunista Italiano. Il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro non cambiano l’atteggiamento della stampa e dell’opinione pubblica nei suoi confronti.

14 giugno 1923 - Il primo disco di hillbilly

Il 14 giugno 1923 viene registrato il primo disco di hillbilly. Tutto comincia un anno prima quando l'emittente radio georgiana WSM trasmette per la prima volta una canzone folk, seguita dalla WBAP di Fort Worth che inaugura una serie di programmi dedicati alla musica da ballo popolare bianca. Sempre nel 1922 Eck Robertson,  un oscuro suonatore texano di violino, incide il primo disco di questa musica. Le esperienze paiono destinate a restare confinate in un'area regionale ristretta. Sarebbe probabilmente così se sulla scena non irrompessero due personaggi destinati a lasciare un segno nella storia della discografia statunitense e mondiale. Il primo si chiama Ralph Peer ed è un talent scout che lavora per la casa discografica Okeh di New York. Il secondo è un commerciante di nome Polk Brockman, titolare di un negozio di fonografi ad Atlanta, all'epoca una delle città più ricche di folksinger: È Brockman a convincere Peer a prestare orecchio a questo genere di musica. Peer accetta, si entusiasma e convince anche la Okeh a investire. Il 14 giugno 1923 viene così registrato il disco numero 4890 della Okeh da John Carson che canta e suona due pezzi rurali. È l'inizio della musica hillbilly. Negli anni seguenti tutte le maggiori case discografiche si precipiteranno nel Sud a registrare gran parte dei talenti locali.

12 giugno, 2012

13 giugno 1886 - Mario Mari, meglio la canzone del cantiere

Il 13 giugno 1886 Nasce a Napoli il cantante Mario Mari, all'anagrafe Nunzio D’Auria. Figlio di un imprenditore edile all’impresa di costruzioni del padre preferisce la canzone e debutta nel 1911 al Teatro Vittorio Emanuele della sua città. Dotato di una voce da tenore leggero nel 1913 parte per un lungo tour in moltissimi i teatri d’Italia. Dopo aver fatto parte della compagnia di Raffaele Viviani, nel 1920 insieme a Gigi Pisano e Cesare Faras fonda una compagnia che debutta alla Sala Umberto di Napoli con la rivista “Tutti in cupola”. Partecipa a varie audizioni di Piedigrotta e nel 1936 abbandona le scene dedicandosi all’attività di impresario teatrale. Colpito da paralisi nel 1952 è condannato a un’immobilità fisica destinata a durare fino alla morte che avviene a Napoli il 22 ottobre 1954.

11 giugno, 2012

12 giugno 1984 - Modugno, una tempra dura come l’acciaio

Il 12 giugno 1984 Domenico Modugno è impegnato nelle prove della trasmissione televisiva “La luna del pozzo” negli studi televisivi De Paolis sulla via Tiburtina quando viene colpito da un malore. È l’inizio di un ictus ma il medico di servizio non si accorge della gravità delle sue condizioni e lo rimanda a casa suggerendogli di prendere un’Aspirina. Nella notte le sue condizioni si aggravano e viene ricoverato d'urgenza in ospedale. L’ictus lascia un segno pesante sulla sua capacità di parola e di movimento, ma non riesce a domarne lo spirito. La sua tempra dura come l’acciaio gli fa sopportare le fatiche di una lunga terapia di recupero al punto che, smentendo le previsioni più pessimistiche, torna in attività. La sua vicenda personale lo convince ad affiancare all’impegno artistico anche quello politico e nel 1986 si iscrive al Partito Radicale. Alle elezioni del 15 giugno dell’anno dopo viene eletto deputato nelle liste radicali nella circoscrizione di Torino Novara Vercelli lasciando un segno importante nell’attività parlamentare per le sue battaglie civili, soprattutto quelle a favore dei più deboli. Nel 1989 denuncia le condizioni disumane dei pazienti dell'ospedale psichiatrico di Agrigento. Proprio per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla loro situazione si esibisce anche nel primo concerto dopo la malattia. Nel 1990 diventa Consigliere Comunale ad Agrigento, ma l’anno dopo il suo nemico implacabile lo aggredisce di nuovo. La sua tempra resiste ancora una volta e lui reagisce incidendo nel 1993 il disco Delfini insieme con suo figlio Massimo. Saranno gli ultimi sprazzi di una vita intensa.

10 giugno, 2012

11 giugno 1984 - Ciao Enrico

L’11 giugno del 1984, muore Enrico Berlinguer, il popolare e amato segretario del partito Comunista Italiano. Pochi giorni prima,  il 7 giugno, tutta Italia ha potuto assistere al momento in cui sul palco di Piazza della Frutta di Padova, durante il comizio di chiusura delle elezioni europee, viene colpito da un grave malore. Gli manca il respiro, sussurra, le forze gli vengono meno, eppure continua a parlare. «Compagni, proseguite il vostro lavoro... casa per casa... strada per strada...», pronuncia le sue ultime parole con la voce fioca e un fazzoletto bianco premuto sulla bocca. Non è la stanchezza ma un ictus che lo porta alla morte. L’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini, lo piange  «come un amico fraterno, come un figlio, come un compagno di lotta» e ne riporta la salma a Roma sull’aereo presidenziale. Nei giorni che seguono la morte sono molti a celebrarne le doti, non soltanto i suoi compagni di lotta e di partito. Anche un vecchio conservatore come Indro Montanelli piange la fine di «un uomo introverso e malinconico, di immacolata onestà e sempre alle prese con una coscienza esigente, solitario, di abitudini spontanee, più turbato che allettato dalla prospettiva del potere, e in perfetta buona fede». I suoi funerali, a piazza S. Giovanni, a Roma, sono l’occasione di un immenso corteo. Nel 1994 i Modena City Ramblers incideranno il brano I funerali di Berlinguer, ispirato a quelle giornate.

08 giugno, 2012

10 giugno 1974 - Benny Winestone, un violinista al sax

Il 10 giugno 1974 muore a Toronto, in Canada, il sassofonista Benny Winestone. Nato a Glasgow, Gran Bretagna, il 20 dicembre 1906, viene avviato alla musica dal padre all'età di sette anni. Il suo primo strumento è il violino che suona da nove a vent'anni quando passa definitivamente al sassofono. Nel corso degli anni Trenta lavora con Ted Heath nella Sydney Lifton's Band a Londra e all'inizio degli anni Quaranta fece parte della formazione guidata da Frank Bogart a Toronto, in Canada. Nel 1945 è al fianco di Jess Stacy negli Stati Uniti e tra il 1947 e il 1948 suona con Maynard Ferguson a Montreal. Successivamente guida proprie formazioni con il trombettista Herby Spanier e nel corso degli anni Cinquanta suona anche con Steve Garrick al Chez Paree di Montreal. Nel 1938 appare anche nel film "Un americano a Oxford". Il suo stile è inizialmente influenzato da Frankie Trumbauer e Jimmy Dorsey e successivamente da Lester Young e Charlie Parker.

9 giugno 1934 .- Nasce Paperino

È nato il 9 giugno 1934. In quel giorno infatti nel cortometraggio animato The Wise Little Hen, conosciuto in Italia con il titolo La gallinella saggia fa la sua prima apparizione un nuovo componente della famiglia delle creazioni di Walt Disney. È un buffo papero che indossa blusa e cappello da marinaio. Il suo nome è Donald Duck, anzi, per la precisione Donald Fauntleroy Duck. Nella versione italiana diventa Paperino. Nei primi cartoni animati fa da spalla al personaggio principale di casa Disney, Mickey Mouse alias Topolino, ma già nel 1936 diventa protagonista, prima con Donald & Pluto e poi con Don Donald, ambientato in Messico, il primo interamente dedicato a lui. In occasione dei festeggiamenti per il suo sessantacinquesimo compleanno di Paperino viene anche stato indetto un concorso mondiale per il migliore disegno di Donald Duck del XXI secolo. L’opera vincitrice è esposta ad Anaheim, nel California Convention Center, accanto a Disneyland.

07 giugno, 2012

8 giugno 1948 - La prima Porsche 356

L’8 giugno 1948 nasce la prima Porsche 356. Tutto inizia nell’agosto del 1947 quando Ferdinand Porsche, il geniale progettista del primo Maggiolino, lasciata la prigione francese nella quale era stato rinchiuso con l’infamante accusa di collaborazionismo con i nazisti, torna a Gmünd in Carinzia. Qui scopre che il figlio Ferry, nonostante la sua assenza forzata, non ha gettato la spugna, ma insieme a Karl Rabe e Erwin Kamenada, i suoi più stretti e fedeli collaboratori d’un tempo, ha continuato a lavorare. I tre hanno aperto una modesta officina per la costruzione e la manutenzione di macchinari agricoli e autovetture. Il trio è molto popolare nella zona per la sua abilità nel riparare le vecchie Volkswagen militari riconvertite a uso agricolo da parte dei coltivatori austriaci. La scoperta più sorprendente e lieta che attende Ferdinand Porsche gli arriva, però, da suo figlio che ha salvato dalla distruzione degli stabilimenti Volkswagen i vecchi progetti di una versione coupé sportiva del futuro “maggiolino”. L’idea nata negli anni Trenta era quella di utilizzare gran parte degli organi meccanici della berlina per un modello dotato di un motore più potente che avrebbe dovuto partecipare al Rally Berlino-Roma del 1939. I responsabili della produzione della Volkswagen, più occupati a preparare le forniture belliche che a seguire i sogni di Ferdinand Porsche, non avevano ritenuto il progetto interessante mentre il Rally era stato annullato per lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Un mese prima della liberazione di Ferdinand il suo sogno aveva cominciato a essere sviluppato nel concreto. Il 17 luglio, infatti, aveva rivisto la luce la progettazione per un modello sportivo a due posti derivato dalla meccanica Volkswagen. Il numero di riferimento del progetto è 356.00.015, lo stesso che contrassegnava i disegni dell’auto ideata da Ferdinand Porsche prima della guerra. 356 diviene così il nome della vettura che, pian piano, vede la luce. Il prototipo costruito a Gmünd è quello di un’auto sportiva aperta a due posti. È una soluzione quasi obbligata perché il trio non ha le risorse per costruire una carrozzeria chiusa. Il telaio tubolare d’acciaio e il motore sono presi pari pari dal Maggiolino mentre il cambio viene collocato a sbalzo dietro l’asse posteriore. Anche le sospensioni, lo sterzo e i freni sono gli stessi della Volkswagen. Le modifiche, piccole ma essenziali, servono soltanto a migliorare la potenza e la tenuta di strada. Per esempio le testate del motore da 1131 cc vengono modificate con valvole un po’ più grandi e un rapporto di compressione aumentato dall’originale 5,8:1 a 7:1 portando così la potenza da 25 a 35 cv. Successivamente viene aggiunto un secondo carburatore a corrente d’aria discendente e si arriva così a 40 cv. Le linee aerodinamiche della carrozzeria in alluminio della prima 356, progettate da Erwin Komenda prima della guerra, vengono fabbricate a mano dall’artigiano Friedrich Weber. L’8 giugno 1948 la prima vettura è pronta. Un mese dopo Herbert Kaes, cugino di Ferry e suo collaboratore tecnico, porta la 356 alla prima vittoria in una corsa su strada a Innsbruck. Il primo acquirente di una 356 è il signor Von Seeger, proprietario di un’agenzia pubblicitaria di Zurigo. La partecipazione ufficiale della 356 al Salone di Ginevra e le richieste conseguenti rischiano però di mettere in crisi sul nascere il sogno di Ferdinand Porsche. Mentre fioccano le prenotazioni, infatti Porsche padre e figlio devono affrontare i problemi relativi alla produzione, visto che le loro officine di Stoccarda sono ancora occupate dalle truppe statunitensi. Ripiegano allora sul garage della loro villa di Feuerbach dove si iniziano a produrre otto-dieci vetture al mese. Contemporaneamente per evitare conflitti con la Volkswagen Ferry Porsche stipula un accordo in cui si impegna a non costruire vetture che possano entrare in concorrenza diretta con il Maggiolino in cambio dell’utilizzo della componentistica e della rete commerciale della stessa Volkswagen. Alla fine del 1949 un contratto con il carrozziere Neuter di Stoccarda risolverà il problema. Quest’ultimo costruirà tutte le carrozzerie della 356. Le vetture interamente costruite a Gmünd sono quarantasei. Due anni dopo i Porsche rientreranno in possesso dei loro vecchi stabilimenti e trasferiranno l’intera produzione a Stoccarda.

06 giugno, 2012

7 giugno 1922 - Beryl Booker, la pianista autodidatta

Il 7 giugno 1922 a Philadelphia, in Pennsylvania, nasce la pianista Beryl Booker. Completamente autodidatta, nel corso della sua carriera sostiene di non aver mai imparato a leggere davvero la musica. Cominci a suonare a Philadelphia con piccoli gruppi locali e per qualche tempo forma anche un proprio gruppo. La sua popolarità si allarga a partire dal 1946 quando entra a far parte del trio di Slam Stewart, poco dopo essersi trasferita a New York. Con Stewart rimane, salvo alcune parentesi, fino al 1951, quando diventa la pianista accompagnatrice di Dinah Washington. Due anni dopo forma un trio tutto femminile con Bonnie Wetzel e Elaine Leighton. Dopo lo scioglimento del piccolo gruppo, Beryl svolge attività soltanto saltuarie. incise dischi in proprio e con Don Byas. Muore d'infarto il 30 settembre 1978 a Berkeley in California dove si è stabilita dai primi anni Settanta.

05 giugno, 2012

6 giugno 1968 - George Wettling, il miglior batterista dixieland bianco

Il 6 giugno 1968 muore a New York il batterista George Wettling. Il suo nome completo è George Godfrey Wettling. Nato a Topeka, in Kansas, il 28 novembre 1907 appartiene di diritto alla ristretta élite di batteristi bianchi di scuola tradizionale insieme a Dave Tough, Gene Krupa e Ray Bauduc e in questo ambito è considerato miglior batterista dixieland,. Trasferitosi a Chicago nel 1921, comincia a suonare la batteria sotto la guida di Earl Wiley e di Roy Knapp, lo stesso maestro di Krupa. All'inizio subisce l'influenza di Baby Dodds, una sorta di faro catalizzatore per tutti i giovani batteristi che suonano negli anni Venti nella Windy City. Debutta come professionista nel 1924 e nel giro di pochi anni suona con le orchestre di Floyd Town, Danny Altier, Louis Panico, Art Jarrett, Joe Kayser, Jack Chapman, Elmer Schoebel, Wingy Manone, David Rose, Sol Wagner, con i Seattle Harmory Kings e con molte altre formazioni. Viene anche prescelto dai chicagoans per la storica seduta del dicembre del 1927 organizzata da Eddie Condon e Red McKenzie che sancisce la nascita della cosiddetta "scuola Chicago" ma la sua improvvisa indisponibilità apre le porte del successo al più giovane Krupa. Nel 1935 effettua un lungo tour con l'orchestra di Jack Hylton, con la quale si esibisce a New York attirando su di sé l'attenzione di Artie Shaw e di Bunny Berigan, che lo chiamano a far parte delle rispettive orchestre. Negli anni seguenti lavora con Red Norvo, Paul Whiteman, Muggsy Spanier, Joe Marsala, Bobby Hackett, Jimmy McPartland e Ben Pollack. Nel 1943, dopo essersi esibito per brevi periodi a fianco di Benny Goodman, Abe Lyman e Miff Mole, entra a far parte dello stati musicale della stazione-radio ABC di New York, senza abbandonare del tutto l'attività concertistica e discografica. Nel 1952 è di scena al Birdland, uno dei club più quotati di New York in seno ad una All-Stars comprendente Jimmy McPartland, Vic Dickenson ed Edmond Hall che si alterna con una formazione moderna diretta da Dizzy Gillespie. L'anno successivo suona con una propria formazione al Jack Dempsey's e, nel 1954, suona al Metropole, sempre di New York, ancora a fianco di McPartland. Nei suoi ultimi anni di vita lavora con i gruppi di Spanier e di Freeman, con i Dukes Of Dixieland, con il trio di Clarence Hutchenrider e con un proprio trio.. A partire dalla fine degli anni Quaranta Wettling si dedica con successo alla pittura astratta e negli anni Cinquanta scrive articoli per le riviste Down Beat e Playboy.

04 giugno, 2012

5 giugno 1944 - Detlef Schönenberg, dai frati alle percussioni

Il 5 giugno 1944 nasce a Bochum, in Germania, il percussionista Detlef Schönenberg. Dal 1956 al 1962 studia e vive presso l'ordine monastico dei Frati Bianchi. A diciott'anni inizia a dedicarsi alle percussioni costruendo strumenti e lavorando a una musica di ricerca. A Parigi, alla fine degli anni Sessanta conosce e collabora con Don Cherry e altri improvvisatori. Nel 1969 entra nel quartetto di Rudiger Carl con il quale registra poi King Alcool. Nel marzo del 1972 con il trombonista e contrabbassi sta Gunther Christmann, forma un duo che a volte diventa un trio per l'immissione di Harald Bojé al sintetizzatore. Schönenberg nella sua carriera incide spesso da solo ma non rinuncia a qualche collaborazione di rilievo, vome quella con il percussionista Michael Jüllich. Come compositore lavora moltissimo per il teatro e per il  balletto.

03 giugno, 2012

4 giugno 2004 - Anthony Steffen, il pistolero partigiano scoperto da Citto Maselli

Il 4 giugno 2004 muore a Rio De Janeiro l’italo-brasiliano Antonio de Teffé, in arte Anthony Steffen, un attore che occupa un posto di rilievo nella galleria dei ritratti dei protagonisti principali del western all’italiana. Caratteristi a parte è forse l’attore protagonista che ha attraversato senza mai scendere di sella o abbandonare la colt, l’intera epopea del western all’italiana. È stato Django, Ringo, Gringo, Arizona Joe, Gentleman Joe, Shango, Garringo e molti altri personaggi entrati nell’immaginario degli appassionati di questo genere. La sua interpretazione di Johnny in 7 dollari sul rosso è considerata una delle migliori della sua carriera in chiave western, insieme a Django il bastardo di cui scrive anche parte del soggetto e della sceneggiatura, 1.000 dollari sul nero, Un treno per Durango e Garringo. La sua caratteristica principale è quella di non essere mai sopra le righe. Duttile e in genere molto apprezzato dai registi per la capacità di capire al volo quello che si vuole da lui, non tende mai a sovrapporre la sua personalità a quella del personaggio che interpreta. Non è mancanza di personalità, ma conoscenza e amore per la “macchina” del cinema, oltre che rispetto per chi ci lavora. Non è un caso che la sua carriera inizi proprio dietro la macchina da presa come operatore e direttore di seconde unità di ripresa di film degli anni Cinquanta come Capitan fantasma, Ci troviamo in galleria o Cento anni d’amore. Antonio de Teffé, il futuro Anthony Steffen, nasce il 21 luglio 1930 a Roma, in Piazza Navona, nella sede dell'ambasciata brasiliana. Suo padre è l’ex campione di Formula 1 Manoel de Teffé von Hoonholtz, in quel periodo ambasciatore in Italia del Brasile. Fin dai primi anni di vita Antonio, che possiede sia la nazionalità italiana che quella brasiliana si dimostra un tipo sveglio e poco disposto a lasciarsi irreggimentare dalle regole delle rappresentanze diplomatiche. Dopo l’8 settembre 1943, a soli tredici anni, scappa di casa e, grazie al fatto che dimostra qualche anno in più, si unisce ai partigiani che combattono contro i nazisti. Dopo la Liberazione inizia a lavorare nell’ambiente cinematografico, prima come operatore, poi come assistente di regia e, infine, come attore. Come accade a Tomas Milian il primo a credere in lui è Citto Maselli che nel 1955 gli affida uno dei ruoli principali nel film Gli sbandati. Seguono poi pellicole di vari generi del cinema popolare dai feuilleton come La cieca di Sorrento ai peplum come Gli invincibili fratelli Maciste, ai primi musicarelli come I ragazzi del Juke Box. Negli anni Sessanta diventa uno dei protagonisti del boom del western all’italiana. Nella sua carriera ha interpretato più di sessanta film, per la maggior parte italiani. Colto e raffinato a partire dalla seconda metà degli anni Settanta si allontana progressivamente dal cinema. Alla fine degli anni Ottanta si trasferisce a Rio De Janeiro, città nella quale muore il 4 giugno 2004 dopo una lunga battaglia con un nemico implacabile come il cancro.

01 giugno, 2012

3 giugno 1932 - Dakota Staton, Ms. Soul

Il 3 giugno 1932 nasce a Pittsburgh, in Pennsylvania, la cantante Dakota Staton, che dopo la conversione alla religione musulmana cambierà nome in Aliyah Rabia. In possesso di una buona preparazione tecnica dopo gli studi alla Filion School of Music di Pittsburgh muove i primi passi nell'orchestra del fratello, per poi continuare in proprio, esibendosi in numerosi club in Canada e negli Stati Uniti. Nel 1955 viene votata nel referendum di Down Beat come la migliore tra le promesse di quell'anno. Sul finire degli anni Cinquanta ottiene una larga popolarità negli Stati Uniti grazie ad alcune incisioni realizzate sia con George Shearing che a suo nome. Negli anni Sessanta e Settanta registra vari album tra i quali spiccano Ms. Soul, Madame Foo-Foo, I Want a Country Man. Cantante di notevole versatilità, Dakota Staton si muove con uguale disinvoltura sia sul terreno del jazz che su quello della canzone e del rhythm and blues, con uno stile che ha i suoi punti di riferimento da un lato in Dinah Washington e dall'altro in Sarah Vaughan. Muore il 10 aprile 2007

2 giugno 1900 - Valaida Snow la jazzista in campo di concentramento

Il 2 giugno 1900, anche se sull'anno non si è proprio certi, nasce a Chattanooga, Tennessee o a Washington, D.C (la ragazza amava dare versioni diverse) Valaida Snow, trombettista e cantante di gran pregio. Figlia di un'insegnante di musica ha due sorelle, Lavaida e Alvaida, che oltre a dimostrare l'eccentricità dei genitori nel scegliere il nome diventano anche loro cantanti. Intorno alla metà degli anni Trenta Valaida sposa il ballerino Ananias Berry uno dei celebri Berry Brothers. La sua carriera inizia verso il 1920 ad Atlantic City e Filadelfia. Canta al Barron's nel 1922 e poi va in tournée con la Will Masten's Revue. Fino al 1926 partecipa a vari spettacoli attraverso tutti gli Stati Uniti e nel 1926, in agosto, canta e suona a Shanghai con l'orchestra di Jack Carter. Ritornata negli Stati Uniti si esibisce a Chicago e nel 1929 parte per una lunga tournée alla volta della Russia, del Medio Oriente e dell'Europa. Nel 1933 partecipa alla Grand Terrace Revue e nel 1934 è la vedette della rivista Blackbird che proprio nell'agosto di quell'anno debutta a Londra. Rimane a Londra vari mesi e il 18 gennaio 1935 incide i primi dischi sotto suo nome con l'orchestra di Billy Mason. Nel maggio del 1935 torna negli Stati Uniti e nell'estate si esibisce con Ananias Berry a Los Angeles. In quel periodo gira anche due film: "Take it From Me" di William Beaudine e "Irresistible you". Nel mese di giugno del 1936 si esibisce all'Apollo di New York e in settembre ritorna in Gran Bretagna dove partecipa a quattro sedute di incisione con Freddy Gardner e George Scott. Nel 1939 decide di trasferirsi in Scandinavia, prima in Svezia, dove registra con l'orchestra di Lulle Ellboj, poi, nel 1940, in Danimarca dove incide i suoi ultimi dischi con il trombettista Winstrup Olesen. Nel 1940 a Copenaghen viene internata dai nazisti in un campo di concentramento dove resta fino alla metà del 1943. Nel 1944 riesce a ritornare negli Stati Uniti; nel 1944 lavora nel New Jersey e nel 1945 in California. Muore a New York il, 30 maggio 1956. Fino alla fine non lascia il palcoscenico. Il suo ultimo ingaggio è al Palace Theatre di New York.